Introduzione di padre Max Anselmi

all’edizione italiana dell’opera “La santità è amore”

di Max Anselmi Passionista

Madre Maria Maddalena Marcucci è sicuramente onore e vanto del suo paese e di tutto il morianese, ma anche dell’intera Congregazione Passionista. Si può asserire infatti di lei di aver dato uno dei più importanti e significativi contributi per il radicamento e lo sviluppo del carisma passionista nel mondo: fu fondatrice di due monasteri e confondatrice di altri tre, tra cui quello di Lucca.

Una cosa che fa stupire un po’ tutti gli studiosi di spiritualità è la mole e la qualità degli scritti che Madre Maddalena ha composto per diffondere l’amore alla Passione del Signore e lo spirito di una radiosa santità e questo senza che nessuno se ne avvedesse, all’infuori dei suoi Padri nello Spirito, lavorando quindi moltissimo di penna, ma tutto in segreto fino alla morte. Essa viene considerata a ragione la più grande scrittrice di spiritualità passionista, non solo ma anche la perla tra gli autori mistici del secolo ventesimo, un fenomeno del tutto particolare, tanto che grandi teologi, dopo la sua scomparsa, avrebbero ritenuto giustificato e motivato che a lei fosse dato subito il titolo di “Dottore della Chiesa”.

Notizie biografiche

Maria Giuseppina Teresa Marcucci, figlia di Casimiro e Sara Simi, nacque il 24 aprile 1888 a S. Gemignano di Moriano, a una decina di chilometri da Lucca. Fu la terza di 4 sorelle, la “più amata e preferita di tutte”, dopo che il padre si decise di darle il primo bacio, come lei stessa racconta:

Quando (a papà) portarono la notizia che era padre di una terza figlia, dicono che facesse un gesto di disprezzo con la testa, rifiutando di venire a vedermi; insistettero di più: “Vai a guardarla: siamo sicuri che quando tu l’avrai vista non ti dispiacerà che sia una bambina”. Venne, mi prese tra le sue braccia e disse: “Avete ragione”; e dandomi un bacio, occupai da allora nel suo cuore il posto di figlia più amata e preferita di tutte”.

Alla lettura dei suoi scritti e in proporzione che la si conosce probabilmente succederà a ciascuno quel che è successo al padre: di amarla molto.

Fu battezzata due giorni dopo la nascita il 26 aprile 1888 nella pieve di Sesto di Moriano.

A 18 anni, il 10 giungo 1906, festa della Ss.ma Trinità, entrò, con sua sorella Elisa, nel monastero, ancora in fase di fondazione, delle Passioniste a Lucca. Il 27 giugno 1907, giorno della sua vestizione religiosa da passionista, in segno di novità di vita volle prendere il nome di Maria Maddalena di Gesù Sacramentato. Ma il nome con il quale generalmente la si conosce è quello di “J. Pastor”. Questo pseudonimo glielo diede il Padre Juan González Arintero, dell’Ordine Domenicano, per nasconderla alla curiosità della gente e per proteggere la sua umiltà, quando volle associarla ai suoi lavori apostolici, come preziosa ed assidua collaboratrice della rivista da lui fondata nell’anno 1921: “La Vida Sobrenatural” (La Vita Soprannaturale). Alla fine del noviziato, il 5 luglio 1908, emise con particolare gioia la professione religiosa.

Il 18 marzo 1913, martedì della Settimana Santa, all’età di 25 anni, partì per fondare assieme ad altre 5 Consorelle un monastero di Passioniste in Messico, progetto che non si poté effettuare a causa della rivoluzione.

Il 13 gennaio 1916, assieme ad altre due (Madre Geltrude Vittori e Suor Teresa Donati) lasciò Città di Messico, perché si sentiva chiamata dal Signore in Spagna. Per due anni si fermarono a Lezama, un paese a pochi chilometri da Bilbao e poi finalmente nel 1918 passarono a Deusto presso Bilbao, dove fondarono il primo monastero passionista in Spagna.

Maddalena è una delle prime sette monache passioniste del monastero di Lucca che, secondo una visione avuta da santa Gemma Galgani, dovevano iniziare un’opera di valore profetico.

E lei non se l’è mai dimenticato perché, in una lettera che il 1° agosto 1922 diresse a P. Juan Arintero, scrive:

Quando dal Messico venni in Spagna, poiché durante i tre anni circa di permanenza là piacque al Signore di farci passare per “il fuoco e l’acqua” (cf. Sal 65, 15), Egli ci stava preparando qui un po’ di sollievo. Intendo per sollievo quando l’anima gode di Dio, unendosi più strettamente a Lui, sia pure a costo di sofferenze, perché per colui che desidera soltanto Dio, l’unico sollievo è questo. Cominciai, dunque, in Spagna, a sentire chiamate più pressanti da parte del Signore ad una vita di maggior perfezione. Lui stesso, Dio, parlava all’anima mia con lumi interiori e si serviva delle cose esteriori, essendo la nostra situazione a Lezama (nostra prima residenza in Spagna) molto favorevole alla pratica delle tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.

La casa e tutto l’ambiente in cui stavamo non erano per nulla adatti alla fondazione. Per più di mezzo anno restammo senza Gesù Sacramentato: i Superiori non davano il permesso per procedere alla fondazione. Inoltre eravamo poche (cinque), ed una era inferma e inabile a tutto (la poverina era stata colpita da paralisi durante la navigazione). Così stavano le cose e si capisce bene, Padre, che era necessaria una grazia speciale del Signore per non perdersi d’animo; grazia che non mancò. Oh, Dio non viene mai meno! L’anima mia andava sempre più unendosi a Lui e in Lui riposava e trovava forza e coraggio. Mi ricordavo di ciò che disse Dio a Gemma Galgani: “Ho bisogno di vittime…”. E questo mi dava forza per andare avanti, nella speranza di poter aumentare io il numero delle vittime, di cui Gesù, nell’eccesso del suo amore, giunse a dire di aver bisogno. Pensavo infatti che io ero una di quelle vittime, scelta in modo speciale dalla bontà di Dio, poiché il P. Germano mi disse che io ero una delle sette che il Signore mostrò a Gemma (come dice nella sua biografia), che dovevano essere le prime della fondazione di Lucca, che fu poi compiuta da Madre Maria Giuseppa. Questa buona Madre ci ricordava spesso che il Papa Pio X aveva concesso il permesso per la nostra fondazione a condizione che le religiose si offrissero vittime per la Santa Chiesa. Tutte queste considerazioni mi erano di grande aiuto…”.

A Deusto, il 14 agosto 1920, vigilia dell’Assunta, in segno di assoluta e perpetua appartenenza al Signore, Madre Maddalena, ottenutone il permesso, volle imprimersi con un filo di ferro rovente il nome di Gesù sul petto.

In questo convento, essa fu maestra delle novizie e varie volte superiora: si potrebbe dire in verità che si rese indispensabile in quella casa e che la sua vita e la sua presenza riempivano tutti gli angoli del convento e davano vigore a tutte le religiose che vi abitavano.

I colloqui avuti nel parlatorio del monastero con il P. Juan Gonzáles Arintero, Domenicano, il 2 e 3 febbraio 1922, costituirono una svolta epocale nella sua vita. Essa infatti, dal 1922 al 1928, venne seguita spiritualmente da lui in modo nuovo, secondo il livello di maturità che essa aveva raggiunto e quindi in maniera precisa e seria, ma nello stesso tempo aperta e creativa. A partire da questa data iniziò la sua attività di scrittrice spirituale, favorita cordialmente dalla molto aperta e intelligente, nonché santa superiora, Madre Geltrude Vittori.

Nel 1935 venne chiamata dalla Sacra Congregazione dei Religiosi a reggere in qualità di superiora la comunità delle Passioniste di Lucca. Durante i suoi cinque anni di superiorato, lei lucchese, ebbe la gioia e l’onore di far costruire, fuori Porta Elisa, il nuovo monastero delle Passioniste come pure il Santuario della sua concittadina, santa Gemma Galgani, e preparare i festeggiamenti per la sua canonizzazione, avvenuta il 2 maggio 1940. La proclamazione a santa di Gemma Galgani fu un grande avvenimento, ma i tempi tristi del conflitto mondiale – l’Italia entrò in guerra a fianco della Germania il 10 giugno 1940, mentre la Germania l’aveva già iniziata il 1° settembre 1939 con l’occupazione della Polonia – consigliarono i lucchesi di rimandarne i festeggiamenti. Le celebrazioni commemorative della canonizzazione di Gemma Galgani furono tenute a Lucca in modo grandioso e solenne alla fine della guerra, precisamente nel 1947, dal 4 al 18 maggio. Una parte si tenne in Santuario e una parte in Cattedrale. Il 14 si celebrò la festa liturgica, preceduta dalla novena.

Il 15 luglio 1941 lasciò la sua città, per rientrare, dopo un viaggio alquanto avventuroso, l’8 agosto nuovamente in Spagna, dove sostenuta sempre da un amore ardente alla Passione del Signore e alla salvezza e santità delle persone fondò a Madrid un altro monastero.

Qui, nel monastero passionista da lei fondato, morì il 10 febbraio 1960, poco prima di compiere 72 anni.

Il processo diocesano di Madrid per la sua beatificazione e canonizzazione è stato aperto il 10 marzo 1989 e chiuso il 5 novembre 1991. L’importante documento della “Positio”, che forma la raccolta ufficiale del materiale probatorio, con abbondanti informazioni e testimonianze per conoscere e verificare le virtù eroiche praticate da Maria Maddalena Marcucci, è stato firmato l’11 marzo 1994.

Edizione italiana integrale delle opere di Madre Maddalena

Da anni, con un gruppo di volontari, stiamo lavorando per pubblicare in italiano tutti gli scritti di Maria Maddalena Marcucci. In base al materiale che possediamo, riteniamo che l’edizione integrale italiana dei suoi scritti raggiungerà il numero di 12 o addirittura 15 volumi!

Tanti la chiedono e restano meravigliati nell’apprendere che finora nessuno sia riuscito a comporre una sua decorosa biografia.

Dai pochi tentativi che sono stati fatti per stendere un suo profilo biografico e storico abbiamo una prova chiara che ci si limita a riproporre quello che lei stessa dice o che troviamo scritto meglio nella sua autobiografia!

Alla luce di questi tentativi falliti, il voler comporre una biografia di Madre Maddalena partendo dalla sua autobiografia è da ritenersi pertanto una scelta metodologica sbagliata, anche perché procedendo in quel modo si vuole fare una costruzione dal tetto in su.

Non c’è da meravigliarsi se operazioni del genere, prive come sono di coraggio di affrontare davvero le implicanze che un racconto biografico di un personaggio come il suo comporta, si presentino poi vuote di sostanza e manchino soprattutto vistosamente di fondamento, di concretezza, di solidità, che sono elementi indispensabili per avviare il racconto biografico con un minimo di serietà e di rispetto.

Per comporre una dignitosa storia biografica di Madre Maddalena occorrono oltre che scelte metodologiche adeguate, come abbiamo appena rilevato, anche strumenti informativi ad ampio raggio, come è stata la sua azione.

Fin quando non si conosceranno, per limitarci a qualche esemplificazione, le lettere che Madre Maddalena diresse alla mamma, a P. Jacinto, al Card. Cento… e le notizie che sua sorella, Madre Teresa Marcucci, ha fornito al Postulatore Generale del tempo, ben difficilmente ci si potrà dedicare a tale impresa con speranza di successo.

Gli spagnoli stessi, in occasione del processo diocesano di Madrid, non avendo di meglio, dovettero servirsi della biografia che P. Gioacchino De Sanctis aveva messo insieme, seguendo il criterio cronologico, ripetendo però anch’egli in fondo tutto quello e nientr’altro che quello che si trovava nell’autobiografia di Madre Maddalena, accessibile solo in lingua spagnola, perché per interposizioni di persone e oscuri maneggi sempre ne fu impedita la pubblicazione in lingua italiana. L’onore della pubblicazione in italiano è spettata a me, che, procedendo con decisione e senza riguardi di sorta, nel 2001 ne ho curata una degna edizione presso la celebre Libreria Editrice Vaticana.

Da queste semplici annotazioni ci si può rendere conto quanto sia importante procedere all’edizione integrale dei suoi scritti, anche per giungere presto a diffonderne la conoscenza e il messaggio di grazia tramite una conveniente biografia.

Forse è bene che si sappia che questo tipo di lavoro tanto impegnativo lo facciamo perché siamo profondamente convinti dell’importanza del messaggio che gli scritti di Madre Maddalena contengono. Ne abbiamo conferma da P. Arturo Lobo, il quale già nel 1973, nella presentazione alla seconda edizione del libro “La santità è amore”, informava: “Possediamo numerosi documenti scritti nei quali si afferma che la lettura delle opere di Madre Maddalena fanno spiritualmente un immenso bene alle anime. E noi che siamo chiamati a collaborare col Signore nella santificazione degli uomini, cerchiamo di approfittare di tutte le occasioni più buone che si offrono per questo” (p. 11). E una delle occasioni per promuovere la santità nel mondo ci è data, sostiene P. Arturo Lobo, dai libri di Madre Maddalena, per questo vanno difesi e diffusi.

Nel 2010 ricorrono i cinquant’anni del transito di Maria Maddalena Marcucci. Per quell’occasione, se il Signore ci darà grazia e riceveremo sostegno e aiuto dai lettori e simpatizzanti, vorremmo giungere a pubblicare altri 6 volumi oltre i 4 già editi (L’apostola dell’amore. L’autobiografia, Libreria Editrice Vaticana 2001; Un’amica di santa Gemma. Madre Giuseppa del S. Cuore di Gesù, Lucca 2002; Una Violetta del Giardino della Passione. Maria del Preziosissimo Sangue, Lucca 2005; Sulla Cima del Monte Santo. Corrispondenza spirituale fra P. Lozano O. P. e J. Pastor, Lucca 2005, presso la Congregazione Missionaria Sorelle di S. Gemma, via del Seminario 10).

Unitamente a quello che qui e ora presentiamo ossia “La santità è amore”, abbiamo preparato e deciso di stampare anche il volume della corrispondenza tra Madre Maddalena e P. Juan Tomás Gonzáles Arintero. Tale volume è di un valore unico per la spiritualità in generale e quella passionista in particolare. Da esso attinge la spiritualità dell’amore e della consacrazione alla passione del Signore persino il Movimento Laicale Passionista, anche se a volte, inspiegabilmente, i loro aderenti danno l’impressione di non saperlo! Di tale opera era stata fatta la traduzione italiana sulla II edizione spagnola del 1979 e pubblicata nel 1981 non con il titolo dell’edizione spagnola: Verso le vette dell’unione con Dio. Corrispondenza spirituale tra il P. Arintero e J. Pastor, ma così: J. Pastor – G. Arintero, Al centro dell’amore. Corrispondenza spirituale 1922-1928, Coedizione Pro Sanctitate – Eco, Roma – San Gabriele 1981. Purtroppo il volume, accanto a pagine con una versione italiana splendida, ne contiene altre che formicolano di errori e non lievi, per cui si è sentito il bisogno di riproporre una nuova traduzione.

A proposito della versione italiana del presente volume, ripetiamo quello che abbiamo detto degli altri scritti di Madre Maddalena Marcucci di cui abbiamo promosso e curato l’edizione italiana: l’opera “La santità è amore” riprende integralmente e riproduce fedelmente in tutto l’edizione spagnola, curata da P. Sabino Lozano, Domenicano, e pubblicata a Salamanca nel 1963 con il titolo: “J. Pastor, La santidad es amor. Obras espirituales completas”, di complessive pp. 596. Si tratta della prima edizione in assoluto, curata dal P. Sabino Lozano, succeduto a P. Juan Arintero nel servizio di direzione spirituale alla Madre Maddalena.

Nella presente edizione italiana, sia perché superfluo e anche per evitare confusione, non appare il sottotitolo: “Obras espirituales completas”, il cui significato si potrebbe rendere più o meno così: “Gli articoli spirituali al completo”, oppure “La serie completa degli articoli spirituali “.

Nel 1973, ancora a Salamanca, fu pubblicata una seconda edizione del volume, con il titolo invariato della prima, a cura di P. Arturo Alonso Lobo, Domenicano. In questa edizione non figura più la presentazione del P. Lozano. La cosa si spiega facilmente. P. Arturo Alonso Lobo nel 1971, per intervento e la determinazione anche a quanto pare per il sostegno finanziario del Card. Cento, nonostante le riserve dei passionisti, aveva pubblicato l’autobiografia di Madre Maddalena, per cui non ritenne più necessario riportare il materiale che P. Lozano aveva utilizzato nella sua presentazione per far conoscere l’autrice, perché non era altro che una raccolta di brani messi in ordine, presi dall’autobiografia.

P. Arturo Lobo, con una sua presentazione di 5 pagine, dopo aver evidenziato quanto fosse attesa una seconda edizione di quest’opera tanto ricercata, ha voluto motivare al lettore il fatto di aver migliorato il testo spagnolo, con delle variazioni, senza pregiudizio alcuno però al contenuto, rimasto integro. Gli stessi rimandi biblici, che nella prima edizione erano posti a fondo pagina, nella seconda sono inseriti nel testo.

Per i rimandi biblici abbiamo pensato di seguirlo per la presente edizione, evitando così tante note superflue. Per il resto invece, anche se la seconda edizione è sicuramente migliore sotto tanti punti di vista, noi abbiamo preferito pubblicare in versione italiana la prima, quella curata dal secondo Padre Spirituale Domenicano di Madre Maddalena. Certamente ai lettori spagnoli va raccomandata la lettura della seconda edizione, ma per i lettori italiani, essendoci di mezzo la traduzione, non fa molta differenza tra la prima e la seconda.

Ripetiamo, pur apprezzando le migliorie introdotte nella seconda edizione, valutate bene le cose, abbiamo alla fine preferito la prima edizione per il fatto che si avvicina maggiormente agli articoli come sono stati pubblicati nella rivista “La Vida Sobrenatural”.

Abbiamo voluto conservare anche la presentazione del P. Lozano, non perché ci favorisca di qualche conoscenza nuova a riguardo dell’autrice, ma per il principio di completezza. Quando si cita l’opera “La santità è amore” in versione italiana si deve sapere che si cita un’opera, il cui testo corrisponde in tutto a quello dell’edizione originale spagnola. E questo non è poco.

Abbiamo già una traduzione monca, che se ha fatto un servizio di far conoscere in parte il volume, ne ha fatto un altro di non farci apprezzare adeguatamente nella sua interezza il pensiero dell’autrice sul tema a lei tanto caro della santità.

Nella traduzione italiana di cui parliamo (cf. La santità è amore, Edizioni CIPI, Roma 1989) non è stata ripresa l’Introduzione all’edizione spagnola e sono stati omessi, oltre qualche altro piccolo brano, i due ultimi “libri”, che insieme da soli costituiscono poco meno della metà dell’opera.

Gli articoli tralasciati del quinto “libro”, risalgono al periodo di tempo che va dal dicembre 1932 al marzo 1934, mentre quelli dell’ultimo “libro”, il sesto, sono stati composti da Madre Maddalena con una fatica eroica poco prima di morire e anche se danno l’impressione di essere privi di quel brio che avevano i primi quattro, scritti tra il 1923 e il 1931, non sono da considerarsi solo “pesanti” o “teorici”, quindi quasi da scansare, ma sono quelli che vanno maggiormente apprezzati, perché confermano il suo tipico pensiero sulla santità nel nucleo a lei più caro di formare santi.

Durante la permanenza di studio di giugno-luglio 2006 nel monastero delle Passioniste a Madrid abbiamo avuto modo di prendere in mano i foglietti sui quali aveva appuntato con una matita il testo di questi ultimi articoli sulla santità. La scrittura, data la quasi totale cecità dell’autrice, è fatta a caratteri grandi. La carta su cui scrive è di una povertà, che maggiore dovrebbe essere impossibile. Questi ultimi articoli sulla santità sono stati stesi così, tra sofferenze incredibili, con la percezione che il tempo di vita stava per scadere e con un acuto senso di dover ancora mantenere la promessa fatta al suo Padre Spirituale di esprimere qualcosa della sua esperienza sulla santità quale amore, con lo strumento di una matita grezza da muratori, su una carta poverissima. Sì, quando abbiamo preso in mano quei fogli ci siamo commossi tanto. Sapendo tutto questo, a nessuno verrà in mente di qualificare come teorici o pesanti gli articoli che formano la seconda parte del volume, ma condividerà con noi che i sacrifici e l’amore dell’autrice con i quali li ha composti sono stati maggiori che nei primi e in realtà si sentono maggiormente presenti nei secondi, da farcili amare maggiormente o almeno ci impediscono di tralasciarli o di accostarci a loro con pregiudizi o con argomenti non validi.

Il mondo radioso della santità

Noi viviamo in un tempo in cui la Chiesa ha ufficialmente riconosciuto e dichiarato che esiste una universale vocazione alla santità e che essa vale per tutti, senza eccezione.

Nella Costituzione dogmatica “Lumen Gentium” del Concilio Vaticano II a questo argomento è dedicato il capitolo quinto, che porta il titolo “Universale vocazione alla santità nella Chiesa”, ed è approfondito in quattro paragrafi o numeri, dal 39 al 42.

Il numero 39 tratta della santità della Chiesa, il numero 40 della vocazione universale alla santità, il numero 41 del multiforme esercizio dell’unica santità e infine il 42 delle vie e dei mezzi della santità.

La chiamata di tutti a essere santi non è più solo una opinione teologica più o meno bella, più o meno importante di qualcuno, come era in certo qual modo ai tempi in cui scriveva con tanta passione, in mezzo a disagi infiniti, i suoi articoli Madre Maria Maddalena Marcucci con il preciso intendo di spiegare che la santità era invece essenziale alla Chiesa e che alla santità tutti indistintamente erano chiamati e che quindi la chiamata universale alla santità era una verità, una realtà essenziale per tutti.

Tra tutti coloro che hanno contribuito a creare la base teologica e la necessaria consapevolezza perché la tesi della chiamata universale alla santità fosse poi accolta nel Concilio Vaticano II e stabilita come dottrina comune pacifica e normativa, un merito particolare va attribuito al grande pensatore spirituale P. Juan Gonzàles Arintero e ai Domenicani e con loro anche alla Passionista Maria Maddalena Marcucci.

Con la rivista da lui fondata nel gennaio 1921, “La Vida Sobrenatural”, come pure con le sue monumentali opere teologiche, P. Juan Arintero ha contribuito notevolmente a livello mondiale a far porre al centro del cammino spirituale e mistico la vera santità in Cristo Gesù.

Madre Maddalena da parte sua non solo si è messa a servizio della verità che tutti sono chiamati alla santità, ma ha dato tutta se stessa perché tale verità radiosa fosse accolta da tutti, riconoscendo in essa il senso autentico e meraviglioso della loro esistenza.

Sembra anzi che Dio abbia donato alla Chiesa e all’umanità questa donna di altissimo valore morale e spirituale… per due ben precise finalità: per rilevare che lo scopo della vita è quello di amare Dio con dedizione assoluta e gli uomini quali fratelli e che “la santità è l’opera più grande che si può realizzare su questa terra”.

Scrive: “La mia missione su questa terra e in cielo è dare santi alla Chiesa e far capire quanto sia facile il cammino alla santità”.

Perché dice che il cammino alla santità è facile? Essa ci risponde che è facile perché “la santità è amore”.

Gli scritti racconti in questo volume portano il bel titolo “La santità è amore” e vogliono aiutare a trovare la chiavina d’oro che ci introduca nel mondo del vero amore, il quale non solo rende facile il farsi santi, ma lo rende piacevole, perché amare piace e molto, anche quando esige il sacrificio della vita e chiede la partecipazione massima del morire in croce per il Signore Gesù e i figli di Dio.

Ciò che colpisce e commuove insieme è il constatare che non solo la tesi della chiamata universale alla santità è stata accolta come dottrina comune dal Concilio Vaticano II, ma anche esattamente la nozione di santità intesa come “amore”!

Più onorata di così Madre Maddalena non poteva essere né sentirsi.

Leggiamo nella citata Costituzione dogmatica sulla Chiesa (n. 40):

Il Signore Gesù, maestro e modello divino di ogni perfezione, a tutti e ai singoli suoi discepoli di qualsiasi condizione ha predicato la santità della vita, di cui egli stesso è l’autore e il perfezionatore: “ Siate dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste” (Mt 5, 48). Ha mandato infatti a tutti lo Spirito santo, che li muovesse dall’interno ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutte le forze (cf. Mc 12, 30), e ad amarsi a vicenda come Cristo ha amato loro (cf. Gv 13, 34; 15, 12). I seguaci di Cristo, chiamati da Dio non secondo le loro opere, ma secondo il disegno della sua grazia e giustificati in Gesù Signore, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi. Essi quindi devono, con l’aiuto di Dio, mantenere nella loro vita e perfezionare la santità che hanno ricevuta. Li ammonisce l’apostolo che vivano “come si conviene ai santi” (Ef 5, 3), e si rivestano, “come si conviene a eletti di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di dolcezza e di pazienza” (Col 3, 12), e abbiano i frutti dello Spirito per la santità (cf. Gal 5, 22; Rm 6, 22). E poiché tutti commettiamo falli in molte cose (cf. Gc 3, 2), abbiamo continuamente bisogno della misericordia di Dio e dobbiamo ogni giorno pregare: “E rimetti a noi i nostri debiti” (Mt 6, 12).

E’ chiaro dunque a tutti che tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità: da questa santità è promosso, anche nella società terrena, un tenore di vita più umano. Per raggiungere questa perfezione, i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura dei doni di Cristo, affinché, seguendo il suo esempio e fattisi conformi alla sua immagine, in tutto obbedienti alla volontà del Padre, con tutto il loro animo si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo. Così la santità del popolo di Dio crescerà apportando frutti abbondanti, come è splendidamente dimostrato, nella storia della Chiesa, dalla vita di tanti santi”.

In apertura al numero 41 leggiamo:

Nei vari generi di vita e nelle varie professioni un’unica santità è praticata da tutti coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio e, obbedienti alla voce del Padre e adorando in spirito e verità Dio Padre, seguono Cristo povero, umile e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria. Ognuno secondo i propri doni e le proprie funzioni deve senza indugi avanzare per la via della fede viva, la quale accende la speranza e opera per mezzo della carità”.

Alla fine di questo numero 41, richiamando la centralità della carità e dell’amore per un vero cammino di santità, ci viene detto:

Tutti i fedeli quindi nelle loro condizioni di vita, nei loro lavori o circostanze, e per mezzo di tutte queste cose, saranno ogni giorno più santificati se tutto prendono con fede dalla mano del Padre celeste, e cooperano con la volontà divina, manifestando a tutti, nello stesso servizio temporale, la carità con la quale Dio ha amato il mondo”.

L’amore è la realtà che conserva la libertà nel cammino della santità, perché permette vie e mezzi diversi da valorizzare secondo le diverse professioni e situazioni di vita delle persone. L’amore è però pure la realtà che difende e aiuta a ritrovare, se si è smarrito, il principio unitario del proprio essere ed agire.

Leggiamo nel documento del Concilio:

Dio è amore e chi sta fermo nell’amore, sta in Dio e Dio in lui” (1 Gv. 4, 16). Ora Dio ha largamente diffuso il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci fu dato (cf. Rm 5, 5); perciò il dono primo e più necessario è la carità, con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di Dio”.

Precisazioni e chiarificazioni

Quando affermiamo che, se al Concilio Vaticano II si è giunti ad accogliere come norma pacifica la tesi della chiamata di tutti alla santità, un buon contributo perché nella Chiesa maturasse tale convinzione è stato dato dai Teologici Domenicani, come P. Juan Arintero, e con loro dalla Passionista Maria Maddalena Marcucci, riteniamo di non dire cose errate o attribuire loro un onore che non hanno. La maturazione della convinzione dell’universale chiamata alla santità è frutto sicuramente non di loro soltanto, ma di tanti altri. Questo è fuori dubbio. Gli storici del Concilio potranno approfondire meglio la questione e precisare chi ha avuto il merito diretto e indiretto dell’inserimento e della stesura del capitolo quinto nella grande Costituzione sulla Chiesa.

Non si ruba però niente a nessuno ed è sicuramente conforme al dato storico sostenere che P. Arintero e Madre Maddalena si siano battuti per questa verità ed abbiano dato un loro contributo quanto mai significativo in tale senso.

Il Cardinale Fernando Cento e la promozione del movimento per la santità

In un libro sul Card. Fernando Cento, scritto in collaborazione da Luigi Bogliolo e Fausta Casolini, troviamo degli accenni a Madre Maddalena Marcucci e anche all’argomento della chiamata alla santità, non in rapporto a lei, ma al belga P. Léon Soete, che nel 1928 fondò l’associazione “Contemplation et Apostolat”. Successivamente si convinse di trasformare tale opera in un movimento di santificazione universale (pp. 275-277). Egli ne scrisse a Mons. Fernando Cento, che era Nunzio della Santa Sede in Belgio, ricevendone pieno consenso. Detta così la cosa non sembra corrispondere però alla verità storica, perché Mons. Cento ne rivendicò sempre la paternità, nel preciso senso che l’idea di creare un movimento di santificazione era partita da lui. Ora per ambientare meglio le cose conviene richiamare i vari incarichi di servizio alla Chiesa avuti dal Card. Cento.

Egli fu consacrato vescovo il 3 settembre 1922 e il 12 novembre 1922 fece l’ingresso nella diocesi di Acireale (CT). Ebbe la gioia di guidare la piccola diocesi siciliana per breve tempo, per tre anni e mezzo, perché in data 17 maggio 1926 fu nominato Nunzio apostolico in Venezuela, rimanendovi per 10 anni circa. Nel 1936 fu nominato Nunzio in Perù e per L’Ecuador. Rimase in questa carica pure per 10 anni circa.

In data 9 marzo 1946 fu nominato Nunzio apostolico in Belgio e Lussemburgo. Tenne questa carica per 7 anni fino il 26 ottobre 1953, quando fu trasferito a Lisbona, sempre come Nunzio apostolico. Giunse a Lisbona il 15 dicembre 1953 e vi rimase per 5 anni circa.

Il 15 dicembre 1958 fu creato cardinale da Giovanni XXIII.

La corrispondenza di P. Léon Soete con Mons. Fernando Cento, essendo avvenuta nel periodo in cui egli era Nunzio in Belgio, va situata negli anni tra il 1946 e il 1953.

La proposta fatta ai vescovi del mondo di creare nella loro diocesi un centro per la santificazione universale ebbe una mediocre risonanza. Dopo la partenza di Mons. Cento, nel 1953, per il Portogallo, i Benedettini fondarono addirittura una rivista dal titolo “Sanctificar”.

Pure in Italia, subito dopo la guerra, si sentiva l’esigenza di iniziative che promuovessero la dignità delle persone, prospettando loro la vocazione più alta, quella della santità. Mons. Guglielmo Giaquinta, particolarmente sensibile a questi sublimi realtà, nel 1947 aveva lanciato un movimento dal titolo “Pro Sanctitate” e fonderà pure per questo l’Istituto Secolare delle Oblate Apostoliche. P. Soete, venuto a sapere di queste iniziative, il 1° maggio 1959 si recò dal Card. Cento per approfondire meglio le cose e vedere se potevano unire le forze. P. Soete andò pure ad incontrare Mons. Guglielmo Giaquinta.

Scrivono i biografi Bogliolo e Casolini: “Un contratto della fusione dei due movimenti fu firmato in Roma il 1° novembre 1963, ed un numero speciale della rivista “Segnalatore Ascetico” (poi “Oggi Domani”) col sottotitolo “La vocazione universale alla santità” fu presentato a tutti i padri conciliari” (p. 278).

Bogliolo e Casolini concludono l’argomento concernente il ruolo di primo ordine avuto dal Card. Cento nel movimento universale di santità, con questa segnalazione:

Chi voglia conoscere direttamente il pensiero di Sua Eminenza Fernando Cento sulla “Pro Sanctitate”, legga la conferenza “Gli ultimi Papi e la santità”, tenuta il 19 giugno 1960 nell’Aula Magna del Magistero Maria Assunta, affollatissima” (p. 278).

Fin qui niente da eccepire. L’influsso della spiritualità passionista sul Card. Cento è stato comunque straordinariamente grande, tanto che i biografi si sentono in obbligo di annotare:

Che sia vissuto da passionista anche fuor del convento in austerità sotto le insegne dei grandi uffici hanno attestato senza ambagi i figli di S. Paolo della Croce” (p. 286).

All’inizio del 1957 Mons. Fernando Cento aveva deciso di farsi passionista e di ritirarsi nel loro Ritiro sul Monte Argentario (GR), per questo scrisse chiedendo consiglio tra gli altri a Mons. Giovanni Battista Peruzzo, a P. Sabino Lozano e a Madre Maddalena Marcucci (pp. 259-265).

Nel Card. Cento l’influsso della spiritualità passionista fu molto forte, ma la stessa cosa se non maggiore va detta del pensiero spirituale di Madre Maddalena, in particolare quello della santità intesa quale amore. Ancora non sono accessibili e rese note tutte le notizie, ma a quanto pare è stato da lei e questo molto prima che incontrasse P. Soete, che egli in un modo del tutto particolare ha attinto l’ideale della santità, espresso con tanto ardore e fascino, da trasformarsi in cammino personale spirituale ma anche in progetto pastorale. La presenza della Passionista Maria Maddalena Marcucci, sia pur tramite il Card. Cento, al Concilio Vaticano II, quando si trattò dell’argomento della chiamata alla santità intesa quale amore, è da ritenersi pertanto da questo punto di vista più che sicura.

I biografi del Card. Cento, come abbiamo accennato, si soffermano piuttosto a lungo a trattare del fatto davvero interessante che intorno al 1957 egli voleva lasciare tutto e ritirarsi a fare il Passionista nel Ritiro sul Monte Argentario (pp. 256-266).

L’attrazione passionista ha accompagnato Mons. Cento praticamente sempre, per tutta la vita. Ad esempio già in data 28 aprile 1929, nella lettera che diresse alla Monaca Domenicana di Macerata, Suor Cecilia (Micol Zenobi), Mons. Cento le confida il desiderio che aveva avuto di farsi Passionista. Quella lettera è “tutta” pervasa di pensieri e formule, che sembrerebbero attinti da Madre Maddalena: sia il congiungimento tra “Passionista Domenicana”, sia la qualifica “Passionista nel cuore” oppure le denominazioni “Passionisti di passione e Domenicani di passione” (pp. 200-201). Non pare però che tali formulazioni Mons. Cento le abbia mutuate da Madre Maddalena, perché la conoscenza con lei è da collocarsi all’inizio del periodo in cui fu a Lucca, precisamente nel 1936. Non fa meraviglia quindi che Mons. Cento, appena si incontrò con lei, subito si sia trovato in grande comunione e affiattamento spirituale con questa, che i biografi amano qualificare “Passionista autentica”. Essi spiegano: “Passionista autentica, per la santità di vita e le doti intellettuali, Maria Maddalena del Ss.mo Sacramento, nata Giuseppina Marcucci il 24 aprile 1888 a S. Gemignano – Ponte a Moriano (Lucca), meritò le confidenze e l’ammirazione dell’Arcivescovo Cento” (p. 215).

In segno di amicizia, Mons. Cento volle far dono a lei e alle Passioniste di Madrid di un bel Crocifisso di grandezza naturale che è quello che ancora oggi si ammira entrando nella chiesetta del monastero (p. 216).

Il movimento “Pro Sanctitate”

Per il generoso interessamento delle “Oblate Apostoliche”, a cui è affidata l’animazione e diffusione del movimento “Pro Sancitate”, fondato da Mons. Guglielmo Giaquinta il 1° maggio 1947, ci è possibile offrire qualche informazione più precisa sul capitolo quinto della Lumen Gentium del Concilio Vaticano II concernente la chiamata di tutti gli uomini alla santità. In una pregevole ricerca universitaria, Cristina Parasiliti Caprino ci presenta sia l’iter redazionale del capitolo quinto della Lumen Gentium che il contributo dato dal movimento “Pro Sanctitate” perché al Concilio fosse data tutta l’attenzione che il tema della santità meritava. Lo studio ci offre pure a grandi linee la storia grandiosa ed affascinante delle iniziative portate avanti negli anni precedenti al Concilio per promuovere la santità presso persone più numerose possibili. Un estratto di questa tesi è stata pubblicato nella rivista Synaxis. Da questo estratto ci permettiamo di riportare qualche passo che può illuminare meglio anche la figura e l’opera di Madre Maddalena Marcucci.

Incominciamo con il conoscere qualcosa del fondatore del movimento Pro Sanctitate. Per questo ci serviamo delle notizie che ci fornisce il profilo biografico scritto da Maria Mazzei.

Guglielmo Giaquinta è nato a Noto (SR) il 28 giugno 1914. Nel 1923

la famiglia si trasferisce a Roma, egli la segue due anni più tardi, nel 1925. Nel 1927 entra nel Seminario Minore di Roma. Nel 1933 passa al Seminario Maggiore. Viene ordinato sacerdote il 19 marzo 1939. Nello stesso anno inizia a frequentare la facoltà di diritto all’Università S. Apollinare, ottenendo la laurea a guerra finita, nel 1947. Dal giugno 1942 al novembre 1946 presta servizio in qualità di viceparroco nella parrocchia Madonna dei Monti. Nel 1946 inizia a lavorare come “Difensore del Vincolo” al Vicariato di Roma. Nel 1946 viene pure nominato Assistente Ecclesiastico della Gioventù Femminile di Azione Cattolica per la parrocchia di S. Maria ai Monti. Nel 1947 inizia l’attività del Movimento Pro Sanctitate. La fondazione dell’Istituto Secolare Oblate Apostoliche con lo scopo tra l’altro di portare avanti il Movimento Pro Sanctiate risale al 1950. Nel 1949 diventa Rettore della chiesa Madonna di Loreto al Foro Traiano, rimanendovi fino al 1968. Nel 1954 viene nominato Assistente Diocesano delle Donne di Azione Cattolica. L’11 agosto 1961 è nominato Segretario del Vicariato di Roma.

Il 1° novembre 1968 è ordinato vescovo e nominato Amministratore Apostolico della diocesi di Tivoli. Nel febbraio 1972 Paolo VI lo nomina vescovo titolare di Tivoli. Il 1° novembre 1986 presenta le dimissioni per motivi di salute. Muore a Roma il 15 giugno 1994.

Lungo il suo ministero, dà vita a diverse realtà apostoliche: l’associazione Animatori sociali, l’Istituto secolare delle Oblate apostoliche, l’Istituto secolare sacerdotale degli Apostolici Sodales, il Movimento Pro Sanctitate, l’organizzazione fraternità sociale e la corrente di spiritualità sacerdotale del Cenacolo.

Mons. Guglielmo Giaquinta fu un testimone radioso della santità, certamente non solo lui, ma la sua parte la fece bene.

Scrive la Parasaliti Caprino:

Abbiamo già detto, nell’introduzione, della preparazione remota che ha prodotto una certa sensibilità verso alcuni temi di spiritualità, già dalla seconda metà dell’Ottocento. Certamente è stata ancora più diretta e rilevante l’azione di alcuni “apostoli della santità” nei decenni che hanno preceduto il Concilio. La vocazione universale alla santità, già prima del Concilio, era diventata oggetto della riflessione e dell’apostolato di molte persone, sempre più frequentemente organizzate in associazioni nate con il fine di impegnarsi attivamente per vivere, diffondere e promuovere, soprattutto tra i cristiani, l’annuncio della divina chiamata alla santità, da realizzare in ogni stato di vita”.

Ben detto. Si stava diffondendo una vera e propria cultura della santità. Tra gli “apostoli della santità” è da annoverare certamente anche Madre Maddalena.

Interessanti sono le notizie che la studiosa ci offre a proposito del Card. Fernando Cento, il quale nel 1963 quando si accordò per fare il suo intervento al Concilio sulla chiamata universale alla santità era contemporaneamente, lo si noti, presidente sia del movimento “Pro Sancitate” fondato nel 1947 da Mons. Giaquinta che presidente del Movimento per la santificazione universale fondato dal P. Lèon Soete in Belgio pure nel 1947. I due movimenti si fusero come già è stato ricordato in uno solo il 1° novembre 1963.

Scrive la Parasiliti Caprino:

Il cardinale Cento suggerisce di parlare, nel proemio del capitolo, della “Chiesa santa” e di fare un discorso più completo sulla santità: Cristo è il solo santo e la Chiesa, sua sposa, è santa e custodisce il deposito della dottrina evangelica, dispensa i sacramenti, media la grazia e genera i santi. Per evidenziare che la santità è una vocazione di tutti i cristiani, sollecita la Congregazione dei Riti, competente per le cause di canonizzazione, di occuparsi più spesso di canonizzazioni di laici che condussero la loro vita nelle ordinarie condizioni, poiché questo potrebbe servire da incitamento al popolo cristiano.

Nel corso del suo intervento, il cardinale rivolge un elogio alle associazioni che perseguono questo preciso fine, di stimolare cioè la coscienza dell’universale vocazione alla santità. Riferisce di associazioni di questo genere diffuse a Roma, in Belgio e in alcune altre nazioni di lingua spagnola, auspicando che la loro attività sia sempre feconda e si diffonda ovunque”.

Prima di garantirlo, occorrono certamente verifiche ulteriori adeguate, comunque quando il Card. Cento riferisce di associazioni “che perseguono questo preciso fine, di stimolare cioè la coscienza dell’universale vocazione alla santità”, “diffuse a Roma, in Belgio e in alcune altre nazioni di lingua spagnola”, il suo pensiero quasi certamente è andato pure a Madre Maddalena Marcucci, “L’apostola dell’amore” e della santità in Spagna.

La lega santa per chiedere a Dio la santità avviata da Madre Maddalena il 1° novembre 1924, giorno di tutti i santi, può sicuramente essere considerata una di queste iniziative di promozione della santità.

Eravamo giunti a capirlo da soli, ma la Parasiliti Caprino nella sua ricerca raccoglie le necessarie documentazioni che dimostrano il ruolo di primo piano avuto dal Card. Cento perché nella Costituzione dogmantica Lumen Gentium vi fosse inserito il capitolo sulla chiamata universale alla santità e che il tema vi fosse sviluppato in maniera adeguata.

Scrive la studiosa della santità:

La distribuzione del numero speciale del Segnalatore Ascetico è stata un’iniziativa che certamente ha attirato l’attenzione dei padri conciliari sull’importanza del tema della vocazione universale alla santità. Ma tale iniziativa era stata preceduta da un episodio significativo, che coinvolge mons. Giaquinta, p. Leon Soete e il cardinale Cento.

Padre Soete racconta, in una sua autobiografia (Le Seigneur m’a conduit, Roma 1981), che, durante la discussione in assemblea conciliare del capitolo IV del De Ecclesia, ovvero la prima redazione del futuro capitolo sulla vocazione alla santità, incontra a Roma monsignor Matthias, arcivescovo di Madras, India, il quale gli consegna lo schema segreto dei padri conciliari, invitandolo a studiarlo insieme a mons. Giaquinta in vista della preparazione di una mozione da presentare in aula sul tema della santità. Così dopo qualche giorno, Soete e Giaquinta vanno dal vescovo e discutono dell’argomento. Mons. Giaquinta racconta di questo incontro ai membri del Movimento Pro Sanctitate, in occasione del loro raduno nazionale del 1979:

“In una riunione a tre – il p. Soete, questo vescovo indiano ed io – cercammo di pensare ad un modo per poter agire sui padri conciliari. E l’unica idea che ci venne – oltre al fatto che il vescovo indiano potesse parlare – fu che fosse il cardinal Cento, il quale era contemporaneamente il presidente del Movimento di p. Soete e del nostro, a parlare in Concilio. E difatti, il 30 ottobre del 1963, il cardinal Cento fece un intervento…”.

Da questi elementi si può con fondamento affermare che il movimento “Pro Sanctitate” ha dato un contributo significativo, persino diretto, perché nel Concilio Vaticano II fosse dedicata una attenzione particolare al tema della santità.

Non ci pare però sbagliato né indebito affermare, come già è stato rilevato, che un certo influsso, almeno indiretto, l’abbia avuto anche Madre Maddalena Marcucci, innanzitutto tramite il Card. Cento e poi tramite i suoi articoli sul tema della santità pubblicati nella rivista dei Domenicani di Salamanca, La Vida Sobrenatural, in maniera costante e prolungata, a partire dall’ottobre 1922 alla morte, avvenuta il 10 febbraio 1960, quindi per quasi quarant’anni, con una creatività inesauribile! Il Teologo Domenicano, che era anche il Padre Spirituale di Madre Maddalena, P. Sabino Lozano volle raccogliere in un volume i suoi articoli sul tema della santità, ordinandoli in sei serie, che formano le sei parti del volume che pubblicò nel giugno del 1963 – quindi prima che i Padri Conciliari il 3 ottobre 1963 iniziassero la discussione dello schema sulla Chiesa – col titolo del primo articolo: La santità è amore. Il volume, di ben 596 pagine, ha, lo si noti, la presentazione del Card. Cento, scritta da Roma il 16 febbraio 1962! E’ pure importante non dimenticare che le varie serie di articoli furono a più riprese stampate a parte ed ebbero una diffusione grandissima. La stessa cosa va detta della lega santa per chiedere a Dio la santità.

La lega santa per chiedere a Dio la santità

Tra gli scritti di Madre Maddalena Marcucci si trova anche un pieghevole che in fondo non è altro che un manifestino della “Liga santa” per chiedere a Dio la santità.

In data 14 gennaio 1983 Madre Maria Gemma Canga della Vergine del Carmine firma l’elenco di scritti di Madre Maddalena Marcucci, col preciso intento di testimoniarne l’autenticità. A proposito però della “Liga santa” precisa: “Liga santa, seguramente que es de M. Magdalena, pero ne puedo testificar”.

La frase in italiano suona: “La Lega santa è sicuramente di Madre Maddalena, però non posso giurarlo”.

Per individuare la fonte dello scritto si rende pertanto necessaria una ricerca apposita. Prima però è importante fare conoscenza con il testo. Eccolo.

JHS

Lega Santa per chiedere a Dio la santità

“Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5, 48).

“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12, 49).

Queste parole del divin Maestro ci assicurano che la nostra petizione di essere santi e perfetti, di ardere nel fuoco del divino amore e di poter accenderlo in altri è di pieno beneplacito o, meglio ancora, di manifesta volontà di Dio.

Non possiamo quindi chiedere a Dio cosa a Lui più gradita né di cui possiamo stare più sicuri che Lui vuole concederci di questa. Eppure, pochi sono quelli che chiedono ardentemente la santità e sperano di raggiungerla. Di questo si lamentò Nostro Signore con un’anima santa. Essa gli domandò: – “Perché sono così pochi i santi?”. Ed egli le rispose: “Non si chiede mai davvero” la santità.

La finalità di questa Lega è, pertanto, quella di chiedere la santità a Dio.

Si formano gruppi di sette persone in onore dei 7 doni dello Spirito Santo, Santificatore delle anime, e dei dolori di Maria Ss.ma, sua purissima Sposa e strumento necessario per la nostra santificazione.

Le persone che fanno parte di questa Lega devono essere animate da un ardente e sincero desiderio di santità e da una ferma fiducia di raggiungerla se la chiedono con perseveranza.

Per questo reciteranno frequentemente le giaculatorie segnate sotto.

Le diranno come chi cerca con una certa ostinazione di attirare l’Eterno Amore nella propria anima attraverso ardenti desideri e la consegna di se stessi, guidati dalla convinzione che per raggiungere la santità non c’è bisogno di altro che di accettare in pace le disposizioni della volontà adorabile di Dio, perché egli dispone tutto per la nostra santificazione.

Quando il dolore fisico o morale ci affligge maggiormente e la natura vuole opporsi alle operazioni dell’amore, è necessario rinnovare gli atti di consegna con queste o simili parole:

– Dio mio, mi consegno senza riserva alle operazioni del tuo amore.

– Amore del mio Dio, opera in me liberamente, senza badare alle resistenze e all’opposizione della natura.

I sette che formano un gruppo cercheranno di parlare spesso fra di loro della consegna che hanno fatto di se stessi all’Amore, per conservare e ravvivare i santi desideri e stimolarsi ad una santa emulazione. In particolare se lo devono ricordare gli uni gli altri nel momento della prova e quando si vede che qualcuno si raffredda alquanto.

Non parleranno di questa Lega a nessuno né la faranno conoscere se non a persone spirituali che abbiano il desiderio di raggiungere la santità e la ferma fiducia di raggiungerla, consegnandosi senza riserva in potere dell’Amore misericordioso tramite la mediazione della Madre dell’Amore e della Misericordia, Maria Ss.ma.

Preghiera per chiedere a Dio la santità

O Signore, Dio di bontà e Padre di misericordia, per il desiderio che hai di vedere fiorire nel mistico giardino della Chiesa anime pure, sante, simili al divino modello che ci hai dato, Gesù Salvatore nostro, ti preghiamo di concederci, per amore dello stesso Figlio Tuo, per la sua amara passione e morte e per i dolori della sua Ss.ma Madre, la grazia di raggiungere la perfezione, come esige il nostro stato di vita, e di conseguire la santità vera alla quale ci chiami per essere degni figli tuoi.

Te lo chiediamo per gloria della Santa Chiesa, per amore e gloria di Maria Ss.ma, a confusione e stimolo dei tiepidi e per l’aumento di fervore in quelli che con fedeltà e amore ti servono.

Giaculatorie

O Gesù, fammi santo per i meriti della tua passione e morte.

O Gesù, fammi santo per amore e gloria della tua Madre santissima.

O Gesù, fammi santo per amore di Gesù e gloria della santa Chiesa.

Annotazioni sulla lega santa

Ci sono alcuni elementi che porterebbero a ritenere Madre Maddalena autrice di questo testo.

C’è infatti una insistenza tipicamente sua sul tendere alla santità e insieme sulla fiducia che occorre avere per ottenerla.

Ad esempio avvia la sua autobiografia concentrandosi tutta su questo tema. Scrive (cf. Apostola dell’amore, Prima Parte, n. 1):

Io sono nata per amare Dio e per farlo amare. Una domanda di un catechismo, che mi ha dato sempre grande motivo di riflessione, diceva: “Perché Dio ha creato l’uomo?”. E rispondeva: “Per la sua infinita misericordia e bontà e perché, facendosi conoscere dalle sue creature, potessero amarlo e servirlo”. Io sono, infatti, effetto della divina bontà e frutto del suo amore. Perciò mi diede un cuore molto ardente, capace di amarlo molto; e perché lo servissi, con il farlo amare, mi diede naturalmente grazie speciali per mezzo delle quali io attraessi verso di me le persone e mi facessi amare da quelle e poi le portassi al suo amore.

Devo far notare queste due qualità speciali che Dio pose in me, cioè: ardore nel cuore e grazie esteriori; le riconosco infatti molto evidenziate in tutta la mia vita fin dai primi anni e, posso dire, dalle prime ore della mia esistenza”.

Lo ribadisce nel testamento spirituale, il 15 agosto 1940, così:

Dio mio! Fate comprendere a tutti che la perfezione e la santità in questa vita consiste nel cercare di mantenersi in un atteggiamento umile di fiducia nella vostra bontà, e cioè, in un atto perennemente rinnovato, per quanto è possibile, di amore confidente, perché fidarsi di qualcuno equivale ad amarlo; e questo si può fare sempre in ogni momento e circostanza e molto più dopo aver peccato”.

Pure gli accenni all’amore misericordioso portano a lei o alla cerchia dei suoi confidenti. Ma è soprattutto il pensiero ricorrente sulla passione del Signore che offre forti motivazioni per ritenere lei l’autrice del testo.

Il fatto della lega in quanto tale invece, a prima vista almeno, sembrerebbe una cosa non tanto consona al suo carattere e alla sua mentalità, ma poi se si pensa all’associazione da lei creata per onorare Maria Ss.ma, l’obiezione cade. Valutate bene le cose, si giunge anzi a ritenere che anche una “Lega santa” potrebbe non starle proprio male.

In ogni caso non si può non essere d’accordo con Madre Gemma Canga quando afferma che il testo così come si presenta è sicuramente scritto a macchina da Madre Maddalena. Si dovrebbe aggiungere che pure l’idea e il contenuto sono espressioni tipiche del suo mondo spirituale, anche se prima di affermarlo in forma definitiva si dovrebbe comprovarlo con altre ricerche.

A questo riguardo sarebbe importante studiare se e in che misura ha avuto influsso Mons. Fernando Cento, non solo nel periodo in cui era nunzio in Belgio e a cui si riferiscono i colloqui e le decisioni prese con P. Soete per promuovere un movimento “Pro Sanctitate”, ma prima ancora, quando era nunzio a Lima in Perù e a Quito in Ecuador, o almeno a partire dal 1937, dopo che egli conobbe di persona Madre Maddalena. La prima lettera infatti che al momento possediamo, diretta da Mons. Cento a Madre Maddalena, è stata spedita, secondo il timbro postale, dalla nunziatura di Quito e porta la data del 18.12.1937. Un’altra lettera in nostro possesso è stata spedita dalla nunziatura di Lima e porta la data del 19.12.1938.

Risalenti a quell’epoca, di Mons. Cento, ci sono due composizioni poetiche che Madre Maddalena riporta nella sua autobiografia. La prima poesia è dedicata espressamente a lei ed è intitolata: La Passionista e la Croce; la seconda: Svegliarini.

Una cartolina postale della sorella di Mons. Cento, la Sig.ra Rosa, è stata inviata a Madre Maddalena a Lucca da Pollenza (MC) il 28.1.1939.

Si noti che dal 1937 alla morte di Madre Maddalena, la corrispondenza tra loro due non si è più interrotta, anzi col passar degli anni si è rafforzata, soprattutto nel decennio che va dal 1950 al 1960. Ne abbiamo conferma nella lettera che il Card. Cento da Roma inviò al P. Sabino Lozano il 16 febbraio 1962 come presentazione al presente volume. Scrive il Card. Cento:

La conobbi personalmente quando ero ancora giovane sacerdote; era Presidente delle Passioniste di Lucca. Mantenni poi sempre corrispondenza epistolare con lei; e quando ero Nunzio Apostolico in Portogallo, la incontrai di nuovo in occasione dei vari viaggi che facevo nella vicina Spagna. E così, il rapporto, epistolare e verbale, che ebbi con la defunta monaca, per decine di anni, mi permise di rendermi conto che ella possedeva qualità intellettuali e morali molto rare”.

Per sapere qualcosa in più sulla “Lega santa” sarebbe pure utile approfondire la corrispondenza epistolare che si è svolta tra Madre Maddalena e Suor Albina Pollini (nata a Torino il 15.3.1882 e morta a Macerata il 31.10. 1960), motivata dal legame di amicizia spirituale maturato tra loro.

Sì, tutte queste ricerche possono essere importanti per una cautela storica, ma per venire sulle tracce e scoprire l’autore e il promotore di tale “Lega santa” si rende necessario innanzitutto confrontarsi a fondo con gli scritti di Madre Maddalena stessa.

In effetti, tramite uno studio che abbiamo voluto fare personalmente sulla corrispondenza epistolare che si è svolta tra Madre Maddalena e Padre Juan Arintero, sembra che il segreto si sia subito svelato.

Leggiamo e verifichiamo insieme la documentazione.

La prima volta che Madre Maddalena parla di una “Lega” è nella lettera che in data 6 dicembre 1924 indirizzò al suo Padre Spirituale, P. Juan Arintero. Scrive:

A me non penso più. Sono come una stupida. Mi pare di non avere un’anima da salvare. Ma è perché credo che Dio la tenga nelle sue mani, e ad essa ci pensi Lui. Poiché non so amarlo, voglio usare le mie forze per farlo amare. A questo scopo, tempo fa mi sembrava che il Signore mi chiedesse di fondare una Lega, come questa di cui le accludo copia, perché mi faccia la carità di correggerla e benedirla. Il primo di novembre, sotto la protezione di tutti i Santi, l’abbiamo cominciata nel Noviziato e mi pare che abbia prodotto ottimi risultati. Avrei desiderato istituirla anche per gli esterni, tra diverse anime buone che io conosco, ma non l’ho fatto, perché voglio aspettare prima il parere di Vostra Reverenza. Questa copia che le mando desidererei riaverla indietro. Se le piace e vuole farla conoscere, lo faccia pure, ma senza dire la sua provenienza; e in questo caso, gliela rimanderei. Nel caso in cui V. R. volesse far parte del primo gruppo, al quale appartengo io col mio piccolo gregge, ho riservato un numero vuoto per il Padre mio. Gli obblighi sono pochi; V. R. può soddisfarli tutti con un “memento” nella Santa Messa. La stessa cosa dico al P. Sabino”.

Il Padre Arintero una settimana più tardi, il 15 dicembre 1924, le rispose, approvando senza riserve l’idea di fondare una “Lega santa”, ritenendola una iniziativa davvero “bella”, a cui egli stesso volle subito essere iscritto.

Ecco le sue parole:

Adesso penso di pubblicare tutti gli articoli che sono usciti da circa sei mesi in “La Ciencia Tomista” e in “La Vida Sobrenatural”, riuniti in un solo volume dal titolo “La verdadera mística tradicional”. Proprio ieri l’ho consegnato ai Censori, confidando che contribuirà a far luce. Ma, poiché senza la benedizione di Dio tutto riuscirebbe inutile, ci conviene soprattutto impegnarci ad amarlo e fare che molti lo amino e si santifichino. A questo fine spero che aiuti non poco codesta bella Lega santa, alla quale ben volentieri aderisco e desidero che mi ci conti. Le mando la formula corretta, di cui ho fatto una copia, provvisoria per ora. Il 26 dovrò andare per alcuni giorni a Madrid, dove penso di far conoscere la Lega a persone buone, che ne vogliano far parte”.

Sul tema della “Lega santa” Madre Maddalena ritorna a parlare nella lettera che in data 15 gennaio 1925 inviò a Padre Arintero. Scrive:

Tutto è permesso a chi ama, perché tutto quello che procede dall’amore, piace sempre a Gesù. Lo stesso capita a me, e anche a V. R., come vedo da ciò che dice della Santa Lega. E me ne rallegro molto, perché è una prova del fatto che ci guida lo stesso Spirito e a tutti e due fa comprendere che la santità è più opera d’amore, e chiedo con fiducia al Signore di trasformarci in Lui, più per opera sua che per opera nostra. Mi piace dire con san Pietro: “Domine, jube me venire ad Te” (cf. Mt 14, 28: Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque). Il fine dunque di questa Lega è di affrettare con le nostre preghiere il “Veni” di Gesù (cf. Mt 14, 29: Ed egli disse: Vieni!), che deve santificarci per davvero, dato che, fino a quando Egli non dice così, poco o niente sarà il nostro progresso nella santità”.

Padre Arintero nella sua risposta del 30 gennaio 1925 la informa che per facilitarne la diffusione ha mandato a stampare il testo della “Lega santa”.

Scrive:

Ho mandato già a stampare la “Lega Santa”, di cui le adoratrici di Madrid hanno fatto molte copie e molte ne sono state distribuite. Quando sarà stampata, gliene manderò parecchie copie. Gesù si è lamentato con molte anime delle cadute di persone a Lui consacrate. Per questo, è bene propagare questa Lega Santa fra i sacerdoti. Qui, la terza domenica, un buon Padre dei nostri ha riunito molti sacerdoti, per farli partecipare alla processione che facciamo ogni mese in questo giorno col Santissimo. Poi dovetti fare loro una conferenza, e sono tutti in attesa di un’altra conferenza nel terzo giorno del mese prossimo e seguenti. Penso che quella sia una buona occasione per parlare di questa Lega, perché sono sacerdoti fra i più devoti e pii. Anche a Madrid, il giorno dell’Epifania e il seguente, per la prima volta tenni delle conferenze nella sala della nostra casa, e i sacerdoti desiderano che si ripetano. Così Nostro Signore va aprendo nuove vie. E lavorando per il suo amore, spero che questo amore prenda piede nell’anima mia e la santifichi; diversamente vedo che sarebbe impossibile, per la freddezza che ho per tutto ciò che è buono. Ma confido nella misericordia di Dio, e ogni volta che mi ricordo del voto d’amore, lo rinnovo. Sì, voglio essere fedele al voto, anche se me ne dimentico… Portandola con me, ho smarrito la formula. Sarebbe bene che lei me ne facesse un’altra copia, quando lo potrà”.

Il 21 febbraio 1925 scrive Madre Maddalena:

Sono poi molto contenta anche perché la “Lega Santa” è stata accolta bene. Dopo Dio, sono molto grata al mio buon Padre, il quale fa fruttificare il seme della grazia divina con quell’interesse e impegno che deve avere ogni buon operaio nella vigna del Signore. Che Gesù, Padre, accresca le sue forze, la grazia e lo zelo in ogni momento, e infine il suo amore la consumi insieme alla sua povera figlia, portandola al cielo, dove contempleremo con gioia il frutto delle nostre piccole fatiche, per aver fatto amare Dio”.

Da queste documentazioni veniamo con sicurezza a sapere che la “Lega santa” è frutto dell’amore alla santità di Madre Maddalena. La data di nascita di tale iniziativa va fissata il 1° novembre 1924, giorno di tutti i santi. Data più bella e significativa non si poteva scegliere!

In questo contesto, senza approfondirle ulteriormente, è importante richiamare le tre iniziative principali portate avanti da Madre Maddalena per promuovere di fatto la santità nelle persone: l’associazione mariana con le due visite giornaliere in spirito alla Vergine Ss.ma, il voto d’amore, la lega santa per chiedere la santità.

La santità consiste nell’imparare ad amare Dio

Come abbiamo già detto e qui ripetiamo, gli storici potranno fare di più e meglio per individuare coloro che hanno il merito di aver fatto porre all’ordine del giorno del Concilio Vaticano II il grande ed essenziale tema della santità in modo molto convincente, perché fu non solo accolto, ma anche inserito addirittura con un capitolo intero apposito nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa. Questo sta a significare che in futuro l’Ecclesiologia, ossia la dottrina teologica e la spiritualità della Chiesa, il nuovo popolo consacrato a Dio nella storia, non potrà più essere disgiunta dal discorso e dalla proposta della santità.

Il compito di coloro che si sono fatti promotori della vocazione alla santità non è però da considerarsi esaurito con la pubblicazione del documento conciliare, al contrario è da quel momento che essi hanno incominciato ad essere capiti ed acquistare la debita importanza.

Pubblicare quindi l’opera di Maria Maddalena Marcucci “La santità è amore” non è affatto una operazione superata o superflua e tanto meno fuori luogo, ma di una attualità ancora maggiore di prima, perché l’uomo d’oggi ha bisogno come non mai di riscoprire che lo scopo della vita è quello di amare Dio con dedizione assoluta e che la santità consiste proprio nell’amare Dio il più possibile.

Organizzazione dell’opera “La santità è amore”

Il volume “La santità è amore” raccoglie tutti gli articoli che Maria Maddalena Marcucci ha scritto sull’argomento. L’opera anche se a prima vista non sembra nata come una trattazione specifica e unitaria, di fatto i vari libri, di cui essa si compone, approfondiscono il tema in una forma organica, per cui si hanno tutti i motivi e i caratteri non solo per considerarla un vero trattato sulla santità pensato come tale, ma anche tenacemente realizzato, sia pur distanziato negli anni, nella forma di puntate, pubblicate nella rivista di spiritualità dei domenicani spagnoli “La Vida Sobrenatural”.

L’argomento della santità è sviluppato sotto diversi punti di vista, attraverso sei serie di articoli che costituiscono le sei parti o i sei libri, di cui è composto il volume.

Il primo libro tratta il tema: La santità è amore.

Il secondo libro: I caratteri del divino amore.

Il terzo libro: Le sofferenze dell’amore.

Il quarto libro: Le gioie dell’amore.

Il quinto libro: I motivi dell’amore.

Il sesto libro: Quanto Dio ci ama.

L’argomento di ogni libro è sviluppato in maniera armonica attraverso 12 articoli, eccetto l’ultimo, il sesto, nel quale sono raggruppati 21 articoli.

Il Padre Arturo Alonso Lobo, nella seconda edizione di quest’opera, ha voluto segnalare i numeri della rivista “La Vida Sobrenatural” dove e quando i rispettivi scritti che compongono i singoli libri sono stati pubblicati. Questo lavoro ci permette di stabilire che il primo libro è composto da articoli pubblicati negli anni che vanno dal novembre 1923 all’agosto 1925.

Il secondo libro è formato da articoli che vanno dal settembre 1925 all’aprile 1927. Il terzo libro raggruppa articoli che vanno dal settembre 1927 al giugno 1929. Il quarto libro raduna gli articoli pubblicati praticamente di seguito dal gennaio 1930 al maggio 1931. Il quinto libro è formato da articoli pubblicati dal dicembre 1932 al marzo 1934. L’ultimo libro, il sesto, è composto da 21 contributi, 8 dei quali sono stati pubblicati dopo la morte dell’autrice, dal maggio-giugno 1960 al gennaio-febbraio 1962, mentre gli altri 13 sono inediti.

Il volume è introdotto da un breve prologo dell’autrice e da un epilogo voluto dal curatore dei suoi scritti, P. Sabino Lozano, comprendente i due testi che costituiscono i due capitoli conclusivi dell’autobiografia di Maria Maddalena Marcucci: Voglio morire e Voglio vivere eternamente, che erano stati pubblicati nella rivista, il primo nel novembre-dicembre 1955 e il secondo nel gennaio-febbraio 1957, non sotto lo pseudonimo di J. Pastor, ma di “El Solitario Deodato”. P. Arturo Lobo nella seconda edizione ha creduto bene di aggiungere un terzo articolo dal titolo “Sono Passionista”, che in forma parziale era stato pubblicato nel numero di maggio-giugno 1965 della rivista.

Scrivendo in data 26 agosto 1956 al P. Sabino Lozano Maria Maddalena gli comunica:

Sto terminando di scrivere un capitolo della mia vita con qualche difficoltà, a motivo della vista, che va diminuendo; si riferisce alla vita passionista, alla Passione di Gesù. Avendo il voto di propagarla, mi ci sono impegnata per avere il piacere di consegnare a V. P. lo scritto quando verrà. Poiché resta poco tempo, mi dica se verrà, o se glielo devo mandare. Potevo mandarglielo senza attendere risposta; ma trattandosi di questo tipo di scritti, sa già quanto temo che possano cadere in altre mani”.

Scorrendo la sua autobiografia non pare però che sia stato inserito il capitolo sul voto della passione. In una nota P. Arturo Alonso Lobo ci conferma che non l’ha inserito perché non ne era venuto in possesso quando nel 1971 pubblicò l’autobiografia di Maria Maddalena Marcucci. A lui, come spiega in una “Nota di chiarificazione”, fu fatta pervenire una copia soltanto nel 1973, quando curò la seconda edizione dell’opera “La santità è amore”, per cui credette bene di farla conoscere inserendola nell’epilogo di questa, dopo gli altri due argomenti, che costituiscono l’ultimo e il penultimo capitolo della citata autobiografia.

In attesa di potere inserire questo capitolo al suo posto nell’autobiografia “Apostola dell’amore”, in una eventuale futura seconda edizione, per il momento non troviamo di meglio che seguire l’esempio di P. Arturo Alonso Lobo, pubblicando quel capitolo nell’epilogo della presente opera, ma, come la logica del contenuto esige, prima degli altri due capitoli.

Valore di quest’opera

Madre Maddalena ci teneva che i suoi scritti fossero diffusi, non per un prestigio umano o per vanagloria, ma per poter far del bene alle persone, per risvegliare in loro il grande desiderio della santità.

Nel testamento spirituale, scritto a Lucca il 15 agosto1940, leggiamo:

“Questo desiderio di farvi amare fino alla fine del mondo, mi fa esprimere un altro desiderio ad esso collegato: Che siano pubblicati e tradotti in quante più lingue possibile gli opuscoli di J. Pastor, la vita della Consorella Maria del Preziosissimo Sangue, e altri scritti miei che esistono, a condizione che il mio Padre Spirituale, Fra Sabino M. Lozano O. P., giudichi che possano servire a questo scopo; diversamente siano bruciati senza che nessuno li veda”.

Nella rivista “La Vida Sobrenatural”, per la sezione “Esemplari” o “Modelli”, Madre Maddalena ha scritto parecchi profili biografici, tra i quali ricordiamo quello di Mons. Giovanni Volpi, di santa Gemma Galgani, di santa Maria Goretti, di P. Germano, di Madre Giuseppa Armellini…

Anche questi scritti dovranno figurare nell’edizione integrale delle sue opere. Di vari testi, pubblicati nella rivista, come quello sulla devozione alla Madonna, furono fatti degli estratti con tirature a parte molto elevate, tanto erano graditi.

A riguardo dei capitoli o paragrafi che compongono l’opera “La santità è amore”, troviamo informazioni sparse nella corrispondenza epistolare con P. Sabino Lozano.

Ad esempio Madre Maddalena gli scrive in data 28.8.1959:

Padre mio, è da giorni che le sto preparando un mazzolino di fiori spirituali per domani, glielo andrò formando tutto il giorno, cercando di farlo bello e profumato, affinché la sua santa Patrona le faccia sentire “quanto ci ama Dio”.

A scrivere su questo si è occupata in questi giorni la sua povera figlia. Ho lasciato tutto il resto da parte, perché se non mi affretto, non so se poi potrò fare qualcosa. Faccio questo povero lavoro con sacrificio, ma con piacere e speranza che sarà di giovamento alle anime, e questo non per me, ma per quel Servo di Dio che sta godendo già da tempo di quella medesima bontà di Dio che io vorrei far conoscere agli uomini, affinché lo amino ogni giorno di più, e trovino sollievo per tutte le sofferenze di questa miserabile vita, nella dolce e consolante verità che è l’oggetto di questo amore infinito del nostro Padre celeste”.

E in data 25.9.1959 ritorna sull’argomento, così:

Padre mio, voglio dirle come sta l’anima mia. Ho dovuto sostenere alcune non piccole lotte, che talvolta il nemico ha scatenato per impedirmi di scrivere. Sia come sia, non m’importa di saperlo. Ciò che riempie di soddisfazione la mia anima è aver fatto ciò che Dio voleva. Verso la fine di ottobre le invierò lo scritto. Desidererei che non sia pubblicato (se merita di essere pubblicato) se non dopo la mia morte, per evitare chiacchiere e commenti. Non voglio attirare l’attenzione di nessuno.

Sono alle soglie dell’eternità… Ma, la mia ultima parola è: Che io faccia quanto io conosca nel Signore che sarà per la sua maggior gloria. Voglio essere interamente di Dio”.

Ma è dalla lettera del 4.7.1959 che si viene a sapere che anche l’ultimo libro dell’opera “La santità è amore”, faceva parte di una progetto di pubblicazione, fin dai tempi di P. Juan Arintero e quindi anche se fu scritto poco prima della morte dell’autrice, i suoi contenuti erano pensati già negli anni 1926-1927. Da qui si comprende anche che il volume “La santità è amore” non è una raccolta arbitraria di scritti spirituali, messi insieme con un certo ordine e una certa capacità, ma è un’opera omogenea, armonica, pensata e attuata con intenti ben chiari fin dall’inizio, anche se la sua realizzazione è avvenuta a puntate, con la pubblicazione progressiva di singoli opuscoli, come Madre Maddalena con molta semplicità e chiarezza spiega.

Nella lettera confida:

Padre mio, Le scrivo a Salamanca perché è passato già del tempo dalla sua ultima lettera di giugno. Mi sono rallegrata molto del suo viaggio a Caleruega e Oviedo. V. P. ha dovuto testimoniare per altri santi. Così siamo pari. Vediamo se ci chiameranno per altri Processi. Non mi meraviglierei se mi chiamassero per Mons. Volpi o per la Madre Giuseppa.

Non dica, Padre mio, che la perdoni per avermi parlato di cose che non sono mie. No, Padre, mio è tutto ciò che è di Dio e contribuisce alla sua gloria. Parlarmi di quei 40 novizi, del loro fervore, della loro devozione alla Madonna, del loro Santo Padre, di quel bel convento, mi ha fatto bene per ringraziare il Signore e per implorare la sua grazia per quei poveretti che non vanno bene e amareggiano il suo Cuore. Queste sono tutte cose mie, perché sono del Signore. Mi parli sempre di queste cose, come faccio io, così staremo più uniti per lavorare, aiutandoci scambievolmente, per la gloria di Dio.

Conosco molto bene il Cardinale Cicognani, nominato Ponente della causa del P. Arintero. Dio voglia che tutti operino con amore, come lui merita.

Le voglio parlare di una piccola inquietudine che non ero capace di allontanare dalla mia mente, si riferisce a ciò che mi disse il P. Arintero quando io terminavo di scrivere gli opuscoletti che V. P. conosce: “Termini con un capitolo dal titolo: Quanto ci ama Dio”. Queste parole del Padre dell’anima mia risuonano spesso in fondo al mio cuore e mi fanno temere che io lasci incompleti i disegni di Dio sulla mia povera persona. Costi quanto costi al mio amor proprio, alla mia pigrizia a scrivere, se V. P. mi dice che devo farlo, lo farò.

Ho interrotto per pochi istanti la scrittura di questa lettera e ho chiuso gli occhi che mi si inumidivano… Padre mio, può immaginare V. P. che cosa provo. Con la sua approvazione mi decido senz’altro a metter mano all’opera. O piuttosto, come vedrà dal foglio accluso, ho già scritto l’introduzione, affinché veda il piano che ho e corregga o aggiunga come le pare. E’ un tema così ampio! Ho un mondo di cose dentro di me, vorrei saperle esporre. Ma non dubito, se Dio vuole, che lo farò e sarà utile: è solo questo che mi sostiene. Mi costa un poco per la vista e per la lentezza delle mie mani, sempre maggiore a causa di alcuni dolori artritici. Ma mi è tanto gradito dedicare l’ultimo sforzo della mia povera mano a questo sfogo del mio cuore, che credo sarà del Cuore di Gesù; almeno così mi piace pensarlo, e questo mi incoraggia, anche se, da un’altra parte, mi confonde e mi fa vergognare. Vorrei che nessuno, a eccezione del Padre mio, sapesse, prima della mia morte, chi l’ha scritto. Desidererei nascondermi tanto profondamente che nessuno sapesse di me, e che solo rimanesse un fuoco che bruci e consumi i cuori fino alla fine del mondo. Preghi, Padre mio, che sia così”.

Ecco che cosa le risponde P. Sabino Lozano il 21.7.1959:

“Sono d’accordo che Lei metta mano a quel lavoro. Basta che il P. Arintero glielo abbia raccomandato. L’introduzione che mi ha mandato e che le restituisco, mi sembra ben fatta. I suoi scritti hanno molti italianismi, ma a questo si rimedia facilmente. Lei scriva senza preoccuparsene”.

Qui abbiamo una conferma di quanto siano costati gli ultimi articoli a Madre Maddalena, per i dolori artritici alle mani e per la carenza di vista di cui tanto pativa. Li considera “l’ultimo sforzo della sua povera mano”. Commuove davvero sapere che lo ha fatto esclusivamente perché l’amore di Dio come un fuoco “bruci e consumi i cuori fino alla fine del mondo”.

La santità è amore” è l’opera più importante dal punto di vista dottrinale di Madre Maddalena.

Il lettore si accorgerà subito che in questo volume gli viene proposta una spiritualità di alta qualità e in più teologicamente ben fondata. Basterebbero le numerosissime citazioni bibliche a dimostrarlo. Si noti che siamo ancora negli anni 1920 o poco dopo, quando l’uso della Bibbia era molto limitato. Le citazioni bibliche sono riportate in italiano, mentre nel testo originale sono in latino, cosa che faceva meravigliare i lettori del tempo, riconoscendo anche per questo all’autore dei vari articoli una competenza di gran lunga fuori dell’ordinario, eccellente. La fonte biblica della teologia spirituale di Madre Maddalena Marcucci meriterebbe davvero uno studio particolare approfondito, perché già da sola la colloca tra i grandi. Un riferimento così assiduo e vasto, così appropriato e nonostante che sia continuo, mai stancante, ma sempre piacevole alla Parola di Dio è ben raro trovarlo. Tra i pensatori e mistici passionisti è sicuramente un caso più unico che raro. Ciò che colpisce fortemente è poi più che l’interpretazione, la valorizzazione eucaristica, mariana ed escatologica della Parola di Dio, in un crescendo che fa entrare già ora in un clima di paradiso e di pace celeste.

Il valore di quest’opera sta anche nel clima spirituale caldo, affascinante, coinvolgente che riesce creare. E’ una spiritualità grandemente amata, intensamente vissuta, pur cui non deve far meraviglia se appassiona, incanta, convince e promuove nel lettore scelte di santità.

La santità non è una realtà complicata, ma semplice

E’ molto importante precisare che cosa si intenda per santità. Trattandosi di cose divine, non si può pretendere però di capirle subito. Sono realtà meravigliose che ci superano, ma un qualche lume di conoscenza il Signore e il proprio buon senso non mancheranno di darcelo. La lettura di testi come il presente sono preziosi, anche perché favoriscono una comprensione sempre più vera ed essenziale di che cosa è la santità. Comunque non c’è da preoccuparsi, perché presto o tardi, poco o tanto, tutti arriveranno a farsi un’idea sufficiente della santità e degli elementi che la compongono e la qualificano. La cosa a cui subito, fin dal principio, si deve stare molto attenti per evitarla è quella di non farsene un’idea sbagliata. La santità non è infatti una realtà complicata, al contrario semplice e facile, perché è tutta una realtà d’amore. Ce lo spiega molto bene Madre Maddalena, trattando vari argomenti.

Scrive il 10 settembre 1922 al P. Juan Arintero:

Sì, Padre, l’amore rende tutto più facile, ma più che altro facilita la preghiera. La preghiera è una necessità così impellente per chi ama Dio, che non è possibile sostituirla con altre cose. E se per qualche ragionevole motivo, come le ho detto che io ho, bisogna tralasciarla, si va in cerca di Dio in tutto quello che si fa, e lo si trova, perché il Signore è buono con le anime che lo cercano. E come si lascia trovare dovunque!”.

E ancora il 20 settembre 1922:

Mi meraviglia molto, Padre, mi permetta che glielo dica, che nella sua Rivista, diretta a facilitare la santità alle anime, non presentino negli “Esemplari”, con preferenza, questi santi di vita semplice, che non hanno fatto che amare Dio con la fedeltà ai loro doveri. Molto più adesso che la santità è tanto malintesa, ed entusiasma solo lo straordinario. Ma chi cerca lo straordinario, ha molto poca voglia di farsi santo. Quante anime non si santificano perché non seguono questa via semplice alla quale sono chiamate da Dio! Ed oso aggiungere che quanti desiderano farsi santi, e non sanno con chiarezza quale sia la via sulla quale il Signore vuole guidarli, si contentino di questo; questa è la loro via; in questa li vuole il Signore. In essa si santificheranno facilmente, perché ciò che Dio chiede all’anima è l’amore, e l‘amore rende tutto dolce. In questo campo, Padre, mi pare che debba lavorare io, e anche V. R., perché, se il Signore ci ha uniti, l’avrà certamente fatto per qualche scopo. In Dio, tutto è provvidenziale; niente è casuale; tutto Egli fa con infinita sapienza. Voglia Dio che non ci opponiamo ai suoi disegni! Questa, dunque, è la mia missione: far conoscere alle anime quanto semplice e facile è la santità.

Su questa terra forse non potrò fare altro che offrire a Dio i desideri che mi struggono il cuore, ma in cielo spero di realizzarli perfettamente. Lassù, unita alla Madre mia Maria, effonderò l’acqua della vita su molte anime, affinché sboccino in esse i fiori dei quali va in cerca il Divin Giardiniere: le piccole virtù, ingrandite e impreziosite dalla rosa dell’amore. Lassù, vedendo un cuore desideroso di santità, gli andrò subito incontro premurosa, per mostrargli la santità nella sua semplicità, affinché nessuno si perda d’animo e tutti, senza eccezione, intraprendano questo cammino con generosità”.

Il volume che stiamo presentando è da considerarsi un invito a non complicare le cose e un aiuto a cogliere il progetto di vita che la santità ci segnala come una realtà radiosa e semplice, come un’opera di grande amore.

In data 1 agosto 1922 Madre Maddalena confida a P. Juan Arintero in che cosa, secondo lei, consista la santità. Scrive, tra l’altro, nel lungo e interessantissimo resoconto della sua vita spirituale:

Sentii e compresi che la mia volontà si univa a quella di Dio; che la grazia aveva trionfato su di me. Si avverava così ciò che il P. Germano mi aveva detto dieci anni prima: “Verrà un giorno in cui la grazia trionferà su di lei e si farà santa; questo avverrà quando sarà completamente scomparsa la sua volontà”. Queste parole che lui mi disse in tono inconsueto, e in cui percepii qualcosa di ispirato, si sono avverate pienamente in questa occasione. Ricordo che io gli risposi: “Non dubito, Padre, della grazia di Dio; ma temo per me. Non farò resistenza io alla grazia?”. Allora lui, alzando la voce, disse: “Se la grazia prevale, come può resistere una povera donna?”. Questo, Padre, serva per far capire sempre meglio, a V.R. e a me, che tutto ciò che c’è di buono in me è esclusivamente opera della grazia: “La destra del Signore ha fatto meraviglie” (cf. Sal 117, 16).

Il Signore mi ha protetto all’ombra delle sue ali: prima, tenendomi lontano dal peccato, nel secolo (di ciò che dissi nel mio primo scritto, di aver commesso molti peccati da bambina, a dire il vero mi venne poi un po’ di rimorso di aver esagerato troppo, perché non intendevo parlare di peccati mortali; mi custodivano bene Dio e mia madre dal cadere in tale disgrazia); e poi aspettando con la sua divina pazienza che mi arrendessi al suo amore. Ora, con la luce che Egli mi dà, capisco tutti gli accorgimenti amorosi di cui Dio si serviva per attirarmi a sé e realizzare tutti i disegni che aveva su di me, che a mio parere si riducevano in fondo ad amarlo… amarlo molto, e farlo amare da molte anime che, pur andando in cerca di Dio, lo fanno in modo tale che sembra abbiano paura del suo amore, e non si abbandonano, come Egli vuole, alla sua azione santificatrice.

Dopo che ebbi fatto il Voto [di fare il più perfetto e più contrario alla natura], il Signore mi mise davanti agli occhi dell’anima ciò che aveva detto P. Germano e capii che proprio allora si compiva la sua predizione: “La mia volontà si sarebbe perduta in quella di Dio e il suo amore avrebbe preso completo possesso di me per santificarmi e trasformarmi in Lui”. Da quel giorno, il mio cammino si illuminò di nuova luce, e tutto ai miei occhi si presentò in maniera totalmente diversa da come fino allora”.

Giunta a questo punto, Madre Maddalena ci tiene ancora a spiegare:

Compresi che la santità non è altro che l’unione dell’anima nostra con Dio, e che questa unione avviene in un istante e in modo tanto semplice che, appena l’anima conosce la grandezza alla quale viene elevata, non avendo altro da desiderare, sembra che domandi a se stessa: E la santità, non è altro che questo? Pensava di dover fare molte cose per raggiungerla, ed ora, vedendo tanta semplicità, resta sorpresa e insieme convinta che veramente è così. Tolti gli impedimenti, l’anima non deve fare altro; tutto il resto lo fa il Signore. Pare incredibile, eppure è così. Il modo tanto semplice in cui tutto questo avviene è ciò che maggiormente convince l’anima del fatto che chi opera è Dio, perché solo la sua infinita sapienza può operare in questo modo: rendendo ciò che è grande semplice e alla portata della nostra debole intelligenza, che molte volte non trova Dio perché lo cerca nel grande o in ciò che le sembra tale, senza rendersi conto che il grande è proprio Dio.

Lasciata la propria volontà, o ciò che è nostro, che è il peccato, senza fare né aggiungere altro, Dio resta in noi e noi in Lui. In questo, tanta semplicità. Nella santità intesa in questo modo, non c’è niente di fantastico, di immaginario, di illusorio; tutto è reale, certo e sicuro. Il nostro lavoro consiste solo nel togliere gli impedimenti, e questo si fa cercando di perfezionarci nel compimento dei doveri propri di ciascuno, i quali, il più delle volte sono cose così ordinarie e piccole che gli uomini appena le avvertono. Ma Dio le tiene in tanta considerazione che si ritiene soddisfatto soltanto di questa nostra cura e diligenza; e tutto, anche se considerato sotto l’aspetto materiale, riesce sempre a nostro vantaggio.

Su questa via non c’è pietra in cui i nostri piedi inciampino; possiamo andare sicuri; non ci sono pericoli di sorta; tutto è facile e fattibile da tutti. Per tutto ciò che le ho detto, Padre, e per quello che con la grazia di Dio ancora le dirò, ho bisogno di tempo e lavoro, e di riempire pagine; ma il Signore non ha bisogno né di tempo né di parole. Colui che disse: “Sia la luce” (cf. Gen 1, 3), e la luce fu fatta, illumina l’anima in un istante, e tutto resta chiaro, senz’ombra di dubbio. Se qualche dubbio mi viene, è solo sul modo come debbo spiegarlo a V.R.; perché da come lo intendo io, sono sicura che è di Dio. Ma se non me lo assicura Lei, non sarei contenta; la parola del ministro di Dio mi dà piena sicurezza.

Quando feci il Voto a cui mi riferisco, mi sembrò di udire nell’intimo dell’anima mia: “Fuoco, fuoco”; e queste altre parole: “il Signore tuo Dio è fuoco divoratore” (cf. Dt 4, 24), fuoco che tutto consuma. Questo fuoco dovette essere quello che Gesù venne a portare in terra, e che desidera accendere in tutti i cuori. Mi ricordai anche di quello che disse S. Francesco di Sales: “Quando va a fuoco una casa, si butta fuori tutto dalla porta e dalla finestra. Il fuoco che si appiccò all’anima mia ebbe come effetto di cacciar via e far sparire tutto: Gesù restò Padrone assoluto del mio cuore. Di tutti i suoi comandamenti, uno solo ne chiede a me: “Mi amerai”. Oh, legge santa del mio Dio, che tutto racchiudi in queste parole! Non sarebbe mai mancato l’amore, se gli uomini ti avessero compreso. Tutti gli altri comandamenti sono stati dati perché il Signore vide la durezza del nostro cuore che, invece di rivolgere il suo amore direttamente a Lui, lo avrebbe diretto alle creature.

Oh, Signore, chi non vi ama, o non osserva la vostra santa Legge, legge di vita e di amore, sia anatema! Le mie parole non hanno forza, ma l’hanno queste parole di S. Paolo Apostolo; ed io con lui, con tutta la mia anima, ripeto: siano scomunicati tutti quelli che non amano Gesù Cristo e non osservano la legge santa di Dio. Oh, amore di Dio, quanto poco sei conosciuto!”.

In data 20 settembre 1922, scrivendo ancora a P. Juan Arintero, approfondisce in modo meraviglioso l’argomento, così:

“Trascrivo qui di seguito alcuni appunti che presi, per conto mio, il giorno stesso (21.6.1922), in cui Gesù mi spiegò questo apparente mistero.

Questa mattina Gesù, dopo averlo ricevuto nel mio cuore, mi ha manifestato in modo chiaro quanto lo rattrista vedere quanto poco conto fanno tante anime delle sue tenerezze e amorosi inviti alla santità. A molte anime manca molto poco per essere sante, perché Gesù possa comunicare loro i suoi divini tesori.

Lui, a piene mani, li va offrendo loro, ma esse non conoscono il dono di Dio; chiudono gli occhi e non stendono la mano per arricchirsene. Altre anime hanno bisogno di un po’ più di abbandono nelle sue mani, di chiudere gli occhi e non aver paura di Dio, che è amore, e tutto quello che fa e vuole è amore. Vi sono anche altre anime che, per un’eccessiva cura di se stesse, vivono preoccupate, anche se non molto, per ciò che potrebbe far danno o giovare alla loro salute; e questo le allontana da Dio e dalla pratica della mortificazione. E se fanno qualche mortificazione, la danno a conoscere a tutti, quando invece l’amore chiede che si vada in cerca di piccoli sacrifici, tenendoli nascosti come preziosi tesori. Molte altre, infine, e credo che siano le più, non si danno pensiero di perfezionarsi nella virtù dell’obbedienza. Gli ordini e i desideri dei Superiori vanno eseguiti ciecamente e subito. La maggior parte delle anime buone obbediscono nelle cose grandi e in quelle comuni, ma trascurano certe minuziosità che sono proprio quelle che chiede Gesù, affinché progrediscano nel lavorio della propria santificazione. La perfezione di questa virtù, più che delle altre, Gesù la chiede a tutti: agli anziani, a quelli che meritano rispetto o per la carica che ricoprono o per i meriti e talenti, come sono i Superiori, i missionari, i sacerdoti, ecc. In questa virtù, Gesù chiede a tutti la medesima perfezione, perché essa, più che le altre, è quella che ci fa ritornare bambini, che Lui possa accogliere fra le sue braccia.

Un’altra cosa che impedisce il progresso nella santità in molte anime è la mancanza di fedeltà nelle piccole cose. Si fa tutto e si fa bene; ma molte volte quei minuti che dovevamo impiegare in una cosa si impiegano in altre; ci prendiamo alcune piccole libertà, mentre la libertà della santità consiste nell’essere sempre attaccati alla volontà di Dio. Tutte queste anime hanno fatto e fanno il possibile per essere sante. Solo per queste piccolezze che, se cominciassero a praticarle, diventerebbero più dolci e più facili e le preparerebbero alla pratica delle grandi virtù, queste anime restano indietro, rinunciano alla santità e conducono sempre una vita ordinaria. Che pena! Gesù mio, che pena! Madre mia Maria, date luce a tutti! La santità è la cosa più grande e importante che si possa fare, e si perde per cose di poca importanza. Farò tutto il possibile per consolare il Cuore di Gesù per la noncuranza che molti hanno dei suoi inviti di amore e dei suoi ripetuti appelli alla santità.

La mia missione, su questa terra e in cielo, deve essere di chiedere la santificazione delle anime. Ad altri il Signore affida tutti i lavori e le fatiche per estendere la conoscenza di Gesù Cristo, convertire i peccatori, combattere i nemici della Santa Chiesa, e aumentare i suoi figli. A me affida in modo speciale di dare santi alla Chiesa; che siano ascoltati i suoi inviti alla santità; che molte anime capiscano quanto poco manca loro per essere sante, e quanto è facile il cammino della santità. A questo scopo pregherò Dio tutti i giorni, gli offrirò tutto ciò che farò di buono, penitenze, sacrifici, tutto ciò che Egli mi chiederà, anche la vita. Me beata se potessi dar la vita per la santificazione anche di un’anima sola! Ma no, non mi contento di una, ne voglio molte”.

Con Maria Ss.ma la santità è facile

Ci introduciamo in questo argomento importantissimo per un discorso sulla santità che vuole essere autentico, riportando qualche passaggio della corrispondenza di Madre Maddalena, per rendersi conto che la santità non è un ideale astratto, ma una relazione vera e viva con il Gesù vivo in noi, una relazione mariana, nel senso che chi tende alla santità mira ad amare il Signore come l’ha amato con molta semplicità e concretezza, ma anche con generosità e totalità sua Madre, Maria Ss.ma.

Sugli scritti mariani di Madre Maddalena è stato fatto uno studio teologico in preparazione al processo diocesano di Madrid. I risultati meritano apprezzamento e possono costituire una buona base per stabilire il ruolo davvero grande che la devozione mariana ha avuto nella sua vita e spiritualità, in particolare nella promozione della santità.

Iniziamo con il conoscere le forti convinzioni che Madre Maddalena ha maturato per grazia ed esperienza a riguardo della Vergine Ss.ma.

Scrive in data 10 maggio 1922 al suo Padre Spirituale, il Domenicano P. Juan Arintero:

Frattanto, Padre, sento e voglio sentire il bisogno di Maria, come il bambinello che, non sapendo ancora camminare, ha bisogno delle braccia materne che lo sostengano. Questo è il mezzo di cui Dio vuole che mi serva per andare a Lui, così che, senza di Lei, io non possa muovere un piede né dare un solo passo nella via della virtù. E con quanta gioia e riconoscenza accetto dal Signore questo mezzo per santificarmi! Com’è facile la santità quando Maria fa da guida! Com’è felice quell’anima alla quale basta Maria per farsi santa!”.

Nella sua autobiografia confida:

Quante volte, durante questo racconto della mia vita, dovrà il lettore prestarsi ad ascoltare il mio cuore sfogarsi riconoscente ai piedi di Maria, per poter continuare il mio impegno! A fianco della mia dolce Madre, riceverò luce e grazia per comprendere, e per far comprendere veramente, le misericordie senza numero del Signore e perché niente mi trattenga dal manifestare le delicatezze del suo ineffabile amore, affinché serva per la gloria e la lode di questo stesso infinito amore. Da Maria mi sono venute tutte le grazie e per Maria io voglio proclamarle, affinché tutti vedano e si persuadano sempre meglio che senza l’aiuto e la mediazione di questa sovrana Signora, non si può far nulla di buono, né molto meno intraprendere il cammino della santità e continuare in esso senza stancarsi”.

E ancora:

Ora, prima di alzarmi, o Maria, dai vostri piedi materni, voglio farvi questa supplica: è per le anime che non vi conoscono, che non vi invocano, che non sanno di avere in voi una Madre, restando così privati dei tesori che avete per tutti quelli che vi invocano, e orfani della immensa tenerezza del vostro materno amore. O Maria, Stella del mare, brillate più forte per questi infelici affinché la vostra luce li illumini e li salvi; ma soprattutto, e in modo speciale, siate Madre pietosa di tutti quelli che leggeranno questo scritto con amore e pietà, ammirando e lodando la vostra bontà verso di me; frattanto io dal cielo, accanto al vostro trono di misericordia, dove spero allora di essere, per la misericordia del Signore, chiederò per essi: grazie, perdono, amore.

O Maria, Madre mia: beato mille volte chi può chiamarvi così! Avendo Voi per Madre, la nostra felicità è maggiore di quella degli stessi angeli, perché essi vi hanno soltanto come Regina. Ascoltate, o Maria, le suppliche di tutte le madri che come la mia pongono i loro figli sotto la vostra protezione, affinché madri e figli sulla terra e in cielo meritino di essere ricevuti tra le braccia della vostra divina maternità”.

Qualcuno può chiedersi se parlare così della Vergine Ss.ma non sia eccessivo. Anche a Madre Maddalena venne una certa “crisi mariana”, essa ebbe però la grazia di risolverla positivamente, non diminuendola né razionalizzandola, ma consolidandola e rilanciandola, con una promessa d’amore che lei chiama voto.

Scrive nella sua autobiografia:

“Questo mi diede motivo per scrivere un atto di amore, di fede, ossia una protesta con la quale proclamavo di credere che Maria era mia Madre, e che come tale io dovevo considerarla e amare sempre. La portavo con me e la ripetevo spesso, in modo particolare nei sabati e nelle sue feste. Dapprima era soltanto una orazione o protesta; finché, alla fine, il 15 agosto 1908 mi venne concesso di fare un voto con la seguente formula:

O Maria, credo che tu sei la Madre di Gesù e Madre mia, data da Gesù morente prima di spirare sulla Croce. Credo che tu sei la Madre di tutti, anche se non tutti si comportano come figli; e questo mi addolora perché rattristano il tuo Cuore materno. Altri ti amano poco, perché non ti conoscono; ma ce ne sono pure molti che ti amano e, tra questi, alcuni che ti amano molto, che stanno sempre con te, impegnandosi ad imitare le tue virtù, e perciò sono più amati dal tuo Cuore. Ecco qui dunque quello che io voglio, o Maria: che Tu sia mia Madre; e, nel caso che non lo fossi, in questo momento io ti scelgo come tale, facendo VOTO di tenerti sempre per Madre e di amarti come figlia; alla maniera dei figli tuoi più devoti, che sono sempre sotto il Tuo materno sguardo e pronti a compiere i tuoi ordini e desideri.

E’ una figlia, o Maria, che viene a Te pentita, e solo dal tuo Cuore materno attende aiuto nelle sue necessità.

Madre mia, ti amo e ti amerò sempre, e amerò sempre Gesù; in ricompensa del mio amore, ti chiedo le grazie necessarie per fare la volontà di Dio e credere sempre nel suo amore fino alla morte. Confida in Te, Madre dolcissima, la tua povera figlia Maria Maddalena di Gesù Sacramentato, Passionista”.

Le riflessioni che fa sull’esito positivo di questa “crisi mariana” possiamo considerarle il nucleo di pensiero più personale e proprio di Madre Maddalena sul congiungimento tra devozione mariana e santità.

Annota nella sua autobiografia:

Prima di chiudere questo capitolo mi è gradito rivolgermi un’altra volta a Te, o dolce Madre mia, mistica Luna che protegge i passi dei viandanti della vita, specialmente nella notte dello spirito. Oh, Maria! Io prima di vedere eclissati nella mia anima gli splendori del sole divino, provai la privazione della tua soave luce, o amabile e dolce Luna mia! Tu, o Madre, e la tua opera materna hanno sempre preceduto nella mia anima l’azione di Dio. Mi sembra che Lui voglia che le tue mani mi preparino e mi dispongano a ricevere la sua azione, perché così è sempre stato affinché io sia opera tua. Se il crearmi fu opera esclusiva di Dio, la mia santificazione invece è anche opera tua, o Maria!”.

Il congiungimento tra devozione mariana e santità troverà convalida in molteplici esperienze mariane che ebbe Madre Maddalena e si concluderà con l’ultima, fatta poco prima di morire nel gennaio 1960 e che lei ebbe modo di confidare al suo Padre Spirituale, Padre Sabino Lozano, anche per nostra edificazione e consolazione.

Abbiamo segnalato che sulla devozione mariana nella vita e spiritualità di Madre Maddalena è stato fatto un breve studio critico in preparazione al processo diocesano di Madrid. Ora qui di seguito ci permettiamo, liberamente, di riferirne pochi passaggi, rimandando gli interessati al testo originale.

Il pensiero teologico e spirituale mariano di Madre Maddalena e il suo influsso nella Chiesa si può cogliere tenendo presente innanzitutto i tre articoli che essa compose per spiegare e diffondere l’iniziativa denominata “Visita a Maria Ss.ma”, i cui iscritti costituirono “L’associazione di amore a Maria Ss.ma”, poi i due capitoli che sono dedicati al tema mariano nell’opera “La santità è amore” dal titolo: L’amore a Maria Ss.ma (libro II, 10), La madre (libro VI, 7). Essa inviò pure una comunicazione al Congresso Mariano di Covadonga, che P. Juan Arintero stesso presentò in sintesi ai partecipanti il 9 settembre 1926.

Madre Maddalena con i suoi scritti e con la sua esperienza vuole testimoniare in forma comprensiva e suadente l’importanza decisiva che Maria Ss.ma ha perché la persona realmente inizi un cammino di santità.

Alcune notizie fondamentali sulla genesi dell’Associazione di amore a Maria Ss.ma si trovano nella corrispondenza epistolare tra Madre Maddalena e Padre Juan Arintero. Nella lettera del 10 maggio 1922 Madre Maddalena fa degli accenni a quello che è detto “il segreto dei suoi progressi spirituali”, ossia la devozione mariana. Il testo piacque a Padre Juan Arintero, il quale iniziò a praticare la vista mariana quotidiana. Nella lettera del 7.6.1922 la incoraggiava a dar forma al lavoro per pubblicarlo nella rivista “La Vida Sobrenatural”. L’articolo fu effettivamente pubblicato nella rivista nel numero di ottobre di quell’anno. Con ogni probabilità è il numero della rivista che Madre Maddalena chiese che le fosse messo nella cassa mortuaria con lei, volendo in questo imitare il suo Padre Spirituale, il quale lasciò detto che gli fosse messa con lui nella cassa da morto il primo numero della rivista. Certo per Madre Maddalena la pubblicazione di quell’articolo fu di una importanza grandissima, sia perché avviò il suo apostolato di scrittrice e sia perché il primo tema trattato concerneva la Madre del Signore. L’impatto del pubblico fu notevole. Parecchi vollero iniziare a praticare quell’esercizio mariano con il preciso scopo di avere un forte aiuto nel loro cammino di santità. Padre Arintero decise di fare una stampa a parte come volantini di propaganda. Il Collegio delle Suore Irlandesi di Madrid si incaricò di realizzarla. Si interessò della iniziativa anche il Procuratore Generale dei Passionisti, P. Leone Kierkels. Nel maggio 1924 pubblicò sull’argomento un altro articolo e un terzo in febbraio 1925.

In occasione della settimana di spiritualità a Valladolid (23-30 aprile 1924) P. Juan Arintero conquistò all’Associazione parecchie persone e comunità. Anche il futuro Padre Spirituale di Madre Maddalena, P. Sabino Lozano, si iscrisse.

Senza voler ulteriormente dilungarci ad esaminare gli altri scritti mariani di Madre Maddalena, ad esempio quello sulla “Visitazione di Maria”, dove si trova un accenno a san Paolo della Croce e alla dottrina della nascita del Verbo nell’anima, possiamo concludere ribadendo che nei suoi approfondimenti mariani essa ci presenta in forma comprensiva e suadente l’importanza decisiva che Maria Ss.ma riveste perché la persona realmente inizi un cammino di santità.

In altre parole, essa sostiene che con Maria Ss.ma la santità è facile e prende forma concreta.

La dimensione passiologica

Madre Maddalena era una religiosa passionista e in quanto tale ha sempre cercato di praticare il voto specifico di promuovere la riconoscente memoria della passione. Per questo siamo curiosi di sapere quale ruolo riservi alla passione del Signore in un libro come il presente che ci parla della santità quale amore. La risposta è subito trovata, basta scorrere il volume.

La memoria della passione viene particolarmente sviluppata in vari articoli, uno più meraviglioso dell’altro, ad esempio nel terzo libro, che tratta delle sofferenze dell’amore. Tutto il libro è altamente passiologico. Ci piace rilevare che per annunciare la passione messianica Madre Maddalena, facendosi in questo continuatrice qualificata della migliore tradizione spirituale passionista, si serve delle parole del Cantico dei Cantici.

All’inizio del primo articolo del terzo libro, valorizzando alcune intuizioni del fondatore dei Passionisti, san Paolo della Croce, scrive:

Ma se per Gesù era necessaria la sofferenza per poterci mostrare quanto ci amava o per glorificare l’amore, da parte dell’uomo invece è necessario non solo per questo, ma anche per purificare il nostro amore, perfezionarlo, consolidarlo, assicurare il suo dominio e renderlo forte e battagliero. E’ certo che all’anima, tra le sofferenze, specialmente quelle dello spirito, succede come agli scogli in mezzo al mare. Quanto più le onde, infuriandosi, si scagliano contro di essi, tanto più questi si levigano e si mostrano forti e immobili ai loro colpi. Beata quell’anima che ha compreso questa verità e sente il bisogno di dire con il divino Amante quando, spinto dalla forza dell’amore verso le anime nostre, bramava dispiegarlo davanti ai nostri occhi, salendo sulla Croce come su un trono d’amore: “Prima che declini il giorno e calino le ombre, andrò al monte della mirra, al colle dell’incenso” (Ct 4, 6). Allusione al Calvario, dove ci fece vedere, in tutta la sua longitudine e latitudine, quanto ci amava. Ci svelò, in tutta la sua estensione, il suo sconfinato amore.

Su questo monte della mirra, su questa collina dell’incenso, di cui parla lo Sposo dei Cantici, deve ascendere anche l’anima amante. Beate quelle anime che sentono questa necessità e sono ansiose di scalare questo monte. Ma ancor più beate quelle che già si trovano sulla cima, dove s’incontrano gli amanti; in questo luogo divino, dove soltanto si realizzano trasformazioni meravigliose di anime e si distilla quel vino prezioso che, miscelato con la gioiosa sofferenza, inebria le anime e le ubriaca di amore.

Ma è necessario, però, che le anime lascino operare liberamente questo nettare divino, senza alcuna resistenza da parte di chi lo riceve. L’amore non ammette violenza; in esso tutto è dolce e soave; e se non può operare liberamente e con dolcezza, smette di agire, poiché amore e violenza si escludono a vicenda. La forza dell’amore sta nell’agire liberamente e dolcemente, e quando lo si lascia agire così, esercita nel profondo dell’anima, come unico agente che possa farlo, una operazione di tale efficacia e solidità da rinnovarla incessantemente. La fa così rinascere a quella vita nuova, della quale Gesù parlò a Nicodemo: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3, 5) e cioè nel regno dell’Amore, cielo dell’anima. Quando questa, già purificata dalle sofferenze causate dall’amore, si è resa degna di diventare dimora dell’Amato, allora potrà ripetere: “Vive in me Cristo” (Gal 2, 20), “la mia vita è Cristo” (Fil 1, 1)”.

Pure alla contemplazione di Colui che sta trafitto per noi in croce, Madre Maddalena dedica pagine davvero notevoli, che ci limitiamo a raccomandare caldamente al lettore.

Nel libro quarto la passione del Signore si pone come “essenza” del vero amore. Scrive ad esempio, riecheggiando in qualche parte san Bernardo:

L’amore che dà con peso e misura non è amore. Per questo, il nostro Redentore si consegna ai carnefici perché lo leghino e lo trascinino come un malfattore dinanzi ai tribunali. Riceve in silenzio la sentenza di morte. Si carica sulle sue delicate spalle la croce e come un agnello condotto al macello, sale il monte del sacrificio. Là si immola, perché così vuole l’amore. Maltrattato e afflitto perché lo volle (Is 53, 7). E in che modo? L’amore che vuole il sacrificio, ne dispone anche la forma e il modo. Nel sacrificio che Gesù fece della sua vita, tutto dirige e regola l’amore, e l’amore si dà, si consegna, si abbandona, senza curarsi delle convenienze e se è corrisposto o no. Anche se tutti lo abbandonano, colui che ama resterà solo, ma continuerà a procedere intrepido, perché l’amore basta a se stesso, non ha bisogno di nessuno: quanto più è sconosciuto e dimenticato, tanto più è forte e invincibile. Così fu l’amore di Gesù. Tutti i suoi lo abbandonarono: “Allora i discepoli, abbandonandolo, fuggirono” (Mt 26, 56). Fuggirono perché non amavano, o il loro amore era ancora molto debole: quando arriverà ad essere forte, allora ameranno anch’essi come ama Gesù, consegnandosi gioiosi, per Lui, al martirio.

Poche sono le anime che restano con Gesù in tutti i tempi – cioè quando arriverà anche per loro il tempo della passione, il potere delle tenebre –, perché poche sono le anime che amano veramente; poche quelle che capiscono gli eccessi con cui sono state amate da Dio e come quell’amore vuole assolutamente tutto. “Ho timore – diceva un’anima – dell’amore divino. Chiedo a Dio amore e temo che me lo conceda, perché mi spaventa lo spogliamento che esso esige”. Fino a un certo punto questa è un’espressione molto giusta e vera. Non c’è dubbio che quello spogliarsi assoluto è tale da intimidire; ma quando l’anima ha ricevuto il dono che chiede, allora non dirà più che la parola propria dell’amore: Avanti! Sempre avanti, perché l’amore non riposa fino al conseguimento dell’unione, come non poté riposare nemmeno Dio lassù nel suo cielo, finché non venne a togliere gli ostacoli che gli impedivano l’unione con le anime nostre. Allora l’anima dirà come il serafino del Carmelo: “O patire o morire”. Quando l’amore non è solo un’ansia, un calore, un ardore, ma prende l’aspetto di fuoco, di incendio, di fornace ardente, di fiamme infinite, allora l’anima stessa si distacca da tutto e dice: Mi basta solo l’amore, l’amore nudo, spoglio di tutto, come nudo e spogliato di tutto morì sulla Croce il Maestro del perfetto amore”.

La vocazione passionista non consiste solo nel contemplare la passione messianica di Gesù e nel promuovere tale contemplazione, ma anche nell’immergersi e nel parteciparvi. Molto appropriati e profondi sono gli insegnamenti che Madre Maddalena ci dona a proposito della partecipazione della passione. Con grande acutezza osserva che “ogni anima ha la sua passione, perché ogni anima ha un corpo per soffrirla”. Leggiamo nel sesto “libro”:

Per poco che l’anima mia ami Dio, questi, credo, saranno i sentimenti che proviamo tutti: temiamo di vederci e sentirci come siamo. Ma il nostro buon Dio non guarda a ciò che sentiamo, ma a ciò che vorremmo sentire, e vede che vorremmo amarlo e farlo amare. Teniamo presente che c’è un altro modo in cui possiamo accompagnare Gesù nella sua Passione: partecipare ad essa. Questo, più che ogni altra cosa, consola il suo Cuore angustiato, soddisfacendo così anche al desiderio proprio dell’amore: sentire ciò che sente l’amante.

Possiamo prendere parte attiva a ciò che Lui ha sofferto, e continua a soffrire misticamente, per la salvezza delle anime, libere queste da timori, dubbi e pene di non sentire ciò che Egli sente. Lo ripetiamo: tutto ha previsto e rimediato il suo amore.

Ogni anima ha la sua passione, poiché ogni anima ha un corpo per soffrirla. “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2, 5)”.

Riteniamo che siano più che sufficienti i brani che abbiamo riportato, per dimostrare che la dimensione passiologica attraversa tutta l’opera “La santità è amore” e che con essa Madre Maddalena ha attuato in pieno il voto specifico passionista di promuovere la memoria riconoscente della passione del Signore Gesù.

Non solo ha attuato il voto specifico passionista, ma ha anche voluto precisare con argomenti validissimi che esso concerne propriamente la promozione della santità delle persone. Essa congiunge quindi il carisma passionista con l’apostolato della santità. In una dotta rilettura che fa del primo e fondamentale paragrafo delle Regole Passioniste, ci tiene infatti a rilevare che la missione passionista è quella sì di promuovere la memoria della passione, ma per promuovere la santità nel mondo.

Con questa interpretazione essa vuole in un certo senso correggere o integrare o comunque superare l’idea che la missione passionista sia diretta esclusivamente o principalmente alla conversione dei peccatori. Secondo Madre Maddalena la missione passionista è invece prioritariamente e sostanzialmente diretta a promuovere la santità delle persone.

Ecco come, in data 1 agosto 1922, scrivendo a P. Juan Arintero, esprime la sua consapevolezza di essere passionista:

Nell’introduzione della nostra Santa Regola si legge che: “Il fine delle religiose passioniste è di attendere alla perfezione dell’amore divino mediante la meditazione della Vita e della Passione e Morte di Gesù, crocifisso sul Calvario per la Redenzione del mondo; di predicare e procurare che siano conosciuti tutti questi ineffabili misteri di amore, affinché tutti lo amino”.

Non le sembra, Padre, che i miei desideri siano conformi alla mia vocazione? Qui non si parla né di convertire i peccatori né di salvare le anime e nemmeno di lottare contro i nemici della Chiesa. La nostra missione diretta è di amare e far amare Dio. Indirettamente, lo so, questo fine comprende anche tutti gli altri, ma questo è il principale. Questo fine, dunque, faccio mio; con questo voglio lavorare nel grande campo che mi offre il Signore, e poiché l’amore nessuno lo trattiene, nessuno pertanto potrà mai ostacolare il mio lavoro, che voglio duri fino alla morte, quando il Signore, come spero, mi concederà di fare un atto di perfetto amore di Dio, che mi porti subito in cielo per continuare là la mia missione”.

Nel 1955 terminò la sua autobiografia. Poco dopo, ripensando ad essa, Madre Maddalena notò una lacuna, quella di non aver inserito in essa un capitolo specifico sulla vocazione e missione passionista. Lo preparò a parte e informò della cosa il suo Padre Spirituale, P. Sabino Lozano, raccomandandogli di allegarlo e unirlo agli altri capitoli autobiografici.

Purtroppo quel capitolo finì nelle mani del Card. Fernando Cento e solo dopo la sua morte, avvenuta il 13 gennaio 1973, per vie che sanno del provvidenziale, poté essere ritrovato da P. Alonso Lobo, il quale nella seconda edizione dell’opera “Santità è amore”, curata da lui nel 1973, volle farlo conoscere. A noi, che solo progressivamente diventiamo esperti degli scritti di Madre Maddalena, non resta che imitarlo e pubblicare il testo di quel capitolo nell’appendice a questa edizione dell’opera “La santità è amore”, in attesa che in una seconda edizione dell’autobiografia venga inserito in essa, che è il suo posto naturale.

Lo scritto “Sono Passionista” termina con la Via Crucis, con una particolare invocazione per ogni singola stazione. Questa Via Crucis non va confusa con quella che Mons. Cento donò a Madre Maddalena.

Data la sua importanza ci pare opportuno riferire alcuni brani di questo breve, ma penetrante scritto, concernente l’identità passionista.

Madre Maddalena si introduce nel tema dichiarando di apprezzare grandemente i carismi dei vari istituti religiosi: essi sono tutti meravigliosi doni di Dio. Lo dice per esperienza e anche con somma commozione e riconoscenza, pensando tra l’altro agli innumerevoli aiuti che tanti istituti le hanno dato prima e durante la fondazione del monastero di Madrid.

Scrive:

Negli andirivieni che, come già conosce il lettore, ho dovuto fare nella mia vita religiosa, pur essendo monaca di clausura, ho avuto occasione di essere in contatto con varie comunità di monache e, conoscendole da vicino, di conoscere la loro vita e il loro particolare fine o missione affidata loro dalla Santa Chiesa. Questo mi è servito per amarle e apprezzarle di più. Tutte quelle che abbiamo avvicinato ci hanno fatto del bene. Abbiamo imparato da loro qualcosa di nuovo nella virtù. Mi è cresciuto tanto amore per le anime consacrate, conoscendole da vicino, nei primi tempi di questa fondazione di Madrid. Quando ci trovavamo in qualche strettezza o necessità, quasi istintivamente mi veniva alla mente e alle labbra: “Ricorriamo alla Madre tale o al Convento di…, e poi alle nostre e ai nostri”. Così, facevo ricorso alle comunità religiose di ambo i sessi. Nessuno come loro, ne avevamo prova, esercita la carità; compatiscono, sono capaci di comprendere la nostra situazione e sono disposti a rimediarvi”.

Dopo questo esordio, passa ad esprimere la sua stima e il suo amore per la vocazione passionista che il Signore ha concesso a lei. E’ interessante notare come all’apprezzamento unisce la spiegazione in che propriamente consiste l’essere passionista. Madre Maddalena si dimostra persona molto illuminata.

Scrive:

Questa stima che ho per tutti i religiosi, me li fa amare tutti con predilezione, come meritano; ma il mio ringraziamento al Signore per essere Passionista è maggiore che se mi avesse chiamata a servirlo in un altro Istituto religioso. Sono convinta che tutti gli Ordini religiosi sono santi e scuole di santità, ma una santità che conseguiranno solo se verranno a bere alla sorgente della Passione di Gesù, aperta per tutti e che la Passionista tiene davanti agli occhi, di giorno e di notte, come richiede la sua vocazione.

Il giorno in cui, davanti all’altare, ella emise la sua professione, le fu consegnata dal Celebrante la Croce, che ella baciò con amore e se la caricò sulle spalle; le fu posta sul capo la corona di spine che, per manifestare al suo sposo la sua gioia e l’onore di portarla, tiene sul capo per tre giorni di seguito dopo la cerimonia. Le fu posto sul petto il Segno a forma di cuore come distintivo del suo Istituto, venuto dal cielo con l’abito santo: un abito nero in segno di lutto per la morte di Gesù, che le ricorda costantemente la promessa di abitare sul Calvario e di vivere la Passione di Gesù nel suo corpo.

Per vivere questa sacra Passione, è necessario anzitutto caricarsi dei peccati degli altri, come Gesù, penetrandone la malizia e la perversità. Si dice che il tormento più acuto della Passione, per Gesù, fu l’accettazione spirituale del peccato. Egli tacque quando lo scarnificavano nella flagellazione, quando gli traforavano mani e piedi nella crocifissione ecc., ma alla prospettiva dei peccati che doveva addossarsi, nel Getsemani, geme, suda sangue, chiede conforto ai discepoli e agonizza. Si era consegnato al Padre come Vittima propiziatrice, come fa l’anima che si consacra a Lui, che sente e deve sentire, come il divino Modello, il formidabile peso delle umane iniquità. Questo è lo stato abituale in cui deve vivere la Passionista: come Gesù nel Getsemani, portando nell’anima, nello spirito e nel corpo la mortificazione e la penitenza della sua austera Regola”.

E rievocando la sua personale esperienza di Passionista confida:

La frequente meditazione della passione porta l’anima all’imitazione, a restare sempre in stato di vittima; una vittima che deve trattenere l’ira del Padre, irritato per i peccati dell’umanità, ed è unita all’Ostia santa che in ogni momento s’immola sull’Altare.

Vorrei ora dire qualcosa sulle sofferenze spirituali che derivano da questo stato e che, in parte, credo, ha sperimentato l’anima mia. Questa si sente molto vicina al peccato, fino al punto di arrivare a dubitare se sia suo, se lo ha commesso lei. Questo le cagiona un tormento spaventoso, come a Gesù nel Getsemani, e non c’è niente e nessuno che possa consolare quest’anima se non atti di abbandono in Dio e di offerta alla sovrana volontà del Signore. Ella è disposta a patire tutto ciò che Lui vuole, facendo propria la parola “Sia fatta la tua volontà” (cf. Mt 26, 42) del Divino Maestro, che in un modo insensibile non cessa di sostenere l’anima perché ripeta sempre la parola preziosa “Sia fatta” che redime, che salva, che consola più di tutte le consolazioni che potrebbero venirle dal cielo e dalla terra. Il suo stato non è conosciuto dalle creature; lo capisce solo chi lo sperimenta. L’anima, umiliata e vergognosa, si sente in un abbandono spirituale così grande, che se Dio non la sostenesse, non le sarebbe possibile vivere, sembrandole essere separata dall’Autore della Vita, che è Giustizia e Santità infinite. Tuttavia, in mezzo ai suoi timori e alle sue angosce, non le manca una pallida luce che le dà come una sicurezza che, malgrado tutto, Dio la ama, perdona le sue colpe e le sue tante imperfezioni ed ascolta i suoi desideri, concedendo grazie e perdono ai peccatori per i quali essa prega, e si compiace di vedere che essa non ha altra aspirazione o consolazione che nel compiacerlo, riparare le offese alla sua gloria col mezzo sicuro del sacrificio: la morte del proprio io, facendosi con Gesù una sola Ostia.

Questa è la passione di Gesù vissuta; questa è la vita della Passionista, l’essenza del suo spirito; poi vengono le penitenze e quello spirito esteriore o manifestazione di ciò che ha dentro di sé. E dentro di sé la Passionista ha quello spirito interiore di cui ella vive in tutti i giorni della sua vita, in modo particolare i venerdì”.

I luoghi della formazione all’assoluto e alla santità come pure di chi vuole essere passionista non solo di nome ma anche di fatto, sono il coro e la cella.

Scrive Madre Maddalena:

E’ nel coro e nella cella che si opera insensibilmente, nell’anima della Passionista, quella meravigliosa trasformazione che le fa vivere quella vita che la eleva in modo che possa ripetere come il divino Maestro: “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (cf. Gv 12, 32). Quando i cuori contemplano l’Amore crocifisso che s’immola dando tutto se stesso, Gesù stesso dice che li conquisterà e li attirerà a sé. Non c’è maggior mezzo di attrazione che la contemplazione del Crocifisso, per tutte le anime, non solo religiose, ma ancor più per una Passionista. Se si vuole essere apostoli, in un convento o fuori, per la virtù infallibile della Croce, bisogna vivere in una continua crocifissione della carne.

Quando un’anima vive staccata dalla terra dei sensi, padrona di sé col dominio dei suoi atti, allora potrà attirare alla croce di Gesù, per virtù propria della croce stessa; altrimenti, né le sue parole né le sue penitenze avranno potere di attirare grazie e perdono sui peccatori e sul mondo intero. Bisogna agonizzare come Gesù sulla Croce per redimere le anime”.

Non c’è da meravigliarsi se una vocazione del genere è incompresa anche da chi la possiede, perché per entrare nel mistero della passione messianica non basta il ragionamento umano, ma occorre in più fede, molta fede. Annota Madre Maddalena:

Per i profani dei misteri della Passione e morte di Gesù, e anche per quelli che non la meditano a fondo, la vita passionista e di tutti quelli che vivono la passione del Redentore con la mortificazione della carne, è qualcosa di misterioso e non possono spiegarlo”.

Coloro però che per un dono particolare dello Spirito Santo ne comprendono la preziosità e perseverano nella memoria continua della passione messianica, costoro raggiungeranno la grande santità dell’amore, svilupperanno al massimo la somiglianza con Dio, diventando i somigliantissimi.

Scrive:

Col pensiero fisso, per la continua meditazione della passione di Gesù, alle sofferenze intime del suo Cuore, ai disprezzi e alle ingratitudini degli uomini nei momenti in cui maggiormente mostrava loro il suo Amore, quando ci si presenta il dolore, l’anima nostra si colma di gioia per la somiglianza con quell’Amante divino che, dopo averci dato tutto con la sua morte in Croce, si lasciò aprire il Costato per darci in esso il rifugio e il conforto”.

Conclusione

Madre Maria Maddalena Marcucci teneva nel breviario molte immaginette e testi poetici che la stimolavano a tener desto il santo desiderio di amare Dio alla grande, vale a dire di farsi santa stando unita di continuo al Signore e proseguendo un cammino di nobiltà e finezza spirituale. Su una immaginetta del 1938 era riportata la nota preghiera per riconoscere la divina regalità di Gesù e tutti i suoi diritti sulla persona amante:

O Gesù Cristo, ti riconosco per Re Universale. Tutto ciò che è stato fatto è stato creato per te. Esercita su di me tutti i tuoi diritti. Io rinnovo le mie promesse del battesimo rinunciando a satana, alle sue pompe e alle sue opere e prometto di vivere da buon cristiano. In particolare m’impegno di far trionfare secondo le mie possibilità i diritti di Dio e della tua Chiesa.

Cuore divino di Gesù, io ti offro le mie povere azioni perché tutti i cuori riconoscano la tua sacra regalità e il regno della tua pace si stabilisca in tutto il mondo. Amen”.

Al termina di questa preghiera, Madre Maddalena, di suo pugno, vi aggiunse un versetto in italiano che suona:

Tutto sta nell’amore

Lo sente bene il cuore.

La vita tua, lo sai?

Sol per amare l’hai”.

Sotto l’immaginetta di san Paolo della Croce, Fondatore della Congregazione della SS. Croce e Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, Madre Maddalena a mano, firmandola, aggiunge la strofa in rima:

Padre:

Il segno benedetto

Che porto sopra il cuore

Sia scudo sul mio petto

Della vita nell’ore

E insieme al Crocifisso, nell’ora estrema

Stringa l’abito e il segno e nulla tema.

M. M.”.

In spagnolo, su un’altra immaginetta, si trova svolto poeticamente un pensiero sul tema “Morire di amore”. Eccolo in versione italiana.

Morire di amore…

Se è un atto di amore di Dio bastante,

morendo in lui, a darti eterna gloria,

che grado raggiungerai

se ogni momento

rinnovi l’amore nella tua memoria?

Non passar punto senza affetto amante

nella vita mortale e passeggera

che morendo di amore

Dio ti invita

alla amorosa unione di eterna vita.

Cosí sia. Cosí sia”.

In due fogli dattiloscritti, con la soprascritta “Salutazione dell’ora”, Madre Maddalena raduna diverse invocazioni e preghiere in italiano. Troviamo interessante riferirne l’ultima, di tipo mariano, che suona così:

O Maria, Madre del bell’Amore! Il mio cuore innamorato di voi corre frettoloso a nascondersi all’ombra pietosa del vostro manto. Madre mia dolcissima! Custodite voi la vigna dell’anima mia e fate che i nemici non trapassino i confini dell’orto del mio cuore, che il soave soffio della grazia di Dio si veda respirare in modo che la vita terrena sia un sospiro d’amore a voi, o Madre di Gesù e Madre mia. Deh, fate che io vi veda e che l’anima mia gioisca nell’eterna Primavera del Cielo. E così sia”.

Con questi ardenti aneliti, terminiamo questa introduzione a “Santità è amore”, l’opera più importante dal punto di vista dottrinale di Madre Maddalena, esprimendo il nostro grazie al Signore che ci ha assistito sensibilmente a realizzare questa prima edizione integrale in italiano.

Facciamo nostra la preghiera che Madre Maddalena ha posto a conclusione della sua Via Crucis: “Gesù morto, vieni nel mio cuore e resta sempre con me, con il ricordo della tua Passione e Morte”.

Sì, la promozione della memoria permanente della passione di Gesù sia il frutto di questo lavoro, perché tutti si facciano santi, convinti come siamo che è contemplando la passione che presto o tardi si impara ad amare.

San Zenone degli Ezzelini (TV)

1° gennaio 2007

Il promotore e il curatore

dell’edizione italiana del volume “La santità è amore”

di Maria Maddalena Marcucci Passionista

Max Anselmi Passionista



[1] Cf. Luigi Bogliolo – Fausta Casolini, Il Cardinale Cento 1883-1973. Dal focolare domestico alla porpora, Città Nuova Editrice, Roma 1983, pp. 298.

[2] Cf. Cristina Parasiliti Caprino, La redazione del capitolo V della Lumen Gentium e la spiritualità e l’apostolato del Movimento Pro Sanctitate, Tesi per il Baccalaureato in Teologia, Catania 2003. L’estratto pubblicato nella rivista Synaxis, XXII/1 (2004), 19-51, porta il titolo: “Il capitolo V della Lumen Gentium e il Movimento Pro Sanctitate, estratto della Tesi per il Baccalaureato in Teologia”.

[3] Cf. Maria Mazzei, Apostolo della santità. Mons. Guglielmo Giaquinta, II ed., Roma 2003, pp. 85, cit. pp. 81-82; cf. anche della stessa, Evangelizzare la santità. Storia e profezia, Roma 1997, pp. 157.

[4] Cf. Apostola dell’amore. Autobiografia di Jesús Pastor ovvero di Maria Maddalena Marcucci Passionista, a cura di Max Anselmi Passionista, Libreria Editrice Vaticana 2001, pp. 791, cit. pp. 656-657.

[5] Cf. Sulla cima del Monte Santo. Corrispondenza Spirituale fra P. Lozano O. P. e J. Pastor C. P., a cura di Max Anselmi Passionista, Casa Giannini Lucca 2005, pp. 927. Lettera n. 273 a P. Lozano del 26.8.1956, p. 808.

[6] Cf. J. Pastor, La santidad es amor. Obras completas espirituales, segunda edición preparada por el P. Arturo Alonso Lobo, Salamanca 1973, pp. 469, cit. a p. 456.

[7] Cf. Sulla cima del Monte Santo. Corrispondenza Spirituale fra P. Lozano O. P. e J. Pastor C. P.,
a cura di Max Anselmi Passionista, Casa Giannini Lucca 2005, lettera a P. Lozano n. 306 del 28.8.1959, p. 883.

[8] Cf. Sulla cima del Monte Santo. Corrispondenza Spirituale fra P. Lozano O. P. e J. Pastor C. P.,
a cura di Max Anselmi Passionista, Casa Giannini Lucca 2005, lettera a P. Lozano n. 307 del 25.9.1959, p. 884.

[9] Cf. Sulla cima del Monte Santo. Corrispondenza Spirituale fra P. Lozano O. P. e J. Pastor C. P.,
a cura di Max Anselmi Passionista, Casa Giannini Lucca 2005, lettera a P. Lozano n. 305 del 4.7.1959, pp. 881-882.

[10] Cf. Sulla cima del Monte Santo. Corrispondenza Spirituale fra P. Lozano O. P. e J. Pastor C. P., a cura di Max Anselmi Passionista, Casa Giannini Lucca 2005, lettera a Pastor n. 188 del 21.7.1959, p. 883.

[11] Cf. Apostola dell’amore. Autobiografia di Jesús Pastor ovvero di Maria Maddalena Marcucci Passionista, a cura di Max Anselmi Passionista, Libreria Editrice Vaticana 2001, Prima parte, n. 12, p. 107.

[12] Cf. Apostola dell’amore. Autobiografia di Jesús Pastor ovvero di Maria Maddalena Marcucci Passionista, a cura di Max Anselmi Passionista, Libreria Editrice Vaticana 2001, Prima parte, n. 12, p. 106-107.

[13] Cf. Apostola dell’amore. Autobiografia di Jesús Pastor ovvero di Maria Maddalena Marcucci Passionista, a cura di Max Anselmi Passionista, Libreria Editrice Vaticana 2001, Prima parte, n. 38, p. 271.

[14] Cf. Apostola dell’amore. Autobiografia di Jesús Pastor ovvero di Maria Maddalena Marcucci Passionista, a cura di Max Anselmi Passionista, Libreria Editrice Vaticana 2001, Prima parte, n. 38, p. 275.

[15] Cf. Sulla cima del Monte Santo. Corrispondenza Spirituale fra P. Lozano O. P. e J. Pastor C. P., a cura di Max Anselmi Passionista, Casa Giannini Lucca 2005, lettera a P. Lozano n. 309 del 15.1.1960, pp. 889-890; e lettera n. 310 del 26.1.1960, PP. 890-892. Nella lettera del 15.1.1960 scrive: “E adesso, Padre, sa che sento con me quasi di continuo questa dolce Madre? A volte mi sembra anche di essere sensibilmente coperta col suo manto, oppure stretta fra le sue braccia materne e riposare, come un bambino sul suo Cuore. S’immagina che cosa è questo? E’ iniziare il cielo sulla terra”. La lettera del 26.1.1960 fu l’ultima. In essa scrive: “Presto, se Dio vuole e la Madre mia, mi rimetterò. Se essi disporranno diversamente, sarò felice egualmente. Intanto ho praticato alcuni atti di amor di Dio: gli ho offerto la mia vita per la santa Chiesa, per il Concilio, per la Spagna, per la comunità e per i lavori della nostra chiesa, che stanno fabbricando in mezzo a tante lotte. Tutto passa e resta l’amore, tanto gradito a Dio per averglielo offerto per le mani della Santissima Vergine e in unione con la Passione di Gesù. Non si disturbi, Padre, a scrivermi, l’ho fatto già io, e basta. Vostra Paternità sa come va questa sua povera figlia, e io so che Lei chiede a Dio per lei tutto ciò di cui ha bisogno. Solamente le chiedo che, quando recita il santo Rosario, dicendo: “Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum”, qualche volta aggiunga: “anche con Maddalena”, e le chieda che sia fedele all’amore dei due. Che io muoia quando Dio vorrà fra quelle medesime braccia, e che da queste voli rapida al fuoco dell’eterno amore dove mi aspetta Dio. Addio, Padre! Sono felice”.

[16] Cf. Luigi Bogliolo – Fausta Casolini, Il Cardinale Centro 1883-1973. Dal focolare domestico alla porpora, Città Nuova Editrice, Roma 1983, p. 286.

[17] Il fondatore dei Passionisti e delle Passioniste, san Paolo della Croce, è nato ad Ovada (AL) il 3.1.1694 ed è morto a Roma il 18.10.1775. Egli è una di quelle figure del cattolicesimo e della storia italiana che meritano di essere sempre e di nuovo rivisitate. Uomini come lui sono punti di riferimento permanenti. Essi hanno saputo amare il loro tempo, la loro gente, si sono consumati per risollevare le condizioni umane e il livello morale di intere popolazioni. I disegni di Dio hanno chiamato Paolo a vivere e ad operare in una terra non facile. Il campo di battaglia del suo indefesso apostolato fu in prevalenza la maremma toscana, quel lembo di terra situato tra Cecina e Corneto che Dante non dubitò di veder simile all’inferno (cf. Divina Commedia, Inferno XIII, 1-9). Nonostante le difficoltà e le miserie Paolo non solo non si diede mai per vinto, ma seppe ovunque irraggiare forza, coraggio, speranza. Ne fa fede la storia. Ne fanno fede i suoi scritti e soprattutto coloro che hanno voluto appartenere alla sua Congregazione, portandone avanti le intuizioni profetiche per l’evangelizzazione delle popolazioni più bisognose e povere. L’immagine di Paolo quale mistico della passione e insieme quale appassionato e indefesso annunciatore del vangelo è quella più completa e vera (cf. San Paolo della Croce, Lettere di formazione e direzione spirituale ai laici, a cura di Max Anselmi Passionista, volume I – tomo I e II, Città Nuova Editrice, Edizioni CIPI Roma 2002, pp. 2510, cit. p. 3).

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