Epilogo – Voglio morire

VOGLIO MORIRE[1]*

So che la morte è stata data da Dio giustamente in castigo del peccato; sono peccatore e per questo voglio morire. Peccando mi separai da Dio; in riparazione, voglio soffrire la separazione dell’anima mia dal corpo, con tutti i dolori, le umiliazioni, le rotture, le separazioni, le perdite che la morte comporta. Tutto accetto e voglio, per dare al mio Dio questa soddisfazione, pagando questo tributo di giustizia.

Voglio morire, perché è morto Gesù, e mi vergognerei di entrare in cielo per una via diversa da quella percorsa da Lui: la distruzione del proprio essere con la morte. Voglio avere questa somiglianza con Lui, subendo le umiliazioni e gli orrori del sepolcro.

Voglio morire, perché le mie ossa e la cenere che resta, fino alla fine del mondo, dichiarino il mio nulla come peccatore e lodino Dio dicendo a tutti: Dio solo è immortale, santo e degno di ogni lode, gloria e onore, per i secoli dei secoli. Di fronte a Lui, io sono come polvere che il vento disperde, per restare sepolta nell’oblio, contenta che quella polvere serva a fare questa confessione della grandezza, incorruttibilità ed eternità del mio Dio.

Voglio morire e vorrei sentire, come Gesù nell’Orto, orrore, abbattimento, paura, di fronte ai presentimenti o alla prospettiva che mi annuncino la mia prossima fine, fino al punto da dover dire come Lui: “Passi da me questo calice” (cf. Mt 26, 39), e come Lui agonizzare e sudare sangue, per dare merito alle mie ripugnanze e timori in quell’atto di così tremendo sacrificio. Egli lo accettò per primo; per questo, desidero avere questa somiglianza con il mio divino Modello. Accetto di essere disprezzata, abbandonata dal medico e dalle persone care, e che, giunta al sommo del mio calvario, inchiodata sulla croce del letto senza potermi muovere, soffrire i dolori dell’agonia come Gesù, con i sentimenti che occuparono il suo Sacro Cuore in quei momenti: di perdono, di compassione, di amore, di penoso abbandono del cielo e della terra; e quando siano compiuti tutti i disegni di Dio su di me, al “consummatum est”, abbandonare l’anima mia nelle mani del suo Creatore.

Voglio morire, per lasciare il mondo e tutto ciò che di bello è in esso: il sole, il cielo, il mare, la primavera… Voglio morire al mattino, quando l’astro radioso inonda di pittoresche tonalità il monte, la valle, i campi e tutto è movimento e festa, come successe alla morte di Gesù; quando l’usignolo canta nel bosco gorgheggi di amore che invitano a vita, sentendo il tocco di qualche campana che chiama a festa; all’allegro din-don dell’Angelus, quando i bronzi invitano a salutare la Vergine a mezzogiorno, io, stesa nel mio letto fra i rantoli dell’agonia, voglio morire, per offrire tutto ciò che lascio al mio Dio, per sentire di più il morire e perché sia più pieno il mio sacrificio. Prima che i miei occhi si chiudano, dopo aver dato un ultimo sguardo a quelli che mi stanno intorno, dolenti per la separazione, si fissino su un’immagine di Maria Santissima, per poi restare nell’oscurità, nell’attesa di ciò che l’anima mia brama dalla oscura e misteriosa eternità.

Voglio morire, per lasciare anche ciò che santamente amo: i luoghi dove ho ricevuto tante grazie dal Signore; i cantucci della chiesa dove passavo ore deliziose guardando il Tabernacolo; l’altare di Maria, dove ho pregato e pianto, tante volte, di tenerezza e di amore.

Voglio morire, quando il soave venticello mi porta il grato aroma dei fiori: l’acacia, il giglio, i garofani, e la regina dei fiori, la rosa…

A tutto voglio dire addio per andare alle isole ignorate, con un atto di fede, di speranza e di amore, in cerca dell’amore che la fede mi dà, e se qualche ricordo caro mi affiora alla mente, più pieno sarà il sacrificio, più sentito l’addio e più completa e viva la mia fede in quello che spero. Quando la gente che mi sta intorno si muoverà e si agiterà e fuori si sentirà lo strepito dei treni e delle vetture e qualcuno forse busserà alla porta per domandare se sono viva, voglio che si possa dire di me: “E’ spirata, ha terminato la sua corsa… Ha pagato il tributo come tutti i peccatori, perché anche lei era peccatrice”.

Voglio morire, con tutte le circostanze che accompagnano la morte di tutti gli uomini, e anche dopo la morte, quando i defunti sono lasciati nella solitudine della cassa, del cimitero, del sepolcro, con una pietra sopra che dica a tutti: “E’ stata, non esiste più”, e una nera croce di speranze immortali che annunci: “E’ passata su questa terra, e al termine dei suoi giorni si è addormentata e ora attende il mattino eterno”. E su chi mormora una preghiera per l’anima mia, possa io lasciar cadere dal cielo una grazia, una benedizione…

Voglio morire, perché, sapendo che devo morire, voglio stare con i lombi cinti e la lampada accesa, mettendo così in pratica l’avviso del mio dolce Maestro: “State sempre pronti, perché nell’ora in cui meno pensate verrà il Figlio dell’uomo” (cf. Lc 12, 40). Voglio vivere in questa attesa che è insieme dolorosa e dolce, poiché è attesa di amore che si alimenta di entrambe le cose. Voglio che il mio amore cresca con tutti i mezzi, di cui uno è vivere pensando alla morte, accettandola in ogni momento per amore di Dio e per pagare il debito totale dovuto ai miei peccati. Così come mi consacrai un giorno, anima e corpo, a vivere solo per Lui, morendo gli consacrerò di nuovo l’anima mia e il mio corpo e tutte le cose che ci sono nel mondo, non solo perché necessariamente devo lasciarle, ma anche perché liberamente e volontariamente ho accettato la morte con tutte le sue conseguenze, per amore di Dio, in ossequio alla sua divina Maestà e per la sua eterna gloria, unita alla morte di Gesù, mio Redentore.

Non voglio morire perché soffro, perché sono stanca di vivere, perché non posso fare nulla, perché reco disturbo, perché non sono amata ecc. No, questi motivi sono indegni di un’anima creata per glorificare Dio in quel momento supremo in cui può dargli l’ossequio supremo di amore che è giunto al suo termine, perché il tempo finisce e non si può fare altro che dare la vita. A chi dà tutto, non resta altro che completare il dono dando se stessi. Che felicità è poter dare in dono se stesso a Colui che si ama e che diede prima Se stesso, morendo per amore su una Croce! Starsene per amor suo nel nulla, nella carenza di tutto, perché tutto sia di Dio e tutto sia per Dio.

Quando io sarò ridotta ad un pugno di cenere, si compiranno su di me le parole che Dio rivolse nell’Eden ai nostri progenitori: “Polvere sei e in polvere ritornerai” (cf. Gen 3, 19). Ma voglio essere polvere che canti la sua gloria e Lo glorifichi per i secoli dei secoli.

Voglio morire perché è morta la Ss.ma Vergine, la mia dolce Madre, ed io voglio assomigliarmi a Lei, perché sono sua figlia. Maria, che era santa e pura e non era soggetta alla morte, la subì per animarci a quell’amaro transito, e voglio che le sue materne sollecitudini, in quegli estremi momenti, non siano frustrate. Voglio sentirla al mio fianco e aver bisogno di Lei, come un figlio ha bisogno di sua madre nei momenti più gravi e difficoltosi; voglio morire perché in quell’ora spero che mi venga a dire: “Ho ascoltato la preghiera che tante volte mi hai rivolto quando avevi voce: prega per me, adesso e nell’ora della mia morte. Questo è il momento in cui compio il mio ufficio materno con quelli che sono vissuti per Gesù, unendo la loro morte a quella del mio Figlio, per offrirle insieme all’Eterno Padre sullo stesso Altare, per la gloria del suo nome”.

Sarà Maria che consumerà il sacrificio del mio essere, unito a quello di Gesù, nella Messa che si celebra al momento del mio spirare. La mia morte sarà una Messa celebrata da Maria, Madre mia dolcissima, nella quale Ella offre i suoi due figli… Gesù e colui che le chiede questo favore…

Voglio morire, per sparire da questa terra come un’ombra che passa, come fieno che si secca, senza che nessuno si ricordi né dell’ombra che passò né del filo di erba secca, se non per calpestarlo fino a che diventi terra e si compiano su di me le parole di Dio all’uomo peccatore: “Polvere sei e in polvere ritornerai”. Voglio subire tutti i castighi dati al peccato, perché sono peccatrice e perché Gesù, pur essendo innocente, volle sperimentare tutti i dolori dovuti all’uomo peccatore, solo per essersi offerto come garante. Ogni anima che ama Dio deve offrire se stessa come il divino Modello, per espiare i peccati degli uomini suoi fratelli, oltre ai suoi propri peccati.

Voglio morire, perché l’amore è forte come la morte, e dando la vita per amore, l’amore acquista questa qualità. E’ stato detto che il trionfo supremo dell’amore è la morte, come lo fu in Gesù. Anch’io voglio questo trionfo, per giungere ad avere la corona di questa vittoria. Se il trionfo dell’amore consiste nello spogliarsi di tutte le cose, nel vuoto e annullamento di tutto il sensibile, che impedisce il volo dello spirito e possa riposarsi nel suo centro: Dio, e ricevere da Lui ciò che non può comunicare all’anima unita alla materia, essendo puro spirito, appunto per questo voglio la morte che toglie l’impedimento a questa unione.

Voglio morire, per ritornare pura al mio principio, puro spirito, come quando uscii dalla mano del mio Creatore, perché mi serve la morte, accettata per amore, per purificare o completare la purificazione dalla macchia del peccato, ricevendola con le intenzioni con cui Dio l’ha decretata.

In tal modo, la morte, tanto temuta e aborrita, quanti vantaggi e quanti beni può portare all’anima! Quanto è opportuno e conveniente far conoscere questi vantaggi, affinché per nessuno passi invano il momento che segna il grado definitivo della grazia e della gloria per tutta l’eternità!

Chi, in vita, esprime questa volontà al Signore e la rinnova ogni tanto, confidi pure che Egli l’accetterà e la renderà effettiva nell’ora suprema.


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, novembre-dicembre 1955, pp. 438-444. Questo testo fa parte dell’ultimo capitolo dell’autobiografia di Madre Maddalena. Cf. Apostola dell’amore. Autobiografia di Jesús Pastor ovvero di Maria Maddalena Marcucci Passionista, a cura di Max Anselmi Passionista, Libreria Editrice Vaticana 2001, pp. 737-743.

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