13. Per Maria e con Maria

13. Per Maria e con Maria

L’immensa consolazione che sempre mi produce il ricordare che canterò eternamente le misericordie del Signore, la provo pure pensando che insieme a quelle del Signore canterò anche le misericordie che con me ha usato la dolcissima Madre mia Maria: «Misericordias Dominae meae Mariae in aeternum cantabo».21 Sia benedetto Dio che mi concede, mentre attendo quell’ora, di poter già proclamarle qui affinché ai miei canti in cielo in onore di Maria, si uniscano, al leggere questo povero scritto, quelli delle anime amanti che sono sulla terra. Sono infatti convinta che come debba servire per far amare Dio, serva anche per celebrare le lodi della mia celeste Regina e per guadagnare molti cuori al suo dolce e materno cuore.

Mi è così gradito parlare di Te, Madre mia, cantare le tue misericordie e le tenerezze del tuo amore che lo paragono al piacere di stare tra le tue braccia materne e prendere nutrimento dal tuo purissimo seno. Sì, dolce Madre mia, perché parlando di Te ti amo e amandoti mi alimento di Te, poiché l’amore fa assimilare al bene amato.

Tutto per mezzo di Maria

Mi sembra di aver già fatto conoscere abbastanza la grande parte che ha Maria santissima nella mia vita spirituale e in tutto quello che sono e c’è di buono in me. Volendo attendere il momento in cui ci troviamo ora, non ho tuttavia ancora fatto notare una particolarità o disposizione provvidenziale del Signore nelle grazie che ha concesso alla mia anima ed è l’aver voluto che Maria fosse sempre la prima a cui offrivo gli ossequi della mia devozione e del mio amore, come pure le mie fatiche e le mie pene. Sembrava come se Lui non volesse prendere nulla se prima non fosse stato accettato dalla sua Madre santissima.

Mi ricordo ora di un fatto che viene a proposito. Le nostre consorelle, le Passioniste di Francia, raccontano che una volta subirono un’inondazione e il loro convento rimase pieno d’acqua, soprattutto la cappella, e il cieco elemento trascinava via tutto quello che vi si trovava. C’erano infatti diverse statue di santi, ciascuna sul suo rispettivo piedistallo. Anche queste subirono la medesima sorte: furono portate via galleggiando sopra l’acqua. Quando questa andò via, —cosa mirabile!—, le statue non erano più al loro posto. Solo una, quella della santissima Vergine era andata a collocarsi sul piedistallo lasciato vuoto dalla statua del Sacro Cuore di Gesù. Fu un caso? Non lo pensarono così le religiose, come nemmeno io lo penso. Trattandosi di un tale Figlio, non posso dubitare che è stata una filiale delicatezza del suo Cuore l’aver lasciato il posto a sua Madre.

A riguardo della mia anima, Gesù non soltanto lasciava il posto a Maria, ma voleva anzi che lo occupasse prima Lei. Quanto vi ringrazio, Signore, d’aver fatto così, perché questo mi dà come la sicurezza che avete gradito i miei doni che sono passati prima attraverso le mani di Maria, mia dolcissima Maestra, Avvocata e Madre.

A Maria io fui, da mia mamma, consacrata ancora prima di nascere. In questo modo, prima di essere di Dio e di ricevere da Lui il battesimo della sua grazia divina, ero già di Maria. Fu Lei che offrì al mio Dio la mia anima peccatrice perché la purificasse nel sacramento della rigenerazione. Prima di ricevere nel mio cuore il pane eucaristico già lo avevo affidato a Maria, perché quando da bambina le offrivo i fiori, per mezzo di loro volevo dirle: «Ricevi, o Madre, il mio povero Cuore». Ai piedi di Maria udii la chiamata del Signore alla vita religiosa e ai suoi stessi piedi immacolati promisi di seguirlo, costasse quel che costasse. Prima di lasciare il mondo non mi congedai da nessuno, ma andai all’altare di Maria, mi congedai da Lei e le chiesi grazia e generosità per distaccarmi completamente da tutto e per sempre. Gesù venne nella mia anima per concedermi la richiesta che gli avevo fatto per mezzo di Maria e alla quale Lui stesso mi aveva indirizzato, poiché era Maria colei che mi avrebbe portato a Lui e attraverso di Lei mi sarebbero dovute venire le sue grazie.

Prima di fare voto d’amore a Gesù, lo feci alla mia dolce Madre Maria, giurandole eterno amore come figlia fedele. Allo stesso modo, prima di imprimere sul mio petto il nome di Gesù, impressi nel cuore quello di Maria. Tutto questo mi consola moltissimo, perché non fui io a volerlo e a disporre in questo modo, ma lo dispose e volle direttamente il Signore. Io infatti, prima di fare il voto a Lei, avevo chiesto di fare quello d’amore a Gesù, ma questo, per quanto lo avessi ripetutamente chiesto, mi si autorizzò a farlo solo come una promessa. Dopo essermi abbandonata all’amore di Maria con voto, mi fu permesso anche di dare a Gesù con voto il mio povero cuore e il mio amore. Quante volte chiesi il permesso al confessore, ancora nel mondo e al P. Germano nel convento, per scrivere il nome di Gesù sul cuore e mai lo potei ottenere! Chiesi l’autorizzazione per scolpire quello di Maria, e l’ottenni, poi mi fu concesso anche quello di Gesù. Si può pensare che non fosse espressa volontà di Gesù che figurasse il nome di Maria come sigillo sul mio povero cuore, affidando a Lei la custodia del mio amore verso di Lui? Io, da parte mia, così lo intendo, l’ho creduto sempre e mi compiaccio nel pensare che sia così. Gesù è sul petto, ma il cuore volle lasciarlo a Maria…

La prima figlia spirituale che ebbi, dopo essere stata eletta Maestra delle Novizie, si chiamava Maria ed era tanto di Maria che fu questa dolce Madre a santificarla in pochi anni e a portarla in cielo. La prima postulante che ricevetti si chiamava Rosaria. Era una rosa di Maria, e Maria, prima che giungesse a vestire il santo abito si impossessò di lei e la portò in cielo. Di queste due anime delle quali ho fatto menzione devo dire ancora qualcosa più avanti, per ora basta questo accenno, perché è quello che conviene all’argomento.

Inizio del suo apostolato della penna

Un’altra cosa che pure il Signore volle provvidenzialmente che io consacrassi a Maria, prima che a Lui, fu il mio primo scritto pubblico. È di questo che ora parlerò in maniera più estesa, giacché fu questo che motivò il titolo del presente capitolo e con il quale iniziai il mio apostolato della penna.

Il lettore ricorderà quello che dissi quando scrissi la mia prima lettera al P. Arintero che, cioè, dopo aver terminato di redigere le otto pagine che mi aveva ordinato di rendiconto, io espressi la pena per non aver detto quasi nulla della santissima Vergine e che egli mi scrisse di farlo in altra occasione: cosa che effettuai con molto piacere nella mia seconda lettera. Non ricordo esattamente tutto quello che in quella lettera gli dicevo, ma so con certeza che gli parlai di una mia devozione che chiamai: «Il segreto dei miei progressi spirituali».22 Essa consisteva in due visite giornaliere che da vari anni facevo alla santissima Vergine. La prima era la mattina, davanti un’immagine dell’Immacolata, per chiederle che con la sua purezza illuminasse i sentieri per i quali io dovevo passare e che, come «Vergine fedele», mi concedesse la fedeltà alla grazia. Facevo l’altra il pomeriggio davanti un’immagine dell’Addolorata, chiedendole che, per i suoi dolori nell’assistere alla morte di Gesù, assistesse anche me in quell’ora suprema, al tramonto del breve giorno della mia vita e che non mi lasciasse fino a che non avesse udito la sentenza del divino Giudice di portarmi in cielo sulle sue braccia materne.

Questo è in sintesi quello che dicevo al Padre, mostrandogli il grande beneficio che era venuto alla mia anima per la pratica fedele di questa semplice devozione, che avevo già raccomandato a diverse persone che la praticavano con eguale frutto. Proposi la cosa anche al Padre chiedendogli se non volesse fare altrettanto.

Tanto amante di Maria com’era mi rispose nel modo seguente (lettera del 7 giugno 1922):

«Mi piacque molto quello che mi diceva della santissima Vergine, e subito decisi di condividere le due visite giornaliere. Da quel pomeriggio le sto facendo con sommo piacere e spero altrettanto con profitto. Credo di potermi mettere nel numero dei devoti associati per vedere se il suo fervore si appiccica anche a me… Mi è perfino sembrato opportuno che venisse messo quasi nella rivista, cambiando un po’ il titolo; così per esempio: «Segreto dei progressi di un’anima», e firmando con un pseudonimo, perché nessuno possa sapere, né sospettare da dove viene. In questo caso, converrebbe che lei stessa lo redigesse di nuovo con una stesura molto più ampia, aggiungendo quello che il cuore le detta, senza guardare allo stile, perché poi lo ritocco io. Così faremo in modo che si propaghi l’amore a Maria e con esso la facilità alla vita interiore, perché Lei rende tutto soave e dolce».23

In questo modo il Padre mi esprimeva molto chiaramente un desiderio che per me aveva la forza di un ordine: redigere uno scritto per pubblicarlo in «La Vida Sobrenatural». Terminando di leggere la lettera rimasi un po’ turbata. Io, così ignorante, scrivere per una rivista! Io, religiosa di clausura, la cui vita deve rimanere nascosta (infatti la nostra santa Regola dice: «Le religiose Passioniste devono vivere morte al mondo»)! Io, che scrivevo così male…

I punti che il Padre toccava erano tutti molto delicati e cari al mio cuore. Mi diceva che nessuno avrebbe mai saputo niente, ma ciononostante capivo e molto bene che facilmente si poteva sospettare da parte delle persone alle quali avevo parlato di questa devozione. E se venissero a saperlo i Superiori, e in particolare la Madre, che cosa avrebbero detto? L’altro punto era quello della gloria di Dio: «…si faceva amare Maria e con ciò si facilitava la vita interiore, la santificazione delle anime», che era quello che costituiva la più ardente aspirazione del mio cuore. Fare amare Dio, Gesù, Maria; accendere i cuori al fuoco del suo amore e senza che nessuno sapesse da dove proveniva quel fuoco, con un mezzo che mi offriva il Signore senza che fossi andata io a cercarlo. Quanto era bello! Comunque mi rimaneva sempre il timore: si arriverà a saperlo?

Tutti i miei timori e dubbi li vinse alla fine l’obbedienza cieca che il Signore mi chiedeva verso colui che Lui stesso mi aveva dato come guida e Padre. In più si trattava di Maria, di amare e far amare l’Amato del mio cuore. Che bella occasione mi si presentava di compiere il voto che avevo fatto di lavorare per propagare la sua devozione e il suo amore! Mi incoraggiavo con questi pensieri e con il ricordare che il demonio, il quale entra dovunque, non può entrare dove c’è Maria. Così, con Maria e per Maria, misi mano al lavoro che mi si chiedeva, senza pensare neanche lontanamente che con questo incominciava il mio apostolato con la penna. Il Signore però lo sapeva e volle che anche in questo la sua santissima Madre ricevesse le primizie, affinché per Lei e con Lei io superassi con più soavità le ripugnanze e le difficoltà che mi si presentarono sotto quest’aspetto entrando nel cammino dell’apostolato.

«Lei (Maria)… rende tutto soave e dolce». A queste parole del Padre, nella lettera citata, ne seguivano altre pure molto a proposito per incoraggiarmi. Mi faceva vedere come Maria è il mezzo per andare a Gesù e per prepararsi a cose maggiori. Diceva (ancora nella lettera del 7 giugno 1922):

«In questo modo anche lei va soavemente disponendosi ad abbracciare Gesù sulla Croce e poi quando Lui giudicherà che è ora di ritirarsi e di lasciarla penare da sola con Lui nel supremo abbandono del Padre, sarà già disposta ad abbracciare la Croce nuda. Per tutti, figlia mia, deve arrivare quest’ora, per potersi configurare con Gesù in tutti i suoi misteri. Questa del Getsemani e il Dio mio… perché mi hai abbandonato, sono quelle dove Lui più si compiace di avere chi gli tiene compagnia e lo aiuti ad espiare i peccati e a placare la Giustizia divina. E se non si accettasse di soffrire in questo modo, cioè cooperando con grande amore e incalcolabile merito all’opera della Redenzione e della Riparazione, si dovrà soffrire senza merito e con rigore incredibile nel Purgatorio. Cosicché, figlia mia, anche se lei cerca di essere fedele, le dovrà giungere lo stesso la sua ora nella quale mi dirà, come già l’avvertii: Mi aiuti!…

Lei fa molto bene a non preoccuparsene, ma a lasciar fare a Dio e a procurare in ogni momento di compiacerlo e cercare l’aiuto della sua santissima Madre che rende tutto più facile. Si offra a Gesù in tutto, senza eccezione con un non mea voluntas, sed tua fiat.24 Quando, ebbra d’amore, lei avrà perso il suo proprio giudizio per non vivere se non in conformità a quello divino allora, quando Lui si ritira starà contenta di vedere che Lui giochi con lei e dirà con Gemma: Gesù contento, tutti contenti. Lui sa quando l’anima è matura per i grandi sacrifici. Quando questa in più conta sull’aiuto speciale della Vergine, Lui alla fine gode di farle compagnia per davvero nella sua solitudine. È in essa che si purifica l’amore, perché l’anima impara a non cercare mai in nessuna cosa il proprio piacere, ma solo quello divino e vengono saggiate la fede e la speranza… E così adempirà i suoi voti e farà tutto, tutto, senza piacere, ma con molto più merito. In questa notte oscura dell’anima a volte c’è la Luna, ma a volte anche questa scompare, e tutto è oscurità, nella quale si sente perduta. Ciononostante, mai lei è tanto beneficiata, poiché mai Gesù e Maria sono così contenti come quando la vedono rimanere fedele in mezzo a tale prova… E così ritorna la Luna nuova a preparare il sorgere del nuovo Sole…».

Estasi di amore divino

Con questi consigli non potevo che obbedire al Maestro che me li dava e che ebbi presto la fortuna di ritornare ad ascoltare a viva voce. Non ricordo se fu in agosto o settembre, dello stesso anno in cui ci conoscemmo, quando lui tornò. In questa seconda volta, nella quale io mi incontrai con il benedetto servo di Dio, il Signore in una maniera ancora più palese e tangibile ci dimostrò che Lui stava con noi. Mentre il Padre mi parlava, una dolcezza soprannaturale inondò la mia anima, togliendomi la parola, anche se lo vedevo e lo udivo.25

Nel vedere la mia incapacità a parlare mi disse: «Si riposi un po’, si riposi un po’, figlia mia, poi, se Dio vuole, parleremo». Io appoggiai la testa alla grata e chiusi gli occhi in un dolce sonno, mentre lui andava ripetendo versetti del Cantico dei Cantici. Io udii questo: «Sostenetemi con fiori, confortatemi con mele, poiché svengo d’amore» (cf. Ct 2, 5). Così trascorremmo un momento molto gradevole, non dico già parlando, ma tacendo, poiché chi parlava era il Signore facendosi gustare dalle nostre anime.

Tentazione di rifiutarsi a scrivere

Avevo bisogno di queste dimostrazioni di compiacenza divina, poiché senza di esse forse non sarei stata fedele durante la difficile prova che mi attendeva quando il Padre se ne andò. Mi trovai immersa in una infinità di inquietudini, dubbi, timori e ribellioni. La causa era perché il Padre aveva detto che nello scrivergli per fargli il resoconto del mio spirito, lo facessi il più estesamente possibile, perché era convinto che molte di quelle cose che gli comunicavo, avrebbero fatto del bene ad altre anime, come era successo per lo scritto sulla santissima Vergine: «Associazione di amore a Maria santissima», e che quindi credeva conveniente, dopo aver tolto qualcosa per evitare che venissi scoperta, pubblicare queste mie lettere nella rivista «La Vida Sobrenatural».

Se davanti alla prima proposta di quel tipo, come ho riferito sopra, rimasi triste e turbata, mi dispenso dal dire quello che provai nel ricevere il nuovo ordine. Gesù benedetto, quanti sacrifici chiedi alle anime! Si affacciarono alla mia immaginazione mille cose… e che in nessun modo dovevo acconsentire a quell’ordine, che il Padre si sbagliava, che era un fanatico e che era meglio lasciarlo piuttosto che sottomettersi a quella dura obbedienza, con danno della mia anima ecc.

Se io non avessi tagliato corto con un gesto decisivo, sarebbero stati interminabili i pensieri che si presentavano alla mia mente. Lottai, ma non mi fu possibile una vittoria completa e da ciò provenivano le pene e le inquietudini… Erano molto chiare le prove che Dio mi aveva dato che quella guida era stata scelta dalla sua provvidenza in modo ammirabile; io avevo reso grazie molto sinceramente all’Altissimo per avermi riservato un Padre e Maestro così saggio, così santo e così amante di Maria, ma ora, era crollato tutto? No, non poteva essere, non volevo crederlo. Quello che mi aveva ordinato mi sembrava però contrario alla prudenza e allo spirito del Signore che vuole che i suoi doni siano custoditi in segreto. Come mettere insieme le due cose? Non sapevo che fare. Se lui era destinato da Dio per guidare la mia anima, era necessario obbedirgli. Che lotte dolorose si svolgevano nel mio spirito! Trascorsi così alcune settimane, poi mi decisi a scrivergli, manifestandogli lo stato in cui mi trovavo e supplicandolo nello stesso tempo di dispensarmi dall’ordine che mi aveva dato.

Mi rispose come segue (lettera del 12 novembre 1922):

«Carissima figlia in nostro Signore: Lui sia sempre con la sua anima e la riempia del suo divino Spirito che le insegni a fare in tutto quello che è più gradito a Dio.

Giorni fa ricevetti la sua lettera che lessi con molta consolazione, vedendo come nostro Signore va sempre più prendendo possesso della sua anima. Continui tranquilla lasciandolo fare e pronta a non resistergli in nulla.

Anch’io mi rallegrai di essere presente a quello svenimento in cui si trova la salute vera, così potrò, Dio permettendolo, giudicare meglio le sue cose e appunto per questo nostro Signore non si nasconde ai suoi ministri, né le anime fedeli hanno timore se questi le vedono così, per quanto desiderino che tutto resti nel silenzio…

Non trovo strana la sua ripugnanza e difficoltà a scrivere quello che le ordinai, in cui lei necessariamente deve lasciar trasparire tutto quello che sente nel suo cuore… Non si preoccupi, figlia mia, pensi piuttosto che lei si rivolge innanzitutto al suo Padre, che lo rivedrà accuratamente e che ha lo stesso interesse o maggiore di lei che nessuno (se non al massimo qualcun altro che mi dovesse sostituire) possa sospettare nulla di lei, giacché si cercherà di correggere tutto e di sopprimere quello che conviene. Così lei scriva senza preoccupazione, come se fosse soltanto per me, facendo attenzione semplicemente ad evitare di parlare in prima persona senza necessità, soprattutto facendo capire che è una Passionista. Pertanto parlando del suo Istituto, cerchi di farlo in terza persona, come se si trattasse di un’altra Congregazione. Ma tutto senza forzare, come le viene meglio, poiché dopo è facile ritoccare tutto e metterlo nella debita forma.

Mi compiaccio che l’articolo sull’Associazione d’amore a Maria sia stato ben accolto [dalle consorelle della vostra comunità]; anche altre lo accolsero bene e credo che ne faranno un’edizione in foglietti di propaganda: se così sarà, cercherò di mandargliene qualcuno. La stessa cosa spero per quello che sente di scrivere su la facilità della santità, per attirare le anime e togliere loro le paure che hanno. Per questo importa molto che lei parli con tutta libertà, dicendo quanto sente, poi vedremo se convenga correggere o sopprimere qualcosa perché lei non possa mai venire riconosciuta ed evitare inconvenienti. Si animi, dunque, a seguire la mozione del Signore e a far sì che non restino sterili in lei i suoi lumi e le sue grazie e corrispondergli, cercando di guadagnargli dei cuori… Chi sa se non sia stato per questo che il Signore dispose che noi ci conoscessimo e lei mi abbia dato tanta fiducia fin dall’inizio?…».

Da ciò che si deduce da questa lettera, lontano dal dispensarmi dall’ordine che mi aveva dato di scrivere, insisteva che lo facessi, rassicurandomi pure circa i dubbi, i timori di venire scoperta e facendolo in modo che non potevo rifiutarmi di cedere, senza oppormi anche alla volontà manifesta del Signore. Compiendo un atto energico e deciso con me stessa, come pochi ne ho fatto nella mia vita, dissi: «Dio mio, così lo volete, così sia. Lo faccio per obbedienza e per amore vostro. Accettate il mio sacrificio e, in compenso, datemi amore e grazia di farvi amare». Tuttavia, siccome il Padre mi aveva detto: «tutto senza forzature, come le viene meglio», essendo tanta la difficoltà che provavo a parlare in terza persona, osai chiedergli che mi lasciasse fare gli appunti scritti che desiderava separatamente e non con gli stessi resoconti di coscienza. Il Padre in questo consentì ed io diedi inizio agli articoli «La santità è amore», con lo pseudonimo di «J. Pastor», confidando nella promessa che nessuno mai sarebbe arrivato a sapere nulla. Ma disgraziatamente non fu così. Poco tempo dopo incominciò a girare la voce che io scrivevo su «La Vida Sobrenatural» e con questo vennero a cadere sopra di me una serie di sofferenze e amarezze mai provate nella mia vita. Di esse parlerò altrove, ora dirò soltanto che nessuno, se non chi lo ha provato, sa quello che si soffre nel vedere sulla bocca di tutti le proprie cose.

O Maria, Madre mia dolcissima, Tu che mi desti la grazia di obbedire allora, perché per Te e per mezzo di Te iniziai, continua a darmela, dato che continuano ad ordinarmi la stessa cosa e non cessano da parte mia nemmeno le ripugnanze e le difficoltà. Offri Tu a Gesù il sacrificio di questo cuore che è tuo e con il quale desidero consolare Te e Gesù negli immensi dolori del Calvario. «Fac me tecum pie flere, Crucifixo condolere, donec ego vixero».26


21 «Canterò in eterno le misericordie di Maria, Signora mia».

22 Questa lettera è stata pubblicata nel libro: Hacia las cumbres de la unión con Dios. Corrispondenza espiritual entre el P. Arintero y J. Pastor, Salamanca 1968, pp. 39-43. E’ la terza delle 90 lettere che conserviamo della Madre Maddalena al P. Arintero. Cf. J. PASTOR – G. ARINTERO, Al centro dell’amore. Corrispondenza spirituale 1922-1928, pp. 44-51.

23 Il P. Arintero e la Madre Maddalena si accordarono di propagare questa devozione e per questo stamparono alcuni foglietti sull’Associazione d’amore alla santissima Vergine che diffusero a migliaia in edizioni successive in tutta la Spagna. L’ultima edizione di foglietti con questo devoto esercizio è stata realizzata da P. Arturo Alonso Lobo nel 1969.

24 Cf. Mt 26, 42: «Non la mia volontà, ma la tua sia fatta».

25 La Madre Maddalena afferma di aver avuto una specie di estasi durante questo incontro: cf. lettera 10 del 20 ottobre 1922, in: J. PASTOR – G. ARINTERO, Al centro dell’amore. Corrispondenza spirituale 1922-1928,, pp. 101-103. A questo fatto fa riferimento anche la lettera 4 del P. Arintero, datata il 12 novembre dello stesso anno (cf. l. c., pp. 104-105).

26 «Fa’ che io di cuore pianga con Te, soffra insieme al Crocifisso finché ho vita» (dall’inno «Stabat Mater»).

Annunci

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: