Libro Quinto – E’ il nostro Dio

E’ IL NOSTRO DIO[1]*

Dio mio, Dio mio!” (cf. Mt 27, 46)

Dio mio, Dio mio”, parole uscite dalle labbra del Salvatore in un momento solenne e di supremo dolore. Grido dell’anima esiliata e sola, che vive lontano dalla sua patria, il cielo, dove ha la sua sede e dove l’attende quel Dio che Egli chiama suo. Parole che elevano e fanno salire il povero cuore dell’uomo al trono dell’Altissimo; parole che hanno portato il balsamo della consolazione a tante anime che sentono la necessità di ripeterle: tutte quelle che hanno riconosciuto la loro propria grandezza, la loro origine; quelle che soffrono, quelle che credono, quelle che amano, quelle che sperano nella vita eterna

Dio mio!, dice l’anima colpevole che implora il perdono. Dio mio, misericordia!, dice, perché chi può perdonare i peccati se non Dio? L’Apostolo incredulo chiese perdono al Signore e fece anche la sua confessione di fede con queste stesse parole: “Mio Signore e mio Dio!” (cf. Gv 20, 28). Sia l’anima che vacilla nella fede, sia quella che crede, le ripetono. Per la prima, equivale alla supplica: “O Dio, abbi pietà di me peccatore” (cf. Lc 18, 13); per la seconda: “Signore, aumenta la nostra fede!” (cf. Lc 17, 6).”Credo, aiutami nella mia incredulità” (cf. Mc 9, 23). E’ anche il grido del naufrago nell’ultima speranza di salvezza, quando le onde stanno per sommergerlo; così come per l’anima che è naufraga nel mare della vita, quando arriva il suo ultimo momento e sta per immergersi nel mare dell’eternità.

parole di salvezza. Quanti, come il buon ladro, avranno salvato nell’estremo istante della loro vita queste sole parole, pronunciate forse solo col cuore: Dio mio!

Dio mio, ripete l’anima innocente, convinta che è Lui che l’ha cinta di forza perché seguisse senza macchia il suo cammino. “Il Dio che mi ha cinto di vigore e ha reso integro il mio cammino”(Sal 18, 33). Per questo, diede leggerezza ai miei piedi per fuggire dai pericoli, e addestrò la mia mano alla battaglia. Con Lui inseguirò i miei nemici, che cadranno sotto i miei piedi.

Nelle sue necessità, cosciente della sua piccolezza e impotenza, l’anima capisce che gli uomini non le bastano. Delusa ormai tante volte dalla sua debolezza e incostanza, ricorre a quell’unico rifugio, fermo e sicuro, e con l’ansia con cui il bambino fugge da chi vuole spaventarlo e si rifugia sul seno materno, l’anima corre a Dio ripetendo quel potente: “Aiutami, Signore mio Dio” (cf. Sal 109, 26).

A che cosa le servirà in tali circostanze, se colui che ama e a cui ricorre per aiuto fosse solo bello, grande e buono, avesse cuore di padre, di fratello, di sposo, se essa ha bisogno di più, molto di più di tutto questo?

Se è peccatrice, ha bisogno di perdono, e solo Dio può darglielo, perché solo Dio perdona i peccati.

Se è pura e innocente, solo Lui, che è purezza immacolata, può difenderla e custodirla , senza pericolo di essere contaminata.

Se è debole, solo Dio è la forza infinita e può comunicarle la forza di cui ha bisogno.

Da Lui le viene la vita dell’anima e del corpo. Solo Lui può liberarla dalla morte fisica e morale. Che sono e che valgono gli uomini di fronte a questi due pericoli? Assolutamente nulla. Potranno essere buoni e amarci quanto si voglia, potranno essere grandi, potenti, sapienti, ma non possono liberarci dalla morte, legati come siamo ai limiti del tempo. Non possono prolungare la nostra vita un solo istante per dire anche solo “Signore, ho peccato” (cf. Lc 15, 21), e salvarsi.

In quante circostanze della vita abbiamo sperimentato tutti l’insufficienza delle creature e sentito la necessità di qualcuno che fosse più potente di tutte quelle! Quel qualcuno è Dio, solo Dio. Quel Dio onnipotente che l’anima può chiamare mio: “Dio mio”. L’anima lo chiama e con questa sola parola dice tutto, chiede tutto, ed è ascoltata in tutte le sue necessità.

Io amo il mio Dio, perché è buono e degno di infinito amore. Perché è mio padre e fratello. Perché mi ama ed è morto per me, ma soprattutto e anzitutto lo amo perché è il mio Dio, Dio sopra tutti gli dei. “Poiché grande Dio è il Signore, grande re sopra tutti gli dei” (cf. Sal 94, 3). Dio eterno, Dio infinito nei suoi attributi e perfezioni, Dio che non ha bisogno di nessuno, perché tutto dipende da Lui. Dio che tutto vede, perché è Lui che ha dato a tutti la vista; Dio che tutto ode, perché a tutti ha dato l’udito; Dio che tutto sa e penetra, perché è essenzialmente in tutte le cose.

Lui solo è tutto e supplisce a tutto e nessuno può supplire a Lui. E’ il “Dio vero da Dio vero” (cf. Credo). E’ il primo e l’ultimo, “l’Alfa e l’Omega” (cf. Ap 1, 8). E’ l’unico Dio, perché fuori di Lui non c’è Dio: “Io sono il primo e io l’ultimo, fuori di me non vi sono dei” (cf. Is 44, 6).

dio di ogni consolazione. E’ il Dio che posso invocare, perché mi liberi dalle mani dei peccatori: “Mio Dio, salvami dalle mani dell’empio, dalle mani dell’iniquo e dell’oppressore. Dio mio, vieni presto ad aiutarmi” (cf. Sal 70, 4.12).

Lo amo, perché è il Dio che consola l’anima mia e può darmi che anch’io consoli gli altri, come dice S. Paolo: “Sia benedetto Dio… Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio” (cf. 2 Cor 1, 3-4).

Quanti motivi di amare il nostro Dio! Lo amo perché Lui è l’unico Essere essenziale e assolutamente necessario, che può prescindere da tutti gli esseri, e dal quale nessuno e mai può prescindere, dato che, se con la Creazione Dio trasse gli esseri dal nulla, li fonda poi su Se stesso, con la necessità che tutti abbiamo di Lui per sussistere e non ritornare nel nulla.

Anima che cerchi la grandezza e la gloria, cercale in Dio, poiché è certo che solo in Lui puoi trovarle! Leva lo sguardo al cielo, dove Dio, Sommo Bene si manifesta a quelli che lo amano. Lì, solo lì sta la pienezza della felicità, della grandezza, della gloria, dell’amore.

Tutte le grandezze del cielo non hanno alcun bisogno di quelle della terra. Il cielo, grande come l’eternità, umilia e spazza via quella polvere che gli uomini, ciechi, chiamano maestà e gloria nei rapidi momenti del tempo. Il cuore umano, in proporzione di quanto ama il cielo e le realtà celesti, ne acquista le stesse valutazioni e la stessa stima delle cose; per questo, giungendo ad un certo punto della vita spirituale, c’è un’apparente perdita di tutto. L’anima perde tutti gli appoggi, tutti gli amori, e sembra che cessi finanche la speranza di tornare in possesso del bene che aveva e in cui confidava. Prima cercava il Dio buono, o meglio, la bontà di Dio; ora cerca solo il Dio della bontà. Se nelle creature cercava la santità di Dio, ora cerca in esse il Dio santo, tre volte santo, convinta che solo Lui è santo e santificatore. L’attraeva chi gli parlava della santità di Dio; ora si sente attratta solo da quel linguaggio silenzioso e segreto che sente in fondo all’anima, che le parla del Dio di ogni santità.

Prima dava al suo Dio tutto ciò che la sua mente era capace di immaginare e concepire; ora non può dargli più niente. Lo cerca là, molto più in là, in quel nulla insondabile, inconcepibile, dove il pensiero umano si perde. Là, in quel nulla, si ferma e trova la calma e il riposo, perché trova il Dio del suo cuore, Colui che conquista tutti i suoi affetti, che riempie e soddisfa completamente l’anima sua; e gli ripete: “La roccia del mio cuore è Dio, è Dio la mia sorte per sempre” (cf. Sal 72, 26)

Ha trovato il riposo perché ha trovato Dio, Dio solo, così come è in Se stesso e niente più. Non le parlate di altro, né sperate colmare con qualcosa l’immenso vuoto che sente nell’anima, poiché nulla è capace di farlo se non Dio, Dio in Se stesso, così come è, con le sue perfezioni e attributi infiniti, senza considerare nessuna particolare qualità in Lui.

L’anima lo cerca sotto quello spesso velo che copre il nome stesso che Egli si diede quando disse a Mosè: “Io sono colui che sono” (cf. Es 3, 14). Che mistero insondabile di grandezza c’è in queste parole! Sono colui che è: cioè, l’essere da cui derivano tutte le cose, e nessuna è, né può essere per sé, né ciò che io sono. Questo è, quindi, il Dio che l’anima chiama suo, per il quale sospira dalla mattina alla sera e la notte, con le ardenti aspirazioni del Real Profeta: “O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia” (cf. Sal 62, 2).

Piace tanto a Dio che lo si cerchi così, e in quanto Lui è il nostro Dio, che diceva al suo popolo di Israele, ripetendoglielo spesso: “Io sono il Signore, tuo Dio” (cf. Dt 5, 6). Dicendogli questo con l’enfasi che suppone la ripetizione della parola “Dio”, era lo stesso che dirgli: Io sono e voglio essere il tuo tutto, il tuo unico tutto.

L’anima ammette con gioia questa verità, e pur non potendo dargli nulla, né pensare che ci sia in Lui qualcosa, trova tutto nel suo Dio; senza saper dire che cosa trova in Lui, perché lì c’è il tutto e il nulla: nulla nel tutto e tutto nel nulla. E’ un mare senza fondo e senza rive; sono orizzonti senza limiti, perché infinita, immensa è la grandezza e la perfezione di Colui che né il cielo né la terra possono contenere.

possedere dio mediante la fede. Essendo Dio il suo tutto, comincia per l’anima il sacro silenzio dell’adorazione. Quell’atto supremo di culto, risposta della creatura al suo Creatore, che consiste nel glorificarlo, annullandosi alla sua divina sovrana presenza. Il silenzio, l’ammirazione, l’umiltà, è lo stato abituale dell’anima alla quale Dio basta; quel Dio che l’anima può in verità dire suo.

E’ necessario, dice S. Paolo, che chi si unisce a Dio, creda (cf. Eb 11, 6).[2] La fede è quella che avvicina l’anima al Bene Supremo e la fa riposare in Lui senza renderla evidente. A chi giurò Dio, dice l’Apostolo, che non sarebbero mai entrati nel suo riposo, se non a quelli che furono increduli?

Dio è la verità eterna. L’anima che crede in Lui riposa sicura, poiché tutto ciò che sospira lo troverà infine pienamente in Dio. Se si dovesse sentire vacillare nella fede, che invochi Dio, si elevi a quel Signore, che è oggetto della sua fede, il cui potere, anche se non lo vede, la sostiene. La sua vita, la sua santità e amore ci coinvolgono, ci penetrano e sostentano, mantenendo costantemente con noi relazioni così intime, capaci di trasformare la nostra povera umanità e far apparire divini tutti i nostri atti, dato che Egli interviene in essi più intimamente di noi stessi.

Per favorire e mantenere in noi queste relazioni con Lui, Dio mandò sulla terra Gesù, effusione sostanziale della vita del Padre suo. Quando l’anima è penetrata di questa verità, corre a Dio come il cervo alla fonte per bere. Se cerca Gesù, è solo come mezzo per andare a Dio; e a Maria come rifugio dei miserabili, quando sente le debolezze inevitabili di questa vita. Ma anche allora, quando la propria debolezza la fa accorrere a quei due mezzi, Gesù e Maria, non è per restarsene con Loro, ma perché le ottengano quelle ali di colomba per volare e riposare nel suo Dio. “Chi mi darà ali come di colomba per volare e trovare riposo?” (cf. Sal 54, 7). Solo in Dio può trovare riposo. Nulla può colmare il vuoto di Dio.

E’ ben vero che, se in altro tempo l’anima si sentiva vile e timorosa, sembrandole di non poter andare a Dio da sola, né essere aiutata nelle sue necessità, una maggiore conoscenza della divina bontà, pur non sentendone l’amore, la rende ora spesso ardita, e senza nemmeno riflettere sulla propria indegnità, corre istintivamente a Dio. Si eleva a Lui con le ali dell’amore e lo chiama: “Dio mio”, sicura di non restare confusa. “A Te, Signore, elevo l’anima mia, Dio mio, in te confido: non sia confuso” (cf. Sal 24, 1-2).

Il Profeta Davide, perseguitato dal figlio Assalonne, turbato e angustiato, eleva a Dio l’anima sua come una terra senz’acqua e gli dice, senza esitare e senza mezzi termini: “Rispondimi presto, Signore, viene meno il mio spirito. Salvami dai miei nemici, Signore, a te mi affido. Insegnami a compiere il tuo volere, perché sei tu il mio Dio” (cf. Sal 142, 7.9-10). La ragione che adduce perché sia ascoltata la sua supplica è: Perché tu sei il mio Dio” (cf. Sal 142, 10).

Facciamo altrettanto anche noi: chiediamogli che ci ascolti, ricordandogli che è il nostro Dio, il Dio del nostro cuore, e che vogliamo che sia la nostra eredità per sempre: in aeternum.

preghiera. Signor mio e Dio mio! Fa’ che ti conosca, affinché io possa vivere in Te eternamente, poiché Tu stesso dicesti che la vita eterna consiste nel conoscere Te, Dio vero. Tu stesso hai dato all’anima mia il desiderio di questa conoscenza, e quindi di vederti per conoscerti come sei, perché vuoi darmi la vita eterna. “Datti a me, Dio mio – ti dirò con S. Agostino -, arrenditi a me, perché ti amo, e se questo non basta, fa’ che ti ami di più. Non posso misurare quanto manca al mio amore per soddisfarti, affinché la mia vita finisca fra le tue braccia, senza mai retrocedere finché resti nascosta nel segreto del tuo volto. Tutto ciò che so è che fuori di Te non trovo che miseria, e non solo fuori di me, ma anche in me stesso; e che ogni abbondanza che non è Dio è indigenza, estrema miseria”.

godimento della presenza di dio. L’anima amante sente l’immensità divina. Vede Dio, lo incontra dappertutto, e gode di questo felice incontro che tanto dolcemente la obbliga a vivere in sua presenza, a vedere le sue opere e ad esserne messa a parte, unita com’è con la sua volontà a Lui. Lo vede nella natura, nei mutamenti delle stagioni e dei tempi, nella forza e potenza e intelligenza dell’uomo, nella necessità che tutte le creature hanno di Lui. Lo vede nel giusto, immagine sua; lo vede nel peccatore, immagine divina sfigurata dal peccato. Lo vede nella gloria che di Lui cantano incessantemente i cieli. Lo vede nella sua giustizia nell’inferno. Lo vede nella sua immensa bontà che ricompensa i giusti. Lo vede nell’ordine ammirabile del firmamento, nelle evoluzioni e cambiamenti che nel breve spazio di 24 ore si verificano nella volta celeste.

Quanti misteri, incomprensibili per l’uomo, che lo elevano a quella mente infinita che tutto regge e governa! Quanto sei grande, Signore mio e Dio mio! Sei dappertutto, e dappertutto mi vedi, e posso invocare il tuo aiuto. Se salissi in cielo, là Tu sei; se scendessi agli inferi, là sei presente. Se avessi le ali per volare oltre i mari, anche là mi guiderebbe la tua mano e mi sosterrebbe la tua destra: “Anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra” (cf. Sal 138, 10). Assistito da questa mano, di che cosa posso temere, o di chi posso aver bisogno? Dio è con me dappertutto, e mi guarda; mi guarda non con lo sguardo indifferente, discontinuo e impotente delle creature, ma con lo sguardo attento, incessante, efficace, profondo e divino. Non è solo lo sguardo di un amante che addolcisce con la sua presenza il cuore. Mi guarda come Dio, che può e fa tutto ciò che vuole in cielo e in terra, e il cui amore ha disposto che le cose mi servano di mezzo per andare a Lui e amarlo: “Gli occhi del Signore sui giusti, i suoi orecchi al loro grido di aiuto” (cf. Sal 33, 16).

Accompagnato e assistito da questo sguardo, chi temerò, o di chi posso aver bisogno? Mi guardano i tuoi occhi, Signore; mi ascoltano i tuoi orecchi, mi sostiene la tua destra: “deducet me dextera tua”. Nulla mi manca; possedendo il mio Dio, tutto mi è superfluo.

Che importa se quella mano resta nascosta sotto le apparenze delle cose visibili? Che importa se non la vedo, sapendo infallibilmente che è così e che la mia vita di fede mi rende più meritevole della sua protezione?

Mano amorosa del mio Dio! Mi consegno a te, mi abbandono ai tuoi disegni, perché tu faccia di me, nel tempo e nell’eternità, quello che ti piace. Preferisco abbandonarmi ciecamente alla mano onnipotente del mio Dio che non vedo, piuttosto che a quella delle creature impotenti e meschine: “Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole”
(cf. Sal 113 B, 3).

Se Dio fa quello che vuole, e il suo volere è amore (meno che nell’inferno), è con l’amore che attira a Sé le sue creature. E quando permette che queste si aiutino scambievolmente, e tutte abbiano bisogno di Lui, è perché vuole avvolgere tutte nel suo amore, e come obbligarle ad amarlo.

Considerando così il nostro Dio, come viene alle labbra l’esclamazione del Profeta: “Chi è Dio, se non il Signore? O chi è rupe, se non il nostro Dio?” (cf. Sal 17, 32).

Ma per disgrazia, ci sono anche anime prive di questi immensi beni; anime che vivono avvolte nelle tenebre del peccato, che non vanno a Dio, non vedono Dio e non gustano il suo amore. Ce ne sono anche che non lo vedono e non lo sentono, perché sono immerse nel buio gelido dell’indifferenza. Entrambe consola il Profeta Isaia con queste parole: “Colui che cammina nelle tenebre, – quali che siano queste tenebre -, senza avere luce, speri nel nome del Signore, si appoggi al suo Dio” (cf. Is 50, 10). Non dice di appoggiarsi su qualche creatura, ma su Dio, perché solo Lui sa tutte le cose; perché è Lui che ha fondato la terra perché sussista per sempre, e l’ha riempita di vegetazione e di animali; è Lui che diffonde la luce, e la luce va, ed Egli la chiama, ed essa gli ubbidisce con tremore.

Le stelle diffondono la loro luce e sono piene di gioia. Egli le chiama ed esse rispondono: Siamo qui! – e risplendono, felici di servire chi le creò. “Le stelle brillano dalle loro vedette e gioiscono; egli le chiama e rispondono: Eccoci! e brillano di gioia per colui che le ha create” (cf. Bar 3, 34-35). Il Profeta Baruc termina queste lodi della grandezza del potere divino, dicendo: “Questo è il nostro Dio e nessun altro può essergli paragonato” (cf. Bar 3, 36).

questo e’ il nostro dio.Questo è il nostro Dio”, ripete a sua volta l’anima amante, contemplando le opere ammirabili del suo potere nella Creazione, e sopra tutte la splendida luce del sole.

Questo è il nostro Dio”, vedendo le immense acque dell’oceano, con i suoi flutti imponenti, gli alti monti con la loro maestosa immobilità, la volta del cielo con l’ammirabile armonia dei suoi molteplici astri, il rapido fulgore del lampo dopo lo scoppio del tuono.

Questo, tutto questo è il nostro Dio: potenza, giustizia, sapienza, amore. E l’anima, colma di gioia, ripete: Signore, Dio di potenza, chi è simile a Te? “Chi sulle nubi è uguale al Signore, chi è simile al Signore tra gli angeli di Dio? Dio è tremendo nell’assemblea dei santi, grande e terribile tra quanti lo circondano. Chi è uguale a te, Signore, Dio degli eserciti? Sei potente, Signore, e la tua fedeltà ti fa corona. Tu domini l’orgoglio del mare, tu plachi il tumulto dei suoi flutti. Tuoi sono i cieli, tua è la terra, tu hai fondato il mondo e quanto contiene” (cf. Sal 88, 7-10.12).

Di che può aver bisogno l’anima che ti possiede, che a Te si abbandona e che ti ama?

Dirò con la mistica S. Teresa: “Solo Dio basta!”, e con il Dottore Angelico, quando gli chiedesti che premio voleva per le sue fatiche dottrinali ed egli rispose: “Nient’altro voglio, Signore, che Te stesso”. Dio, e solo Dio, è tutto per l’anima che ha compreso la piccolezza delle creature e la sua propria grandezza, tanto immensa che solo l’Infinito la può colmare.

Dio è tutto per l’anima, perché essa ha in Lui il padre, la madre, il fratello, l’amico, il maestro, mentre in questi, purtroppo, non trova sempre il suo Dio… In Dio trova gli esseri che lasciò, quelli che la morte le ha strappato; trova tutta la bellezza del bello, la bontà del buono, la grandezza del grande, la scienza dei sapienti, la santità dei giusti della terra, dei santi del cielo, fino a trovare in Lui la più grande e la più amata di tutte le creature, la dolce Madre, la Vergine Maria.

Ma più che altrove, più che in altro, più che nelle sue immagini, nei suoi altari, nei suoi libri, trovo nel mio Dio la mia dolcissima Madre, Maria Santissima. In Lui la amo, la venero, la ossequio come mia Regina e Signora, come mia Sorella e Madre… In Dio trovo tutto. Lui solo mi basta . Con Lui posso ripetere: “Mio Dio e mio tutto”. “A chi ha Dio, nulla manca; solo Dio basta”. Anche quando mi nasconderà il suo volto, mi priverà delle attrattive sensibili del suo amore, e sarò ridotto a nulla come un asino davanti a Lui, non cercherò né chiederò altro che Lui, perché Lui solo mi basta in vita e in morte, nel tempo e nell’eternità.

Convinto di questo, ripeterò infine col Salmista: “Chi altri avrò per me in cielo? Fuori di te nulla bramo sulla terra” (cf. Sal 72, 25). “La roccia del mio cuore è Dio, è Dio la mia sorte per sempre” (cf. Sal 72, 26).

Dio del mio cuore, e mia eredità, Dio per sempre.


[1]* La Vida Sobrenatural, dicembre 1933, pp. 387-396.

[2] Cf. Eb 11, 6: “Senza la fede però è impossibile essergli graditi; chi infatti s’accosta a Dio deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che lo cercano”.

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