Libro Secondo – Gesù Sacramentato, centro di attrazione

GESU’ SACRAMENTATO, CENTRO DI ATTRAZIONE[1]*

Il fuoco sarà tenuto acceso sull’altare e non si lascerà spegnere; il sacerdote vi aggiungerà legna ogni mattina” (cf. Lv 6, 5)

dio con noi. L’ordine che Dio diede nel Levitico di tenere sempre acceso il fuoco sull’altare, lo dà anche a noi nella Legge di grazia, e si osserva ogni giorno molto meglio che nella Legge antica. Tutti i giorni, nella S. Messa, mediante le parole del sacerdote, scende dal cielo il nuovo fuoco che arde continuamente sui nostri altari, e lì resta in attesa delle anime, per infiammarle del suo divino amore.

Fra i simboli con i quali Dio si è compiaciuto di manifestarsi a noi, uno dei più preferiti da Lui pare sia stato quello del fuoco. Sul Sinai fece sentire la sua voce al popolo di Israele fra fiamme di fuoco (cf. Es 19, 18; 24, 17). Con il fuoco consumava le vittime e gli olocausti che gli venivano offerti (cf. Es 29, 17), manifestando così la sua presenza e il suo gradimento. Gesù disse: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra” (cf. Lc 12, 49). E con lingue di fuoco si manifestò anche l’Eterno Amore, quando scese sugli Apostoli nel Cenacolo (cf. At 2, 3), per disporli ad andare ad incendiare tutto il mondo.

L’anima che ama Dio è quella che meglio ha inteso questa verità – il fine della venuta di Gesù su questa terra -, la predilezione di Dio per il fuoco, e anche quella che meglio osserva il suo comando che quel fuoco sia alimentato continuamente sull’altare del suo cuore, come si faceva sugli altari degli olocausti nella Legge antica. Ha capito che se Dio sceglie il fuoco fra le sue creature è perché messun’altra esprime come questo elemento gli effetti che l’amore produce nelle anime. L’anima l’ha capito e per questo anch’essa sente la necessità di ricorrere al fuoco per esprimere il suo amore, e da una dolce forza è attratta al Tabernacolo, forno che Gesù ha lasciato acceso sulla terra per alimentare il fuoco del divino amore nei cuori. Nel Tabernacolo delle nostre chiese c’è il fuoco a cui ricorre l’anima amante per alimentare il suo amore. Pur essendo così nascosto, l’anima amante, o Signore, ti trova e vola verso di Te attratta dai tuoi ardori! Con Te riposa, gode, ama, e canta il cantico dell’amore. Ma, è penoso dirlo, se tante anime riposano ai piedi di Gesù, e in Lui trovano il loro gaudio, per quante altre, avvicinarsi a Lui non è senza sofferenza. Sanno che lì c’è Gesù; che rimane lì per essere il loro conforto, ma non sentono la sua presenza. Restano fredde e insensibili davanti a Lui. Non conoscono ancora come sono le consolazioni di Gesù e come possiamo riceverle, sempre che vogliamo.

Abbiamo sentito dire da alcune: “Io soffro quando mi comunico, soffro nel far visita a Gesù Sacramentato, perché quanto più mi avvicino, meno mi sembra di sentirlo. E quando sento dire che Lui è rimasto nell’Ostia Santa per essere il nostro conforto, più aumentano le mie sofferenze al vedere che io non mi trovo nello stato di queste anime”. Senza dubbio è penoso, ma la maggior parte della colpa ricade su esse stesse. Le cose spirituali sono molto diverse da quelle materiali e sensibili, e appunto per questo anche le consolazioni dello spirito sono differenti da quelle che percepiscono i sensi. Chi non si penetra bene di questa verità, soffre e non è disposto a poter gustare le pure gioie e consolazioni dell’anima. Voglia Dio illuminare tutti con la sua luce sovrana, perché possano trovare in questo Sacramento la felicità e la gioia che trovano le anime amanti, avendo per guida la luce oscura della fede e non le impressioni ingannatrici dei sensi.

Se per vivere la vita spirituale, per amare Colui che è puro spirito, è sempre necessaria la fede, per quelli che si avvicinano a questo sacramento di amore, chiamato per eccellenza: mistero di fede, è più necessaria ancora. Questa deve sempre essere la lampada sicura che ci accompagna quando specialmente ci avviciniamo a questo mistero di fede e di amore, ricordandoci che solo la luce della fede è luce pura per l’amore, mentre per i sensi è oscurità. Il riposo che l’anima trova in Gesù, è il riposo della fede; di quella fede che, sola, può farle dire davanti ad un Tabernacolo, anche in mezzo a tutte le aridità e insensibilità immaginabili: Qui c’è Colui che l’anima mia ama, che si immolò un giorno sulla Croce per me e continua ad immolarsi in ogni momento, restando in stato di vittima su questo altare.

l’eucaristia, mistero di fede. Il cielo e la terra passeranno, ma la parola di Dio si compirà. Qui sta Colui che ha detto: “Questo è il mio Corpo” (cf. Mt 26, 26), “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (cf. Mt 28, 20). Questo mi dice la fede e me lo assicura senz’ombra di dubbio. Poggia sulla parola di Dio, di quel Dio che non può ingannare. Quante consolazioni in queste verità, considerate posatamente alla sola luce della fede! E’ per mezzo di questa, con la sua certezza, che l’anima trova tutte le consolazioni che mai potranno darle le creature. Nessuna può parlare in questo modo; né merita che le si presti una fede assoluta, poiché tutte sono soggette a inganno e illusione. Ma Gesù non si inganna, non può ingannare: è la Verità per essenza, la parola eterna che non cambia mai. Chi crede e si appoggia sulla parola di Dio, è forte e potente con la stessa forza e potenza che Lui ha. Chi crede in Dio vivrà in eterno (cf. Gv 6, 51; 11, 26). Ecco i motivi su cui l’anima riposa in piena tranquillità e pace, la pace perfetta che né il mondo né alcuna creatura possono dare. Per placare l’ansia infinita dell’anima nostra, è necessaria la verità; senza la verità non basta, né mai basterà nessuna grandezza né bellezza; e la verità completa e perfetta risiede solo in Dio, nella sua parola, nella fede. Chi non ha provato la gioia che dà all’anima abbattuta, oppressa a volte dal dolore e perseguitata dai nemici con penose e insistenti tentazioni, entrare in una chiesa, cercare l’altare dove risiede la Verità per essenza, Gesù, e all’ombra di quel Tabernacolo solitario, dire: Ecco là il mio Creatore, il mio Salvatore, il mio Padre e un giorno il mio Giudice; Colui che è Via, Verità e Vita (cf. Gv 14, 6), e sta lì per me, per essere mia guida, mio maestro, mia difesa e forza…; chi non ha provato queste intime consolazioni dell’anima, non sa che cosa sia consolazione e gaudio, perché mai li ha veramente gustati. E pensare che questi sono sempre in mano nostra, come lo è la fede! La fede è il fondamento solido, stabile e sicuro di tutte le nostre gioie; senza di essa, tutto è confusione, non esiste per l’anima né riposo né pace.

l’eucaristia, sacramento di amore. Mai mancherà, in un’anima che ama Dio, questo carattere dell’amore, cioè un ardente desiderio di consumarsi di amore per Gesù Sacramentato, di avvicinarsi a Lui per alimentare e avvivare il fuoco del suo amore e riposare ai suoi piedi, godendo di queste consolazioni della fede. E’ proprio dell’amore sentire il bisogno della presenza e dell’unione con l’amato. E sapendo che l’amato è così vicino, sui nostri altari, nelle nostre chiese, forse nella nostra stessa casa, è impossibile che l’anima non si senta attratta a Lui, e corra, appena può, sia a riceverlo sacramentato nel suo cuore, sia per visitarlo nella sua prigione di amore, ripetendo con il salmista: “Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti! L’anima mia brama gli atri del Signore e si sente venir meno per il desiderio di entrare in essi e restare unita al mio Signore” (cf. Sal 83, 2-3. E quando poi si trova con Lui, dice con lo stesso profeta: “Il passero ha trovato la casa e la tortora il nido” (cf. Sal 83, 4 vulgata). Passeri che non sanno dove posarsi e tortore che gemono, sono tutte le anime amanti. Non c’è per loro altro luogo di riposo in questo deserto del mondo se non con Gesù, nel suo santuario, dove Egli risiede vivo e vero. Gesù Sacramentato è la loro luce in mezzo alle tenebre, è il faro che illumina il sentiero dell’amore per il quale esse vanno, anche se a volte si trovano nella penosa notte dello spirito e nessuno le comprende né sa dare loro la luce e il consiglio di cui hanno bisogno. Gesù mostra loro, dall’Ostia santa, le qualità che l’amore deve avere per essere vero e sicuro: la continua immolazione nel silenzio, nella solitudine, nell’oblio; la privazione di ogni conforto sensibile e, al tempo stesso, il riposo tranquillo e la pace.

L’anima si consola al vedere questi segni nel suo povero amore. Che gioia è, per chi ama, vedere chiaramente, alla luce della verità, che il suo cammino è sicuro; è il cammino che la conduce e l’avvicina all’Amore, lo stesso per il quale è passato l’Amante dell’anima sua! Ecco qui come, per l’anima che ama, è Gesù Sacramentato: luce, consolazione, riposo, e il braciere ardente al quale ricorre ogni giorno e in ogni momento con lo spirito, per consumare tutto ciò che di imperfetto vede in sé, e alimentare il fuoco del suo cuore.

Colui che lascia con indifferenza, potendo farla, una Comunione o una visita a Gesù, dà un chiaro segno che il suo amore è ancora troppo imperfetto. Non si rende conto della grande perdita che è lasciare di avvicinarsi una volta di più a quell’eterno amico che è rimasto con noi nascosto, occultando i suoi splendori, affinché potessimo avvicinarci a Lui, senza timore, per arricchirci delle sue grazie.

L’amore ha ali molto leggere, che nessuno può trattenere, quando sta lontana, col corpo, la persona amata. Vola senza posa, con lo spirito, verso il bene che ama e lì svolazza intorno a quelle fiamme in cui l’anima amante desidera essere consumata, dimenticando ogni altro amore che non sia Lui o che non porti a Lui. Ma in Lui come si ingrandisce la carità nelle anime! Gesù Sacramentato è il legame di unione più intimo e reale che unisce tutti quelli che vivono nel suo amore. In Lui, l’anima si sente vicina, intimamente unita a tutte le anime sante; ma soprattutto si sente unita a Maria, a quel cuore purissimo e amante che, come nessuno, ama Gesù e vive in Lui.

Quale e quanta relazione di amore ha la Vergine Maria con Gesù Sacramentato e con le anime che lo amano! E’ un solo amore, sono tutte scintille di un solo fuoco, di quel fuoco che si accese in Maria.

Fu questa Madre di amore che impastò questo pane divino per darlo in nutrimento alle anime. Per le anime amanti, non c’è dubbio che Maria ebbe, come Madre nostra, un pensiero speciale, quando preparò questo pane del cielo, poiché vedeva il grande rimedio che sarebbe stato per quelle anime, nei loro deliqui d’amore, quest’unico alimento capace di alleviare chi soffre le pene dell’amore. Maria fu la fornace che accolse e contenne il fuoco disceso dal cielo, di cui sono accese tutte le anime che amano.

Ben intende tutto questo colui che ama, e per questo non si affligge per nessuna separazione o distanza delle persone più amate. In Gesù, egli trova tutti e a tutti vive unito, convinto che fuori di Gesù non esiste né amore né amicizia. In Lui, gli affetti naturali e legittimi diventano soprannaturali e santificano. Per questo, il cuore buono e puro si sente attratto verso Gesù, perché nessuno come lui sente tanto la necessità di amare. Sa che per poter amare davvero è necessario amare in Gesù.

Le anime veramente amanti di Dio si lanciano a questa fonte dell’amore quasi come l’anima si lancerà nell’eterno amore, quando, libera dai legami del corpo, si unirà per sempre a Lui per amarlo perfettamente! E’ così che queste anime amanti possono adempiere il precetto della carità: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (cf. Gv 13, 34). E per poterci amare in questo modo, aggiunse: “Rimanete nel mio amore” (cf. Gv 15, 9).


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, novembre 1926, pp. 302-308.


 
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