Libro Secondo – Lo zelo

LO ZELO[1]*

Lo zelo per la tua casa mi consuma” (cf. Sal 68, 10)

l’amore, fuoco che consuma. Solo il cristiano che ama e fa di se stesso degna dimora dell’Amore increato, è in grado di comprendere qualche cosa del valore inestimabile dell’anima umana, della sua origine, del suo principio e suo fine ultimo: Dio. Comprende, inoltre, come solo Dio può soddisfare le sue infinite aspirazioni. Solo chi ama e conosce per esperienza il valore e la felicità immensa della divina promessa di Nostro Signore Gesù Cristo: “Se uno mi ama… il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (cf. Gv 14, 23), sente un ardore che continuamente lo consuma: l’ardente desiderio che tutte le anime godano di questo bene immenso.

Considerare che tutte le anime sono in grado di possedere una felicità così grande, e che per questo sono state create dall’eterno Amore, è un fuoco che dolcemente tormenta e fa ripetere: “Mi divora lo zelo per la tua casa” (cf. Sal 68, 10). Zelo non solo per il tempio o la chiesa dove Egli abita fra gli uomini, ma anche e molto di più per i templi spirituali, per quei tabernacoli viventi che, come la Vergine Maria, la quale portava in sé il Re della gloria, sono stati creati per essere dimora di Dio. Sono stati riscattati con un prezzo d’infinito valore, qual è il sangue e la vita di un Dio.

La santità di questi tabernacoli spirituali, che cioè tutti siano disposti ad essere dimora di Dio, è la più forte e continua aspirazione dell’anima che possiede l’amore divino. Forse essa stessa ignora il motivo che la muove senza posa e così potentemente a cercare e trovare i mezzi per guadagnare anime all’Amore. Il Signore si nasconde talvolta all’anima, e mentre la lascia consumare dal desiderio che tutti amino Dio, permette che essa stessa resti all’oscuro, in tenebre così fitte da credere di non avere neppure una scintilla di quel fuoco che essa anela ad accendere in tutti i cuori.

Che significa questo? – si domanda ansiosa: io non amo Dio, ho un cuore di ghiaccio, non so amare, non so dove sia l’amore, né che cosa sia; eppure vorrei che tutti amassero Dio e tutti bruciassero di questo fuoco!

L’Amore allora è nascosto nel suo cuore; è lui che la muove continuamente, la sostiene nella speranza, nelle pene, nelle lotte; è l’amore che la fa andare in cerca di tutti, anche dei meno disposti, per far sentire a tutti gli ardori di quel fuoco che le brucia in petto, pur non vedendolo. Quanto sono belle queste anime! Trasformate dall’amore di Dio e ardendo in quelle fiamme, pensano che tutti amino il Sommo Bene, ed esse no.

Ho avuto la fortuna di incontrarmi con una di queste anime. Accostandomi ad essa, non so di preciso che cosa ho provato. Ho avuto la sensazione che mi penetrasse fino al midollo delle ossa come un fuoco. Ho sperimentato cose inspiegabili. Ho esclamato: come è tremendo il fuoco dell’amore! Allora ho conosciuto gli effetti che produce e come si fa sentire dove è presente. Quell’anima mi diceva che non amava Dio e di trovarsi in uno stato di assoluta insensibilità. Io, invece, sentivo uscire da essa un fuoco sacro, quello che Gesù è venuto ad accendere sulla terra. Essa si annientava, parlandomi del nulla che era, delle sue miserie. Io, invece, la vedevo ricca di grazia, grande e forte, dotata della stessa fortezza e grandezza del Dio che abitava in essa. Ma essa non ne avvertiva la presenza, perché Egli si era nascosto nel segreto del suo cuore.

le anime ardenti. Gli incontri con queste anime danno luce e vita al pellegrino, disanimato per il cammino che ancora gli resta da fare. Incontrando una di queste anime, un nuovo vigore lo rianima, e torna a sentirsi in forze per correre e raggiungere la cima del monte dove lo aspetta il Signore, tirandosi dietro molte anime. Queste anime ardenti sono spesso semplici, senza cultura, nascoste e disprezzate dal mondo cieco, che vive solo di sensi materiali. Sono conosciute solo da chi vive la vita dello spirito. Fortunato chi le riconosce e sa servirsene per andare a Dio. E’ certo che le troverà sempre disposte ad aiutarlo, con parole e con esempi, essendo loro unico desiderio accendere il fuoco del divino amore in tutti i cuori per portarli al Dio che amano.

