Libro Quarto – La voce di Dio

LA VOCE DI DIO[1]*

La mia anima si sciolse udendo parlare il mio amato (cf. Ct 5, 6)

La voce dell’Amato è tanto dolce e piacevole che l’anima si strugge di gioia quando lo ascolta, come ci attesta la Sposa dei Cantici. L’anima fortunata che abbia udito per una volta questa voce, ripete volentieri le parole dell’Imitazione di Cristo: “Non mi parli Mosé né alcuno dei Profeti; parlami Tu, Signore e Dio mio”.

Che più si può desiderare che ascoltare questa parola viva ed efficace? Parola viva, perché penetra fino all’intimo dell’essere, come alimento divino, che sa di vita eterna, e dà la vera vita a ciò che in noi si trova in stato di morte. Parola efficace, perché opera e produce ciò che essa stessa esprime, avendo in sé ogni virtù e ogni potere! Solo Dio ha parole di vita eterna. Tacciano, tacciano, quindi, tutti quelli che le stanno intorno; all’anima parla il Signore. Essa non ha bisogno di altro che di raccogliersi e ascoltare quella voce con umiltà e venerazione.

come ascoltare la voce di dio. Ma è necessario anche dire qualcosa di come sia questa voce, di come si sente e come si riconosce per parola di Dio, affinché capiscano quelli che non l’hanno ancora mai udita, o avendola udita, non l’hanno riconosciuta, e quindi non hanno potuto apprezzarla quanto merita. Molto doloroso è, per quelli che capiscono questo, vedere che molte anime non sentono né riconoscono questa voce di vita, di luce e di verità. Essendo tanto povere, perdono un tesoro tanto grande, un alimento tanto sostanzioso, tanto necessario per la loro debolezza.

Se non si ascoltano gli insegnamenti di questa voce interiore del Signore – il Signore parla in tanti modi – nessuna parola umana è sufficiente ad assicurare tranquillizzare completamente un’anima. Potrà parlare un confessore, un direttore spirituale, un superiore, e questa è anche, senza dubbio, parola di Dio. Ma non sono queste le parole che fanno struggere di gioia un’anima. Così è quando Dio parla a tutti gli uomini, e notiamo, disgraziatamente, che nella maggior parte di essi la parola non produce alcun effetto, pur attribuendole il Signore una virtù speciale. Affinché questa parola generi la gioia di cui stiamo parlando, è necessario che chi l’ascolta oda nel suo intimo, insieme alla parola dell’uomo che colpisce l’udito materiale, anche la parola di Dio che accompagna sempre quella che esce dalla bocca dei suoi ministri fedeli. Ma se l’anima non è disposta, non l’ascolterà. Ascolterà soltanto la voce materiale della creatura, che è parola morta, e in se stessa non ha la capacità di penetrare e produrre gli effetti dell’altra Parola, che è più penetrante di una spada a doppio taglio.

Quando invece la persona, a cui parla il ministro del Signore, ha l’anima disposta ad ascoltare le due voci insieme, l’interiore e l’esteriore, allora gusterà e godrà gli effetti di quella voce preziosa che colma l’anima di gioia. Allora capirà quanto sia grande questa gioia, che non è capace di comprendere chi non l’abbia provata. E questo non è raro.

Tutte le persone di solida pietà possono, più o meno, dire che hanno gustato e goduto il sapore della divina parola. Così è quando un’anima si sente fortemente inclinata a fare qualche cosa buona, una mortificazione, un atto di carità, una qualche opera a gloria di Dio, o a lasciare il mondo per darsi ad una vita più perfetta in un istituto religioso. L’anima coltiva questa buona inclinazione, ma più che preoccuparsi di se stessa, procura di aumentare la sua fedeltà e il suo amore a Dio. Può succedere, e ciò avviene con una certa frequenza, che, presentandosi al suo confessore, prima che gli parli o manifesti queste sue inclinazioni o buoni desideri, lo stesso le dica: Faccia questo o quello; Dio vuole da Lei questo e quello, ecc. Come rimane!… Quale gioia prova! E’ che alla voce esteriore ha fatto eco quella interiore.

Non sempre, certo, ma ordinariamente, una persona deve aspettarsi che quelli che hanno autorità sull’anima sua le parlino in questo modo. In generale è conveniente, e necessario, che con umiltà e semplicità, la persona esponga i suoi desideri e ispirazioni a chi la dirige, ma senza esagerare con troppe parole ciò che dice, perché le si dia credito e siano accettate quelle cose che, se vengono dal Signore, non hanno bisogno di molte parole. Quanto meno si parla, più chiaramente si vede che sono cose di Dio. Tuttavia, il Signore permette a volte che così succeda a quelle anime che lo amano molto ed hanno una fede grande, perché abbiano una gioia più grande. E in questo caso, con quanta forza penetrano in essa le parole che ha ascoltato!… Si sente allora quasi costretta a dire: E’ Dio che vuole questo; è Lui che mi parla! Altre volte, in questo stesso modo, le vengono manifestate cose che pensava e che non aveva detto a nessuno; oppure le viene rivelato lo stato dell’anima sua, o il rimedio per qualche sofferenza nascosta, che nessun altro poteva conoscere se non Dio. Di tutto questo, l’anima amante gode immensamente, perché vi riconosce la voce dell’Amante divino, senza soffermarsi sullo strumento, a volte imperfetto e inconsapevole, mediante il quale si fa sentire.

parole interiori. Un altro modo di cui il Signore si serve per parlare, a conforto, gioia e profitto dei suoi amanti fedeli, è la locuzione interiore. E’ di tante specie, ma sempre, quando proviene dal Signore, inonda di pace le anime che Lo amano con ardore. Sono parole semplici e umili che non danno luogo al dubbio, perché Dio non permette che le anime si ingannino, se esse non vogliono. Sono parole molto dolci e preziose per la luce che diffondono sulla via della virtù. “Lampada per i miei passi è la tua parola” (cf. 108, 105), possono ripetere con verità quelli che amano Dio. Il suo amore non può permettere che essi procedano con timori e dubbi, che possono distrarli, affievolendone il fervore della carità, di quella carità che Egli vuole sempre viva e in aumento. E perciò il Signore assicura l’anima in mille modi, infondendole la certezza che è proprio Lui che le parla. All’occorrenza, sarà Lui a lasciare che vacilli o tema inganni o illusioni. Ma il Signore lo permette affinché, tralasciando tutto il resto, l’anima si appoggi unicamente alla fede divina, priva di qualsiasi particolare illuminazione, e si dedichi al servizio di Dio, che è sufficiente ad assicurarla, in nome di Dio stesso, esercitando in questo modo la sua fede, la sua umiltà e sottomissione, spoglia di qualunque attaccamento al proprio giudizio o parere.

Quando, con umiltà e disinteresse, l’anima accetta queste parole o espressioni, non c’è più da temere inganni o illusioni. Il Signore le darà quella luce e verità che la guideranno lungo le sue vie e la faranno arrivare ai suoi tabernacoli e al suo santo monte.

Non c’è nessun motivo di dubitare che il Signore faccia udire così la sua voce alla anime che camminano nella verità, unite dall’amore al Verbo eterno, che istruisce ed insegna agli uomini. Dio può, senza alcuna difficoltà, comunicare a queste anime i suoi voleri, e in maniera così chiara da ottenere, nel loro intimo, lo stesso effetto che fa all’udito la parola materiale, e anche in modo molto più perfetto. A volte, questa conoscenza che riceve l’anima è così chiaramente percepita, che le sembra di udire anche il suono materiale della voce che sente interiormente. Questo succederà specialmente al principio, quando l’anima non ha ancora imparato a conoscere la voce del suo Amato, voce puramente spirituale, come disse lo stesso divin Salvatore: “Le parole che vi ho dette sono spirito e vita” (cf. Gv 6, 63).

Per questo, essendo spirituali, riescono tanto accette a chi ama e che da esse riconosce, come la Sposa dei Cantici, la voce dell’Amato e la costringono a dire: “Quanto sono dolci al mio palato le tue parole; più del miele per la mia bocca” (cf. Sal 118, 103).

gesù e’ maestro. Gesù è Maestro: “Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono” (cf. Gv 13, 13). In questo modo, Egli si compiace di ammaestrare i suoi, e le anime riconoscono il loro celeste Maestro da questo modo divino di parlare. Una volta ascoltati i suoi insegnamenti, la loro attenzione, più che agli uomini, con un vivo senso di gioia, si rivolge a questo divino Consigliere. Così Isaia chiama Gesù: “Consigliere ammirabile” (cf. Is 9, 6). Sì, grandi, molto grandi sono, infatti, i consigli di questo Maestro infallibile di verità. Sono consigli diretti a portare le anime alle sublimi regioni della vita divina, dove tutto è immutabile, eterno, e dove risiede la perfezione dell’amore.

Anime assetate di luce e di verità! Ecco qui il vostro Maestro, l’unico Maestro che può insegnarvele, perché Egli stesso disse ai suoi discepoli: “Uno solo è il vostro Maestro” (cf. Mt 23, 8.10). Venite ad ascoltarlo. Egli vi offre i suoi insegnamenti senza esigere altro che il vostro amore.

Soltanto, prestategli attenzione con umiltà e fiducia, ripetendo spesso le parole del giovane Samuele: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (cf. 1 Sam 3, 9). Sì, quando il timore, il dubbio, le tenebre oscurano l’anima, non vi chiudete nel vostro intimo, aumentando così l’oscurità. Rivolgetevi subito a questo ammirabile Consigliere che abita in voi stesse, e ripetetegli tante e tante volte: “Parla, Signore, che il tuo servo ti ascolta”, ed Egli vi ammaestrerà e vi farà felici.

Beato l’uomo che tu istruisci, Signore” (cf. Sal 93, 12). Sì, mille volte beato colui che ha te per Maestro, Signore.

le parole migliori. Un altro modo, e il più prezioso, col quale il Signore parla ai suoi, è quello di usare parole sostanziali. Sempre molto poche e rare, perché, essendo di altissimo valore, richiedono molta perfezione anche nel soggetto che le riceve. Poche di queste parole bastano, e talvolta anche una sola è sufficiente per operare in un’anima le più grandi meraviglie, elevandola ad un grado altissimo di santità.

Prima, l’anima comprendeva, mediante il dono dell’intelligenza, queste voci sublimi, ricevendo, nello stesso tempo, per la virtù della fortezza, la grazia di agire secondo il loro spirito, anche se si trovava in mezzo a difficoltà. Ora, invece, non succede così. L’anima non agisce affatto; soltanto, comprende. Riceve e lascia fare. E si potrebbe dire che neppure questo fa, perché, come non potrebbe mai procurarsele da se stessa e con la sua capacità, così neppure potrebbe fare a meno di udirle. Le prime voci, ordinariamente, l’anima le sente più facilmente nella preghiera, nel raccoglimento, nel silenzio e nella solitudine, cose tutte che servono eccellentemente a disporre e preparare l’anima.

Per ascoltare queste sostanziali parole non occorrono preparativi. Le ascolta là dove Dio vuole per cui niente e nessuno la può disturbare o farle difficoltà. Nessuna delle cose già dette potrebbe essere una preparazione sufficiente, se l’anima non fosse purificata né possedesse abitualmente un grado di grazia santificante che la elevi al di sopra di tutte le cose create e le faccia gustare le divine; senza che possegga, infine, la perfezione della carità che la faccia vivere nell’amore in uno stato abituale di grazia. Così, non ha bisogno neppure di alcun’altra disposizione, avendo questa che è l’essenziale. Parimenti, può ascoltarle sia raccolta in preghiera sia quando compie i suoi doveri, anche se sono distrattivi, privandola del silenzio e della solitudine. Dio, di nessun’altra cosa ha bisogno per farsi sentire dall’anima, se non della sua disposizione alla purezza, alla santità e all’amore, tre qualità che rendono simili a Colui che è infinitamente puro, santo, ed essenzialmente amore. L’anima, quando sente queste parole preziosissime, può dire non più come prima: “Parla, Signore, che il tuo servo ti ascolta” (cf. 1 Sam 3, 9), ma meglio ancora: “Eccomi… avvenga di me quello che hai detto” (cf. Lc 1, 38). Si faccia, sì, si faccia, perché non è lei che deve operare; lei deve ricevere e lasciar fare, nel suo intimo, al Signore.

Annientata, nel suo nulla, dice: “Fiat!”. Signore, fa’ in me ciò che più ti piace, poiché questa è opera tua. Io mi umilio come una schiava davanti al suo signore, ripetendo le parole di Maria: “Eccomi, sono la serva del Signore” (cf Lc 1, 38), e ammiro in silenzio la tua grande degnazione per una tua miserabile creatura.

Mille volte beata, dunque, l’anima alla quale il Signore parla così! Queste sono, in verità, parole di vita eterna, perché comunicano all’anima qualche cosa dello stesso Dio; le danno la sua vita divina. Fanno sì che Egli attui in esse opere di vita eterna. Quest’anima può fare sue anche quelle altre parole del Magnificat: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” (cf. Lc 1, 49).

disporsi ad ascoltare. Con quale impegno dovrebbero disporsi le persone di vita spirituale, desiderose di santità, a ricevere questi beni incomparabili! Il Signore li mette a disposizione di tutti e vuole che tutti ne usufruiscano per il gran bene che ne deriva alle loro anime.

Per questo, la prima cosa che si richiede necessariamente è di esercitarsi coraggiosamente nella pratica delle virtù, aver fede nelle parole dei ministri di Dio e metterle in pratica. E poi, amare, amare molto. Vivere in unione con Gesù. Seguirlo come una pecorella fedele al suo pastore: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano” (cf. Gv 10, 27-28).

Seguire Gesù, dunque, ed ascoltare in silenzio la sua voce. Aggiungere a questo il silenzio interiore, che si ottiene con la mortificazione delle passioni. Pace e tranquillità sono necessarie per ascoltare la voce dello Spirito Santo, voce di amore che è sempre dolce e mite, che parla sommessamente e non si fa sentire, come dice Giobbe, se non “alla maniera di un’auretta serale” (cf. Gb 4, 16). Nel tumulto e nel rumore assordante è impossibile udire la voce del Signore. Quanto bisogno abbiamo di questo silenzio per udire la voce soave dell’amore e non perdere neppure una delle sue preziose parole!


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, ottobre 1930, pp. 229-236.

Annunci

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: