18. Un sogno e un fiore

18. Un sogno e un fiore

Quanti sogni ci sono nella vita! La stessa vita è come un sogno, poiché in modo simile passa presto e finisce. Per molti passa come se stessero sognando sempre. Sognano piaceri, ricchezze, felicità… Alla fine arriva il momento di svegliarsi, l’ultimo della vita, nel quale si apre l’eternità e i loro sogni vani e illusori svaniscono per sempre. Infelici! Si nutrirono di sogni e al risvegliarsi manca loro il tempo ed entrano nell’eternità che è ciò a cui meno avevano pensato. Oh, se queste mie povere parole servissero a destare qualcuno di questi infelici dormienti! Lo chiedo al Signore e lo spero dalla sua bontà.

Sogni di un’anima che ama Dio

Se nella vita umana questa è una triste realtà, nella vita spirituale avviene in un modo molto diverso. Anche l’anima sogna e sogna senza sosta cose grandi, immense. Le ambisce, le chiede, sospira ad esse…, ma per quanto si innalzi con la sua mente, si elevi con i suoi desideri di gloria e di grandezza, resta sempre al di sotto della realtà, perché le cose che Dio ha preparato per quelli che lo amano e lo servono sono di una grandezza incomprensibile, indicibile, incalcolabile e sempre infinitamente superiori a ogni immaginazione umana (cf. 1 Cor 2, 9). Nel servire e amare Dio quindi, sia che sogniamo da svegli cioè pensando ed immaginando grandi gioie e bellezze, sia che sogniamo dormendo (con la sola fantasia) è sicuro che in un modo o in un altro i nostri sogni diventeranno realtà, una stupenda realtà che supererà sempre l’ideale sognato. Mille volte felice, o Dio mio, colui che ti ama e che cerca solo la gloria del tuo amore. Nessuna gloria è così certa e sicura come quella che Tu dài all’anima che ti ama. Fa’che io cerchi sempre questa gloria e mi renda degna di essa, o Signore!

Per quello che ho detto, il lettore già conosce i miei sogni da sveglia. Ora parlo dei miei sogni da dormiente. Io non ho mai sognato molto, perché il Signore mi ha dato un sonno molto tranquillo e sereno. Le poche volte che ho sognato, grazie a Lui, è stato quasi sempre di cose buone e devote. Varie volte ho sognato che stavo confessandomi o comunicandomi, altre, che stavo parlando di cose spirituali o dell’amore di Dio. Alcune volte ho sognato il cielo, i santi, il mio santo Padre san Paolo della Croce, santa Teresa di Lisieux (quanto era bella!). Altre volte invece che morivo martire per Colui che morì sulla Croce per me…

Si capisce che, tra tutti questi sogni, nessuno mi rimase così impresso nella mente come quello che sto per riferire, perché soltanto questo lo trovo appuntato su un foglietto. È scritto a matita e così in fretta che a mala pena ora mi riesce intelligibile. Non ha data, ma suppongo che sia dello stesso periodo di tempo di cui stiamo parlando in questa storia, cioè del 1925 o 1926.43

Dice così:

«Ho sognato che, dopo aver amato follemente Gesù, alla fine morivo vittima del suo amore. L’unica causa della mia morte era l’amore, il quale, come un fuoco a cui nessuno può resistere, consumava dolcemente la mia povera esistenza e sotto la sua azione consumatrice io ripetevo soavemente: «O Gesù, sei Tu, è il tuo amore che mi ammazza così; quanto forte e soave è il tuo amore. O Gesù, è il tuo amore che mi dà la morte…». Pronunciando queste parole consegnavo la mia anima all’amore, godendo dolcezze infinite. In quel momento mi svegliai e nel rendermi conto che il mio piacere era un sogno e che come tale era finito, sentii molta pena e dissi al mio Amante divino: «Ora non dormo, sono perfettamente sveglia. Sentimi ed ascolta la mia invocazione, che faccio in piena lucidità e con volontà decisa. Fa’, Tu che lo puoi, che questo mio sogno arrivi ad essere una piena e felice realtà e anche se ripetessi questa mia preghiera durante i sogni, o dolce amore mio, ricordati che il cuore che ama è sempre sveglio, poiché è scritto: Ego dormio et cor meum vigilat».44

Chi oserà mettere in dubbio che il Signore ascolterà la mia preghiera? Se qualcuno lo dubitasse, sarebbe perché non conosce la divina bontà. Chi ha compreso l’amore infinito di Dio per le sue creature e conosce il desiderio che ha di venire amato da esse, non può dubitarlo. Io conosco l’amore di Gesù, perciò sono sicura non solo che il mio sogno diventerà realtà, ma che la bontà infinita di Dio, che io ora non posso comprendere pienamente, supererà infinitamente la mia supplica, concedendomi un grado di amore più elevato di quello che io ora sono capace di domandare o di desiderare. Sì, sono sicura, lo ripeto, perché conosco Gesù e so che tutti i desideri di amore li appaga volentieri dato che è Lui stesso che li mette nelle anime. Vivo in questa dolce speranza, amando, godendo e soffrendo, perché il ritardo o l’attesa è sempre molto penosa per chi ama, ma godo anche perché so che il dolore sostiene, accresce ed irrobustisce l’amore.

Intanto io andrò dovunque in cerca del bene che attendo, per obbligare sempre di più il mio Dio a concedermi quello che gli chiedo. Cerco amore guardando il cielo, gli astri che brillano nel firmamento e con il loro scintillare sembrano dirmi: «È l’amore che ci comanda di brillare per te; siamo voci dell’amore». Cerco l’amore guardando la terra e tutta la natura a una voce, ogni cosa nel suo proprio e muto linguaggio, mi grida: «Da noi è passato l’amore e ci ha lasciato per te tutto quello che ti è gradito, ti incanta e conquista. Per te brilla il sole che in ogni cosa suscita incanto, vita e allegria. Per te, la brezza soave del mattino che così dolcemente rinfresca ed accarezza. Per te, le acque si muovono e si agitano senza sosta, s’alzano e si abbassano, cambiando di forma e di colore. Per te, i dolci frutti che tanto dilettano il tuo palato, come un banchetto preparato dalla mano divina. Per te, i fiori con le loro delicate sfumature e svariati colori, con i loro squisiti e soavi profumi…».

Il fiore simbolo dell’amore

I fiori! I fiori! Quante volte mi hanno parlato di Dio! Sono stati sempre il mio incanto, la mia passione, il mio amore. Con essi ho imparato molte cose. Ciascuno aveva una voce propria che io capivo quando li prendevo nelle mie mani per depositarli accanto al trono del mio Amore Sacramentato o sull’altare della mia dolce Madre Maria.

Tra tutti, quelli che più mi parlavano erano i gigli e le rose: la purezza e l’amore. Ciascuno sembrava ripetermi: «Trasformati in me». Mi piacevano molto queste due categorie di fiori tanto che, in occasione della santificazione del nostro san Gabriele dell’Addolorata (io ero sagrestana in Italia), quando la Madre Giuseppa mi ordinò di preparare i fiori artificiali per ornare l’altare, scelsi di fare soltanto gigli e rose. Ne feci molti, lavorai mesi. Se ora ricevessi lo stesso ordine e dovessi scegliere, lo adornerei tutto di rose, poiché capisco che nell’amore c’è tutto.

L’amore è purezza e solo nella perfezione dell’amore c’è la somma purezza. Esso ha una virtù purificatrice, fino al punto di eguagliare quella che hanno i santi Sacramenti, poiché un atto di puro amore è capace di perdonare tutti i peccati di una vita disordinata. Solo l’amore mi basta, mi basta la sola rosa, perché in essa vedo rinchiusa la bellezza di tutti i fiori, come nella carità si ritrovano tutte le virtù.

All’inizio della mia vita spirituale tutto mi sembrava amore; oggi l’amore è tutto per me. Prima, assieme alla rosa amavo altri fiori, perché tutti avevano voci d’amore, ora amo solo la rosa, perché rinchiude tutti gli amori e la amo più di tutti gli altri fiori, perché è il simbolo dell’amore. Ogni volta che la vedo penso e ricordo l’amore e chiedo al Signore che dal mio cuore salga al suo trono il profumo del mio povero amore, come al mio olfatto sale il gradevole profumo della rosa che tanto ci avvince e ci rallegra.

Ad ogni tipo di questo fiore, secondo la sua forma e colore, ho dato un significato. Nella rosa dal colore del suo nome, vedo l’amore tutto perfetto di cui parla san Giovanni: che esclude ogni timore (cf. 1 Gv 4, 18). In quella di colore rosso scarlatto, l’amore dei martiri, che fissarono il loro sguardo nel Martire del Calvario e che sparsero per Lui volentieri tutto il loro sangue. Nella rosa bianca, l’amore puro delle vergini e degli innocenti, che non hanno mai peccato. In quella gialla, l’amore penitente che piange e geme il suo peccato. In quella dal colore poco accentuato e tenue, l’amore delle anime tentate che soffrono e combattono. Nelle rose a cespuglio, l’amore che unisce e che mette tutto in comune nella vita religiosa e nella comunione dei santi. In quella che non ha colore, l’amore che non sente, né trova quello che ama, quantunque sia presente. In quella color granata, l’amore serio, costante e fervido della famiglia, che assomiglia a quello che Dio ha per noi, che non viene mai meno.

Io amo la rosa anche per un altro motivo delicato e tenero per il mio cuore: perché mi ricorda la «Rosa Mistica», la mia dolcissima ed amatissima Madre Maria, per le cui mani mi deve giungere tutto l’amore che desidero e chiedo a Dio.

Amo, sì, amo più di tutti i fiori la rosa, perché è simbolo di quello di cui io ho bisogno e che cerco in ogni momento: l’amore. Dove vedo qualcosa che mi ricorda questo dolce e irresistibile padrone che mi ha conquistata tutta, mi sento subito attirare come una calamita e volo all’eterno ed increato amore, nel quale sono compendiati tutti gli amori perché è l’amore sostanziale: «Deus charitas est».45

LA ROSA

Sempre la rosa è bella

Nei vaghi suoi colori,

Come in Gesù son belli

Tutti i diversi amori.

In quella che il colore

Del suo bel nome tiene,

Amo il fervido amore

Che più di nulla teme.

Nella scarlatta, amo

L’intrepida costanza

Dell’amore dei martiri

Coll’audace speranza.

Nella bianca, dei vergini

L’amore immacolato,

E d’innocenti pargoli

Che mai non han peccato.

Nella gialla, l’amore

Dell’umile gemente,

Che piange il suo peccato

Con cuore penitente.

Nella graziosa rosa

Con lieve sfumatura,

Vedo l’amor che spera,

Soffre, combatte e dura.

Nella rosa a mazzetti,

Amo l’amor che une,

Che nella religione

Tutto lo fa comune.

Nella rosa inodora,

L’amore che non sente,

Che non trova l’Amato,

Quantunque stia presente.

Nella granata, vedo

L’amor della famiglia:

Grave, costante, fervido,

Che a quel di Dio somiglia.

La rosa è anche amata

Da me, qualunque sia,

Perché ho una «Rosa Mistica»

Che chiamasi Maria.

Amo perciò la rosa,

Più di qualunque altro fior,

Per esser il bel simbolo

Di quel ch’io cerco: Amor!

Amor: dov’io ti vedo,

Mi sento attrarre forte;

Solo per te io vivo,

Per te voglio la morte.

M. M.


43 Si parla di questi «sogni dell’amore…» nella lettera 73 che la Madre Maddalena scrisse al P. Arintero il 23 settembre del 1926. Cf. Hacia las cumbres de la unión con Dios. Corrispondenza espiritual entre el P. Arintero y J. Pastor, Salamanca 1968, pp. 263-264; J. PASTOR – G. ARINTERO, Al centro dell’amore. Corrispondenza spirituale 1922-1928, pp. 362-364.

44 Cf. Ct 5, 2: «Io dormo, ma il mio cuore veglia».

45 Cf. 1 Gv 4, 8.16: «Dio è amore».

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