15. Ciò che il mondo è

15. Ciò che il mondo è

Il mondo, e tutto ciò che è in esso, afferma l’Apostolo san Giovanni, è «concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi, superbia ed orgoglio della vita» (cf. 1 Gv 2, 16). Il mondo passa, e passa con lui anche la sua «concupiscenza» cioè le sue attrattive, i diletti e i piaceri, «ma chi fa la volontà di Dio, rimane per sempre» (cf. 1 Gv 2, 17). Fare la volontà di Dio è custodire la sua santa legge, il cui primo precetto, quello che li racchiude tutti, è «amarlo con tutto il cuore» (cf. Mt 22, 37). Questi, come dice l’Apostolo, «rimane eternamente». Quale grande promessa è questa, alla quale non partecipano quelli che amano il mondo!

Il primo nemico dell’anima

Nostro Signore Gesù Cristo, nel suo santo Vangelo, ci dice una cosa terribile: ci rivela chiaramente ciò che è il mondo e che stima dobbiamo averne o meglio il timore che devono avere quelli che gli appartengono. Nella sua ultima preghiera di addio supplica il Padre per i suoi fedeli discepoli e promette loro assistenza, benché assente da loro e quantunque loro non abbiano la consolazione di vedere la sua adorabile persona. Dopo aver detto: «Prego per loro», aggiunse: «Non prego per il mondo» (cf. Gv 17, 9). Terribile sentenza! Chi non temerà nell’udirla?

L’uomo, lo sappiamo, non è che miseria e peccato e senza la grazia del Signore non può nulla; è un infelice, un miserabile, senza forza né sostegno per qualunque cosa buona. La grazia può darla soltanto il Signore per i meriti della passione e morte di Gesù nostro divino Salvatore e mediante la sua orazione di valore infinito, per mezzo della quale non ci può negare nulla. Ma, che cosa sarà di quel disgraziato che, appartenendo al mondo, poiché ama e segue le sue vanità e follie, non prende parte all’orazione di Gesù, anzi è da lui decisamente escluso? Miserabile! Potrà solo permanere vergognosamente nel fango come gli animali. Questo potrebbe bastare ed anzi avanzare per aborrire questo primo nemico della nostra anima e fuggire da lui come si fugge da chi ci perseguita a morte. Per poco che si rifletta sopra queste verità non si comprende come possano esserci quelli che amano un tiranno tanto crudele. Si è costretti a dire che tutte le persone del mondo o hanno perso il sentimento oppure come poveri ciechi corrono senza saperlo verso il precipizio della loro eterna perdizione e perciò sono degni di compassione.

Oh, figli degli uomini: Perché siete così duri di cuore da amare la vanità e cercare la menzogna? «Usquequo gravi corde ut quid diligitis vanitatem et queritis mendacium?».19

Il desiderio che ho di offrire la luce a questi poveri ciechi e a tante anime che senza essere cattive sono tuttavia così deboli da non riuscire a voltare le spalle al mondo quando il Signore le invita a seguirlo, mi spinge a mostrare loro chiaramente questa verità nella speranza che essa come servì a me per farmi aprire gli occhi sopra la vanità del mondo, serva anche, con la grazia del Signore, ad altre anime. Le cose viste da vicino impressionano. Questi poveri ciechi da lontano non vedono, bisogna mettere le cose davanti ai loro occhi e dipingergliele con colori molto vivi. Con piacere faccio questo per guadagnare le loro anime e fare in modo che le incerte si decidano ad affidarsi generosamente all’amore, anche se dovranno attraversare il fuoco. Dio lo voglia! Quando avranno sperimentato la loro felicità non si pentiranno né sembrerà loro troppo cara, a qualunque prezzo l’abbiano pagata.

L’inganno delle ricchezze

Già dissi che, dopo la morte del papà, ci trovammo in una grave situazione economica, che ci imponeva continui sacrifici ed umiliazioni. Passati alcuni anni però le cose cominciarono a cambiare improvvisamente ed arrivò la fine del periodo di tempo, durante il quale Gesù ci aveva fatto bere il calice della povertà, tanto amata da lui, quanto è temuta ed aborrita dal mondo.

All’epoca in cui ci troviamo ora, non soltanto era scomparsa la povertà, ma addirittura ci trovavamo nell’abbondanza. I terreni e le case rendevano bene, e il Signore concorreva in modo veramente ammirevole con la sua divina provvidenza. Io penso che lo abbia fatto per aver poi successivamente la consolazione di vederci lasciare tutto per amore suo, come facemmo con la sua santa grazia, mia sorella ed io.

Non vorrei trattenermi in dettagli sopra una cosa di così poco valore, quantunque creda che alcuni di questi possano essere utili. Li indicherò allora brevemente, perché i più bisognosi acquistino fiducia e vedano come a Dio, quando lo vuole, non manchino i mezzi per riempire di beni materiali e spirituali quelli che in Lui sperano e per Lui soffrono nella prova.

La mamma confidava molto nel Signore e nella santissima Vergine Addolorata. Furono questi a darle forza per soffrire tanto, come di fatto soffrì. Quando si trattava di cose e di interesse materiali, si rivolgeva in modo speciale a sant’Antonio e alle anime del Purgatorio. Prometteva loro Messe e pane per i poveri, ricevendo grandi favori; potrei quasi dire: tutto quello che voleva.

Una volta gli chiese la grazia di una certa somma di denaro di cui aveva bisogno. Poco tempo dopo giunse un signore a chiedere di poter usare la casa; per trovarsi più a suo agio quel signore prese tutta quella che solevamo affittare a tre famiglie, pagando tutto in anticipo. Pochi mesi dopo cambiò idea e ci lasciò libera la casa e tutto il denaro che ci aveva consegnato, che non era poco: infatti aveva pagato per tre anni. Questo in modi identici o simili, successe più di una volta.

Una signora sola, che non aveva che un fratello ammalato e senza famiglia, era solita venire a passare l’estate a casa nostra. Si affezionò alla mamma e fece il testamento di lasciarle tutto quello che aveva, se le mettevamo a sua disposizione la casa finché viveva e se ci prendevamo cura di lei, come se fosse della famiglia. Sei mesi dopo morì e ci lasciò tutto. In questo modo, come ho detto, andavamo di bene in meglio. Ora però lasciamo questo argomento, perché non è di questo che mi sono proposta di parlare, e veniamo al punto, cioè di vedere che cosa è il mondo, quel mondo del quale un santo religioso diceva: «In te, o mondo, non c’è amore senza sospetto, né amicizia senza malizia…; nella tua casa invitano per ingannare, ridono per mordere, e lì fanno tutti quello che vogliono e molto pochi quello che devono».

I falsi amici

Scomparendo il bisogno e la scarsità dalla nostra casa, tornarono a farsi vedere gli amici. Si avvicinarono di nuovo quelli che, nel tempo in cui avevamo bisogno di aiuto e consolazione, si erano allontanati e ci guardavano a distanza. Adesso erano tutto amore e gentilezza; venivano da noi a gara con grande magnificenza e liberalità a offrirci le cose loro e se stessi, affinché chiedessimo ciò che desideravamo. Quanta bontà in tutti, quanta carità! Ma… ti conosco, o mondo: non è questa la carità di Gesù, non è questa la sua bontà e il suo amore. Egli si avvicina di preferenza ai poveri, li consola, li provvede, li guarisce se sono ammalati, li perdona se sono peccatori. Insegna ai suoi discepoli perché diano e invitino a mangiare coloro che vengono, sapendo che non hanno da restituire. Insiste perché vadano per le piazze e le strade e chiamino i poveri e gli ammalati e di questi riempiano la sua mensa… Gli uomini invece dànno quando hanno speranza di ricevere di più. Nel vedere tutto questo dicevo tra me, guardando con occhi freddi tutte quelle ostentazioni o apparenze ingannevoli di amore: «Già vi conosco, non mi potete ingannare». Oh mondo ipocrita, già conosco quanto diverso è lo spirito di quelli che vivono in te dello spirito di carità del mio Gesù. Egli ci ama solo perché noi lo amiamo, dà per renderci degni di ricevere di più e a chi apre la sua anima per ricevere i suoi doni gli promette eterne ricompense, amore eterno.

Il Signore mi faceva vedere le cose così chiaramente che tutto mi dava fastidio e noia. Quello che per altri era motivo di invidia, e per noi motivo di considerarci felici (infatti avevamo tutto quello che è necessario per esserlo in terra: beni, giovinezza, salute, onore e stima), era per me il più solido motivo che mi induceva a liberarmi da tutto. Il Signore mi scopriva sempre più la vanità di tutte le cose, rivelandomi che tutto è menzogna: solo in Lui c’è la verità, la felicità, il riposo.

Andavo considerando tutte queste cose in silenzio e confrontandole con lo spirito di Dio che è luce, amore e verità. Nel mondo tutto è tenebra, inganno, confusione e menzogna…. Quale differenza! Quando cominciarono a conoscere le nostre intenzioni di farci religiose ci dicevano: «Ma è possibile che vogliate lasciare una vita tanto comoda e tanto tranquilla, in una casa dove nulla vi manca, per andare a rinchiudervi dentro le quattro mura di un convento?». Quelli avevano compassione di me; ma ancor di più avevo io compassione di loro che così mi parlavano. Quale cecità! Che follia! Tutta la loro vita è una continua morte; infatti è tutto un desiderare, uno sperare, un cercare un bene che scappa loro dalle mani in ogni istante, per allontanarsi in ogni momento. È vivere questo? Non è piuttosto un morire vivendo?

Morte di una benefattrice

Un altro quadro significativo di quello che sono la vita e il mondo, si presentò davanti a me con la morte di quella signora della quale ho fatto menzione sopra e che ci lasciò tutto. Il suo temperamento e gli acciacchi, ai quali frequentemente era soggetta, la rendevano molto strana e scontenta. Nonostante avesse fatto testamento in favore nostro e che si trovasse a letto ammalata grave, fino agli ultimi giorni della sua vita si lamentava per paura che noi consumassimo troppo e che non le bastasse quello che aveva. Non voleva dirci dove teneva i soldi, né quanto aveva; non voleva prendersi il carico di quello che si spendeva per alleviarle i dolori. Si preoccupava del suo avvenire, di quell’avvenire che per lei non arrivò mai, temendo sempre che le mancasse il necessario. Poveretta!

Come il mondo acceca i suoi, per farli vittime di sofferenza, spesso senza alcun merito! Poi, grazie a Dio, morì cristianamente, avendo ricevuto tutti i sacramenti. Ma appena ebbe chiuso gli occhi e terminata la sua vita mortale tutte le cose che tanto l’avevano inquietata e che non voleva si toccassero o si spendessero, non erano più sue, non aveva più sopra di quelle alcun diritto, non poté portarsi con sé nulla, né a nulla le avrebbero servito; tutto finiva in mani estranee… Ricordo che il suo cadavere era ancora caldo e andammo ad aprire i suoi armadi per vedere di prendere quello che ci piaceva, poiché già tutte quelle cose ci appartenevano. Mia sorella maggiore non aveva gli stessi sentimenti di Elisa e miei e quindi gioiva nel vedere e nel trovare quello che con poca fatica si era acquistato come cosa propria. Invece per noi, che il Signore aveva favorito con la santa vocazione e che guardavamo tutto quello alla chiara luce della verità, quei fatti ci offrivano una buona occasione per meditare su ciò che è il mondo, e come rimangono ingannati i suoi poveri amanti, nell’istante medesimo in cui chiudono gli occhi a questa vita. Quando in casa la stavano ancora vegliando e pensando alla sua sepoltura, andammo in giardino a riflettere da sole e a compatire i poveri amori del mondo e di quelle cose che con la morte bisogna per forza lasciare. Vedemmo ancora una volta più chiaramente quanto saggio, prudente e felice anche in questa vita è colui che lascia tutto per amore di Dio e muore nella pace e nella tranquillità della casa del Signore, in una piccola e povera cella, dalla quale, come dicono i santi, è più sicuro salire direttamente al cielo a godere Dio per tutti i secoli senza fine.

L’amore traditore

Quanto potrei dire ancora su questa materia! Lo tralascio, perché queste verità sono di quelle che se volessimo vederle ed intenderle a tutti noi non mancherebbero esempi. Solamente aggiungerò, come ho promesso, in che modo il mondo ha trattato la mia povera amica Nella.

Verso i 19 o 20 anni, quando stava per sposarsi (credo anzi, se non mi sbaglio, che fosse già stato annunciato il suo matrimonio in chiesa), si trovò una notte in una casa molto conosciuta dove si dava un ballo. La invitarono a prendervi parte. Lei, forse perché non poteva rifiutare, e senza alcuna cattiva intenzione, accettò. Mentre stava ballando con un giovanotto, entrò quello che doveva essere presto il suo futuro sposo; nel vederla in quella situazione, il giovane si alterò, montò in collera, ed entrando nella sala, alla presenza di tutti, le diede uno schiaffo e le disse: «Non ti voglio più». La scena si propagò in un istante per tutto il paese. Il giorno seguente tutti parlavano dell’accaduto. Non poteva uscire per la strada, perché tutti si prendevano gioco di lei, la fischiavano, le dicevano frasi ironiche… Umiliata e confusa, non potendo più vivere in quel modo, se ne fuggì in America contro la volontà dei suoi genitori. Quello che sia stato di lei non lo so, ma credo che si sarà ricordata dei consigli che le aveva dato un giorno la sua amica Beppina, in circostanze indimenticabili e sotto lo sguardo di Maria Immacolata…. Se allora furono inutili, non lo saranno più stati forse dopo la delusione che il mondo traditore le offrì…

Quante volte mi venne di pensare che, siccome lei aveva voltato le spalle a Gesù, disprezzando in un certo modo il suo tenero amore che l’aveva preservata e privilegiata, il Signore permise che venisse trattata allo stesso modo dal mondo per rinfacciarle la sua ingratitudine, farla riflettere e ritornare in sé!

Voglia Dio che questi esempi diano forza a qualche povera anima in modo che possa rompere i legami che la tengono imbrigliata al mondo per consegnarsi così, senza riserva e per sempre, a quell’unico Amante che ci ha amato «in caritate perpetua», di amore eterno (cf. Ger 31, 3).


19 Cf. Sal 4, 3: «Fino a quando, o uomini, sarete duri di cuore? Perché amate cose vane e cercate la menzogna?».

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