29. Nella casa del Signore

29. Nella casa del Signore

Prima di parlare della mia vita e delle disposizioni della mia anima nella casa del Signore, ritengo conveniente far conoscere le 6 persone di cui si componeva allora quella nascente comunità. Il lettore in parte le conosce, perché ho già detto qualcosa di alcune di loro, ma dato che dovrò ricordarle più volte in quello che sto per dire, è bene avere anticipatamente qualche notizia più dettagliata di ciascuna di loro.

La Madre Maria Giuseppa

Superiora ed insieme fondatrice, come ho già detto, era la Reverenda Madre Maria Giuseppa del Sacro Cuore, religiosa del primo monastero fondato da san Paolo della Croce. Era figlia degli Armellini, nobili patrizi romani; a 23 anni lasciò la nobiltà e la ricchezza per abbracciare la croce e la mortificazione di Gesù Cristo. Aveva 17 anni quando le morì la madre. Lei era la maggiore di 9 figli e dovette perciò fare da governante della casa, e da madre ai suoi fratellini. Il frutto ci dice con sufficiente chiarezza come li curò, perché le 6 sorelle si consacrarono al Signore in diversi Istituti religiosi; dei 3 fratelli, uno fu Gesuita, l’altro Passionista ed il terzo un famoso archeologo. Questi si sposò, fu un buon padre di famiglia e morì santamente. Lei fu la prima a dare l’esempio lasciando generosamente le comodità della vita che le offriva la sua elevata posizione sociale e i suoi numerosi fratelli che, con la sua partenza per il monastero, divennero una seconda volta orfani. Dalla bocca della stessa Madre ho udito quello che ho appena detto e che dirò ora.

Il giorno che fece la professione (non ricordo se per suggerimento o per ordine del vescovo che ricevette i suoi voti) fece voto di accettare la fondazione che le avevano offerto di portare a termine. Da quella data coltivò sempre in mente l’idea che sarebbe giunto quel giorno e lo desiderava ardentemente per compiere il suo voto. A questo scopo offrì al Signore preghiere, penitenze e tutti gli atti della vita religiosa senza sosta, finché Dio non ascoltò la sua supplica.

Un giorno, in cui confidava al P. Germano questo suo desiderio e la volontà di Dio circa l’eventuale fondazione, egli le disse: «C’è anche un’altra pazzerella che spesso mi suole ripetere questo» (si riferiva a Gemma Galgani; la chiamava in quel modo dispregiativo per mostrare che non dava importanza a quello che su quel particolare gli dicevano, benché nel suo cuore gliela desse). «Le scriva —le disse—, parli con fermezza e le dia del tu senza alcun segno di rispetto. Dica: il P. Germano mi ha detto che tu non hai nulla da fare e che per questo hai tempo per pregare, e così mi dirigo a te, perché tu preghi Dio per questa intenzione» (la fondazione). La Madre obbedì benché, come si può supporre, non senza ripugnanza, perché doveva trattare per la prima volta in questo modo poco gentile una persona educata e un’anima che, subito dopo, comprese in Dio che era molto santa e gradita al Signore.

La risposta, ricevuta dalla Madre Giuseppa, a questa lettera è la prima che si trova nel volume: «Lettere ed estasi della Serva di Dio Gemma Galgani». È la prima anche diretta a una religiosa. Si esprimeva in questi termini:

«Mio Gesù, vi ringrazio, esclamai appena ebbi nelle mie mani la prima sua lettera. Era tanto che l’aspettavo! Mi fu di tanta consolazione nel sentire ripetere pure da Lei, che Gesù vuole un nuovo monastero di Passioniste. È vero, Gesù lo vuole e presto; Gesù le darà questa consolazione tra pochi mesi».39

Da allora quelle due belle anime si conobbero, si amarono e si compresero benché, come dalla citata lettera si deduce, Gemma faccia capire che, in Dio, già conosceva la Madre, senza averla mai vista. Non c’è alcun dubbio che le due fossero favorite da grazie straordinarie, perché a volte succedeva che una intuiva le necessità dell’altra.

Un giorno nel quale la Madre Giuseppa stava sistemando la cella, udì improvvisamente che la chiamavano.

«Madre Giuseppa, prega per me; Madre Giuseppa, prega per me; vieni in mio aiuto, anima santa ho bisogno di te. Anima eletta, che godi di specialissimi favori davanti a Gesù, poiché sei sposa del suo Cuore, felice perché Lui si è fatto il tuo amato… A te ricorro per domandarti dei favori… Specialmente questa mattina rivolgi a Gesù qualche preghiera per me. O anima santa, impiega un po’ del tuo fervore per ottenere alla mia, povera e bisognosa, il perdono che non ho mai meritato. Ma di più, desidero di più ancora: Fai valere, anima santa, davanti al tuo Gesù, quell’affetto tuo così caloroso per lui che non ti saprà negare nulla. Di più ancora, di più applica, anima santa, il valore di quella tua carità che tutto ti appiana davanti a Gesù. Vedi, anima cara, quante cose desidero da te?».40

Di tutto questo, la Madre udì soltanto le prime parole: «Madre Giuseppa, prega per me». Ella temendo che fosse un inganno del demonio, che a volte la molestava, non ne fece caso, ma comprese poi che a chiamarla era Gemma. All’udire ripetersi la voce si inginocchiò chiedendo al Signore che, se fosse un’anima giusta, a lui cara, si degnasse di aiutarla nelle necessità in cui si trovava. Alla stessa ora, a distanza di molti chilometri, quanti ci sono da Corneto-Tarquinia a Lucca, Gemma era in estasi e le persone che si trovavano accanto a lei la udirono ripetere le citate parole.

Dopo aver ottenuto molti e palesi segnali della volontà di Dio e l’approvazione e la benedizione del Papa Pio X, andò a Lucca come superiora per iniziare l’opera. Quando la Madre Giuseppa venne a Lucca, erano passati due anni dalla morte di Gemma Galgani.41

La Madre Gabriella dell’Addolorata

La seconda religiosa e compagna della Madre Giuseppa era la Madre Gabriella dell’Addolorata. È un’altra anima bella nella quale furono glorificati il Signore e san Gabriele passionista. Era dello stesso convento di Corneto-Tarquinia e partì in compagnia della Madre Giuseppa. Figlia di una famiglia molto distinta di Teramo rimase orfana di genitori a sette anni. Una sorella e una zia la condussero in un collegio di Benedettine di clausura. Lì, a causa di diverse malattie, restò muta. A 19 anni, già da 4 o 5 anni non parlava ed avevano dichiarato inguaribile la sua malattia. Non poteva emettere neppure i suoni gutturali che solitamente emettono i muti. Dopo aver tentato inutilmente tutti i rimedi della scienza, venne portata sulla tomba di san Gabriele dell’Addolorata. In pieno giorno rimase come assopita in un sonno sovrannaturale, sdraiata sopra la tomba del Santo (allora venerabile). Nessuno riusciva a svegliarla; alla 14.00 si svegliò lei da sola ed esclamò: «Viva san Gabriele» e ricevette in quella maniera miracolosa la parola ed insieme la vocazione religiosa. Per riconoscenza al Santo, prese il suo nome e l’abito di Passionista.

Era una religiosa molto osservante, fervente, mortificata, diretta dal P. Germano, il quale, quando lei era ancora educanda, le profetizzò che dopo 9 anni lui l’avrebbe prelevata per una nuova fondazione, come di fatto avvenne. In qualità di Vicaria e Vicemaestra, lei suppliva la Madre Giuseppa e ci dirigeva nei lavori e nelle faccende esterne della vita religiosa.

Suor Serafina

L’altra professa, venuta da Corneto-Tarquinia con queste due Madri, era una suora laica, Suor Serafina che vive ancora (mentre scrivo) nella comunità di Lucca. È un vero serafino di bontà per il suo amore a Dio, la vita interiore e la diligenza nei suoi doveri di laica. È una di quelle anime che parlano poco e fanno molto. La loro vita è nascosta in Dio, per cui le loro opere non si conoscono né sono appariscenti, ma portano con sé grandi tesori di virtù e di santità.

Due novizie

C’erano poi due novizie, delle quali ho già parlato in occasione della nostra partecipazione alla loro vestizione. La signorina Eufemia, figlia dei signori Giannini, famiglia benefattrice di Gemma Galagani, alla quale la stessa Gemma aveva profetizzato che si sarebbe fatta monaca passionista e che le avrebbe lasciato il suo posto. Per questo motivo prese in convento il nome di Maria Gemma di Gesù. Costei ebbe la gioia di vivere diversi anni con la venerabile Serva di Dio e di trattarla come sorella, di vederla molte volte in estasi e di raccogliere stenograficamente le parole che in quei momenti pronunciava. Sono quelle che si trovano nel volume sopra citato: «Lettere ed estasi...».

L’altra novizia era laica, penitente di Mons. Volpi, di condizione umile, ma ricca di grazia e piena dello Spirito del Signore. Lo stesso vescovo rimaneva incantato davanti al candore di quell’anima. Una volta lo udii io stessa dire, parlando di lei, che aveva conservato l’innocenza battesimale. Tra tutte le virtù che l’adornavano e che l’adornano (infatti anche lei è ancora vivente), la sua virtù più caratteristica è la carità. Quanti atti eroici io ho visto praticati da lei! Era tutta occhi per le necessità del prossimo e vedendole aveva ali per volare a soccorrerle. Dovette aver ricevuto una luce speciale dal Signore sopra questa grande virtù e grazie straordinarie per praticarla con tanta fedeltà e costanza.

Una postulante

La sesta era una postulante di età già avanzata, 64 anni. Il Signore si servì di lei come strumento per aiutare materialmente la comunità in quegli inizi così disagiati. Con generosità santa e nobile distacco donò tutto al convento ignorando i nipoti e i parenti che pretendevano di entrare presto in possesso della sua eredità. Se qualcuno le parlava del dispiacere che avrebbero provato i suoi, immediatamente rispondeva: «I miei parenti e nipoti non verranno a strapparmi dal purgatorio. Io devo pensare alla mia anima ed impiegare quello che mi appartiene nel modo che sia più vantaggioso per l’eternità».

All’età che aveva sembrerà incredibile, ma è sicuro: aveva solida e vera vocazione di Passionista. Entrò in convento unicamente perché Dio la chiamava lì, come glielo aveva predetto un santo religioso molti anni prima, quando ancora non si parlava di questa fondazione. Per non caricarla a quell’età del rigore della santa osservanza, si parlò di ammetterla come una signora in ritiro, ottenendo previamente le dovute autorizzazioni, ma lei nel momento stesso in cui si rese conto di cosa si trattava, con franchezza e forza ammirabile disse: «Voglio essere figlia di san Paolo della Croce. Purché mi facciano fare la professione, mi accontento di restare come laica, altrimenti me ne vado». Il Signore non volle privare la comunità di un’anima che nell’ambito spirituale le sarebbe stata di vantaggio più che nell’ordine materiale. Di fatto fu postulante con noi e con altre due che vennero dopo. Insieme vestimmo il santo abito e facemmo la professione.

Tutte e cinque, con le due novizie nominate prima, costituimmo le prime sette che il Signore aveva mostrato in visione a Gemma Galgani diversi anni prima che si facesse la fondazione.42

Per parlare dello spirito di mortificazione, orazione e fervore di questa vecchietta sarebbe necessario dilungarsi molto… Dirò soltanto che morì a 73 anni offrendo la sua vita per la Madre Giuseppa, in un’occasione in cui si trovava ammalata gravemente. Otto giorni dopo l’offerta, la Sorella Nazarena, così si chiamava, era morta e la Madre Giuseppa guarita.

Queste sei, più noi due, eravamo in otto a formare la Comunità degli inizi delle Passioniste di Lucca.

Pochi mesi dopo entrarono altre postulanti, ma tralascio di parlare di loro in particolare perché non ho avuto speciali relazioni con loro, come invece ho avuto con queste che furono le mie compagne di noviziato.43

Inoltre non voglio dilungarmi molto avendo molto da dire della mia anima e di cose importanti nelle quali l’obbedienza mi aveva ordinato di occupare più tempo, come con la grazia del Signore spero di fare.


39 Cf. Lettere di S. Gemma Galgani, ed. 1941, lettera n. 1 alla Madre Giuseppa, pp. 410-411.

40 Cf. Estasi 109, ed. 1958, ristampa del 1979, pp. 131-132, dove nella nota si fa riferimento esplicito a Madre Giuseppa. Cf. anche: Lettere di S. Gemma, ed. 1941, n. 114, pp. 269-271.

41 La Madre Maddalena scrisse un’ampia biografia della Madre Giuseppa con il titolo: «Una amiga de Santa Gema», pubblicata a Madrid nel 1953. Sarà pubblicata in italiano unitamente alla presente autobiografia. Le due fondatrici, giunte il 16 marzo 1905 a Lucca dal monastero di Tarquinia, erano Madre Giuseppa Armellini del Sacro Cuore e Gabriella Cozzi dell’Addolorata, il cui nome di battesimo era Elvira e fu miracolata da san Gabriele: era lei che, nei primi tempi, fungeva da Vicaria e Vicemaestra. A loro, un anno dopo, si aggiunse pure proveniente dal monastero di Tarquinia una Sorella professa: Suor Serafina Cortopassi di san Paolo della Croce, che condivise con le due prime le fatiche e le privazioni della fondazione. In verità lei doveva partire con la Madre Giuseppa e la Madre Gabriella, ma all’ultimo momento non le fu concesso, perché era poverissima e senza dote e loro stesse avevano difficoltà di mantenersi. Fu possibile farla venire dopo l’entrata di Suor Nazarena, perché questa si offrì ad aiutarla economicamente.

42 In data 29 gennaio 1900, Gemma Galgani scrive a P. Germano: «Un giorno mentre pregavo, mi andò via la testa [andò in estasi], e mi trovai davanti Confratel Gabriele che mi dimandò: «Gemma, hai nulla da dirmi?». «O ci ho tante cose anche da parte del Confessore. Vuol sapere di questo convento, chi sarà che dovrà dare principio all’opera, chi dovrà poi terminare e quanto tempo ancora sarà?». Quando ebbi dette quelle parole, mi vennero davanti delle persone e Gabriele me le fece vedere ad una ad una: erano 7 e ne conobbi tre. «O chi sono quelle lì?», gli domandai. Ed esso: «Saranno Passioniste» (cf. lettera n. 1 a P. Germano, in: Lettere di S. Gemma Galgani, ed. 1941, p. 7).

43 Pensiamo utile riferire i nomi delle prime sette religiose passioniste del monastero di Lucca, cariche di un significato profetico, perché «il Signore le scelse a colonne e sostegno di quel colossale edificio», come scrive Madre Maddalena nella biografia di Madre Giuseppa, «Una amiga de Santa Gema». Naturalmente queste sono quelle che hanno perseverato, perché dopo le prime due erano entrate in prova come coriste altre due postulanti (in data 14 gernnaio 1906 Olga Cavallacci, nata a Lucca il 20 gennaio 1883 e in data 20 gennaio 1906 Fanny Da Lama, nata a S. Gennaro (LU) il 25 dicembre 1884) che per vari motivi non se la sono sentita di continuare. 1. La prima delle sette che la Provvidenza mise accanto alle due fondatrici fu quella inviata loro da Monsignor Volpi: si chiamava Maria Caselli ed era nata il 5 gennaio 1872 a Castello di Moriano (LU). Quando il 29 marzo 1905 entrò in monastero aveva già 32 anni. Da religiosa prese il nome di Suor Maria di Nostra Signora del Sacro Cuore. 2. La seconda delle sette fu la signorina Eufemia Giannini, nata a Lucca il 29 ottobre 1884. Entrò in monastero il 27 novembre 1905 (dal quale, per motivi di famiglia, uscì il 21 dicembre 1905 e vi rientrò l’8 gennaio 1906) e con dispensa della Santa Sede poté vestire il santo abito dopo cinque mesi soltanto, il 25 marzo 1906, insieme a Suor Maria. Tenne la cerimonia il P. Germano. Questa seconda giovane fu il maggiore appoggio di Madre Giuseppa. 3. La terza fu Beatrice Pardini: Suor Nazarena dell’Addolorata. Non si può dire che fosse giovane, perché quando entrò, il 14 aprile 1906, aveva già 64 anni. Nacque a Casoli di Camaiore (LU) il 12 febbraio 1842. Fu una vocazione singolare: era una delle tre conosciute da santa Gemma, oltre a Suor Maria e a Madre Gemma. Fu la prima di quella comunità di fondazione a morire, ciò avvenne il 14 febbraio 1916. 4. e 5. La quarta e la quinta furono le due giovani sorelle di S. Gemignano di Ponte a Moriano (LU): Elisa e Giuseppina Marcucci, la prima ventenne e la seconda diciottenne. Esse presero rispettivamente il nome di Maria Teresa di Gesù e Maria Maddalena di Gesù Sacramentato. 6. La sesta, nata a Tuscania (VT) l’11 giugno 1871, fu Giulia Ciccioli: Madre Giacinta del Santissimo Rosario. Conosceva le Passioniste, perché aveva a Tarquinia (VT) una sorella Passionista. Entrò in monastero a Lucca il 13 settembre 1906. Le furono affidati vari incarichi; quando morì Madre Giuseppa, il 12 dicembre 1921, essa era Vicaria. 7. La settima, ed ultima di quelle che Gemma vide sotto la Croce sul Calvario, è Zoraida Franchini, figlia di Enrico e Serafina Simi, nata a S. Gemignano (LU) il 10 febbraio 1885. Prese il nome di Maria Gertrude di Gesù Crocifisso. Essa non va confusa con Madre Gertrude Vittori di Gesù, che nel 1907 fu richiesta dalla Madre Giuseppa da Tarquinia perché venisse a Lucca a fare da Maestra delle novizie. Questa presiederà il gruppo delle 6 monache che partiranno per il Messico e che assieme a Suor Teresa e a Madre Maddalena Marcucci fonderà il primo monastero in Spagna a Deusto-Bilbao. Nel 1928 sarà richiesta quale superiora a Lucca. Madre Maddalena dice di non voler parlare delle postulanti venute dopo di lei e sua sorella, ma per completare il quadro ci sarebbe da aggiungere che il 27 giugno 1906 era entrata in prova Vittoria Nucci di S. Quirico di Pitigliano (GR) e il 24 settembre 1906 Ada Simi di S. Gemignano (LU), ma questa non fu giudicata idonea, infatti il 18 giugno 1907 uscì. Tra le cinque che fecero la vestizione manca anche Vittoria. Come dirà con grande dispiacere più avanti nell’autobiografia (Parte Prima, n. 35): su 7 postulanti solo cinque furono scelte a iniziare il 27 giugno 1907 il noviziato con la vestizione. Nella biografia di Madre Giuseppa Madre Maddalena ci tiene a precisare: «Queste cinque ultime presero l’abito insieme (il 27 giugno 1907). Fu il secondo turno di novizie che colmarono di soddisfazione il cuore della buona Madre, che era finalmente giunta a vedere le «sette colombe» volteggiare sul Calvario, come scriveva in una lettera alla sua amata Gemma Eufemia, dando ad intendere che ne aveva ricevuto una speciale illuminazione».


 
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