Libro Quinto – Dio è il nostro Creatore

DIO É IL NOSTRO CREATORE[1]*

Le tue mani mi hanno fatto e plasmato” (cf. Sal 118, 73)

Dio, e solo Lui, è l’origine e il principio primo di tutto ciò che c’è in noi di grande, di bello e di buono. Il peccato e le sue conseguenze rendono difficile e impediscono a volte alle anime di riconoscere il tesoro immenso che hanno in sé, di stimare la propria grandezza ed elevarsi a considerare la loro origine. Essendo suo principio è essenzialmente buono ed è capace di crescere infinitamente in grandezza e bontà. Infatti, questo ineffabile mistero, che non intende l’anima che vive avvolta nelle tenebre del peccato, lo intende e lo vede, invece, come attraverso un cristallo trasparente, l’anima che ama Dio e che con le ali dell’amore si eleva al di sopra della materia. Quell’anima, col potere che ricevette dal soffio divino che le infuse la vita, ritorna incessantemente a Lui, vivendo più dove ama che dove dimora; più nella vita dello spirito – che è la parte più nobile del nostro essere -, che nella vita dei sensi. E così vive una vita vera e perfetta, perché è unita alla vita stessa, che è Dio, e quella vita si perfeziona in essa con incessanti e crescenti afflati divini.

Ecco il primo motivo che l’anima nostra ha di amare Dio: perché è sua creatura, fatta a sua somiglianza, riflesso fedelissimo della sua bellezza, capace di grandezze infinite, di amare, godere e vivere eternamente.

L’anima conosce e sente che soltanto perché procede da Dio, perché le sue mani l’hanno formata e il suo alito divino le ha dato la vita, essa è ciò che è, può ciò che può e possiede tanti beni e tanta grandezza.

Comprende anche che quelle mani onnipotenti che la formarono, non terminarono la loro opera col crearla dal nulla, ma essa vive in quelle stesse mani e in esse sta e deve necessariamente stare.

preghiera. Da questo proviene che l’anima che si considera sempre e necessariamente sostenuta dalle mani potenti del suo Dio, riposando nella soavità del suo grembo paterno, senza potersi mai sciogliere da quell’abbraccio forte e amoroso, non può non sentire veri trasporti di giubilo e, rivolgendosi a se stessa, esclamare gioiosa: “Oh, felice creatura, che avesti la sorte beata di avere tale Creatore, ricevendo quella legge suprema e indispensabile di dover restare sempre fra quelle mani mille volte benedette, e dipendere costantemente da esse, sottomettendoti a quella legge del tuo Creatore, le cui leggi sono tutte amore!

Mani benedette del mio Dio, che mi avete formato, riconosco che devo a voi tutta la mia fortuna e accetto con gioia e umile gratitudine le vostre amorose disposizioni! Vi chiedo, con tutta la forza del mio essere, questa grazia: che io mai lasci la vostra mano; che resti sempre in Voi, come molle cera disposta a prendere la forma che vi piacerà darmi, convinto che non c’è santità, né perfezione, né gloria né grandezza per me se non nella misura in cui io mi lascio maneggiare da Voi.

Signore, che io vi lasci piena libertà per farmi e disfarmi, voltare e rivoltare tutto ciò che sono, tutto il mio essere fisico e morale, non solo senza alcuna resistenza, ma aderendo sempre più a Voi, con gioia, con amore e gratitudine; che io ripeta sempre dal fondo dell’anima mia: “Le tue mani mi hanno fatto e plasmato; fammi capire e imparerò i tuoi comandi” (cf. Sal 118, 73).

Approfondisci quanto puoi questa verità, e mai avrai invidia della fortuna di nessuno, né sentirai eccessiva pena per i dolori e le prove della vita. Se temi i tuoi nemici, pensa che sono nelle mani di Dio. Se non trovi un cuore fedele in cui tu possa liberamente vuotare il tuo, pensa che il tuo e quelli di coloro nei quali desideri trovare amore, sono nelle mani di Dio. Se tutti ti abbandonano e senti intorno a te quella spaventosa solitudine di chi non ha nessuno, quel terribile vuoto che niente può colmare, pensa che sei nelle mani di Dio e che in quelle divine mani ci sono tutte le persone e le cose. E finalmente, se temi l‘ultimo doloroso momento che separerà la tua anima dal corpo, allora più che mai pensa che stai nelle mani di Dio e che è sotto la pressione di quelle divine mani – se così esse hanno disposto – che avviene quella separazione; pensa che, anche se non si vedono, esistono anche gioie ineffabili che l’anima proverà nel momento in cui, libera dalla materia, si ritroverà fra le mani benedette da dove uscì. Ricordati di Gesù moribondo, quando, nel colmo dei suoi incommensurabili dolori, affidò la sua santissima anima alle mani del Padre, non trovando luogo migliore dove rifugiarsi in quel supremo dolore, quando stava per sprofondare nel mare della sua Passione e nella notte tenebrosa della morte: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (cf. Lc 23, 46).

Quanto dice all’anima, che ama e soffre, questa preghiera di Gesù moribondo! Per questo, la Santa Chiesa ce la fa ripetere tutti i giorni, sul tardi, nell’ora di Compieta; affinché, dopo aver posto l’anima nostra nelle mani di Dio, entriamo senza timore nelle tenebrose ore della notte, immagine della morte, non essendoci posto più sicuro delle mani che ci formarono.

Le tue mani mi fecero: Usasti le tue mani – è lo stesso che dire la tua onnipotenza e la tua sapienza – nel creare l’anima mia a tua immagine e somiglianza, ed esse formarono anche il mio corpo… Signore! Dammi il dono dell’intelletto per comprendere, non la scienza vana, ma l’importantissima scienza che racchiudono questi insondabili misteri della tua bontà e del tuo amore, al fine di corrispondere ad essi.

simili a dio. Ma c’è anche un altro motivo, ancora più forte, per amare il nostro Creatore. Egli non soltanto ci ha fatti, ma ci ha fatti a sua immagine: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza” (cf. Gen 1, 26). Che grande motivo di amore contengono queste parole! Dio le dice ad uno che opera con Lui, al suo Verbo primogenito fra tutte le creature; e le dice allo Spirito Santo, a quello Spirito vivificante, a Lui uguale e coeterno, che deve dar vita a tutto quanto esiste.

L’uomo quindi ha somiglianza con Dio. Nell’anima umana, come insegna S. Agostino, c’è qualche traccia, come un’impronta, della stessa Santissima Trinità. E questa somiglianza della Deità, e questa impronta della Trinità, che esiste nell’anima per sua propria natura, si accresce e si eleva a dismisura con la grazia, che è una partecipazione della natura divina. E’ una partecipazione soprannaturale e che, pertanto, dice ordine e relazione al soprannaturale essenziale, che è lo stesso Dio nel mistero della sua Trinità.

In questo ordine soprannaturale, la voce creatrice di Dio si ripete tutti i giorni, quando Lui stesso si dà a noi come cibo nella S. Eucaristia e in ogni aumento di grazia. Così, dobbiamo pensare che quando Dio benedisse i nostri primi padri, imponendo loro il precetto di crescere e moltiplicarsi, la sua benedizione non solo aveva per oggetto la crescita e la moltiplicazione della specie umana, ma anche, e principalmente, le doti naturali e soprannaturali dell’anima, che deve crescere costantemente in perfezione e somiglianza col suo Creatore; e come ogni perfezione ci viene da Dio, è Lui che ripete su di noi, in ogni istante, la sua parola creatrice. Con la considerazione di queste meraviglie, l’anima non può non sentire la necessità di lodare la bontà infinita che le opera, e ripetere con il Profeta: “Celebrate il Signore, perché è buono, perché eterna è la sua misericordia” (cf. Sal 105, 1).

Non temere di sbagliarti se ti vedi e ti riconosci grande e bella, o anima cristiana. Tutto questo pose in te Dio quando ti creò simile a Lui; Dio che è essenzialmente buono, principio e causa di tutto ciò che è veramente buono, grande e bello.

con un’anima immortale. Avendo Dio creato l’uomo a somiglianza sua, gli comunicò un’anima immortale, capace di conoscerlo in questa vita e di vederlo e goderlo nell’altra. L’immortalità. Ecco un’altra somiglianza dell’uomo col suo Creatore, un’altra grandezza che ha ricevuta da Lui: grandezza che è il coronamento e il complemento di tutte. Sono grande e lo sarò per sempre se voglio, se la considerazione dei grandi doni ricevuti mi incita ad amare sempre più Dio, mio benefattore, e a fare della mia vita un inno di lode e di gratitudine; perché quell’inno iniziato nel tempo, continuerà per sempre nella felice eternità che aspetto e spero.

Dio, creando le acque, pose in esse quel movimento che causa quel flusso e riflusso che le preserva dalla corruzione, senza che possano superare i limiti loro imposti. Ma si elevano in aria in nubi leggere, poi si dissolvono e ricadono sulla terra, la penetrano e si nascondono alla nostra vista; ma ecco che formano fiumi abbondanti, e pur cambiando forma e colore, le acque sono e saranno sempre le stesse, con la stessa tendenza, che è correre verso il mare. Così Dio pose nella nostra anima immortale un’inclinazione verso di Lui, principio primo e fine ultimo. Questa tendenza resta sempre nell’uomo, o per la sua felicità eterna in cielo, magari previa purificazione nel Purgatorio, o per il suo tormento eterno, se avesse la disgrazia di dannarsi.

Che abisso di grandezza contiene il sempre della vita eterna! Con gioia puoi ripetere, o anima mia, estasiata di amore e di gratitudine: sono grande perché sono creatura di Dio, perché sono fatta ad immagine e somiglianza sua e perché sono eterna e posso, se voglio, lodare eternamente la bontà che tanto mi fece grande. Sono grande perché posso partecipare della stessa natura di Dio uno e Trino, e sebbene il peccato possa distruggere in me quella divina partecipazione, mi resta sempre qualche somiglianza con Lui, qualche inclinazione verso Lui, e la capacità radicale di possederlo e godere della sua stessa beatitudine.

Tutto ciò che Dio ha fatto è ammirabile, ma quando si tratta dell’anima umana, dobbiamo ripetere le parole del Reale Profeta: “Chi può narrare i prodigi del Signore?” (cf. Sal 105, 2). Chi? L’anima umile, l’anima che ama Dio e custodisce fedelmente la sua santa legge. La creatura, anche se illetterata, povera di mezzi e di doni naturali, scarsa di intelligenza, debole e impotente, se ama, tutto sa, tutto ha, tutto intende; intende il valore dell’anima sua, e l’ apprezza e stima più di tutte le ricchezze umane. Vive unita al suo Dio, perché l’amore unisce; e Dio è luce, è sapere, è vita.

ci conosceva prima che esistessimo. Quando Dio, col suo fiat creatore, traeva dal nulla tutte le cose, aveva presente ciascuno di noi, per i quali chiamava all’esistenza tutte le cose. Eravamo nella sua mente prima ancora che esistessimo, e l’amore che già da allora aveva per noi lo faceva pensare a noi. Per questa ragione, così come dobbiamo esistere per tutta l’eternità con la nostra propria esistenza, così da tutta l’eternità siamo esistiti nella mente divina; e questo è una nuova grandezza per la quale sempre lo dobbiamo amare.

Mentre ci rallegriamo e godiamo al dolce pensiero di essere fattura di Dio, di occupare il suo pensiero prima di esistere, non dimentichiamo Colui che è il “primogenito di ogni creatura” (cf. Col 1, 15.18), Gesù Cristo, “per il quale furono fatte tutte le cose” (cf. Col 1, 16). Per Gesù – dice san Paolo (cf. Col. 1, 13-20; Eb 1, 1-3) – Dio fece il mondo e tutto ciò che è soggetto al succedersi del tempo, essendo lo splendore della sua sostanza, e tutto sostenendo con la virtù della sua parola. Questa parola di Dio è il Verbo, il quale è Eterno, nel quale e per il quale fece tutto ciò che fece. La parola della Virtù di Dio, è il suo Verbo, Gesù, per il quale è stata stabilita la fine del suo corso a tutto ciò che ha vita.

Soltanto in Gesù e per Gesù noi esistiamo nella mente di Dio fin dall’eternità, perché in Lui tutto è indivisibile.

E non dimentichiamo nemmeno quella prima creatura, la più eccellente di tutte, l’opera maestra della creazione, Maria Santissima, per la quale Dio vuotò, per così dire, le riserve della sua Onnipotenza e della sua infinita Sapienza. L’unica che realizzò perfettamente i disegni che Dio si era proposto nella creazione. Quella che lo accompagnava godendo e compiacendosi con Lui anticipatamente “quando gettava le fondamenta della terra e imponeva il suo termine al mare perché non superasse i suoi limiti”, poiché, come le attribuisce la santa Chiesa, “con Lui stava disponendo tutto”. Quella che, con la sua immacolata purezza, ristabilì l’ordine alterato dal peccato, ritornando a mettere, mediante Cristo, la nostra natura decaduta nelle mani del suo Creatore, pura e santa come da esse era uscita.

Gesù e Maria sono i due poli che sostengono l’asse del mondo sul quale gira tutta la creazione e su cui poggiano tutte le creature e tutti i tempi. Che grandezza nella creatura, e che motivo grande per amare chi la fece tanto grande!

preghiera. Creatore mio amabilissimo: fra tutte le glorie che la mia mente è capace di concepire, la maggiore è quella di essere creatura tua, opera delle tue mani, e di dover necessariamente restare sempre in esse per una incessante creazione.

Voce creatrice del mio Dio, che lanciasti il mondo degli astri nello spazio, e lo mantieni in equilibrio: risuona incessantemente nell’anima mia avvolta nelle tenebre, come a suo tempo sul caos, da dove sorse la creazione, per creare in essa, con un continuo aumento di grazia, quell’altro mondo di meraviglie, infinitamente più ammirabile di quello che contemplano i nostri occhi. Tu, voce creatrice, sei quella che appianerà le montagne delle difficoltà che mi presentano i nemici, quella che colmerà le valli e i vuoti che mi fanno sentire le creature; quella che in un istante può distruggere tutto ciò che in me si oppone al tuo amore. Tu, voce che puoi dare lacrime ai miei occhi per piangere i miei peccati, e con questa acqua fecondare la terra del mio cuore e fare in me questa nuova creazione.

Parla, Dio mio, e tutto ubbidirà alla tua voce. Tu che stabilisti ad ogni cosa il fine del suo cammino, parla e dì all’anima mia che vada costantemente verso di Te, fine unico per cui la creasti. Mediante il tuo Spirito Creatore, crea in me un cuore puro, un cuore nuovo; e infondi in esso la vera sapienza, quella sapienza che spargesti nella creazione in tutte le tue opere.

In tutte le creature brillano, Signore, la tua bontà e sapienza, ma nella creatura razionale brillano in modo particolare. Dì all’anima mia che ti ami, poiché è mediante l’amore che ti comunichi principalmente alle anime.


[1] * Cf. La Vida Sobrenatural, dicembre 1932, pp. 389-396.

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