Libro Primo – L’amore è la moneta con cui si compre Dio

L’AMORE E’ LA MONETA CON CUI SI COMPRA DIO

Ha molto amato” (Lc 7, 47)

Dove c’è amore c’è ricchezza. Tutto è grande, niente è piccolo o di poco valore, perché con l’amore si compra Dio, Bene sommo, ricchezza incomparabile. Si consolino i poveri, gli ignoranti, i deboli e gli infermi. Nelle nostre mani è il prezzo per comprare questo Tesoro, l’unico che ci fa completamente felici e nulla ci fa mancare. Anime assetate di Dio, che andate in cerca di Dio con ansia ed affanni, perché a volte vi tormentate tanto in cerca di mezzi per trovare Colui che amate, e del modo come obbligarlo a stringere con voi una unione intima e inseparabile? Nient’altro è necessario, nient’altro si richiede, nient’altro Egli ci comanda se non di amarlo. Avendo nel petto un cuore per amarlo, voi potete, quando volete, essere “padrone” di Dio.

Quante volte una sola parola, un semplice sospiro di puro amore ha dato in un istante il possesso di Dio ad un’anima che era priva della sua grazia! Nell’eternità vedremo che cosa fa e quanto può l’amore, e come si siano salvati tanti che nulla o quasi nulla fecero per l’anima loro! Allora sapremo come in un istante, forse l’ultimo della loro vita, quando non potevano dare più alcun segno di quanto avveniva nell’anima loro, così permettendo il Signore perché altri poveri ciechi non presumessero di rimandare la loro conversione a quell’ultima ora, allora, dico, sapremo come per un solo atto d’amore fu loro concessa la grazia. Tale grazia fu talvolta tanto abbondante da elevarli ad un grado di santità che non avrebbero certamente raggiunto con le loro opere; altre volte fu tale da purificarli completamente da tutte le loro colpe, così che volarono diritti all’eterna sorgente dell’amore, dove corrispondono ora con amore eterno all’Amore che li ha salvati per sempre.

Queste grazie, prodigi del divino amore, non sono tanto rare come si pensa. L’amore è sempre attivo. Sarebbero senza dubbio ancora più frequenti, tali grazie, se più numerosi fossero quelli che si danno all’amore e con l’amore, più che con le opere e le parole, ottenessero dal Signore, per tante anime, questa grazia, l’ultima e l’unica che può salvarle. Sono molte le anime che, indurite dalle loro infedeltà, hanno bisogno di essere ferite da un tocco di amore divino, che è in grado di colpire l’anima con maggiore rapidità di un raggio, facendone da peccatrice una santa.

Comunemente, noi immaginiamo che, per ottenere qualche grazia, sia necessario anzitutto disporci sempre con molte opere buone, e che debbano precedere molte preghiere e penitenze. Tutto ciò è buono, senza dubbio. Ma non dobbiamo mai dimenticare che tutto ciò che la creatura fa e può fare, è sempre poco; non è mai sufficiente per meritare le grazie del Signore. Egli ce le concede sempre in considerazione della sua infinita bontà e misericordia. Questa infinita misericordia – che il Profeta (cf. Sal 88, 2) chiama al plurale “misericordie”, per farci capire che ci vengono comunicate in tanti modi e forme fino all’infinito – può operare e opera efficacemente, talvolta senza che preceda alcun merito di quel soggetto sul quale si riversa.

Abbiamo di questo il migliore esempio nella peccatrice del Vangelo. A quale prezzo comprò ella Dio? Solo con l’amore. “Ha molto amato” (Lc 7, 47). Lo disse Gesù stesso. La sua vita precedente, tutti la conosciamo. Non era stata altro che colpe e peccato. E quando la divina grazia le colmò l’anima, che fece di grande? Non si legge che facesse altro che bagnare con le sue lacrime i piedi di Gesù, asciugarli con i suoi capelli e baciarli con le sue labbra impure.

O Maddalena peccatrice, che cosa fai? Credi forse che quanto stai facendo sia sufficiente a ridare la grazia alla tua anima immonda? No di certo. Se non avesse fatto altro che quegli atti esteriori, non sarebbe stata giustificata, come non lo sarebbe stata con nessuna opera di quegli uomini che, all’apparenza, sono stimati molto grandi. Il segreto di tanto potere fu il suo amore, solo il suo grande amore: “Perché ha molto amato” (cf. Lc 7, 47). Fu l’amore che le meritò di udire dalle labbra divine quelle parole di vita: “Le sono perdonati molti peccati, perché ha molto amato. La tua fede – la fede che hai avuta nel mio amore – ti ha salvata. Va’ in pace” (cf. Lc 7, 50). Questo può e fa l’amore.

dare con amore. Dio, essendo bontà e amore, è sempre occupato a guardare ed esaminare gli atti, i pensieri e le parole degli uomini, per vedere da quanto amore sono accompagnati, e compiacersi della più piccola e insignificante azione, in cui vede questo sigillo o questa sua immagine: l’amore. Dio è amore e dove c’è amore, Dio non può non compiacersi, rallegrarsi, nel vedere lì la sua somiglianza, e inchinarsi verso quell’anima che lo attira col suo amore.

Mi pare di vederlo, il Salvatore del mondo, l’Eterno Amore, là nel Tempio di Gerusalemme, quel giorno in cui stava seduto di fronte alla cassetta che raccoglieva le offerte in denaro che ognuno vi gettava secondo la sua personale devozione. Il santo Vangelo ci dice che Gesù stava osservando come la gente deponeva la sua offerta.

Per quale motivo osservava quella scena? Forse perché Egli amava la ricchezza e se ne compiaceva? Niente affatto. Egli è il padrone di tutte le ricchezze del cielo, e tutte le aveva lasciate per vivere in questa terra di miseria, per abbracciare la povertà. E con quanto amore la fece sua! Farsi povero per arricchire chi ama è uno dei segni più grandi di vero amore. Gesù era venuto al mondo in cerca di amore, e per mostrarci quanto ci amava. Perciò era tanto cara la povertà al suo Cuore; a quel cuore che non desiderava né cercava altro che amore.

Per questo stesso motivo, Gesù taceva quando vedeva passare i ricchi che facevano cadere nella cassetta delle offerte gran quantità di denaro. Ma quando vede la povera vedova deporvi le due monetine e lasciarvi con esse il suo cuore e il suo amore, Gesù pare che non si sappia contenere. Chiama i suoi discepoli e impartisce loro quel prezioso insegnamento che ci rivela il gran modo come possiamo conquistarci il cuore di Dio. “In verità vi dico: questa vedova, povera, ha messo più di tutti… Perché – aggiunse – ha dato tutto quanto aveva per vivere” (cf. Lc 21, 3-4). La parola “tutto” significa l’amore. Come se avesse detto: ha dato tutto il suo amore, poiché è certo che chi a Dio non dà amore, non dà niente.

Come simboleggia bene, questo passo del Vangelo, ciò che avviene tutti i giorni fra i fedeli cristiani! Anch’essi, con le buone opere, depongono continuamente ricchezze nel tesoro della Chiesa. Quelli che posseggono la grazia santificante, tutti, più o meno, vi depongono qualcosa. Ma pochi, molto pochi sono quelli che meritano lo sguardo di compiacenza del Signore, perché depongono solo materialmente la loro offerta, con poco o niente amore, mentre è unicamente l’amore che dà valore alla loro offerta e la rende degna di merito. Il Signore lascerà talvolta passare, senza dar segno di particolare attenzione, le ricche offerte di argento, oro ed altre cose luccicanti e appariscenti – come sono le opere dei ministri del Santuario, dei religiosi, dei maestri e dei dotti, che passano la loro vita a studiare, insegnare, lavorare senza posa – e poserà il suo sguardo di compiacenza, con qualche parola suggerita al cuore, su di un povero fratello converso che forse non sa né può fare altro che prestare qualche umile servizio ai servi del Signore: spazzare la casa, aprire le porte, attingere acqua dal pozzo ecc. Si fermerà a guardare con compiacenza una vecchierella ignorante che non sa fare altro che dare baci al suo Crocifisso, offrendogli le sue pene e i suoi dolori.

Oppure una contadinella che, nella semplicità del suo cuore, non trova altro modo migliore di dare ossequio a Dio e mostrargli il suo amore che offrirgli i fiori campestri della sua terra, e corre gioiosa a coglierli per presentarli ai due oggetti dei suoi amori: Gesù e Maria. L’aroma più prezioso e gradito che emana da quei fiori è l’amore. Con che piacere l’eterno Amore e la Madre dell’amore, Maria Santissima, ammirano quei fiori, quando vedono adornati con essi i loro altari, con quell’unica ma preziosa ricchezza dell’umile contadina che ama Dio.

A prova di questo, serva il fatto di quella povera donna che, desiderando cooperare alle spese per la costruzione di una grandiosa chiesa dedicata a Maria Santissima, non potendo in altro modo, diede un pugno di paglia all’asino che portava le pietre per la costruzione. Ma con quella poca paglia ella dava, come la vedova del Vangelo, tutto il suo amore. Per questo, fu rivelato ad un’anima santa che, fra tutti quelli che avevano offerto qualcosa, era lei che aveva dato di più per la costruzione di quella maestosa chiesa.

Tutto questo ci dimostra chiaramente l’efficacia dell’amore, e come il Signore non guarda all’offerta ma all’amore che l’accompagna.

il valore delle piccole cose. Per non riflettere che il cuore di Dio si conquista con l’amore e non con cose grandi, si attribuisce poca importanza alle cose piccole e agli insignificanti particolari della nostra vita intima quotidiana. Eppure, con queste piccole cose l’amore si irrobustirebbe molto più che con le opere clamorose, ponendoci su un terreno solido e sicuro per camminare verso la santità. Per questa trascuratezza delle cose piccole, moltissime anime, per somma disgrazia, si privano della santità, quando basterebbe loro raccogliere quei fiori quotidiani che trovano ai loro piedi ad ogni passo e che calpestano con deplorevole noncuranza. Quanto grande sia questa perdita, lo sapremo nell’eternità. Ma allora non sarà più possibile aumentare il capitale in proporzione del quale ci sarà dato quel Sommo Bene che sarà eternamente nostro e che avremmo potuto conoscere, amare e glorificare di più.

E’ doloroso dirlo, ma è certo: per questa trascuratezza, moltissime anime perdono la santità. La maggior parte delle persone pie e religiose praticano virtù grandi, eroiche; hanno una grande purezza di coscienza, rifuggendo da ogni specie di peccati; lavorano, per la gloria di Dio, alla salvezza delle anime; sono l’ammirazione di tutti per la loro abnegazione e i loro sacrifici. Ma, malgrado tutto questo, non sono sante, né mai brillerà sul loro capo quell’aureola di santità che tanta gloria dà a Dio, guadagnando al suo amore altre innumerevoli anime. Sono state negligenti nel tesoreggiare quelle piccole monete che avrebbero loro completato il capitale per comprare tanta gloria per Dio e per loro stesse. Hanno perduto la santità per quegli abituali difetti e imperfezioni, sia nel parlare con poca mansuetudine, dolcezza e umiltà, sia nelle opere, non moderando l’eccessiva attività, affanno e impazienza anche nelle minime cose buone…, sia per la poca comprensione con gli altri, uguali o inferiori, sia nelle piccole immortificazioni nelle cose usuali, come il mangiare, il vestire ecc., e finanche nelle stesse mortificazioni. O ancora, per non aver fatto caso di un detto, di un consiglio, perché veniva da un inferiore, forse da una donnicciola ignorante, da un bambino o da qualche altra umile persona di cui il Signore voleva servirsi per istruirle, per dare loro i suoi lumi e le sue grazie. Tutte queste cose che siamo soliti chiamare piccole, ma che in realtà sono grandi, impediscono l’unione dell’anima con Dio e non le permettono di udire la sua voce interiore che santifica più di tutte le opere esteriori, fosse pure fabbricare mille mondi.

La grande dignità di Dio non gli permette, ordinariamente, di fissare lo sguardo, né dire parola di compiacenza all’anima quando questa non si dirige a Lui per amore, quando, per essere dissipata, occupandosi solamente in cose materiali esteriori, non è capace di conoscere il suo Dio, né di capire il divino linguaggio dell’amore.

Chi volesse, quindi, dare a Dio qualcosa degna di Lui, procuri che le sue offerte siano sempre unite all’amore. E quando non avrà niente da offrirgli, dia solo amore e se ne stia tranquillo, poiché nell’amore c’è tutto. Il dono più grande che possa fare un’anima povera a Dio è offrirgli l’abisso del suo vuoto, perché Egli possa riempirlo del suo amore. Allora, solo allora potrà l’anima offrire al suo Creatore un dono perfetto, tutto il suo tesoro, quel tesoro che gli concede di udire dalla divina bocca di Gesù le medesime parole che disse della vedova del Vangelo: “Ha dato tutto quanto aveva per vivere” (cf. Lc 21, 4), perché ha dato il suo amore.

Annunci

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: