3. Il mio primo amore, il mio primo dolore

3. Il mio primo amore, il mio primo dolore

Mentre si aspettava l’età richiesta dei 7 anni per essere ammessa nella scuola municipale, mi mandarono in una scuola privata, dove vi andavano solo le bambine inferiori a questa età. Fino ad allora gli affetti del mio ardente cuore non erano usciti dai confini delle pareti della mia casa. A trovarmi in mezzo a più di 60 bambine della mia età, come rimasi contenta! Già potevo riversare i miei affetti: avevo tante persone da amare!…

La prima amica

Un giorno passò da casa mia una di queste bambine, di circa sei anni, in compagnia della nonna che la portava a passeggio. Subito le andai incontro e la portai nel mio giardino e lì giocammo e ci divertimmo per molto tempo. Al momento di separarci restammo amiche inseparabili. Come mi sentivo felice! Così ebbe inizio la nostra amicizia. Da allora Anna Mei, così si chiamava, era solita venire spesso a casa mia ed io andavo con lei in compagnia della sua nonnina a passeggio. Con quanto entusiasmo ed allegria correvamo per i prati e a volte sulle colline circostanti a cercare fiori e a raccogliere erbette per comporre un bel mazzetto. Al ritorno alle nostre case lo mostravamo alle nostre mamme, facendo loro il resoconto di dove li avevamo raccolti, sembrandoci di conoscere già la vastità del mondo più di loro. Come mi sentivo felice! Che età quella: correre, giocare, mangiare (infatti portavamo la nostra merenda), e amare con ardore e senza timore ed essere amate. Questa era fin da allora una necessità tanto imperiosa del mio cuore che si sentiva soddisfatto e completamente felice con questo primo amore. Poverino! Ignorava la sua grandezza, perciò gli bastava quel suo essere piccolino…

Quando si avvicinava l’ora nella quale Anna era solita venire, io andavo ad attenderla all’inizio della stradina per la quale arrivava. Non mi sembravano lunghe le mezz’ore e più d’attesa che avevano lo scopo di poter avere la soddisfazione di correre volando tra le sue braccia nel momento in cui la vedevo; poi noi due, con una mano sulle spalle dell’altra, andavamo contente a bere ai torrenti il più puro piacere di quell’età d’oro…. O Gesù: cosa pensavi Tu, che ci vedevi e sapevi che presto avresti rotto questi forti lacci del mio primo amore, incominciando così a far intendere alla tua piccola amante la fragilità degli amori umani?… Sono convinta che già da allora, o mio buon Gesù, Tu, geloso del mio cuore, andavi con sapienza infinita disponendo le cose intorno a me perché il mio amore fosse soltanto per Te. Se amai qualcuno fu solo di passaggio; i miei affetti si posarono solamente in Te. Oh amore del mio Gesù, quanto ti devo!

Quasi senza rendermi conto, andai per vari giorni là dove ero solita attendere Anna; me ne rimanevo seduta sopra l’erba, sopra un rialzo di terra da un lato della mia casa…. Aspettavo…, ma la mia amichetta non appariva. Senza di lei, io non avevo voglia di giocare. A volte, solo dopo una lunga attesa, mi alzavo all’udire la voce della mamma che mi chiamava per la merenda.

Doloroso lutto bianco

Un giorno le campane annunziarono la morte di un angelo… Io credevo che morissero soltanto gli anziani e le persone brutte; non mi veniva di pensare altra cosa. Quelli di casa domandarono chi era morto, e fu loro risposto: la bambina Anna Mei. Era figlia unica, adorata e graziosa come un angelo. La mia amichetta infatti già stava con gli angeli del cielo! I suoi occhietti si erano chiusi alla terra e a me. Vidi il corteo con la piccola bara coperta di fiori…. Osservavo tutto seria ed in silenzio, non sapevo né potevo parlare, ma nel mio intimo che vuoto, che strazio sentivo!…. Quante volte continuai ad andare a sedermi là dove ero solita attendere quella che tanto amavo e che non esisteva più! Me ne restavo guardando verso quel lato con la testa appoggiata sopra la mano… Che grandi cose sentivo! Era certamente il mio Dio che operava nella mia anima. Dopo aver dato uno sguardo verso quel sentiero, chiudevo gli occhi come se già non volessi veder più nulla: mi sembrava tutto così brutto!…. Pensavo: Anna certo non verrà più, io non tornerò più a vederla, non giocherò mai più con lei… Mi dava una grande tristezza da farmi perdere la voglia di correre.

Io non sapevo spiegarmi il perché di tutto quello che sentivo: era il mio primo dolore. Non conoscevo tuttavia come esso passa, taglia, e a volte schiaccia ed opprime il cuore umano, e sembra voglia lasciarlo senza vita. Alla mia mente soltanto si presentava Anna con tutte le sue grazie e con tutti i suoi incanti… Se mi capitava di pensare a lei, dicevo: meglio sarebbe stato se io non l’avessi conosciuta. Sentivo quasi come un peso l’averla amata: amare chi così presto ed improvvisamente doveva essermi portato via, lasciandomi questo vuoto… Quanto bene mi avrebbe fatto se qualcuno mi avesse detto qualche parola per elevare la mia mente nelle regioni più alte e non lasciarla avvolta in questa triste nuvola di dolore, che era molto maggiore quando occupava tutto il limitato spazio che potevano riempire le idee della mia debole mente; non trovavo né appoggio né via d’uscita al mio dolore… Pensavo soltanto che avevo perso quella che tanto amavo e che non potevo tornare a vedere giammai. Oh se qualcuno mi avesse aiutato ad elevare i miei pensieri al mondo soprannaturale, dicendomi: «Anna non è morta, è andata in cielo in un mondo migliore, a vivere con gli angeli, dove non si soffre, e si godono tutti i beni e non si muore mai; è andata con Dio, con nostro Padre, che sta in cielo e con Maria nostra Madre! Lei era buona, perciò la desideravano tanto e l’hanno chiamata a vivere con loro; se sei buona tu andrai presto a vederla e tornerai a giocare e a correre con lei». Chi mi avesse parlato in questo modo, quanto mi avrebbe consolato e quale gran bene mi avrebbe fatto! Ma nessuno fece questo, perché io ero piccola e non si immaginavano quello che passava dentro di me.

L’attenzione che meritano i bambini

Talvolta qualcuno pensa che io parlo così ora, perché comprendo, ma che allora non potevo intendere queste cose. Certamente non potevo intenderle come le intendo ora, ma le comprendevo a sufficienza per consolarmi nel mio dolore e soprannaturalizzarlo con i sentimenti della fede cristiana.

Quanti si trovano in errore a riguardo di questo argomento! Dicono che i bambini non possono comprendere certe cose e perciò tralasciano di parlare loro delle verità consolatrici della nostra religione, mentre poi non hanno riguardo nel confondere ed offuscare la loro tenera e pura mente con racconti e storielle, frutto di fantasie esaltate e renderli così incapaci veramente di intendere la pura verità quando siano cresciuti. Riflettano un poco sopra ciò quelli che trattano ed istruiscono i bambini e pensino che il demonio guadagna molto quando riesce a distogliere in questo modo le anime dalla conoscenza delle cose eterne. È molto grande il danno che si fa loro, ma maggiore sarà anche il rendiconto che dovrà dare chi è causa di questo male. Si colleghi questo con le terribili minacce del Salvatore contro quelli che scandalizzano i bambini e con il dispiacere che mostrò quando gli Apostoli volevano allontanarli da Lui. Comandò fermamente che li lasciassero avvicinarsi a Lui. Confondere le loro tenere menti con menzogne o ritardare nel dare loro la luce della verità alla quale siamo obbligati per mezzo dell’istruzione religiosa, non è altro che allontanare i bambini da Dio. Gesù ha detto che li ama. Con nessuno ha dimostrato mai tanta tenerezza e familiarità come con loro, fino a farli sedere sulle sue divine ginocchia e a stringerli tra le sue braccia. Lo dice il santo Vangelo: «Complexens eos», li strinse al suo seno.3 Come se questo non bastasse ce li propone come modelli per entrare nel regno dei cieli. Quanto prima si cercherà di aprire le loro intelligenze alla conoscenza di Dio, perché presto vadano a Lui, più bene si farà loro, avendoci egli manifestato questa sua volontà in una maniera così chiara.

Parlando ai bambini delicatamente e chiaramente, nessuno abbia mai paura che sia prematuro e che non comprendano. Lo Spirito Santo, dal quale procedono queste verità, non incontrando ostacoli nei loro cuori puri penetrerà in loro stessi senza che essi se ne accorgano, o sappiano farcelo sapere. Non c’è maniera migliore per disporre le anime alla luce della verità che la verità stessa. Quante cose si potrebbero dire sopra il bene e il male che fanno le prime impressioni che si ricevono durante la fanciullezza! Siccome i bambini non sanno esprimersi, molti pensano che certe cose non le comprendano né le sentano. Si sbaglia molto: i bambini si dispongono o si indispongono a seconda delle impressioni che ricevono al loro interno. A volte si rattristano e si fanno talvolta soffrire, relativamente alla loro capacità, più degli adulti. Questo ancor meno può piacere a Gesù. Se egli non vuole che si contristi nessuno o gli si dia motivo di sofferenza, perché ciò sarebbe contrario alla carità, molto meno vorrà che si contristino questi angeli che Lui ama con amore di predilezione, per la loro innocenza e purezza.

Ricordo che una volta io ero molto allegra e contenta giocando. Giravo intorno ad una persona con la testa piegata in avanti e muovendola: cose da bambine che non possono stare quiete, come ero io che non potevo fermarmi un minuto. Certe persone che passavano di lì mi dissero: «Bambina, sei matta?». E continuarono gridando: «Guardate, guardate, questa bambina è matta»… Io mi fermai immediatamente, senza più voglia di giocare. Contristare in questo modo una creatura senza motivo, (infatti non facevo niente di male, ma solo quello che è proprio di questa età), non è secondo lo spirito della carità cristiana. La bontà e la misericordia del Signore, che già allora stavano rivolte verso di me, fecero sì che quelle parole mi fossero molto utili. Anche ora quando medito Gesù trattato da pazzo ricordo il sentimento che allora provai, pur essendo così piccola, e compatisco di più la grande umiliazione e confusione del Figlio di Dio in questo disprezzo che ricevette durante la sua passione.

Un’altra volta che baciavo la mamma lei mi disse: «Mi baci, ma subito dopo sei cattiva; questi baci sono i baci di Giuda». Quanto sentii questa osservazione e quanto mi fecero riflettere quelle parole che ella fece molto bene a dirmi, come correzione e meritato rimprovero!

Sopra la tomba di Anna posero alcuni roseti, di quelli che dànno roselline. Quando andavo al cimitero, che impressione mi faceva vederle! Sembrava che mi dicessero: «Ti è stato strappato questo primo e piccolo amore per darne al tuo cuore un altro infinitamente più grande e che non muore mai… Ama il tuo Dio, ama il tuo Dio! Infatti la creatura è come un fiore che nasce e presto muore; passa come un’ombra…: Quasi flos egreditur et conteritur, et fugit velut umbra».4

Certamente non tutti i bambini sentono e comprendono la stessa cosa; ma tutti desiderano la conoscenza della verità ed hanno la capacità di poterla ricevere. È un’opera di grande merito e carità il far penetrare in quei piccoli tabernacoli la luce divina perché si aprano solo all’Eterno Amore.


3 Cf. Mc 10, 16: «Abbracciandoli».

4 Cf. Gb 14, 2: «Come un fiore spunta e si spegne, e fugge come un’ombra».


 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: