45. I preliminari della separazione

45. I preliminari della separazione

Gesù è un Amante geloso che vuole tutto ed esige tutto dall’anima che è decisa di appartenergli senza riserva. Io, nel mio desiderio di voler essere tutta sua, gli ripetevo frequentemente: «O Gesù, dammi il tuo amore e fa’ di me quello che vuoi! Fa’ che cresca sempre nella scienza di amarti, costi quello che costi. Chiedimi tutto e donati totalmente a me. Se Voi, o Dio mio, non Vi accontentate di una sola parte del mio essere, ma lo volete tutto intero, nemmeno io mi accontento di una parte solamente di Voi, Vi voglio tutto senza riserva».

Mentre io ripetevo queste invocazioni nella pacifica solitudine del mio convento, Dio compiaciuto, senza dubbio, della mia supplica, andava disponendo le cose in modo che quello che gli offrivo con le parole, glielo consegnassi effettivamente con le opere.

Le prime notizie circa un possibile viaggio in Messico

Correva l’anno 1908 quando un giorno, in compagnia del P. Germano, si presentò in convento desideroso di conoscere la comunità, il molto Reverendo P. Juan de la Cruz, Provinciale della Provincia della Sacra Famiglia di Spagna. Ci fecero scendere tutte in parlatorio. Il P. Juan ci faceva domande riguardanti la comunità che ammirava piena di vita. Mostrava molto interesse nel sapere qualcosa circa i suoi inizi, intorno alle difficoltà incontrate e come erano state superate. Il Padre Germano e la Madre Giuseppa rispondevano ad ogni domanda molto soddisfatti e contenti nel vedere alla fine terminata l’opera che era costata tanto a tutti e due. Trascorremmo un po’ di tempo in maniera molto piacevole ricordando i mezzi provvidenziali dei quali il Signore si era servito per giungere fino al momento felice in cui allora si trovava la comunità.

Accomiatandosi ci disse, rivolgendosi specialmente a noi giovani religiose: «Si facciano sante e molto sante e crescano molto di numero, perché da qui a tre anni io tornerò per portarle in Messico». Non demmo a queste parole più importanza di quello che si dà a qualunque altro saluto o complimento. Forse nemmeno noi ritornammo a ricordarci di quelle parole fino a che, passati i tre anni, tornò davvero lo stesso Padre non solo a chiederci se volevamo accettare la sua proposta, ma addirittura con il permesso del Papa in mano per portarci in Messico.

Un anno prima che succedesse questo, nel fare la distribuzione degli uffici e degli incarichi, siccome eravamo tutte giovani, la Madre Giuseppa credette opportuno chiedere a Corneto-Tarquinia (che era la Casa Madre) una religiosa per l’ufficio di Maestra e l’ottenne. Essa era la Reverenda Madre Gertrude di Gesù, della quale da qui in avanti avrò occasione di parlare diverse volte. Tutte queste cose, che il Signore andava ammirabilmente disponendo, erano i preliminari della nuova fondazione, senza che noi lo sapessimo, anche se io, da parte mia, avevo la sicurezza assoluta che non sarei morta a Lucca.

Precedenti presentimenti della sua partenza da Lucca

Il giorno in cui feci il mio ingresso nel convento ero alquanto inquieta o meglio mi sentivo un po’ preoccupata per quello che mi aveva detto una santa religiosa Superiora in una certa occasione, quando andai a farle visita con mia sorella: «Se vogliono venire da noi —disse—, una la accettiamo, ma tutte due no, perché l’esperienza ha dimostrato che due sorelle nella stessa comunità sono di impedimento alla mutua perfezione». Queste parole mi si inchiodarono fisse nella mente e se il Signore dispose che tutte e due entrassimo tra le Passioniste, per parte mia ciò non fu senza qualche pena e timore… Nell’istante in cui stavamo entrando, quando ancora non si era chiusa la porta, mi sembrò però di udire una voce nel mio intimo che mi disse: «Non rimarrete insieme». Ebbi sempre ferma la convinzione che sarebbe successo proprio così. Quando due anni prima le religiose di Corneto-Tarquinia andarono a fare una fondazione negli Stati Uniti e la Superiora non voleva dare il numero di religiose che chiedevano dicendo che non conveniva che tante monache in una volta sola lasciassero quella comunità (e per questo ne cercarono qualcuna da un’altra parte), io ero disposta ad andarci. Il Signore, che aveva altri disegni sopra la mia povera persona, dispose le cose in modo diverso.

Al di là di questo, mi successe una cosa che, per tutte le sue circostanze, credo dovesse venire dal Signore. Accadeva che stando vicino alla Madre Gertrude, specialmente in coro (perché andavamo a fare visita al Santissimo o facevamo la Via Crucis), quando lei era inginocchiata accanto a me, udivo come una voce nel mio intimo che mi diceva: «Voi resterete insieme». Questo mi successe molte volte ed io l’udivo chiaramente e distintamente.

Per tutto questo insieme di cose provavo come un’attrazione, come una seconda vocazione, a servire il Signore in qualche fondazione, anche se la mia imperfezione ed ignoranza mi facevano vergognare di un simile ideale, sapendo che per questi casi si scelgano sempre i soggetti più abili e santi. Tuttavia questo pensiero non mi scoraggiava, dato che Dio può servirsi di chi vuole e di solito sceglie con preferenza le persone più inette e misere con lo scopo di far risplendere meglio la sua potenza.

Prima della richiesta formale di sei religiose che il Padre Provinciale fece per portarle in Messico, venne riunito il Capitolo e lì, dopo averci esposte le condizioni e la modalità secondo la quale si progettava di fare la fondazione, ci fu detto che ciascuna di noi mettesse per iscritto il proprio parere sull’argomento in questione e se era disposta o no ad andare. Io scrissi: «Io approvo la fondazione in Messico e mi metto nelle mani dell’obbedienza, perché disponga di me quello che vuole». Quei foglietti vennero inviati al vescovo e dopo, una volta dato il suo parere, si sarebbe deciso quello che si sarebbe dovuto fare.

L’ordine di andare in Messico

Passarono diversi giorni o settimane senza saper nulla e senza che nessuno osasse fare domande a questo proposito. Un giorno, quando meno pensavo a questo poiché mi trovavo tutta attenta al lavoro che avevo tra le mani, la Madre Presidente mi vide dal corridoio di fronte e mi fece segno di andare là da lei. Mi alzai subito contenta, come sempre quando mi chiamava. Giunta alla sua presenza mi misi in ginocchio (come è costume di fare tra noi) per ricevere i suoi ordini. Mi disse solamente queste parole: «Consorella Maddalena, lei andrà in Messico». Siccome in quel momento non ero prevenuta né preparata per simile notizia, provai una strana sensazione che mi lasciò preoccupata, anche se era solo passeggera, ma mi bastò per conoscere quanto è vero che «dal dire al fare c’è di mezzo il mare».

Avevo ventiquattro anni, ero giovane, ardente, non conoscevo altri amori dopo Dio che la famiglia e la comunità. Improvvisamente avrei dovuto lasciare la mamma… Povera mamma! Io, da parte mia, ero pronta anche a questa seconda separazione, ma mi faceva soffrire la pena che prevedevo avrebbe procurato a lei.

«Quando lo saprà!…», pensavo io. «Quando le diranno che la sua Beppina, la sua beniamina andrà così lontana!…». Prevedevo perfettamente cosa sarebbe succeduto dopo, come vedremo. Inoltre lasciare la comunità delle consorelle, specialmente quella santa Madre Giuseppa, e separarmi da loro, lo sentivo ancora di più che per la mia stessa mamma. Il cuore esperimentava tutte queste lotte, e soffriva molto… Ricordo che la prima notte, dopo che la Madre mi aveva dato la notizia, non potei dormire. Ma Gesù vinse: la sua grazia e il suo amore mi avevano già fatto loro schiava. Nelle lotte Lui usciva sempre vittorioso.

Opposizione da parte di sua madre

Volli dare io stessa la notizia alla mamma per incoraggiarla al sacrificio. Le scrissi più o meno in questi termini: «Non è vero mamma che io sono di Gesù e che voi avete fatto in suo onore il sacrificio che io mi separi da voi? Oh, sì! Lo sa molto bene il vostro cuore… Sì, gli costò molto, ma lo ha fatto per il Signore e per avere la speranza più ferma di riunirci in cielo. Ora di nuovo, Gesù a noi due chiede un altro sacrificio: gli diremo forse di no?… I Superiori hanno deciso di fare una fondazione della nostra Congregazione in Messico. Tra le sei religiose destinate ad andare là, la vostra figlia ha l’onore di essere una di queste. Ci va contentissima per poter diffondere in quella lontana regione la passione santissima di Gesù. Mi immagino che Dio ci chiede questo sacrificio perché ognuna di noi realizzi più perfettamente e senza perdita di tempo il lavoro che ci è stato affidato su questa terra. Succede come chi chiude le porte di casa dove tutte e due stiamo lavorando perché ciascuna separatamente attenda con più impegno al suo lavoro. Al termine della giornata, la breve giornata della vita, quando si torna ad aprire le porte e noi ci riuniremo per sempre, potremo ricevere un compenso più ricco e sarà più piena ed abbondante la nostra gioia».

Nonostante tutte le mie riflessioni, ella continuò ad opporsi e cercò di impedire la mia partenza, interessando anche il vescovo. A tutti i motivi che portava per rafforzare il suo punto di vista aggiungeva quello della mia scarsa salute o del mio stato di debolezza. In questi alti e bassi e alternarsi delle situazioni, io indubbiamente soffrivo molto. Da un lato mi sembravano ragionevoli gli argomenti che aveva per non andare, ma dall’altra parte mi sembrava di capire che Dio lo voleva e che quelle opposizioni e quelle contrarietà erano suscitate dal demonio, invidioso del bene che prevedeva come risultato di quella fondazione. Per diverse circostanze che si verificarono in proposito, era molto probabile che, se io non fossi andata, la fondazione non si sarebbe fatta (almeno per allora).

Misi al corrente di questi turbamenti il Padre della mia anima (il Padre Ignazio) che mi rispose in questo modo:

«Quanto alla sua partenza, io le dico che lei può andare se non si oppone il medico. Io sapevo già le difficoltà avanzate dalla sua mamma e la ritrosia in generale per la partenza. Lasciamo a Dio che compia l’opera come più gli piace. Lei, pertanto, si faccia indifferente; è questa la migliore disposizione. Però non intendo con questo dirle che se ne stia con le mani in mano, specialmente se teme che sia il demonio che sta lavorando. Però, in ogni modo, la decisione spetta ai superiori che sono luogotenenti di Dio. Lei non faccia altra cosa se non chiedere che si faccia la volontà del Signore».

In un’altra lettera mi diceva:

«Andrà lei in Messico? È bene che lei rimanga indifferente nelle mani dello Sposo al quale è consacrata, ma intanto è necessario pregare che nessuno si opponga ai sui disegni».

Benché il Padre, come si vede per quanto detto, mi raccomandasse soltanto la santa orazione e l’indifferenza, io comprendevo molto bene che tanto lui come la Madre Giuseppa desideravano molto che io vi andassi e le difficoltà li facevano soffrire molto. L’opera era di Dio. Egli la voleva e si fece, superando tutti gli ostacoli che si opponevano alla mia partenza, specialmente da parte di mamma, la quale diceva che aveva dato il permesso, perché fossi religiosa lì, nella comunità di Lucca, e non per andare in un’altra parte. L’amore materno non le lasciava comprendere che i suoi diritti di madre erano insufficienti ad impedire a una figlia religiosa di accettare quello che i Superiori avrebbero deciso sopra di lei, come nemmeno avrebbe potuto, se lei fosse stata sposata, sottrarla dalla dipendenza del suo sposo. Gesù, mio Sposo, era l’unico che poteva disporre di me.

Non voglio tralasciare di raccontare a questo proposito un aneddoto molto grazioso che rivela da un lato l’amore materno di mamma e dall’altro il suo cuore cristiano. Un giorno venne al convento e, senza preamboli, entrammo subito a parlare dell’argomento che la rendeva così preoccupata. Ella insisteva perché non mi mandassero in Messico. La Madre Giuseppa si univa a me procurando di convincerla, tentando di persuaderla che quella era la volontà di Dio e che, se resisteva, si opponeva alla stessa. All’udire questo mamma disse: «Se sapessi che è volontà di Dio, io non mi opporrei. L’altro giorno stavo in chiesa pregando Dio proprio per questo e udii una voce che mi disse: Non lasciarla andare, non lasciarla andare». Io risposi: «Ah! questa, mamma, non era la voce di Dio, era quella del suo cuore». E lei replicò: «Credete che Dio parli soltanto a voi?». Povera mamma! Se il suo tenero amore di madre le parlava, le parlava pure il suo tenero cuore e alla fine vinse la voce di quest’ultimo.

Si decise che partissero sei religiose: quattro coriste e due laiche. E tra le prime c’era la povera Maddalena di Gesù. Come Superiora venne designata la Rev.da Madre Gertrude, di cui ho già parlato, che nella comunità occupava allora l’incarico di Maestra delle Novizie. In questo modo si vide quanto sia stata provvidenziale la venuta a Lucca di questa buona Madre, perché se non ci fosse stata lei, che già aveva esperienza ed età (45 anni), nessun’altra sarebbe stata capace di esercitare quell’incarico, essendo nella comunità tutte molto giovani.

Dopo che fu fissato che anch’io sarei partita, lo comunicai al P. Ignazio, che mi rispose nel modo seguente:

«Lei mi dice che è stata destinata a partire. Vada, sì, vada tranquilla. Dio lo vuole e questo basta. Il demonio è furioso e molto, per il fatto che le primizie di questa casa vadano da un’altra parte a fare del bene alle anime e a glorificare Dio. A questa bestia infernale bisogna però rompere le corna e mandarla a fare i fatti suoi e noi a fare i nostri, senza paura né timore».

Così abbiamo fatto tutte, per la grazia di Dio, disponendoci con impegno e amore alla partenza, che supponevamo non sarebbe tardata molto, come subito vedremo.

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