11. In bocca al lupo

11. In bocca al lupo

Con la pace della buona coscienza e nella sicurezza che mi dava il cammino del bene che avevo intrapreso, trascorrevo i giorni sereni e tranquilli accanto al buon Pastore e seguendo le sue orme. Non immaginavo neppure che qualcuno potesse disturbare la mia pace e fuorviare la mia marcia: anzi al contrario, pensando che i più sentissero quello che sentivo io, andavo sicura e contenta senza temere nulla e nessuno. La grazia del Signore incominciava a farmi sentire questo valore soprannaturale che infonde coraggio ai timidi e dà forza ai più deboli. Allora non sapevo che nostro Signore aveva detto ai suoi Apostoli e attraverso di loro a tutti i suoi: «Io vi mando come pecorelle in mezzo ai lupi» (cf. Mt 10, 16), raccomandando a loro che insieme con il candore della colomba, avessero la prudenza del serpente. Ben presto si conoscerà quanto siano necessari questi avvertimenti del divino Maestro e il grande amore che racchiudono. È un padre amorevole che previene con paterna bontà i figli dai pericoli che incontreranno sul cammino da percorrere, pericoli che potrebbero essere loro fatali. Vedremo quanto necessari siano tutti questi avvertimenti di Gesù in ogni tempo e luogo, perché dovunque il demonio, come lupo infernale, insegue i giusti e li tenta per farli suoi alleati al fine di perdere le loro anime.

Sono stata un poco in dubbio se dovessi dire o no quello che sto per esporre ed anche se lo dovessi dire in poche parole o dettagliatamente. Alla fine mi sono decisa per quest’ultimo; infatti le cose viste crudamente impressionano di più. Ho l’idea che forse potranno essere proficue a qualche anima, se il Signore vuole che questo scritto venga pubblicato. Chi lo leggerà per primo giudicherà; perciò mi scuso per quanto dico, non pensando ad altro se non a dire la verità e le cose come sono.

In mezzo ad un grave pericolo

Si trovava nella mia casa, al piano superiore, una famiglia di signori che erano venuti a trascorrere alcuni mesi d’estate. Noi ci trovavamo al piano terreno. Un giorno la signora della fortunata famiglia disse alla mamma che aveva bisogno di una candela per la cucina. La mamma rispose che gliel’avrebbe mandata, e, prima che facesse notte, mi mandò a portargliela. Battei alla porta con battente che c’era davanti alla scala e mi risposero: Avanti! Entrai nell’atrio dove si trovava un giovanotto che doveva avere sui vent’anni; mi avvicinai per consegnargli la candela e lui mi prese un braccio, obbligandomi ad avvicinarmi di più. Io feci forza per andarmene, mostrandomi infastidita; ma lui con più forza mi assoggettò, dicendomi parole tenere, mi baciò e voleva che anch’io lo baciassi. Io terrorizzata al massimo (era la prima volta nella mia vita che un uomo mi baciava e mi parlava in quella maniera) girai la faccia e facendo forza più che potevo riuscii a scappare, con il cuore che mi batteva forte per lo spavento; mi sembrava di essere stata in un precipizio o in un pericolo di morte. Solo Dio sa quello che soffrii.

Mi si fecero davanti alla memoria i molti avvertimenti che la mamma sempre ci dava in riferimento alla onestà: che non permettessimo mai a nessun uomo di toccarci, che non facessimo confidenze a nessuno, che non ci intrattenessimo da sole con loro, che li trattassimo tutti con molta serietà ecc. Grazie a Dio e alla sua gloria questi ripetuti avvisi della mia mamma, cristiana, tutte e tre le sue figlie li mettevamo in pratica, ma in modo particolare io; credo di poterlo dire in tutta verità, poiché quantunque le mie sorelle fossero molto buone, non erano così pie come me, da quando mi affidai tutta al Signore. Nonostante ciò, ed anche questo è ugualmente certo, esternamente nemmeno io mostravo molta pietà. Alla grazia della giovinezza io aggiungevo anche quella di un portamento elegante; infatti per rinunciare a questo una giovane deve avere già nel suo cuore un gran amore di Dio. Questo è un punto che tanti non capiscono facilmente. Avevo i capelli corti (come si dice ora, a caschetto); allora era questo un elemento che richiamava l’attenzione, poiché non c’era quella moda. Avevano dovuto tagliarmeli due anni prima, quando ebbi le febbri tifoidi e, siccome li avevo molto ricci, sembrava che io fossi una signorina che li tenesse così per essere ammirata e amata, ragion per cui non c’è da meravigliarsi tanto se questo povero infelice, che non conosceva il mio intimo, arrivò a fare quello che fece. Vedeva solo l’esterno; ignorava che io avevo già dato il mio cuore a Gesù e che Lui lo teneva così fortemente nelle sue mani che nessuno poteva più strapparglielo.

Non mi ricordo bene, dopo quanto mi successe, come passassi la notte. Dovetti comunque passarla molto male, perché rimasi molto spaventata e impressionata. Mi ero comunicata la mattina e dovevo comunicarmi il giorno seguente. Ma, avrei osato ricevere Gesù? Mi sembrava di aver commesso mille peccati, anche se la coscienza non mi rimproverava di nessuno, perché sapevo bene che io non avevo avuto colpa, ma i timori non mi lasciavano. Il giorno seguente mi ricordo che mi alzai di buon mattino e andai a confessarmi, non potendo tralasciare la santa comunione; ma lì esperimentai nuove angustie per la vergogna che sentivo di dire al confessore quello che era successo. Mi si ficcò in testa l’idea che lui non mi avrebbe creduto che era successa una simile cosa. E che cosa avrebbe pensato? E poi non mi avrebbe permesso più di comunicarmi, ed altre cose del genere. Credo che queste cose me le suggerisse il demonio per vedere (poiché non era riuscito a vincermi in altro modo) se poteva vincermi in quella maniera. Ma, il Signore sia mille volte benedetto!, andai a confessarmi, dissi tutto al confessore e lui mi diede consigli molto adatti al caso; poi ricevetti Gesù, ed avevo gran bisogno di Lui perché mi sostenesse, poiché non erano ancora terminati gli assalti. Si ripeterono altre volte ed ancora più violenti, vedendo che io non lo assecondavo, ma bensì lo disprezzavo e lo fuggivo.

Una notte lo incontrai sulle scale; mi afferrò e voleva portarmi via. Io gridai forte: «Mamma!» e continuai: «Glielo dico alla mamma». Immediatamente mi lasciò. (Sarebbe stato bene se gliel’avessi detto veramente; ma poi avevo vergogna e non osavo). Quella volta più ancora che la precedente, mentre lui mi toccava provai una impressione così orribile d’inferno, che varie volte mi è venuto il pensiero se non fosse stato un demonio sotto le apparenze di quell’infelice. Credo infatti che ci dev’essere poca differenza tra un demonio e un miserabile come quello, che non ha il timor di Dio né la sua grazia.

Ogni volta che succedeva una cosa simile andavo subito a confessarmi e dicevo tutto al confessore; quello era un gran bene, per i consigli che mi dava. Alla fine, mi ordinò di dire tutto alla mamma. Ma, pochi giorni dopo, il Signore mi liberò di tutto; infatti lui e la sua famiglia se ne andarono dalla mia casa e la povera pecorella, che non aveva ancora quattordici anni, restò sana e salva per la misericordia del Signore e inoltre più fortificata e disposta a lottare per Gesù fino alla morte, se fosse necessario, per non offenderlo.

Minacce del Signore contro gli empi

Ma di quell’uomo disgraziato, che voleva strapparmi dalle braccia di Gesù, che sarà di lui? Temo. L’ira del Signore inseguirà gli empi per distruggerli…

Sappiano tutti gli sventurati, che come lupi violenti cercano in questo modo le anime innocenti per strozzarle e divorarle, che queste costarono a Gesù molte fatiche e dolori. Odano e temano alle parole, le minacce e i castighi che lo stesso Spirito Santo mette sulla bocca dei giusti; minacce e castighi che sono come profezie che sempre si sono adempiute, si adempiono e si adempiranno.

Salmo 34 Contro i persecutori

Signore, giudica chi mi accusa,

combatti chi mi combatte.

Afferra i tuoi scudi

e sorgi in mio aiuto.

Vibra la lancia e la scure

contro chi mi insegue,

dimmi: «Sono io la tua salvezza».

Siano confusi e coperti di ignominia

quelli che attentano alla mia vita;

retrocedano e siano umiliati

quelli che tramano la mia sventura.

Siano come pula al vento

e l’angelo del Signore li incalzi;

la loro strada sia buia e scivolosa

quando li insegue l’angelo del Signore.

Poiché senza motivo mi hanno teso una rete,

senza motivo mi hanno scavato una fossa.

Li colga la bufera improvvisa,

li catturi la rete che hanno tesa,

siano travolti dalla tempesta.

Io invece esulterò nel Signore

per la gioia della sua salvezza.

Tutte le mie ossa dicano:

«Chi è come te, Signore,

che liberi il debole dal più forte,

il misero e il povero dal predatore?».

Signore, tu hai visto, non tacere;

Dio, da me non stare lontano.

Dèstati, svègliati per il mio giudizio,

per la mia causa, Signore mio Dio.

Giudicami secondo la tua giustizia, Signore mio Dio,

e di me non abbiano a gioire (cf. Sal 34, 1-10.22-24).

Alcune minacce di questo Salmo 34 si sono compiute sopra il povero infelice del quale ho parlato. Poco tempo dopo seppi che era diventato cieco; quello in verità era il suo cammino: «buio e confuso». Dio per intercessione di Maria santissima Madre dei peccatori gli conceda la vista dell’anima ed abbia misericordia di lui, se c’è ancora tempo di misericordia per lui.


 
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