Epilogo

EPILOGO15

Prima di concludere questa opera crediamo necessario dare alcuni chiarimenti complementari e trascrivere alcuni documenti di grande interesse per una storia più completa della persona che è la protagonista dell’autobiografia.

1. La Madre Maddalena terminò di scrivere la sua propria vita il 5 marzo 1955. Poco prima di quella data aveva affermato: «O Gesù, cercherò di esserti fedele nel poco tempo che mi resta di vita. Il Padre mi ha detto che verrai tra quattro anni» (si veda la Quinta Parte n. 3).

Quando le opere del convento che stava fondando a Madrid giungevano al termine, dichiara: «Dopo questo non mi preoccupo più che di prepararmi a morire bene, sicura che non potrò godere di vedere la sua completa organizzazione, specialmente per quanto riguarda la completa clausura che tanto mi sta a cuore» (si veda la Quinta Parte n. 4).

E, parlando della chiesa che si doveva costruire annessa al convento, scrive: «Voglio morire lasciando… l’amata chiesa che spero di costruire senza vedere la sua inaugurazione» (si veda la Quinta Parte n. 5).

Effettivamente quattro anni (un po’ abbondanti) dopo che si era lasciata sfuggire dalla penna queste frasi, quando rimanevano ancora alcuni particolari della vita regolare in convento da organizzare e un mese prima dell’inaugurazione della Chiesa, Dio la chiamò al cielo. Era il 10 febbraio del 1960. Contava 72 anni.

2. Come riempire la lacuna che esiste tra questi quattro ultimi lunghi anni quando la Madre Maddalena aveva concluso la sua autobiografia fino al momento della sua morte, sapendo che durante tutto quel tempo continuò a lavorare febbrilmente per la sua fondazione e che accelerò il suo rapido volo verso l’unione più intima con Dio?

Per quanto riguarda la fondazione del convento e la chiesa delle Religiose Passioniste a Madrid ci dice lei stessa che ha lasciato iniziata una Cronaca nella quale sono raccontati i lavori e le peripezie che quell’opera richiese (si veda il n. 2 della Quinta Parte). Benché detta Cronaca sia ancora inedita, potremo presto conoscere le vicissitudini della soprannominata fondazione, perché si pensa di pubblicare abbastanza presto un nuovo libro con la corrispondenza epistolare che la Madre Maddalena tenne con il suo direttore spirituale, il P. Lozano. Nel libro saranno riferiti con precisione tutti quei particolari.

In quell’opera (che avrà il titolo Sulla vetta del Monte santo) si potrà scoprire soprattutto il grado eccelso di unione con Dio al quale era giunta l’anima privilegiata di Maddalena, quando il Signore volle attirarla definitivamente all’inestinguibile fuoco del suo eterno amore.

3. Chi abbia letto le pagine di questa ampia e non meno interessante autobiografia, desidererà conoscere qualcosa sul momento della morte della protagonista e il luogo della sua sepoltura.

Per soddisfare questa legittima curiosità ci basta attingere dalla lettera con la quale la Madre Gemma della Vergine del Carmelo del convento di Madrid comunicava alle Passioniste di Deusto il felice trapasso della comune consorella.

«Veramente non so proprio come iniziare a riferire le tante meraviglie che Gesù ci sta offrendo in questi giorni di lutto e di dolore. Sogniamo di averla ancora viva tra noi: la sentiamo e ci sembra di toccarla, non possiamo credere di essere rimaste orfane della Madre. Sembra che Gesù abbia posto davanti ai nostri occhi un velo molto spesso per renderci più leggera la prova. Ci sembrava che sarebbe rimasta sempre con noi; non riuscivamo a credere alla realtà.

Da un mese si mostrava abbastanza affaticata; noi lo attribuivamo all’enorme peso del lavoro che ogni giorno doveva affrontare e i dispiaceri che derivavano dalla costruzione della chiesa. Chiamammo uno specialista che diagnosticò sclerosi aortica con ipertensione. La cura che le prescrisse, un po’ forte, fece scendere la pressione in quattro giorni da 20 a 10, e le provocò un collasso il martedì, che superò grazie a forti dosi di stimolanti.

Quando martedì 9 si alzò, si rese conto immediatamente che le costava molto piegarsi e, senza attendere la comunione, la facemmo coricare, per la brutta impressione che quei sintomi ci davano. Avvisammo il medico più vicino e chiamammo i nostri Padri.

Questi, pochi minuti dopo, le amministravano la Santa Unzione. Essa reagì bene e rispose in piena lucidità alle parole di rito. Il medico la trovò abbastanza bene, anche se noi rimanevamo molto incerte.

Il giorno seguente, prima che la comunità si alzasse, ricominciò a sentire ancora qualche disturbo, ma la rianimammo con canfora. Appena arrivò il Padre volle ricevere la Comunione in forma di Viatico, chiedendo perdono ecc.

Da quel momento noi non ci allontanammo più dal suo capezzale, benché lei conservasse tutta la sua lucidità e un buon aspetto. Ci diceva: «Non si facciano illusioni; sento che la mia vita se ne va». Ci affidò i suoi progetti relativi alle opere in cantiere; dopo cercammo di non affaticarla con altri discorsi. Chiamammo di nuovo uno specialista, che ci incoraggiò dicendo che si trattava di una polmonite (non aveva né dolori né febbre). Le iniettammo degli antibiotici, ma senza risultato. Cinque minuti dopo era cadavere… Non riuscivamo, né riusciamo a credere alla realtà della sua morte; ci sembra di vederla e sentirla dappertutto…

Nel rivestirla le vedemmo impresso sul petto l’anagramma di Gesù: qualcosa di meraviglioso… Sembra come un’ostia grande, trasparente, qualcosa che non sappiamo spiegare. Ne ricavammo un disegno16 impresso sul petto. Le lettere sono in rilievo, come un ricamo: da un lato c’è il nome di Maria e in un altro una S —questa però io non l’ho vista—. La si rivestì quasi senza spogliarla per il rispetto profondo che ispirava.

Dalle tre di mercoledì fino alle undici di venerdì, non potemmo separarci da lei; toccavamo il suo corpo con rosari, immagini… Ci fu una processione di gente nonostante il tempo piovoso e freddo e senza quasi aver avvisato nessuno.

Alle undici di venerdì si celebrò il funerale, cantato dai nostri Padri. Per quella cerimonia noi la disponemmo alla finestra che dà all’interno della chiesa: dove riceviamo la Comunione. Togliemmo la grata perché la vedessero bene e rimase scoperta fino al momento di portarla in cripta. La portammo noi stesse e rimanemmo lì finché venne chiusa l’urna. Tutti sono unanimi nel riconoscere la sua santità e nel raccomandarsi a lei.

Il Nunzio giunse al convento immediatamente dopo la sua morte, accompagnato dal cancelliere. Recitò alcuni responsori davanti a lei, benedisse la cripta, concesse indulgenze e aggiunse una elemosina. Per il funerale mandò il suo segretario.

La prima grazia della nostra Madre fu che lei potesse inaugurare la cripta. Non avevamo ancora il permesso per trasformarla in luogo di sepoltura e Sua Ecc.za il vescovo di Madrid ci disse che sarebbe occorso più di un mese per ottenere il permesso e che sarebbe costato molto. (Anche il vescovo di Madrid venne a pregare davanti alla salma della Madre). Ma il Nunzio gestì lui stesso la cosa e oltre questa ci ottenne il favore di averla due giorni tra noi presente con il corpo.

Dopo la morte, il suo corpo rimase molto bello e flessibile, non si sentì il minimo odore, né segno di corruzione, nonostante il luogo chiuso in cui fu tenuta e la folla che si pigiava intorno a lei.

In questi giorni il telefono squillava in continuazione e giunsero tanti telegrammi, lettere e visite da non lasciarci un momento libero.

Oggi abbiamo trascorso la ricreazione leggendo lettere di condoglianze…».

4. Quando la Madre Maddalena cominciò ad assaporare il calice delle maggiori amarezze della sua vita, infatti con la deposizione dall’incarico di Superiora era iniziato il calvario che il Signore volle farle provare a Lucca, scrisse per esteso il suo «Testamento Spirituale».

Lo riproduciamo in parte qui di seguito per lo straordinario interesse che racchiude e perché serva da coronamento a questa vita che il Signore volle far giungere nelle nostre mani. Non dubitiamo che la sua devota lettura e la sua serena meditazione produrrà nelle anime un canto di lode a Dio, autore di così straordinarie meraviglie e che collaboreremo con lui, affinché la lezione spirituale della vita della Madre Maddalena produca il suo effetto nelle anime non solo nel corso di anni, ma anche di secoli.


15 Qui termina lo scritto dell’autobiografia della Madre Maria Maddalena Marcucci. Le pagine con le documentazioni che seguono costituiscono una specie di appendice integrativa: sono state aggiunte con motivazioni molto valide dal curatore dell’edizione spagnola.

15 Qui termina lo scritto dell’autobiografia della Madre Maria Maddalena Marcucci. Le pagine con le documentazioni che seguono costituiscono una specie di appendice integrativa: sono state aggiunte con motivazioni molto valide dal curatore dell’edizione spagnola.

16 Questo «disegno (del monogramma) impresso sul suo petto» fu inviato dalle religiose Passioniste di Madrid al P. Sabino Lozano e al tempo dell’edizione spagnola dell’autobiografia era conservato dal curatore P. Arturo Alonso Lobo, come reliquia di inestimabile valore. In questo volume viene riprodotto nella sua forma e misura naturale. Come la Madre Maddalena stessa nella Terza Parte, al n. 13, della autobiografia annota, essa aveva impresso sul suo cuore il nome di Maria prima di fare altrettanto sopra il petto con il nome di Gesù.

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