Libro Primo – L’amore è la scienza che racchiude tutte le scienze

L’AMORE E’ LA SCIENZA CHE RACCHIUDE TUTTE LE SCIENZE[1]*

I giudizi di Dio sono imperscrutabili” (cf. Rm 11, 33)

Tutto ciò che il Signore fa, sia nell’ordine della natura, come in quello della grazia, racchiude sempre misteri incomprensibili alla debole mente della creatura, qualunque sia la sua intelligenza, la sua scienza e la sua dottrina. Poiché Dio, nel suo operare, è interamente libero e assolutamente indipendente da tutto e da tutti, risulta che per Lui non c’è regola, né metodi, né legge. Ciò che Dio ha fatto ieri non gli serve di regola, come serve a noi per il domani. Il suo operare è sempre nuovo, meraviglioso e sorprendente. Per questo, la creatura, davanti a questa infinita sapienza, deve dire che non sa nulla. E quanto più fosse saggia e intelligente, più spesso la si sentirebbe confessare la propria ignoranza di molte cose e l’incapacità di poterle intendere e spiegare. Chi, invece di fare spesso questa confessione della propria ignoranza, credesse di sapere tutto e di poter dare ragione e spiegazione di tutto, quantunque fosse ritenuto per l’uomo più dotto del mondo, è un ignorante, un superbo e non meriterebbe nessun credito il suo apparente sapere.

la scienza dell’amore. C’è una sola scienza, disgraziatamente poco cercata, che tutto insegna e tutto spiega. E chi comincia a capirla, non si preoccupa più di sapere altro, poiché si rende conto che tutte le altre cose sono di minore importanza, inferiori e molto limitate.

La scienza della santità è la più alta, la più sublime, la sola degna di un’anima immortale. Amare Dio è la sapienza più grande, e chi sa amare Dio, sa tutto… Domandate ad un sapiente del mondo, di quelli che hanno speso la loro vita ad apprendere quella scienza vana che gonfia ma non sazia; domandategli: perché la morte ghermisce nel fior degli anni quell’uomo, padre e sostegno di una numerosa famiglia, mentre quell’altro povero vecchio, che non ha chi lo curi, passa lunghi anni tra malattie e acciacchi, senza che la morte osi avvicinarlo? Chiedetegli che vi dia ragione di questo. Ebbene, se non vuole confessare la sua ignoranza, vi risponderà con una stranezza o una bestemmia. Ecco che cosa sa la scienza del superbo, di chi non ama né conosce i piani di Dio. Chiedete ad un altro: perché quell’anima pura e innocente, che fin dalla sua fanciullezza è vissuta nella casa del Signore, e non conosce la malizia e il peccato, è combattuta da una tempesta di tentazioni le più penose, che la fanno tremare e temere di macchiare il suo candore, soffrendo per questo lunghi e dolorosi martìri, mentre quell’altra, dopo una lunga vita di dissipazione, appena uscita dal letamaio del peccato e vizi di ogni sorta, gode di un tranquilla e serena pace? Perché quell’anima, fedele nel compimento dei suoi doveri e di coscienza molto delicata, è sempre piena di timore per la salvezza dell’anima sua, mentre un’altra, negligente e trascurata nei suoi doveri, vive con una fiducia in Dio e una tranquillità, da sembrare che abbia già il cielo in mano?

Se la persona a cui rivolgete queste domande non conosce i segreti della divina carità, e non vuole confessare la propria ignoranza, vi risponderà egualmente con delle stranezze. Non saprà riconoscere la mano del Signore, che con più amore affina e purifica le prime, mentre dà alle seconde il dolce alimento di quella pace e tranquillità per meglio assicurarle al suo servizio. Qualificherà le une di scrupolose, di anime piccine e vili che vanno dando fastidio ai confessori, e le altre di anime belle che volano per la via della fiducia e dell’amore. Stranezze! Stranezze! Quanti errori ed equivoci nei consiglieri, o in quelli che devono giudicare, con grave pregiudizio delle povere anime, che vengono guidate solo con la luce di una scienza non accompagnata e diretta dal divino amore, di cui non conoscono i segreti!

dio opera per amore. Rivolgete ora le stesse domande ad un’anima umile, semplice, forse povera e ignorante, ma che ama Dio e che ha il cuore pieno del divin fuoco dell’amore che tutto illumina e tutto insegna… e con due sole parole vi risponderà, con tutta certezza e saggezza, come non hanno saputo rispondere quei maestri sapienti e dotti, ma senza tanto amor di Dio nel cuore. Dio vuole così, vi dirà. Egli ci ama e tutto ciò che fa è amore e agisce con noi per impulso del suo divino amore. In queste poche parole è racchiusa tutta la filosofia cristiana, ciò che di più eccellente si possa trovare in tutte le altre scienze. E poiché il cuore di chi parla così è totalmente pervaso dell’amore di Dio, le sue parole sono di una efficacia e di un potere straordinario nell’aiutare le anime, illuminarle, tranquillizzarle e confortarle, risolvendo dubbi e illustrando misteri che altri non sanno, con la sola luce della scienza.

L’amore, solo l’amore, è la scienza suprema che tutto insegna, tutto comprende, tutto penetra, anche, oso dire, quegli insondabili giudizi di Dio, nei quali nessuno può osare penetrare. Sì, l’amore penetra in questi e li sonda in tutta la loro profondità, perché dalla superficie fino al fondo di questi abissi vede amore e nient’altro che amore.

L’amore è il precetto del Signore. Sta scritto: “I precetti del Signore sono limpidi; illuminano gli occhi” (cf. Sal 18, 9). A misura che praticheremo questo divino precetto, saremo illuminati, e possederemo la vera scienza e la luce della vita promessa da Gesù a quelli che lo seguono portati dall’amore. “Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (cf. Gv 8, 12). Perché cercare la scienza e la luce altrove, col pericolo di ingannarci e di ingannare gli altri, mentre senza nessun danno e nessuna fatica ce le offre, a tutti, Gesù solo con l’amarlo? L’aveva capito bene l’Apostolo Paolo, quando diceva di non voler conoscere altro se non Gesù Cristo e Cristo Crocifisso (cf. 1 Cor 2, 2). In Gesù Crocifisso aveva scoperto il sommo amore, il vertice dell’amore e il mezzo supremo per far ardere il suo cuore di quell’amore che tutto insegna e alla cui luce capiva che tutte le altre scienze erano inferiori a questa, e per questo non voleva sapere più nient’altro. Potenza del divino amore! Scienza di tutte le scienze, l’unica che possa far dire all’uomo, nella sua infinita aspirazione di sapere: Il mio cuore è completamente soddisfatto; non desidero e non voglio sapere altro se non ciò che mi ha insegnato l’amore! Ma quanto siamo ciechi!

Amiamo, amiamo Gesù con il tenero e sincero amore di amici, e Lui realizzerà la sua parola: “Non vi chiamo più servi… ma amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio ve l’ho fatto conoscere” (cf. Gv 15, 15). In quella parola “tutto”, Gesù ci dice chiaramente, senza lasciarci ombra di dubbio, che tutto, senza alcuna eccezione, capirà, saprà, conoscerà colui che ama; tutto ciò che Egli sa: “tutto ciò che ho udito dal Padre mio”. E altrove dice anche: “Chi mi ama… anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (cf. Gv 14, 21). E se Gesù si fa conoscere, si manifesta all’anima, che le resta più da sapere? Non è Gesù l’Eterna Sapienza incarnata? Non è racchiusa in Gesù tutta la sapienza e la scienza di Dio? Mille volte felici le anime che, per il loro ardente amore a Gesù, meritano che Egli si manifesti loro. Potranno ripetere e ripeteranno con l’Apostolo: Non voglio sapere altro (cf. 1 Cor 2, 2). L’anima che è posseduta dall’amore, senza per nulla uscire dalla sfera dell’ordinario, quante cose comprende! Quanti segreti le sono rivelati! Non si metterà, no, a discutere sui misteri dell’amore, non tenterà di spiegarseli, ma ciò che per altri costituisce materia di discussione e di un serio e lungo studio, per essa è chiarezza di luce meridiana. Quest’anima beata, per un istinto semplice, segreto, inspiegabile, penetra le cose, le giudica e le definisce con tale precisione e sicurezza da far stupire persino i più dotti. E se incontra un’altra anima come essa posseduta dall’amore, come subito s’intendono! Forse non si sono mai viste, né hanno saputo niente l’una dell’altra, e tuttavia si capiscono appena si scambiano poche parole: è l’unisono dell’amore. Questo spiega perché spesso le anime incontrano tanta difficoltà nell’intendersi; è perché manca fra di loro quel parallelo su cui poggia l’amore, senza il quale invano si sforzano di intendersi. Per intendersi nelle cose dello spirito, non è sufficiente la sola parola che giunge all’orecchio naturale; è necessario che anche i cuori stiano in armonia per misurare le parole col metro dell’amore.

L’amore ha un linguaggio suo proprio; una lingua che non si impara né si capisce con lo studio. La sanno solo quelli che amano. Se a qualcuno di quelli che leggono questa mia affermazione non sembrasse vero quel che dico, gli risponderei come il Signore a san Pietro, quando Egli voleva lavargli i piedi e l’Apostolo gli resisteva: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo” (cf. Gv 13, 7). Quel “dopo” voleva dire: quando il divino amore avrà preso possesso dell’anima tua. Quando nel tuo cuore sarà sceso il fuoco dall’alto, e arderai in quelle fiamme divine, allora capirai tutto.

vedere l’amore in tutto. Mille volte beata l’anima che tutto apprende in questa celeste scuola e può ripetere ad ogni ora: “La mia dimora è l’Amore”. E’ ben vero che nessuno può vivere e abitare in questo stato abituale e permanente, se la mano misericordiosa di Dio non lo attira in questa dimora. Ma è anche altrettanto vero che chi fa quanto deve da parte sua, presto si troverà in questo stato e vivrà quella vita beata, in cui comincia a gustare le delizie del cielo, poiché si nutre dello stesso alimento dei beati: l’amore. Chi desidera godere questa beatitudine qui in terra e vuole che il Signore accenda nell’anima sua, con un tocco della sua mano divina, questo fuoco sacro, e così poter dimorare e vivere nell’amore non a periodi ma in uno stato abituale, continuo e non soggetto ad eventuali interruzioni, deve fare di tutto per vedere dovunque e in ogni cosa questo: Amore.

Tutto ciò che è necessario alla nostra conservazione, tutte le cose di cui ci serviamo, che vediamo, possediamo e speriamo, hanno, incisa in se stesse, questa parola: Amore. Ve l’ha scritta la mano creatrice di Colui dal quale tutto procede e che ad ogni cosa dà l’essere, mosso unicamente dal suo eterno amore. Tutto il male sta nel non vederlo, nell’avere gli occhi dell’anima nostra offuscati da una polvere che si chiama indifferentismo, naturalismo e materialismo. Noi vediamo, in tutte le cose che ci circondano, solo ciò che paralizza l’amore, lo indispone e rende incapace l’anima di essere accesa, trasformata e posseduta da questo fuoco divino. Tutte le cose sono state invece create e ordinate al conseguimento del nostro ultimo fine che è Dio, ossia l’Amore. Dio è infatti amore (cf. 1 Gv 4, 8). E’ certo, pertanto, che possiamo, se vogliamo, trovare, in tutto ciò che esiste e che succede, questo fine unico al quale tutto è ordinato: conseguire l’amore.

Perché, quindi, non ci domandiamo spesso: A che mi servirà ciò che vedo, che faccio, che ascolto, questa stessa lettura che ora sto facendo, a che mi servirà tutto ciò per l’eternità, se non cerco in esso l’amore, che è l’unica cosa che mi resterà allora? In tutto ciò che ci succede, anche nelle cose più piccole e insignificanti, dalla mattina alla sera, siano esse favorevoli o contrarie, dolci o amare, sappiamo vedere in esse la mano di Dio, che magari si nasconde in qualche creatura e opera in noi per mezzo di essa; procuriamo di vedervi sempre l’amore, di cercarvi l’amore. Facciamo tacere subito la natura, che vuole discorrere e ragionare su tutto, mentre dovrebbe tacere e amare, pensando che è l’amore che risolve e appiana le cose più difficili e che è nell’amore e solo nell’amore che c’è la luce, mentre fuori di esso c’è confusione, errore e inganno.

amore, sempre amore. Chiudiamo svelti gli occhi materiali, che ci impediscono di vedere e gustare già da questo esilio gli splendori e il gaudio della nostra patria eterna, dove non c’è che amore e non si vive che di amore. Amore, se godiamo di buona salute, e amore egualmente se l’infermità ci colpisce e ci affligge per farci desiderare con maggiore ansia il luogo dove “non ci sarà più né morte, né lutto, né lamento, né affanno” (cf. Ap 21, 4). Amore, se l’anima nostra sente l’armonia del divino amore e ne gode la dolcezza. E amore, se è fatta partecipe dei divini abbandoni del Calvario e deve restare in piedi, come Maria, presso quella Croce, in quel luogo dove risiede solo l’amore doloroso. Amore sempre e dovunque, e decisi a non voler vedere altro che amore. E quando le ingannevoli apparenze delle cose umane intercettano la luce dagli occhi dell’anima nostra, e impediscono di vedere in tutto questa insegna: Amore, corriamo subito a prostrarci davanti alla fornace divina dell’amore – il Crocifisso – e lì, alla luce potente dell’Amore Misericordioso, ritorneremo a vedere questo disco luminoso che guida i nostri passi incerti, questo astro del cielo dove risiede in tutta la sua pienezza. E Lui, l’incarnato Amore Misericordioso, senza tener conto delle nostre passate infedeltà, purificherà i nostri occhi con il suo Sangue redentore, affinché riacquistiamo la vista, e mediante le sue piaghe ci parlerà di amore, con una voce tanto potente che finirà per darci alloggio, una volta per sempre, con un tocco della sua infinita Misericordia, nella stabile dimora dell’amore, dove non c’è altro che amore, benché sotto diversi aspetti, e in varie forme e maniere. E sarà allora questo il faro sicuro che guida il nostro cammino dall’esilio alla patria.

Quanti cuori, che Gesù non poteva vincere con nessun mezzo, ha attirati a Sé con questo supremo colpo di Amore Misericordioso, che tutto dimentica, perdona e ottiene; ed è per tutti luce, risurrezione e vita!

Alle anime pie, che praticano questi mezzi con fedeltà e perseveranza, e che già da qualche tempo procurano di non disgustare Dio e di praticare le virtù, credo di poter assicurare che se le praticano con generosità e ferma fiducia, in poco tempo, in meno di sei mesi, realizzeranno i loro desideri. Per le altre virtù, il Signore vuole spesso che lavoriamo e pazientiamo prima di concedercele, ma l’amore no, non può soffrire il suo Cuore amante di farci aspettare a lungo. Presto interverrà con la sua potente e misericordiosa mano a porre le anime pie su questo cammino di perfezione, dove, guidate dalla sicura luce dell’amore, passando al disopra di tutto, andranno di virtù in virtù, fino a giungere al monte santo di Dio.

L’amore è una calamita irresistibile che attira tutte le forze disperse dell’anima, e subito tutto, anche ciò che sembrava ribelle ad ogni altra soggezione, si sottomette al suo impero.

Niente desidera tanto il Signore quanto trovare anime nelle quali poter accendere questo fuoco; poiché questo è stato il fine della sua venuta in questo mondo e di tutte le fatiche e i dolori della sua vita, passione e morte: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso!” (cf. Lc 12, 49).


[1] * Cf. La Vida Sobrenatural, agosto 1924, pp. 90-97.

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