Libro Quinto – Il nostro Santificatore

IL NOSTRO SANTIFICATORE[1]*

Dolce ospite dell’anima (Sequenza di Pentecoste)

Quando l’anima si rende conto della consolante verità di essere abitata da Dio, di possederlo in se stessa come il santuario dove può offrirgli le sue adorazioni, allora comincia ad entrare in pieno nel cammino della santità.

Questa verità le scopre il riconoscimento del proprio nulla. Quelle imperfezioni che non può evitare, malgrado la sua buona volontà; l’insufficienza dei suoi sforzi, quel frequente cadere e rialzarsi, la portano a domandarsi: ma come è che non mi scoraggio alla vista della mia inutilità, anzi, al contrario, mi rialzo dalle mie cadute più coraggiosa per proseguire il cammino? E si risponde: è Dio che mi sostiene e mi dà forza; altrimenti non capisco come avrei potuto perseverare e non lasciare tutto.

E’ Lui che combatte e senza dubbio vincerà nelle mie lotte. Consolante verità! Dio è ospite dell’anima mia: Dolce ospite dell’anima. Là, dove sorgeranno le lotte e si otterranno le gloriose vittorie, Lui ha posto il suo seggio, per presenziare i combattimenti, sostenere l’anima nel fragore della mischia e darle la corona che i suoi trionfi meritano.

Se così non fosse, chi potrebbe apprezzare nel suo giusto merito gli atti di un’anima che si è proposta di giungere alla santità? Quante lotte segrete deve soffrire! Quante vittorie intime, nascoste, che sono come altrettante morti, precedute da dolorose agonie! Quanto sangue dell’anima e del cuore in quelle intime, segrete immolazioni che costituiscono la vera santità e che nessuno vede dal di fuori, ma che vede in tutti i suoi minimi dettagli e apprezza come meritano, lo Spirito Santo, il dolce ospite che in essa abita!

ospite intimo dell’anima. Questo Divino Spirito non è soltanto un compagno di viaggio, come fu l’Arcangelo San Raffaele con il giovane Tobia. Molto più arduo, sconosciuto o oscuro è il cammino dell’anima che si è proposta di scalare la cima della perfezione; per questo non sarebbe sufficiente una guida che le indicasse la via o le insegnasse solo con parole ciò che deve fare. Sarebbe qualcosa, ma non l’essenziale. La santità non è cosa che si vede, e nemmeno cosa che si dice o si insegna. E’ qualcosa di più, tanto di più. Sono ben persuase di questo le anime, molte delle quali confessano spesso che sanno che cosa è la santità, ne sentono parlare e anche vedono praticarla, e tuttavia confessano anche che niente o poco hanno guadagnato con questa conoscenza. La santità è una cosa molto più grande che saperla, conoscerla e vederla: è una cosa molto profonda, molto intima, molto sostanziale, che penetra e riforma o trasforma il nostro più intimo essere. E’ avere un’altra vita distinta da quella che ci danno i sensi. E’ ciò che c’è di più glorioso, di più nobile e grande sulla terra. E’ un somigliarsi agli eroi che regnano gloriosi in cielo, agli spiriti angelici, vivendo tuttavia in carne mortale. E’, in una parola, vivere la vita di Dio in quanto è dato ad una creatura.

E’ Dio stesso che chiede alla creatura questa impresa tanto ardua, tanto superiore alla miseria umana. E ad alcuni, per un tratto di singolare amore, la chiede in un modo così pressante che li obbliga, liberamente, a realizzarla e a promettere, con voto, che questa sarà l’occupazione primaria di tutta la loro vita. Quali cose fa Dio! Ma tutto il nostro timore deve cessare precisamente per questo; cioè, perché è Dio che fa, dato che in nessun’altra cosa, si può dire, Dio ha tanta parte come nell’opera della santificazione delle anime.

Poco più di cinquecento anni prima della venuta del Messia sulla terra, Dio disse mediante il Profeta Aggeo: “Ancora un po’ di tempo e io scuoterò il cielo e la terra, il mare e la terraferma. Scuoterò tutte le nazioni e affluiranno le ricchezze di tutte le genti e io riempirò questa casa della mia gloria, dice il Signore degli eserciti” (cf. Ag 2, 6-7; Eb 12, 26-27).

i due avventi del signore. Tutti questi prodigi operati nell’avvento del suo Divino Unigenito sulla terra, Dio li ripete costantemente quando viene nelle anime per santificarle. Entrambe le venute ebbero ed hanno lo stesso fine: unirci a Lui. Nel primo avvento, Egli venne per redimerci e meritarci la sua grazia. Nel secondo, per farci conoscere il valore di quel tesoro infinito e farci gustare le ineffabili dolcezze del suo divino amore.

Per questo, Egli è disposto a muovere, e muove infatti, il cielo, la terra e quanto c’è in essa. Tutto sembra poco a Dio per arrivare a stabilire il suo trono di amore in un’anima e colmarla della sua gloria. E’ proprio nella santificazione delle anime che si può ripetere col Profeta: “Grande è il Signore e degno di ogni lode” (cf. Sal 47, 2). Quante cose fa Dio quando trova un’anima che corrisponde a quella preziosa vocazione all’amore, fino ad elevarla alla sua più alta perfezione. Lo sanno bene quelle che ne hanno fatto esperienza; ma anche queste, dopo aver detto col Reale Profeta: “Grande è il Signore e degno di ogni lode” (cf. Sal 47, 2), ammutoliscono e restano attonite, contemplando le meraviglie di quell’Eterno Amante che ha fissato in esse la sua dimora di amore.

Signore, sappiamo bene che tutte le vostre opere sono amore, che tutto ciò che fate è grande, è santo, è degno di Voi, che la creatura è solo miseria e peccato, che le vostre leggi sono tutte misericordia e bontà, essendo Voi bontà per essenza; ma come risaltano questi vostri attributi nell’opera della santificazione delle anime! L’anima che ha avuto la fortuna di capire e approfondire che abisso di tenerissimo amore racchiude la vocazione alla santità, è già vostra preda e si vede obbligata a corrispondere per sempre a tanta predilezione, dedicandosi alla santità come la sua unica e principale occupazione sulla terra. E’ impossibile che non vi ami chi è prevenuto da Voi con tanto singolare vocazione, da farlo oggetto delle vostre compiacenze e trono della vostra gloria.

Ordinando a tutti di essere santi, Dio si è obbligato a compiere questa grande opera in essi. Per questo si è fatto “ospite dell’anima”. Ed essendo ospite, vuole significare con questo che non prende l’anima per forza, pur essendo sua per averla creata, ma che essa può accoglierlo o no, quando vuole. Ma se l’anima ha la fortuna di riconoscerlo e trattenerlo sempre con sé, Dio, grato dell’ospitalità, farà tutto in essa. Solo resta all’anima l’obbligo dolce e soave di aderire a quel Divino Motore che darà a tutti i suoi atti l’impulso e il movimento.

il modo ammirabile dell’azione divina. E in che forma e in che modo! In tutto e per tutto Dio agirà con la sua sapienza e bontà infinite. Il suo potere senza limiti, col quale fa in cielo e in terra tutto ciò che vuole – perché il suo volere è operare e tutto gli è soggetto e gli ubbidisce – , rispetta la libertà umana con una delicatezza incomparabile. Vuole possedere l’anima e se questa non si oppone decisamente, arriverà senza dubbio a possederla; ma Egli attenderà alla porta con pazienza fin quando essa gli aprirà. E quando lo farà, Egli non le si darà a conoscere subito come suo Padrone, né le manifesterà subito la sua volontà, ma la disporrà a ricevere i suoi ordini e la inclinerà a far sua la sua volontà prima di manifestargliela. Le rivelerà la sua divina bellezza, ma anche questo gradualmente, scoprendole solo la piccola parte che il suo corto intendere può concepire e la sua debole vista contemplare. Gli sta tanto distante un’anima, anche in stato di grazia; è ancora tanto imperfetta e tanto bisognosa di purificazione!… Sa bene Dio, Santità per essenza, che senza queste precauzioni, l’anima non potrebbe sostenere la presenza divina.

Che sarebbe stato di Pietro, se dopo la morte del suo Maestro, costernato e abbattuto per quanto era successo, dimentico delle promesse della resurrezione, col pensiero fisso solo sul suo peccato di infedeltà, improvvisamente e senza alcuna previsione, gli fosse apparso in tutto il suo splendore il Maestro che poche ore prima aveva così vilmente rinnegato? Gesù sapeva questo, e perciò lo andava disponendo a poco a poco. Lascia, anzitutto, che la Maddalena vada ad allarmarlo dicendogli di aver trovato il sepolcro aperto e vuoto. Poi, essa stessa gli testimonia di aver visto due Angeli, e poi il Signore risorto. Pietro corre al sepolcro, lo trova vuoto e vede i lini piegati a parte. Così si andava facendo luce nell’anima sua, disponendolo a contemplare la gloria della Resurrezione.

Infine, la sera di quello stesso giorno, a porte chiuse, Gesù si presenta in mezzo ai discepoli; ma al vederlo, i discepoli furono pieni di tanto turbamento e spavento che fu necessario che Gesù stesso li tranquillizzasse dicendo loro: “La pace sia con voi; sono io, non temete”. Quale sarebbe stato il loro turbamento, se non fossero stati prevenuti con tanta sapienza? Povero Pietro; senza queste delicatezze della bontà divina, al trovarsi davanti il suo Maestro, sarebbe morto col cuore oppresso dal dolore. Ma il Signore voleva fare in lui cose grandi, e volle quindi che quel giorno non fosse solo di dolore ma anche del più puro amore; e l’amore andava operando in lui gradualmente quella trasformazione. Così fa Dio nelle santificazione delle anime. A poco a poco le va cambiando e trasformando, attendendole con una pazienza infinita, con un amore di padre che vuole dare al suo figlio tutto quanto ha; ma prima aspetta, al fine di assicurarsi che saprà apprezzare quei beni e non li disprezzerà a suo danno.

Prima di riempire di Spirito Santo i suoi Apostoli in forma pubblica, visibile e universale, Dio si comunica loro in privato, interiormente e senza nessun prodigio esteriore. Dice loro Gesù: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo” (cf. Gv 20, 21-22). Con queste parole onnipotenti, li santificò e comunicò loro la virtù di santificare altri.

l’anima partecipa alla sua santificazione. Lo Spirito Santo che si effonde nelle anime nostre, e vi resta se non abbiamo la somma disgrazia di cacciarlo col peccato, è una dolce effusione del divino amore in noi. E’ Lui, lo Spirito, la causa della nostra santificazione. Ogni atto virtuoso che ci conduce ad esso, è un movimento del soffio divino che noi accettiamo e ammettiamo anche con amore; e solo in proporzione dell’amore con cui vi aderiamo, esso ci santificherà e segnerà il grado della nostra virtù.

Secondo questo, che parte, diremo, ha l’anima nella sua santificazione? Senza Dio, l’anima non può assolutamente nulla. La santità è cosa divina. Solo Dio è santo per essenza. “Tu solo sei santo”; e quindi, solo Lui può essere la causa principale della nostra santificazione. Ma… nell’ordine disposto dalla Provvidenza, la creatura, col suo libero arbitrio, deve prendere parte alla sua santificazione, e in effetti vi partecipa; ma si limita a secondare l’azione divina in essa.

Con la grazia, come insegnano i teologi, Dio è nell’anima realmente e veramente, essendo la grazia una partecipazione formale della natura divina e come un seme dello stesso Dio – semen Dei – depositato in noi, capace di svilupparsi e crescere come un bimbo nel seno materno. Quando l’anima possiede la grazia, ma senza rendersi conto del tesoro che porta in sé, potremmo paragonarla al bimbo appena nato che ancora non ha coscienza di essere vivo.

A misura che va rendendosi conto della sua grandezza e nobiltà, cerca di lasciare le cose del bambino e cresce meravigliosamente fino all’età matura, ma sempre sotto l’azione divina o il movimento soprannaturale di Dio in essa. Allora l’anima resta convinta, per esperienza, del proprio nulla e della vita di Dio in essa: lascia che con piena libertà questa vita divina tutto governi, invada e domini, come il fermento la massa, abbandonandosi ciecamente e tranquillamente ad essa con un atto costante di piena sottomissione e adesione a ciò che riguarda la sua vita, sia interiore che esteriore.

Vedendo in tutto Colui per il quale tutte le cose hanno vita Regem cui omnia vivunt -, l’anima lo riconosce, lo adora, lo ama, lo segue. Il bimbo è cresciuto, l’adolescente si è fatto uomo, e il discepolo si è fatto maestro. Vive senza alcuna difficoltà, e anzi con la massima facilità, la vita soprannaturale e divina, perché la riceve senza porre ostacolo, non essendo lui che vive, ma Cristo in lui. “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (cf. Gal 2, 20).

le tappe dell’unione. Nei tre stadi dell’anima – cioè incipienti, proficienti e perfetti -, Dio e l’uomo sono uniti. Ma nel primo stadio, Dio si vede appena; si vede solo l’uomo. Invece, nell’ultimo, quello dei perfetti, si vede principalmente Dio che vive la sua vita nell’essere umano, mentre l’uomo quasi sparisce. Dio è tutto in tali anime, ed esse, in quel tutto, vanno crescendo in santità e perfezione. In questo modo, Colui che era al principio dolce ospite dell’anima, è poi suo riposo nella fatica, frescura negli ardori delle passioni e consolatore in tutte le sue tristezze. Tutti i beni le sono venuti con Lui. L’anima si rende conto che anche il proprio nulla, quel nulla che tanto pochi conoscono, lo conosce per mezzo di Lui, e che riconoscendo il suo nulla e la sua impotenza in ordine alla sua santificazione, entra in pieno possesso di questa, perché essendo questa la sua unica aspirazione e non potendo raggiungerla da sé, ha lasciato piena libertà al sovrano Artefice che dimora in sé. Quella luce divina che illuminò il suo nulla, le fece alzare gli occhi alla fonte dell’essere, aprire la bocca per bere la santità che le si offriva gratuitamente: “Apri la tua bocca, la voglio riempire” (cf. Sal 80, 11).

Dal fondo di quel nulla, come sorgono spontanei gli inni di lode, di giubilo, di adorazione, di ringraziamento, quando l’anima si rende conto che c’è in essa chi si occupa dei suoi eterni destini, di quell’unico necessario che tanto la preoccupava!… Conosce per esperienza il detto di san Paolo: “In lui viviamo, ci moviamo ed esistiamo” (cf. At 17, 28). In Dio abbiamo la nostra vita, il nostro movimento e il nostro essere. E’ Lui che dirige la barchetta di quell’anima alla rive eterne, dato che Lui è l’unico motore di tutti i suoi atti. Vivendo coscientemente la vita soprannaturale della grazia, l’unione si rafforza, si ravvivano l’amore e la compiacenza: “Cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore” (cf. Sal 36, 4). E’ Lui che prega in essa con quei gemiti inenarrabili che fanno scendere dal cielo le grazie divine. E’ Lui che parla e fa parlare altri a loro vantaggio: “Io sarò con te e con lui mentre parlate” (cf. Es 4, 15), disse Dio a Mosè perché parlasse al suo fratello Aronne. Nell’anima che può estendere così il suo impero di amore, è Lui anche che soffre ciò che è necessario, per completare ciò che manca alla Passione di Gesù.

Se è proprietà del sole illuminare, riscaldare, dar vita, come non produrrà questi medesimi effetti, nelle anime dove dimora, l’Eterno fuoco che accende e dà queste proprietà al sole materiale? L’anima in grazia, dice il Dottore Angelico, è tempio della Ss.ma Trinità. Con la sua grazia, tutta la Trinità abita in noi.

Nella vita umana si cerca la felicità idealizzandola, senza mai raggiungerla. Nella vita spirituale, invece, per quanto possiamo salire nei nostri ideali di gloria e di grandezza, siamo certi di restare sempre infinitamente al di sotto della realtà, perché Dio che è infinitamente felice, deve essere la nostra felicità e la nostra gloria, ed è il principio e il fine della nostra grandezza.

difficoltà nel cammino. Quando si impossessa di noi lo scoraggiamento e la tristezza, ricordiamoci di queste consolanti verità. Dio è in noi e regna in noi col suo scettro di amore. “Il regno di Dio è in mezzo a noi” (cf. Lc 17, 21), ossia dentro di noi, “in lui infatti viviamo, ci moviamo ed esistiamo” (cf. At 17, 28).

Per fortificare sempre più in noi questa vita divina, viene tutti i giorni a noi, nella Santa Comunione, l’Autore stesso della santità. Viene per lavorare personalmente nella sua diletta vigna. Questa mattina mi sono comunicata: la carne divina ha toccato la mia carne debole e inferma, al fine di curarmi e fortificarmi; e domani questo stesso Medico onnipotente tornerà a me con lo stesso rimedio. Quando il Sangue divino si versa nell’anima mia, non ho più timore, poiché di fronte ad una sola goccia di esso trema tutto l’inferno. Con Gesù saremo, dice il Crisostomo, “come leoni di fuoco”. Leoni, per la fortezza nel combattere e resistere alle passioni, perché il Dio degli eserciti combatte in noi. Di fuoco, perché lo Spirito Santo, fuoco di amore divino, che dimora nel nostro cuore, è la causa del nostro valore e quello che spaventa e mette in fuga il demonio.

Questo amore eterno increato fu anche il motore e direttore di tutti gli atti interni ed esterni dell’Uomo-Dio. Questa verità si coglie dal santo Vangelo, come quando si dice che lo Spirito Santo condusse Gesù nel deserto, e dopo aver digiunato quaranta giorni, là fu tentato dal diavolo. E quando Nostro Signore parla dello Spirito Santo, con quale riverenza lo fa! Come lo esalta in presenza dei discepoli, facendo loro capire che da Lui aveva ricevuto la perfezione della sapienza, della virtù, dell’eloquenza e ogni consolazione. Infine dichiara loro che l’istruzione che ha dato loro nei tre anni passati alla sua scuola non è terminata e che la gloria di completarla è riservata allo Spirito Santo, che insegnerà loro tutte le cose e ricorderà loro quelle che Egli ha detto loro. “Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (cf. Gv 14, 26).

Gesù, Verbo eterno, ha parlato. Ci ha insegnato. Ci ha dato l’esempio, ma allo Spirito Santo, Amore sovrano, appartiene farci intendere quelle parole di vita in tutto il loro senso, lo spirito dei suoi insegnamenti e la perfezione di tutti i suoi atti.

E’ questo Sovrano maestro che illumina e spinge l’anima a svolgere la sua attività quando deve operare. All’influsso di quella mozione, essa si muove senza alcuno sforzo, anzi con somma facilità e docilità, qualità entrambe molto proprie dei doni dello Spirito Santo. Queste anime possono ripetere con Maria Santissima il Magnificat, e ad esse si unisce il Signore e ripete: “Qui sono veramente conosciuto, esaltato, glorificato”: clarificatus sum in eisio sono glorificato in loro (cf. Gv 17, 10), perché la gloria, come dice S. Tommaso, è lo splendore di una grandezza conosciuta, lodata, stimata, apprezzata nel suo giusto valore: Gloria est clara cum laude notitia divinae bonitatis. Lo splendore del sole divino illumina l’anima nella verità, ed essa intona un cantico di lode e di gratitudine. Il più delle volte senza parole; soltanto in un silenzio interiore che la lascia in una profonda ammirazione, gioiosa e molto proficua, poiché il silenzio e l’ammirazione sono cose molto frequenti nella vita spirituale.

la testimonianza dello spirito. Lo stesso Spirito che dimora nel fondo del cuore dà all’anima la testimonianza tanto dolce e gloriosa che noi siamo figli di Dio e coeredi di Gesù Cristo. Fa capire all’anima l’estensione della carità divina, la sua profondità, la sua altezza, la sua larghezza, la sua lunghezza, ed essa si abbandona sempre più pienamente a Colui dal quale si vede tanto amata. Riconoscendo la mirabile opera dell’Amore increato in se stessa, si spiega la gravità del peccato, in particolare contro lo Spirito Santo, il quale peccato, disse Nostro Signore, non sarebbe stato perdonato né in questo mondo né nell’altro. Questo peccato non può ricevere il perdono, perché è una resistenza al movimento sovrano del divin Paraclito nell’anima, alla mozione sovrana di cui l’uomo ha bisogno indispensabilmente all’inizio, nel mezzo e alla fine di tutte le sue azioni, oppure, ciò che è lo stesso, resistenza a quella grazia che previene, accompagna e perfeziona tutto ciò che Egli fa. Privo di questa grazia, è impossibile che l’uomo riceva il perdono, perché si trova nella impossibilità di chiederlo, di pentirsi e di umiliarsi; atti che non può fare senza l’impulso e il movimento dell’Eterno Amore increato, che essa rifiuta e allontana da sé con la sua ostinazione.

Questa terribile verità, che a rigore si applica solo all’ostinazione nel peccato grave, estende le sue lamentevoli conseguenze anche alle mancanze leggere dello stesso genere, privando l’anima di innumerevoli beni. In queste mancanze, anche se non si rifiuta in assoluto l’amore, si pongono ostacoli alle sue delicate operazioni e si turbano i sensi spirituali, che non conoscono tali operazioni o non le apprezzano a dovere. Una bugia, anche piccola; nascondere una verità per evitare una ferita all’amor proprio o perché sarebbe motivo di lode per altri; negare o non voler riconoscere alcune buone qualità del nostro prossimo; le mancanze di rispetto o di sottomissione all’autorità competente, particolarmente in persone religiose, sono mancanze che si oppongono assolutamente a questo Spirito di verità, di carità e di amore che, per farsi più accessibile all’anima, resta sui suoi rappresentanti.

Di quanti beni e grazie si priva l’anima col resistere a questi tocchi e appelli interiori, a quelle luci superiori alla semplice ragione naturale, a quegli impulsi e mozioni intime, con i quali lo Spirito Santo così amorosamente e delicatamente chiama, illumina e muove a salire il monte della perfezione. Di fronte a queste resistenze, soprattutto quando non procedono da fiacchezza naturale e momentanea, ma da ostinazione della volontà, lo Spirito Santo si rattrista, perché non può farci il bene che vuole e che il suo amore esige, e talvolta si ritira e ci lascia nella nostra povertà e miseria. Per questo, l’apostolo Paolo fraternamente ci esorta: “Non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio” (cf. Ef 4, 30).

O anima che vuoi amare Dio senza misura, ricordati che l’amore è forza e che solo a misura che ti fai forte avanzerai nell’amore. “Anima – dirò con san Bernardo – immagine insigne di Dio, onorata con la sua somiglianza, sua sposa per la fede, riscattata col suo sangue, arricchita con i doni dello Spirito Santo, emula degli angeli, tempio di Dio, erede dei suoi beni e regina del suo regno, tanti benefici ti dicono incessantemente: Ama il tuo Signore! Che c’è di strano che, per corrispondere ad un amore così eccessivo, un uomo che è solo un po’ di polvere, raccolga tutte le sue forze per amare questa Maestà infinita che l’ha amato per prima, e che si dedica interamente all’opera della sua salvezza?”.

L’anima mia sente queste voci dell’eterno Amore e non sa rispondere se non chiamando in suo aiuto, come un bambino, la sua tenera Madre del cielo, Maria. O Madre dolcissima, solo di Te si può dire che lo Spirito Santo possedette senza interruzione tutto il tuo essere; che riposò in Te fin dal primo momento della tua esistenza; che ti coprì con la sua ombra nell’Incarnazione e colmò l’anima tua il giorno della sua discesa nel Cenacolo. Ottienici da questo Spirito di Amore, tuo Sposo, un’anima pura, che tema anche l’ombra del peccato, affinché lo spirito di purezza e di amore dimori sempre come padrone assoluto nel nostro cuore, e per mezzo nostro si faccia conoscere ed amare da tante altre anime.


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, febbraio 1933, pp. 73-84.

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