Libro Quinto – Il nostro Consolatore

IL NOSTRO CONSOLATORE[1]*

Consolatore ammirabile (Sequenza della Pentecoste)

Nostro Signore, prossimo a lasciare questa terra, conoscendo l’afflizione che avrebbe causato ai suoi discepoli la sua assenza, e le dolorose impressioni della sua morte, si commuove, e il suo tenero Cuore si esprime con accenti di amore così paterni da penetrare nell’intimo dell’anima. “Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi” (cf. Gv 14, 18). Con queste parole sembra che volesse dire loro: mi considerate come vostro Padre; vi confermo che sono realmente tale. Pensando all’orfanezza in cui vi lascia la mia assenza, vi assicuro che questa sarà molto breve: ritornerò. E senza omettere nulla di quanto potesse animarli, fa loro una promessa che addolcirà la privazione della sua presenza e li assicurerà sempre più del suo amore. Tale promessa è solo per loro, cioè per i suoi, per le anime che lo amano.

la promessa di cristo. Disponiamoci ad ascoltare con amore e gratitudine le sue parole, poiché con esse Egli ci fa un dono degno di un Cuore che ama fino alla fine, fino all’estremo di andare presto ad immolare per noi la sua vita su una Croce: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi” (cf. Gv 14, 16-17).

Le parole: “che il mondo non può ricevere”, dimostrano chiaramente che questa promessa è esclusivamente per i suoi. Terribili parole! Non dice che il mondo non vuole, ma che “non può ricevere”. Dio è la Verità immutabile. Il mondo, e i suoi amatori, sono incostanti, variabili, menzogneri. Il mondo passa con tutte le sue concupiscenze, perché il suo spirito è il nulla, è l’errore.

Il Consolatore divino è, quindi, un dono che Gesù offre ai suoi amanti, nell’ora solenne in cui andava a morire per loro. E’ il frutto di una supplica, uscita dal suo tenero Cuore, nelle emozioni della dipartita dai suoi diletti discepoli. Quanto amore racchiude questo dono!

Per portare consolazione a tutti, venne il divin Salvatore dal cielo in terra, e sebbene la Santa Chiesa (nella Sequenza di Pentecoste) solo allo Spirito Santo, terza Persona della SS. Trinità, dia il nome di “Ottimo Consolatore”, essendo Gesù Uomo-Dio ed essenzialmente uno con lo Spirito Santo, è Lui che con la sua venuta fra noi ci ha fatto vedere sensibilmente la forma e il modo come compie questo dolce ufficio di consolare gli uomini. E’ Persona divina visibile e accessibile alla nostra debolezza.

la consolazione delle scritture. Già anche prima che prendesse forma umana, Dio era il Consolatore dei suoi. Sono tante e tanto tenere le espressioni con le quali la Sacra Scrittura ci mostra il nostro Dio che consola il suo popolo di Israele, che non possiamo fare a meno di considerarle, sia prima che dopo la sua venuta. E’ un aspetto molto adeguato per ravvivare di più, nel nostro cuore, il fuoco dell’amore per un Dio tanto buono che Lui stesso vuole essere il Consolatore delle anime che lo amano, poiché non può esimerle dalla sofferenza. E quanto più lo amano e sono sue, più Egli si riserva, esclusivamente per sé, questo pio ufficio.

Anime fortunate che amate Dio: fra gli immensi benefici che godete e i motivi che avete per rallegrarvi di questa vostra fortuna, c’è anche quello di avere Dio stesso per vostro Consolatore. Quante volte, nelle vostre sofferenze, avrete sperimentato questa grande fortuna! Questo vi avrà certamente indotte a ripetere tante volte quella gaudiosa espressione di S. Paolo: “Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione” (cf. 2 Cor 7, 4). E non è da meno ricevere, in mezzo alle tribolazioni, un’azione così diretta e particolare di questo Supremo Consolatore, che allora in modo speciale, vi dice e ripete: “Io, io stesso vi consolerò”. Sono forse gli uomini la causa dei tuoi dolori? Talvolta li temi? Ma non sono essi creature mortali che “come fieno appassiranno?” (cf. Sal 36, 2; Is 40, 6-7). E altrove dice, con lo stesso Profeta, in favore delle anime fedeli che in Lui confidano, e come volgendo verso di loro il suo sguardo paterno: “Spianate, spianate, preparate la via, rimuovete gli ostacoli sulla via del mio popolo” (cf. Is 57, 14). E come per dare più forza alle sue parole, perché si compia la sua volontà senza ritardi, aggiunge: “Poiché così parla l’Alto e l’Eccelso, che ha una sede eterna e il cui nome è santo: In un luogo eccelso e santo io dimoro, ma sono anche con gli oppressi e gli umiliati, per ravvivare lo spirito degli umili e rianimare il cuore degli oppressi” ( cf. Is 57, 15).

necessità universale di consolazione. Ma nelle anime fedeli che amano Dio, c’è forse posto per tristezze, dolori, e pericoli, perché in tutto ciò che fanno abbiano bisogno di consolazione? Fin da bimbi di pochi mesi, quando appena i nostri occhi vedevano nostra madre e con difficoltà eravamo capaci di distinguerla fra le altre, fin sul nostro letto di morte, finché i nostri occhi non perdono la luce e l’anima nostra conserva il libero uso delle facoltà mentali, senza eccezione di età o di condizione, tutti mentre viviamo su questa terra, abbiamo bisogno di qualcuno su cui appoggiarci e da cui ricevere la consolazione che incoraggia, anima e sostiene. Quando eravamo bambini, per consolarci ci bastava un altro bambino. Che sorriso spontaneo fioriva sulle nostre labbra quando ci si avvicinava un bambino della nostra statura!

Per qualcuno di quelli facemmo forse generosamente il sacrificio di allontanarci dalla nostra mamma, di andare a scuola, di dedicarci allo studio, al lavoro… La consolazione di stare in compagnia del nostro amichetto, di ascoltarlo, di parlare con lui, ci fece separare contenti da quell’unica che fino allora amavamo… Dopo la madre, l’amico fu poi il nostro primo Consolatore. Ma dobbiamo qui dire come S. Paolo: “Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato” (cf. 1 Cor 13, 11). Prima, la madre, quella madre che era per noi tutto, ci bastava. Con che slancio correvamo a gettarci fra le sue braccia nei nostri timori e dolori! Ma, passarono gli anni e l’amore materno non ci bastò più. Andammo in cerca di altri consolatori… e quanti giri facemmo per trovarne qualcuno, forse per anni…

Quante sofferenze per non aver fatto subito ricorso a quell’Unico che avrebbe potuto consolarci; per aver cercato consolazioni da bambini, pur essendo ormai adulti! Stanchi sotto l’opprimente carico del dolore, senza trovare un consolatore capace di mitigarlo, talvolta feriti, e forse mortalmente tristi, afflitti, soli, entrammo un giorno in una chiesa, forse deserta,e guidati dalla tenue luce di una lampada, ci inginocchiammo davanti a un Tabernacolo, e da lì venne alla nostra povera anima una voce misteriosa… e sperimentammo gli effetti che producono le seguenti parole: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (cf. Mt 11, 28).

Forse l’anima nostra dubitò per alcuni istanti… era una voce così soave e affettuosa, e noi ci sentivamo tanto indegni… Ci sembrò quella la voce di una madre, ma non madre di bambini, madre naturale, ma di una madre soprannaturale e divina, di anime grandi, di eroi, e ci sentimmo come accolti nelle sue braccia, ricevere carezze e baci, stretti al suo cuore, e in questo modo, come una madre consola il figlio, ci sentimmo consolati e tranquillizzati…

Ma tutto questo sarà forse effetto di una fantasia esaltata che s’immagina ciò che non è? No: non c’è alcun dubbio. E’ l’Eterna Verità nel Santo Vangelo che ci assicura e ci dice: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò” (cf. Mt 11, 28).

E lo Spirito Santo, nella Sacra Scrittura, per bocca di un Profeta, ci manifesta tutte quelle cure materne che abbiamo ora espresse: “Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò” (cf. Is 66, 13).

un consolatore perfetto. Non dubitare, dunque. Quella voce soave e divina che è uscita da quel trono di amore, è quella del tuo Dio che ti chiama per consolarti. Non temere: “tutti”, “omnes”, non esclude nessuno, chiama tutti. Si dissiparono infine i nostri dubbi e timori di essere oggetto di amore tanto eccessivo e ci affidammo a quell’Ottimo Consolatore. Restammo presto convinti, non solo che Egli consola, ma che ha anche il rimedio per tutti i dolori e le afflizioni del cuore umano.

Bambini, Gesù è il vostro Consolatore perché è il vostro primo amico: con quanta tenerezza vi stringe sul suo Cuore, vi difende e vi assicura che per voi è il regno dei cieli!

Giovane, che ami e non trovi corrispondenza al tuo amore. Nessuno capisce le tue intime sofferenze, né ti compatisce. Ma Gesù ti capisce perfettamente, conosce i tuoi desideri e sa per esperienza quanto sono dolorose le delusioni e le incorrispondenze dell’amore. Accorri a Gesù ed Egli ti compatirà e santificherà i tuoi dolori, unendoli a quelli che incessantemente prova il suo divin Cuore, che tanto ama gli uomini e non è riamato da loro.

E voi, povere anime, che vi siete alimentate per qualche tempo, tutti i giorni, del banchetto celeste dell’amore, e avete udito la voce di Colui che dice: “Io sono la via, la verità e la vita” (cf. Gv 14, 6), oppure quell’altra parola di tenera predilezione: “Seguimi” (Mt 9, 9), e avete fatto qualche passo verso il divino Maestro, sperimentando le sue sovrane consolazioni, ma poi… disgraziatamente, vi siete lasciate sedurre dalla voce vana e ingannatrice del mondo e avete bevuto in una coppa dorata il veleno… e avete lasciato Gesù. Ma Lui non vi ha abbandonate, nemmeno per un istante: i suoi sguardi dolenti vi accompagnavano dappertutto. Contava i vostri passi, le vostre lacrime e i vostri dolori, sperando con ansia di asciugare le lacrime e rimediare ai dolori… Correte a Gesù subito: Egli, senza una parola di rimprovero, tornerà ad abbracciarvi con quelle braccia che avete abbandonato con tanta leggerezza.

Non temete, non dubitate del suo amore. Se aveste fatto ricorso a qualcuno in cerca di consolazione, voi, meno che altri, l’avreste trovato. Il mondo, senza tener conto che la sua vita è una serie di ingannevoli infedeltà e menzogne, disprezza quelli che per una sola infedeltà retrocedono dal cammino del bene. Gesù non fa così. Tutti consola, a tutti apre le sue braccia e ripete: “Venite tutti”. Il suo balsamo cura le ferite e risuscita i morti. E’ il medesimo Cuore che “si commosse profondamente e si turbò” – “infremuit et turbavit” – per la morte del suo amico Lazzaro (cf. Gv 11, 33), fino al punto anche di piangere. Con lacrime che uscivano dal cuore, come dice il santo Vangelo: si turbò… e “scoppio in pianto” (cf. Gv 11, 35). Non essendo che un male temporale la causa di queste lacrime, come potrebbe Colui che consola così nei dolori umani, restare insensibile di fronte ai dolori e alla morte delle anime?

Gesù piange, per quelli che non piangono e con quelli che piangono, con quelle sue divine lacrime, e tutte unite le offre a Dio Padre con i gemiti del suo Cuore.

Uomini di grandi idee, di scienza, di imprese, di sapere, la vostra mente così vasta in apparenza si offuscò di fronte ad una difficoltà inattesa. Crollarono i vostri piani e progetti.

Quel capitale di scienza, di ricchezza, che vi costò tante veglie e fatiche, si eclissò: l’umiliazione vi accompagna, e la delusione. L’apparenza vi ha ingannato… e il cuore resta ferito e geme.

Fu Lui che permise quella dimenticanza, quell’errore, quel fallimento, perché risultasse come unico affare necessario quello della tua salvezza eterna. Va’ a Gesù senza timore; se gli altri leggono sulla tua fronte l’umiliazione, Gesù vede in essa il principio della tua vera gloria, della pace e del riposo dell’anima tua, inutilmente cercati fin qui. Vuole essere Lui il tuo consolatore.

Cuori affranti dal dolore per le forzate separazioni di quegli esseri cari, strappati dalla morte come fiori dallo stelo. E’ una madre, una sposa, una figlia che piange inconsolabile…

Non piangete, vi dice Gesù, come alla vedova del Vangelo (cf. Lc 7, 13). Io, unisco le vostre lacrime a quelle che versò la più pura e santa delle creature, che fu anche madre, sposa e figlia… Madre mia e vostra, specialmente quando assistette alla mia morte presso la Croce: quelle lacrime, unite al mio sangue, mitigheranno i vostri dolori, li santificheranno, purificando le vostre anime, che ritroveranno nel mio amore tutti quelli che amate”.

Ma più di tutti, chi più ha bisogno dell’ “Ottimo Consolatore”, che solo sa e vede l’intimo dei cuori, sono le anime generose che si sono consacrate totalmente al suo amore.

Sono tante le prove a cui sottopone l’amore!

Prima che un’anima possa dire: “Ho trovato l’amato del mio cuore” (cf. Ct 3, 4), quante volte dovrà dire addolorata: “L’ho cercato, ma non l’ho trovato” (cf. Ct 3, 1; Ct 3, 2), girando per strade e piazze, senza che nessuno le abbia detto una parola di incoraggiamento o di compatimento del suo dolore.

Il mondo, gli uomini e i demoni congiurano contro di essa e Dio stesso le si avvicina e la tocca dolorosamente per provare il suo amore, come fece col suo servo Giobbe, il quale, nel suo dolore, diceva: “La mano di Dio mi ha percosso” (cf. Gb 19, 21). Allo stesso modo si lamentano tutte le anime che amano, toccate dall’Amante divino. Però, così come non bastarono al paziente Giobbe i conforti dei suoi amici, anzi Dio permise che la loro visita e le loro parole aumentassero il suo dolore, così non basta la consolazione di nessuna creatura all’anima che soffre così.

Dio solo può consolare e sostenere quelli che tocca il suo amore, per purificarli e disporli all’unione indissolubile del suo amore. E’ questo il motivo per cui si è fatto in modo particolare il loro consolatore, ed è a queste anime che dice, più che ad altre: “Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò” (cf. Is 66, 13).

l’esempio di s. paolo. Gli uomini perseguitano noi che siamo o vogliamo essere, di Dio. Ci cacciano dalle case, ci tolgono l’indispensabile per vivere, e se potessero, ci toglierebbero anche la fama, l’onore e la vita. Sperano forse di vederci in mezzo a una strada, tristi, abbandonati, nella disperazione?… Come si sbagliano quelli che pensano così! Quando ci trattano così è precisamente quando più Dio è per noi madre che ci accarezza.

Non abbiamo trovato nessuno fin qui, di quelli che soffrono e sono perseguitati per Gesù Cristo, che non ripeta con San Paolo: “Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in tutte le mie tribolazioni” (cf. 2 Cor 7, 4). E non solo di questo gran Dottore, ma di tutti gli apostoli e discepoli di Nostro Signore si dice che “essi se ne andarono dal sinedrio lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù” (cf. At 5, 41).

L’anima che possiede la carità divina, porta sempre con sé il Sommo Consolatore, che gli fa ripetere con l’Apostolo: “Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (…) Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di Colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né presente, né avvenire, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (cf. Rm 8, 35.37-39).

Quando diceva questo, l’Apostolo Paolo era quando più si vedeva oppresso da pene e dolori. Era il celeste Consolatore che inondava di tanta gioia l’anima sua, come sempre di gioia inonda le anime amanti e sofferenti, senza che niente e nessuno possa impedire questo suo misericordioso ufficio.

la prova più dolorosa. Senza queste delicatezze divinamente materne, nessuno avrebbe la forza di giungere alla cima del monte dove si consuma l’unione. I dolori e le prove si accompagnano: le prove dispongono ai dolori. Il dolore è il crogiuolo in cui si purifica l’anima, per poter sostenere le dolcezze dell’amore; e le consolazioni e le dolcezze di questo amore la sostengono nel dolore e nelle prove.

Una di queste prove, per un’anima, è spesso quella di non trovare chi la comprenda. Quando un’anima, passati i primi gradi di orazione, si sente, con la contemplazione, all’ombra di Colui che essa ama, viene ad essere introdotta da Lui nella cella vinaria, dove la inebria di carità, lasciandola malata di amore.

Tale infermità difficilmente è conosciuta dai medici spirituali, neanche da quelli che guidano e dirigono l’anima, la quale non sa rendersene conto nemmeno lei. Da qui, quelle sofferenze di cui parla santa Teresa: “Potrà capire che grande tribolazione è, solo chi sarà passato per essa”, e aggiunge: “Non c’è altro rimedio in queste tempeste che attendere pazientemente la misericordia di Dio, che con una sola sua parola calma tutto, e tanto presto da sembrare che non fu annuvolata quell’anima, tanto la lasciò piena di sole e di molto maggiore consolazione”.

Altre volte, il Signore permette che le cose segrete di un’anima si facciano manifeste. Una sofferenza, questa, che sperimentò la detta Santa, la quale dice a questo proposito: “E’ stato pubblicato ciò che ragionevolmente doveva restare molto segreto; l’anima se ne sente ferita e addolorata, perché vede reso pubblico ciò che credeva fosse segreto. Ne derivano molte cose penose per lei… Dio mi aiuti! Aggiunge: Come provi, Signore, quelli che ti amano! Ma tutto è poco di fronte a quello che dai loro in seguito… Lo stesso Signore che cammina con voi vi darà consolazione e sicurezza”.

Dio, e nessun altro, può consolare l’anima in tali circostanze; soltanto Colui che disse a Santa Veronica Giuliani, quando si trovava fra dolorose prove: “Tu ti affatichi a chiamarmi e io sto con te”. Egli sta con l’anima, sempre, per aiutarla e consolarla, a volte anche senza farsi conoscere, né sentire; ma dandole la sicurezza di cui ha bisogno, perché lo Spirito di Dio, dove dimora, dà testimonianza di sé.

O divino Consolatore, quanto fate per elevare a Voi le nostre anime! Anche quando fate loro sentire i vostri rigori, state con esse con amore di padre, per consolarle e sostenerle.

Ma è necessario che noi non dimentichiamo quanto è costato a Lui ottenerci un così grande beneficio. Dice S. Agostino: “Egli fu afflitto per rallegrarti e rattristato per consolarti. Contristatus est, ut te laetificet; contristatus est, ut te consoletur ”.

gesù cristo, modello eccelso. Che afflizione e che tristezza fu quella! “Cominciò a provare tristezza e angoscia” (cf. Mt 26, 37), dice il santo Vangelo. E il Dottore Angelico aggiunge che la grandezza dei dolori di Gesù può collegarsi con la somma purezza della sua anima. “Magnitudo doloris Christi patientis potest considerari ex doloris et tristitiae puritate”.[2]

Nella sua tristezza mortale nell’Orto del Getsemani, Egli soffrì inoltre l’amarezza dell’abbandono di tutti i suoi. Tale amarezza e la profonda afflizione che sperimentò il nostro divin Consolatore nel trovarsi così abbandonato dai suoi amici e lasciato in potere dei suoi nemici, le espresse Lui stesso per bocca dei suoi Profeti: “I miei fratelli si sono allontanati da me; persino gli amici mi si sono fatti stranieri” (cf. Gb 19, 13). “Sono estraneo per i miei fratelli, un forestiero per i figli di mia madre” (cf. Sal 68, 9).

Questa dolorosissima solitudine per l’abbandono dei suoi, la soffrì per essere anche Lui solo a consolarci nelle nostre pene, e ottenerci l’inestimabile grazia che nessuno potesse bastare all’anima nostra quando soffre, né che fosse capace di consolarci, specialmente quando la causa delle nostre sofferenze è il suo stesso amore.

Beati quelli che hanno ricevuto l’immensa grazia di non cercare nelle loro pene, o di non trovare sufficiente, nessun lenitivo delle creature. Allora è quando lo riceveranno pienamente dall’ “Ottimo Consolatore”, che è Colui che così dispone al fine di renderli capaci di ricevere quelle grandi dolcezze che tiene nascoste per quelli che lo amano.

Nei dolori e nelle afflizioni di Nostro Signore per meritarci così grande benefico, vi ebbe parte anche la più pura di tutte le creature, Maria Santissima. Per questi dolori che trafissero la sua anima immacolata, fu concesso anche a Lei di essere, come la chiama la Santa Chiesa, la consolazione degli afflitti: Consolatrix afflictorum.

preghiera. O Gesù e Maria, che a così caro prezzo ci avete ottenuto un così grande favore, vi offro fin d’ora tutti i dolori e le afflizioni della mia vita passata e di quella che mi resta, perché solo Voi siete i miei soli Consolatori sempre, ma soprattutto nell’ultima ora della mia vita, quando l’anima mia abbandonerà questo misero corpo. Allora, più che mai, sarete Voi soli la consolazione dell’anima mia, perché con Voi io sia anche consolata eternamente in cielo, dove avrà pieno compimento la beatitudine degli afflitti: Beati quelli che piangono, perché saranno consolati.


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, luglio 1933, pp. 3-13.

[2] Cf. S. Tommaso d’Aquino, III, 46, 6.

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