Libro Secondo – Amore a Maria Santissima

AMORE A MARIA SANTISSIMA[1]*

Io sono la madre del bell’amore” (cf. Sir 24, 24 vulgata)

maria santissima, esemplare di amore. La Santa Chiesa mette sulle labbra di Maria queste parole dello Spirito Santo: “Io sono la madre del bell’amore” (cf.Sir 24, 24 vulgata). L’anima che veramente ama Dio, meglio di alcun’altra ha capito questo e con piacere sente l’intima unione che la Vergine Maria ha con l’oggetto del suo amore e, per questo stesso, anche con essa. Quel Dio che essa ama è Figlio di Maria, la scelse Lui per madre, e Maria poté chiamarlo figlio suo. Anche lei può chiamare Maria sua Madre, poiché lo è con tutta verità, e può andare a Lei a chiederle che le dia Gesù, suo fratello, il quale si è imparentato con noi e si è fatto nostro per mezzo suo.

Quanto più si ama Dio, più si sente questa parentela divina con Gesù e Maria. E’ vero che per amare Gesù è necessario amare Maria, ricorrere a Lei, invocare il suo patrocinio, poiché, come dicono tutti i santi, per le sue mani passano tutte le grazie, soprattutto quella che le contiene tutte: l’amore di Dio. Ma è anche certo che, per amare Maria, con amore ardente e sincero, è necessario amare Dio ed essere presi totalmente dal suo amore. Chi potrà suggerirmi parole adatte ad esprimere la delicatezza e la forza con cui sa amare Maria il cuore che ama Dio? Come la Vergine Maria, chi ama Dio può dire: “Quel Dio che mi ha creato riposa nel mio tabernacolo”, o nell’anima mia; avendo assicurato Nostro Signore Gesù Cristo che Dio stabilisce la sua dimora nell’anima che lo ama. L’anima mia è stata fatta, dall’amore, suo trono, sua dimora. Il Re assoluto dell’anima è quel Dio che tutto governa e dirige con somma giustizia, sapienza e potere infinito. Come, quindi, non regolerà l’amore verso sua Madre, essendo padrone assoluto di un cuore, e potendo disporre di tutti i suoi affetti e movimenti e dirigerli secondo il suo gusto e beneplacito? Con quanto piacere li dirige verso sua Madre, verso quella creatura che Egli ama di più e desidera vederla amata! Quando Dio è padrone di un cuore, lo dirige sempre verso la sua dolce Madre, come ha rivelato ad alcune anime sante, fra le altre alla Beata Veronica da Binasco,[2] alla quale Gesù disse che, pur compiacendosi tanto che lo compatissero per le sofferenze subite per noi nella sua Passione, avrebbe gradito di più che si compatissero le pene e i dolori della sua Santissima Madre.

Amare Maria, la Madre di misericordia e di clemenza, il rifugio degli sventurati, dei poveri, dei peccatori, è la cosa più consolante della nostra santa Religione. E’ tanto vero questo, che anche nei cattivi cristiani che hanno dimenticato Dio e che hanno quasi perduto la fede, vediamo che la maggior parte di essi amano in qualche modo Maria. In qualche modo, abbiamo detto, poiché non è certo molto buono il loro amore, non procedendo dal vero Amore che è Dio, dal quale sono separati per il peccato. Ma tuttavia la amano; hanno dei sentimenti che li muovono verso di Lei, e sebbene non tutti vogliano confessarlo, in verità è così. Lo ripetiamo: in fondo al loro cuore, pochi, molto pochi sono i cristiani che restano interamente insensibili all’amore di Maria, quando sentono parlare di Lei, della sua bontà, della sua clemenza. Ella, come Madre di tutti, ama tutti e a tutti fa sentire gli effetti della sua bontà, come Ella stessa rivelò a santa Brigida,[3] dicendole che non esiste peccatore sulla terra, per infelice che sia, che sia interamente privo della sua bontà e misericordia; poiché i peccatori ottengono almeno di non essere tanto molestati da tentazioni, come invece lo sarebbero senza il suo favore. Dio stesso pare che abbia dato all’amore di Maria un non so che di particolare, di amabile, per poter esercitare su tutti indistintamente, giusti e peccatori, l’ufficio di mediatrice fra questi e Lui. Non è quindi strano che tutti sentano nell’anima gli effetti dell’amore materno di Maria. E se questo sentono anche i cuori morti alla grazia, dove è interamente spento il fuoco della divina carità, che succederà nei cuori dove arde con perfezione, in tutta la sua attività, il fuoco sacro dell’amore di Dio, che abita nell’anima che ama, per trasformarla in Sé, sicché essa non voglia se non ciò che Lui vuole? L’amore a Maria, all’Eletta del Signore, è tanto forte, potente e vivo, da non potersi esprimere. Racchiude in sé, come l’amore di Dio, segreti e misteri tanto ineffabili, che la nostra rozza penna non può decifrarli e preferirebbe non dire nulla. Tacere è spesso ciò che soddisfa colui che ama e sente ciò che di divino e ineffabile racchiude l’amore. Ma per quelli che ancora non hanno gustato gli infiniti godimenti dell’amore, o li hanno provati in modo molto limitato e superficiale, è necessario parlare, dire qualcosa, far capire loro che c’è molto di più. Nell’amore ci sono, a misura che si va perfezionando, gioie tanto pure e delicate che potranno capirle solo quando le provano. Bisogna stimarle e andare avanti, sebbene convinti che con le nostre parole abbasseremo molto delle realtà così sublimi e dolci. La Madre nostra ci perdonerà se, parlando del suo amore, non riusciamo a dire ciò che volevamo dire, e in considerazione del nostro sincero desiderio di attirare cuori al suo amore, faccia che queste povere parole penetrino nelle anime dei suoi fedeli amanti e diano loro luce, gioia e pace, anche nelle pene di amore, in cui a volte possono trovarsi, e tutti infiammino del desiderio di amare e servire sempre più una Madre così dolce.

profondita’ dell’amore di maria. Che l’amore di Maria Ss.ma racchiuda in sé misteri inspiegabili, come quello di Dio, è la cosa più logica e naturale. Perché, pur essendo vero che Maria è una pura creatura, le supera tutte in potenza, santità e grandezza. Non si può paragonare a nessuna di esse; bisogna salire fino al trono di Dio e solo là considerare la sua eccelsa grandezza, di Madre, di Figlia e di Sposa di Dio. Misurare la grandezza di questa sua Eletta, solo Dio può farlo, come anche solo Lui che glieli ha dati, può conoscere i misteri racchiusi nell’amore di Maria. L’anima amante di questa Madre amabile, crede a volte, portata dagli ardori del suo amore, di arrivare ad essere padrona di quel puro Cuore, da cui si vede tanto teneramente amata, sembrandole che anch’essa, a sua volta, lo ami, lo comprenda, poiché non vede in esso che il cuore di una tenera Madre, e anche di una sua sorella, figlia della medesima madre Eva. Ma, molto presto, se si mette a parlare di quell’amore che a lei sembra essere tanto accessibile, le succede come quando si vuol parlare dell’amore di Gesù; non può farlo, non sa dire niente. La parola le muore sulle labbra, e le passa la voglia di parlarne, vedendo che tutto ciò che può dire non è quello che sente dell’amore di Maria, e che le sue parole non fanno che sminuire gli incanti di quel celeste amore. E così, se da una parte l’amore le impedisce di parlare, l’impossibilità di farlo come tale amore merita, la fa tacere, o non le permette di dire altro che queste poche parole: Maria, sei mia Madre! Io amo Maria, ma non so come, né posso dire ciò che sento di questo amore

Tutto ciò che si riferisce alla Ss.ma Vergine richiama l’attenzione e l’interesse delle anime sinceramente cristiane. A volte basta loro solo sentire o ricordare il suo nome o la parola “madre”, perché il loro cuore si commuova, il loro pensiero voli subito a quell’unica che di madre possiede con tutta perfezione il nome e l’amore. Anche se a loro tutto interessa e le attira, tuttavia nello stesso tempo queste anime non trovano niente che le soddisfi pienamente. Gustano le letture che trattano di Lei, amano sentir parlare della sua bontà, della sua bellezza, della sua misericordia, del suo amore, ma nulla le soddisfa; sembra anzi che si stanchino e cerchino altro, ma inutilmente. Vorrebbero sentir parlare delle grandezze, della gloria, dell’immenso potere di questa Regina, ma considerarla solo così non le soddisfa, perché l’amore chiede la parità ed esse si vedono povere, piccole e misere. Vorrebbero considerare questa purissima Vergine come una loro sorella, figlia della madre comune, Eva; considerarla come una creatura che è passata su questa terra come noi, vivendo una vita umile, povera e semplice, in mezzo a fatiche e dolori; ma l’amore nemmeno di questo si contenta, perché è proprio di coloro che amano compiacersi e godere del bene della persona amata, e sanno che la dolce Amata del loro cuore ha tanta gloria che, anche quando non appariva che povera e umile creatura, la sua grandezza era immensa e incomprensibile. Amano considerarla santa, pura, senza macchia, fin dalla sua immacolata Concezione; ma poiché si sentono peccatrici, cariche di miserie e di colpe senza numero, hanno bisogno di considerarla anche come Madre di misericordia, rifugio dei peccatori e che non disdegna i poveri e miserabili. Amano considerarla nella gloria, elevata su tutti gli Angeli e i santi, in un trono inferiore solo a Dio; ma vogliono anche tenerla vicina a sé, poiché Maria è la Mediatrice con Dio, da cui Ella può ottenere per loro il perdono e la misericordia, di cui ha tanto bisogno la loro povera anima.

In conclusione, abbiamo bisogno di considerare Maria Ss.ma nello stesso tempo grande e piccola, cioè che non disdegna di abbassarsi fino alla nostra piccolezza, potente e misericordiosa: pura, santa e immacolata; ma anche rifugio dei poveri peccatori, dei nati in peccato e inclini al male e alla colpa. Regina grande e potente, Madre e Sorella nostra, della nostra stessa natura. E poiché, con tutte queste qualità messe insieme, non possono parlarci di Lei né i libri, né i maestri, né alcuna creatura, da qui deriva il vuoto che sempre resta nel nostro cuore, e che l’anima amante di questa celeste Madre dell’amore soffra, e neanche le massime lodi che le si possano tributare la soddisfano pienamente. Solo il cuore e l’amore possono simultaneamente sentire tutti gli effetti che l’amore di Maria reclama e necessita.

Per le anime che amano teneramente Maria e desiderano amarla sempre più, è spesso causa di penose sofferenze provare questi diversi effetti dell’amore. Non sanno che la causa che li produce è l’amore stesso, l’amore più intenso e più puro, che è giunto dove deve giungere ogni amore grande e divino: all’ineffabile. Soffrono, credendo di tornare indietro, di andare raffreddandosi perché non sentono, come prima sentivano, quegli ardori che le entusiasmavano in tutto ciò che si riferiva all’Amata del loro cuore.

Ma non si affliggano queste anime, poiché è proprio dell’amore, quando si perfeziona spiritualizzandosi di più, lasciare il vuoto nei sensi, o nella parte sensibile, dove più risiede l’amore quando è ancora piccolo e imperfetto. Quando la carità di Dio ha preso veramente possesso di un’anima, anche l’amore verso questa tenera Madre deve cambiare direzione, abbandonando tutte quelle sensibilità da principianti, in cui non c’è il vero amore, e molto meno i suoi progressi. E’ così che l’amore verso la Madre del bell’amore si stabilisce, si fortifica e si consolida quando, come nell’amore di Dio, i sentimenti restano digiuni, privi di quel cibo che li attira. Ma se si esaminano nell’intimo della loro anima, dove l’amore ha stabilito la sua dimora, subito cominceranno a vedere che quei teneri sentimenti verso la loro Madre celeste in realtà non si sono estinti; si sono fatti meno intensi, perché sono più spiritualizzati. Per Maria, per la sua gloria, perché sia più conosciuta e amata, le anime amanti sono pronte a sacrificarsi, a perdere tutto, anche la vita; e sebbene la parola non riesca ad esprimere ciò che sentono e quanto amano questa amabile Signora, il cuore ama, e ama molto; e spesso, senza che quest’anima lo avverta, attirerà più essa all’amore di Maria con poche parole, che un predicatore che non abbia quell’amore, con lunghe e belle prediche.

il vero amore a maria. In che cosa fanno dunque consistere queste anime, vere amanti di Maria, il loro amore e la loro devozione verso di Lei? Nell’amore di Dio. Dove c’è, Lui insegna tutto. Conforme a questo amore si modella e prende forma l’amore a Maria! Lo fanno consistere, piuttosto che moltiplicare le pratiche di devozione, nel compiere con più fedeltà e diligenza le pratiche che hanno: non nel recitare preghiere imparate a memoria, senza quasi rendersi conto di ciò che dicono, né in pratiche esteriori abitudinarie e meccaniche, ma nel sentimento intimo dell’anima, dove risiede la sostanza della devozione. Lo fanno consistere nelle disposizioni del cuore che è sempre pronto ad inclinarsi a ciò che sia gradito a Lei, nel servizio di Dio e nel compimento dei loro doveri, indovinando i suoi più piccoli desideri; in un continuo ricordo della sua bontà e tenerezza, nel ricorrere a Lei spesso, anche col solo pronunciare il suo Nome; nel sentire sempre la necessità del suo aiuto, invocandola spontaneamente e con naturalezza, con la mente, con le labbra e con il cuore; nello sperare tutto da Lei, specialmente tutto ciò che riguarda la salvezza e la santificazione della propria anima, avendo nel suo amore come un pegno sicuro della propria predestinazione, a somiglianza di san Gabriele dell’Addolorata, il quale aveva tanta sicurezza su questo punto tanto oscuro per tutti, che il suo direttore, temendo che provenisse da qualche principio di presunzione, si credette in dovere di avvertirlo. Ma subito si persuase che Gabriele poggiava tutta la sua fiducia in Maria, che amava tanto teneramente, e a cui si era consacrato così in pienezza che gli sarebbe sembrato fare un affronto alla Madre sua dubitando, in qualche cosa, della sua bontà. Per questo, ripeteva spesso, e con lui lo vanno ripetendo tutti gli amanti di Maria: In te, Signora, ho sperato, non sarò confuso in eterno.

A Maria vola il pensiero degli amanti di Dio quando il loro cuore brama di vederla senza veli nella patria celeste, perché sanno che Ella è la porta del cielo. A Maria accorrono quando soffrono, perché Lei è la consolazione degli afflitti; a Maria ricorrono quando il demonio li assale, perché Lei ha vinto il dragone infernale. E quando qualche pericolo li minaccia, o le passioni premono, e le tenebre oscurano il loro spirito, e l’anima non sente il calore vivificante dei raggi del sole divino, a Maria, mistica Luna, si rivolgono, e non temono la notte, perché Ella è anche l’Aurora della divina Luce.

E al cadere delle ombre della morte, nell’ultimo giorno della nostra vita, Maria verrà a consolarci con la sua presenza, la più sicura foriera del Sole di Giustizia, che poi ci illuminerà eternamente. Per questo, in vita e in morte, ripetono con la più ferma fiducia: “Non temerò alcun male, perché tu sei con me” (cf. Sal 22, 4).


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, dicembre 1926, pp. 382-389.

[2] La beata Veronica nacque a Binasco, in provincia di Milano e diocesi di Pavia, nel 1445 da una famiglia di contandini, povera di mezzi economici ma ricca di virtù e di senso religioso. All’età di 22 anni entrò nel monastero agostiniano di santa Marta a Milano, in cui passò santamente tutta la vita, esercitando l’umile mansione di suora questuante e dove pure morì il 13 gennaio 1497. Umile e semplice, si sottopose a dure mortificazioni, nonostante le sue fragili condizioni di salute. I suoi più antichi biografi le attribuiscono estasi e visioni frequentissime, il dono delle lacrime, della profezia e della penetrazione degli spiriti. Cf. Antonio Rimoldi, Veronica da Binasco, Bibliotheca Sanctorum, vol. XII (1969), coll. 1050.

[3] Santa Brigida di Svezia è nata nel giugno 1303 ed è morta il 23 luglio 1373. E’ fondatrice dell’Ordine del San Salvatore. Lo volle avviare, dopo la morte dello sposo (avvenuta il 12 febbraio 1344), nella solitudine di Alvastra, “come contrappeso alla mondanità, con il fine specifico di espiare i peccati del paese, e quindi di curare in modo speciale il culto della Passione del Salvatore e della Compassione della Ss.ma Vergine”. Gli scritti che ci rimangono di santa Brigida sono tutti riuniti o contenuti nell’unico volume dal titolo “Rivelazioni”. Cf. Igino Cecchetti, Brigida di Svezia, Bibliotheca Sanctorum, vol. XII (1969), coll. 439-510, cit. col. 469. Santa Brigida è una delle donne, insigni per santità e dottrina, dichiarate dal Papa Giovanni Paolo II compatrone di Europa.

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