12. Preparazione all’apostolato

12. Preparazione all’apostolato

Il primo mezzo di cui si servì il Signore per prepararmi all’apostolato che presto mi avrebbe domandato, fu il farmi capire il prezzo che sborsò per acquistare le nostre anime —la sua santissima passione e morte e tutto il suo preziosissimo Sangue— non era solamente per salvarle dalla morte eterna, ma anche per santificarle e renderle degne di tutte le eterne delizie del suo amore.

Il sangue di Cristo ci spinge

Un padre lascia un pingue patrimonio per i suoi figli, non solo perché essi abbiano pane e non muoiano di fame, ma anche perché abbiano cibi scelti, si sazino e trascorrano felicemente la vita. Se non gli riesce di raggiungere questo, non rimane neppure soddisfatto, giacché vede frustrate le sue intenzioni. In maniera analoga, nostro Signore, che ci ha redento con una redenzione così copiosa e sovrabbondante, non può rimanere soddisfatto con il raggiungimento soltanto della nostra salvezza. Vuole applicarci tutti i suoi meriti infiniti, poiché per questo ce li ha dati, vuole poterci dare tutte le ricchezze della sua grazia e farci partecipi delle consolazioni, dolcezze e confidenze dell’inestimabile tesoro del suo amore. È un’eredità che ci ha lasciato con la sua dolorosissima morte e vuole che ne traiamo tutto il frutto senza che nulla vada sprecato con danno e perdita delle nostre anime. Chi oserà negare che sono giusti questi diritti di Gesù su di noi, acquistati a così caro prezzo e che per questo siamo obbligati a compiere quella volontà divina carica di tanto delicato amore? È qui che possiamo ripetere con san Paolo: «Charitas Christi urget nos».18 Quale amore ci potrà obbligare se questo non ci seduce?

Il pensiero di questo vivo desiderio del Cuore di Gesù e la considerazione allo stesso tempo del piccolo numero di anime che lo soddisfa dedicandosi con decisione alla propria santificazione e aiutando le anime a santificarsi, accendeva in me il vivo desiderio di fare tutto quello che era in mio potere per conseguire questo fine. Siccome ad ogni desiderio si accompagna sempre un patire e questo risulta tanto più intimo e intenso quanto più esso è spirituale, soprannaturale e santo, il mio dovette essere intensissimo ed era senza dubbio di questo genere, poiché era Dio che me lo infondeva.

Quale pena provavo nel sentire parlare dalla maggioranza dei cristiani (ed anche dalle persone devote) solamente della salvezza dell’anima e che nelle loro tribulazioni e vane speranze aspiravano solo a questo! Sulla bocca stessa di molti ministri del Signore udivo con frequenza queste o simili espressioni: «Basta che uno si salvi. Lavoriamo per salvare l’anima, perché non si perda. Mi accontento che si salvi».

Queste espressioni si ripercuotevano nella mia anima e, per la luce che il Signore mi dava, le lasciavano un’impressione molto dolorosa, perché non le trovavo conformi ai desideri del Cuore di Dio, al quale, essendo nostro Padre, si deve un amore che ci spinge a piacergli. Lui è il nostro Redentore, poiché ci ha redento con una redenzione molto ampia e capace di perfezionarci ed essendosi fatto nostro Fratello, Amico e Sposo, vuole giustamente che partecipiamo alle intimità del suo amore.

Quando attualmente meditavo il libro del «Mese di Luglio» del nostro san Vincenzo Maria Strambi, che altre volte avevo letto senza trovarvi in esso nulla che mi attirasse l’attenzione, non mi soddisfaceva, perché mi sembrava che, nel misurare le infinite ricchezze del Sangue prezioso di Gesù, il suo maggior impegno fosse diretto a farci capire che lo aveva versato per salvarci, liberarci del peccato e aprirci le porte del Cielo. Udendo questo io pensavo: se il nostro Salvatore avesse preteso solamente di salvarci, non sarebbero state necessarie tante sofferenze e una morte così crudele. Per aprirci solo le porte del cielo bastava un suo sospiro, una lacrima, una preghiera. Se ha voluto versare tutto il suo sangue e morire come un malfattore, dovevano essere molto più grandi i suoi desideri, le sue intenzioni per il nostro bene. Lì era rinchiuso un mistero e questo non era altro che il suo eccessivo amore che reclamava in questo modo il nostro. Perché, allora, questi desideri e voleri di Gesù non si facevano conoscere alle anime? Perché a loro si diceva soltanto: la morte di Gesù ci darà la vita, e non si diceva loro anche: ma è una vita abbondante, una vita perfetta, ripiena di molti tesori di grazie spirituali? Perché non si diceva loro in una parola: puoi farti santo, lo vuole Gesù, per questo è morto per te?…

Sete di anime per Gesù

Queste conoscenze accesero in me un amore tale da produrmi un’ansia inspiegabile e costituivano un dolce e doloroso martirio. Le anime! Le anime, mi pareva sentir ripetere frequentemente nel mio intimo. Io amo le anime con un amore infinito, le amo con tenerezza, le chiamo, le aspetto per far loro sentire questa tenerezza con cui le amo, per stringerle al mio cuore e far loro esperimentare le dolcezze del mio amore; però non vengono; mi stanco attendendone tante! Hanno bisogno di molto poco per venire e gettarsi nelle mie braccia, per far loro godere del mio amore e godere io del loro… Capivo chiaramente quel poco che Gesù chiedeva ad alcune anime e la loro codardia nel rifiutare perché non si facevano un po’ di violenza. I desideri di Gesù sono tutti bontà, compassione e amore; è poco quello che chiede e molto quello che offre e dà, perché è Re: il suo cuore è quello di amico, sposo e padre…

Capendo tutto questo e vedendo come i miei desideri di dare anime a Gesù, di avvicinarle a quell’Amante appassionato che con tanta passione le reclamava non potevano conseguire il loro effetto, li offrivo in sacrificio all’Amore, chiedendogli che li effettuassero altre anime e che della mia accettasse il sacrificio e il patire che mi produceva e si degnasse allo stesso tempo di accrescerli sempre di più. Il Signore me lo concedeva, perché li aumentava enormemente. Con la mia mente abbracciavo il futuro, e non solo il tempo che avevo da vivere, ma anche quello che si estendeva oltre la mia morte. Pensavo perfino che, dopo essere partita da questo mondo, avrei fatto tutto quello che ora non potevo realizzare, poiché era Dio che me lo metteva nel cuore.

«Dolce martirio»

L’amore tutto crede, tutto spera, tutto soffre e tutto gli sembra poco per l’oggetto amato (cf. 1 Cor 13). Quante lotte mi faceva soffrire Colui che così mi attirava e toccava e che gioia esperimentava allo stesso tempo la mia anima! Questo insieme di gioie e di pene, di dolci sofferenze, non era che l’inizio. Quanto doveva farmi ancora esperimentare l’Amore! La guida che il Signore mi aveva dato lo capì subito e mi avvertiva e mi preparava tanto per l’apostolato come per maggiori sofferenze, avvertendomi che a questi dolci martirî dovevano seguire ore dolorose, di lotte e di abbandoni.

Mi diceva in una lettera (del 27 aprile 1922):

«Quando così la tocca e poi si nasconde e la fa sospirare a Lui, gridi d’amore e gli chieda più amore. Queste piaghe infatti non guariscono né si rimarginano se non con nuove ferite o fiori o frutti di più virtù e perfezione… Si nasconde dietro il muro per farsi più desiderare ed amare. Così, allora, non ha che da gridare secondo i desideri e le ansie che Lui stesso suscita nella sua anima… Uccidendola d’amore, è come se le desse nuova vita…

Con questo dolce martirio di amore l’andrà disponendo a poco a poco perché possa sopportare quello di puro dolore e di assenze penosissime in cui si soffre la pena del danno, dovendo sopportare, in unione con Lui nel Getsemani, il peso insopportabile della giustizia divina. Quando questo succederà, allora si compirà, figlia mia, quello che le dissi. Non si perda però d’animo per questo perché, anche quando le sembrasse di aver perduto tutti i beni e non trovasse in sé nient’altro che tutto un mucchio di mali, immaginando che Gesù si sia visto costretto ad abbandonarla per sempre e che per lei non ci sia più rimedio…, allora, lungi dal volerle meno bene, Lui la tiene più unita a sé e si compiacerà più ancora di lei vedendo che, nondimeno, è disposta a soffrire tutto questo per amor suo e ad accompagnarlo nelle sue maggiori angustie e ad aiutarlo a espiare il cumulo di peccati che ogni giorno si commettono e placare così l’ira di Dio. È solo in questo modo che l’anima si dispone all’unione consumata nella quale cessano queste ansie e l’anima già gode quasi continuamente della visione delle Tre adorabili Persone. Così, come Lui le disse, ci invita tutti a lasciarlo fare e ad essergli fedeli, senza resistergli in nulla…

Ora vede, figlia mia, quello che deve fare: lasciare che faccia di lei quello che vuole e consegnarsi a Lui in maniera più totale perché giochi con lei a suo piacimento. Solo Lui sa cosa a lei più conviene e così, a poco a poco, la va disponendo a quello che in lei vuole operare. Rendendole facile il darmi un rendiconto chiaro di tutte le sue cose, la sta preparando perché, nelle ore di oscurità, riceva con più fiducia le certezze che attraverso di me, povero strumento, le vuol dare».

Dare anime a Dio e Dio alle anime

Questi avvertimenti e insegnamenti del Padre erano i più adatti per accendere nel mio cuore sempre di più il fuoco dell’amore divino, del quale già mi sentivo ardere, poiché questo era l’unico movente che suscitava in me il desiderio di dare le anime a Dio e Dio alle anime. In questo modo, e senza quasi rendermi conto, il Signore e il suo ministro mi andavano preparando per l’opera del suo amore. L’amore! Quando questo infaticabile operatore è entrato in un cuore e vi ha acceso il suo fuoco inestinguibile, non lo lascia più riposare. Io sentivo che si era acceso nel mio, sentivo i suoi ardori ed ero presa da grandi ansie. Il lavoro che mi muoveva a questo era tutto interiore. Consisteva nello stringermi sempre più a Dio, bramando di immedesimarmi e fondermi con Lui. Era opera dell’Amore più che mia. Io soltanto consentivo e aderivo alle sue operazioni o per lo meno cercavo di farlo. Chiaramente non mi chiedeva nessun’altra cosa se non di amarlo. E così io non facevo né pensavo che ad amarlo e a come accrescere l’amore. Gli offrivo, come il P. Arintero mi insegnava, le stesse ferite che Lui mi apriva perché me le curasse allargandole. «Queste piaghe non guariscono né si rimarginano se non con nuove ferite o fiori o frutti di più virtù e perfezione». Queste parole dell’illuminato Direttore, me le andava ripetendo il Signore in fondo al cuore e mi faceva comprendere il loro significato, che mi apriva orizzonti immensi davanti agli occhi dell’anima, nei quali scoprivo l’infinito amore di Dio verso le sue creature e la freddezza con la quale è corrisposto. Che misteri rinchiude l’amore! L’anima anche quando ne comprende solo qualcuno si sente stordita. Come sarà quando ci saranno rivelati tutti?

Queste conoscenze dell’amore di Dio e l’indifferenza delle anime mi spingeva a chiedere per loro luce, grazia, generosità, a pregare e a soffrire, nulla di più, perché il mio apostolato non poteva né doveva oltrepassare i muri del convento, né io lo bramavo perché non era quella la mia missione, o almeno non la vedevo nella situazione in cui mi trovavo. Io ero religiosa di clausura, avevo professato una regola il cui spirito di solitudine o di vita occulta e nascosta mi impediva e mi proibiva di trattare con chiunque: mi obbligava soltanto ad attendere alla mia santificazione o alla perfezione dell’amore divino mediante la contemplazione delle sofferenze del Salvatore e di pregare perché tutti conoscessero questi ineffabili misteri di amore e li amassero. In questo erano riassunti tutti i miei doveri. Gli ardori del mio cuore non avevano, quindi, altra possibilità di esprimersi se non amando Gesù e restando unita a lui di immolarmi per amore, di sacrificarmi, soffrire, offrirgli la mia vita perché la consumasse lo stesso amore che consumò la sua sull’albero della Croce.

«O Gesù», gli dicevo frequentemente, «io vorrei che sopra la mia tomba si potesse scrivere questo epitaffio: Morta d’amore per Gesù, e che tutti quelli che lo leggeranno si sentano invogliati ad amarti». Glielo chiedevo e lo speravo, come lo spero dalla divina bontà. Questo era tutto il mio lavoro; non avevo altra possibilità e nemmeno la desideravo, per tutto il resto della mia vita. Dico questo perché, se nella mia vita mi bastava amare, dopo la mia morte, no: allora ho bisogno e desidero amare e far amare Dio. Molte volte gliel’ho detto: «Signore, se in cielo vi godessi e amassi soltanto, mi pare che la mia beatitudine non sarebbe completa, secondo gli aneliti che ponete ora nel mio cuore. Per essere completamente felice io ho bisogno di vedervi, amarvi e farvi amare». È così ardente questo mio desiderio e così ferma la mia speranza che il Signore lo compirà, che mi sembra di poter contare su questo già da ora e di poter promettere alle anime che lo desiderano questo fuoco divino.

Cause che impediscono di raggiungere la santità

Questi erano i miei sentimenti al tempo di cui sto parlando, me lo confermano i seguenti appunti:

«21 giugno 1922. Questa mattina Gesù, dopo averlo ricevuto nel mio cuore, mi ha fatto capire in maniera molto chiara quanto lo rattrista il vedere la poca attenzione che tante anime fanne alle sue tenere e amorose sollecitazioni alla santità. A molte anime manca poco per essere sante. Gesù a mani piene si va offrendo loro, ma loro non conoscono il dono di Dio: chiudono gli occhi e non aprono le mani per arricchirsi. Che dolore! Ad alcune che hanno bisogno di una maggiore consegna nelle sue mani, o meglio di maggiore generosità, dico di chiudere gli occhi e di non avere paura: Dio è amore e tutto quello che fa è amore. Altre persone eccedono un po’ nell’attenzione a se stesse: si dimenticano spesso di Dio per occuparsi e pensare a sé, a quello che farà loro del danno, a quello che farà loro bene, a quello che sarà meglio, a non fare più mortificazione di quella alla quale sono strettamente obbligate. Dànno con misura, quando invece l’amore chiede sempre e spinge ad andare sempre in cerca di piccoli sacrifici e insegna a nasconderli come preziosi tesori. Altre ancora —e credo che siano la maggior parte— restano ferme perché non si dedicano a perfezionarsi nella virtù dell’obbedienza. L’amore esige che gli ordini dell’obbedienza siano ricevuti alla cieca, che si accettino quando ancora sono per aria e che si eseguano con le ali. Presso la maggior parte delle anime buone si obbedisce tanto nelle cose ordinarie come in quelle straordinarie o grandi, ma si trascurano certi dettagli o minuzie che sono quello che Gesù chiede per avanzare nel lavoro della propria santificazione.

Un’altra cosa che trattiene le anime a progredire verso la santità è la mancanza di fedeltà nelle cose piccole. Si fa tutto, ma frequentemente quei minuti che si impiegano in una cosa dovevano essere impiegati in altre, si prendono alcune libertà, senza considerare che la libertà della santità deve consistere nello star sempre strettamente legati alla volontà di Dio. Per queste piccolezze, che una volta iniziato a praticarle diventerebbero facili e come naturali rendendo più facile anche la pratica di quelle più grandi fino a renderle dolci e gradite, si rinuncia alla santità e si rimane nella via fredda e ordinaria. Che pena, Gesù mio! Che pena, Madre mia Maria! La santità, che è l’opera più grande che una creatura può compiere, si lascia sfuggire e si perde per così poco!».

La mia missione: dare santi alla Chiesa

«Per consolare in qualche modo il Cuore di Gesù per il disprezzo che molti oppongono ai suoi inviti amorosi, ai suoi ripetuti appelli alla santità, questa mattina mi è venuto in mente di fare quanto segue: pregare tutti i giorni perché Egli dia presto una santa ad ogni convento di ogni Ordine o Istituto, sicura che una poi non resterà da sola ma ne trascinerà dietro di sé molte altre; chiedere luce per le anime che Gesù chiama per essere in modo speciale sante, affinché corrispondano ai suoi appelli amorosi.

La mia missione su questa terra e in cielo dev’essere quella di dare santi alla Chiesa. Lavorare e affaticarsi per propagare la fede, convertire peccatori, dare figli alla santa Chiesa, combattere contro i suoi nemici…, tutto questo il Signore lo raccomanda ad altri. A me assegna la parte già scelta dalle sue mani misericordiose: mi raccomanda le anime buone, o che vogliono esserlo, la santificazione dei suoi e che siano ascoltati i suoi appelli alla santità per tutti. Far capire a molti quanto sia facile il cammino della santità, se uno si incammina in quello vero o in quello che gli è stato indicato dalla mano della provvidenza. A questo scopo pregherò Dio tutti i giorni, gli offrirò tutto quello che, con l’aiuto di Dio, faccio di buono, e sarò disposta a tutto quello che Lui mi domanderà, contenta di poter dare anche la vita solo per la santificazione delle anime. Ma una sola… no; ne voglio di più, ne voglio molte. Tutte quelle che il Cuore di Gesù chiama e vuole sante. Se arrivo a ottenere la santità di un sacerdote, di un missionario, con il suo cuore acceso al fuoco di amore del Cuore di Gesù, a quante anime si allargherà questo fuoco trasformatore!».

PREGHIERA

per chiedere a Dio la santificazione delle anime:

«O Dio, che per l’infinito amore che avete per le vostre creature e il desiderio di unirle a Voi, fonte di ogni santità e perfezione, ci avete comandato, per bocca del vostro divino Figlio e Redentore nostro Gesù Cristo, di essere santi e perfetti come Voi lo siete! In nome di questo vostro stesso Figlio e per le sue fatiche, la sua vita, passione e morte, per il suo stato di Vittima permanente nel santissimo Sacramento dell’Altare e per amore della più santa delle creature, Maria santissima Madre e Signora nostra, illuminate con la vostra sovrana luce tutti perché conoscano che tutti possiamo farci santi, qualunque sia il nostro stato e la nostra condizione. Accendete nel nostro cuore un vivo e sincero desiderio di santificarci, persuasi che, essendo questa la vostra sovrana volontà, è facile farci santi se veramente lo vogliamo. Piegate le nostre anime, Signore, a considerare la vostra bellezza e grandezza ma soprattutto la vostra bontà e misericordia, il vostro amore speciale per ogni anima, sicuri che con queste ragioni noi non possiamo fare a meno di amarvi. Nell’amore consiste la santità e in questa il compimento della vostra santissima volontà.

Ogni volta che nel Padre nostro ripetiamo le parole «fiat voluntas tua»,19 che in noi ci sia l’intenzione di ottenere mediante questa preghiera che si moltiplichino nel mistico giardino della vostra Chiesa le anime che vi amano. Così sia».

Amore e fedeltà a Gesù e a Maria

«Ai piedi della mia Madre Maria (continuano gli appunti) mi domando: cosa avrà provato il tuo cuore, nel quale era contenuto in modo stabile tutto l’amore che Dio può comunicare ad una creatura, se il mio, nel sperimentare in questi giorni semplicemente un poco più il fuoco divino, si sente con tanto impeto volare a Dio, fino al punto da non sembrare più la stessa? Mi sembra di avere un’altra vita, di non sentire più il peso del corpo nell’adempimento dei miei doveri. Sento un continuo desiderio di dar prova a Gesù del mio amore, mediante la pratica della virtù, desidero che si presentino occasioni di essere umiliata e contrariata, di obbedire e di essere sottomessa a tutti, di vivere nascosta. Vorrei che solo Tu, Madre mia e Gesù vedeste il bene che con la vostra grazia faccio e, se ti pare, che lo conosca anch’io per essere più gradita a Dio, perché tutto è dono suo e solamente riconoscendo i suoi doni si può rendergli grazie e con questo ringraziamento amarlo di più ed essergli fedele. Amore e fedeltà: parole queste che rinchiudono tutto quello che Dio chiede a un’anima. È la fedeltà che ha fatto di Te, Madre mia, un’opera prodigiosa della mano di Dio…

O Maria, Gesù vive in me, lo sento, è Lui. Sento la tua presenza e la tua mi garantisce quella di Gesù, perché dove c’è Gesù, là ci sei Tu. È Gesù che opera, desidera e vuole in me. Vuole per mezzo mio continuare su questa terra a fare del bene a tutti, a glorificare Dio. Egli vuole questo in me e io lo voglio in Lui. Perciò non sento la fatica: quando c’è unione c’è amore e l’amore fa tutto… Lui opera in me. Quanto è beata la vita di un’anima che lasciando vivere Gesù in sé, passa la sua vita mortale benefaciendo omnia.20

Maria Madre mia, giacché mi fai capire che non c’è cammino più sicuro ed esente da pericoli di quello di vivere esteriormente una vita ordinaria e interiormente vivere di Gesù, del suo Spirito, concedimi di poter camminare sempre unita a Lui. So già che quando è lo spirito di Gesù che anima interiormente una vita non è possibile non vederlo anche esteriormente, ma allora non è la creatura, è Gesù, che si manifesta in essa. Se dunque qualcuno fissasse in me il suo sguardo, Tu fa’ che conosca Gesù e a Lui dia la gloria e l’onore, e non allo strumento. Che felicità attirare a Dio le anime in questo modo! Questa fu, Madre mia, la tua missione su questa terra e questa sarà anche quella della tua povera figlia Maddalena, perché lo vuole Gesù. Concedimi, o Maria, Madre cara, che non resista mai alla grazia, che l’azione divina possa sempre operare in me senza incontrare nessuno ostacolo. Oh, se invece di affannarci tanto per raggiungere la santità lasciassimo fare a Gesù, quanto presto e senza fatica giungeremmo ad essere santi!».

Questi appunti fanno vedere quali erano i sentimenti della mia anima in quel tempo, perché diversamente non mi sarebbe stato possibile forse determinarne la data con esattezza. Per mezzo di essi e con le lettere che ho, posso farlo anche più avanti. In ogni caso ritengo che se qualche volta per non perdere tempo ad andare a controllare, mi fossi confusa di alcuni mesi o anni prima o dopo, non sarebbe questo che un errore di poco conto né altererebbe la verità di questa storia.

Per quanto si vede, i desideri che il Signore mi dava di attirare le anime al suo amore non mi impedivano né mi distoglievano dal preoccuparmi della santificazione della mia, anzi mi obbligavano ad attendervi con più ardore ed energia e direi quasi che era esclusivamente questa la mia diretta occupazione. Non pensavo né mi preoccupavo d’altro e tanto meno poteva pensare diversamente il Signore: era con la santificazione della mia anima che Lui mi chiedeva di aiutare le altre… Così lo comprese il P. Arintero, messaggero della volontà divina per la mia anima e per questo non tarderà a mostrarmela chiaramente, come presto vedremo.


18 Cf. 2 Cor 5, 14: «L’amore del Cristo ci spinge».

19 Cf. Mt 6, 10: «Sia fatta la tua volontà».

20 Letteralmente: «Facendo bene ogni cosa». Cf. At 10, 38: «Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo».


 
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