Libro Secondo – Amore a Gesù Crocifisso

AMORE A GESÙ CROCIFISSO

Nessuno ha un amore più grande di colui che dà la vita per i suoi amici

(cf. Gv 15, 13)

amore e croce. Lo disse Gesù prima di morire per noi: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (cf. Gv 15, 13). Confermò con la sua morte questa grande verità, perché non dubitassimo che eravamo noi, gli uomini, oggetto del suo immenso amore. Alla luce di questa verità, contemplata ai piedi della Croce, da dove Cristo continua a ripetercela senza posa, si accende nell’anima che ama il fuoco del vero amore. Nessuno mi ha amato tanto come Gesù, perché nessuno se non Lui ha dato per me la sua vita. Se amore con amor si paga, non mi darò riposo finché la mia vita non si sia consumata in olocausto per Lui, per dargli così anch’io la stessa prova di amore che Egli ci ha dato.

Solo ai piedi della Croce si può e si deve ripetere: “Non c’è amore più grande…”; è qui che l’amore è giunto al massimo della sua estensione. Quando anche l’amore dell’anima arriva a questo punto, si ha la prova più sicura di aver raggiunto una perfezione altissima. Non c’è altra scuola dove si possa apprendere questa scienza delle scienze. Quante anime devono il decidersi alle più eroiche imprese all’essersi trattenute a contemplare un Crocifisso, nella solitudine di una cappella, dove la presenza di Gesù Sacramentato sembra che dia vita all’immagine che lo rappresenta inchiodato in Croce, come vivo è nell’Ostia, per immolarsi continuamente per noi. Vivo fa apparire quel Sangue che esce dalle piaghe, così come è vivo nel Sacramento per lavare le anime nostre e fortificarle nelle lotte. Tutti quelli che hanno intrapreso il cammino della perfezione, o sono riusciti a compiere notevoli imprese a gloria di Dio, hanno dovuto maturarle anzitutto ai piedi di un Crocifisso. E’ qui che si soprannaturalizzano tutti i nostri atti. E’ qui che si riconoscono e scompaiono i movimenti della natura corrotta, che potrebbero insinuarsi nelle nostre opere. Solo qui impariamo a compierle solo per amore, per quell’amore puro che si apprende solamente col fissare gli occhi in Gesù, morto per amore.

Oso dire che molte opere grandi di gloria di Dio: vocazioni al sacerdozio, alla vita religiosa, o a una vita di maggiore perfezione, non sono riuscite perché non sono state maturate e decise ai piedi di Gesù Crocifisso. Quante lotte si vincono se nel cuore si è acceso l’amore verso il Dio del Calvario! L’anima che ama veramente Dio conosce tutte queste verità per esperienza, e si sente come istintivamente attratta verso la causa di tutte le sue energie, verso il motore che dirige tutti i suoi passi e movimenti: Gesù pendente dalla Croce. Una forza segreta l’attira verso Colui che disse: Quando sarò elevato sulla Croce, attirerò a me tutti i cuori (cf. Gv 12, 32). Sente realizzarsi in sé la divina promessa e, alla forza di questo amore, svanire tutti gli altri amori, e trionfare la divina Carità.

Succede a volte che anime tiepide si cambiano in fervorose, o dal fervore passino alla santità senza darsene conto. Non andiamo a cercarne il motivo altrove. Questi cambiamenti si operano soltanto ai piedi di Gesù Crocifisso. Soltanto le piaghe di Gesù c’insegnano come si deve amare e come disprezzare le cose che vi si oppongono, in modo da poter dire con san Bonaventura: “Entrai nelle amabili piaghe del mio Salvatore con gli occhi aperti; il sangue che ne usciva mi accecò e non fui più in grado di vedere altro che la sua infinita Carità, da cui ora mi trovo avvolto”.

la croce, riposo dell’anima. All’ombra di questo sacro albero, chi ama può sedersi tranquillamente e riposare (cf. Ct 2, 3). In qualunque altro posto, il suo riposo sarà sempre imperfetto e passeggero.

La Croce è il letto dove ha riposato l’Amore, quando ebbe adempiuta la sua missione. Ai piedi di questo albero sacro riposò anche Maria Santissima. Nel suo supremo dolore, non poteva avere, per il suo purissimo cuore, altro luogo di riposo. Quanto di più avrebbe sofferto, quel cuore amante, se non avesse potuto appoggiare il suo capo sullo stesso letto sul quale riposava il suo diletto!

Prima che un’anima giunga a questo punto, dovrà stancarsi un poco, perché dovrà salire là dove la natura non trova né attrattiva né incoraggiamento. Ma una volta arrivata su questa altura, non le resta altro da fare che sedersi e intensificare il suo amore, contemplando il dolce peso che pende dal sacro albero. Per nessuna cosa, dunque, si turbi quest’anima, perché trova tutto in Gesù Crocifisso. Molte volte le hanno parlato di Lui uomini e libri, ma dopo aver letto il libro dei libri, ed ascoltato la voce del Maestro dalla sua cattedra di dolore, quanto povere e fredde l’anima riconosce le idee che ha letto e udite!

Che le parlino o no gli uomini, è indifferente. Preferisce sempre alle parole umane, anche sublimi, passare alcuni minuti ai piedi di un Crocifisso, anche se non è in grado di fare altro che contemplarlo in silenzio. Dove c’è sacrificio e sangue, non c’è bisogno di parole; la voce del sangue è così eloquente che non c’è nessuno che non la capisca e resti insensibile. Quanta efficacia e fecondità non ha il silenzio ai piedi di Cristo, morto per amore degli uomini! Di quanta scienza, luce, fortezza e santità è sorgente!

Chi è giunto a questo punto, vorrebbe far conoscere a tutti che soltanto qui si trovano tutti i beni che le creature solo a gocce ci possono dare. Finché non si arriva a questo luogo dove si consuma l’unione con l’Amato, l’amore sarà poco fecondo. Fuori di questo luogo, l’amore sarà sempre poco e risentirà sempre di qualche cosa di individuale. Quando invece un cuore arde di amore per il Dio del Calvario, scompare tutto ciò che è imperfetto o sa di egoismo. L’anima, seguendo l’esempio di Gesù sulla Croce, apre le braccia e accoglie tutti, perché vede che tutti valgono lo stesso prezzo: Cristo ha riscattato tutti col suo proprio sangue.

Al vedere tante vittime volontarie immolarsi con una vita di sacrificio, lontane da ogni conforto umano, col sorriso sulle labbra e il cuore aperto per far sentire a tutti, senza eccezione, la loro carità, si meraviglia chi non conosce la potente molla che le sostiene e le muove. Ma quelli che sono penetrati nell’amore del Dio del Calvario, capiscono subito tutto. Si apre per questi il libro misterioso: tutto gli rivela il sangue di quell’Agnello innocente che è stato consegnato alla morte per riscattare tutti, popoli e nazioni, senza alcuna eccezione. A queste anime misticamente morte si può ripetere il cantico nuovo che cantavano gli angeli all’Agnello immolato, di cui parla san Giovanni Apostolo: “Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli” (cf. Ap 5, 9). Tu sei degna, anima immolata, di aprire il libro sigillato con i sigilli della divina carità, e penetrare nella profondità dell’amore di Dio e del prossimo, là dove risiede nella sua pienezza. E così, quel Gesù morto su una croce, che per altri è un libro chiuso, per colui che ama è invece la più alta sapienza e la più profonda scienza. L’amore gli ha aperto i sigilli e gli ha fatto leggere in quel libro che contiene ogni scienza. All’anima che è giunta a questo amore le verrà pure detto, come all’Agnello sacrificato: tu sei degna di ricevere il potere, la divinità, la sapienza, la forza, l’onore, la gloria e la benedizione, perché di tutto si è reso capace chi ha scoperto il mistero della Croce (cf. Ap 5, 12). A quelli che si stupiscono del suo operare sovrumano e quasi divino, l’anima amante mostra il Crocifisso, come fece san Bonaventura a san Tommaso d’Aquino, e dice loro: questa è la fonte dove io attingo tutta la mia scienza e la mia grandezza, senza fare altro che contemplarlo con amore e imprimere baci sulle sue piaghe. Nel Crocifisso si estingue la mia sete di sapere. So che tutto ciò che insegnano i libri è scienza morta. Solo quella che insegna il mio Gesù immolato per me è una scienza viva, che penetra, convince, illumina e opera meravigliose trasformazioni.

A quante anime, contemplando la morte di Gesù, si è squarciato il velo (cf. Mt 27, 51) che nascondeva loro il “sancta sanctorum”: il suo Cuore, tabernacolo interiore che racchiude tanti tesori di ricchezze infinite!

la croce, prezzo delle anime. Saremo capaci di disprezzare tutto, generosamente, solo quando ci saremo resi conto del valore dell’anima nostra, con le immense ricchezze che contiene in sé, e che tutto il resto non vale nulla al suo paragone. Questa verità, nascosta per tanti, ce la rivela la morte del Figlio di Dio. Considerando quanto vale un Dio, si capisce quanto vale l’anima nostra, comprata col suo sangue e la sua morte. Questo grande mistero di bontà lo ha capito colui che ama, che per questo disprezza tutto; gli basta il Crocifisso.

Se l’anima fortunata, che ha in sé questo carattere del divino amore, è un ministro di Dio, un suo apostolo chiamato a lavorare nella sua vigna, il bene che consegue dal suo ministero è immenso. Attinge in abbondanza le acque dalle fonti del Salvatore (cf. Is 12, 3), dalla stessa sorgente, per dar vita alle anime, e a quante anime!

Nelle piaghe di Gesù ha letto il valore delle anime e ha capito che, quando offre con le sue mani l’Ostia immacolata all’Eterno, lo fa per le anime, per le quali Gesù vittima si offre e si immola continuamente. Se con venerazione tocca i vasi sacri che contengono il Sangue dell’Agnello divino, quel Sangue è destinato a cadere sulle anime, infinitamente più preziose dei vasi d’oro o d’argento. Quando qualche anima assetata di amore e di luce gli si avvicina, sa apprezzare, come un vero ministro di Dio, i tesori che gli sono stati affidati dal Supremo Signore. Fa di tutto per conservarli bene e aumentarli, e per questo si avvicina all’anima con la stessa venerazione e rispetto con cui si avvicina all’altare; ne custodisce e ne aumenta la grazia di cui il Signore l’ha adornata, e fa in modo che un tesoro di infinito valore come l’anima, non cada né si disperda, così come fa attenzione a non far cadere neppure il più piccolo frammento dell’Ostia consacrata o una piccola goccia del preziosissimo Sangue.

Sa che lavora nel campo del Padre di famiglia, e con pazienza e amore, a costo dei più penosi sacrifici, usa tutti i mezzi perché, a suo tempo, possano produrre i frutti che il Padrone esige e gli chiederà con diritto e giustizia. Dio, fra le sue immense ricchezze, non ha un tesoro più grande e che più apprezza di un’anima, poiché nessun’altra cosa ha comprato con il Sangue del suo Figlio Unigenito. Quanto sono sconosciuti o poco apprezzati questi tesori anche da tanti suoi ministri! Quanti, invece di prenderne cura, come ne sono obbligati, li sciupano o li disperdono! Solo chi possiede il divino amore, attinto dalle Piaghe di Gesù morto in Croce, potrà compiere questo sacrosanto dovere, e alla fine della sua vita, dire come Gesù: “Padre Santo… ho conservato nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto” (cf. Gv 17, 12).

Chi non riconosce in sé, in grado piuttosto elevato, questo carattere dell’amore, se lo procuri con ogni mezzo; si eserciti in atti di amore verso quel Volto divino, esangue nel pallore della morte, oscurato per dar luce alle anime, attirandole a Sé con la forza dell’amore. Così avrà compimento la promessa del Salvatore: “Quando sarò elevato da terra, attirerò a me tutte le cose” (cf. Gv 12, 32).

Annunci

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: