Libro Quarto – Sacrificio di lode

SACRIFICIO DI LODE[1]*

Offriamo continuamente un sacrificio di lode a Dio” (cf. Eb 13, 15)

Molto grande fu il dolore dell’Evangelista S. Giovanni al vedere che nessuno, né in cielo né in terra né sotto terra, poteva aprire e nemmeno guardare quel misterioso libro di cui ci parla nell’Apocalisse. Fu così grande il suo dolore che, come lui stesso ci dice, si disfaceva in lacrime amare. Ma anche immensa fu la sua consolazione quando gli fu detto: “Non piangere” (cf. Ap 5, 5), perché ha vinto il Leone della tribù di Giuda. Egli toglierà i sigilli e aprirà il libro. Vide allora un agnello immolato, figura di Cristo sacrificato sulla croce per i nostri peccati.

Perché quel dolore e quella consolazione nell’Apostolo dell’amore? Aperto il misterioso libro, si prostrarono davanti all’Agnello tutti i presenti – dice lui – unendo alle loro adorazioni le preghiere dei santi e cantando a Dio un canto nuovo: “Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti e regneranno sopra la terra” (cf. Ap 5, 9-10).

onore e lode infinita. Qualcosa di simile accade all’anima che ama il Signore. L’amore le ha dato luce e conoscenza del sommo Bene che ama. Le ha lasciato scoprire la sua immensa grandezza e bellezza, le sue infinite perfezioni, i suoi eterni attributi, sapienza, potenza, provvidenza, bontà, amore… E così l’anima viene a sapere ciò che dobbiamo a questo Dio così grande e così degno di amore: onore e lode infinita. Ma non sa come potrà compiere questo dovere una creatura peccatrice, limitata, miserabile. Questo è per lei un mistero, un libro sigillato.

La sua volontà è pronta, il suo cuore è ardente di affetti e desideri. Ma tutte le sue opere, orazioni e adorazioni, sono imperfette, macchiate da tante e tante colpe che le rendono indegne di essere offerte ad un Signore di così grande Maestà, degno di infinite lodi. Alla povera anima non resta che piangere come il santo Evangelista. Piangere e soffrire è l’unica cosa che può fare l’anima, quando vede che né lei né altri sono in grado di tributare a Dio l’ossequio che gli si deve.

Quanto soffre chi conosce la somma bontà e grandezza di Dio! Vorrebbe lodarlo come merita, ma si vede impotente a farlo. Può asciugarsi però le lacrime e consolarsi perché anche a lei viene detto: “Non piangere”. Sei già morta alle tue cattive inclinazioni, alla tua natura viziata. Sei, in certo modo, immolata. Si può dire di te come dell’Agnello: “Vidi… un Agnello, come immolato” (cf. Ap 5, 6). A questa mistica morte è succeduta una nuova vita; vita pura, santa, immacolata. Vita divina. Sei una creatura nuova in Gesù, tuo capo, al quale sei così perfettamente unita che formi con Lui un solo spirito. “Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito” (cf. 1 Cor 6, 17). In Lui e con Lui puoi ormai adorare degnamente il Dio che ami; puoi offrire le tue lodi “a Colui che vive per i secoli dei secoli” (cf. Ap 4, 9; 10, 6). Puoi ormai soddisfare la tua brama, l’ansia che ti consuma, e ripetere, con gli angeli e con tutte le creature, unendo la tua alla loro voce, con tutto il giubilo della tua anima riconoscente: “A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza nei secoli dei secoli” (cf. Ap 5, 13).

Questa sì che è una lode perfetta. Un inno degno di Dio che canta tutta la Chiesa trionfante e militante, con i sacrifici che si offrono costantemente sui nostri altari. E alla Vittima divina è unita, trasformata dall’amore, l’anima amante.

adorazione. Il primo nostro dovere verso Dio è l’adorazione. La creatura dipende dal suo Creatore.

Quanto più l’anima ama tanto più sente la dipendenza da questo Signore che tutto domina, e sa di essere destinata a dargli gloria. L’adorazione è l’omaggio perfetto della creatura al Creatore. L’unico perfetto adoratore è Gesù. Ma da quando un individuo comincia ad amarlo, Egli si occupa, con l’ardore con cui spese tutta la sua vita per la gloria del Padre, a fare di lui un adoratore perfetto del Padre “in spirito e verità” (cf. Gv 4, 23-24). Tutte le operazioni compiute in quest’anima sono dirette e ordinate a darle sempre nuovi tratti di somiglianza con Gesù. Quando l’anima giunge ad essere trasformata in Lui, Gesù stesso si compiace di offrirla a Dio, come il sacerdote all’altare offre l’ostia consacrata, per dare al Padre onnipotente ogni onore e gloria.

Questo fa sempre il Signore quando trova un’anima che per la sua purezza è capace di unirsi a Gesù, sacerdote senza macchia. Il suo tenero amore per le anime e la gloria del Padre suo non gli permettono dilazioni. Godi e rallegrati, anima beata; tu elevi al cielo, per te e per il mondo intero, gli inni di lode che tutte le creature, anche le più irragionevoli col loro muto linguaggio, dovrebbero offrire a Dio. Tu sei con Gesù mediatrice degli uomini, ma devi sapere – e questo sarà il tuo grande conforto – che Lui stesso, Gesù, si fa mediatore dell’anima mediatrice. Tu puoi ormai ripetere, con l’illuminata riformatrice del Carmelo: “Teresa sola non è nulla, ma Teresa con Gesù è tutto”. Gioisci di poter così lodare quel Dio tre volte santo, di potergli dare tu l’adorazione che tanti gli negano, e non solo non lo adorano, ma anche lo oltraggiano e lo offendono. Spinta dall’amore, l’anima non può fare a meno di desiderare tutto ciò che desidera Dio.

I desideri di Dio sono compresi in ciò che il divin Salvatore ci ha insegnato di chiedere al Padre celeste nella preghiera del Pater noster: che sia santificato il suo nome, che venga il suo regno, che si faccia la sua volontà qui in terra come in cielo. La vista degli eccessi della divina bontà e, soprattutto, delle ineffabili perfezioni di Dio, rendono l’anima amante

come pazza di amore. Alla vista della sua impotenza, invita gli angeli e i santi e fa proprie le lodi che tutti quelli gli hanno tributato, e specialmente della più perfetta delle lodi: quella di Maria.

con cristo. Ma la luce dell’amore le fa vedere poi che tutto questo è poco; è come un niente di fronte all’infinito… Ma dal momento in cui Gesù, il Figlio di Dio, in tutto uguale a Lui, è a sua disposizione, e la sua stessa lode si fa sua, perché così possa glorificare Dio come Lui lo glorifica da tutta l’eternità, l’anima ha trovato il luogo del suo riposo. Si riposa in Gesù, perché Lui è il suo perfetto supplemento. Si rallegra, si ricrea e si inonda di delizie, si nasconde sempre più in lui per un amore più intenso. Se ne sta tranquilla nel suo nulla, nella sua impotenza, perché vede che con lo stesso suo nulla offre al suo Dio un nuovo omaggio, e confessa che tutto è suo dono.

l’adorazione da parte di maria. Questi effetti si produssero anche, e in modo meraviglioso, nella Santissima Vergine Maria. Il Signore operò in Lei il più grande dei prodigi, e la più intima delle unioni (se si eccettua l’unione ipostatica) che abbia realizzato con le sue creature, facendola Madre sua. Allora Ella vide e sentì meglio il suo proprio nulla. Umiliata e confusa davanti al suo Dio, con quello stesso nulla lodò ed esaltò il Signore. Splendido e meraviglioso cantico il Magnificat! Fino a quando non arrivò a possedere Gesù, la stessa anima purissima e perfettissima della Vergine Maria non trovava né poteva trovare riposo.

Ella, più che altri, sospirava e supplicava, giorno e notte, che dal cielo piovesse il Giusto, quell’Unico che poteva, a rigore, riparare la divina Maestà offesa. Ma, quando finalmente venne, quando lo ebbe nel suo seno verginale, allora trovò riposo. Poteva ormai presentare a Dio un’offerta degna di Lui. Questo fu senza dubbio il motivo di maggior gaudio che accompagnò tutta la vita della Santissima Vergine. I suoi dolori furono sempre grandi, immensi, soprattutto quando, sul Calvario, lo vide morire come un malfattore. Ma più grande fu la sua gioia nel potere offrire a Dio un omaggio degno di Lui.

Non possiamo dubitare di questo, e ben lo sanno tutte le anime che davvero amano Dio. Non vi è gioia più grande che magnificare ed esaltare l’oggetto del nostro amore. Sì, loda il Signore, anima che lo ami! Compi, tu per tutti, questo gran dovere di adorazione che la creatura deve al suo Dio. Salgano dal tuo petto amoroso al trono del Padre celeste gli affetti più ardenti e puri, uniti a quelli dello stesso suo divin Figlio e nostro Salvatore, Gesù Cristo, al quale sei unita col vincolo dell’amore.

Lo capisce bene, questo, l’anima, come lo capì la Vergine Maria nell’offrire Gesù Bambino nel Tempio. L’anima comprende che la sua offerta è di valore infinito, e gode, si rallegra e si riposa dalle ansie che prima tanto la tormentavano nella ricerca dei mezzi per onorare il Signore. Se tutti sapessero la gioia dell’anima in questo riposo, ripeterebbero senza dubbio con l’Apostolo Paolo: “Affrettiamoci ad entrare in questo riposo” (cf. Eb 4, 11).

Anime che camminate per la via del Signore, correte, affrettatevi a raggiungere questo luogo di riposo! Che grande fortuna quella, per l’anima che, con la sua unione con Gesù, si fa ostia vera, degna di Dio! Rivestita di Lui, dei suoi meriti, può entrare nei suoi atri e, come Giacobbe quando si presentò a suo padre, per essere benedetto, coperto con le vesti di suo fratello Esaù, ricevere anche dal Padre celeste la benedizione, una benedizione tanto abbondante e copiosa che si estenda a popoli e nazioni… Chi penetrasse in questi santuari interiori e sapesse apprezzare il loro valore e vedere ciò che lì dentro avviene tra Dio e l’anima, capirebbe quante grazie e benedizioni scendono dal cielo sugli uomini per opera di una sola di queste anime; quanti castighi trattengono, quante misericordie attirano. Allora, si riterrebbe più felice di averle con sé o vicino a sé; apprezzerebbe questa fortuna più che abitare tra i grandi della terra. Ognuna di queste anime è una miniera inesauribile di vere ricchezze e grandezze per tutti.

la vittima pura.Portate offerte ed entrate nei suoi atri” (cf. Sal, 95, 8), diceva il Reale Profeta. Ma dove trovare offerte degne del Signore? Solo Gesù, il suo santissimo Figlio, è l’ostia pura, santa, immacolata. Solo Lui è l’Agnello senza macchia degno di essere offerto in sacrificio all’Altissimo, e con Lui, le anime che a Lui sono unite e in Lui trasformate dall’amore.

A queste anime soltanto si può dire: Entrate nei suoi santi atri e adorate il Signore; voi stesse siete le ostie degne di Dio, con la vostra unione con Colui che disse: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (cf. Gv 10, 30). In Gesù e per Gesù, l’anima si rende degna di Dio. Nostro Signore Gesù Cristo è l’anello di congiunzione fra Dio e l’uomo, essendo Lui Dio e anche Uomo. Senza di Lui, Dio e l’uomo sarebbero due estremi che mai potrebbero incontrarsi. Con Gesù, l’unione è perfetta, stabile e vera, perché mentre l’anima è unita a Gesù, deve essere necessariamente unita a Dio e assomigliarsi a Lui.

Non sono qui i misteriosi animali e i ventiquattro vegliardi che vide l’evangelista san Giovanni, quelli che lodavano il Vivente per i secoli dei secoli. E’ lo Spirito stesso di Dio che dimora nell’anima e ripete incessantemente, notte e giorno: “Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!” (cf. Ap 4, 8; Is 6, 3).

pace nell’anima. Non è facile poter capire l’immenso e completo gaudio dell’anima in questa perfetta lode che eleva al Signore dal suo intimo essere o santuario interiore. Sono cose, queste, così profondamente interiori e spirituali che, chi non sia penetrato nell’intimo della propria anima mediante una molto stretta unione con Dio, non può farsene un’idea adeguata. E’ proprio e unicamente in quell’intimo santuario che si realizzano questi misteri di amore, e l’anima deve solo rivolgere i suoi dolci sguardi di amore per rinnovare e stringere di più, in questo modo, l’unione con Colui che è sua vita e suo tutto.

Queste anime benedette si distinguono da quelle che non hanno ancora raggiunto tale stato dalla loro pace serena e tranquilla. Cessano in esse, come abbiamo detto, affanni, ansie e preoccupazioni di qualunque genere. Ormai hanno e posseggono Gesù, che è il loro tutto, e nel quale trovano tutto. Queste anime vedono e capiscono che in se stesse sono un nulla, che niente possono, niente sanno e niente fanno. E neppure vogliono sapere o fare qualche cosa. Sanno però che c’è chi opera in esse, e a Lui si abbandonano e riposano sempre tranquille come sul seno materno, o diremmo quasi che non sia necessario che si dispongano e si preparino per nessuna di quelle cose per le quali altri hanno bisogno di tempo e di preparazione, come sarebbe per ricevere i Sacramenti, per l’orazione, per esercitare i loro ministeri. Se ne stanno nascoste in Colui che fa tutto per loro, che è la loro Ostia, la loro Vittima, il loro sacrificio perenne. Di esse si può dire, nel pieno senso della parola: “La vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio” (cf. Col 3, 3). In Lui si presentano sempre davanti a Dio, in Lui pregano e si accostano a ricevere la S. Eucaristia e il Sacramento della Riconciliazione. I meriti della sua Passione e Morte sono i loro meriti. Con questi si presentano sempre dappertutto e, diremmo quasi, con un santo orgoglio e con audacia, e hanno sempre buona accoglienza da Dio, che vede in esse il suo amatissimo Figlio, nel quale trova tutte le sue compiacenze.

Mai esce dalla loro bocca quanto ripetono frequentemente le anime pie: non so fare orazione, le mie preghiere non valgono nulla, non ho tempo, non sono preparata a confessarmi, a comunicarmi… Perché esse non contano affatto su se stesse, né su quanto hanno o fanno, ma contano soltanto sui meriti di Colui che è tutto per esse, e in Lui tengono sempre fisso lo sguardo. Per questo, esse sono sempre disposte a tutto, pur riconoscendo il proprio nulla e la propria insufficienza più chiaramente di quelle che lavorano fidando nelle proprie capacità, e preparandosi con meditazioni, orazioni e diligenze, cose tutte certamente lodevoli e necessarie per quelli che non si trovano in questo stato. Ma quelli che hanno visto la profondità del proprio nulla, se ne stanno tranquilli in essa, perché con quello stesso riconoscimento del loro nulla lodano Dio. Dice S. Agostino: “Chi sa che non può riuscire a lodarti degnamente, o Signore, questo è chi ti loda.

E chi crede che Tu stesso sei la tua lode, quello veramente ti loda”.

Quelli che, vedendo il proprio nulla, hanno tutto in quel Gesù che dimora in essi in unione di amore, possono sempre ripetere con san Paolo: “Noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della maestà nei cieli” cf. Eb 8, 1). “Tale era infatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli” (cf. Eb 7, 26). Questo sommo Sacerdote non è visibile, perché si offre nel Sancta Sanctorum del Tabernacolo, cioè, nell’intimo dell’anima in cui dimora, che diventa allora anche il suo tabernacolo; tabernacolo eccellente e perfetto. “Cristo invece, venuto come sommo sacerdote di beni futuri, attraverso una Tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano di uomo, cioè non appartenente a questa creazione, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna” (cf. Eb 9, 11-12).

Egli entrò nel santuario eterno del cielo per i meriti del suo proprio sangue. E con lo stesso preziosissimo Sangue riscattò le anime perché potessero associarsi a Lui e tributare un vero culto al Dio vivo. “Con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna” (cf. Eb 9, 12).

Mediante Gesù, Dio stabilisce nell’anima un’alleanza eterna, imprimendo le sue leggi nel suo cuore. “Questa è l’alleanza che io stipulerò con loro dopo quei giorni, dice il Signore: io porrò le mie leggi nei loro cuori e le imprimerò nella loro mente e non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità” (cf. Eb 10, 16-17).

Di fronte a queste promesse di tanta bontà del Signore, come non deve godere e riposare l’anima? O anima fortunata, riposa quindi nella pace di Gesù, nel quale sei trasformata!

Egli si è fatto in te, davanti a Dio, quello che tu desideravi, ma che mai avresti potuto essere: la tua completa perfezione. Infinito è il Bene che ami, ma infinito è anche l’amore di Gesù, che tu possiedi, per poter amare, per mezzo di Lui, il tuo Dio, infinitamente.

O Signore, ricchezza degli uomini, ricchezza comune a tutte le anime che vogliono giovarsi di Te, nostro universale mediatore presso Dio; Tu, con il tuo Sangue e la tua Morte, ci hai meritato tanti incomparabili beni. Con quello stesso Sangue, con la tua Passione e Morte, da quella croce dove consumasti il primo sacrificio che doveva dar valore ai nostri, attira a Te le anime perché siano purificate, illuminate, accese e fortificate col fuoco della divina carità! Che per Te esse abbiano accesso al Padre e godano di quell’ineffabile amore di unione, tesoro di infinito valore, che a così caro prezzo ci hai tutti comprati.

Signore, Tu dai alle anime tutto ciò che sei e che hai! Ti sei fatto uomo per arricchirle di Te, per metterti nelle loro mani affinché potessimo offrire a Dio un omaggio perfetto di amore! Adesso capisco perché ti lamenti così amaramente, mediante il profeta Geremia, delle anime che, invece di giovarsi delle tue ricchezze, ti lasciano e si allontanano da Te: “Hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate, che non tengono l’acqua” (cf. Ger 2, 13).


[1] * Cf. La Vida Sobrenatural, aprile 1931, pp. 230-238.


 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: