17. L’apostola dell’amore

17. L’apostola dell’amore

Nell’incominciare questo capitolo si accumulano nella mia mente e nel mio cuore molti pensieri e affetti. Il primo è di confusione e di vergogna nel considerare le innumerevoli grazie ricevute da Dio e come io vi abbia corrisposto male. Gli altri sono di gratitudine e riconoscenza, senza sapere come manifestarla al Signore, insieme a un fermo desiderio e volontà decisa di essergli più fedele per l’avvenire e di rinnovargli la consacrazione di tutto il mio povero essere e della vita che mi resta secondo i disegni della sua provvidenza.

Se in un altro momento la mia consegna a Dio e al suo amore era incompleta o alla cieca, perché non sapevo quello che Lui voleva da me (almeno in parte), ora non è così. Anche se non mi comandasse altra cosa né mi manifestasse altra volontà sua, quante cose vedo nel mio cammino, in quel cammino che il Signore mi ha aperto davanti agli occhi e nel quale mi ha posto! Non vado alla cieca, no, quando mi consegno a Lui. No, perché il cammino di amore è un cammino che abbraccia tutto: gioia, dolore, fatica, riposo, vita, morte. Tutto vi si incontra ed è necessario abbracciarlo tutto intero, senza stabilire il modo, le forme o le misure e se non vogliamo sbagliarci di proposito, tutto si vede, poiché è un cammino illuminato da chiarezza e luce infinite.

L’amore che il Signore ora mi domanda è un amore incondizionato, di ogni momento, di ogni maniera, che a tutto si conforma e adatta, sale al cielo e si abbassa alla terra: sale per amare e per chiedere amore e scende per dare quell’amore e fare che altri amino. Non fa preferenze di genere o di persone; gli basta un cuore capace di amare per farlo vibrare con un ardore infinito, correre, se è necessario, fermarsi, ingrandirsi, rimpicciolirsi. Quanto c’è da fare e da soffrire in ogni tempo e in ogni momento! Quanto dà e quanto chiede l’amore!…

Elezione speciale di Dio per questo apostolato

Ho detto che l’amore mi si è già rivelato o ha già segnato il mio cammino e che, quando io mi abbandono a Lui, so a chi mi affido ed è così, in modo speciale, a partire da una data che segnala una grazia particolare del Signore. Per farla conoscere dedico volentieri questo capitolo. Ma prima voglio trascrivere qualche frammento di una lettera della venerata guida della mia anima che, con i suoi fervidi insegnamenti, degni della sua anima tutta di Dio, andava disponendo la mia all’azione della grazia. Quale ardore mi infondevano le sue parole per lanciarmi e correre per questo cammino di verità e di luce! Il P. Arintero mi diceva (lettera del 16 marzo 1923):

«Mi ha molto consolato la sua lettera, vedendo come il Signore sta affrettando la sua opera amorosa in lei dandole luce e vigore perché lo lasci agire senza porre ostacolo… Continui, dunque, serena e decisa, come pure facendo attenzione fedelmente alla voce interiore di Colui che disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e mi seguono, e io dò loro la vita eterna…» (cf. Gv 10, 3-4.10). Di sicuro la starà ricevendo in sempre maggiore abbondanza, fino a sembrarle di vivere più in cielo che in terra e che la sua vita è Cristo.

Perciò, lei deve continuare tranquilla il suo cammino di intima familiarità e puro amore che le è stato tracciato. Sarà quest’amore a trasformarla e a rinnovarla e insieme la purificherà e la proverà, facendole soffrire dolci martirî… Con ciò lei non deve preoccuparsi per le notti che ha bisogno ancora da percorrere, perché l’amore stesso illuminerà i suoi passi per andare in cerca dell’Amato «al buio e sicura, senz’altra luce né guida, all’infuori di quella che nel cuore ardeva», come vedrà nel cap. V del Cantico.42 In questo modo, credo che Lui le farà sentire e gustare quanto lei desidera, mostrandole che è tutto per lei e affinché lei sia tutto per Lui, vedendo dove e come pascola e come Lui stesso è pascolo e vita dell’anima e il peccato morte eterna.

Si incoraggi con ciò a guadagnargli anime e, giacché volle unirci a Lui, quello che lei da sola non può, lo faccia suggerendolo a me e mettendomelo nelle mani, che lei come vede sono mani di Padre che vuole che lei resti molto nascosta e sicura, perché nulla turbi il suo mistico sonno…».

Le parole di Gesù che il buon Padre mi ricordava: «Le mie pecore odono la mia voce e mi seguono e io dò loro la vita eterna», mi facevano ripetere spesso: «O Gesù, che io sia una di queste fortunate pecore, che ascolti la vostra voce per seguirvi fedelmente, o mio divino Maestro, che io viva questa vita che il Padre dice, più in cielo che in terra, vita di puro amore, tutta per Voi!».

Questi sospiri erano causa dei dolci martirî annunciati, facendomi sentire e gustare che così, come Lui era tutto per me, voleva che io fossi tutta sua. Erano tante le follie che l’amore mi faceva dire a Gesù, che non mi sarà possibile ricordarle tutte. Trovo un appunto di quel tempo che dice:

Marzo 1924. Di notte sentii il cuore pieno, pieno, e di che cosa? Non lo ignoro: dell’amore di Gesù. Sentivo un ardore che non mi lasciava dormire… Facevo atti di amore e dicevo a Gesù: «O Gesù, ti amo, ti amo! O Gesù, dammi amore, dammi amore! Ho fame del tuo amore, svengo, non posso dormire. Mi sembra di avere un fiume in piena nel cuore, un torrente impetuoso che vuole uscire…». E Gesù mi disse: «Verrà un giorno in cui io darò libero corso a questa corrente e trascinerà dietro di sé molte anime, guadagnando al mio amore molti cuori». Io gli dissi: «O Gesù, fallo presto, se è necessario, muoio contenta perché Tu sia più amato. Perché voglio la vita se non per amarti e farti amare di più?».

«Apostola del mio amore!»

Un giorno, mentre mi trovavo in queste ansie di amore, dopo essermi dedicata alle faccende materiali forse con eccessiva preoccupazione, andai in coro per l’ora di sesta e nona e in quei minuti che ci sono prima di incominciare l’Ufficio Divino mi raccolsi chiedendo perdono al Signore per essermi dissipata troppo nelle cose esteriori e gli dicevo: «O Gesù, eccomi qui: io con te e Tu con me, vero? Sento la tua divina e reale presenza nel Sacramento del tuo amore… Adesso hai qui la tua povera sposa Maria Maddalena di Gesù… Sacramentato…». E pensavo al mio nome, alle cose che questo mi ricorda. Quanto amore da parte di Dio!… Mentre io stavo per terminare di pronunciare il mio nome, Lui aggiunse: «APOSTOLO DEL MIO AMORE». «L’Apostolo dell’Amore —dissi io— è san Giovanni». Ma il Signore mi replicò: «È chi io voglio che sia». Da allora mi chiamai e sono: Maria Maddalena di Gesù Sacramentato, Passionista Domenicana, Apostola dell’Amore.

O Gesù, ti ringrazio per il nome che mi hai dato. Dammi la grazia per compierlo pienamente. Non mi basta la gloria di averlo, fa’ che adempia la missione che mi affidi: che io sia un’instancabile apostola del tuo amore. Concedimi di essere come un carbone ardente, che accenda tutto quello che gli sta intorno. Questa è la grazia che al di sopra di tutte le grazie ti chiedo: farti amare in vita, in morte e dopo morte. Il tuo apostolo san Giovanni ti chiamò «Amore»: «Deus charitas est» (cf. 1 Gv 4, 8.16). Amore! Questo nome mi conquista, mi suggestiona totalmente ogni volta che lo sento, perché so che nessuno lo porta debitamente se non Tu. L’amore è uno e quell’Uno sei Tu, mio Dio. Sapendo quanto mi piace, per compiacermi e perché sono tua sposa, mi hai dato il tuo stesso nome. Da ora in avanti io ti dirò: «Tu sei il mio amore»; o meglio: «Amore, Tu sei mio». Il Signore in una determianta occasione mi rispose: «Maddalena, tu sei il mio amore». Da ora in avanti ti chiamerò «Amore» e quando ti chiamo così tu rispondimi sempre dandomi più amore; e se non sentirò ardere di più il mio cuore dirò: «l’Amore non mi ha udito», e continuerò a chiamarti gridando: «Amore, Amore!…».

Folle di amore per Gesù

Forse qualcuno leggendo questo potrebbe dire: che follia, che follia! Questa è diventata pazza. Ma questo è quello che io volevo e chiedo sempre al Signore: diventare folle d’amore per Lui, perché Egli per primo mi ha amata fino alla follia. So che senza follie non c’è amore perfetto e che quello che è stoltezza agli occhi del mondo è sapienza agli occhi di Dio. La stessa grazia chiedo per quelli che mi chiamano pazza, se aggiungono: pazza d’amore per Gesù. Sia davvero così, Gesù mio, perché allora sì, ti amerò e ti farò amare. Il mio apostolato di amore sarà molto fecondo e le mie ansie soddisfatte, anche se quest’ultimo non sarà possibile su questa terra… Mi sento sempre tanto frenata, costretta, legata! Non posso spiegare le ali e volare come vorrei per portare amore fino agli ultimi confini della terra.

È una lotta continua quella che soffro, una violenza quella che patisco e mi vedrò costretta a patirla finché vivo. Vorrei gridare a tutti: «Amate Dio», ma allo stesso tempo vorrei che nessuno sentisse la mia voce. Vorrei andare per le strade e per le piazze e ripetere senza sosta: «C’è un bene solo: amare Gesù, c’è una felicità soltanto: amarlo sempre di più». Vorrei anche nascondermi sempre più e scomparire dallo sguardo di tutti… Vorrei andare in tutti i conventi (luoghi d’amore dello Sposo divino) e dire a ciascuna di quelle anime: «Vivi d’amore, perché sei stata prevenuta dall’Amante celeste e amata di un amore eterno. Non temere l’Amore, perché se è certo che è doloroso e crudele, è pure ineffabile e dolce per le anime che si affidano a lui senza riserva. Chi ti parla lo ha esperimentato. Ama e non temere».

Vorrei andare a dire a tutte le anime devote: «Non vi accontentate di essere buone: cercate il puro amore perché possiate essere completamente felici e non solo a metà. Io vi insegnerò il cammino…». Non voglio però essere maestra di una scienza che non ho ancora imparato io.

Vorrei dire ai ministri di Dio: «Andate, chiamate tutti, voi che avete questo incarico da Gesù. Dite che la tavola è pronta per tutti. Voi potete farlo senza richiamare l’attenzione di nessuno, perché è il vostro dovere». Però davanti a loro mi confondo, la grandezza del loro ministero mi rende muta ed è quando meno posso parlare.

Vorrei scrivere anche di notte, privandomi volentieri del sonno, per lasciare scritto tutto quello che io so dell’amore se in qualche modo servisse per accenderlo ed accrescerlo nelle anime. La debolezza però non me lo permette: mi si stancano gli occhi e devo lasciarlo. Vorrei rispondere a tutte le lettere che mi giungono interpellandomi sull’amore. Vorrei scriverne io altre per dare luce e sostegno alle anime e dire a ciascuna la parola d’amore di cui ha bisogno, ma non ho il tempo per tutto, né mi piace far conoscere a chiunque gli ardori del mio cuore. Vorrei almeno incendiare di quest’amore le piccole anime con le quali vivo e delle quali mi ha fatto madre il Signore, ma parlando loro quando mi rendo conto che qualcosa sospettano di quello che io sento, mi vergogno e finisco per richiudere per quanto posso il vaso del mio cuore e non dico loro quello che avrei voluto poter dire. Vorrei poter dire a tutti che il segreto del mio amore a Dio è stato il mio amore a Maria, che mi obbligai con voto ad amarla e a farla amare, ma nello stesso tempo temo che nel rivelarlo svanisca e diminuisca il mio amore per questa Madre celeste.

Vorrei essere forte, resistere a tutte le prove, avere un amore battagliero, intrepido, martire, invece… quanto debole mi sento! Ci sono momenti nei quali non sono buona a nulla; mi spaventa una formica: tutto mi impressiona e mi fa paura. E questi momenti si prolungano a volte ore, giorni, mesi… Vorrei allora che tutti mi vedessero, perché credo che, il vedere questo mio stato di somma impotenza e debolezza, non sarebbe loro meno utile, per incoraggiarsi nel loro cammino a Dio, di quello di sapere le grazie del Signore e il vedere e l’udire gli slanci del mio cuore ardente. Vorrei che mi vedessero, ripeto, quando sono quello che sono: un nulla; quando tutto mi si offusca, quando non so vincere il sonno, quando crollo di debolezza se ritarda il pasto, quando per qualche piccolo dolore fisico non ho voglia di fare nulla, quando mi lascio prendere dalla pigrizia, dall’apatia, dalla natura che non è morta… Con tutto ciò e nonostante tutto ciò, resto tranquilla, vado avanti, dico al Signore che lo amo, e confido che Lui nella sua misericordia infinita gradirà il mio povero amore.

Il mio nulla non mi spaventa, perfino lo amo, perché mi aiuterà a compiere meglio il mio apostolato di amore e misericordia, che è la stessa cosa.

Soltanto quando uno ha conosciuto l’amore infinito di Dio verso i miserabili e sente di essere nel numero di questi, allora ama questi infelici, i quali, precisamente per le loro miserie, attirano su di loro gli sguardi divini.

O Gesù, che nell’avermi fatta Apostola del tuo amore mi hai fatto particolare protettrice dei miserabili, dei deboli, di tutte le anime che sentono, come la mia, la necessità di amare Dio e allo stesso tempo le difficoltà che la carne inferma incontra sul cammino del puro amore: dammi grazia di avere sempre vivi nel mio cuore questi sentimenti, specialmente quando mi trovo davanti alla più grande miseria umana, che è il peccato. Fa’ che mi ricordi che questa delicata missione richiede tutta la tenerezza di un cuore di madre e che per questo l’affidasti alla tua Madre e Madre mia, Maria, che la Santa Chiesa chiama «Mater Misericordiae» (Madre di Misericordia), e che con i sentimenti di amore e di compassione che Ella ha, compia la sua missione l’Apostola del tuo amore.

«APOSTOLO DELL’AMORE»

Ai tuoi piedi, Gesù, mio Sposo amato,

Dissi un giorno al mio Amor Sacramentato:

Sta la pazza tua amante Maddalena,

Solo con Te riposa e trova lena.

E pensando al mio nome: tua son io,

Ripetevo all’Amante del cuor mio.

E dall’Ostia diss’Egli a questo cuore:

«Sarai pure un Apostol del mio amore».

L’Apostol dell’amore è san Giovanni,

Che in amarti passò i suoi lunghi anni,

Che posò la sua testa sul tuo petto,

Che chiamasti Tu: Apostol prediletto.

«È tal solo chi voglio io che sia;

Tu voglio sia un Apostol Sposa mia».

O Gesù, tu lo vuoi? Lo voglio anch’io;

Apostol del tuo amor, sarò mio Dio.

Ma incendiami del fuoco tuo divino

Perché compia sì nobile destino;

E sia come un carbon di fuoco ardente,

Che tutto quel che tocca brucia e accende.

Che consumi quel fuoco anche il cuor mio

E la cenere dica: gloria a Dio!

Gloria eterna al mio Dio che m’ha creato,

Allo Spirito Santo e al Dio Umanato.

Gloria eterna all’Amor.

Oh, che gran sorte

Amarlo, e farlo amare,

in vita e in morte!

M . M. A. d. A.


42 Della ricerca dell’Amato del cuore nel buio della notte se ne parla nel capitolo V del Cantico dei Cantici. Le parole in rima qui riportate sono riprese dalle «Strofe della Salita del Monte Carmelo» o dal «Canto dell’anima della Notte Oscura» di san Giovanni della Croce (cf. strofa n. 2 e n. 3).

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