6. Voglio vivere eternamente

6. Voglio vivere eternamente

 

         Tra tutti i dogmi della nostra santa religione, il più alto e il più consolante per me, e credo debba esserlo per tutti, è quello della vita eterna. Quando nel «Credo» ripeto quest’ultima parte del Simbolo della fede, la mia anima ne trae un profitto così grande che sembra recuperare forza e coraggio per tutto. Con quale piacere chiudo questa meravigliosa confessione degli articoli della nostra santa fede con l’Amen!…

 

Fede nella vita eterna

 

         Con ragione hanno messo alla fine: «Credo nella vita eterna», perché è la base e il sostegno di tutto quanto viene prima. Del resto che ci servirebbe credere tutto quello che di Dio si crede, del nostro divino Redentore, di tutto quello che ha fatto e della sua passione e morte, se poi non ci fosse l’eternità? Che sarebbe di noi se non ci fosse una vita senza fine, dove godremo di questi immensi beni e potremo rendere grazie a Dio? Non ci bastano i quattro giorni di vita nel tempo se con il tempo finirà la nostra lode, perché benefici così immensi come quelli che Dio ci ha concesso meritano una eternità per potergli esprimere il nostro ringraziamento…

         Sì, io credo nella vita eterna e perché credo, spero per i meriti della passione e morte di Gesù di arrivare alla beatitudine eterna che Lui mi ha meritato. Lo spero, ho detto e quasi oso dire che più che speranza è sicurezza per avermi fatto il privilegio di chiamarmi alla vita religiosa, che è un segno di predilezione o predestinazione: dubitare dopo tutto questo, mi sembra un’offesa al mio Dio. Sì, voglio vivere eternamente e credo che sarà così, perché credo in Dio, credo in Gesù suo Figlio, Redentore mio, e Lui mi ha detto: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno» (cf. Gv 11, 25-26).

         Le parole degli uomini ammettono interpretazioni e possono suscitare dubbi, ma quelle di Gesù no. Lui è l’eterna Verità! Eterna, perché la verità non cambia, perché le sue parole sono promesse che rimangono come Lui, e in Lui permangono tutti quelli che lo amano. Io lo amo e, anche se nell’affermare questo non sono esente dal timore che invase l’Apostolo san Pietro quando Gesù gli domandò se lo amava, credo che al di sopra del timore prevalga l’amore e ripeto: «Sì, lo amo perché voglio amarlo; lo amo perché sento che non amo nessuno più di Lui, né ho amato nessuno durante la mia vita se non Lui e per Lui».

         Ho conosciuto che tutti gli amori sono fallaci e passeggeri ed io ho necessità di un amore che non finisca, di un amore eterno. Dio ha posto in me, creandomi, questo istinto infinito, quando mi ha dato un’anima immortale. Sì, so che non posso morire perché la mia anima è eterna, per questo voglio vivere. Se Dio non mi avesse dato un’anima eterna, immortale, io gli avrei chiesto questa grazia come una necessità dell’amore. Conoscere Lui e vedermi tanto piccola, con una vita tanto breve che non è nulla di più che un passaggio veloce su questa terra e poi cessare di conoscerlo, di amarlo, di glorificarlo… che orrore! Che incoerenza! Che incoerenza!… Questo sproposito non può farlo Dio, sapienza infinita, bontà per essenza.

         Dopo aver creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, con aspirazioni infinite di possederlo, di raggiungere beni immensi che non è possibile soddisfare con nessuna cosa, permettere che poi tutto finisca per sempre sotto terra… che follia, che stoltezza sarebbe mai questo! Questo non può avvenire in un Dio che è sommo bene, bontà infinita, perfettissimo nella sua essenza e in tutti i suoi attributi. Possibile che Lui, Creatore e Padre, crei esseri disgraziati solo per qualche giorno… e a quale scopo? Se Lui è Padre di esseri infelici, dovrebbe essere Lui stesso della medesima natura… che orrore! Che follia! Quale cecità quella di coloro che non credono nell’eternità! Come possono vivere? Se fosse così (che non esiste l’eternità), il mondo sarebbe un manicomio, perché non ci potrebbe essere altro che pazzia, squilibrio mentale, per il fatto che la nostra intelligenza non avrebbe nessun sostegno. Sarebbe una catastrofe totale dell’uomo perché, se non avesse l’anima immortale, perderebbe il suo essere umano e lo porterebbe ad essere come gli animali. È possibile che ci sia qualcuno che arrivi a credere questo? È un assurdo!

 

Verità consolante

 

         Una delle verità più certe e consolanti della nostra fede, lo ripetiamo, è quella della vita eterna: la vita piena, la vita perfetta, completa in tutte le sue parti; felice, serena, senza altri desideri che quello di essere nel seno di Dio. Come è possibile vivere senza questa fede viva, pratica, di una verità così consolante? Nel nostro soffrire, nella nostra lotta con la vita, quando le tenebre oscurano il cielo dell’anima e la fede chiede atti ciechi, che, appunto perché è fede, dobbiamo fare, quando ci viene a mancare ogni appoggio e consolazione e non sappiamo da chi andare per non cadere nella disperazione, ripetiamo con tutta la forza e con tutto l’ardore della nostra anima: «Credo nella vita eterna».

         Voglio vivere eternamente nel seno di Dio e perciò spero che sorga questo giorno che non finisce, che brilli questo sole che non tramonta perché è Sole eterno, di eterna giustizia e che trasformerà in altrettanti soli quelli che hanno creduto e sperato nell’eterno mattino, quelli che hanno sofferto in pace il prolungarsi dell’esilio, con gli occhi fissi alla patria dove ci attendono i nostri familiari come in una casa soleggiata: il nostro Padre e Creatore, Dio, Maria santissima, nostra dolce Madre, Gesù nostro fratello, i Santi e tutti quelli che popolano quel regno incomparabile di gloria e di felicità, dove si canterà il canto eterno di lode al nostro Dio che ci creò e ci redense e ci lavò dai nostri peccati con il suo Sangue, tante volte quante avemmo la disgrazia di cadere in peccato e di cui ci siamo pentiti. Con quale piacere, con quale armonia senza paragone ripeteremo tutti a una sola voce: «Al Re dei secoli immortale, onore e gloria nei secoli. Amen!».

         Intenzionalmente ho omesso la parola «invisibile», perché allora lo vedremo. Non soltanto lo vedremo, ma Lui sarà la nostra vita: formeremo un’unità con Lui, perché Lui stesso ha domandato questa grazia al Padre nell’ultima Cena e la preghiera di Gesù è sempre ascoltata da suo Padre, che lo ama infinitamente e in Lui ama tutti noi che gli siamo uniti mediante la grazia.

         Sì, Dio mio, per omnia saecula saeculorum9 ti amerò; vivrò in Te, sarai Tu la mia vita, il mio tutto. Quando nell’Ufficio Divino ripeto queste parole, così frequenti, a conclusione di tutte le preghiere della Chiesa, come per lasciarci il miele dolcissimo in bocca, quanto se ne è avvantaggiata e quanto se ne avvantaggia la mia anima!

 

Per sempre con Dio

 

         La seconda parte del Gloria Patri,10 me la pone sul labbro anche ogni Salmo e posso recitarla ad ogni istante, perché porto queste parole con me, le tengo nella mente e nel cuore, gustando la loro dolcezza, il loro sapore di cielo, ripetendole nel silenzio della mia anima. Quel silenzio che dice tutto, che tutto spera e che va diritto al cuore di Dio, per ottenere aumento di fede e di amore e così ravvivare in me l’ansia del possesso di quella vita senza fine: «Il Tuo regno è regno per i secoli dei secoli e il tuo dominio di generazione in generazione».

         Quasi devo farmi violenza per continuare a dire: «com’era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen». Che parole! Questo: «ora e sempre nei secoli dei secoli» mi riempie di soddisfazione e godimento sempre nuovo. Per sempre lodare e benedire Dio, senza timore di perderlo, senza che venga meno questa beatitudine… Vivere per sempre in Lui, amarlo con tutta l’anima, essere trasformati nell’amore e vedere che quell’amore è un circolo che non si chiude mai, formato dalle Tre divine Persone…

         Principio senza principio, da parte di Dio. Da parte nostra siamo eterni solamente a partire dal momento in cui iniziamo ad esistere, ma nella mente eterna di Dio anche come creature siamo esistite sempre. Io ho occupato eternamente il pensiero di Dio che aveva in mente di donarmi l’esistenza che ho e che, pensandomi, ne godeva e mi preparava un’eternità: la vita eterna, la sua vita, la sua stessa vita immortale, impassibile, gloriosa. Che grazia grande è mai la creazione per coloro che corrispondono al fine per il quale sono stati creati, destinati come sono a una tale gloria, a una tale grandezza, che quasi eguagliano quelle di Dio! In Dio tutto è grande, ma ciò che corona tutte le sue grandezze è l’eternità. Mai verranno meno in Lui i suoi attributi infiniti, come non avranno mai fine nelle anime che ha creato e che ritornano a Lui.

 

Nella lode e nella felicità eterna

 

         Io vi amo, Dio mio e vi ringrazio per tutti i doni, tanto quelli di ordine naturale, quanto quelli di ordine soprannaturale. Tutto quanto proviene da Voi è grande e degno di stima, ma di tutte le cose di cui posso avvantaggiarmi, di tutte le persone e i beni che ci sono sulla terra, niente mi basta né mi può bastare senza Dio. Tutto è inconsistente e mutevole, perché gli manca quello che soltanto Dio possiede: l’immutabilità, l’eternità.

         L’amore esige una parola che nessuno su questa terra può pronunciare senza mentire: SEMPRE! Chi osa pronunciarla, inganna. Infelice chi crede in essa e ne è soddisfatto, pur sapendo che è una menzogna. Finché noi non usciamo da noi stessi e non ci gettiamo nel seno di Dio, a nessuno si addice questa parola. E chi la riceve, lo abbia bene in mente, altrimenti, al momento inesorabile dell’addio supremo che tutto fa lasciare, tutto taglia e rompe, tutto abbandona e obbliga a farlo, arriverà per lui la grande disillusione. Non guarda infatti né i legami più stretti né più larghi: taglia, strappa, spoglia senza pietà, senza compassione; ferisce e fa sanguinare il cuore che, non facendo attenzione a questa verità, si è lasciato sedurre dalle illusioni effimere del tempo, che vuole con le sue apparenze ingannatrici imprigionare e spogliare i viaggiatori di questa vita facendo loro pensare che possono stabilire qui tranquillamente la loro tenda.

         Le parole che dovremmo ripetere a tutti coloro che incrociano il deserto di questo mondo, pellegrini di un’ora (e tutti lo siamo), sono queste: «Tutto passa; affrettati; non perdere tempo, perché tutto è misurato». La misura ha un limite e non si può oltrepassare. Raggiunto questo, resta solo un «è finita».

         Triste per colui che non ha pensato né guardato a quanto è oltre le apparenze; per colui che è giunto al limite del suo tempo ed entra nell’eternità senza essersi preoccupato di assicurarsela beata, perché si è intrattenuto tra gli splendori dei fuochi fatui di questa vita. È Uno, Uno solo, colui che può soddisfare i nostri desideri: «Colui che sazia di ogni bene il tuo desiderio» (cf. Sal 102, 5), perché Lui permane. «Tu, Signore, rimani eternamente, e il tuo ricordo di generazione in generazione» (cf. Sal 101, 13).

         Il Signore, tra le altre grazie, mi ha concesso questa: che nessuna cosa mi dia soddisfazione, nemmeno per un momento, se è una cosa destinata a finire. Fin dal principio penso al momento in cui terminerà e questo pensiero mi rende tutto amaro e mi conduce a quello che non terminerà mai.

 

Beati quelli che muoiono nel Signore

 

         La nostra santa Regola, scritta dal nostro Padre e Fondatore (san Paolo della Croce), usa una espressione che mi consola molto e mi induce a ripeterla quando c’è da comunicare la morte di qualcuno. Egli la usa in riferimento ai suffragi che si devono fare: «Quando una Religiosa della Passione è passata a miglior vita…». L’espressione «miglior vita» è quella esatta per annunciare la morte di quelli che muoiono in grazia di Dio ed è pure una nuova consolazione per la mia anima che vi sospira e mi rende soave e dolce tutto quello che mi aspetta nelle ultime ore che chiuderanno la mia vita mortale. Non è morire, ma piuttosto un andare a vivere eternamente, scomparire nella fede di Gesù Cristo e nel suo amore. Morire, non perché si deve morire, ma perché si vuole morire per dare a Dio la soddisfazione completa dei debiti che abbiamo contratto con Lui per il peccato, facendo un atto di amore perfetto. Dare la vita infatti è darla interamente e senza poter dare di più, come disse Gesù, quando si dà la vita per quelli che si amano.

         Io voglio darla per Te, Gesù mio. L’ho già affermato precedentemente e mi è gradito ripeterlo qui: voglio fare questo atto di amore perfetto per purificarmi di ogni colpa e di ogni pena e così aprirmi immediatamente le porte della vita eterna, dove sarà soddisfatto il mio ardente desiderio di voler vivere eternamente. Voglio vivere eternamente perché ho in me il germe della vita del mio Dio che mi infuse al momento di crearmi e che tornò a ridarmi con la grazia quando la persi con il peccato, pagando con la sua morte quel dono di valore infinito: la vita di Dio in me.

 

Vivere con il corpo e con l’anima eternamente

 

         Voglio vivere eternamente in anima e corpo, perché l’una e l’altro sono stati creati da Dio per lodarlo.

         Io voglio che le potenze della mia anima e i sensi del mio corpo siano occupati eternamente nella lode del suo Creatore, perché Lui stesso così vuole ed ha disposto. Per questo nell’Ultima Cena mi ha dato da mangiare il Pane dell’immortalità, Lui stesso, vita delle anime e pegno della vita eterna. Ho mangiato tante volte questo Pane sacramentato! Per questo credo che risusciterò nell’ultimo giorno.

         Quanto bramo quel giorno nel quale, o Dio mio, tu sarai nella tua eterna gloria senza che nessuno più vi attenti! Sarai glorificato, o Dio mio, da tutte le creature e tra queste ci sarà questa povera miserabile, che Tu hai fatto grande dandole la capacità di amarti e di vivere eternamente. È questo che mi fa essere grande con la tua grandezza, con il tuo potere, perché ciò che è eterno è sempre grande.

         Quando penso a quella vita senza inizio e senza fine, a quel mare di delizie sempre nuove, a quell’amore che non è soggetto a mutamento, ma che rimane sempre nella medesima perfezione assoluta e sempre in forma nuova, per omnia saecula saeculorum,11 io mi sento già trasportare là, a quelle regioni di luce e dimentico la terra, questo luogo di passaggio, dove tanti, deviando dal loro cammino, si allontanano da Te, o fonte di vita e sorgente eterna di ogni bene!

 

Muoio perché non muoio…

 

         Quando considero le parole di san Paolo (cf. Fil 1, 21): «Per me la vita è Cristo», mi sento penetrare di un ardore che è passione, pensando che un giorno potrò io pure ripeterle in pienezza e in parte già da ora. Ho la stessa possibilità sua di pronunciarle e a volte oso dirle, per il desiderio che provo che siano realtà in me. Alla fine, sarà così. Quando avrò varcato gli atrii del tempo potrò ripeterle pienamente: «La mia vita è Cristo». Lui, il Cristo che non muore, l’unico vero adoratore che tributerà a Dio la lode degna di Lui: «Onore e gloria nei secoli dei secoli». In Lui, senza fine, io vivrò la vita piena che ora cerco e in parte possiedo e che, quantunque cresca, finché non la possegga nella sua totalità, è un martirio paragonabile ad un continuo morire.

         Ora comprendo il «muoio perché non muoio» di santa Teresa. Non è perché non mi impressioni la morte, ma perché mi sento in uno stato ardente: ho bisogno di Dio pienamente, della sua vita intera, completa, per amare con il suo amore, per vedere con la sua luce, per influire su tutta la natura come Lui e poter così diffondere grazie e benedizioni sopra i miei fratelli che sono rimasti nell’esilio, per dire loro sommessamente, molto sommessamente al loro cuore, nascosta in Lui, così che difficilmente mi potranno riconoscere: «Amate Dio, cercate la sua grazia e il suo amore: per questo noi viviamo. Su questa terra voi siete di passaggio, ci attende una vita che non avrà fine. Cercate ciò che è eterno, quello che non passa, perché, se non ci affrettiamo, si fa oscuro il giorno della vita e potremmo rimanere nelle tenebre eterne. C’è un’eternità di luce e un’eternità di notte senza speranza: di tenebre spaventose perché lì non c’è Dio. Correte verso la luce, verso l’amore, verso la vita. Dio ci chiama, Dio ci attende e ci dà tutto quello di cui abbiamo bisogno per andare a Lui nel regno che non avrà mai fine».

 

Che Dio ci conceda questa grazia

 

         Ripetiamo spesso questa preghiera: «Fa’ che noi siamo, nella gloria eterna, nel numero dei tuoi santi». Per questo Gesù è morto: perché un giorno potessimo cantare tutti intorno al suo trono il cantico dell’Apocalisse: «L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere il potere…, l’onore e la gloria» (cf. Ap 5, 12), adorando Colui che vive per tutti i secoli dei secoli. Amen.

         Godendo di qualcosa (perché indubbiamente ci sono cose belle e buone anche su questa terra e le ha fatte Dio), il pensiero che dovrà finire non permette di goderne pienamente. Tutto quanto si trova qui in terra porta impresso questo marchio, come una tortura per me: passo, termino, finisco. Tutte le bellezze, perché passano, non hanno valore per me; le grandezze che muoiono non meritano l’attributo di grandi; la gloria che sfuma è uno splendore senza consistenza; la luce che si spegne ci rende più tetra la notte; il dolce che viene meno ci rende più amaro l’altro sapore; il riposo che termina ci rende più dura l’ora della fatica; l’ansia di arrivare a capire ci rende più penosa l’incapacità di intendere quello che non sta a nostra portata…

         Io voglio quello che non viene mai meno: io voglio vivere eternamente. Vorrei che lo ripetessero tutti quelli che leggeranno queste righe, tenendo però presente quello che san Paolo chiama mistero, perché accompagnamo la nostra fede e la nostra speranza con un certo timore: «Ecco io vi annuncio un mistero: Tutti in verità risusciteremo, ma non tutti allo stesso modo…» (cf. 1 Cor 15, 51). È necessario che questo corpo corruttibile sia rivestito di incorruttibilità. Quando sarà rivestito di immortalità, si compiranno quelle parole: «La morte è stata assorbita dalla vittoria, per la virtù del nostro Signore Gesù Cristo» (cf. 1 Cor 15, 54), al quale renderemo grazie ed onore per i secoli dei secoli. Amen.

         Gesù mio: le mie speranze si fondano nei meriti infiniti della tua santissima passione e morte e nella fiducia che nutro nella Madre mia Maria santissima. «In Te, Domine, speravi; non confundar in aeternum».12

 

PER OMNIA SAECULA SAECULORUM13

 

Tutto ciò che aneli ora, cuore mio,

L’otterrai senza dubbio dal tuo Dio:

 

Vivrai un dì dentro l’immenso mare,

Senza lidi né sponde da passare.

 

Al limite del tempo, vien l’aurora

D’eterno splendor che l’alma agogna;

 

Un cominciare che non avrà fine

D’ignoti beni in Dio senza confine.

 

Passeranno trionfanti gli anni eterni,

Passeran senza i geli degl’inverni;

 

Senza timor d’offesa al Sommo Bene,

Né speranza di Lui, che già si tiene.

 

In visione cambiata la fé oscura,

Tutto è luce lassù, tutto è biancura.

 

Nessun potrà più togliermi tal sorte;

Non più separazioni, non più morte.

 

Tutto là è vita piena e permanente,

Perché l’amore vive eternamente.

 

Eternamente loderò il mio Dio

E gli darò l’amor mio.

 

Non sentirò più il battere dell’ore,

Che ruba il tempo e toglie pace e amore.

 

Al giungere a quel soglio benedetto,

Vedrò scritto: «Per sempre amor perfetto!».

 

Mi getterò felice in quelle sponde

Godendo i baci delle soavi onde,

 

Dello Spirito d’amore fecondate,

D’eterne ricchezze ricolmate.

 

Prenderò di quei beni a mani piene

Per arricchir gli umani d’ogni bene.

 

Così, girando sempre intorno a Dio,

Avrà sempre principio il gaudio mio.

 

                  Madrid, 5. III. 1955.

                  Maria Maddalena

 


9 «Per tutti i secoli dei secoli».

10 Inizio della preghiera trinitaria: «Gloria al Padre».

11  «Per tutti i secoli dei secoli».

12 «In Te, o Signore, ho sperato, non sarò confuso in eterno» (dall’inno «Te Deum»).

13 «Per tutti i secoli dei secoli».

13 «Per tutti i secoli dei secoli».

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