Libro Primo – L’amore esige la fede

L’AMORE ESIGE LA FEDE[1]*

Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi

(cf. 1 Gv 4, 16)

Dopo aver visto l’Unigenito di Dio scendere su questa terra, vestirsi della nostra carne, farsi nostro fratello, vivere fra noi, passare dappertutto facendo del bene a tutti, sembrerebbe inutile aggiungere che crediamo nell’amore di Dio. E non soltanto inutile, ma anche così strano che forse si stupirebbe, non direi un incredulo o un semplice cristiano, ma certamente un’anima buona che tende alla perfezione e alla santità, se le domandassimo: – Credi tu all’amore di Dio? E come non dovrei credere?… ci risponderebbe subito. E’ possibile non credere all’amore di Dio, dopo averlo visto morire per noi? Mangio tutti i giorni la sua Carne, quella carne divina che è stata torturata per amor mio, per le mie iniquità; bevo il suo Sangue, quel sangue che mi ha lavato dai miei peccati e che si sta offrendo in redenzione perpetua per me sull’altare; com’è possibile che io non creda al suo amore? E tutte le anime buone sicuramente ripetono con l’Apostolo san Giovanni: “Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi” (cf. 1 Gv 4, 16).

non si conosce l’amore di dio. Eppure, non è così. Dio lamenta che non si crede nel suo amore. E si lamenta dei suoi, essendo questo l’errore in cui incorrono il più spesso le anime buone e che più ferisce il Cuore di Colui che è Amore e che tutto fa sotto l’impulso dell’amore che porta all’uomo.

O amore del mio Dio, sconosciuto, offeso, disprezzato, io credo in Te, e capisco perché alcune anime si sono offerte vittime all’Amore Misericordioso! Io mi unisco ad esse, e vorrei far capire a tutti quanto soffre il tuo Cuore. Vorrei formare una legione di anime che riparassero il tuo amore offeso, non solo per le bestemmie, per i peccatori, per quelli che non ti conoscono, ma anche per le mancanze dei tuoi nel non credere al tuo amore. Ti affliggono tanto queste mancanze! Amareggiano tanto il tuo Cuore di padre!…

Suscita, o Gesù, nei tuoi servi il desiderio di consolarti con la loro fede ferma e costante nel tuo divino amore; con la fede della tua Ss.ma Madre, quando ti vide morire in un mare di dolori, abbandonato dal cielo e dalla terra, in quello stato di estremo abbattimento che fece fiaccare la fede in quasi tutti quelli che assistettero ad una morte così ignominiosa; con una fede che ci faccia dire spesso: “Anche se mi uccidi, io crederò sempre al tuo amore”(cf. Gb 13, 15 vulgata: Etiamsi occiderit me, sperabo in eum).

Credere nell’Amore!… E che cos’è l’Amore? L’Amore è Dio. E’ ciò che forma l’ammirazione, l’estasi perpetua degli Angeli e dei Santi nel Cielo. Sì. La somma beatitudine di quella patria beata è vedere l’Amore nella sua completa estensione, nel suo potere e attività infinita. Vedere Dio che ama Se stesso e che si amerà eternamente, e vedere noi stessi consumati in Lui, amandolo con quel medesimo amore, per i secoli dei secoli. Ma, a prescindere da quel gaudio di cui noi, per ora, non possiamo formarci che una debole idea, a causa della nostra mente limitata e meschina, costituisce il gaudio dei beati anche il vedere l’amore con cui Dio ama gli uomini e si occupa di loro. Un Dio-bambino che piange! Un Dio che si stanca camminando in cerca delle sue creature! Un Dio che si dà in cibo! Un Dio morto per l’uomo! Ma questo ancora non basta.

Essi vedono che Dio va moltiplicando i prodigi del suo amore, nonostante non sia per questo amato. Ciò che aveva fatto per tutti, lo rinnova per le anime in particolare. Scende dal cielo, e nell’Ostia si fa anche più piccolo di un bambino. Si stanca in cerca di cuori che gli ricambino amore. Dispone, ordina, regola ogni cosa per prendere le anime nelle reti del suo amore. Quante volte guardano gli Angeli dal cielo il loro Dio che attende un’anima, come presso il pozzo di Sichem, tirando l’amo con la destra per tirarla a Sé, o con un contrattempo, o con una disgrazia, o con una gioia, o con qualunque altra circostanza, pensata, disposta e preparata dalle sue mani divine!… Gli abitanti del cielo, che vedono chiaramente tutto questo, contemplano ammirati tanto amore ed esclamano: Dio ama davvero molto gli uomini!

E’ dunque strano che Gesù soffra un martirio di amore più doloroso di quello del Calvario, a causa di quelli che non credono o dubitano del suo amore? Il Cielo ammira stupito, e la creatura non crede! Sì, è proprio vero che non si crede nell’amore di Dio, quando si guardano le cose con occhi umani; quando attribuiamo gli avvenimenti della vita alla casualità, alle circostanze ordinate dagli uomini, e non guardiamo a Dio che tutto dispone con peso e misura (cf. Sap 11, 20) per il bene di ciascuno in particolare. Come farebbe un padre che non dovesse occuparsi che di un figlio unico.

sicurezza di figli amati. Il buon figlio. Ecco l’immagine dell’anima fedele che non dubita dell’amore del suo Dio. Quante volte succede che il figlio non conosce il motivo dell’agire di suo padre, né il perché di alcune cose che talvolta sembrano essere fatte male. Ma dal momento che sa e può dire: “Ha fatto questo mio padre”, non ci riflette più; resta tranquillo e si dice: So che mio padre mi ama; non dubito del suo amore; questo mi basta. Ecco, quindi, ciò che deve fare l’anima che vuole farsi santa, e non essere ingrata all’amore di Dio. Amare e credere di essere amata. Non occuparsi di altro che di credere e corrispondere all’Amore.

Dalla mattina alla sera ci si presentano mille occasioni in cui, se non facciamo subito questo atto, ci esponiamo a mancare di fede e di amore di Dio. Se nelle circostanze che ci si presentano, i nostri occhi si fermano, anche brevemente, sulle persone che ci circondano, pensando che sono esse che dispongono le cose buone o cattive, piacevoli o spiacevoli, o che, almeno, hanno parte agli avvenimenti, ai risultati ecc., e ci tratteniamo a ragionarci, già manchiamo di amore. A quell’amore così tenero che tiene contati i capelli del nostro capo e non ne lascia cadere nemmeno uno senza il suo volere. Si manca, sì, alla fede e all’amore. In quell’amore che costituisce l’essenza della santità e che fa sì che l’anima piena di amore non abbia bisogno di altro per volare nella via del Signore. Quanto rare sono le anime che in ogni circostanza, in tutti gli avvenimenti, credono all’amore di Dio e non vedono né considerano altro che l’amore, o per lo meno notano quanto facilmente si manca alla fede e all’amore!

Mio buon Gesù, dolcissimo Gesù, Amore misericordioso! Fa’ che non succeda più così, o che, almeno, quelli che leggeranno queste righe ti amino tutti come Tu vuoi essere amato. Adesso che hanno preso coscienza, in queste pagine, di quanto si manca di fede nel tuo amore, e di quanto ti dispiace questa diffidenza, fa’ che non ci sia nessuno che ti voglia dispiacere. O piuttosto entrino tutti a far parte della legione di quelle anime che Tu vuoi siano totalmente consacrate a Te, come vittime del tuo amore offeso.

anche nelle avversita’. Ma ancora più dolorose per Gesù sono le mancanze di fede nell’amore da parte delle anime che, avendo detto: “Come si sta bene qui” (cf. Mt 17, 4), nel tempo della consolazione, quando poi il medesimo Amore prende per loro una forma dura e all’apparenza crudele, perché nei suoi misteriosi disegni si nasconde e all’improvviso finge di abbandonarle e non lascia loro sentire la sua amabile presenza… ecco che sembra loro di aver perduto tutto. La pace che hanno è tutta riposta nel profondo dell’anima, senza che i sensi siano in grado di percepirla. Sembra che questi siano in balia di se stessi, sbattuti da onde furiose di terribili tempeste, che minacciano di far colare a picco la povera barchetta che spesso, senza pilota, è trascinata da impetuosa corrente. Quanto bisogno ha allora l’anima di aver fede nell’Amore! In questo stato, è certo che costa di più. Tuttavia, anche allora Dio vuole che si creda in quell’amore che mai cambia e che si mostra più tenero all’anima quando questa fugge, affinché essa lo segua e attenda in silenzio, credendo in Lui, e ripetendo come se fosse sul Tabor: E’ bello per noi restare qui” (cf. Mt 17, 4).

Sì, mio Dio, è bene per me che io resti qui, nell’avversità, se ti fa piacere, se mi concedi, a questo prezzo, che io possa amarti e la tua grazia mi assista per ripeterti sempre: Dio mio, ti amo, e credo nel tuo amore per me!

Quanto è doloroso per il divino Amante che, quando, spinto dall’amore, si nasconde con la notte dell’anima alla vista della sua sposa, ella, dubitando del suo amore, manchi alla fede giurata, e cerchi consolazione in altri fuorché in Dio, il quale, forse proprio quando ella si volgeva ad altro amore, pensava di tornare a mostrarle il suo Volto!

Credetelo, anime pie, Gesù si nasconde. Ma quelle ombre che lo nascondono alla vostra vista non fanno cambiare il suo amore per voi. E’ sempre lo stesso. Dio non cambia. E’ sempre quel Salvatore che ama con amore infinito tutte le anime capaci di poterlo amare, anche se cariche di mille peccati e infedeltà. E voi che aborrite il peccato, dubitate del suo amore? E se non dubitate, perché siete tristi? L’anima che fermamente crede di essere amata da Dio, pur soffrendo di non godere sensibilmente di quell’amore che in altri momenti era l’incanto della sua vita, viva pure serena e contenta, e allontani da sé ogni tristezza. E’ proprio dell’amore divino far gioire nella sofferenza, e nella sofferenza dello spirito toccare più direttamente la parte più delicata dell’anima, qual è l’apparente abbandono di Dio. Ma questa sofferenza è tale che procura all’anima fedele una gioia così grande che solo chi la prova può comprendere. E’ la gioia dell’amore che si purifica, si prepara e si dispone a godere l’Amore. Questo lavorio divino si svolge spesso fra terribili sofferenze. Ma sono sofferenze calme, tranquille, gioiose, che non ammettono altro conforto che quello dell’amore che tormenta. O anime che patite in questo stato sotto la mano di Dio stesso, allontanate, vi supplico, allontanate da voi ogni tristezza che freni la generosità richiesta in questo stato, affinché l’Amore agisca liberamente, si dilati ed estenda il suo dominio in voi. Dio vi prova per udire dalle vostre labbra quella parola che gli è di tanto gradimento e conforto: Dio mio, credo nel vostro amore. Tutto ciò che Voi fate è giusto e santo, è amore, è “misericordia e verità”.

Povera l’anima che si scoraggia e dice: Che debbo fare? Non posso fare nulla. E lascia perdere tutto. Che dobbiamo fare? Nient’altro che credere nell’Amore. Dio ci mette alla prova, sì, ma Gesù prima prega per noi affinché non venga meno la nostra fede, come pregò per l’Apostolo Pietro: “Pietro, ho pregato per te, che non venga meno la tua fede” (cf. Lc 22, 32). Può darci il Signore maggiore assicurazione che ci darà il suo aiuto? Se ci viene a mancare la fede, la fede nel suo amore, è per colpa nostra. Dio non ci mette alla prova per castigarci, o per allontanarci da Sé, ma solo per purificarci e poterci aumentare il suo amore. Ma per ottenere questo è necessario che abbiamo fede nella sua parola e generosità nell’ora della prova. Pietro si gettò in acqua quando Gesù lo chiamò; ma quando vide che affondava, ebbe paura, e la sua fede vacillò. Ma Gesù subito lo rimproverò chiamandolo uomo di poca fede e dicendogli: “Perché hai dubitato?” (cf. Mt 14, 31). Ecco fino a che punto Dio prova i suoi e vuole che abbiano fede nel suo amore. Quante volte Gesù si trova come obbligato ad abbreviare o mitigare la prova alle anime, perché vede che la loro fede viene meno! Povere anime! Se sapeste che cosa perdete nell’impedire all’Amore di agire liberamente! E pensare che ordinariamente è così!…

credere senza vedere. Se l’Amore potesse agire liberamente, quanto presto trasformerebbe tante anime che aspirano, sì alla santità, ma temono le necessarie operazioni di questo divino operaio, che sembra voler distruggere tutto perché tutto rinasca a nuova vita!

Che cosa allora bisogna fare? Come e quando impediamo l’attività dell’amore? Lo ripetiamo, perché è di capitale importanza: quando manchiamo di generosità nell’ora della prova e non crediamo all’Amore. Mentre i nostri occhi vedono che amiamo Dio e che Egli ci ama, ci sembra che procediamo bene e che non ci sia altra via migliore. Ma ci sbagliamo. C’è un’altra via molto migliore: è quella di chi crede senza vedere. Quando cioè le cose sembrano prendere una direzione contraria al fine a cui aspiriamo. Quando le contraddizioni degli uomini cospirano a distruggere i nostri piani, fatti con le più rette e sante intenzioni, interpretandoli in modo distorto. Ma soprattutto – e in questo mancano abitualmente le anime buone che non si curano più tanto delle cose esteriori – quando il loro spirito non trova, o non può ottenere ciò che sembra loro necessario: vivere più isolate e tranquille, in questo o in quel luogo, con questa o quella persona, fare questa o altra cosa… avere un confessore fatto così… un direttore che le diriga e le comprenda ecc., ecc. Povere anime! Ciò di cui avete bisogno è l’amore, dato che ne avete molto poco. Quante mancanze di amore e di fiducia nel preoccuparvi di queste cose! Perché inquietarvi se tutto, tutto è quantificato, moderato, regolato dalle mani benedette di Colui che desidera, molto più di noi, la nostra santificazione? Egli ci metterà, a suo tempo, nel luogo e con le persone che ci convengono. Ci darà, opportunamente, gli aiuti necessari, ci consolerà inviandoci chi ci consoli e ci comprenda. Se tarda nel farlo, se non lo farà, è perché vede che noi ci occupiamo di noi stessi, nel momento in cui più dovremmo abbandonarci alla sua Provvidenza. La santità è frutto di energici atti di amore. E’ in queste circostanze, più che mai, che dobbiamo praticarli. Chi vuole che Dio operi in lui e per lui, deve lasciare tutto nelle Sue mani, con completo abbandono, mettendo in pratica il detto del Salmo: “Getta sul Signore il tuo affanno, ed Egli ti darà sostegno” (cf. Sal 54, 23). Senza voler anticipare l’ora delle consolazioni, confidiamo, senz’ombra di dubbio, nel Signore, ed Egli darà alle anime nostre, che tanto gli costano, tutti gli aiuti che occorrono. Com’è possibile che non ci soccorra nelle necessità dell’anima Colui che si commuove e piange per le nostre necessità materiali, e si mosse a compassione di fronte alla folla che lo seguiva, affamata e senza aver da mangiare? “Ho compassione di questa folla perché… non hanno da mangiare” (cf. Mt 15, 32). Ma che ha quella gente che strappa così commosse parole a Gesù? E’ che sono rimasti fedeli nella prova. E’ da tre giorni che seguono Gesù senza toccare cibo. Non possono più resistere, ma non lo abbandonano. Questo dimostra che non hanno perduto la fede nel suo amore. Allora – ci dice il santo Vangelo – Gesù operò un prodigio, moltiplicando il pane. Il Signore sarà maggiormente disposto ad operare prodigi, se necessario, per dare pane alle anime!

E il sacro testo dice che tutti mangiarono di quel pane fino a saziarsi e ne avanzò anche. E’ questo che Dio fa con le anime che confidano in Lui. Prima, se necessario, opera prodigi per dare a ciascuna il cibo spirituale di cui abbisogna; poi lo dà in tale abbondanza che ne avanza anche per distribuirne agli altri.

O bontà grande di Dio per quelli che credono nel suo amore! Anime tutte che leggete queste righe: nel momento della vostra prova, dite a voi stesse: Credo o non credo che Dio mi ama? Se potete rispondere: No. Io non credo nell’amore di Dio. Allora rattristatevi, piangete e affliggetevi; avete motivo per farlo, perché avete perduto la fede. Ma, se la vostra risposta è quella che può e deve dare ogni anima in grazia, e anche quella che non sia in grazia: “Credo che Dio mi ama”, allontanate subito da voi ogni tristezza. Considerate che appunto questo vuol dire essere amati da Dio. Queste parole racchiudono tesori di infinite ricchezze, mari di felicità! Dio mi ama! Meditatele attentamente nell’ora della prova.


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, maggio 1924, pp. 298-305.

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