Libro Primo – Perchè la santità è amore

PERCHE’ LA SANTITA’

E’ AMORE

Senza di me non potete far nulla” (cf. Gv 15, 5)

A tutti gli uomini Nostro Signore rivolge queste parole: “Senza di me non potete far nulla” (cf. Gv 15, 5). Ma in modo tutto particolare a quanti lavorano alla propria santificazione.

Nell’ordine naturale, l’uomo può operare senza Dio, cioè senza la sua grazia e il suo amore, sebbene non senza il suo concorso. Ma nell’ordine soprannaturale, la sua impotenza è assoluta. Nulla, assolutamente nulla, può fare la creatura che giovi all’anima sua e sia degno di merito per la vita eterna, senza che Dio, con la sua grazia, operi con essa.

Non possiamo nemmeno, ci assicura S. Paolo, pronunziare debitamente il nome del Signore Gesù, né concepire un buon pensiero. L’uomo è limitato in tutte le cose, non può conseguire tutto ciò che pretende, né fare tutto ciò che vuole. Ha sempre bisogno di qualcosa o di qualcuno nelle sue imprese. A volte questo gli sembra molto pesante e vorrebbe scrollare il giogo della sua impotenza. Soffre, si disgusta, si sdegna, a doversi sottomettere a questa legge che si oppone alla sua alterigia e superbia.

Ma l’anima umile che cerca la santità, possiede già, direbbe S. Agostino, qualcosa di ciò che cerca. Possiede già la grazia santificante, il più prezioso di tutti i beni, dato che essa è la garanzia, il pegno o il “germe” della felicità eterna. Per essa, dice S. Pietro, noi siamo partecipi della stessa natura divina (cf. 2 Pt 1, 4). Cercando con la santità il Dio della santità e datore di ogni bene, l’anima umile cercherà di aumentare incessantemente questo tesoro.

la grazia attuale. Ma per questo è necessaria all’anima, ad ogni istante, un’altra grazia: che Dio stia operando con essa, poiché senza di Lui non può fare nulla. Dolce e preziosa necessità che obbliga Dio, che essa ama, a venire in suo aiuto e a unirsi di più ad essa per poterla amare di più! Senza alcun dubbio. Per vivere nella regione del soprannaturale, è necessaria, oltre alla grazia santificante – che ci dà tutto il meccanismo della vita soprannaturale – , la grazia attuale che lo mette in movimento. Luce che Dio comunica all’anima in ogni caso, per dissipare le sue tenebre; impulso che Egli imprime alla volontà per muoverla ad agire. Questa grazia attuale è una partecipazione al medesimo potere di Dio, affinché possiamo giungere alla perfetta somiglianza con Lui, in modo che dell’anima in grazia si possa dire che comincia a deificarsi sulla terra; e il santo giunge in cielo alla deificazione o somiglianza completa (cf. 1 Gv 3, 2).

E poiché Dio è tutto amore, “Deus charitas est” (cf. 1 Gv 4, 8: Dio è amore) e la santificazione consiste nel lasciare che Dio operi in noi fino a restare come trasformati in Lui, ecco perché la santità è amore. Perché tutti i suoi atti, anche i minimi, comportano un certo tratto amoroso con Dio, una speciale relazione di intimità con Lui, poiché è unicamente Lui che può dar valore e merito a ciò che facciamo.

La creatura sola – anche dopo essere elevata alla vita della grazia – senza una nuova grazia attuale in ogni caso, non può operare oltre i limiti del naturale. E questo non è sufficiente per santificarci. Dio, comandando a noi tutti di santificarci e fare sempre opere degne di vita eterna, si è obbligato, in certo modo, a venire Lui stesso a compiere questi atti in noi, a unirsi alla nostra debole volontà per mantenerla ferma nei suoi propositi. Si è costretto a darci forza, perché possiamo andare avanti senza venir meno sotto il peso della nostra debolezza e nelle lotte che dobbiamo sostenere con tanti nemici.

Hai pensato, tu che desideri e cerchi la santità, e procuri di fare tutto per Dio, che mentre stai facendo questo, o anche quando solo lo pensi e lo desideri, Dio stesso sta con te, in modo speciale, per darti la sua grazia, e si china fino a te, affinché tu possa, col suo aiuto, desiderare, volere e compiere tutto questo? Non dubitare, anima che sospiri per la santità! Tutte le volte che sinceramente desideri Dio o compi un atto buono, Dio è con te; ti dà come un aumento di sé e compie tutto in te (cf. Ef 1, 23).

Quando desideri mortificarti o mortifichi le inclinazioni o soddisfazioni naturali, quando soffri, ti immoli e taci, quando ti sacrifichi per il bene degli altri, o subisci persecuzioni offrendo tutto al Signore; quando preghi, ricevi i sacramenti, procuri di compiere bene i tuoi doveri, quando ti umilii e ti penti dopo una colpa e continui ad andare avanti senza scoraggiarti né perdere la pace, quando procuri che altri facciano lo stesso e non solo questi atti buoni in sé, ma anche altri indifferenti, come sarebbe il parlare, il ricrearsi, il mangiare, il dormire ecc., se hai cura di purificare la tua intenzione, spogliandola di ogni mira umana o interesse personale e cerchi solo la volontà di Dio e la sua gloria, tutti questi sono atti soprannaturali; appartengono a quella regione dove tu, da solo, non puoi salire. E’ dovuto venire il Signore in tuo aiuto con una grazia attuale. E così, devi sempre invocare l’aiuto divino con lo sguardo interiore dell’anima tua verso Dio, purificando la tua intenzione.

Col solo fare questo, noi obblighiamo il paterno amore di Dio a chinarsi verso di noi, sue povere creature, a prenderci fra le sue braccia, ad elevarci al di sopra del naturale e comunicarci qualcosa del suo essere divino, della sua grandezza, del suo potere, della sua perfezione, della sua luce e bellezza. Quanto più continui saranno questi atti, e compiuti con generoso amore, tanto più intima e abituale si farà anche l’unione con Dio. Tutti noi uomini stiamo alla presenza di Dio, ma l’anima non si avvicina a Lui se non in proporzione ai progressi che fa nella carità.

“non temete”. Quanto si sbagliano tante povere anime, quando pensano che la santità si debba conseguire come a forza di braccia, con una lotta senza tregua né riposo! No! Il Signore, da quel tenero Padre che è, non esige tanto; conosce la nostra debolezza e per questo nel suo santo Vangelo non fa che ripeterci ad ogni passo: abbiate fiducia… “Non temete”. E alla fine della sua vita, per confermarci nella fiducia e assicurarci del suo aiuto e protezione, aggiunge: “Sarò con voi” (Mt 28, 20). Non dovete temere. Resterò con voi per aiutarvi, quando mi chiamerete e nell’opera della vostra santificazione. E non solo per aiutarvi, ma anche per venire io stesso a voi, con l’Eucaristia, a portare a termine quella grande opera che mai compireste senza di me.

L’anima che ama Dio può, se vuole, sempre, in tutto ciò che fa, dice e pensa, fare che Dio si unisca ad essa, può godere dei suoi abbracci, dell’affetto del suo Dio. Il Signore, soddisfatto dell’amore della sua amata, si sente come stimolato e obbligato da quelle piccole attenzioni e desideri di compiacerlo, a chinarsi fino ad essa, a stringerla sul suo petto, a infonderle il suo amore e poi prendere stabile dimora nell’anima sua (cf. Gv 14, 23). Tutto questo – mi consola ripeterlo – lo produce un solo atto soprannaturale, anche il più piccolo, con maggiore o minore efficacia, in proporzione non già al merito speciale delle opere, ma alla forza con cui le fa salire in alto l’intensità dell’amore.

Così, la santità è tutta opera di amore. “Il bene soprannaturale di un solo individuo supera il bene naturale di tutto l’universo”. Suppone più amore… La ragione è chiara: quando la creatura vive e opera soprannaturalmente, sta unita a Dio, il quale le comunica qualcosa del suo divino essere e potere, e Lui stesso opera in essa: “Non vivo più io, è Cristo che vive in me” (cf. Gal 2, 20); Non io, ma la grazia di Dio con me” (cf. 1 Cor 15, 10).

Ma per questo è necessario che le nostre opere abbiano sempre un po’ di linfa della vite divina, Gesù Salvatore nostro, al quale siamo uniti come tralci. Quando il Profeta David pronunciò quell’enfatica espressione: “Ho detto: voi siete dei” (cf. Sal 81, 6), dovette certamente vedere gli uomini sotto l’influsso della grazia divina, che li trasforma e assimila al loro Creatore.

Chi potrebbe dire quanti misteri di amore racchiude in sé la grazia che ci deifica? E’ necessaria l’eternità per renderne grazie. Se adesso li comprendessimo, moriremmo oppressi sotto il peso dell’eccesso di amore del nostro Dio verso di noi.

“io sono la vite, voi i tralci”. Ripetimi, Signore, continuamente, quelle parole che tanto mi consolano: “Senza di me non potete far nulla” (cf. Gv 15, 5). Che piacere prova l’anima mia nel pensare che quando opero il bene, Tu stai sempre con me per dargli vita, efficacia e valore! Così, facilmente mi convinco come possa uscire qualcosa di buono da questo essere miserabile e debole. Perché sei Tu, centro di vita, che gli comunichi qualcosa della tua vita divina e gli dai il vigore e il movimento. Adesso capisco perché, a volte, esseri poveri e deboli hanno potuto fare cose grandi, capaci di riempire di stupore quelli che non potevano capirne la causa, perché non sapevano superare i limiti naturali sui quali soltanto fondavano tutta la loro grandezza e forza.

Capisco perché tanti sono andati gioiosi ai supplizi e alla morte; perché tanti giovani, nel fior degli anni, si danno ad una vita di penitenza e, rinunciando al mondo e ai piaceri che loro offre, perseverano fino alla morte lottando e trionfando generosamente contro le passioni e il peccato.

Il mistero di tutti questi prodigi è che Dio dimora in essi e li sostiene con la forza soprannaturale della sua grazia: “Io sono la vite e voi i tralci” (cf. Gv 15, 5), ha detto Gesù. Quale unione più intima possiamo immaginare di Dio con l’anima nostra? Questa unione suppone una certa comunicazione di natura, perché il tronco e i rami formano una sola pianta e ricevono la medesima linfa dalle radici. E’ necessario che l’influsso divino si diffonda nell’anima, perché questa conservi e aumenti le sue energie e operi soprannaturalmente.

Chi, se non Lui, sostenne senza che venisse meno, presso la Croce del Figlio moribondo, la più tenera di tutte le madri, senza sentimenti di vendetta contro i carnefici o di indignazione contro il cielo? Non era forse Maria una creatura? Sì. Ma l’unione così intima e perfettissima che aveva con la Vite, di cui anche lei era un tralcio, e la perfezione e la pienezza con cui riceveva la sua linfa, erano la sua forza, sì che poteva dire: “Per me vivere è Cristo” (cf. Fil 1, 21). La medesima forza che sosteneva il Figlio in Croce, sosteneva la Madre ai piedi di essa, tranquilla e serena nella sua profonda desolazione.

“Senza di me non potete far nulla!” E’ questo che chiedo, Signore: di non poter far nulla se non con Te. Dover fare tutto unita a Te, perché così la gloria di tutto ciò che faccio sia solo tua, eterna origine da cui procede ogni bene. “Senza di me non potete far nulla” (cf. Gv 15, 5). Quindi, tutto ciò che gli uomini fanno senza Dio, anche se apparentemente grande, è un nulla, poiché nulla lo chiama l’Eterna Verità. Senza alcun dubbio. Un nulla è tutto ciò che l’uomo fa senza il suo Dio; tutte le opere puramente naturali, anche se non cattive, in cui Dio non vi ha altra parte che quel concorso indispensabile come Creatore e Conservatore, indipendente dalla volontà della creatura, a cui, a volte, direttamente o indirettamente, vorrebbe anche sottrarsene, se le fosse possibile.

Al contrario, l’anima che cerca la sua santificazione gioisce e si offre con devoto abbandono a quella suprema volontà divina, dalla quale unicamente è mossa, e vuole agire, inclinando in questo modo Dio stesso a prender parte al suo operare con la grazia attuale, rendendolo soprannaturale e meritorio.

La santità è amore e opera di amore, che suppone e reclama sempre amore. Amore grande, tenero, da parte di Dio, essendosi Egli obbligato a realizzare la santità nelle anime che si sottomettono al dominio del suo amore. Amore anche da parte dell’anima, poiché questo sottomettersi gioiosamente all’amoroso impero del suo Dio in tutto ciò che fa, altro non è che un movimento prodotto nell’anima dall’amore, che la eleva al mondo soprannaturale, dove la santità si realizza.


 
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