Libro Quarto – L’abbraccio di Dio

L’ABBRACCIO DI DIO[1]*

La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia” (cf. Ct 8, 3)

Piacevole e riposante oltremodo è il sonno di colui che ha corpo sano e spirito tranquillo, dopo un lungo viaggio o un pesante lavoro. E non solo dolce e piacevole, ma anche necessario. Il viaggiatore e il lavoratore nient’altro desiderano che poter dare alle stanche membra quel riposo di cui hanno bisogno.

Lo stesso avviene con l’anima che ama, tutta dedita ad amare Dio. Ha fatto un lunghissimo viaggio, lasciando la sua terra, la sua casa, i suoi parenti, cioè la natura viziata, gli amori naturali di patria e di sangue. Ha compiuto il lavoro più duro e più pesante che ci sia nel mondo, superando tutti i suoi nemici, sottomettendoli al comando della ragione. Desidera quindi e ha bisogno di riposo. Se non riposa, soffre per mancanza di forze e per l’impossibilità di raggiungere altezze più elevate nel cammino dell’amore.

Ben lo sapeva Colui che le ha ordinato il lavoro. Egli è l’unico che conosce e pondera con esattezza ogni genere di lavoro e di dolore. Egli desidera condurre l’anima al luogo del riposo, tra le sue stesse divine braccia, non trovando l’anima altro luogo degno dove posare il capo e dormire tranquilla, dopo tanta sofferenza e lavoro, per guadagnarsi la divina grazia e il divino amore. Qui l’anima amante può ripetere, a gran voce, con il Salmista: “Quando ero oppresso dall’angoscia, il tuo conforto mi ha consolato” (cf. Sal 93, 19). “Ci hai fatti passare per il fuoco e l’acqua, ma poi ci hai dato sollievo” (cf. Sal 65, 12). Prima, l’anima ha dovuto passare attraverso il dolore, per l’acqua e il fuoco delle sofferenze interiori ed esteriori; ma ora, con la stessa intensità di queste, sono le consolazioni che la invadono.

E’ così dolce questo riposo per l’anima, dopo averlo meritato con la pena di incessanti lotte contro i propri nemici spirituali, lotte sostenute talvolta per mesi e anni; un riposo così dolce che il goderlo adesso fa sembrare all’anima un nulla quanto ha fatto e sofferto.

Adesso si sente disposta a qualunque altro sacrificio il Signore le chieda per non vedersi privata dei presenti doni.

Una volta arrivata a questo punto, è difficile che l’anima torni a cercare i falsi piaceri mondani, che di “piaceri” non hanno altro che il nome e le apparenze, per ingannare gli incauti e renderli infelici per sempre.

lotta continua. Sanno bene, tutte le anime dedite alla vita dello spirito, quanto sia penoso il lavoro della perfezione personale. Per riguadagnare le altezze da dove siamo precipitati, è necessario lottare costantemente contro una potenza avversaria che ci attacca senza tregua per farci sprofondare nell’abisso. Diversamente non ci è possibile contenere gli istinti della nostra natura corrotta, anzi non possiamo esimerci un solo istante da questa fatica, se non vogliamo precipitare.

L’anima pia sa bene, per triste esperienza, che non basta volere il contrario, fare propositi, aver lottato per mesi e anni. Niente è bastato a contenere questa forza che ci rintuzza e ci spinge verso il basso. Se l’anima si distrae, sia pure un momento, cade miserabilmente. Talvolta, solo per dominare la vivacità del nostro carattere, qualche impazienza, qualche sgarbatezza col prossimo, che poi non è la cosa più difficile, quanto ci è costato. E’ stato necessario ripetere esami di coscienza e propositi per lungo tempo, e a volte, senza ottenere niente o troppo poco. Quanta fatica! Quanta vigilanza e cautela per avere un po’ di raccoglimento interiore, la presenza di Dio, il dono della preghiera! Bisogna fare attenzione, dal primo fino all’ultimo momento del giorno, a chiudere le porte dei sensi, e quando è necessario aprirle per necessità, bisogna stare attenti a non concedere loro un punto più del necessario, per poi tornare subito a raccoglierli, con intransigenza, senza compatirli né lasciarli in libertà, nonostante le loro proteste e ribellioni.

Questo succede sempre quando si vuole acquistare una virtù o correggersi di qualche difetto. Saremmo fortunati se trovassimo qualcosa o qualcuno che allontanasse da noi questo nemico molesto che è in noi e ci obbliga a tanti penosi sforzi, timori e spaventi di essere vinti e schiavizzati da lui! E’ tanto penosa questa lotta, che faceva dire all’Apostolo San Paolo: “Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?” (cf. Rm 7, 24). “Desidero di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo” (cf. Fil 1, 23). Tutte le anime buone ripetono queste o simili parole: – Chi mi libererà da questi nemici? Chi mi darà di poter riposare un poco, di vedermi libero da questa debolezza, imperfezione o vizio, e acquistare questa o quella virtù? Chi mi libererà? E vedendo che non lo ottengono, raddoppiano i mezzi, le suppliche, il lavoro.

coraggio e avanti! Ma a volte, e disgraziatamente con una certa frequenza, la natura si stanca vedendo tanta fragilità e cadute così frequenti. Sembrando che tanti sforzi, forse di anni, siano stati inutili, molti si fermano, si scoraggiano e tornano indietro lasciando tutto. Chi nega che tutto questo sia fatto apposta per scoraggiare? Dopo aver percorso per lungo tempo un così aspro e inutile cammino, a costo di tante fatiche e molestie, trovarsi ancora ai piedi della montagna e per di più senza forze per affrontare la fatica della ripida costa, è, senza dubbio, una prospettiva assai triste. Si aggiunga a questo che spesso qualche direttore spirituale dice alla povera anima che gli confida pene e scoraggiamenti: “Non c’è più rimedio. Questo è un lavoro di tutta la vita e l’unica via che conduce al cielo”. Bisogna allora stare sempre curvi sotto un peso che non si può evitare, e senza alcun progresso?

Quanto farebbero meglio questi tali se, come il vero Maestro, mostrassero all’anima la verità tutta intera, dicendole: “Coraggio e avanti! Non sarà sempre così, te lo assicuriamo; ti promettiamo che anche su questa terra c’è la pace, e si trova un luogo per riposare: “Troverete ristoro per le vostre anime” (cf. Mt 11, 29). Sì, anime care che desiderate e cercate il perfetto amore di Dio. Ve lo diciamo da parte di Gesù e con le sue stesse parole, di quel Gesù che venne dal cielo in terra in cerca di anime, che prese su di Sé tutti i nostri dolori, e si caricò di tutte le nostre infermità, pagando i nostri debiti con la sua morte. Anche in questa vita troverete riposo.

pace e riposo anche su questa terra. Dopo che il Salvatore ebbe raccomandato ai suoi di vivere della sua vita, di perseverare uniti a Lui come tralci alla vite, e di osservare i suoi comandamenti, di amarlo e rimanere nel suo amore, aggiunge: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (cf. Gv 15, 11). Predice loro che il mondo li odierà e li farà soffrire, ma proprio nell’odio e nella sofferenza troveranno il loro conforto e la loro pace; e questo sarà il segno sicuro che Egli darà loro, perché conoscano che essi sono suoi e non del mondo: essere trattati come Lui, come il loro Maestro. E non si stanca di ripetere loro di non temere, e lascia loro la pace: “Non sia turbato il vostro cuoreVi lascio la pace, vi do la mia pace” (cf. Gv 14, 1.27). “Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me” (cf. Gv 16, 33).

Ecco come Gesù istruisce i suoi. Quando parla di violenza, di rifiuto, di dolori e di guerre, è solo quando si rivolge al mondo e a quelli che seguono le sue massime, e non a quelli che praticano la sua dottrina e imitano i suoi esempi: Imparate da me… procurate di amare Dio; siate come sono io, mite e umile di cuore, e troverete riposo per le vostre anime” (cf. Mt 11, 29).

Gesù ci promette, dunque, anche in questa terra, un riposo, preludio dell’eterno riposo che ci attende. In questo riposo si riempiono tutti i vuoti dell’anima, e perciò vi si trova la pace. Ogni altro desiderio viene appagato, termina ogni affanno. Spariscono tutti quei timori e lotte penose che tormentavano l’anima e l’esaurivano, lasciandola senza energie; al loro posto succedono la tranquillità e la sicurezza, come è possibile all’uomo mortale. “Il mio popolo abiterà in una dimora di pace – dice il Signore con Isaia – in abitazioni tranquille, in luoghi sicuri, in un riposo fornito di tutti i beni” (cf. Is vulgata 32, 18). E’ il riposo, il riposo nell’amore.

Nel passato, l’amore di Dio teneva nascosta all’anima la sua gloria, soffrendo intimi martìri alla vista della malvagità, del peccato, accendendo in lei il desiderio di trovare il modo di impedirlo, e distogliere le anime dalla via della perdizione. Adesso invece rimedierà a questi mali con l’amore e non soffrendo come prima. Il Signore poi non glieli lascia quasi vedere, questi mali, così che, chiusi gli occhi a tutte le cose, l’anima dorma tranquilla sul suo seno, verificandosi qui ciò che dice S. Paolo: “Tutto è puro per i puri” (cf. Tt 1, 15).

L’amore ha giustificato e purificato il suo cuore da qualunque macchia che abbia potuto avere e le ha meritato da Dio la misericordia e la salvezza, e quella benedizione che il Signore dà ai puri di cuore. Riposa in pace, anima che sei giunta a questo stato; ne hai ben motivo. Come vorremmo che tante povere anime si persuadessero di ciò, quelle specialmente che, nella lotta, si scoraggiano, pensando che sarà sempre così, che questo doloroso continuo travaglio dovrà durare per tutta la vita e senza tregua! No, anime care, non è così. Anche su questa terra di dolore, per le anime che amano veramente Dio, c’è un riposo molto dolce e soave. C’è un luogo di pace e di riposo, dove non penetrano i dardi nemici, né danno molestia le sue grida e i suoi strepiti. Là si trova un cuore più che materno, che ci attende e ci offre il suo seno per riposare. E’ il riposo che l’amore dà all’anima che ama e sa di essere amata.

fra le braccia di dio. Una volta giunta a questo punto, l’anima si getta ciecamente fra le braccia di Gesù, chiude gli occhi sulla vita passata, sulle cose sue, e si presenta a Dio rivestita di Gesù, come Giacobbe si presentò a suo padre Isacco con i vestiti di suo fratello, per ricevere da lui la sua benedizione. E Dio, con gioia benedice l’anima che gli si presenta così. Ed essa continua a riposare tranquilla nel suo amore, come il bambino sul seno materno, dove non gli manca nulla, perché niente desidera e niente teme; nella madre trova il riposo, l’alimento, l’appoggio, l’amore… Mille volte beata l’anima che è giunta al grado di amore a cui corrisponde questo riposo! L’amore stesso diventa sua guida e suo maestro. L’amore le somministra tutto, la istruisce, la riprende, la castiga, la rialza, la perdona. Occupata ad amare e godere dell’amore, non l’assilla né la preoccupa altro, neppure il modo di amare o di glorificare l’Amato. Capisce che la sua maggior gloria è amarlo, e soltanto amore desidera e chiede. Amore vuole, senza formalità, perché l’amore vero non vuole che amare nel modo in cui in ogni momento richiede lo stesso Amore, che è il suo unico e assoluto signore e padrone. Ciò che prima apprendeva e riusciva a capire in un’ora di lettura e di studio, ora lo capisce in un batter d’occhio, con una sola dolce occhiata a Colui che ama e sul cui seno riposa. Bellissima immagine di quest’anima è il bambino sul seno materno, dal quale succhia pacificamente il latte a occhi chiusi, e se qualche volta li apre, lo fa solo per godere del sorriso materno che gli dice tutto, e poi torna a chiuderli per riposare più tranquillo. Ciò che dà tanta tranquillità in questo stato e produce tanto godimento all’anima, è sapere che il divino Amante gode di vederla riposare e dormire così tranquilla e serena sul suo seno. Essa non teme che Egli la riprenda come se mangiasse oziosa il pane in casa sua; sa, anzi, che di lei parla quando dice: “Il pane che mangia non è frutto di pigrizia... In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto” (cf. Pr 31, 27.11). La sua gioia non consiste tanto nel godere dell’amore, quanto nel fatto che l’Amore riposi in essa.

E’ l’Amore che veglia il suo sonno, impone silenzio ai rumori che potrebbero turbarlo, e supplica vivamente che nessuno svegli la sua amata fino a quando essa vuole: “Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme… non destate, non scuotete dal sonno l’amata, finché essa non lo vogla” (cf. Ct 2, 7).

Con queste ultime parole: finché essa non lo voglia, s’intende quanto lo Sposo divino si compiace di vedere l’anima addormentata così, e la libertà che lascia a quelli che ama. E lascia loro la libertà non solo in ciò che si riferisce a questo mistico sonno, ma anche in tutte le altre cose che dicono e fanno.

Se è vero ciò che dice il Profeta: “Appaga il desiderio di quelli che lo temono” (cf. Sal 144, 19), quanto più lo farà per quelli che lo amano? E non c’è alcun dubbio che sia così, poiché anche questa è una proprietà reciproca dell’amore.

la libertà dell’amore. L’anima che ama è libera in tutto ciò che pensa, dice e fa. Non ha altra legge, altra regola, altra norma che quelle che le prescrive l’amore stesso. I limiti della sua libertà sono gli stessi dell’amore, e la misura e i confini dell’amore non esistono… sono infiniti. L’amore non ha confini, perché è eterno e infinito, come il principio che lo informa. Di modo che, un’anima posseduta dall’amore può agire o no, parlare o tacere, vivere sola o in compagnia, conversare e trattare con santi o peccatori, con uomini o con angeli. E’ in tutto pienamente libera, e tutto ciò che fa è buono, è la cosa migliore, la più degna di merito, e Dio l’approva e se ne compiace.

Non ha bisogno neppure di pensare o discutere su ciò che deve fare e quando. Tutto glielo avverte e le suggerisce l’amore nel cui seno riposa, con quei fugaci e semplici sguardi che la seguono in tutto ciò che fa, infondendole consolazione e pace. Può già, veramente, ripetere con la Sposa dei Cantici : “Il Re mi ha amata e mi ha introdotta nella sua camera” (cf. Ct vulgata 1, 4). E col Real Profeta: “In pace mi corico e subito mi addormento: tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare
(cf. Sal 4, 9).

Sì, anima beata, dormi e riposa in pace; ne hai ben motivo. Nel luogo dove dimori sei protetta dall’Altissimo. Che puoi desiderare di più della protezione del tuo Dio? Riposerà sempre sotto la protezione del Dio del cielo: “Tu che abiti al riparo dell’Altissimo e dimori all’ombra dell’Onnipotente” (cf. Sal 90, 1). Se ti circondano i nemici, non possono nulla contro di te, lo sai bene; appena li vedi, torni a chiudere gli occhi tranquilla e ripeti: “II Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore?” (cf. Sal 26, 1). E i nemici si allontanano spaventati e confusi, non per la tua forza nel lottare con essi, ma per il disprezzo con cui li tratti. E tu trionfi amando e dormendo tranquilla fra le braccia dell’Amore.

signore! Signore Gesù! Per dare alle anime questo prezioso riposo, lasciasti il seno del tuo Eterno Padre e venisti in cerca di fatiche, di dolori, e della morte! Concedi, a tutti quelli che ti amano, un amore generoso, intrepido, confidente. Un amore che, con la ferma speranza di giungere a questo riposo in Te, faccia loro superare tutte le difficoltà. Ricordati che, mentre la tua Ss.ma Madre offriva riposo sul suo seno alle tue delicate membra, Tu davi alla sua purissima e bellissima anima il dolce e perfetto riposo nel tuo amore. Ricordati, Gesù, che fu in una creatura sorella nostra, della nostra natura, che Tu ti riposasti un giorno, stanco del lungo viaggio che facesti dal cielo alla nostra terra di dolore. Per Lei, per la compiacenza che avesti di riposare bambino fra le braccia della tua dolce Madre, dona, a tutti noi, il prezioso riposo nel tuo divino amore.

E Tu, Maria, Madre nostra, che per la tua fede e fedeltà alla grazia, godesti sempre, in tutta la tua vita, di questo riposo in Dio, sii Tu la nostra guida nel cammino dell’amore, perché le nostre anime vadano dirette a Dio. Là troveranno finalmente, sul suo seno, il perfetto ed eterno riposo che ardentemente e incessantemente desiderano.


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, settembre 1930, pp. 153-161.

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