Libro Primo – Solo con l’amore si lavora e si progredisce

SOLO CON L’AMORE SI LAVORA E SI PROGREDISCE[1]*

Andate anche voi nella mia vigna” (cf. Mt 20, 4.7)

Andate anche voi nella mia vigna” (cf. Mt 20, 4.7). Sappiamo a chi sono dirette queste parole di Nostro Signore Gesù Cristo, con le quali Egli ci invita al lavoro nella breve giornata della nostra vita. Sono dirette a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di essere figli della santa Chiesa, ricevendo il Battesimo. Da quando le acque rigeneratrici hanno cancellato la macchia del peccato dall’anima nostra, restituendole la libertà dei figli di Dio, il Padre celeste, per bocca del suo Unigenito fatto Uomo per essere nostro maestro e guida, ci invita tutti, senza alcuna eccezione, a lavorare nella sua vigna. Ma, disgraziatamente, pochi, molto pochi, fra coloro che si dicono cristiani, sono quelli che, ascoltando questo invito del Divino Maestro, si sforzano in qualche modo di fare qualcosa nella vigna del Signore.

Infelici! Il tempo di lavorare presto finirà, e al tramonto del giorno di questa breve vita, che amara pena sentiranno per non aver fatto nulla e per non aver più tempo per rimediare ad una perdita così grande! Dio illumini con la sua luce e smuova con la sua potente grazia questi ignavi prima che termini il giorno, poiché, certo, la tenue luce di queste righe non giungerà a penetrare nell’anima di quelli che vanno per la via del male.

Noi ci rivolgiamo a quelli che, sentendo l’invito del Signore, siano essi religiosi o secolari, sono già entrati nel campo del Signore per lavorare, non desiderando altro che piacere al Divino Padrone.

E’ una grande consolazione, per noi tutti che desideriamo amarlo e servirlo, sapere con certezza che Lui stesso ci ha chiamati alla sua vigna, e che quando ci chiamò, ci assegnò il lavoro che dovevamo compiere per meritare il pieno salario come suoi operai!

Il Signore, chiamandoci, ci ha assegnato un lavoro ben preciso che abbiamo da compiere. Ora, pur sapendolo, invece di impegnarci del tutto in esso, perdiamo tempo nel discorrere su ciò che dobbiamo fare e in che modo e se un altro lavora e quanto,ecc. E Dio non voglia che a molti, che se ne stanno con le mani in mano, senza far nulla, dopo aver ascoltato l’invito a recarsi nel campo, abbia a rivolgere il Divino Maestro il triste rimprovero: “Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi?” (cf. Mt 20, 6). Essi allora se ne resteranno molto confusi e vergognosi, perché non potranno rispondere: “Nessuno ci ha dato lavoro” (cf. Mt 20, 6).

Quelli che non vogliono, quindi, esporsi a questo rimprovero, né sentire la delusione di quelli che, avendo sopportato il peso della giornata e il caldo, ricevettero, a sera, la medesima paga di quelli che avevano lavorato un’ora sola, ascoltino ciò che qui si dice, e lo mettano in pratica, perché presto cadono le ombre del breve giorno della nostra vita e il tempo scade.

il lavoro dell’amore. Il lavoro principale che tutti dobbiamo eseguire e che ci è stato assegnato, senza alcuna eccezione, dal celeste “Padre di famiglia” (cf. Mt 20, 1) è quello dell’amore. Egli chiede e ordina amore; e lo fa come se ne avesse bisogno. Per essere amato, ha voluto che il suo Unigenito scendesse dal cielo e venisse in questa terra di dolore. Amandolo, ci perdonerà facilmente qualsiasi altra colpa che possiamo commettere nel servirlo. Ma se facciamo qualcosa senza amore, non avrà nessun valore; perdiamo tempo, ce ne stiamo oziosi. Ci affatichiamo spesso lavorando dalla mattina alla sera, senza un minuto di riposo; ma in realtà poco e forse nulla facciamo, se non facciamo sì che l’amore sia il movente di tutto. Alla fine della giornata, siamo soliti esaminare ciò che abbiamo fatto e in che modo, e ci rallegriamo se abbiamo fatto molto e bene, senza curarci di considerare ciò che è essenziale e più importante, e cioè con quanto amore abbiamo lavorato, se ci ha accompagnato il pensiero di fare tutto per amore, per piacere a Dio, e se l’amore sia stato anche l’unica speranza della nostra ricompensa.

La pace interiore ci farà discernere se abbiamo operato per amore. Chi opera per puro amore, pur non gustando dolcezze, sente sempre, in fondo all’anima, la pace e la tranquillità, senza che possano turbarlo i risultati sfavorevoli della sua attività. L’amore non ammette nessuna distinzione di opere. Chi ama, tutto ciò che fa parte del proprio dovere, lo esegue sempre con piacere e con la convinzione di dar gusto al Signore, perché sa che l’amore tutto eguaglia e tutto fa grande. L’amore lascia nell’anima, come un dolce tormento, il timore di aver amato poco, insieme ad una ferma fiducia che domani amerà di più. L’amore non va in cerca di dolcezze, ma di piacere a chi ama.

Nella limitata cerchia dei doveri del proprio stato, possiamo riempire di amore le nostre giornate, in tutta l’estensione della volontà di Colui che ci ha invitati al lavoro, senza lasciare alcun vuoto, fino al punto di meritare, alla fine della giornata, in qualunque ora fossimo entrati a lavorare, il medesimo salario di quelli che sono entrati alla prima ora. Se fossero ben convinte di questo tante anime, che cioè perdono il loro tempo a riflettere e meditare su ciò che devono fare e sui mezzi da usare per progredire nella santità, e non pensano, invece, che col solo fare con crescente amore ciò che stanno facendo, sarebbero sante!

Povere anime! Come vorrei io disingannarvi tutte e farvi capire che la santità non è tanto difficile quanto credete! Il cammino che fate è buono, e vi sembra forse che lo sia più di quanto realmente è, mentre ce n’è un altro migliore, più sicuro, più facile, in cui si lavora di meno e si avanza di più.

cercare solo l’amore. Abbandonate il pensiero di giungere a possedere questa o quella virtù, di giungere ad essere perfette, di fare opere e sacrifici eroici, di elevarvi ad un alto grado di orazione. Abbandonate tutto questo, che vi fa perdere tempo; e, senza preoccuparvi né di ciò che siete, né di ciò che dovreste essere, chiudete gli occhi per non vedere nulla e cercate l’amore. Amate e procurate che tutto ciò che fate sia accompagnato dall’amore, che tutto proceda dall’amore, che l’amore sia il movente delle vostre opere. E invece di esaminare in esse le virtù o i difetti, esaminate con quanto amore le avete fatte, se amate e come amate. Per conoscere questo, avviciniamoci un poco al cuore che più conosce la tenerezza dell’amore, al cuore di una madre. Che cosa non insegna alla madre l’amore per quei piccoli esseri che sono frutto delle sue viscere! Senza bisogno di nessuno studio né maestro, con quale abilità l’amore materno guida e regola gli atti, i pensieri, le azioni tutte della madre, quasi senza che lo avverta, affinché tutto risulti al profitto e al bene del figlio, oggetto del suo amore!

sia fatta la tua volonta’. Ma anche l’amore delle madri terrene non è che un modello imperfetto e un’ombra. Il nostro specchio e modello perfetto è Gesù. Egli ci mostra, fin dall’inizio della sua vita mortale, la prima condizione dell’amore: la dedizione a colui che amiamo. Dice: “Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (cf. Gv 6, 38). Alle ripugnanze della natura nell’accettare il calice amaro della Passione, l’amore aggiunge il “Sia fatta la tua volontà” (cf. Mt 26, 42), e lo “Alzatevi, andiamo” (cf. Mt 26, 46), ai dolori, alla morte. Con le mani legate, coronato di spine, carico della Croce, non si ferma né mostra riluttanza con gli strumenti di tanta empietà, ma pensa solo che è questo che chiede l’Amore. E, prima di spirare, i suoi ultimi respiri sono per pregare per i suoi crocifissori. E come caparra del perdono concesso, lascia loro in eredità il più grande tesoro, la sua Santissima Madre. E Maria, accettando di essere nostra Madre, ci insegna quanto liberale, generoso e benigno è l’Amore, e come non basta il torrente dell’umana iniquità ad estinguere gli ardori del Divino Amore, che con misericordia infinita tutto perdona e dimentica, accettando Lei come figli gli ingrati che sono stati causa dei suoi dolori.

Ecco lo specchio che con un semplice sguardo ci scopre subito se le nostre opere procedono dall’amore. Non ci dobbiamo contentare di una intenzione generale, fatta la mattina, di fare tutto per puro amore, o di qualche atto di amore, isolato, durante il giorno. Questo è molto poco; non basta per vivere vita di amore e amare Colui che ci ha amati tutti gli istanti da un’eternità. San Tommaso dice che il principale impegno del servo di Dio dev’essere quello di fare tutto il possibile affinché l’anima sia sempre unita a Dio con un amore attuale, accostandoci, in questo modo, per quanto ci è possibile, fin da questa vita, al perfettissimo amore attuale con cui amano i beati.

Questo è l’unico lavoro importante che racchiude tutto. E’ l’ “unum necessarium” (cf. Lc 10, 42: La sola cosa di cui c’è bisogno), al quale dovremmo impegnarci tutti con ogni sforzo. La maggior parte delle anime buone cercano l’amore, è vero, ma non vi tendono direttamente. Lo cercano in un modo indiretto, cioè facendo il bene e procurando di acquisire virtù. E questo è bene; non sono in errore. Ma è meglio cercare e tendere direttamente all’amore: amare e far piacere all’amato, come principale ed essenziale obiettivo, e lasciare che l’amore produca spontaneamente le virtù e le opere buone. L’anima che giunge a possedere quest’amore, non si preoccupa se sia buona o cattiva, se debba fare questo o quello, se debba agire in questo o in quel modo. Lascia tutto e cerca solo l’Amore come sua guida, suo tutore e suo maestro. Come, per il pesce, l’acqua è il suo elemento naturale e in essa vive felice, a suo agio, senz’altro desiderio che spaziarvi liberamente, così l’anima vive e trova tutto nell’amore, senza desiderare altro che internarsi sempre più in quel mare senza confine. Dev’essere così; non può essere diversamente, poiché il suo elemento e la sua vita è l’amore. Dall’amore procede e all’amore deve ritornare. Nessun’altra cosa le può bastare. Il lavoro che compie l’anima che ama in questo modo, è quello che meno considerano gli uomini, essendo occulto, e tanto occulto che non è conosciuto nemmeno dalla persona stessa che lo compie, è il lavoro più grande, il più importante che possa fare un’anima, e l’unico che riempie completamente il giorno del breve corso della sua vita. Sì, perché gli altri lavori è necessario interromperli, e non tutti possono eseguirli o fare le medesime cose. Ma con l’amore possono lavorare tutti, sempre e dappertutto. Si può amare soffrendo e godendo, dormendo e vegliando, mangiando e digiunando. Così il sacerdote dal pulpito o nel confessionale, come anche il converso nei suoi umili lavori in cucina. La madre nel mondo, nel compiere i suoi doveri di famiglia, come la monaca chiusa nel convento, nell’osservare la sua Regola; il missionario che porta la fede a persone delle selve, traversando i mari e lottando con tante difficoltà, come l’infermo impotente a muoversi, nel suo letto di dolore. Tutti possiamo amare egualmente, e solo amando non perdiamo tempo nella nostra giornata, qualunque sia la nostra occupazione, condizione o stato in cui ci troviamo. Non si conosce, per ora, il valore del lavoro compiuto per amore; ma che importa, se sappiamo con certezza che è così e che il Signore lo vede e lo considera?

O anima che hai lasciato tutto e cerchi solo l’amore di Dio in tutte le tue cose, quanto beata è la tua sorte! Sappi che questa tua sorte felice ti accompagnerà sempre. Tu porti con te una miniera nella quale potrai sfruttare sempre le più grandi ricchezze, senza timore che si esaurisca o che qualcuno te la possa togliere. E’ cosa tua e tua resterà sempre. E’ l’unica cosa che ti resterà, anche quando finirà il tuo tempo. Anche allora ti resterà l’amore. La morte non farà altro che assicurarti che sarà tuo per tutta l’eternità.

Gli uomini potranno, in buona o cattiva fede, sconvolgere i tuoi piani, ostacolare i tuoi progetti. I demoni potranno perseguitarti e Dio stesso provarti con la tribolazione e il dolore. Colui che cerca solo l’amore, non perde né la pace, né la gioia. In mezzo alle persecuzioni, alle umiliazioni e sofferenze, nel suo stato di apparente impotenza e inattività, egli vive in completa attività. Non interrompe il suo lavoro, ma lo aumenta e lo perfeziona secondo la volontà del Padrone che lo ha mandato nella sua vigna; e si prepara, anche se entrato al lavoro nell’ultima ora, a ricevere la medesima paga di quelli che hanno lavorato tutto il giorno sotto i cocenti raggi del sole, ma che hanno trascurato di accompagnare il loro lavoro con l’amore che doveva dargli merito e valore, cercando più di fare molto che di amare molto, o contentandosi di un grado di amore molto basso e imperfetto.


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, ottobre 1924, pp. 230-237.

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