Libro Quarto – Cristo vive in me

CRISTO VIVE IN ME[1]*

Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (cf. Gal, 2, 20)

Quando il cristiano si impegna decisamente al perfezionamento di se stesso, essendo incline al male e alla libertà a causa della sua natura corrotta, si espone necessariamente ad una lotta continua contro di sé, poiché il nemico più potente che deve affrontare è se stesso. Ma, molto prima ancora di iniziare la demolizione del proprio io e di farlo morire, comincia anche a sentire l’incomparabile gioia di una vita nuova. Vita vera, ricca, superiore a quella che viveva prima. Benché debba sempre crescere e perfezionarsi, la nuova vita lo rende così felice e beato che lo induce ad esclamare con l’apostolo S. Paolo: “Io vivo, ma non sono io che vivo”. Sento in me una vita che non è mia; non è quella che ho vissuta finora. E’ una vita nuova che mi fa parlare, pensare e sentire cose che prima non dicevo, non pensavo né sentivo. Mi fa andare, correre, volare là dove prima mi pareva impossibile, dove non potevo neppure pensare di poter arrivare.

Tutte le anime che si danno seriamente al Signore, sono concordi nell’affermare questo, e pare loro sempre che sia molto poco, o quasi niente, il lavoro che all’inizio costò loro molti sforzi in questo cammino.

quelli che amano poco. Ma non tutte le anime godono sempre di questa felicità, e non tutte nel medesimo grado.

La maggior parte ne gode solo ogni tanto, e in modo così debole che a stento percepiscono questa nuova vita e, di conseguenza, non sono in grado di apprezzarla come meriterebbe. Se non fanno senza ritardo qualche seria riflessione sulla causa per cui non sentono scorrere nelle loro vene la linfa della vite divina, alla quale sono uniti come tralci con la grazia santificante, corrono il rischio di lasciar perdere tutto e tornare indietro.

Povere anime, quanto mi ferite! Come vorrei farvi capire quanto grande è la vostra perdita! La causa è molto semplice, e non così difficile come vi sembra, o il demonio ve la rappresenta, per scoraggiarvi e farvi lasciare tutto. E’ che voi amate poco Dio. Amate con freddezza. Questo e non altro è il motivo. Cercate poco l’amore nelle vostre opere, parole e pensieri. Date più importanza a quello che fate che all’amore col quale dovreste farlo. Non credete che la cosa più importante sia ravvivare quel fuoco, quello Spirito di amore che abita nelle anime per purificarle e far loro sentire i suoi celesti ardori. Cercate piuttosto lo sguardo tranquillo e amoroso di Dio, sorgente di amore e di gioia, che vi accompagna sempre interiormente ed esteriormente. Pensate che siete amati e che amate; che godendo di Dio, siete anche voi il suo gaudio, la sua gloria e il suo amore. E gusterete molto presto, senza dubbio, quell’ineffabile piacere che rende tanti pienamente felici.

basta l’amore. Forse questo vi sembra difficile e raro? Lasciamo che ce lo dicano quelli che ne hanno fatto esperienza, perché amano e sono giunti a vivere e sentire l’Amore che in essi dimora.

Era una di queste anime, umile e sconosciuta, di quelle che il mondo ritiene disgraziate, perché non favorite dalla sorte, quando invece è povero e miserabile chi, anche se nuota nell’abbondanza, non ama Dio né cerca il suo amore. La compativamo per il penosissimo lavoro a cui era impegnata, di caricarsi grandi pesi sulle spalle. Non mi stanco – diceva – perché non sono sola a portare questo peso. C’è un altro che lavora con me e mi aiuta. Io non faccio altro che offrirmi volentieri a Dio con un atto di conformità alla sua divina volontà che così dispone. Con questo atto mi unisco a Lui e Lui opera in me e per me. Io gli do i miei piedi per camminare, le mie mani e il mio corpo per caricarmi e portare questo peso, e provo solo la consolazione di pensare che con questo atto amo Dio e Dio mi ama. E poiché l’amore è virtù unitiva che trasforma l’Amante nell’Amato, è Lui che lavora. Io amo soltanto, o penso ad amarlo, godendo che si serva del mio povero essere per il suo servizio.

Questa persona era secolare e il suo lavoro, puramente materiale, non aveva alcuna relazione diretta con le cose di Dio, come spesso succede nelle occupazioni delle persone pie o religiose, che maneggiamo sempre cose del culto di Dio o che a Lui si riferiscono.

Quanta virtù, quanta sapienza in persona ignorante! Questo non lo apprese da maestri umani. C’è un altro Maestro che glielo ha insegnato… Quanta luce ha illuminato l’anima mia con questo esempio! Che profonda lezione di vita spirituale ho ricevuto, che mai mi aveva insegnato con tanta efficacia nessun libro o maestro!

illuminando gli altri. Dice l’apostolo san Giovanni che “Dio è luce e in lui non ci sono tenebre” (cf. 1 Gv 1, 5). E aggiunge che se camminiamo nelle tenebre e diciamo di essere in comunione con Lui, mentiamo, “ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri” (1 Gv 1, 7). Dalla luce che uno ha, dalla luce nella quale uno cammina, si deduce dunque l’unione che ha con Dio. Come doveva stare nella luce chi tanta ne effuse con le sue parole nell’anima nostra! E quanto doveva amare Dio, se solo a chi ama è concessa questa celeste sapienza e unione con Lui!

Queste anime diffondono a volte torrenti di luce in ogni parte, quasi senza avvertirlo. E forse, soltanto per esse, molti dotti e sapienti si rendono conto e vedono che non hanno altra luce che quella, tenue e scialba, della loro scienza e intelligenza umana.

In certe occasioni, il Signore, affinché godano di più del suo amore, dice a queste anime di voltarsi indietro e vedere per dove sono passate. E questo perché gioiscano del bene che hanno fatto, per le tenebre dalle quali hanno tratto tanti, e per la luce che hanno lasciato lungo il cammino, affinché altri percorrano la stessa via di gioia, di verità e di amore.

Questa stessa conoscenza, per il fatto che deriva dall’amore, è, per queste anime un potente motivo che le fa crescere nella carità e gratitudine verso Dio. Egli si serve di loro come strumento per la sua gloria, infondendo loro nuove forze che le porta a correre senza stancarsi lungo i sentieri battuti dell’Eterno Amore, eterno fuoco che mai si spegne e continua sempre ad inondare di luce le intelligenze e ad infiammare di amore i cuori di tutti coloro che, nell’amore, sono uniti a Lui.

la vera carità. Dolce è la felicità che si prova nel servizio di Dio, perché si vedono e si assaporano i dolci frutti dello Spirito Santo, amore sostanziale, i frutti più squisiti e deliziosi, com’è il bene spirituale delle anime, alle quali dà luce e gioia, elevandole là dove sono tutte le ricchezze e il perfetto riposo, che sono Dio e il suo amore.

Questa è la vera e sicura carità, quella che l’apostolo S. Giovanni dà come segno certo e sicuro per conoscere se Dio abita in noi e noi in Lui, se viviamo del suo Spirito, e se la sua carità è perfetta in noi. “Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito” (cf. 1 Gv 4, 12-13). Da questo, ce lo dice chiaramente l’Apostolo dell’Amore, conosciamo che viviamo in Dio e Dio vive in noi.

Come può non gioire l’anima che sente in sé questa vita preziosa, tanto superiore e diversa da quella che viveva prima? Vita così elevata che la divinizza, la fa essere un medesimo spirito con quel Bene infinito che ama.

Questa trasformazione dell’anima in Dio è ciò che le fa sentire, nel suo progressivo perfezionamento, l’unione divina che supplisce e rende inutile ogni altro maestro. Conclude l’Apostolo: “L’unzione che avete ricevuto da lui… vi insegna ogni cosa, è veritiera e non mentisce, così state saldi in lui, come essa vi insegna” (cf. 1 Gv 2, 27).

sicurezza dell’anima. Tutto questo che l’Apostolo dice della carità, lo sperimenta l’anima che ama. Essa sa che sta nella carità, che non si inganna, e se anche le dicessero il contrario e volessero intimorirla, non può temere né turbarsi. Lo Spirito stesso che abita in lei la sostiene e l’assicura in modo tale che non le è possibile dubitare. Come successe a santa Teresa di Gesù, quando alcuni confessori volevano farle temere di essersi ingannata. Il Signore le disse che, come non poteva dubitare di aver ricevuto la visita di una persona che aveva in mano molte perle di gran valore, così l’anima non può dubitare che lo spirito di Dio dimora in lei, quando in questo modo sente la sua soave unzione, vede i suoi effetti e coglie i suoi preziosi frutti.

quelli che non lo conoscono.Voi tutti che andate in cerca, con tanta ansia e a così caro prezzo, dei piaceri di questa vita, venite qui! Soltanto qui sono riuniti tutti i gusti e tutti i piaceri che si possono immaginare; piaceri che, traboccando, per l’abbondanza, dallo spirito nel corpo, inonderanno tutto il vostro essere di una gioia indicibile e purissima, da farvi esclamare col Profeta: “L’anima mia languisce e brama gli atri del Signore. Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente” (cf. Sal 83. 3). Sì, il mio cuore, il mio spirito e la mia carne, tutti i miei sensi esterni godono e si allietano, perché gustano una gioia che li soddisfa e li colma. E’ la vita nuova, la vita del “Dio vivente” che sta in me. Questa espressione “Dio vivente” denota come l’anima sente la vita divina, la vita di quel Dio che in essa dimora e vive. Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede né lo conosce. Ma voi lo riconoscete perché abita in voi e starà dentro di voi.

Uomini mondani, ciechi e infelici! Che terribile sentenza ha lanciato contro di voi la Verità Eterna! Non potete ricevere questo Spirito, perché quelli che lo ricevono lo conoscono e godono in sua compagnia, e voi, se non abbandonate il mondo, le sue vane idee e i suoi costumi perversi che vi stordiscono, non potete né vederlo né conoscerlo! Sentenza terribile quella contro di voi, che dovrebbe impressionare tutti quelli che servono il mondo, per farli ritornare in sé e cambiare condotta.

Ma, non essendo capaci di ricevere lo Spirito di Dio né di poterlo conoscere, nemmeno conoscono e ricevono questi avvertimenti che dal medesimo Spirito procedono. E se per caso vi inciampano, vi daranno uno sguardo senza capirli.

Ma vi sono altre anime buone che amano Dio. A queste noi ci rivolgiamo, sicuri di essere capiti. Tra queste ce ne sono alcune che, pur non appartenendo al mondo, procedono fluttuando, incerte, nel servizio di Dio, voltandosi indietro ad ogni passo e momento. In questo modo, in modo così superficiale che i sensi, mal disposti a queste operazioni spirituali, a stento percepiscono la sua delicata funzione. Lo abbiamo già detto, non si può conoscere Dio se non saltuariamente, ad intervalli fugaci. Infelici! State bene attenti a quello che fate, a quello che perdete, e a quello che vi chiede il Signore per un bene così grande! A volte, non vi manca che un passo per precipitare lungo quella sdrucciolevole china e ritrovarvi in quel mondo contro il quale il Signore lanciò il suo anatema. Tornate indietro, subito, a quel Dio che ha infuso in voi il suo spirito per farvi vivere la sua vita, e poter continuare, per mezzo vostro, la sua missione di salvezza su questa terra.

perdona, signore! Gesù, Vite divina, di cui noi siamo felici di essere i fortunati tralci! Ricordati di quello che dicesti: “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato” (cf. Gv 15, 7). Le tue parole restano fisse nell’anima nostra e ci animano a rivolgerti una supplica fervente, fondati sulla tua stessa promessa. A Te ci rivolgiamo, con la mediazione di Maria, tua purissima Madre, che fu anche tuo tralcio, l’unico che con tutta la sua perfezione e in tutta la sua pienezza visse della tua vita. Per amore di questa Vergine fedelissima, perdona la cecità di tante anime che, contentandosi solo di una devozione superficiale, non apprezzano questa intima vita spirituale, né la cercano, né la meritano. Vita intima nella quale soltanto il tuo amore può estendersi con ampiezza, infiammare i nostri cuori e diffondersi nelle anime nostre.

Perdona, Gesù buono, tutti quelli che così restano alla superficie del profondo mare della grazia, senza cercarne la profondità, che solo si trova immergendosi in Te, e vivendo della tua vita.

Attiraci tutti a Te con la forza del tuo dolce amore. Ricordati che dicesti: “Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre” (cf. Gv 6, 44). Tu vivi nel Padre ed hai la sua stessa vita, ma per darla alle anime ti fai nostro cibo nell’Eucaristia, nostro pane quotidiano, pane vivo disceso dal cielo. Fa’ che in tutti noi che ti conosciamo abbiano perfetto compimento le tue divine parole: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui… Colui che mangia di me vivrà per me” (cf. Gv 6, 56-57).


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, aprile 1930, pp. 222-228.

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