Libro Primo – La santità è semplice

LA SANTITA E’ SEMPLICE[1]*

Tutte le vie del Signore sono misericordia e verità (cf. Sal 24, 10)

Siate perfetti, siate santi (cf. Lv 11, 44-45; 1 Pt 1, 16), dice, a tutti senza eccezione, il Signore.

Sapeva bene Dio a chi dava questo precetto, essendo noi creature e opera delle sue mani (cf. Gb 10, 8). Pur essendo le condizioni umane tanto diverse, Dio non fa nessuna eccezione e dice, a tutti ugualmente: “Siate santi” (cf. Lv 11, 44-45). Se in mezzo a tante diverse situazioni che incontriamo, Dio, Sapienza per essenza, comanda a tutti di essere santi, senza fare distinzioni, non deve essere la santità così difficile come sembra a prima vista.

Se i santi sono pochi, è perché la maggior parte dei cristiani non hanno una cognizione esatta della santità.

Le vie del Signore sono misericordia e verità” (cf. Sal 24, 10). Solo per mancanza di una convinzione certa che sono unicamente queste le vie di Dio, molte anime non giungono alla santità.

Le misericordie del Signore sono senza numero. Le ha sparse senza misura per le vie dove Lui stesso ci comanda di camminare per andare a Lui.

Dio è Verità. Il suo regno è fondato sulla verità, ma può regnare solo nelle anime che camminano nella verità. Camminare nella verità significa stimare la santità per quella che è, e non per quello che ci immaginiamo. Così non apparirebbe a molti così difficile raggiungerla.

Stiamo pur certi che in questi bei sentieri della santità, tracciati dalle paterne mani di Dio, pieni tutti di luce, di misericordia e di verità, non ci sono le difficoltà che sembrano. Siamo noi che li facciamo difficoltosi, perché non li conosciamo bene. Se si conoscessero con tutte le loro attrattive, i santi dovrebbero essere cosa ordinaria. Specialmente fra religiosi che vivono in uno stato più propizio alla santità, e anche fra i secolari che non vivono secondo le massime del mondo, ma pongono al disopra di tutto gli interessi eterni, cercando Dio e la sua giustizia.

Perché non è così? Perché sono tanto poche le persone piene dello spirito di Dio, accanto alle quali si respira santità? Che cosa manca a tante anime buone perché effondano quel profumo celestiale, attraendo tutti quelli che a loro si avvicinano, ed elevandoli a Dio?

Che cosa manca loro, se sono tanto buone da non saper che cosa desiderare di più in esse? A queste anime manca che il Signore abbia fatto gustare loro le tenerezze del suo amore, che le abbia ammesse alle intimità occulte, inspiegabili, che trasformano e divinizzano la povera creatura. Vedendosi tanto amata da Dio, a questa povera creatura non resta altro che l’ammirazione e il silenzio, e il desiderio ardente che tutti provino queste divine delizie, poiché dopo tale esperienza non si desidera altro e si perde subito il gusto per tutto il resto.

Anime buone, anime sante!… Tutte voi che avete desiderio di Dio, della perfezione, di avanzare nelle vie del Signore! Anime sante siete, poiché tali vi considera il Cuore di Gesù. Ma Egli soffre per non potervi stringere al suo petto, e farvi sentire i suoi divini abbracci. E non può. Si sente impedito dalla vostra pusillanimità.

Questo fuoco divino è stato affidato alla Vergine Maria per distribuirlo e comunicarlo alle anime. Quanto non dovrà soffrire anche questa Madre di amore e di misericordia al vedere quanto poco sia ciò che impedisce a tante anime di essere incendiate e da questo fuoco bruciate e trasformate in Gesù, suo Divin Figlio?

Signore! Lascia che io, in unione con Maria, compatisca al tuo dolore per la sete di amore che ti consuma! Quanto soffri per le anime! E non solo per le anime cattive, ma anche per le buone, per quelle del tuo popolo eletto.

che cosa chiede il signore. Che cosa chiede Gesù alle anime? Amore (cf. Gv 14, 15.23). “Se mi amate”… Ecco l’unica condizione che ci chiede il Signore per essere amati e visitati da Lui, per venire nell’anima nostra e stabilire in essa la sua dimora; è questa la vera santità: l’unione con Dio.

Questa unione si realizza solo amando. L’amore è l’unica cosa che il Signore ci chiede per poterla compiere.

La maggior parte delle persone buone, e anche dei religiosi, si fissano più in ciò che è secondario che nell’essenziale della santità, che è appunto questa unione dell’anima nostra con Dio. Ben intesa, questa verità semplifica enormemente e rende più facile il lavoro della propria santificazione. Quanto lavorano e quanto poco progrediscono coloro che non danno a questa verità l’importanza che merita, mentre si dedicano ad opere esteriori, attività, fatiche e pene. Questi mezzi non sempre sono necessari per giungere al fine che si persegue: la santità.

In teoria, tutti sanno e dicono che è così. Ma praticamente sono molto pochi quelli che conoscono e capiscono che la santità è cosa così intima e segreta che si può essere santi e molto santi senza che niente di straordinario appaia all’esterno.

La maggior parte delle persone, anche pie, quando sentono dire di qualcuno che è un santo, si sentono mosse dal desiderio di vederlo; e lo osservano per controllare se, come gli altri, mangia, dorme e parla… “Quanto sono fallaci gli uomini nei loro giudizi!” (cf. Sal 61, 10). Cosa buona è vedere e desiderare, conoscere e vivere con persone sante. Ma la maggior parte di coloro che hanno questo desiderio, mancano di una esatta cognizione di che cosa sia la santità. E’ una curiosità inutile, perché non gioverebbe loro a nulla; e ben lo dimostrano le loro opere, una volta soddisfatto il loro desiderio.

Se fossimo convinti che la santità è qualcosa di spirituale, di interiore, di intimo, quale è l’unione dell’anima nostra con Dio, non ci sarebbe tanto affanno per quelle esteriorità e per voler misurare, secondo queste, la maggiore o minore santità.

Quanto è necessario, invece, chiedere spesso al Signore che ci mostri le sue vie e ci insegni i sentieri che conducono a Lui (cf. Sal 24, 4). Quanti potrebbero spiccare voli per la via dell’amore ed essere subito ammessi alle intimità del Signore, se si spogliassero di queste idee errate. Quanto sarebbe cosa buona e gradita a Dio che tutti dicessimo spesso, dal profondo del nostro cuore: Signore, mi bastano i vostri divini insegnamenti, gli esempi che Voi stesso e i vostri Santi mi avete dati, per conoscere la via che devo prendere per santificarmi. Mi bastano gli infiniti prodigi che avete fatto per attirarmi al vostro amore. Voi restate nascosto sotto il velo della fede: nelle umiliazioni della vostra Passione e morte; nel Sacramento dell’altare; nelle occulte operazioni della vostra grazia nella santificazione delle anime.

Avete fatto già abbastanza, ci avete dato già sufficienti prove del vostro amore, che ci obbligano ad amarvi.

Io credo, Gesù mio, credo nel vostro amore per me, e vi amo con tutto il mio cuore.

Vi amo e voglio amarvi, servirvi e adorarvi in “spirito e verità” (cf. Gv 4, 23-24), prendendo per guida il vostro santo Vangelo e per compagni di viaggio la Fede e l’Amore.

La Fede e l’Amore ci scopriranno allora grandi prodigi, senza necessità di andare a cercarli lontano. Ascoltando Messa, in meno di mezz’ora, si realizzeranno, davanti ai nostri occhi, i più stupendi prodigi che possa fare un Dio. Alla voce di una povera creatura, scenderà il Verbo Eterno dal più alto dei cieli, per morire misticamente ancora una volta, come sul Calvario, vittima dei nostri peccati, per farsi nostro cibo e restare nella sua prigione di amore, ed essere nostro compagno, nostra guida, nostra luce nel tenebroso cammino della vita.

disponiamo l’anima. Quando lascerà la materia del corpo, il nostro spirito, libero da errore e da menzogna, conoscerà le cose così come sono, nella verità, in Dio; allora vedremo quanto ci siamo ingannati nel giudicare secondo le apparenze o in conformità ai sentimenti umani. Vedremo allora quanta differenza ci sarà, nel grado di santità, fra quelli che vedemmo praticare ciò che tutti praticano, fra quelli che hanno condotto la medesima vita di sacrifici, che sono vissuti nella medesima casa o nella medesima religione.

Apriamo gli occhi, quando c’è ancora tempo; ma il tempo è breve. La grazia non ci manca, e non manca a nessuno. E’ nelle nostre mani, se vogliamo. Che non si dica di noi ciò che disse l’Apostolo san Giovanni: “La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (cf. Gv 1, 5). Tutti quelli che vivono nell’errore, vivono nelle tenebre. Dio manda la sua luce non per illuminare solo alcuni, ma ogni uomo che viene in questo mondo. Riceviamola almeno noi, suo popolo eletto. Che non sia per noi quell’amaro rimprovero dell’Apostolo: “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (cf. Gv 1, 11).

Accogliere il Signore è aprire gli occhi e accettare la verità. Una volta accettata la verità, Dio sta nella sua casa. Le cose spirituali si devono giudicare secondo lo spirito e non secondo i sentimenti. La fede ci porterà fino a Dio. E Lui, che nient’altro desidera se non rivelarci questi misteri di amore e di verità, subito dirà con la sua voce creatrice alle tenebre che oscurano l’anima nostra: “Sia fatta la luce” (cf. Gen 1, 3). E tutto diventerà luminoso ai nostri occhi, e all’istante le cose ci si presenteranno sotto un aspetto molto diverso.

Ciò che dipende da noi e ci appartiene, nel lavoro della nostra santificazione, è disporre l’anima nostra all’unione con Dio. Questo lavoro non è tanto difficile quanto sembra, se si intende bene. A tanti sembra molto difficoltoso, perché credono che bisogna fare molto, e per questo si scoraggiano e non sanno risolversi a intraprenderlo con la generosità necessaria. Ma non è così. Invece di dover fare di più di quanto facciamo, bisogna progressivamente togliere gli ostacoli che impediscono a Dio di operare in noi, e raddrizzare la via che la nostra cattiva natura ha distorto. In una parola, tutto sta nel perfezionarci in ciò che facciamo e non lasciare di fare ciò che facciamo. Poiché qui si parla di coloro che già praticano il bene e nei quali non c’è niente di grave da lasciare.

Non temiamo. Gesù è buono, vuole amore, e lascia che ognuno segua le proprie inclinazioni, le proprie tendenze e attrattive, naturali e acquisite.

Dolce è il Signore nell’operare. In nessuna cosa violenterà la nostra volontà. Benché richieda tutto per sé, lo farà con tale dolcezza che a stento ci accorgeremo che chi opera in noi è la sua mano divina.

Ciò che Egli vuole da noi è che in tutto quello che facciamo, procuriamo di sopprimere a poco a poco ciò che è difettoso, ciò che è imperfetto; e questo ce lo indicherà gradatamente lo Spirito del Signore, a misura che facciamo ciò che da parte nostra dobbiamo fare.


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, novembre 1923, pp. 298-305.

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