Libro Primo – L’amore è l’unica guida dell’anima che ama

L’AMORE E’ L’UNICA GUIDA DELL’ANIMA CHE AMA[1]*

Il Signore lo guidò da solo” (cf. Dt 32, 12)

Lo Spirito Santo, per bocca di Mosé, per farci capire la cura paterna che ha del suo popolo, usa queste amorevoli e commoventi parole: “Il Signore lo guidò da solo” (cf. Dt 32, 12). Il Signore è la sua guida… lo solleva e lo porta sulle spalle. Lo stesso fa, e anche più, in particolare con ciascuna di quelle anime che si donano a Lui generosamente, senza cercare altro che il suo santo amore. Quando un figlio è portato dal suo caro e amato padre, cessa per lui ogni preoccupazione, ogni affanno, ogni timore. Non lo preoccupa l’asprezza, né la lunghezza del cammino, né la notte, né il freddo, né la tempesta, né la neve, né gli ostacoli che può incontrare. Dice: Mio padre che mi porta, sa tutto questo, non ho quindi nessun motivo di temere. O anime fortunate che amate Dio, che lo volete amare, che cercate solo il suo amore: Ecco la vostra fortuna. Sono per voi queste consolanti promesse del Signore, questa sua amorevole cura. E’ a voi che si riferisce Gesù quando dice: “Nessuno le rapirà dalle mie mani” (cf. Gv 10, 28).

E non pensate che per godere di questi favori sia necessario essere già giunti alla cima della perfezione, o vivere una vita più da angeli che da uomini. No. Non è così. Le stesse parole del Signore ce lo fanno capire. Ditemi: Perché un padre prende sulle sue spalle un figlio? Perché, conoscendo l’asprezza del cammino e le poche forze del suo figlioletto, piccolo e debole, teme che cada, che si fermi; o che al primo incontro di ostacoli, s’impaurisca, torni indietro e lo abbandoni. Se il figlio avesse forze sufficienti per potersi fidare di lui, il padre non lo porterebbe sulle spalle. Gli direbbe solamente: Andiamo insieme. Ti accompagnerò. Non ti lascerò solo.

nelle braccia del padre. Lo stesso fa con noi Colui che è più che padre, nostro Creatore, nostro Salvatore, nostro tutto. Egli sa che, anche nelle anime che lo amano e che si sono consacrate al suo amore, ci sono ancora tante debolezze e fragilità. E precisamente per il fatto che sono deboli, Egli le prende fra le braccia e le porta. Egli sa anche che quelli che senza riserva si sono abbandonati in potere dell’Amore, l’Amore stesso li condurrà per sentieri aspri e difficili. Li porterà in alto mare o in mezzo a un torrente impetuoso dove dovranno lottare con le acque di forti tentazioni che minacceranno di sommergerli. O li porterà nella solitudine di un immenso deserto dove, togliendo dalla loro vista tutte le attrattive e gli appoggi umani, o ciò che sembrava poter dare loro qualche conforto, farà loro sentire penosi abbandoni, palpare dense tenebre e passare oscure notti… Malgrado tutti i fervorosi desideri dell’anima e delle sue ripetute proteste di seguirlo fino alla morte, Egli sa bene quanta è la nostra debolezza e che senza di Lui non possiamo nulla. Sì. Colui che dopo aver desiderato per trentatré anni, e con grande desiderio che giungesse l’ora della sua immolazione – “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi” (cf. Lc 22, 15) – avvicinandosi quel momento, alla vigilia della sua passione, si rattristò, temette e tremò: “Cominciò a provare tristezza e angoscia” (cf. Mt 26, 37). Egli sa quanto grande è la debolezza umana; che senza la sua assistenza, nell’ora della prova, non basterebbero mille proteste di fedeltà per sostenerla nei dolorosi sentieri per dove li condurrà l’Amore. E per questo, per animarla al generoso impegno che questo esige, il Signore la previene assicurandola che Lui stesso la caricherà sulle sue spalle e la terrà nelle sue mani. E’ perché conosce bene la sua debolezza che il Signore promette di aiutarla. Non perché l’anima sia perfetta, ma al contrario perché è molto difettosa, e più di altre aveva bisogno di essere sostenuta dal braccio dell’Onnipotente per non cadere. Chi abbia provato, anche per poco, le angustie in cui pone l’Amore, o gli stretti sentieri per dove questa esperta guida conduce l’anima amante, si persuaderà molto presto che solo la mano divina può sostenere queste anime elette, perché progrediscano generosamente in questo doloroso e glorioso cammino.

Per questo, non permette che qualcuno o qualcosa possa confortarle; ma è per un amore più grande. Perché Lui stesso vuole confortarle: “Io, io sono il tuo consolatore” (cf. Is 51, 12). Non sono più sufficienti, per questo, le parole degli uomini. Sono necessarie quelle di Dio, che sono quelle della Sacra Scrittura, di cui Egli ordinariamente si serve, o direttamente, per sua iniziativa, rievocandole nel loro intimo, o per mezzo di qualche suo ministro. Saranno come detto sopra: “Nessuno le rapirà dalle mie mani” (cf. Gv 10, 28); oppure: “Ne avrò cura come la pupilla dei miei occhi” (cf. Sal 17, 8 vulgata), oppure: “Sono io, non temete” (cf. Mt 14, 27), e altre simili. L’anima ricorderà allora che il divino Amante l’aveva prevenuta e lo riconoscerà ai suoi giochi amorosi. Per questo, in mezzo alle sue afflizioni, non chiede conforto a nessuno. Le basta il suo Dio, anche se nascosto. E gli dice: “Tu solo hai parole di vita eterna” (cf. Gv 6, 69). Non voglio altro conforto se non quelli che tu mi vuoi dare. Se ti piace, parla, di’ una sola parola, e la mia povera anima, malata di amore, sarà guarita. E l’Amore inonderà quella povera anima di gioia celestiale, di un gaudio che non è di questa terra. Ma se l’Amore le toglie le consolazioni, come può ora gustarle? Questo lo può fare solo il divino amore.

soffrire e godere. Alla mano paterna di Dio è riservato di realizzare questi misteriosi prodigi di amore: far soffrire e godere allo stesso tempo. Questo è anche ciò che dà all’anima una sicurezza tale che niente, né alcuno può toglierle la pace, né farla dubitare minimamente che il Signore stia con lei. Ella capisce, in maniera inesprimibile, che tutto è opera dell’Amore, il quale la spinge al largo, in alto mare, affinché da quelle onde furiose faccia ascoltare al suo divino Amante il cantico di un amore più puro. Così che anche di lei si possa dire: “Le grandi acque non possono spegnere l’amore” (cf. Ct 8, 6). In questa sofferenza le è di conforto il pensiero che la prima ad essere portata dall’Amore in mezzo a quell’oceano di dolori fu Maria Santissima, la creatura più amata da Dio, la più santa, quella che ha più amato Dio e gli uomini

Il desiderio di assomigliarsi ai due Cuori più addolorati, di Gesù e di Maria, che l’anima tanto ama, le fa ripetere spesso, con tutta l’anima: O morire o avanzare nel cammino dell’amore. E l’Amore subito accorre alla sua chiamata, e la conduce allora al deserto di cui si è parlato. La spoglia di tutto, le toglie ogni appoggio, conforto e attrattive umane. L’abbandona in una paurosa solitudine e in fitte tenebre. E’ la solitudine del Calvario, e le tenebre che precedono la sua mistica morte, come precedettero quella del suo Amato. Però è lì che l’Amore si leva dalla terra, cioè da tutte le piccinerie e le meschinità, distaccandole da tutto. E da quelle altezze ripete col suo Sposo Crocifisso “Attirerò tutti a me” (cf. Gv 12, 32); non per me, ma per portare anime al mio Amato. E allora l’Amore trionfa glorioso, conquistando cuori e guadagnando anime. Passa al di sopra di tutto fino a giungere all’unione eterna…

lasciarsi guidare. Come sono belle le vie dell’Amore! Fortunate le anime che lo scelgono per loro guida e si lasciano guidare da lui! Se questo cammino sembra essere triste e oscuro, è solo per quelli che ancora non conoscono i suoi intimi e celesti godimenti. Chi li ha provati non cessa di ripetere: “Gustate e vedete quanto è buono il Signore” (cf. Sal 33, 9).

Ho trovato in questa terra di dolore, in questa valle di lacrime, in questo esilio, una felicità simile a quella della Patria celeste, l’acqua che zampilla fino alla vita eterna, e che estingue ogni tipo di sete. E’ una ricchezza di cui nessuno mi può privare. Venite e vedete (cf. Gv 1, 39).

Inoltre, in proporzione della generosità con cui l’anima si consacra all’Amore e si lascia portare da lui, senza timore e senza retrocedere, le si attenuerà la prova. In breve tempo godrà in pace dei frutti della sua fedeltà e costanza.

Quando l’Amore può operare senza incontrare ostacolo né resistenza, è un maestro così abile da fare in poco tempo ciò che non possono fare né le creature, né lunghi anni di penose sofferenze. Le anime guidate dall’amore non hanno nemmeno bisogno di molta direzione. L’amore tutto insegna con una abilità e saggezza che sorprende. Ci stupisce per il modo così semplice con cui fa tutto. Non ci sono anime più semplici di quelle che sono dirette dall’amore.

Pur essendo tanto grande ciò che avviene in esse, non hanno da dire quasi nulla della loro vita interiore. Tutto è così semplice e ordinario che non attirano l’attenzione su nulla. Sono amate da tutti, ma quasi non se ne spiega il perché. In apparenza, ci sono altre persone che sembrano più degne di stima, ma queste non ci attirano come quelle.

L’amore le spinge a nascondersi, ma lo fanno con tanta naturalezza da non apparire che si nascondono o si vogliono nascondere. Ed è questa la ragione per cui il cammino dell’amore è così sicuro. Chi lo intraprende davvero, non va fuori strada. Nessuno disturba queste anime, né può privarle delle loro ricchezze, perché nessuno immagina il tesoro che possiedono, né il prezioso lavoro che vanno compiendo. Se il Signore manda loro qualche suo ministro per la loro direzione, lo accettano con gratitudine; se no, non si inquietano. Al contrario, si abbandonano con maggior fiducia al Signore. Se il Signore manda loro un direttore, più che per dirigerle, è perché ammirino ciò che Egli opera in esse, ciò che fa l’Amore che è la guida suprema che le governa. Ci sono anime che soffrono per non avere un direttore che le comprenda. Lo chiedono a Dio; lo supplicano di concedere loro questa grazia. Egli glielo manda, ma vuole che non sia altro che l’Amore. Le affida alla sua saggia e sicura direzione; ma esse non lo accettano e ne cercano un altro. Capiscono che Dio non vuole dare loro altra guida che l’amore, per la pace interiore che sentono, e che quindi si abbandonino ciecamente alla sua direzione, senza preoccuparsi di altro che di non disgustare l’Amore. Ma non sono costanti; presto cominciano a dubitare…, a non credere nell’amore, mentre l’amore esige un abbandono cieco e assoluto. Hanno paura… Povere anime! Questa paura che le priva di tanto bene, proviene dall’amor proprio che segretamente protesta, perché sa che il divino amore le spoglierà di tutto; e questo non lo gradiscono.

E’ questo un periodo decisivo per la santità di molte anime. Beate quelle anime che con un atto generoso – al quale le invita la grazia – vincono in questa lotta fra i due amori : amore di Dio e amor proprio, e fanno trionfare l’amore divino. Abbandonandosi ad esso, l’anima trova subito tutto, senza che le manchi più niente. Lo assicurano tante anime generose che lo hanno provato e che ora godono in cielo, bevendo a sazietà al torrente del piacere, e quelle che qui in terra lo stanno provando e partecipano di quel mare di felicità, per quanto è possibile a creature mortali. Anche lo Spirito Santo stesso lo assicura. E’ senza dubbio alle anime grandi guidate dall’amore che il divino Spirito fa dire nel Salmo 22: “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare…” (cf. Sal 22, 1-2).

Proseguite sicure, anime che amate! Il divino Pastore che vi governa è disposto anche a dare la sua vita perché nulla vi manchi e per condurvi al fuoco eterno dell’amore, per il quale tanto sospirate. Egli mette in pericolo la sua vita per le sue pecore. L’ha già data la sua vita accettando la sua dolorosa morte di Croce, perché voi possiate vivere felici e contente, con la certezza di giungere alla gloria eterna, che è preparata per quelli che lo amano.

Sono queste le anime privilegiate che Gesù riconosce per pecorelle sue, e che conoscono il loro Pastore per i richiami amorosi con cui le invita a seguirlo ai pascoli erbosi, perché pascolino esse e ne diano ad altri in abbondanza…

Quanto piacevole sia questo, lo sa solo chi lo ha provato! Locuzioni interiori, lumi e illustrazioni con cui possono facilmente elevarsi al di sopra di tutte le cose materiali, per contemplare le spirituali ed eterne. Ardenti affetti del cuore, che le tengono sempre disposte alla virtù, agli atti eroici di carità in favore dei fratelli. Mozioni interiori del divino Spirito che le porta dolcemente, in ogni momento, ad alimentare la loro anima alla medesima fonte a cui si alimentava il Verbo fatto Uomo: la Volontà di Dio, e anche a condividere con tutti quelli che a loro si avvicinano, questi pasti abbondanti in cui esse trovano la salute e la vita.

effetti della fiducia. Se quelli che sono affamati e assetati di giustizia e di santità si persuadessero che è qui che queste due sante aspirazioni risiedono nella loro pienezza! Che questa è la fonte delle acque che possono estinguere loro la sete che li consuma! Allora non si stancherebbero a cercarla con altri mezzi più faticosi e meno efficaci, potendo trovare qui, direttamente, tutto ciò di cui hanno bisogno in vita e in morte; poiché l’Amore che li ha guidati, più che mai sarà il loro compagno e protettore per difenderli dai feroci attacchi dei nemici nell’ora estrema, in quel momento dal quale dipende l’eternità. Allora, male si troveranno quelli che hanno confidato nelle loro opere, nei loro lavori, nelle loro forze, o nei loro amici e consiglieri. In quell’istante, tutto ci sarà strappato e ci mancherà, e forse non ci sarà nemmeno concesso di avere a fianco il Ministro del Signore, oppure le angosce e i dolori della morte non ci permetteranno di poterci servire di lui, come tante volte succede, o perché si è perduta conoscenza o perché non si può più parlare.

Quelli che davvero amano, non hanno bisogno di niente e di nessuno. L’Amore li difende, li consola, li salva, e come astro luminoso risplenderà nelle anime loro in mezzo alle dense tenebre di morte e li farà ripetere: “Non temerò alcun male, perché tu (l’Amore) sei con me” (cf. Sal 22, 4). L’amore mi guida, niente mi mancherà (cf. Sal 22, 2). Mi porta alla pasqua eterna del cielo, dove si vive solo di amore.


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, agosto 1925, pp. 73-80.

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