10. Figlia mia:è il Signore che mi manda!

10. «Figlia mia: è il Signore che mi manda!»

Quanto più due esseri si assomigliano nelle idee, nei desideri e negli affetti, tanto più prontamente si formano tra loro le amicizie e le unioni, poiché la loro caratteristica è l’uguaglianza o l’eguagliare quelli che si amano. Se questo è vero in ambito umano e materiale, lo è infinitamente di più nel campo soprannaturale e spirituale, perché è qui che avvengono le vere amicizie e unioni.

Due anime che si assomigliano

Dall’effetto che in entrambe produsse il conoscersi, si deduce che la mia anima e quella del sant’uomo P. Juan dovevano avere questa somiglianza. Quando queste anime si incontrano, secondo quanto afferma lo Spirito Santo nell’Ecclesiastico, è proficuo e conveniente che comunichino tra loro: «Frequenta sempre un uomo santo la cui anima è simile alla tua anima» (cuius anima est secundum animam tuam).15 Non è pertanto strano che tanto lui, il P. Juan, quanto io, rimanessimo entrambi con il desiderio di ritornare a parlarci, benché, per quello che dipendeva da me, non fosse facile aver presto l’opportunità di poter nuovamente incontrarmi personalmente con il venerabile Domenicano, come la mia anima desiderava. Era Dio che era al centro della nostra amicizia e aveva fatto e faceva tutto. Questo basta per non sorprenderci di fronte a qualunque cosa che si veda e che, considerata umanamente, potrebbe sembrare rara e impossibile.

Il giorno seguente il mio primo incontro con il P. Arintero, verso le quattro del pomeriggio, il benedetto Padre ritornò al convento chiedendo di parlare con l’ultima religiosa con la quale aveva parlato il giorno prima. Chiamarono me. Scesi subito con la gioia che si può immaginare e con il cuore che si scioglieva di gratitudine per il Signore. Ci salutammo brevemente come se fossimo vecchi amici, perché così ci sembrava già di essere. «Padre —gli chiesi—, come mai è tornato oggi?». «Figlia mia —mi rispose—, è il Signore che mi manda! Non pensavo di venire, ma è stato tanto quello che mi sono ricordato di lei che non potevo partire da Bilbao, senza ritornare. Sicché, come vede, figlia mia, non sono stato io, ma è stato il Signore». Io ero così convinta di tutto questo che, per poco che me lo ricordassero, mi scioglievo di gratitudine e di amore verso la divina bontà.

Il primo ordine perché io scriva

Senza necessità di preamboli, entrammo subito a parlare delle cose concernenti la mia anima, Dio e il suo amore; non avevamo altro tema da trattare né che ci interessasse. In fondo il Signore ci aveva già fatto conoscere e comprendere reciprocamente, ma era evidente che io gli dessi qualche dettaglio delle cose della mia anima e trattassi i problemi più da vicino, giacché ora avevo la fortuna di poterlo fare a viva voce, cosa che si sarebbe potuta ripetere in quel modo solo rare volte. Tra quello che il Padre mi domandò e quello che io gli dissi, riuscii con grande facilità e piacere a fargli una relazione abbastanza chiara di tutta la mia vita.

Il rimedio che mi diede per le necessità della mia anima fu quella di aprire già da allora la porta della medesima ai tesori divini e di incoraggiarmi ad arricchirla di essi, dato che sono per noi, sue creature. Erano parole così appassionate di amore quelle che mi diceva, che mi conquistò completamente. Mi parlò del Cantico dei Cantici e disse che l’Amante cercava la mia anima nella sacra Sposa e che già era stata ferita dal suo amore. L’amore era l’unico rimedio alle mie ansie e pene e che all’infuori di questo nulla poteva bastarmi. Il motivo per cui nessuno era in grado di soddisfarmi e tutti mi disturbavano era perché non mi davano quello di cui avevo bisogno. «Non tema, figlia mia, non tema, —aggiunse—. Tutti gli aneliti che lei ha di Dio, è Lui che glieli dà per poterli soddisfare tutti. Posso già da ora tranquillizzarla perché si abbandoni senza timore alcuno alle attrattive del suo divino Sposo. Nonostante questo, per darle una sicurezza ancora maggiore, converrebbe che mi mettesse per iscritto le cose principali della sua anima e così io esaminerò meglio tutto». Gli dissi che scrivevo molto male e ancora peggio in castigliano. «Non importa —rispose—; scriva in qualunque modo, non importa. Quello che riesce lo scriva in castigliano e il resto in italiano, poiché io comprendo l’uno e l’altro. Non è necessario che si dilunghi molto. Basterà che, in tutto, siano otto pagine; non le ordino nemmeno di farlo subito, ma quando meglio può. E quando lo avrà fatto, me lo invii a Salamanca e da lì io le risponderò». Rimasi d’accordo. Mi diede la sua paterna benedizione e ci separammo per la seconda volta, rimanendo ancora più strettamente uniti in Colui che era la causa della nostra unione.

Avendolo già detto sopra, non voglio ripetere quanto fosse riconoscente la mia anima per un così grande beneficio del Signore: lo si può cogliere facilmente attraverso lo stato anteriore in cui si trovava la mia anima. Non mi stancavo di ripetere con il Profeta: «Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome» (cf. Sal 102, 1) e ancora: «Tutte le mie ossa dicano: Chi è come te, Signore?» (cf. Sal 34, 10; 88, 7-9). Sì, tutto il mio essere e tutte le mie ossa lodavano il Signore senza sosta e gli ripetevano: «Signore, chi è simile a Voi nella bontà, nella misericordia e nella vostra ammirabile provvidenza?».

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Riferii alla Madre l’interesse che il buon Padre aveva preso per le cose della mia anima e l’ordine che mi aveva dato di fare quello scritto. Buona com’era, essa si rallegrò molto di tutto, incoraggiandomi ad obbedire con l’avvertenza che gli scrivessi liberamente, che lei non mi avrebbe letto le lettere. Ritardai alcune settimane a compiere quest’ordine, perché le mie occupazioni mi lasciavano pochissimo tempo libero. Nel riempire le otto pagine, come il Padre mi aveva ordinato, mi resi conto di aver parlato molto poco della mia dolce Madre, Maria santissima. Gli manifestai brevemente questo mio dispiacere e, senza aggiungere altro, inviai questa mia prima lettera, o relazione scritta della mia anima al Molto Rev.do P. Fra Juan González Arintero. Non ricordo la data, benché dalla risposta, che trascriverò per intero, si deduce che dovetti inviargliela verso la metà di marzo di quell’anno.16

«Salamanca, 30 marzo 1922.

Rev.da Madre Maria Maddalena di Gesù Sacramentato.

Carissima figlia nel Signore, il Divino Spirito regni sempre nella sua anima e la guidi in ogni cosa per le rette vie della fedele sequela di Gesù e così le riveli sempre più il Regno di Dio nascosto nei nostri cuori e la riempia della scienza dei santi, per portare santamente le tribolazioni che ci toccano in sorte e fare in tutto ciò che è più gradito a Dio. Qui c’è il fondamento della santità e con grande consolazione della mia anima vidi nella sua il modo mirabile con cui il Signore è andato conquistandola e attirandola dietro di sé, insegnandole questa divina scienza che comprende in sé tutti i beni.

Finché sente questi desideri di piacere in tutto al Signore e di non rifiutargli nulla né di cercare qualcosa che soddisfi l’amor proprio, può stare sicurissima, figlia mia, che tutto è di Gesù e niente del nemico, molto più perché lei vuole che tutto quanto è suo passi attraverso le mani della Vergine che non permette nei suoi servi nessun inganno che li possa danneggiare.

Stia, dunque, molto tranquilla e continui come prima, perché questa è la strada. Quando sente il desiderio di precisare qualcosa di quello che mi ha detto, specialmente riguardante la santissima Vergine e, insomma, tutto quanto lei crede opportuno per meglio conoscere il suo stato attuale e quello che gradualmente Dio ora sta operando in lei, mi scriva con tutta libertà, sapendo che qui nessuno vede le mie lettere e così lei può sfogarsi a suo piacere, giacché il Signore le ha dato la facilità di comunicare con questo povero peccatore. Se io le ho detto che bastavano quattro fogli era solo perché non si affaticasse senza necessità, e anche perché non ritornasse più sulle mancanze della fanciullezza che devono essere affidate alla divina Misericordia, e ricordate solo in generale per più eccitarsi a corrispondere con puro amore e generosità…

I miei affettuosi ricordi alla buona Madre Superiora e a tutte, in particolare a quelle che mi parlarono. Continuino con coraggio secondo quello che ho detto a ciascuna. E preghino per questo loro aff.mo servo in Cristo, che in suo nome le benedice. Fra Giovanni González Arintero O. P.».

Grande stima del suo nuovo Padre Spirituale

Come si vede, questa lettera pur essendo relativamente breve (come solitamente erano tutte quelle del venerabile Padre: le sue molte occupazioni infatti non gli permettevano di allungarsi di più), era ciononostante molto concisa, chiara e confortante. Era la direzione di cui io avevo bisogno e alla quale mi abbandonai ciecamente con una sicurezza e fiducia piena nelle parole di questo degno servo del Signore. «Stia, dunque, molto tranquilla e continui come prima, perché questa è la strada…». Quale conforto infondevano nella mia povera anima queste assicurazioni udite dalla voce e ricevute anche per iscritto da una così santa persona! Le parole del P. Juan, anche se poche e semplici, avevano una virtù speciale per rassicurare l’anima, dilatarla e tirarla all’amore di Dio. Sicuramente la causa era perché uscivano da un cuore che amava molto Dio e ardeva dal desiderio di farlo amare e glorificare con tutti i mezzi che erano alla sua portata, come vedremo in tutto quello che progressivamente dirò di questo saggio e santo Maestro. La virtù di penetrare i cuori e di cattivarseli è una grazia che il Signore concede abitualmente alle anime amanti, pure e semplici come quella del P. Arintero. Nella sua queste virtù risplendevano tanto che sembrava che la facessero diafana e trasparente e che da tutti i suoi detti e fatti si vedesse la bellezza della sua candida anima.

Vorrei dire qui qualcosa delle rare virtù che arricchivano questo sapiente Domenicano; ma, da qui in avanti dovendo parlare frequentemente di lui, mi sembra meglio farlo di volta in volta, quando mi si presenterà l’occasione. Ora voglio dire soltanto una cosa che, come per celia o scherzo, mi disse di lui una persona religiosa. Presa alla lettera potrebbe forse apparire poco rispettosa, ma nel senso che fu detta esprime invece meravigliosamente bene la fisionomia e la caratteristica di questo santo servo di Dio: «Il P. Arintero —disse— ha certi occhi e uno sguardo da furbo!…». «Furbo» innocente e santo, si capisce, ma intelligente e fatto apposta per conquistare le anime e guadagnarle all’amore di Gesù. Quando un’anima, veramente amante della verità, finisce nelle mani di P. Arintero, non gli sfugge più, resta come soggiogata e si vede obbligata ad affidarsi all’amore divino senza scampo. Io, più di ogni altro nome, gli dò quello di «santo», che lo definisce interamente. Se volessi dargliene un altro, gli darei quello di «abile cacciatore di cuori amanti». Bisognava vedere come si trovava bene con quelli! Come li ritrovava! Sembrava che avesse uno speciale senso per trovare e riconoscere le anime, che erano attirate da Dio con un amore speciale. Era senza dubbio Dio stesso che, attirando l’anima di questo suo servo, gli faceva conoscere le anime che erano più vicine al suo amante e divin Cuore.

Dopo aver parlato con quest’uomo benedetto del Signore, le anime rimanevano nutrite, irrobustite e nello stesso tempo più affamate di Dio e di nutrirsi ancor più con il sostanzioso cibo spirituale e puro che lui teneva per tutte rinchiuso nella sua vasta intelligenza e nel suo cuore amante. Questo lo sa bene per esperienza colei che scrive, che ha avuto la fortuna di poter nutrire la sua anima con la sua elevata dottrina per sette anni di seguito, durante i quali è rimasta sotto la sua sapiente direzione spirituale.

O Padre caro, che ora stai godendo in cielo di quell’amore che con tanto zelo hai acceso nelle anime dei tuoi figli spirituali: concedimi che quello che hai acceso nella mia cresca e si dilati sempre di più fino a raggiungere la sua perfezione. I tuoi insegnamenti, la tua vita e la tua morte, tutto mi parla di amore e questo mi stimola e obbliga come tua figlia e discepola ad assomigliarti, affinché alla fine insieme cantiamo un giorno eternamente le glorie di quel misericordioso amore che ci fece conoscere e che fu il nostro unico legame sulla terra.17


15 Cf. Sir 37, 16: «La cui anima è come la tua anima».

16 La Madre Maddalena cominciò a scrivere questa breve relazione il 7 febbraio 1922. E’ già stata pubblicata nell’opera: Hacia las cumbres de la unión con Dios. Corrispondenza espiritual entre el P. Arintero y J. Pastor, Salamanca 1968, pp. 23-31; cf. J. PASTOR – G. ARINTERO, Al centro dell’amore. Corrispondenza spirituale 1922-1928, pp. 21-33.

17 Tra i numerosi scritti che si sono pubblicati sopra il P. Juan González Arintero, vanno ricordate le due biografie seguenti: Vida del P. Arintero, a cura del P. Adriano Suarez O. P., vol. I, pp. 336; vol. II, pp. 416, Cadice 1936; El P. Arintero, precursor clarividente del Vaticano II, a cura del P. Arturo Alonso Lobo O. P., Salamanca 1970, pp. 220. La rivista «La Vida Sobrenatural» nel 1937 con il titolo Vita interiore del P. Arintero pubblicò un fascicolo di 39 pagine scritto dalla Madre Maddalena con lo pseudonimo «J. Pastor». Il Processo di beatificazione e canonizzazione di questo Servo di Dio è già stato introdotto a Roma presso la S. Congregazione per le Cause dei Santi. Durante la fase del Processo diocesano a Salamanca la Madre Maddalena vi si recò per deporre una autorevole testimonianza.

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