12. Maria è mia madre

12. Maria è mia madre

Con quello che ho appena finito di dire ho dovuto ricordare un periodo di vita nel quale più che in nessun altro tempo posso considerare il mondo come un mare tempestoso e la mia anima in mezzo ad esso come una navicella sbattuta dalle onde minacciose di perdizione e di morte.

Però Maria, la «Stella del mare», vegliava e guidava la povera barchetta che, protetta da una così abile Capitana, sfidò impavida le onde continuando tranquilla il suo cammino verso le spiagge eterne dove era diretta…

A questo punto, sento la necessità di pormi ai piedi della mia Madre celeste per mostrarle la mia sconfinata riconoscenza, confessando che tutto è dono suo, che al suo Cuore materno devo la fortezza e la vittoria nella lotta nel passato e che lo stesso spero per l’avvenire.

Figlia di Maria già prima della nascita

Maria, Madre mia dolcissima prima di vedere la luce di questo miserabile mondo ero già figlia tua. Ebbi già allora la fortuna di essere affidata a Te, Madre celeste, dalla mia madre terrena che, riconoscendosi impotente a compiere una così delicata missione, invocò il tuo aiuto o Madre purissima, Madre di tutte le madri, infatti senza di te nessuna può essere né buona né vera madre.

Quando mia madre ti disse: «O Maria, supplite Voi alla mia insufficienza», a Voi, Regina e Signora dolcissima, lasciò il compito di vegliare sopra di me, quando mi incontrassi in situazioni o luoghi dove i suoi limitati occhi non fossero potuti arrivare. Vedo bene come adempiste, o Maria, questo incarico strappandomi salva dalla bocca del lupo che mi voleva inghiottire. Quando io nel pericolo chiamai: «Mamma!», lei non mi udì nè potè venire in mio aiuto, ma voi, Madre celeste, voi sì, mi udiste e a Voi toccava allora difendermi e salvarmi, e… come adempiste l’incarico, dolce Madre mia! Quanto presto veniste in mio aiuto! Nell’istante stesso che pronunciai il nome di madre, il lupo perse la sua forza e uscì salva dalle sue infernali unghie la povera pecorella, restando così fedele al suo pastore. Allora io non seppi apprezzare a sufficienza questo favore, né conobbi la vostra materna vigilanza sopra di me, ma poco tempo dopo non tardai a comprendere donde mi veniva quel vigore, quella forza e quella luce… Eravate Voi, o Stella del mattino, che all’aurora della mia vita proiettaste la vostra splendida luce sul cammino che io dovevo percorrere lungo questo miserabile esilio, perché potessi continuare ad avanzare nella gloriosa marcia che mi portava verso Gesù… Ma, durante il lungo cammino, quante altre volte mi illuminò la vostra luce salvatrice, o Stella del mare, che guida al porto della vita eterna tutti quelli che invocano il vostro nome e fissano in voi il loro sguardo quando si alza la tempesta e li assale il terrore e lo spavento!…

Sì, a te accorrono i miserabili nel loro ultimo sconforto; sul tuo altare scioglie il suo ex voto il nocchiero che è salvato dal naufragio; ai tuoi piedi si prostra lo schiavo cantando l’inno della libertà. Sono per te le lodi, gli onori, perché sei Tu, o Maria, il vigore dei deboli, la forza dei buoni, la porta dei cieli, la stella del mattino.

A chi se vanno i miseri nell’ultimo sconforto?

Qual dono appende il naufrago nocchier che torna in porto?

Lo schiavo a chi dirige l’inno di libertà?

Tue son Maria le laudi, tuoi son Maria gli onori,

Tu la virtù dei deboli, la forza dei migliori,

La porta dell’empireo, la Stella del mattin.

Quante volte, durante questo racconto della mia vita, dovrà il lettore prestarsi ad ascoltare il mio cuore sfogarsi riconoscente ai piedi di Maria, per poter continuare il mio impegno! A fianco della mia dolce Madre, riceverò luce e grazia per comprendere, e per far comprendere veramente, le misericordie senza numero del Signore e niente mi trattenga dal manifestare le delicatezze del suo ineffabile amore, affinché serva per la gloria e la lode di questo stesso infinito amore. Da Maria mi sono venute tutte le grazie e per Maria io voglio proclamarle, affinché tutti vedano e si persuadano sempre meglio che senza l’aiuto e la mediazione di questa sovrana Signora, non si può far nulla di buono, né molto meno intraprendere il cammino della santità e continuare in esso senza stancarsi.

All’epoca di cui sto parlando, ho già detto come i desideri e le aspirazioni non fossero rivolte al mondo né ai suoi fallaci beni, ma piuttosto a Gesù e alle sue eterne promesse. Nonostante ciò non avevo ancora fissato o stabilito le mie idee in forma definitiva. Amavo tutto ciò che era buono e santo, ma non avevo ancora deciso del mio avvenire. Il mondo, dove tutto è illusione, egoismo (io lo capivo chiaramente), non era per me, infatti mi sentivo attrarre verso la luce, la verità e l’amore. Quante volte mi accadeva che si presentasse davanti ai miei occhi tutto quello che nel mondo si può godere, anche vivendo piamente. La nostra santa religione è infatti molto benigna e accondiscendente, permette ai suoi figli come madre pietosa, gioie sante, casti piaceri e amori puri. Questo io lo vedevo praticamente in alcune persone e famiglie timorate di Dio che vivevano secondo le massime di nostro Signor Gesù Cristo e non quelle del mondo. Anche se per molti queste persone venivano ritenute felici e fortunate, ammirata la loro bontà e considerate cristiane molto ferventi, io dentro di me pensavo: «Tutto questo è poco; se non hanno bisogno che di questo per essere felici, sia pure, ma si accontentano certo di poco, anzi di molto poco».

A me il Signore per sua misericordia dava uno sguardo più profondo e penetrante. Con quello vedevo ed intendevo che non godevano che di una particella molto piccola di quei beni che sembravano possedere così completamente. Io comprendevo che la sostanza del vero bene e piacere sta sì nella bontà, nella virtù, nella religione, non però nella superficie o all’esterno di queste cose, dove la maggior parte di questi uomini si fermano e la fanno consistere, ma piuttosto nell’intimo e sostanziale di tutto ciò. Vale a dire, non soltanto in virtù esteriori, ma piuttosto nel conformare i nostri atti interiori, i nostri sentimenti, le nostre aspirazioni e amori a quelli di Gesù, modello della nostra vita, e in Lui e con Lui far guerra alla natura corrotta per rinascere a una nuova vita nello Spirito Santo. Considerando bene tutte le cose, io vedevo che pochi o nessuno nel mondo vivevano solidamente e decisamente questa vita. Capivo che mancando questo solido e fondamentale principio non può esserci né bene né godimento alcuno sicuro e veritiero: tutto sta in aria, destinato a deteriorarsi e a svanire un giorno o l’altro. Vedevo infatti che lì dove sembrava esserci gioia e contentezza, dove regnava l’armonia e la pace, improvvisamente con il cambiare delle persone e delle cose scompariva ogni bene. Sapevo invece che niente e nessuno può togliere al giusto la sua pace, il suo godimento e la sua gioia, perché sono fondate in Dio e Dio non muta mai.

Come è raro incontrare uno di questi giusti veri nel mondo! Quanto è difficile mantenersi stabili nella virtù in mezzo a tanti ostacoli, a tanti pericoli e inganni!

Tutto ciò si presentava chiaramente ai miei occhi e mi faceva ripetere: «Il mondo non è per me; non mi accontento di queste superficialità e apparenze di bene, io sono stata creata per amare Dio con tutta l’anima e quanto è difficile raggiungere questo amore là dove abbonda e trionfa il peccato che distrugge e fa morire l’amore!…».

Promette alla Vergine santissima di farsi religiosa

Alla chiarità di questa luce stabilii definitivamente le mie intenzioni. Decisi sul mio avvenire, ma, come e dove? Per mezzo della Regina celeste…, ai piedi della mia dolce Madre Maria Immacolata…

Un mattino tornavo dalla chiesa con le mie amiche. Quando giungemmo a casa mia, che era molto vicina, continuai ancora un poco con loro il cammino, come ero solita fare prima di separarci, e recitammo insieme 3 Ave Maria davanti alla Vergine Immacolata che si trovava nella cappellina, distante due o tre minuti da casa mia e della quale ho già parlato. Quel giorno dovevamo sentirci più stanche che mai del mondo, nel quale a me sembrava (nonostante i miei solo tredici anni e mezzo) di essere vissuta già secoli. Dopo aver salutato Maria e adempiuto la nostra solita devozione, dicemmo con tutta la fermezza e decisione: «O Maria, decidiamo qui ai vostri piedi di lasciare quanto prima il mondo e di entrare in un Istituto religioso!».

Da quel giorno tutte le mie intenzioni si riducevano a una: conseguire questa felicità e mettere in atto tutti i mezzi che stavano alla mia portata per ottenerla. La risoluzione era presa definitivamente, però nonostante tutto non osavamo confidarla a nessuno: era un segreto tra noi e la nostra Madre Celeste!… Quante volte a partire da quella data rinnovammo in quello stesso luogo le nostre risoluzioni che si facevano sempre più ferme, chiedendo alla Vergine santissima la grazia che affrettasse quell’ora tanto beata di poter abbandonare il mondo e di rinchiuderci dentro le sacre mura di qualche monastero! Se allora si fossero aperte le porte sarei volata immediatamente in quei luoghi di pace e di amore, che con ragione possono chiamarsi vestiboli o atri del cielo… Comunque… avrei dovuto attendere anni….; anni che mi sembrarono interminabili, ma che nello stesso tempo mi diedero motivo di conoscere meglio il grande dono della vocazione religiosa e di farla apprezzare ad altre anime.

Ora prima di terminare di riferire questi graditi e dolci ricordi a riguardo della mia decisione vocazionale, voglio inchinarmi un’altra volta ai piedi dell’amabile Regina dalle cui mani mi fu concesso un così inestimabile dono:

Sì, o Maria, foste voi che arricchiste la mia anima con questo gioiello del cielo, furono le vostre purissime mani che lo lasciarono cadere nel mio povero cuore perché tutti i suoi affetti fossero unicamente rivolti a Gesù. Vi siete comportata con me in un modo simile a quello che l’arcangelo Gabriele ha tenuto con il giovane Tobia: mi avete accompagnata lungo il cammino quando andavo errando nel deserto del mondo, liberandomi dalle bestie infernali che volevano inghiottirmi; sana e salva mi avete fatto tornare alla casa paterna e dato uno sposo; e che sposo!… Non mi avete dato una creatura miserabile come l’Arcangelo fece con Tobia, bensì mi avete concesso nientemeno che il vostro stesso Figlio, il Re e Signore del cielo e della terra, mio Dio e Dio nostro al quale tutte le creature servono e sono soggette. Oh degnazione grande verso una povera e miserabile creatura che non sa come ringraziare tanta bontà! Cosa vi darò io, o Madre, per tutto questo? No non mi accontento di offrirvi la metà dei miei beni come fece Tobia con il suo benefattore, ma vi dò tutti i miei affetti, il mio cuore, la mia anima, tutto il mio essere interiore ed esteriore senza riserva alcuna, infatti i favori che Voi, Madre mia, mi avete fatto, sono infinitamente superiori: il dono sopra ogni dono, perché da Voi ho ricevuto quello della vocazione religiosa; mi avete dato per Sposo Gesù, Bene immenso, incomparabile, che chi lo possiede non ha bisogno di nulla, ha tutto.

Ora, prima di alzarmi, o Maria, dai vostri piedi materni, voglio farvi questa supplica: è per le anime che non vi conoscono, che non vi invocano, che non sanno di avere in voi una Madre, restando così privati dei tesori che avete per tutti quelli che vi invocano, e orfani della immensa tenerezza del vostro materno amore. O Maria, Stella del mare, brillate più forte per questi infelici affinché la vostra luce li illumini e li salvi; ma soprattutto, e in modo speciale, siate Madre pietosa di tutti quelli che leggeranno questo scritto con amore e pietà, ammirando e lodando la vostra bontà verso di me: io dal cielo, accanto al vostro trono di misericordia, dove spero allora di essere, per la misericordia del Signore, chiederò per essi grazie, perdono, amore…

O Maria, Madre mia: beato mille volte chi può chiamarvi così! Avendo Voi per Madre, la nostra felicità è maggiore di quella degli stessi angeli, perché essi vi hanno soltanto come Regina. Ascoltate, o Maria, le suppliche di tutte le madri che come la mia pongono i loro figli sotto la vostra protezione, affinché madri e figli sulla terra e in cielo meritino di essere ricevuti tra le braccia della vostra divina maternità.

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