18. La manifestazione

18. La manifestazione

Il 16 luglio, festa della santissima Vergine del Carmelo, mi ricorda tutti gli anni il giorno in cui manifestai alla mamma la mia risoluzione di lasciare il mondo per farmi religiosa.

Mia sorella Elisa aveva i miei stessi desideri, ma era così timida che forse avrebbe sacrificato anche la sua vocazione pur di non dire nulla a nessuno. Io invece non ero così. Benché sopra questo particolare fossi molto riservata, parlavo senza problemi e trattavo le cose con chi dovevo, cioè con il confessore e con qualche altra persona che poteva aiutarmi nei miei propositi. Ai parenti e alla mamma nascondevo però i miei desideri, o non li manifestavo chiaramente, sapendo come i parenti raramente siano buoni consiglieri in questi argomenti. Molto spesso sono anzi di ostacolo o impedimento per portarli a compimento. È sicuro che tutti avevano dei sospetti a riguardo delle mie intenzioni, ma dato che non sapevano nulla di preciso, restavano a volte con il dubbio e pensavano che forse, passati alcuni anni e il fiore della giovinezza, le mie idee sarebbero cambiate.

Ma non fu così per la misericordia del Signore. Da Dio ebbero inizio i miei desideri, io ero appoggiata a Lui, e chi si appoggia a Dio non sarà mai scosso, «non commovebitur».26

Dichiara a sua madre la sua vocazione religiosa

Affinché noi potessimo manifestare francamente e chiaramente la nostra risoluzione, il Signore dispose che una domenica, il giorno o la festa di cui ho parlato sopra, mio zio sacerdote invitasse a pranzo mia sorella maggiore, così Elisa e io restammo sole con la mamma. Fin dal mattino ci siamo proposte e abbiamo deciso di fare la nostra dichiarazione, allegramente convinte che il nostro compito avrebbe avuto successo, perché quel giorno era festa della santissima Vergine. Al termine del pranzo noi ci demmo uno sguardo l’una all’altra come per dirci: ora è il momento; non possiamo lasciarlo scappare. Fui io quella che parlò, perché come ho detto, mia sorella non sapeva farlo.

«Mamma», le dissi, «penso che avrai già indovinato le nostre intenzioni; ma ora che siamo sole, te lo diciamo chiaramente. Siamo decise a farci religiose. Cerca di vedere in che modo puoi aiutarci per sistemare le cose, poiché desideriamo attuare quanto prima la nostra risoluzione». Povera mamma, come ci rimase! Nel sentirmi parlare in questo modo, cioè con una decisione e fermezza incontrastabile, replicò: «Lo dite veramente, e tutte e due? Oh, questa è una pazzia». Io rispondevo con la stessa fermezza: «Se sia una pazzia, io non lo so. Sia quel che sia, così dev’essere, perché così lo vuole Dio». E, dopo aver scambiato qualche altra parola, ci alzammo e andammo in giardino. Io non ne potevo più, mi sembrava che mi scoppiasse il cuore.

Oh, quello che sentii in quel momento, nel dover parlare in quel modo, vedendo che le mie parole trapassavano il cuore della mia povera mamma! Ma l’amore divino mi si presentava molto superiore a tutti gli altri amori. O dolce mio Gesù, Tu che mi desti forza e amore invincibile verso di Te e verso la mia cara mamma, Tu sai anche la pena che mi causò la lotta tra questi due amori! Esternamente mi facevo forte, ma interiormente ero confusa, abbattuta. Mi sembrava di aver perso tutte le forze, come uno che ha realizzato un lavoro superiore alle sue energie. Non osavo andare dove era lei né parlarle, credendo che al solo farmi vedere le rinnovavo il dolore.

Andai in chiesa e al ritorno continuavano in me quei sentimenti. Guardai dove si trovava la mamma e vidi che era in giardino con mia sorella maggiore e che piangeva. Gesù mio, Tu sai quello che io provai! Avrei voluto fuggire, ma per volare nelle tue braccia, per compiere la tua santa volontà ed assicurarmi in questo modo che niente mai più mi avrebbe disturbato…

Sognavo che presto questo si sarebbe trasformato in realtà, ma mi attendevano ancora lotte e difficoltà. Da quella data dovettero passare quasi due anni di prove, nei quali mi si rinnovarono quelle scene dolorose e insieme pericolose per il mio cuore ardente, se non avessi rivolto tutti i suoi ardori al cuore di fuoco di Gesù.

Opposizione materna

Se i sentimenti religiosi facevano riconoscere alla mamma la volontà di Dio e il suo dovere di non opporvisi, ma di apprezzare la grazia del Signore che aveva scelto per sposa una sua figlia, tuttavia a volte, sovrapponendosi a questi i sentimenti del suo amore materno, la sottoponevano a dure prove. Arrivò fino ad oltrepassare i limiti del ragionevole.

Un giorno mi disse che era il confessore che mi metteva queste cose in testa, perciò che lo lasciassi e andassi a confessarmi da un altro; qualche volta dovetti accondiscendere, perché insisteva tanto. Un’altra volta mi presentò un libretto di risparmio con qualche migliaia di lire, dicendomi che, se non mi fossi fatta monaca, me li avrebbe dati e che io ne avrei potuto disporre come volevo. Avrei potuto fare qualche viaggio a santuari di mia devozione, o fare qualche altra buona opera che io desiderassi. In una occasione nella quale eravamo andate a passeggio in una località montana da dove si vedeva il meraviglioso ed incantevole panorama della provincia di Lucca, mi faceva queste riflessioni: «Guarda, Giuseppina, tutte queste bellezze della natura nelle quali si ammira tanto il potere, la bontà, la grandezza di Dio. Chiudendoti in un convento le perdi; là non vedrai più che quattro miserevoli mura, monotone e tristi, tra le quali è molto probabile che ti pentirai di esserti obbligata a trascorrere tutta la vita. Aspetta almeno che passi la gioventù e godi un poco».

Io le risposi: «Oh, quanto si sbaglia questa mamma a pensare in questo modo! Mi dice che rinuncio a tutte queste cose? No, no di certo. Amo il bello, il grande più di essa, però non mi accontento solo di vederlo, voglio possederlo, voglio disporre di esso a mio piacimento. Facendomi religiosa, sarò sposa del Padrone di tutte queste cose, perciò tutte mi apparterranno in una maniera speciale e vera. Io scelgo di privarmi di vederle durante i quattro giorni della vita, per poterle godere meglio nell’eternità»… Lei mi rispose: «Con te non si può ragionare, con te no».

Un giorno la vidi, mentre stava lavorando, molto preoccupata e triste; mi chiamò e mi disse: «Ah, Beppina, Beppina, tu eri la speranza e l’appoggio della mia vecchiaia, perché vedendo che non avevi desideri di sposarti, io speravo di sceglierti, perché tu mi facessi compagnia e così finire in pace e tranquillità i miei giorni, ma tu ora distruggi le mie speranze!…». «Non sono io mamma —le dicevo—, è il Signore che così vuole e Lui, non dubitare, avrà cura del tuo avvenire meglio di me».

I suoi ragionamenti cadevano frequentemente sopra questo argomento e, talvolta, in forma così insistente e compromettente fino al punto di farmi vacillare, se non avessi risposto subito risolutamente e con qualche apparente durezza. La grazia del Signore mi diede sempre forza per farlo, benché il cuore a volte sanguinasse.

Assediata da altre persone

Non era solo la mamma che mi tentava così; c’erano anche altre persone che tentavano ugualmente di convincermi e che ostacolavano la mia vocazione. La mamma diffuse in appresso la notizia della mia risoluzione; immediatamente lo seppero tutti, e…. quante molestie e motivi di dispiacere mi procurò! Quando andavo in chiesa, spesso succedeva che qualche giovane non molto pio si facesse burla di me, chiamandomi monachella e, a volte, con qualche parola ingiuriosa.

Una volta, trovandomi in compagnia di un’amica, uno di questi impertinenti di diciotto o di diciannove anni, incominciò, come al solito, a chiamarmi con questi nomi. Non facevamo nessuna attenzione a lui, facevamo finta, che lui non parlasse con noi e nemmeno giravamo la testa. Questo modo di fare lo infastidì molto e si avvicinò fino a cominciare a tirarmi il vestito e osò perfino darmi un pizzicotto al braccio. Nell’istante in cui mi sentii toccare, alzai una mano con una prontezza ed energia, che io stessa poi mi meravigliai, e gli diedi uno schiaffo con tutta la forza che avevo, dicendogli: «A parole lei può dirmi tutto quello che vuole, non m’importa niente, ma toccarmi no, questo non lo permetto». Varie persone, che erano presenti al fatto, dissero: «Hai fatto bene!». Il giovane, vergognandosi, si allontanò e non tornò più a molestarmi.

Come lunghi, tristi e grigi mi si fecero i giorni di quel periodo fino al mio ingresso in convento! Da tutte le parti incontravo amarezze e dispiaceri. Tutto mi si faceva pesante e fastidioso, mi stancava e ravvivava in me il desiderio di veder rotti gli impedimenti che mi trattenevano nel mondo. Ero ansiosa di aprire le ali per volare e riposare nella casa del Signore.

Benedette voi anime che avete ricevuto da Dio il prezioso dono della santa vocazione, che avete udito il suo richiamo di amore, il suo invito per trascorrere la vostra vita negli atrii della sua casa, abitazione di pace e arca di salvezza. Solo voi sapete quello che un’anima soffre quando vede ritardarsele questo giorno… Non sente tanto il mendicante la necessità di un pezzo di pane, né il fiore appena piantato il bisogno di acqua per non morire, quanto l’anima sente la necessità di nascondersi agli sguardi di tutti; infatti tutto sembra farla vergognare, arrossire e temere. Lo sguardo divino di eterna purezza che si è posato sopra di lei le ha lasciato impresso il suo candore. Non desidera altro che nascondersi per occultare il suo inestimabile tesoro, affinché nessuno glielo rubi, né lo disprezzi con i suoi falsi giudizi, poiché «l’uomo naturale non comprende le cose dello Spirito di Dio» (cf. 1 Cor 2, 14).


26 Cf. Sal 124, 1: «Non sarà smosso». Cf. anche Sal 20, 8; 45, 6; 92, 1; 111, 6.

Annunci

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: