4. La mia anima e la grazia

4. La mia anima e la grazia

Anche se penso che quello che sto per dire ora non è altro che la continuazione del capitolo precedente, ho creduto opportuno modificare il titolo con l’intenzione di far notare di più i sentimenti e le disposizioni della mia anima sotto l’influsso delle abbondanti grazie del Signore e quello che essa faceva o desiderava fare per Colui dal quale tanto riceveva.

Il confessore appoggiava e fomentava i miei ardenti desideri. Avevamo come confessore un certo Padre Pietro della Vergine del Carmelo, molto fervoroso e tenero amante di Maria, per le cose più intime consultavo però Don Alejandro e mi regolavo secondo il suo consiglio.

La vita divina nell’anima

A lui chiesi consiglio a riguardo di un forte impulso che il Signore mi dava di morire sempre più a me stessa con lo scopo di vivere esclusivamente per Lui e di Lui, perché capivo che la vita divina può essere in noi in proporzione al grado di questa morte e non di più. Per sentirmi maggiormente obbligata a far morire la mia natura, chiesi il permesso al direttore di fare un voto secondo la formula che riporterò qui di seguito. Mi fu concesso di rinnovarlo ogni mese, o due, a seconda che mi sentissi disposta a farlo.

«Formula: Oggi, 25 dicembre 1916, alla presenza di Maria santissima e di san Giuseppe, prostrata davanti al Bambino Gesù, fatto uomo per soffrire per amor mio, faccio voto, fino…, di cercare sempre Dio in tutte le cose, di contrariare un po’ la mia natura, scegliendo ciò che più la ripugna e aborrisce, alla condizione che lo possa fare sempre senza mancare all’obbedienza, senza essere notata come diversa e senza che sia di danno alla mia salute.

Voglio fare questo voto perché, morendo sempre più a me stessa, Gesù possa vivere in me vita divina. Lo faccio con la benedizione di chi mi parla in nome di Dio e in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen».4

Questo voto, come si arguisce, mi obbligava a tenermi sempre sotto controllo e di vigilare sui miei atti, interni ed esterni, per immolare continuamente vittime di olocausto d’amore al Signore sull’altare del mio cuore.

Trascorsi in questo modo diversi mesi e mi sentivo così felice e contenta che la mia vita era un continuo banchetto di nozze e la grazia l’alimento abbondante con il quale la mia anima si irrobustiva meravigliosamente… Cercavo di dare e di dare quanto più potevo al Signore e sempre mi sembrava di non far nulla. In realtà era proprio così, messo a confronto con quello che Lui faceva a me. Compendiavo tutte le aspirazioni della mia anima nelle seguenti parole: «Essere disposta a tutto per Gesù». Come gli occhi della serva sono rivolti alla sua padrona per fare ciò che le chiede (cf. Sal 122, 2), nello stesso modo, mi sembra, la mia anima teneva fisso lo sguardo sul Signore. Per quanto potessi immaginare cose difficili ed austere, come sacrifici e dolori che Dio mi avrebbe dato, tutto mi sembrava poco e mi sentivo la forza di sacrificargli tutto quello che mi avesse chiesto il suo amore, quest’amore così geloso che non ammette rivali né ripartizioni di nessun genere.

Abbandono totale nelle mani della divina Provvidenza

Quando parlavo di cose spirituali con la buona Maria, reciprocamente in noi si accrescevano i desideri della perfezione e del distacco da tutto, da persone e cose, tanto che avremmo desiderato di restare sole in un deserto senza veder nulla e nessuno, per amare più puramente Dio. Ricordo che una domenica, in una di queste conversazioni durante le ore di ricreazione della sera, parlavamo del puro amore che distacca del tutto l’anima, l’allontana o la strappa da tutte le cose per lasciarle solo il Tutto: Dio. Non sapevamo che cosa maggiore Dio ci avesse potuto chiedere, né quale supporre o offrirgli, perché ci sembrava ormai di non aver più nulla e che gli avessimo già consegnato tutto. Improvvisamente ci vennero in mente due cose; erano le uniche che apprezzavamo ed amavamo in maniera speciale: la vita religiosa, il vivere nella casa del Signore, e la direzione spirituale, vale a dire, il poter conferire allora con quel santo Don Alejandro. Parlando di questo, arrivammo a dire che eravamo disposte a farne un sacrificio al Signore (se questo fosse stato gradito a Lui) e a un amore più puro.

Per qualcuno ciò potrebbe forse sembrare uno sproposito o uno sbaglio, ma non lo era per noi, considerando il movente che ci spingeva a farlo. Eravamo convinte che la santità consiste nel fare la volontà di Dio (accettando con umile sottomissione le disposizioni della sua divina provvidenza) e il non voler fare una cosa piuttosto che un’altra, il vivere con certe persone o in certi luoghi, avere o no un direttore. Soltanto Dio, dicevamo, solo Dio è necessario. Se Lui ci togliesse tutto, ci strappasse dalla sua casa e dovessimo andare per la strada ad elemosinare di porta in porta un pezzo di pane, o anche se fossimo perseguitate ed obbligate ad andare a vivere sole in un deserto, senza che nessuno si occupasse di noi, saremmo ugualmente felici e ci troveremmo lo stesso beate, come lo eravamo lì sotto il tetto di Gesù. Il Signore, che ci era presente, credo che udisse compiaciuto i nostri ragionamenti e vedeva i generosi aneliti dei nostri cuori. Mi pare che abbia dovuto sorridere e dire: «Quelle due io le prenderò in parola e le metterò alla prova, poiché ci sono tipi di ogni genere di tempo: tempo in cui mi accontento dei desideri e tempo nel quale esigo le opere, tempo degli abbracci e tempo della lontananza da quelli che si amano…».

Poco tempo dopo per mancanza di salute, con pena da parte di entrambe come si può immaginare, dopo essere stata quasi due anni con noi, Maria dovette partire. C’erano già altre tre aspiranti, non rimanevamo sole; però, non erano Maria. Quanto costò a tutte il doverci separare da quell’angelo di postulante e senza speranza che potesse tornare! E io? Molto presto il Signore mi chiese pure un altro sacrificio, e proprio quello che noi due gli avevamo offerto poco tempo prima: non potei più parlare né conferire le cose della mia anima con Don Alejandro. Circostanze speciali, che non serve ricordare qui, impedirono che venisse ancora a Lezama, né potei più avere con lui alcuna corrispondenza.

L’ultima lettera che mi scrisse fu la seguente:

«Rev.da Madre Suor Maddalena.

Molto amata nel Signore: Potrà immaginare quale sia stato il motivo che mi ha impedito di rispondere alla gentilissima lettera che lei si degnò di inviarmi: il timore di disturbare… Perché, anche se nelle cose di Dio si deve lasciar da parte il rispetto umano, tuttavia, per evitare inconvenienti e passi falsi, la prudenza consiglia a volte di essere molto cauti e discreti e di attendere l’ora del Signore per assecondare i suoi amorevoli disegni. Oggi che mi si offre l’occasione, voglio inviarle due righe per adempiere il mio dovere verso di Lei, giacché non è ancora arrivato il momento di farlo in altro modo. Le parlerò con l’ingenuità e la semplicità di un padre che non ha altra preoccupazione né altre mire che di aiutarla perché lei sia tanto di Dio, dato che vedo la sua divina grazia operare nella sua anima in maniera molto straordinaria.

Sì, amata mia nel Signore, ritenga con molta sicurezza che i disegni di Dio su di lei sono molto amorevoli. Per poco che corrisponda alla sua divina azione, non dubiti, vedrà come arriveranno a compiersi tutti gli aneliti che Gesù ha depositato nel suo cuore. Grande, molto grande è senza dubbio la vocazione che il Signore infonde nella sua anima e non ho il minimo dubbio che Lei è chiamata a diventare santa anche se non le è ancora dato di misurare il grado di santità al quale Gesù la vuole portare.

Siccome la santificazione dell’anima è opera esclusiva del Signore, perché nessuno più di Lui può portare a termine quest’impresa, il nostro primo dovere è di appoggiarci sempre a Lui, aspettando che, per vie a noi sconosciute, ce le vada preparando con meravigliosa provvidenza. Sempre, ma soprattutto nelle circostanze in cui si trova attualmente, se vuole che Gesù l’aiuti, è necessario che Lei progressivamente si spogli di se stessa, vale a dire, non faccia della sua vita che una vita tutta occupata di Gesù. Non guardi per nulla l’avvenire, né quale debba essere il suo traguardo finale, poiché tutto questo sta presso il Signore. Per ciò che si riferisce al presente, non si occupi per nulla della sua persona. Si scordi di tutto, sia delle mancanze che delle virtù: questo lo aggiusterà il Signore, poiché la vita non ci viene che da Lui. Rifletta che ogni atto della vita del Signore rinchiude un mondo di divine meraviglie. Ogni volta e in qualunque di esse si ferma e si occupa, Lei senza accorgersi entrerà in questo mondo divino. Faccia attenzione a non leggere altri libri oltre quelli che trattano di Gesù. Se qualche volta in Comunità fanno leggere libri che trattano di altre materie, non li prenda per Lei.

Suo aff.mo Alejandro A.».

Come si vede, questa lettera veniva molto a proposito per dispormi a sacrificare tutto al Signore. E che cosa non è capace di fare chi vive in questo modo di Gesù e cerca soltanto Lui?

Per tutto quello che è già stato detto, e per diversi altri fatti che per brevità tralascio, si vede come Dio dava ed insieme chiedeva alla mia povera anima sacrifici molto intimi e spirituali. A volte il Signore si accontenta dei desideri sinceri delle anime e concederà loro in cielo il premio e la ricompensa, anche se non li hanno realizzati. Con me non fece così, come vedremo meglio più avanti. Era lui che mi dava i desideri e li alimentava poi con la sua grazia perché si irrobustissero. Però, una volta diventati forti e grandi, mi chiedeva di immolarglieli in un sol colpo, come chi pone la scure a un grosso albero e senza altri pensieri lo abbatte. La sua mano divina era quella che tagliava e mi piegava o quasi mi obbligava al sacrificio; ancora meglio, era il suo ardente amore.

Unitamente, o a poca distanza l’uno dall’altro, mi vidi privata di tre sostegni o consolazioni. Di Maria e questa privazione costituì un duplice sacrificio: uno perché non avevo più la sua compagnia, che mi faceva tanto bene, l’altro, perché perdevo in lei la prima postulante, un’anima che mi sembrava tanto adatta per essere la prima pietra di quell’edificio spirituale in costruzione. Mi vidi privata del confessore, P. Pietro, che si ammalò e non poté più venire e poi morì e di quell’altro santo e benedetto con il quale ogni tanto conferivo, Don Alejandro.

In pochi mesi, o in poco più di un anno, quale cambiamento intorno a me e che sacrifici intimi, compresi da nessun altro, se non da Dio e dalla mia anima!…

Prime notizie sul P. Arintero e la sua futura Rivista

Poco prima di partire, Maria, nella ricreazione di una domenica, durante i nostri intrattenimenti spirituali, ci disse una cosa che mi rimase particolarmente impressa nel cuore. Me la facevano ricordare di più le circostanze nelle quali la mia anima si trovava, così ardentemente assetata della vita spirituale intima e di chi mi avesse parlato di ciò che io sentivo, per darmi le sicurezze necessarie. Disse che si stava trattando di fondare una nuova rivista molto spirituale, fatta esclusivamente per dare alle anime pie l’alimento puro e solido della sana dottrina, la luce e il vigore nel loro cammino a Dio. Ci disse che si parlava molto di questa rivista, che si aspettava con grande ansia da parte delle anime buone, che il suo nome sarebbe stato: «La Vida Sobrenatural» (La Vita Soprannaturale) e il suo fondatore e direttore un santo e dotto domenicano, chiamato P. Juan González Arintero.

Questa conversazione o notizia che su questo argomento ebbi allora per la prima volta, per le circostanze in cui mi trovavo, come ho già fatto notare, si ripercosse nel mio cuore a tal punto da amare già da allora la futura rivista e il suo direttore, pregando perché si realizzasse presto il progetto. Mentre giungeva questa pubblicazione, alla mia anima sembrava di intravedere da lontano un punto luminoso che, come un faro, doveva guidare la mia anima nel mare della vita in cui mi trovavo. Con lo sguardo dell’anima fisso verso questo punto, aspettavo un non so che… Era Dio che là attendeva la mia povera anima per adempiere su di essa i suoi amorevoli disegni?… Lo vedremo con l’aiuto di Dio.

Maria, Madre della grazia

Ora, avendo trattato della grazia, non posso tralasciare questo santo e gradito argomento senza parlare della Madre della grazia e dolce Madre mia Maria. È tanto quello che dovrei dire di lei!

Prima di passare a miglior vita, il confessore P. Pietro, tanto amante della santissima Vergine, mi aveva ravvivato e infervorato ancor di più nella sua devozione e amore. Non parlavo una volta con lui senza che egli mi pronunciasse il suo dolce nome, alla mia anima già tanto gradito e caro. Un giorno in confidenza mi disse che lui desiderava non solo amarla, ma farla amare. Aveva fatto un voto, con il permesso del suo confessore, obbligandosi a diffondere il suo amore e la sua devozione e mi consigliò o suggerì di farlo anch’io. Accettai volentieri perché tutto quello che si riferisce alla santissima Vergine mi interessa come cosa mia, lo amo subito e considero come gradito e dolce qualunque obbligo che mi aiuti ad amarla di più e a servirla meglio. Così, dopo aver trascorso qualche tempo esercitandomi nella pratica del voto per abituarmi alle sue esigenze, mi diede il permesso di farlo in perpetuo nella seguente forma:

«Lezama, 19 gennaio 1918.

Io, Maria Maddalena di Gesù Sacramentato, alla presenza di Dio e di tutta la corte celeste e prostrata ai piedi della mia dolce Madre Maria santissima, faccio voto di diffondere con tutte le mie forze la sua devozione nel cuore dei fedeli, obbligandomi nel modo come mi obbliga il voto di promuovere la devozione alla passione di Gesù, recitando ogni giorno 7 Ave Maria in onore dei dolori della mia amatissima Madre, pregando per i predicatori che si dedicano a diffondere questa devozione. Con questo voto intendo dare al mio Dio e a Maria santissima una prova in più del mio povero amore e del desiderio che ho di vivere e morire per amarli e farli amare.

Maria Maddalena, figlia perpetua di Maria».

Quanto dolce è stato sempre per me l’adempimento di questo voto! E posso pure aggiungere senza paura di sbagliarmi: quanto fecondo in beni e grazie per la mia anima!

O Maria, Madre della grazia, pensavo di dedicare un capitolo a parte solo per parlare di te, dolce Madre mia. È tanto quello che dovrei dire delle tue benevolenze all’epoca in cui ci troviamo! Anche se propriamente, quando è che non devo parlare di te e dei tuoi benefici, o Madre mia, mia Regina, mia Sovrana e Maestra? Andrei troppo lontano se dovessi dire tutto quello che sente il mio cuore, dirò qui soltanto qualcosa per tornare più tardi su un argomento così dolce.

Maria, Direttrice Spirituale

In questo tempo, ai titoli che ho appena attribuito a Maria, devo aggiungere quello di mia Direttrice Spirituale, perché tale era per me: allora non avevo nessun altro che mi ispirasse fiducia per confidare i segreti della grazia della mia anima.

Scelsi Maria come mia Direttrice, finché al Signore non fosse piaciuto mandarmi qualche suo ministro con il quale io mi potessi intendere. Quando la mia anima aveva qualche dubbio o qualche ansietà, andavo davanti ad un’immagine di Maria santissima a sfogare il mio cuore, a manifestarle i miei dubbi, a chiederle luce e consiglio e come lo ricevevo! Le raccontavo semplicemente le mie cose e dopo me ne rimanevo lunghi periodi in silenzio inginocchiata ai suoi piedi, come una che ascolta con venerazione chi le parla in nome di Dio.

Quanto approfittò la mia anima di questa direzione! Quanto bene la celeste Signora e Madre della grazia la dispose per le grandi imprese che il Signore mi aveva preparate! Alcuni appunti di quel tempo diranno meglio di quello che potrei ricordare ora io ciò che la mia amabile e saggia Direttrice era per me ed anche quello che io ero per Lei. Copio letteralmente, come sono, senza far altro che tradurre alcuni di questi che stanno in italiano, perché quando scrivo solo per me lo faccio come mi viene per primo. Allora mi venne in italiano, perché in castigliano scrivevo molto poco e male.

«28 Luglio del 1918. Maria mia Madre dolcissima, il tuo ricordo è per me l’unico riposo e consolazione in questa terra d’esilio. Da qualunque parte io volga gli occhi, non trovo altro luogo in cui posare sicuro il piede fuori di Te. Con te, o Madre, io posso tutto, mi sento forte, non temo nulla. Lontano da Te, i dubbi, i timori, la tristezza piombano su di me e opprimono a tal punto la mia anima che non trova riposo né di giorno né di notte. Sento che sono una debole bambina e voglio essere sempre così per restare sempre nelle tue braccia. E dato che i bambini non possono stare nemmeno un istante senza la madre che li sostiene, io voglio sentire sempre la necessità di Te, o Madre mia! Già da tempo, o Madre cara, si affaccia alla mia mente un pensiero consolante come l’alba del mattino. Questa mattina, dopo aver letto il punto della meditazione, l’ho sentito più che mai (era un ritiro sulla morte). Parlava della dolce consolazione e della grande pace che proveranno le anime che ti hanno amato in vita, quando giungerà l’ora suprema della morte. «Ora», ho pensato, «sento che ti amo, e cento e mille volte te lo ripeto: Maria, Madre mia, ti amo e voglio amarti sempre».

Ma, cosa farei se un giorno, come castigo dei miei peccati, mi vedessi privata del tuo amore? Questo non può essere, perché Tu sei Madre di peccatori. I peccati non possono allontanarti da loro e mai ti allontaneranno da me. Non voglio nemmeno pensarlo, anzi di più: i miei peccati e le mie miserie sono quelli che mi dànno più fiducia per avvicinarmi a Te, che sei la Madre di Misericordia, per riceverne il perdono. Se venisse un giorno in cui tu ti allontanassi, o dolce Madre, da me, come a volte fa Gesù, che si allontana (o meglio, si nasconde per essere cercato), potrei io sopportare questa prova? Madre mia, non lo so. Sento necessità di Te in ogni tempo e ancora di più dopo aver sperimentato le dolcezze del tuo tenero amore. Si può vivere senza appoggi umani, prescindendo da tutti, ma al tuo fianco. Mi basta, se resta il tuo amore, la tua compagnia, o Stella del mattino, o mistica Luna che illumini i poveri viaggiatori della vita in mezzo alle tenebre che rendono tanto difficile il loro cammino! Io però temo di perdere il tuo amore, o meglio, di non sentirlo, di non sentirti al mio fianco. So che l’amore vero e forte esige prove e la prova maggiore è di non sentire chi si ama, non trovare colui a cui si è dato il cuore… Pensando, o Madre cara, a questo, mi sono decisa di fare questi appunti perché nell’ora della prova io ti ritrovi, o Madre mia, attraverso queste righe e per loro mezzo senta il tuo amore e cresca e si irrobustisca il mio.

I sentimenti che sgorgano dal cuore infiammato d’amore per te, come ora si sente il mio, sono così puri e chiari, tanto dolci e delicati, che producono sempre nell’anima qualche effetto simile a quelli che il tuo amore materno e misericordioso opera direttamente nei cuori. Dove ci sei Tu, Madre dolcissima, vicino o lontano, in maggiore o minore copia, ci sono la grazia, la luce, la forza, l’amore. Ora più che mai ho capito che la grazia viene attraverso di Te. Quella che ora feconda la mia anima è una emanazione di quella di cui è ripieno il tuo purissimo Cuore. È per Te che io mi sento forte, anche se sola e senza appoggio. Sei Tu colei che mi infonde illimitata fiducia nel Signore, completo abbandono di tutta me stessa nelle sue mani di Padre. Se arrivasse, infatti, il momento che ho detto, la tua povera figlia Maddalena, mediante questi appunti, si ricorderà del tempo del tuo delicato e tenero amore, della tua materna tenerezza verso di lei. Questo mi aiuterà ad esserti fedele, a cercarti con ardore, come cerco Gesù, a chiamarti, a gridare con tutta la forza della mia anima: «Maria, Madre mia, aiutami! Maria, Madre mia, non lasciarmi! Maria, Madre mia, dove vado e che cosa faccio senza di Te?».

Madre mia, a te offro questo scritto. Conservalo come cosa tua affinché chi lo legga riceva la grazia che accompagna tutte le cose che ti appartengono. Io cerco di parlare solamente con te. Per questo il mio cuore si apre interamente e si accumulano le espressioni e gli affetti per dichiararti il mio amore. Tu sei mia Madre, mia Direttrice, mia Maestra, posso e devo dirtelo tutto e così faccio. Ti dico pure quanto io desidererei che tutti conoscessero il tuo amore, sperimentando la tua efficace protezione. Se questo scritto avesse qualche valore, mi rallegrerei che tutti lo vedessero, che percorresse tutta la terra per attirarti cuori e farli conquista del tuo dolce e misericordioso amore. Se non fosse per questo, restino tra noi gli intimi segreti e le reciproche confidenze del nostro ardente amore. Come mi sono offerta incondizionatamente all’amore di Gesù, mi offro anche, o Madre, al tuo amore. Tua è la mia povera persona e tue sono tutte le mie cose. Disponi di tutto come più ti piace per la gloria di Dio e tua…

Madre mia, vengo ai tuoi piedi con il cuore pieno di molte cose che non so dire, né è necessario dire, perché le intendi. Con il Padre spirituale non avrei questa fortuna, con te, benché non sappia come spiegarmi, so che mi comprendi e so che vedi il mio cuore e il mio amore. Non posso ingannare Te, Tu sai tutto, sai che non voglio altra cosa che amarti.

Amare! Ecco la mia sola missione su questa terra. Amare Gesù e amare Te, e finalmente morire un giorno vittima di amore sul fuoco che Gesù è venuto ad accendere su questa terra di dolore (cf. Lc 12, 49), aiutare ad accendere questo fuoco nei cuori perché tutti siano felici nell’amarlo e Gesù nell’essere amato da tutti. Madre, per ottenere questo sono disposta a tutto: di’ a Gesù che io voglio essere uno strumento per farlo amare, per glorificare il suo amore. Sento che questo fuoco ha preso il mio cuore e questo è insieme il mio tormento e il mio godimento. Qualche volta dubito di possedere un così grande tesoro, che Gesù voglia scegliere questa miserabile come mezzo per diffondere il suo amore, per attirargli anime. Quando però sono ai tuoi piedi, o Maria, cessano i miei dubbi. La tua bontà e pietà nascondono la mia indegnità, scompare la mia malizia sotto il tuo manto verginale, poiché sono tua figlia e posso chiamarti Madre. Questo mi rassicura: quale maggior sicurezza potrei desiderare dell’avere Te come madre?

Il fatto che Gesù abbia posto nelle tue mani misericordiose tutte le grazie e che Tu sia la Madre dei miserabili, mi assicura che il Signore vuole concederle alla mia anima nonostante la sua indegnità. Chi temerà, o meglio, chi non spererà tutto con una così benigna e potente interceditrice? Sì, Dio ama i miserabili, lo vedo chiaramente, e li riempie di favori perché risplenda meglio la sua misericordia. No, Madre mia, non dubiterò più: questo ardore che sento è un fuoco che non può avermi acceso nessun altro se non Gesù. A volte mi sembra un fuoco e altre volte un’acqua che con forza irresistibile corre verso il mare, il suo centro: il mare infinito dell’amore di Gesù. È il fuoco di Gesù che con forza e insieme con soavità infinita consuma dolcemente la mia povera esistenza. Madre mia, concedimi che concluda la mia vita in questo modo: che io muoia consumata dall’amore, che si possa scrivere sulla mia tomba: Maria Maddalena, Passionista, morta d’amore per Gesù…».

Vorrei continuare questi intrattenimenti con la mia celeste Direttrice, ma ora mi dilungherei fuori misura. Più avanti tornerò a trascrivere qualcosa, in base alle circostanze che si offriranno. Quello che qui ho scritto non lo esprimevo a parole, ma solamente con il cuore. Quando mi separavo dai piedi di Maria, con il cuore ancora caldo del suo amore, nei momenti liberi della giornata, facevo sì qualche appunto: ma il meglio non si poteva esprimere con la penna. Chi può dire quello che sente il cuore che ama? Lo sapremo solo in cielo quando tutti ci troveremo nell’eterno oceano d’amore che è Dio.


4 «Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen».

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