Libro Primo – Con l’amore ci assomigliamo al divino modello

CON L’AMORE

CI ASSOMIGLIAMO

AL DIVINO MODELLO[1]*

Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” (cf. Mc 12, 30)

Quanta forza in queste parole! Contengono la soluzione completa del problema che ci tiene sempre inquieti: il non mettere debitamente in pratica questo dolce comandamento del Signore è sempre il motivo della nostra inquietudine e turbamento. Queste parole le ha pronate Colui che è la Verità per essenza, e le ha confermate poi Gesù Cristo, suo divin Figlio, fatto uomo per essere nostro Maestro, il quale, senza aver bisogno di nessuno, parla in questo modo alle sue povere creature, chiedendo loro amore, e con tanta premura, come se ne avesse bisogno per essere felice. Sono parole che allontanano, come raggio di sole, dal cielo dell’anima nostra, qualunque nube di timore o scoraggiamento, e dilatano il nostro cuore aprendolo alla speranza, facendoci capire che amare Dio con perfezione, ossia conseguire la santità, non deve essere tanto difficile come sembra.

O Legge amabile del mio Dio, io ti terrò sempre nel mio cuore; in te vedrò sempre l’amore da cui provieni, e solo l’amore sarà la mia guida nell’osservanza dei tuoi precetti! Nell’amore è riposto il principio e il fine della Legge divina. Chi ama, compie la legge (cf. Rm 13, 8).

Per il fatto di non fermarsi a considerare queste consolanti verità, molti pensano che la santità deve essere cosa difficoltosa, rara, e che pochi, assai pochi sono quelli che la conseguono. Per farsi santi, dicono, bisogna lavorare molto; è necessario passare la vita di dolore in dolore, fino ad arrivare al massimo di tutti questi: la morte. In quell’ora, saranno tanto forti le lotte e le angustie, che veramente fortunato sarà chi si salverà, senza aspirare ad essere santo.

Quanto suona male questo linguaggio alle orecchie di chi ama Gesù, specialmente in bocca a persone che sono obbligate ad amarlo con il più tenero amore, perché a Lui consacrate!… Fanno così capire che è cosa dura e difficoltosa ciò che in realtà c’è di più dolce, soave e amabile in questa valle di lacrime: la vera santità.

Questo modo di pensare è così contrario alla Legge di amore del nostro Dio, che questi tali si mettono in manifesto pericolo non solo di non conseguire la santità, ma anche di non salvarsi l’anima. Perché saranno trattati secondo le loro meschine idee e dovranno passare per quello stretto sentiero di dolori e fatiche che essi si immaginano.

Chi, al contrario, vuole davvero conseguire la santità, abbandoni idee tanto dannose, e dica a se stesso: Dio mi vuole santo. Se non mi sento la forza di fare cose grandi, di lottare e soffrire, andrò in cerca di altri mezzi e li avrò. Colui che mi ha creato e mi ordina di essere santo, conosce la mia debolezza e i più reconditi segreti del mio essere. Sa che sono polvere, e come il più tenero Padre, compatendo alle mie miserie, mi offre mille altri mezzi per andare a Lui. Ricorrerò, dunque, ad altri mezzi, ma voglio essere santo.

Con questi generosi sentimenti e fermi propositi, è già fatto il primo e importante passo. Il mezzo a cui debbono ricorrere costoro è la via dell’amore. Nessuno può dire di non potere amare. Il cuore che abbiamo nel petto, per questo ci è stato dato: per amare e amare Dio. “Amerai il Signore tuo Dio” (cf. Mc 12, 30), gli disse Colui che lo creò. E poiché le parole di Dio producono ciò che esprimono, in forza di quel comando, ha posto in esso una irresistibile tendenza ad amare, e amare un Bene infinito. E’ naturale che quanto più le creature si allontanano da questo infinito Bene, o non si sforzano di amarlo come dovrebbero, tanto più si trovano inquiete e si allontanano dalla felicità e dalla pace.

come si ama dio? Ma come si ama Dio? Lui stesso ce lo insegna: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” (cf. Mc 12, 30). Ecco la cima della santità, senza necessità di andarla a cercare altrove.

Con tutto il tuo cuore”. Si ama Dio con tutto il cuore quando il suo amore domina e regola tutti gli altri amori. Se divento inquieto, se mi rattristo, perdo la pace e la calma che richiede l’amore, sia pure per cose sante e spirituali, non amo ancora Dio con tutto il cuore. Ho bisogno di riformarmi, di potare, indirizzando il mio amore al suo unico fine, Dio, perché c’è ancora qualcosa che non è per Lui. E’ questo il lavoro che mi appartiene, se voglio davvero conseguire la santità, e non perdere il tempo a pensare a pene, dolori, tentazioni, debolezze… Questa prospettiva non fa altro che spaventare la debole natura, per farle abbandonare la gloriosa impresa. Pensiamo ad amare, a convertire tutte le nostre opere in amore, a purificare sempre più questo amore, vigilando sui movimenti del nostro cuore. Se Dio vede che ci è necessario passare per quelle prove, quando ce le farà incontrare, non ci spaventeremo più. L’amore di cui allora sarà pieno il nostro cuore, ci farà correre ad incontrarle come i più dolci regali, fino a preferirle alle stesse dolcezze dell’amore. Non turbiamo l’ordine, perché da questo disordine nascono sempre le difficoltà e gli impedimenti. Tutto il resto non sappiamo se Dio lo vorrà da noi. Ma che lo amiamo, e lo amiamo con tutto il cuore, è certo, perché ce lo ha comandato. E non contento di ordinarci di amarlo con tutto il cuore, aggiunge: “Con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. L’anima, scintilla divina, che Lui, creandoci, ha posto in noi, quanto è giusto che a Lui si volga con tutte le sue forze, che a Lui consacri le sue nobili facoltà: memoria, intelletto e volontà! A che penso, di che mi occupo, quando non penso a Dio? A nulla. Ad ombra e vanità. Tutto passa e finisce, e ciò che finisce si riduce al nulla. Al nulla quindi occupo la mia mente – mente creata per l’Infinito -, se non penso a Dio, mio principio e mio ultimo fine; se non penso all’amore di Colui che mi ha creato, destinandomi a gloria eterna.

E’ ricordando e vivendo queste consolanti verità di fede che si ama Dio con la nostra mente. E’ qui che si conosce l’intima relazione che abbiamo con Dio e, per conseguenza, si ama Colui dal quale ci vediamo tanto amati e apprezzati, avendoci Egli fatti simili a Lui e costituiti superiori a tutte le cose create e padroni di esse. Occupandoci di questo, mentre si lavora per la santificazione dell’anima nostra, si comincia a godere già da quaggiù il gaudio e la felicità che godremo eternamente nella gloria.

Si ama Dio con l’intelletto, perché tutte le creature ci rivelano la sua grandezza, la sua bellezza, la sua potenza, la sua bontà ecc. La scienza, il sapere, le capacità umane, sono frutti dell’intelletto, e derivano da Dio. E’ Lui che intende in me, che opera in me, che dirige le mie azioni, anche le più ordinarie, se non mi oppongo, disconoscendo, con somma ingratitudine, la sua paterna bontà, occupandomi delle cose create e prescindendo da Lui, Autore di tutte, e conservatore di quanto esiste. Con Lui intendo, apprendo, conosco. Senza di Lui, tutto è errore, confusione, caos. Con Dio, l’intelletto, con i suoi sublimi voli, penetra nell’eternità e in Dio stesso e scopre incantevoli meraviglie e sempre nuove bellezze. Senza di Lui, l’intelletto sta come imprigionato nella materia di questo misero corpo, senza capire altro che terra, fango e luridume.

Quanto vile si rende l’uomo e quanto miserabile, quando disconosce questi doni di Dio e non se ne serve per il fine per il quale gli sono stati dati, che è per conoscerlo e amarlo!

La volontà è la facoltà che veramente fa l’uomo grande, se egli se ne serve per sottomettere al suo impero, regolato dalla ragione e dalla fede, tutte le cose e tutti i suoi atti. La volontà dirige i sublimi voli dell’intelligenza, come abbiamo visto. Riposa in Dio e in Lui trova tutto ciò che vuole e può desiderare. Ama il bene che le ha scoperto l’intelletto e, come padrona assoluta, rifiuta tutto ciò che è indegno di una creatura razionale fatta ad immagine di Dio. Regola tutti i suoi atti e movimenti, proponendosi come principio, mezzo e fine Dio, anche nelle azioni più piccole, non volendo né cercando altro che compiacerlo e compiere la sua santissima volontà. Questo è il lavoro che deve intraprendere chi vuole amare Dio come Egli desidera che lo amiamo. Impegnarsi in questo con fermo proposito è cercare la perfezione, la santità; questa è la via più corta e sicura per conseguirla.

distaccarsi da tutto. Come conseguenza di questo lavorio interiore, risulterà la pratica delle virtù che diffonderanno intorno a noi il buon odore di Cristo.

Queste virtù saranno per noi tanto più facili e soavi in quanto procedono da un principio stabile e sicuro e perciò più facilmente si persevererà in esse senza necessità di tanti esami e troppa fatica.

Il motivo per cui molte persone spirituali o tornano indietro o restano, più o meno, sempre allo stesso punto, malgrado gli sforzi che a volte fanno praticando atti in apparenza eroici, è questo: nel cuore, nello spirito, c’è sempre lo stesso grado imperfetto di amore di Dio; vi si trovano gli stessi difettucci, gli stessi attaccamenti, gli stessi timori, gusti ecc. Cose tutte che non si oppongono interamente all’amore divino, non essendo cattive, ma lo costringono a non espandersi, a non dilatarsi e a non crescere fino a purificare l’anima e trasformarla in Dio. Per purificarsi e trasformarsi in Dio non sono sufficienti gli atti esterni. E’ necessario invece distaccarsi gradualmente da tutto, allontanarsi da ogni cosa fino a diventare indifferenti o porsi come in uno stato di insensibilità di fronte a tutte le cose, in modo che nulla ci possa rattristare o rallegrare oltre misura; che nessun desiderio o paura possa distrarci o preoccuparci e, finalmente, che tutto ciò che accade si consideri come se non ci riguardasse, senza prestarvi attenzione o interessarsene più di quanto faremmo se succedesse ad altri. In questo modo, è come se l’anima volasse verso la perfezione e la santità, con poco lavoro e questo molto dolce e soave, perché non desiderando nulla, l’anima possiede tutto.

In questo distacco, l’anima ama Dio come vuole essere amato; e ad ogni istante aumenta e perfeziona il suo amore, perché tutto ciò che fa procede dall’amore, e nell’amore sta la gioia, la felicità e la pace.

Quanto più profitterebbero le anime, se invece di passare il tempo in tanti esami sui loro difetti o vagliando come hanno praticato le virtù, la mortificazione ecc., impiegassero più tempo ad esaminare i movimenti del loro cuore! Quanto gioverebbe a molte persone spirituali prendere questo come materia di esame particolare! Esaminare a mezzogiorno e alla sera il proprio cuore con le impressioni e i sentimenti provati nelle diverse circostanze, nelle ore fra un esame e l’altro, e applicarvi i rimedi adatti fino a giungere a quello stato interiore di cui si è parlato prima.

Se, al contrario, chi cerca la santità comincia con le virtù esteriori, senza curarsi di considerare i sentimenti del cuore, gli riusciranno più difficili queste virtù; non essendoci in esse nulla di solido, la più piccola difficoltà, gli farà lasciare questo cammino. La virtù, praticata in questo modo, cioè esteriormente, senza coordinamento interiore, oltre ad essere molto difficile e posticcia, poco aiuta alla propria santificazione. Perché i suoi atti virtuosi, buoni in se stessi, se si vuole, restano però come isolati, separati fra loro, e non possono formare parte di quel complesso che costituisce la vera santità; complesso che procede da un interiore bene ordinato. A prima vista, abituati come siamo a farci guidare dal sensibile e materiale, questo modo di cercare la santità e amare Dio ci sembrerà un po’ difficile. Ma chi davvero si mette a praticarlo, capirà che non è così. La divina grazia lo accompagnerà e gli farà gustare la vera gioia della virtù, che sta nell’intimo dell’anima da dove procede, spingendolo ad andare avanti e dandogli l’ardore necessario per perseverare nella via della perfezione.

Quanto è dolce l’amore divino, inteso praticamente nella verità! Per poco che si avanzi per questo cammino, subito ci si convince che la santità è un continuo atto di generoso amore. Qui l’uomo trova ciò che cerca con tanto affanno: la verità, la grandezza, la gloria, ciò che lo rende superiore a tutte le creature in questa vita, ed eternamente felice nell’altra.

piaghe di amore. Quanto poco si richiede per conseguire un sì gran bene! Non c’è da andare in giro per il mondo, come quando si cercano la gloria e i beni mondani. No. Per trovare questo tesoro, bisogna lasciare il mondo materiale ed entrare nel mondo spirituale dell’anima nostra, dove ci sono meraviglie infinitamente più grandi, tesori incomparabili, più preziosi di quelli che contiene tutto l’universo. Qui si scoprono ricchezze che, sebbene tutti le posseggano, pochi sanno stimare.

Ma ci sarà chi dice: Com’è allora che ci viene sempre ripetuto che per farsi santi bisogna lavorare molto, patire sempre più e lottare sempre senza riposo? Anche san Paolo Apostolo ci avverte che si salveranno e saranno predestinati solo quelli che saranno trovati simili all’immagine del Figlio di Dio: “Li ha predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo” (cf. Rm 8, 29). La vita del Figlio di Dio fu un continuo penare. I dolori, le umiliazioni, i disprezzi e le persecuzioni, furono il pane quotidiano di tutta la vita di Gesù; una vita che terminò con la morte più crudele e infame. E ora ce lo mettono davanti come modello, in quello stato, coperto di sangue e di piaghe, e ci vanno ripetendo: copia questo esemplare, se vuoi essere santo.

E’ così. Ma avviciniamoci a questa cattedra di eterna sapienza senza timore, e il Divino Maestro, dalla Croce, ci insegnerà come possiamo tutti assomigliarci a Lui e raggiungere la santità. Venite, ci dice, venite ai piedi di quest’albero sacro; è qui che si apprende la scienza dell’amore che forma i santi. Baciate spesso le piaghe dei miei piedi, delle mie mani, del mio Cuore, che ancora palpita di amore per voi: non bastò la morte a estinguere questo fuoco, perché il vero amore è più forte della morte. E le acque amare della mia Passione, invece di spegnere le sue fiamme, aumentarono di ardore nell’inseguire l’uomo fino a conquistarlo al mio amore. Accostando le vostre labbra alle mie piaghe, pensate che altre più dolorose ne ho nel Cuore… A questo contatto, il mio dolore e il mio amore si ripercuoteranno nel vostro cuore, dove si produrranno altre pene che, sebbene invisibili, vi faranno simili a Me, perché provengono da un medesimo principio: l’amore.

E che ferite profonde causa l’amore divino! Di queste piaghe, pur essendo molto dolorose perché feriscono l’anima, nessuno ha timore né le evita, e molto meno chi ha provato il suo dolce martirio. Chi ama, capisce ciò che qui si dice…

In questo modo e in questo senso divenne simile a Gesù la sua Madre Addolorata, la Vergine Maria. Nessuno ha visto nel purissimo corpo di questa creatura, la più santa e colei che più di tutte ha amato Dio, né piaghe sanguinanti, né spine, né chiodi che abbiano aperto la sua carne immacolata, come quella di Gesù. E tuttavia, è la Regina dei martiri, colei che più si è assomigliata all’Uomo dei dolori con la sofferenza e la santità. Le piaghe di Maria erano piaghe dell’amore che aveva nel suo cuore e nella sua anima. “Una spada ti trafiggerà l’anima” (cf. Lc 2, 35). La spada di cui parla qui il vecchio Simeone è la spada dell’amore, e la ferita che produsse fu anch’essa una ferita d’amore.

Maria! Madre di Gesù e Madre nostra, ti offriamo il nostro cuore. Insegnaci ad amare Dio come Lui vuole che lo amiamo: “con tutto il nostro cuore, con tutta l’anima nostra, con tutta la nostra mente e tutte le nostre forze”. Fa’ che penetriamo nel tuo purissimo cuore, dove risiede il vero amore, e senza mai legarci a cose esteriori, facci comprendere che non è il dolore, da solo, che santifica l’anima nostra e fa ardere di amore il nostro cuore, ma è l’amore che santifica i nostri dolori, li converte in amore e non ci fa trovare altro che amore nel cammino della santità.

In questo modo, guidati da un così sicuro pilota, ameremo Dio con la perfezione con cui Egli vuole che lo amiamo quaggiù. E allora, quando si chiuderanno i nostri occhi alla vita presente, l’amore ci trasporterà in rapido volo a Dio, Amore eterno, dove vivremo eternamente vita di amore.


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, aprile 1925, pp. 228-236.

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