19. Il deserto

19. Il deserto

L’anima che ama Dio e sospira soltanto per Lui si trova nel mondo come in un deserto. Non importa se stia in mezzo e in compagnia di persone, che veda e ascolti quello che intorno a lei passa, che si veda obbligata a prendere parte a certe convenienze sociali. Tutto ciò non ha importanza, ripeto, ella si sente sola e a volte così sola che non ha nulla al confronto la solitudine del più nascosto e dimenticato deserto.

Solitudine mistica

Senza dubbio è molto quello che nel mondo vede o sente: quante follie e vanità deve vedere, quanti rumori e voci inutili e spesso peccaminose, ascoltano i suoi orecchi in mezzo al mondo! Ma nessuna delle cose che osserva, corrisponde a quello che vedono gli occhi interiori della sua anima illuminata dalla grazia. Ode molti progetti e discorsi dal mattino fino alla sera; non cessano un istante di risuonare nelle sue orecchie i rumori e i movimenti delle creature, però nessuno fa eco con quello che lei sente, pensa e vorrebbe far sentire e udire agli uomini. Si trova sola; si sente spesso come assoggettata da una mano invisibile e attratta in una regione superiore e nessuno l’accompagna nei suoi voli elevati verso l’Amore. A volte si sente come immersa in una essenza divina, bagnata da un soave vapore celeste. Non c’è nessuno che comprenda e apprezzi con lei il delicato profumo, che riposi in sua compagnia, approfittando delle irradiazioni del sole divino, dal quale sente che discendono tutti i benefici alla sua anima. Si trova sola, non ha nessuno con cui parlare e dal quale essere capita. Preferisce perciò nascondersi, restare in silenzio, non manifestare a nessuno le sue idee, le sue aspirazioni, le sue sofferenze, i suoi godimenti. Sempre e dovunque rimane sola, come in un deserto, perché nessuno può corrispondere con lei, né adattarsi e conformarsi a lei. Se esiste una differenza tra il deserto materiale e questo deserto mistico dove vivono le anime amanti consiste nel fatto che nel primo si gode tranquillamente la pace e il dolce riposo della solitudine senza che nessuno ci molesti; nel secondo, invece, si sente la solitudine per soffrire e consumarsi in mistiche agonie.

Più avanti vedremo in quale stato fisico mi ridussero quelle intime ed occulte pene che consumavano la mia anima e sfinivano il mio già tanto debole corpo. Ero arrivata a un tal punto che mi sembra sarebbe stato sufficiente lasciarci la vita, se l’Amante divino, che mi aveva scelto per sua sposa, non me l’avesse conservata con una grazia speciale.

Restavo di solito sola e in silenzio, soffrivo la terribile nostalgia di quelli che non hanno nessuno e che si trovano soli in terra straniera, c’erano giorni nei quali si potevano contare le parole che uscivano dalla mia bocca. Anche quando stavo con la mamma o le mie sorelle a lavorare e durante i pasti, rimanevo senza parlare. Mi costava un grande sforzo interrompere il silenzio, o quel non so che di intimo che mi assorbiva tutta e mi occupava. Intimamente mi sentivo felice, godevo di una felicità, di un piacere che non ha spiegazione né paragone, ma nel medesimo tempo soffrivo per il contrasto che tutte le cose esteriori producevano nei miei intimi sentimenti. Pensieri del mondo, desideri, amori, quanto diversi sono da quelli che ha chi ama Dio!

Voglio dare una piccola idea di ciò, raccontando qualche caso particolare, perché si veda quanto erronee sono le aspirazioni di quelli del mondo e come siano in contrasto con quelle delle anime illuminate dalla grazia.

Le chiamate del mondo

Un giorno una signorina, che diceva di aver compassione di me perché le sembrava che la mia vita fosse triste, incominciò a parlarmi così: «Perché vuoi farti monaca? La vita ha uno scopo; una volta entrata in convento non potrai raggiungerlo. Rinunci così al fine che Dio si propose nel darci la vita e rinunci anche agli incanti e ai piaceri della vita: questo è disprezzare i doni del Signore, che ce li ha dati». Povera infelice! Che cosa sarà successo di lei con quelle strane idee? Temo che abbia raggiunto il suo fine, che a lei pareva di raggiungere in quel modo.

Un altro giorno dissi a una di queste povere persone mondane che sono abituate soltanto alle soddisfazioni ed ai piaceri: «Se tu sapessi quanto è gradito al Signore e quanto merito si acquista per la nostra anima offrire qualche fioretto alla santissima Vergine, specialmente il sabato, per esempio quando ci asteniamo dal mangiare qualche cosina che maggiormente ci piace, non diciamo qualche parolina che desideriamo dire, ci priviamo di vedere qualcosa che siamo curiosi di vedere ecc.!». Essa incominciò subito a ridersi di me e a prendermi in giro, gridando: «Cosa dici! Dio ci ha dato gli occhi perché vediamo, la voce perché parliamo e il gusto per scegliere le cose più buone e gradevoli…». Poveretta! Dimenticava che così sarebbe stato nella condizione di innocenza, ma dopo il peccato originale i sensi si sottrassero alla retta guida della ragione e se non li sottomettiamo con un freno continuo ci portano alla malvagità, al peccato, alla perdizione.

Quanto è vero che l’uomo naturale non è capace di comprendere le operazioni dello spirito, ma unicamente le basse sensazioni dei sensi con le sue operazioni animali. Quanto degrada l’uomo in questo modo la sua superiorità di essere razionale e si abbassa al livello dei bruti. Per costoro il loro fine non è quello unico per il quale tutti noi siamo stati creati: servire e amare Dio; ma soddisfare le proprie cattive inclinazioni. Si consegnano così liberamente e accondiscendono di proposito a tutto quello che queste chiedono, senza guardare al male infinito del peccato. Poveri ciechi, quanta compassione ho per voi!

A queste cose, proprie di menti traviate e cieche, di solito io rispondevo con poche parole. Il confessore mi aveva detto di non mettermi a discutere con nessuno, che con l’esempio si dice e si fa di più che con le parole. Il restare in silenzio, facendo il bene, è il mezzo migliore di insegnare agli ignoranti e di influire su quelli che, a causa della loro coscienza malata, non sono disposti a comprendere le delicate operazioni dello Spirito Santo. Così di solito cercavo di comportarmi. In questo modo il Signore si servì molte volte di me per far aprire gli occhi ad alcune povere anime che avevano della religione idee tanto sbagliate. Se non avessero visto in pratica quello che soltanto essa può fare, non sarebbero mai entrate in se stesse, piuttosto si sarebbe potuto temere di loro un vicino allontanamento da Dio, con la perdita della fede.

Valutazioni sbagliate

Un giorno era a mangiare con noi una signora venuta ad aiutarci in alcuni lavori di casa. Nel vedere che la mamma mi serviva il cibo come gli altri e notando che io mangiavo come tutti (infatti benché facessi molti sacrifici nel cibo, quando c’erano gli altri cercavo di conformarmi per non essere notata), detta signora rimase meravigliata e disse alla mamma: «Credevo che sua figlia non mangiasse, ma vedo che mangia». Il che equivaleva a dire: credevo che sua figlia fosse santa, che vivesse senza mangiare, ma ora vedo che non è così, infatti mangia normalmente… Oh considerazioni sbagliate di chi non ha lo spirito di Gesù, ma unicamente il pensiero umano e materiale! Gesù invece avverte nel suo santo Vangelo: «Quello che fa la tua mano destra non lo sappia la sinistra; nascondi i tuoi digiuni, perché nessuno al di fuori del tuo Dio lo veda» (cf. Mt 6, 3.18); «sporca l’uomo non quello che entra per la bocca, ma piuttosto le parole che dalla medesima escono, poiché procedono dal cuore…» (cf. Mc 7, 15.21-23). Se io avessi parlato con danno della carità, mormorando o mentendo, essa non si sarebbe preoccupata tanto né perso la stima di me, perché ciò è normale nelle riunioni del mondo, ma per il semplice fatto di vedermi mangiare perse la stima che aveva per me.

Uomini ciechi, oh mondo ipocrita! In te tutto è menzogna e falsità, le tue idee sono tutte distorte e molto lontane dalla verità. Per l’anima che vive soltanto di questa, non trova nulla in te. Tutto è vuoto, tutto serve per molestarla con le sue erronee dottrine, niente può darle mai né un aiuto né un appoggio; da te non riceve nulla e vivendo in te sta sola, molto sola. Povera anima! Quanto soffre mentre si vede obbligata a rimanere nella Babilonia del mondo, negli orrori di una solitudine la più dolorosa e spaventosa per un cuore che ama Dio e sospira soltanto per Lui.

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