Libro Primo – Volare a Dio

VOLARE A DIO[1]*

Ha scagliato un fuoco dall’alto e lo ha fatto penetrare nelle mie ossa

(Ger Lam 1, 13)

Il cammino della perfezione e santità, pur essendo tanto sicuro, sembra a molte anime difficile e pieno di inciampi. Secondo loro, ad ogni passo si
trovano pericoli e si presentano dubbi e angosce. Povere anime! Quante sono vittime di incredibili sofferenze e, spesso, con poco o nessun merito, perché tante volte confondono la tentazione con la virtù, o si figurano di vedersi obbligate a praticare questa virtù in un grado impossibile all’umana debolezza! Il risultato di questi timori è, quanto meno, la perdita di tempo; ma quasi sempre ne derivano danni molto più gravi. In queste condizioni, l’anima timorosa tarpa le ali alla generosità, tanto necessaria in questo cammino. Ripiegandosi su se stessa, si rimpiccolisce rendendosi incapace di elevarsi al Dio del suo cuore e di disporsi ad accogliere questo Dio di amore nella sua casa, perché vi dimori e il suo divino Spirito la guidi e la governi.

Questo accade alla maggior parte delle anime spirituali. E questo fa che le anime che sono libere da tante meticolosità, meschinità e dubbi infondati, supplichino incessantemente il Signore, ripetendo dal profondo del loro cuore: “Sì, vieni, Spirito Santo, vieni e accendi il tuo santo amore nei nostri cuori”.[2] Al calore di questo fuoco, subito si dissiperanno i timori e le angustie di tante povere anime.

Chi osserva da vicino le trasformazioni che in esse va operando la grazia, si rende conto chiaramente che il mezzo più potente ed efficace a realizzare questa trasformazione è l’amore. Che le anime si aprano senza timore al divino amore, lasciando indietro risolutamente qualsiasi motivo che le possa trattenere, anche se non riescono ad emendarsi completamente di qualche difetto, e non giungano a praticare la virtù come la vedono praticata da altri. Sono questi, spesso, i motivi che impediscono alle povere anime di aprirsi all’amore e comprendere che il Divino Operaio, una volta entrato in esse, appianerebbe tutto e dissiperebbe qualunque difficoltà.

Le anime agonizzano fra lunghe e penose sofferenze, e tuttavia non fanno un passo avanti nella virtù; sono sempre da capo, chiuse in se stesse, rachitiche, codarde, incapaci di servire in opere dirette alla gloria di Dio e al bene del prossimo. Al contrario, le anime che si aprono all’Amore che tutto illumina, e a tutto dà vita, energia e fecondità, corrono spedite, leggere, tirandosi dietro molte altre anime. Queste ottengono, senza sforzo e quasi senza rendersene conto, tutto quello che ad altri costa lunghe e penose fatiche per fare qualche passo avanti nella perfezione.

Perché, allora, molti di quelli che sono chiamati a lavorare al bene delle anime non si valgono di questo mezzo che ha posto nelle loro mani il divino Padrone, inviandoli a lavorare nella sua vigna?

Andate – diceva Gesù ai suoi Apostoli – e predicate a tutti il regno di Dio” (cf. Lc 9, 2). E il regno di Dio non è altro che il regno dell’amore. E quando i figli del tuono, Giacomo e Giovanni, vedendo che i Samaritani non volevano ricevere Gesù, gli dissero: Maestro, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?, Gesù rispose: “Non sapete di che spirito siete”; e li rimproverò severamente (cf. Lc 9, 54-55). Povero Gesù, come anche oggi è mal compreso il tuo spirito! A quanti tuoi ministri potresti rivolgere lo stesso rimprovero e dire loro: Il fuoco che io voglio che scenda sui paesi e sulle anime non è quello che distrugge per farli perire irrimediabilmente, ma un fuoco che purifica, illumina e dà vita, il fuoco dell’amore. Questo e non altro è quello che sono venuto a portare sulla terra, e desidero che si accenda in tutte le anime (cf. Lc 12, 49). Perché non vi servite del mezzo che vi ha dato Gesù, continuando la missione che lo portò su questa terra, voi tutti che siete stati eletti dal Salvatore per lavorare nella sua vigna? Perché essi non hanno ancora provato quanto questo sia efficace! Perché essi stessi, operando senza essere guidati dall’amore, – l’unico che dilata i cuori, dà luce, libertà e sapienza per ben camminare e guidare -, procedono a tentoni, tanto chiusi in se stessi e timorosi che, invece di essere buone guide delle anime, mostrano che essi stessi hanno molto bisogno di essere guidati. E così, è necessario far loro comprendere innanzitutto che la santità è amore, che la trasformazione della creatura in Dio si realizza solo mediante l’amore, che in quest’opera è maestro solo chi ama, e che senza l’amore, la scienza speculativa non serve spesso che a moltiplicare le parole, ad allungare conferenze e confessioni, senz’altro risultato che quello di irretire sempre più le povere anime.

Non c’è altro mezzo per farle uscire dallo stato di angustie, timori e perplessità in cui si trovano, che quello di avviarle, con mano ferma e sicura, sul cammino dell’amore e della fiducia. Dove c’è amore c’è luce e dove c’è luce e calore c’è vita, energia e coraggio per ogni cosa.

la liberta’ di chi ama. Quanta differenza esiste fra un’anima che ama veramente Dio e un’altra che, fingendo di essere molto spirituale, ama se stessa prima di amare Dio, cercando, sotto apparenza di bene, le sue soddisfazioni e gusti nelle stesse cose spirituali! Quanta differenza! Non c’è anima tanto libera e esente da sofisticherie, sottigliezze, meticolosità e piccinerie quanto quella di chi si è aperto all’amore e procede per quel glorioso e regale cammino. Poche parole le bastano per tranquillizzarsi nei dubbi che la delicatezza dell’amore le può suscitare. Chiara e concisa nelle sue idee e nel modo di esprimerle, quell’anima lascia subito trasparire la limpida sorgente da dove queste scaturiscono: l’amore; e, mentre chiede umilmente luce alle sue guide, essa le illumina e fa loro conoscere praticamente, mentre insieme procedono, quanto è bello il cammino dell’amore, e riconoscere nell’amore di Cristo, come dice san Paolo, quella scienza che supera ogni conoscenza. E quando per queste anime, accese dal fuoco del divino amore, suona l’ora del Getsemani e del Calvario, delle aridità e angustie di spirito, delle lotte con penose e lunghe tentazioni, si vedono lottare generosamente tenendo gli occhi fissi non sulle creature, ma solo su Colui che amano e che per loro amore fu umiliato, perseguitato, calunniato e condannato ingiustamente a morte. Una morte che Egli volle accettare in silenzio, godendo di essere elevato in Croce, perché sapeva che, da quel legno, avrebbe attirato le anime al suo amore. Contemplando quel Sangue prezioso e quelle piaghe, bocche di amore, queste anime vanno ripetendo con l’ardore di san Bernardo: “Vedendo che tu sei ferito, non voglio vivere senza ferite”; e comprendono che il tempo più glorioso per il cristiano è, come per il soldato, quando combatte eroicamente sul campo di battaglia irrigandolo col proprio sangue, a volte sangue del cuore, sangue che, unito a quello di Gesù, redime e salva le anime. Per questo, una volta chiesti gli aiuti e i consigli necessari, curano diligentemente di nascondere agli altri lo stato di prova e di sofferenza che attraversano, per non esporre la propria ricchezza al pericolo di essere carpita dal nemico. Gelose, custodiscono per sé la sofferenza come un tesoro, e non fanno come quelle anime che, amando più se stesse che Dio, manifestano a tutti le loro pene. E non solo manifestano le loro pene, ma in certo modo le trasfondono in altri con una vita triste e desolata, con lacrime e sospiri, dicendo a tutti che sono accasciate ed oppresse da pene indicibili.

soffrire con gioia. Povere anime! Con questo comportamento, voi mostrate di amare ben poco Dio, e che non è ancora venuto il fuoco dall’alto nelle vostre ossa, e non si è impadronito dell’anima vostra per istruirvi nella scienza dell’amore! Se poteste avere l’esperienza del profeta Geremia: “Dall’alto egli ha scagliato un fuoco e nelle mie ossa lo ha fatto penetrare” (Lam 1, 13), non procedereste in questo modo. La prima cosa che l’amore vi insegnerà è a soffrire e a sacrificarvi, immolarvi nel silenzio, senz’altro desiderio che vuotare fino all’ultima goccia il Calice che vi dà il Padre per assomigliarvi a Gesù, implorando dall’unica compagna fedele nei dolori, Maria, che vi comunichi la sua fortezza: “Desidero stare con te presso la croce e unirmi a te nel pianto” (cf. Stabat Mater).

Ma questa sofferenza, indispensabile per tutti gli amici di Gesù, non è quella sofferenza angosciosa e infruttuosa di cui abbiamo parlato, che opprime il cuore e scoraggia le anime. E’ un soffrire generoso e nobile, sorgente delle gioie più pure, che restituisce all’uomo la grandezza perduta per il peccato, quella grandezza che ricevette dal Creatore che lo costituì sopra tutte le opere delle sue mani (cf. Sal 8, 6-7). Ma questa grandezza gliela dà solo l’amore. Finché l’anima non entra in pieno nella via dell’amore, tutto in essa è piccolo. Piccole le sue aspirazioni, piccoli i suoi sforzi, i suoi pensieri, le sue luci, il suo modo di agire. Impiegherà molto tempo a discutere con le sue corte idee, trovando in tutto dubbi e timori, finanche in ciò che dicono le sacre scritture, intendendole a modo suo e non come sentono e dicono i veri maestri della vita spirituale.

l’amore da’ luce. Prima che l’amore sia penetrato davvero nell’anima, la sua fede è molto debole e qualunque inezia basta per estinguerla. Al primo incontro imprevisto, subito crolla l’edificio spirituale che non è basato sul solido cemento del vero amore di Dio. Gli Apostoli amavano Gesù, ma il loro amore era più umano e naturale che soprannaturale e spirituale. Non era vero e puro amore di Dio; più che Dio, amavano se stessi. Per questo, quando Gesù fu catturato, tutti fuggirono e lo abbandonarono (cf. Mc 14, 50). Ma quando lo Spirito Santo accese nei loro cuori il fuoco del vero amore, lo testimoniarono, intrepidi, fino a dar la vita per quel medesimo Gesù che avevano abbandonato. Abbiamo molti esempi di questo nel santo Vangelo: prendiamo quello dei discepoli di Emmaus. I due se ne andavano ragionando su quanto era accaduto in Gerusalemme riguardo a Gesù di Nazaret, e come alla sua morte si era adempiuto ciò che di lui era stato predetto dai profeti. Sapevano questo, conoscevano queste cose tramite la Sacra Scrittura, certa e sicura; e tuttavia, ecco come mettono tutto in dubbio, non fanno caso né prestano fede a ciò che sentono circa la risurrezione di Gesù, pur essendo stata profetizzata.

Ed ecco il rimprovero di Gesù stesso, unitosi a loro senza che lo riconoscessero: “O stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!” (cf. Lc 24, 25).

Ma di quale mezzo si servì Gesù per vincere la durezza dei loro cuori? Oh, sapeva bene che non c’era altro mezzo che l’amore. Il Sacro Testo dice che, mentre Gesù parlava, il fuoco dell’amore andava penetrando nei loro cuori; e al tempo stesso li penetrava la luce che emanava da Lui, l’unica efficace per far aprire gli occhi e far conoscere la verità, senza la quale le ragioni non sono sufficienti. A questa luce, tutto diventa subito chiaro ai due discepoli: spariscono i loro dubbi e, pieni di coraggio, ritornano a Gerusalemme per annunziare agli Apostoli che Gesù era veramente risorto. La causa di tale mutamento ce la rivelano essi stessi quando dicono: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (cf. Lc 24, 32).

Quando si ama, si capisce tutto molto presto! Le ragioni e le verità più chiare e convincenti non bastano a convincere l’anima che non ama, o ama freddamente. E’ inutile moltiplicare le parole. Bisogna accendere in essa quel fuoco, senza il quale, si lavora invano.

Spesso succede che, dopo aver mostrato con ragioni certe, come quelle della Sacra Scrittura, i motivi per rassicurare l’anima nei suoi dubbi e tranquillizzarla nei suoi timori, non si ottiene nulla.

Non sono le parole quelle che danno luce, ma l’amore; e ove non c’è amore, cerchiamo di far penetrare questo fuoco divino più che di convincere e persuadere con ragioni che non possono essere intese.

Questa è una verità certa, comprovata molte volte e confermata da ciò che dice S. Giovanni delle Croce: “L’anima che cammina innamorata non si stanca né stanca”.


[1] * Cf. La Vida Sobrenatural, gennaio 1925, pp. 16-22.

[2] Allude all’invocazione allo Spirito Santo che si recita all’inizio dei raduni comunitari e in apertura alle prediche nei corsi di Esercizi Spirituali: “Veni, Sancte Spiritus, reple tuorum corda fidelium et tui amoris in eis ignem accende” (Veni, Spirito Santo, riempi il cuore dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore).

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