6. Il trionfo della grazia

6. Il trionfo della grazia

Non ricordo se ho già detto quello che ora racconterò. In ogni modo non sarà male che lo ripeta qui per la relazione che ha con i fatti di questo tempo, o meglio, con quello che stava avvenendo nella mia anima.

«Arriverai ad essere santa»

Un giorno, all’inizio della mia vita religiosa, mentre davo relazione della mia anima al P. Germano, mi mostravo un po’ scoraggiata per non so quali mancanze o imperfezioni. «Padre —gli dissi—, Gesù nel vedere che non adempio mai quello che prometto, nonostante le sue grazie e i suoi ripetuti appelli, finirà per stancarsi di me e mi abbandonerà…».

Erano rari in me questi sentimenti di timore, poiché, per la misericordia di Dio, la mia vita è sempre stata di fiducia e di amore. Affinché conoscessi un po’ di tutto e imparassi a capire le anime, me lo fece però provare un poco; del resto credo che in questa occasione li abbia permessi per mia consolazione e istruzione. Il Padre, udendo questo, mi disse con parole ferme e gravi: «Su di te prevarrà la grazia e ti farai santa». Io gli replicai: «La grazia non mi mancherà, non dubito, ma io resisterò ad essa». Allora lui, in tono solenne, marcato e penetrante, che non dimenticherò più, mi disse: «Se la grazia prevale, come può resisterle una debole donna? Arriverà un giorno in cui tu stessa riconoscerai questo trionfo della divina grazia nella tua anima e ti farai santa; te l’assicuro, non dubitare». Mai, ripeto, ho dimenticato né dimenticherò queste consolanti parole e credo fermamente che avranno il loro perfetto compimento, come in parte già lo ebbero nella circostanza che sto per riferire, poco tempo dopo che ero qui a Deusto.

Ho già detto come, mentre mi trovavo a Lezama, il Signore mi chiese ed io ottenni il permesso di fare il voto di contrastare le mie inclinazioni naturali. Senza dubbio in questo modo mi obbligavo ad una grande vigilanza, alla mortificazione e a una costante morte a me stessa, ma Dio mi infondeva coraggio e io cercavo di praticarlo. In premio mi dava tanta consolazione e grandissima pace. In questo mi aiutava molto quel santo ministro del Signore, Don Alejandro. Poi, quando io non potei più parlare con lui, né conferire con qualcuno che mi capisse, mi vennero dei dubbi e delle inquietudini che andavano crescendo a causa di alcuni confessori che non conoscevano la mia anima. Mi vidi quasi costretta a non rinnovarlo più. Mi dicevano che, spesso, quelli che vogliono fare molto sono i peggiori e che bastavano perciò i voti della vita religiosa. Non c’era bisogno di aggiungere altro a questi. Io capivo molto bene le loro ragioni, ma comprendevo pure che il Signore non si lascia per questo legare le mani. Sia per i religiosi che per i secolari (cioè con voti o senza voti) Dio è il padrone delle anime; può chiedere loro quello che vuole e quando Lui chiede, nessuna ragione basta per esimersi dall’obbedirgli. Ha acquistato le nostre anime con molte fatiche, dolori e con una morte ignominiosa: tutto quello che Lui esige in cambio di questo amore è poco o nulla e nessuno glielo può negare. E quanto beata, e mille volte beata, è l’anima alla quale Dio chiede di più!

Necessità di un direttore spirituale

Nonostante che si capisca che è così, se non c’è la parola del ministro di Dio a confermarlo, l’anima si disorienta e si scoraggia e rischia di abbandonare tutto. Così successe a me. Fortuna che Dio non lasciava in pace la mia anima!… Non osai più rinnovare il voto: senza di esso, forse davo qualche libertà ai miei sensi (anche se non lo ricordo e mi sembra di aver continuato a comportarmi come se lo avessi rinnovato), però il Signore non mi lasciava. Mi riprendeva per le minime imperfezioni e mi faceva capire che io continuassi senza timore per il cammino intrapreso. Io, nonostante i rimproveri del Signore, non avendo nessuno con cui poter parlare in confidenza di queste cose, tacevo con tutti, chiedendogli perdono. Non taceva però il Signore, il quale con le anime che gli resistono è un Dio terribile. Mi inseguiva per darmi amore e rimproverare la mia viltà.

Avrei dovuto parlare con i confessori di queste lotte, ma non lo facevo per timore che disprezzassero queste cose e non ne ricavassi che perdita di stima e di apprezzamento da parte loro. Mi sembrava che questi appelli del Signore fossero una delle maggiori grazie che ricevevo, ma temevo che a parlarne avrei fatto più danno che bene alla mia anima. Però, se tacevo con tutti, non tacevo con la mia Madre Celeste e Direttrice Maria.

Ricopio alcuni appunti di quel periodo di grazia, di lotte e sofferenze.

«Anno 1919. Madre mia, vengo a Te per confidarti i segreti del mio cuore. Voglio dirti tutto, Madre mia, di più di quello che farei con il Padre spirituale, poiché Tu sei la mia direttrice e la mia guida per i sentieri che portano a Dio. Tu conosci certo il mio cuore, o Maria; sai che non voglio che essere gradita a Gesù e compiere i suoi desideri. Tu conosci il mio cuore. Tu sai, Madre dell’Amore, che l’amore è un fuoco e non può rimanere rinchiuso, vuole espandersi, dilatarsi. Questo fuoco divino fece sì che un Dio divenisse uomo mortale, questo stesso fuoco trasforma l’uomo in Dio. Io pure voglio, per mezzo tuo, o Maria, essere trasformata in Lui, perché Lui è il mio principio e sarà la mia fine. Allora, solo allora, o Maria, Madre mia, sarà completa la tua missione di Madre, Direttrice e Maestra mia, quando la tua povera figlia Maddalena, come una goccia gettata in mare, sarà immersa nel suo Dio. Che felicità: rimanere persa in Dio per vivere in Lui eternamente! Di più nel frattempo, il mio cuore sospira e geme; l’amore è il suo dolce tormento; molte volte mi fa sentire la necessità di parlare di Gesù, di dire quello che il suo amore è capace di fare e non posso farlo, poiché occorre incontrare un cuore che senta la forza di questo dolce tormento delle anime. Tu, Madre di Gesù e Madre mia, conosci meglio di me e meglio di ogni altro il mio cuore perché conosci Gesù e sai bene quanto forte e potente è il suo amore. A Te, dunque, io dirò tutto, sicura che mi capisci…».

«9 dicembre 1919. Alla fine ho parlato con il Padre; gli ho detto che voglio far contento Gesù in quello che mi chiede insistentemente già da tempo. Mi ha incoraggiata, ma ho ancora paura della mia debolezza. O Gesù, dammi più fiducia! Forse è arrivato il tempo in cui Gesù mi fa sapere attraverso il suo ministro che la grazia trionferà su di me. Mi sembra di capire che si avvicina quel tempo. Sento una dolce violenza, pregherò e, prima che incominci la novena di Natale, deciderò. Spero di accontentare Gesù. O Gesù, perdonami per il tanto tempo che ti faccio attendere alla porta del mio cuore nonostante che oda la tua amata voce che ripete: Aprimi, Aprimi!».

Tutti questi ripetuti appelli di Gesù che cos’erano se non già il suo amore che aveva conquistato la mia anima? Se la Sposa del Cantico davanti ad una sola parola del suo amato, sentì sciogliersi, come potevo io resistere a tante voci di amore di Gesù? Cuore mio, quanto devi confonderti per essere stato così crudele e ingrato verso chi si mostrava un così appassionato amante di te! Gesù, perdonami per amore della tua dolce Madre e Madre mia, Maria!

Voto di fare sempre la cosa più perfetta

Alla fine chiesi il permesso al confessore e, nonostante che egli non fosse un’anima molto interiore, perché per quello che mi diceva non sembrava tale, mi concesse subito il permesso che diversi confessori mi avevano negato. Nel dirmi di sì, che potevo farlo e per sempre senza badare alla gravità dell’obbligo che mi imponevo, vidi più chiaramente la volontà di Dio e capii che era cosa del Signore. Leggendo la formula che riporterò qui seguito, si vedrà come modificai un po’ la stesura di quello che avevo fatto antecedentemente, anche se quanto agli obblighi o alla sostanza finiva per essere lo stesso. Nel primo avevo promesso di contrastare le inclinazioni naturali, e cioè di scegliere quello che era meno conforme alle stesse e alla mia volontà; in questo promettevo di fare o di cercare di fare sempre la cosa più perfetta e quello che sapessi essere di maggior gradimento al Signore.

Formula: «Con l’aiuto della divina grazia e per compiere la volontà di Dio, che vuole che viva solo per Lui, faccio voto di fare sempre quello che mi sembra essere il più perfetto, o di maggior gradimento a Dio, secondo la luce della sua divina grazia e perché così lo esige la perfezione dell’amore, poiché l’amore che si riserva qualcosa non dà nulla. Maria, Madre mia dolcissima, aiutami a compiere quello che prometto a Gesù. Amen».

Lo feci subito dopo la Comunione la mattina del 12 dicembre 1919, giorno dedicato alla mia Madre (sabato). Non posso dire quello che provai, ma posso però assicurare che mi sentii come portar via tutta dal Signore e che la sua divina grazia avrebbe potuto scorrere liberamente e inondare la mia povera anima, come accade quando si toglie l’ostacolo di una corrente impetuosa di acqua. Mi resi conto che si andava realizzando quello che mi aveva annunciato il P. Germano. Mi sentii felice, inondata da un mare di delizie! Che sarà il cielo?

Che il Signore gradisca tanto questo voto non si deve propriamente al fatto in se stesso, ma piuttosto alla buona disposizione della mia anima, che era quella di abbracciare per sempre e incondizionatamente una morte mistica attraverso la costante vigilanza e mortificazione alla quale mi obbligava il suo adempimento. Gesù vuole che i suoi amanti lo accompagnino nella sua incessante immolazione sull’Altare della Croce. L’amore, l’ho detto già molte volte, è egoista, vuole tutto, perché vuole potersi dare tutto senza riserve. Chi non è disposto a questo, può rinunciare all’amore perfetto e deve accontentarsi della mediocrità.

Lo stesso giorno che feci il voto, appuntai come ricordo quello che segue: «Sabato 12 – XII – 1919 = Il trionfo della grazia».

Questo giorno per me segna una nuova vita. L’amore di Gesù ha trionfato. Il voto è fatto e Gesù è contento, perché ha ottenuto quello che mi chiedeva da molto tempo. Se sarò fedele a Gesù, il suo amore farà grandi cose nella mia anima. Dopo essere stata fortificata da Lui con il mare della sua dolcezza, come non amarlo? Come non seguirlo? Oh sì, lo seguirò con fortezza sulla via del Calvario!…

Da oggi in avanti Gesù vivrà in me in modo molto speciale, il suo amore mi inseguirà sempre e non mi lascerà nemmeno un istante. Mi chiederà sempre cose nuove per dispormi ad ottenere da Lui grazie ulteriori… O Madre mia Maria, dite a Gesù che, dopo aver ricevuto da Lui tanto, tutto quello che io faccio è poco. Non mi sembra troppo, no, continuerò a servirlo fedelmente (come oggi ho iniziato) per tutta la mia vita. Al contrario, Madre mia, la vita mi sembra molto breve per sacrificarla per Gesù, per dargli prove del mio amore agendo sempre contro le inclinazioni e i sentimenti della mia natura e morendo incessantemente a me stessa. Questa morte, lo sento, dà la vita vera già da questo esilio terreno, poiché fa vivere la vita di Dio. «Io sono la Via, la verità e la Vita» (cf. Gv 14, 6): chi vive come vuole Gesù, vive la vera vita, la vita che non avrà mai fine, perché è la vita di Dio e Dio è eterno. Tutto mi sembra poco. Per quello che il Signore fa capire alla mia anima, comprendo quanto grandi devono essere i beni che ci ha preparato, le consolazioni che Gesù darà in cielo alle anime che hanno fatto la sua volontà su questa terra. La volontà di Dio su di me è che io continui la vita intrapresa con generosità, con animo grande, con una fiducia illuminata in Colui che è Amore e che esige solo amore da chi lo serve.

Prima di smettere di parlare di questo argomento, mi sembra opportuno dire in che modo mi obbligai ad emettere il voto e come lo adempivo.

In quanto al primo punto, per evitare inquietudini, non intesi obbligarmi a compiere il più perfetto in tutti i minimi atti che facevo, ma solamente nelle cose riguardanti i miei doveri, come osservare i comandamenti di Dio, i santi voti della vita religiosa e la santa Regola. In questo mi obbligai a cercare la perfezione, in tutti gli altri atti liberi, anche se era mia intenzione cercarla, non li inclusi nel voto. C’è da aggiungere: mi obbligai con il voto al più perfetto secondo che io stessa lo stimassi tale prima di agire, e quando mi trovassi nel dubbio in un caso particolare, potevo fare liberamente una cosa o l’altra.

Quando mi rendevo conto di aver mancato in qualcosa, il voto mi obbligava a riconoscere all’istante la colpa, a pentirmi, a chiedere con fiducia perdono a Dio e a continuare tranquilla il suo divino servizio, perché questo è il più perfetto dopo le cadute, qualunque esse siano. Così ho cercato di fare sempre. Qualche volta ho avuto paura di mancare, ma dopo un’ora di preghiera mi passava ogni paura e rimanevo molto tranquilla e con l’atteggiamento di essere più attenta e diligente in seguito. Il Signore mi faceva infatti capire che la perfezione assoluta si potrà desiderare e cercare, ma praticarla resta impossibile per la povera creatura umana, poiché è stata molto indebolita ed appesantita dal peccato. Per quanto uno si voglia obbligare e legare con promesse, voti e qualunque altro mezzo immaginabile è impossibile evitare tutte le mancanze e chi volesse questa perfezione assoluta, forse mancherebbe più degli altri.

Su questa terra la nostra perfezione consiste nel cercarla sempre, lottando e faticando senza riposo in ogni tempo e luogo fino all’ultimo istante della nostra vita. Allora la misericordia divina coronerà, non la nostra perfezione, ma i nostri costanti sforzi nel cercarla faticando e soffrendo in questo per amor di Dio.

Annunci

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: