3. Tu chi sei?

3. Tu chi sei?

 

         Ho desiderato che venisse il momento di porre a me stessa questa domanda e di riuscire a rispondervi per tutti quelli che leggeranno questo povero scritto: «Chi sei Tu?…». Io sono una fiamma del Cuore di Gesù uscita dal suo eterno fuoco di amore, per venire su questa terra ad accendere il suo fuoco nelle anime del mondo intero. Che meravigliosa risposta! Vero? Che opera grande, che sublime missione, molto superiore a tutte le opere più grandi e sublimi della terra!…

 

Il «nulla» e il «tutto»

 

         Stati, regni, nazioni, governanti, titoli, gloria, bellezza, gioventù, tutto passa presto e finisce avvolto nel nulla. Invece, l’amore, quando finirà il tempo, passerà trionfante in altri dominî e la sua vita sarà l’eternità. L’amore di Dio, bene sommo, unico, sostanziale, eterno, bontà suprema: tutti questi sono suoi attributi, esclusivi, perché l’ineffabile, il sostanziale è solamente Dio e tutti questi attributi riuniti in Lui sono l’amore supremo, sono quel… «et misericordia super omnia opera eius».2 La misericordia è l’amore compassivo, ossia è l’amore. Qui sta la sua grandezza suprema: nell’essere il suo amore sopra tutte le sue opere e la grandezza di queste consiste nell’essere eterne.

         Dopo questa parola: ETERNO, il vocabolario rimane privato di ogni gloria e grandezza. Di questa suprema grandezza partecipo io, faccio mio questo suo attributo, mi espando a dismisura finché vivo su questa terra e poi mi espanderò eternamente nel suo mare infinito, senza limiti.

         Vedendo in me tanta grandezza, potrei rinnovare la domanda: «Tu chi sei? Chi ha affidato a te una così grande missione? Chi ti ha detto che devi essere strumento di Dio per accendere il fuoco del suo amore su tutta la terra? Chi me lo ha detto?». Me lo ha detto Dio. Dapprima sul Sinai, quando proclamò: «Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze» (cf. Dt 6, 5; Mc 12, 30). Poi me lo ha detto Gesù, quando affermò: «Io sono venuto ad accendere il fuoco sulla terra, e cosa desidero se non che arda?» (cf. Lc 12, 49). Non si può esigere una dichiarazione più chiara e più esplicita della suprema volontà di Dio, che del resto è confermata dall’esempio del divino Modello, Gesù, e di tutti i santi, per cui dobbiamo lanciarci sicuri di compierla e dire come dico io: Sono una fiamma del Cuore di Gesù, con l’ansia torturante del suo stesso Cuore, che manifestò con quella parola: «Coartatus»,3 per cui la mia anima deve restare come imprigionata, compressa, finché non trabocchi. Quel fiume è giunto fino al mio e faccio mie le sue parole, perché per questo le ha dette Gesù: perché, conoscendo le sue ansie tormentanti di amore, le facessimo proprie e facessimo proprio il suo fuoco.

         Ma allora, che cosa c’è di particolare per te in queste voci di Dio, in questa sua volontà rivolta in generale a tutti? Nulla, assolutamente nulla da parte di Dio nel dirle. Come Padre e Creatore di tutti, si è diretto a tutti con lo stesso desiderio che le facessero proprie mettendole in pratica. La differenza è in chi le ascolta. Io, da parte mia, le ho udite come tutti, però sono risuonate nel mio cuore così profondamente che le ho fatte mie, come se le avesse dette solo per me. Mi sto sbagliando? Non credo proprio, per fortuna mia.

 

 Ciò che esige l’amore di Dio

 

         Amare Dio con tutta la mente vuol dire che la mia intelligenza capisca che Gesù ha voluto dire questo e che lo ha detto a me. Finché si ode la voce dell’Amore che chiama ad una maggiore unione con Lui, uno cammina sicuro, il cuore lo sente. È Lui che gli dà questa sicurezza, e per questo nessuno può toglierla.

         Vorrei che i lettori, tutti senza eccezione, dicessero a se stessi (se finora non hanno riflettuto sopra questa esplicita volontà di Dio): «Voglio rispondere; voglio ora, immediatamente, aprire gli occhi e gli orecchi e rispondere. Voglio che i brevi giorni della mia vita passino amandolo e facendolo amare, voglio che la mia missione sia quella di lavorare per eliminare tutto quanto si oppone al divino amore, al fine di essere docile strumento nelle sue mani per farlo amare. Voglio che il suo amore costituisca il mio tormento, il mio dolce tormento, perché sia la causa della mia dolce e serena morte». Volesse il cielo che con me ripetessero tutti questa energica invocazione, eco delle parole benedette di Dio, che invita tutti ugualmente ad essere apostoli del suo amore. A nessuno venga il pensiero che io abbia ricevuto dal Signore una missione speciale che non è stata affidata a loro. Lo ripeto: la mia missione è la stessa che abbiamo tutti: manca soltanto che ciascuno dica quello che ho detto io: voglio adempierla.

         Non tutti dovranno adempierla nella stessa maniera. Ci sono molti modi: mediante gli scritti, con la parola, con il sacrificio, le sofferenze, la vita nascosta e immolata nel silenzio. Ciascuno ha il suo cammino. Per tutti, sì, sarà necessaria l’immolazione e la rinuncia, tenendo presenti le parole di Gesù: «Chi vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso…» (cf. Mc 8, 34). Ognuno di noi abbraccia quello che incontra sul suo cammino, dicendo: «Voglio trasformarlo in amore, voglio vivere la passione del mio Redentore per aiutarlo a salvare anime». Che vita d’amore sicura è mai questa!

         Mio compagno di viaggio, quando tu leggerai questo, non mi troverai più su questa terra, però pensa che vi sono passata, lottando e cadendo come te e più di te. Dal cielo, ti prometto di aiutarti, di tenerti come fratello mio caro e, se persevererai nei tuoi sforzi e propositi, ti assicuro che saremo compagni dell’amore. Se qui a volte questo è penoso, là sarà eternamente un godimento. Vale la pena, non ti pare? Apri gli occhi, anima cara, che Dio ci ha acquistato con il suo Sangue, non soltanto per salvarci, ma anche per darci la vita piena della grazia. Lo ha detto Lui: «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (cf. Gv 10, 10).

         La vita dell’anima è il suo amore. Lanciamoci senza paura in quel mare senza fondo fino ad inebriarci di quel felice alienamento di tutto, perché ci riempia il «Tutto».

 

Ciò che dà la povera creatura

 

         Ma non ho ancora terminato di rispondere alla domanda: «Chi sei tu?». La prima parte è stata graziosa: «Una fiamma del Cuore di Gesù». Ora con piacere vi mostrerò il rovescio della bella medaglia che avete visto e che potremmo immaginare come un Cuore di Gesù avvolto in molte fiamme ed una di queste si innalza con il nome di Maria Maddalena, ovvero di Apostola dell’Amore.

         Che meravigliosa medaglia, ripeto. Allo stesso tempo qui c’è Maddalena, la povera e miserabile che, se non è giunta a peccare tanto come quella del Vangelo, non ha corrisposto come quella dopo la chiamata da parte di Gesù; non si è lasciata invadere interamente da quel fuoco che consuma i peccati e le scorie che le impedivano l’unione perfetta con l’Amato.

         Maddalena!… Mi ripugna parlare di me stessa, di quello che è mio: il peccato, le infedeltà, le vigliaccherie e le imperfezioni… Io sento che non posso dire come santa Teresa di Lisieux: «non ho negato nulla al mio Dio». Io, anche se per grazia sua mi sono consegnata a Lui nella mia infanzia e posso dire che non ho mai avuto un altro amore che non fosse Lui, nella pratica però e nei fatti concreti non ho corrisposto pienamente e sempre a tutte le sue chiamate. Non gli ho dato tutto l’amore puro che mi chiedeva, sono sempre rimasta indietro dalla grazia. Non ho mai avuto un giorno in cui, nel coricarmi, avessi potuto dire al mio Dio: «oggi ho fatto per te tutto quello che potevo». Ho negato ogni volta qualcosa a Dio e a questo qualcosa ha dovuto poi Lui porvi rimedio con il suo sguardo di compassione e di misericordia. Lui avrebbe voluto guardarmi come fa con le anime fedeli, con uno sguardo di compiacenza, ma…

         Perdonami, Gesù mio; Gesù buono, perdonami! Io voglio dire a tutti che Tu sei buono, infinitamente buono e che io sono cattiva, molto cattiva, ma che ho glorificato la tua bontà e misericordia confidando in Te. Vorrei poter dire che la mia fiducia nella tua bontà è giunta all’ultimo grado. Ma, no; grazie alla tua bontà, non ci deve essere grado nella fiducia, perché la bontà di Gesù non ha gradi, poiché è infinita. Vorrei glorificare la tua bontà e misericordia su di me, fino all’ultimo limite… Che sproposito ho detto! Perdonami, Gesù, in Te non c’è né limite né grado: sei un mare immenso, infinito, di misericordia e di bontà. In questa infinità è dove io mi perdo, ad essa ricorro nelle mie miserie. Che felicità!

         Che felicità avere l’infinito per affogare le nostre miserie, per immergerci e lavarci delle nostre macchie. Lì voglio perdermi per uscirne purificata e lodare Dio e tornare a sprofondarmi un’altra volta, dieci, venti, cinquanta, cento volte al giorno, in quest’oceano senza fondo né rive. Immagino di vedermi immersa in quest’immenso mare e da lì innalzare lo sguardo, non come chi teme di naufragare, ma con la sicurezza di un bambino che vede sua madre e le tende sereno le braccia e lo sguardo, e lei lo accoglie, lo stringe al suo petto e madre e figlio si scambiano il bacio, pegno del più sicuro amore.

         Questo è il nostro Dio. È il nostro Padre e sta sempre alto sopra questo mare dove si nascondono i miserabili, i peccatori (anche i più induriti), i traditori, i giuda, gli incostanti, quelli che vogliono amarlo e sospirano a Lui, quelli che non hanno altro rimedio, altro rifugio e le anime pure, le vergini, le anime a Lui consacrate: tutti, in qualche modo, siamo colpevoli e quindi tutti abbiamo bisogno di questo mare infinito. Sì, infinito, per essere sempre sicuri di poter gettarci in esso. Se vogliamo, possiamo riuscirci, qualunque sia il nostro stato. Sì, in qualunque tempo, a qualunque età, stato o condizione, possiamo amare Dio e implorare la sua misericordia.

 

Umile confessione dei propri peccati

 

         Chi sei tu? Continuo volentieri a rispondere alla mia domanda, perché tutti sappiano che quella che vuole essere Apostola dell’Amore e adempiere la volontà del Padre Celeste, volontà questa che è uguale per tutti, è figlia anche lei di una madre peccatrice, con le passioni che comporta il fatto di essere nati nel peccato. Devo lottare costantemente per non peccare. A volte mi sento così vicina a peccare, che tremo, inorridisco. Devo lottare per non cadere, farmi violenza per fare il bene e non sempre lo faccio nel grado che dovrei. Mi piace quello che è utile, bello, comodo e il mio primo istinto è quello di prenderlo per me. Qualche volta non sono stata capace di vincermi, non ho saputo mortificare la mia gola, il mio orgoglio, la mia impazienza. Mi devo vincere nel sonno e nella negligenza nella preghiera. Manco ai propositi di puntualità e di ordine. Sono, in una parola, la più imperfetta di tutte le mie religiose, che vedo diligenti, esatte e qualcuna perfetta. È una perfezione che io ammiro senza poterla raggiungere.

         Quello che io forse ho di più rispetto a qualcuna di loro è la fede e l’abbandono nelle braccia paterne di Dio, sebbene sia cattiva, perfino dopo le cadute, nei momenti in cui costa molto reagire e rialzarsi. Ma mi rialzo; ho imparato quest’arte dei miserabili. Mi rialzo presto, quasi con più brio e invoco quella misericordia infinita che, perché tale, mi circonda da tutte le parti e mi ripete: «Io sono per te». Gesù è misericordia compassionevole con la sua passione e morte (e la mette tutta a mia disposizione) e Maria (Madre della Misericordia) mi offre le sue braccia materne.

         Tra queste mi rifugio con i seguenti versi:

 

Da chi sen vanno i miseri

Nell’ultimo sconforto?

Qual dono appende il naufrago

Nochier che torna in porto?

 

Tue son, Maria, le glorie;

Tuoi son, Maria, gli onori.

 

Tu la virtù dei deboli,

La gloria dei migliori,

La porta dell’empireo,

La stella del matin.

 

         Madre mia Maria, Madre mia! Tu che hai visto tante mie cadute, ma anche i miei pentimenti, Tu che con le tue braccia materne mi hai rialzato tante volte, con le stesse tue braccia rialzami un giorno per sempre a quelle di Gesù.

 

Fiducia cieca nell’amore divino

 

         Nel considerare le mie grandi miserie e infedeltà di fronte all’immensa bontà di Gesù, rimango sbalordita nel mio intimo e il timore vorrebbe impossessarsi della mia anima. Sì, Dio mi ha scelta unicamente come suo strumento per accendere il fuoco del suo amore nei cuori e lo ha acceso per questo prima nel mio, ma, se —una volta compiuta la mia missione— mi abbandonasse come strumento inutile, allo stesso modo che si getta il fiammifero dopo aver acceso il fuoco, che sarebbe di me? È un pensiero tremendo questo che mi terrorizza!

         A cosa mi gioverebbe l’essere stata canale per comunicare la sua grazia agli altri se io ne rimanessi senza, senza il suo amore? Io questo lo meriterei, o Gesù: meriterei di essere trattata così, perché infedele alle tue grazie senza numero. Ti dico però dal profondo della mia anima, che si lancia alla cieca in quell’oceano di bontà, in quell’abisso infinito della tua misericordia: lo merito, Gesù, ma non farlo, non farlo, non farlo! Ricordati che sei venuto per me, sei venuto in cerca dei peccatori. Ricordati che io sono una pecorella tua, del tuo ovile prediletto, che ho portato sul mio petto lo stemma che la Madre tua e mia portò con i simboli della tua santa passione. Ricordati che mi hai concesso tante grazie e che ora, mentre scrivo, mi si riempiono gli occhi di lacrime al solo pensiero che tu potresti attuare questo senza esercitare verso di me alcuna crudeltà, ma in piena giustizia. Ricordati però anche di quello che proprio ora tu mi stai dicendo nel profondo dell’anima: «Non temere: l’amore esclude il timore, perché l’amore è eterno e il timore è solo per chi vive nel tempo. Se mi ami, già vivi nella misericordia, il tuo timore è amore».

         Credo che questi consolanti impulsi siano tuoi, perché dànno pace e serenità alla mia anima. Non potrei vivere con questi dubbi. Voglio sperare fermamente che ti amerò sempre. Non mi basta sapere che ti farò amare e che l’ideale che la mia anima deve realizzare si compierà dopo la mia morte, ma voglio che si dica di me: «ha amato molto», nonostante sia stata cattiva, imperfetta. Voglio Tu dica a me come alla Maddalena: «Dimissa sunt tibi peccata multa,4 perché hai amato molto». Tutto questo io te lo chiedo e spero, perché: «Quaerens me, sedisti lassus; redemisti crucem passus; tantus labor non sit cassus».5 Sono sicura che tu ascolterai la mia supplica per la gloria e l’onore della tua bontà e misericordia.

         Se non lo farai, che dirà la gente? I miserabili, quelli che non hanno altra tavola di salvezza che il tuo amore compassionevole, che sempre perdona chi ti invoca, cosa direbbero, cosa potrebbero fare loro per salvarsi, se Tu non avessi compassione di me e non mi salvassi nonostante tutte le mancanze commesse e tutte quelle che potrei commettere, anche se già da ora le aborrisco e le detesto? Che direbbero, sapendo che io ho confidato tanto in Te? A chi si rivolgerebbero? Comprometteresti la tua gloria e il tuo onore.

 

Accordo con Gesù

 

         Ricordati, Gesù, di questa mia ultima volontà, di questa dichiarazione che io faccio davanti al mondo intero e che rinchiudo nel tuo Cuore aperto per me. Io, nonostante i miei peccati e le mie ripetute miserie, confido in Te, sono sicura che mi salverai, perché te l’ho chiesto per i meriti della tua passione e morte, per tutto il tuo Sangue preziosissimo sparso per me, per la tua Madre Immacolata e Addolorata ai piedi della Croce, per le sue lacrime, perché lei è il rifugio dei peccatori e ti chiede questa grazia e Tu non puoi negare nulla a colei che ti diede la vita. Accetta già fin da ora questa mia supplica e sottoscrivila con il tuo nome benedetto di salvezza e di’ così: «Per la gloria della mia infinita misericordia e bontà, resta eternamente perduta nel mio amore questa mia povera creaturina Maddalena, che confidò in me, mi amò, o almeno volle amarmi e farmi amare. Gesù Salvatore».

         Procurerò, o Gesù, di esserti fedele nel poco tempo che mi resta di vita. Il Padre mi ha detto che verrai da qui a quattro anni. Mi sembra una attesa molto lunga ancora, non tanto per il desiderio di venire presto a goderti, quanto per il ritardo nell’andare in cielo a lavorare per farti amare. Finché vivo è poco quello che faccio, quando sarò con te lavoreremo insieme e io non porrò ostacoli a tutto quello che tu vorrai fare per mio mezzo. Qui in terra, lo sai, non è sempre così… Cercherò di esserti fedele nei giorni di vita che mi restano: di essere umile, generosa, di vivere di più per Te e meno per le cose esteriori; di darmi di più alla preghiera e alle anime che Tu mi affidi, per poter dire nel chiudere gli occhi, come hai detto Tu: «Ho compiuto l’opera che tu mi hai affidato; non ne ho perso nessuna di quelle che mi hai affidato…».

 

Voglio essere una fiamma – del tuo Cuore,

Per accendere tutti – nel fuoco del tuo amore.

 

         Scrivendo questo capitolo, ho sentito in modo speciale la presenza di Dio e l’assistenza della sua grazia.

 

IGNEM TUI AMORIS6

 

Io son fiamma del Cuore di Gesù,

Per accendere il mio venne quaggiù.

 

Sento l’ardore, divino Amante;

Il tuo fuoco mi brucia ad ogni istante.

 

Ma, è poco bruciar, voglio incendiare

Da chi mi s’avvicina, farti amare.

 

Anch’io sto presa, come il tuo bel Cuore,

Finché non giunga l’ora, o mio Signore!

 

Se devo come Te portar la croce,

Dammela, mio Gesù, ma odi mia voce.

 

Triturami nel torchio del penare,

Ma concedimi amarti e farti amare.

 

Tre grazie voglio dal tuo Cuore trafitto,

Te le chiedo ogni dì come l’ho scritto:

 

1. Che, al mio morir, il tuo volere santo

Abbia compito appieno in gaudio tanto.

 

2. Che muoia in perfetto atto d’amore,

Per vedere all’istante il tuo splendore.

 

3. Che in cielo continui a lavorare

Per farti amar quaggiù senza posare.

 

                  Madrid, 24. 2. 1955

                            M. M.

 

FINO A QUANDO?

 

Fino a quando, Gesù, vorrai d’incognito,

Celando lo splendor del tuo sembiante?

 

Fino a quando starai tra densi veli,

Senza che nulla al cuore ti sveli?

 

Fino a quando, pur stando a me vicino,

Mi vedrò sola e triste nel cammino?

 

Non teme il tuo Cuor che il mio soffrire

Consumi il mio fral sino a morire?

 

Se così avesse fine il viver mio,

Una grazia ti chiedo, caro Dio:

 

Lì, dove cado morta, nasca un fiore

Che dica a tutti: questo fa l’amore!

 

         Maria Maddalena, Apostola dell’Amore

 


2 «La misericordia è su tutte le sue opere».

3 «Costretto».

4 «Ti sono rimessi i tuoi molti peccati». Cf. Lc 7, 47.

5 «Nel cercarmi, ti sei seduto stanco: mi hai redento patendo la morte in croce; fa’ che tanta tua fatica non sia vana» (dall’inno «Dies irae»).

6 «Il fuoco del tuo amore».


 
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