10. La mia vita sotto lo sguardo del Divino Pastore

10. La mia vita sotto lo sguardo del Divino Pastore

La trasformazione che la grazia aveva operato nella mia anima la lasciò come imbalsamata di divini unguenti, il profumo dei quali veniva da Colui che li aveva sparsi in essa. Nel mio aspetto esteriore, ero andata cambiando a poco a poco, perché non volevo attirare l’attenzione; ma nell’intimo quanto diversa ero da quella di pochi giorni e di poche settimane prima! I miei pensieri, le mie idee e le mie aspirazioni erano altre; mi attirava incessantemente una forza sovrumana e dolce, che poi conobbi essere la stessa dolcezza che Gesù mi aveva fatto gustare nella mia prima comunione. Ogni giorno andavo allontanandomi sempre di più da quello che non era Dio e raffreddandomi per tutto quello che a Lui non mi conduceva, accrescendo in questo modo sempre di più nel mio cuore il fuoco dell’amore divino.

Strinsi amicizia spirituale con le due giovani delle quali ho parlato sopra, anche se poi sono rimasta solo con una di loro, la più piccola. Nella Pardini —così si chiamava— veniva a vedermi più spesso e con lei potevo rapportarmi più facilmente. Era una ragazza molto amabile, graziosa, buona per natura, di carattere risoluto che si addiceva molto al mio.

Fervore e pratiche cristiane

Con lei andavo ogni sabato a confessarmi, a Messa tutti i giorni e, nel pomeriggio, a fare visita al Santissimo. Cercavamo di essere sempre più buone affinché il confessore, vedendo che facevamo pochi peccati, ci concedesse di comunicarci anche in alcuni giorni durante la settimana. Molto presto ci concesse la comunione quotidiana. Allora non era come adesso; erano poche le persone che si comunicavano quotidianamente e per lo più erano persone anziane. In cambio io, o bontà grande del Signore, a tredici anni già avevo la gioia di cibarmi ogni giorno del pane dei forti! Come si fortificò la mia anima accanto a Gesù! Erano così vicini i nemici che la cercavano per perderla… Che sarebbe stato di me se Gesù non mi avesse preparato per la battaglia?

Quanto ero contenta la mattina nell’alzarmi e ricordare la comunione, pensando che presto Gesù sarebbe venuto nel mio cuore! A volte aspettavo le mie amiche, altre volte, io andavo prima di loro e ci incontravamo in chiesa per pregare insieme, ascoltare una, due o più Messe. Poi nel separarci rinnovavamo sempre i nostri propositi che erano: «Vogliamo essere buone, vogliamo farci sante; oggi non vogliamo commettere nessun peccato, mantenere il silenzio, mortificarci nella tale o tal’altra cosa, pregare, ecc.». Erano tante le devozioni che ci eravamo impegnate a fare: orazioni, coroncine, rosari…, che per poterle fare tutte dovevamo pregare anche durante le nostre occupazioni. Recitavamo il rosario intero tutti i giorni. Quanto devo alla mia Madre celeste per questa devozione! Fu una di quelle che mi impegnavo di più a non tralasciare mai e siccome era lunga, mi faceva rimanere sola con me stessa per cercare la solitudine e il silenzio, per poter pagare il mio tributo di amore a Maria. Così mi andavo abituando all’amore per il silenzio e il raccoglimento.

Il santissimo Rosario

Quando ci vedevamo durante il giorno, le prime domande erano: se avevamo fatto quanto promesso, quanto ci mancava, se avevamo pregato ecc. Un giorno domandai a Nella, quella di dodici anni: «Hai già recitato il Rosario?». Mi rispose: «L’ho terminato proprio ora durante il cammino; ma sai in che modo? Voglio dirtelo, perché anche tu faccia lo stesso; infatti si fa presto. Invece di far passare tre volte la corona del rosario nelle mani le ho recitati tutti e tre insieme, cioè: ho detto le 3 Ave Maria ad ogni grano, i 3 Padre nostro e i 3 misteri ad ogni decina». Io mi misi a ridere e le dissi: «Ma si può dirlo così?». Poi lo domandammo ad altri, e quelli risero per la nostra ingenuità dicendoci che era meglio che recitassimo solo una terza parte, invece di farlo in quel modo. Era però così grande l’impegno che avevamo per offrire intera la corona di mistiche rose alla Regina del cielo, che cercavamo di trovare il tempo. Credo che non sia trascorso un giorno senza recitarlo intero e bene, come anche le altre ci assicurarono.

Dedicai molta devozione al Rosario mediante il libro dei 15 Sabati, scritto in italiano dall’avvocato Bartolo Longo, libro preziosissimo, perché scritto da un amante di Maria. Questa devozione che io amavo tanto, la praticai molte volte comunicandomi, come era scritto, per 15 sabati di seguito, in onore dei 15 misteri del Rosario e per ottenere dalla Vergine santissima una grazia speciale, secondo la sua promessa. Io chiedevo la grazia di fare una elezione sicura dello stato di vita.

I religiosi Passionisti

Da allora presi molto sul serio questo compito, come lo è in verità, a tal punto che credo sia stato l’unico pensiero che in quel periodo mi occupava e preoccupava. Desideravo conoscere e adempiere la volontà di Dio. Conobbi molto presto che il Signore, nel mondo, non mi voleva, perché mi sentivo molto lontana da lui con i miei affetti. I miei pensieri volavano spesso alle persone che avevano la gioia di vivere dentro i muri santi del monastero. Come mi attiravano quei luoghi di solitudine, di pace e di preghiera! A volte erano soliti passare davanti alla mia casa, quando andavano a passeggio, i religiosi Passionisti (infatti poco distante da lì avevano un «Ritiro» molto bello nella completa solitudine del monte). Nel vederli, io li accompagnavo con gli occhi e pensavo: quanto sono contenti! Che cosa manca a loro per essere felici? Nulla; i loro volti, sempre sorridenti, lo dicevano. Nonostante la loro vita di penitenza, gustavano una pace e un’allegria che mai s’era vista in quelli che vivono nel mondo. Trovavo strano che non fossero molti quelli che andavano a godere di quella gioia, e che anzi al contrario fosse così poco apprezzata e stimata quella vita, che oltre a fare felici sulla terra ci da’ una speranza sicura dei beni eterni dei cieli.

A nessuno manifestavo questi miei pensieri e aspirazioni, se non qualche volta alle amiche. I religiosi mi sembravano esseri così elevati, al di sopra di tutti gli altri, che non osavo aspirare a un privilegio tanto eccelso, accontentandomi di ammirarli e di venerarli. Inoltre non conoscevo né mi incontravo con nessuna persona religiosa. Mi confessavo sempre dal parroco e neppure a lui osavo manifestare i miei sentimenti, sembrandomi che non potesse essere per me una così felice sorte. Non conoscevo nemmeno, o Gesù, il tuo grande amore per me e le tue grazie immense che mi avevi preparato. Non pensavo che tu per me ti facesti uomo, che per riscattare la mia anima moristi sopra una croce e che tutti i giorni tu ti davi a me nella santa comunione. Questi favori sono così grandi che, se ci avessi pensato, mi si sarebbe allargata l’anima e si sarebbe aperta alla confidenza per qualunque altra grazia, e te le avrei anche chieste con santa impertinenza. Non conoscevo tuttavia, lo ripeto, la liberalità divina, le ricchezze infinite di Dio e come tutti questi doni siano per noi suoi figli. Il mio ardente cuore, creato per cose grandi non tarderà a scoprirle e verrà il giorno nel quale l’amore mi farà ritenere per mie tutte le sue ricchezze e non ci sarà cosa che io non possa sperare da Te, dolce mio Bene.

Letture pie

Mi aiutò molto a conoscere Dio la lettura sia di libri devoti come le vite dei santi alle quali mi attaccai molto. Tra i primi libri che lessi ce n’era uno che si intitolava: «Il libro delle sette trombe». Il Signore permise che mi venisse in mano quel libro e credo che dalla sua lettura non me ne sia venuto alcun danno, al contrario mi fu molto utile per dominare un poco la vivacità e l’ardore del mio carattere. A causa del contenuto trattato in quel libro, mi esponevo però anche a lasciar entrare nella mia giovane mente impressioni troppo forti delle tremende verità sul giudizio universale, sulla fine del mondo e sugli spaventosi segni che lo avrebbero preceduto. In questo scritto era contenuto tutto quello che a questo proposito dicono l’Apocalisse, nostro Signore Gesù Cristo e i Santi Padri. Quale impressione mi fece tutto ciò! Dopo aver letto alcune pagine, come rimanevo! Chiudevo il libro e riflettevo. Mi sembrava di vedere il nulla di tutto, e che da un momento all’altro, al suono di quella tromba, tutte le cose sarebbero state ridotte in polvere e cenere. Questa lettura senza dubbio era troppo seria per una giovane di tredici anni, ma allo stesso tempo, siccome io ero così vivace, le impressioni che mi lasciò mi resero un poco seria, riflessiva e decisa a disprezzare tutto ed amare soltanto Dio.

Ho desiderato tanto e desidererei tornare a leggere questo libro, ma per quanto io lo abbia cercato e richiesto non ho potuto trovarlo. Doveva essere un libro antico, anche se approvato e molto buono. Un giorno che mi trovavo con il libro tra le mani sola dietro la mia casa per poterlo leggere con più calma, mi vide il parroco dal suo giardino, che confinava con il nostro, e avvicinandosi mi domandò: «Che cosa stai leggendo, Giuseppina, con tanta passione?». Io, invece di rispondergli, andai da lui e glielo diedi in mano. Dopo avergli dato un’occhiata, me lo restituì dicendomi: «Bene, sono cose buone». Ora comprendo che occorrerebbe controllare maggiormente i libri che si mettono in mano ai giovani, affinché la dottrina che contengono, per quanto buona, sia anche adatta alla capacità del loro intelletto.

Un altro libro che mi diedero e che non era molto adatto a me fu quello della nostra venerabile Madre Maria Crocifissa. Ricordo che mi lasciò queste impressioni. Con il desiderio che io avevo di farmi santa a tutti i costi, mi scoraggiò molto il vedere come lei fin da bambina ricevesse favori straordinari, mangiasse poco, e facesse grandi penitenze… Io ero molto decisa e disposta a fare questo più avanti se fosse il caso, ma al vedere che non lo avevo fatto da bambina, mi addolorava molto, sembrandomi che mai avrei potuto essere santa perché non lo ero stata fin dai miei primi anni. Pensavo così: io finora non avevo fatto nessuna penitenza né digiuni, anzi di più: la mamma mi diceva sempre che io l’avevo succhiata ben bene, perché avevo sempre desiderato molto il latte materno e perché avevo sempre mangiato di più della mie sorelle. Quanto triste mi rendevano queste considerazioni!

Il Signore, che vegliava sulla sua piccola amata (che voleva essere tutta sua e amarlo come i santi, benché sperimentasse tanta difficoltà per riuscirci), permise che mi dessero da leggere la vita di san Gabriele dell’Addolorata. Questo sì che mi riempì il cuore e cancellò dalla mia mente le tristi e scoraggianti impressioni che mi avevano lasciato i libri precedenti…. Capii che per me la santità era più facile da raggiungere di quello che lo era stato per lui. Lui si era trovato maggiormente immerso nei passatempi mondani di quello che lo fossi io, infatti egli si convertì e si consegnò al Signore a diciotto anni. Con quanto entusiasmo lessi la sua vita e tornai a leggerla. Mi sembrava di avere già nelle mie mani la santità; niente credevo impossibile di quello che lui aveva fatto, anzi mi appariva molto facile.

Quanto bene fa una buona lettura, quando è in armonia con le disposizioni dell’animo e appropriata allo stato e alla intelligenza di chi la legge! Tutti questi aiuti del Signore, con le buone qualità naturali che avevo: ardore, generosità, fermezza al punto che non mi piacevano le cose a metà…, mi incitavano a camminare nella via intrapresa del bene. Come mi sentivo felice. Avevo sete di cose grandi; già da tempo la mia anima le cercava… Quante grandezze intravedevo! I miei pensieri erano concentrati in uno solo: essere grata al Signore, cercando il compimento della sua volontà.

Oh, come vorrei che tutti comprendessero quanto è felice colui che si consegna al Signore, chi, non stimando le cose della terra più di quello che il viandante stima quello che vede durante il suo viaggio, tiene posti gli occhi al termine del suo viaggio e guarda soltanto all’unico fine del suo veloce passaggio sulla terra: amare e servire il Signore. Più di tutti vorrei far intendere questo ai giovani dell’età nella quale io ero allora, tra i tredici e i quindici anni. Povere anime! Che età decisiva per il vostro avvenire terreno ed eterno è questa! Il cuore incomincia ad ardere, facendo sentire la necessità di porre in qualcuno i suoi affetti; chiede quello che è grande, buono, bello e poiché nessuno glielo mostra (poiché il mondo e la maggior parte dei suoi abitanti sono avvolti nelle tenebre e vanno errando per il loro cammino) si ferma sui beni ingannevoli che del bene non hanno che l’apparenza. Oh, se ci fosse chi si impegnasse per avviare queste anime verso Dio! Ce ne sono molte ben disposte che, soltanto parlando loro dei beni eterni, di Gesù, di Maria…, si affiderebbero al Signore. Se invece dànno al mondo il loro primo amore, poi costerà loro doppia fatica ritornare al bene, a meno che non abbiano la somma disgrazia di restare per sempre vittime del mondo e delle sue ingannevoli esigenze.

Quanto libera mi sentivo io da quando mi ero data al Signore e cercavo di piacergli con l’adempimento dei miei doveri! Perciò posso dire che io ero sotto lo sguardo del divino Pastore e, come sua pecorella, udivo la sua voce e lo seguivo. Come mi sentivo grande nelle mie aspirazioni. Che ampio orizzonte si presentava alla mia vista, ansiosa di luce e di verità!… Io non ero che il crepuscolo della luce indefettibile dell’Eterno Amore che avrebbe un giorno avvolto tutta la mia povera anima.


 
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