Dove c’è, il fuoco del divino amore, pur essendo a volte coperto dalla cenere di qualche piccolo difetto, inevitabile per la nostra fragilità umana, non può restare inoperoso, né smettere di produrre i suoi effetti. Uno di questi è di procurare che tutti amino Dio, zelare il suo onore e la sua gloria, desiderare ardentemente che tutti conoscano quell’unico Bene degno di essere amato.

Ma tale costante aspirazione di quelli che amano Dio, questo zelo che tutti lo amino, non li turba né li distrae dalla vita nascosta, se questo è il loro stato. Continuano a vivere nello stato assegnato loro dalla Provvidenza, sia nel mondo in seno alla famiglia, sia nella vita religiosa, senza mirare ad altro che al compimento dei loro doveri, spesso tanto semplici e ordinari da farli sembrare persone inutili e oziose. Ma che non siano tali, si vede chiaramente quando il dovere li chiama a fare qualcosa di grande, ad operare pubblicamente. Escono allora subito dal nulla in cui erano nascosti, e con la medesima pace e tranquillità compiono la missione loro affidata dalla volontà di Dio. Volontà espressa a volte da una forte mozione interiore, o da chi ne ha il diritto e l’autorità, o anche dalle circostanze.

Sono pronti, tuttavia, a lasciare tutto, quando la sovrana volontà di Dio si riveli altrimenti o richieda altro. Siano le loro opere manifeste o nascoste, pubbliche o private, quando il fuoco di Dio ha preso possesso di un’anima, la trasforma in sé in modo tale che, dovunque vada o si trovi, comunica a tutti luce e calore soprannaturale. E così, pur volendolo, non è possibile evitare quest’anima ardente o chiudere gli occhi per non vederla. Neppure chi la combatte può evitarla: questa luce gli rinfaccerà sempre l’ingratitudine verso Dio, perciò farà di tutto per oscurarla o attribuirla a cause occulte. Ma inutilmente. La luce e il calore che provengono dall’amore divino si faranno sentire sempre più vivamente, alimentando e intensificando nell’anima gli ardori del fuoco divino che tutti illumina e riscalda.

Questo è il fuoco che non possono estinguere la piena dei fiumi di contrarietà, lotte e dolori di ogni sorta, come non lo estinse, nel nostro divino modello Gesù, l’impetuoso torrente di tutte le umane iniquità che si abbatterono su di Lui nella sua Passione e morte. Se i dolori poterono togliergli la vita, non per questo venne meno il suo amore; morì amando e amando all’eccesso, perché moriva per i suoi nemici e per loro chiedeva misericordia e perdono. Chi e che cosa può resistere alla morte, quando questa si avvicina? Niente e nessuno: la sua forza è la stessa forza del Dio che le diede il mandato di distruggere tutta l’umanità, e così, quando essa si avvicina, nessuno può resistere al suo colpo.

Quanto esprime bene la morte la forza dell’amore! Non c’è paragone che mostri più chiaramente il suo immenso potere. Basta dire che è lo Spirito Santo che ha fatto questo paragone. E’ Lui che ha detto che l’amore è forte come la morte (cf. Ct 8, 6), e le sue fiamme sono paragonabili solo a quelle dell’inferno (cf. Ct 8, 6 vulgata). Non possono perciò estinguere questo fuoco tutte le forze umane. E come questo elemento tende incessantemente a estendersi e a trasformare in sé quanto gli si avvicina, così l’amore spinge continuamente a comunicarsi e fare sentire a tutti i suoi ardori, producendo effetti diversi secondo le disposizioni di coloro che lo ricevono. Il fuoco del divino amore, avendo origine dalla fornace dell’eterno Amore, riscalda tutti, come il sole, e nessuno può nascondersi ad esso. “Nulla si sottrae al suo calore” (cf. Sal 18, 7).

lo zelo trascina. Dice l’Apostolo Paolo ai Romani che le perfezioni invisibili di Dio si sono rese visibili fin dalla creazione del mondo, per la conoscenza che ce ne danno le sue creature (cf. Rm 1, 20). Ma è certo che nessuna creatura ci rivela tanto ciò che è Dio quanto l’anima in grazia, e ancor più l’anima che, lasciando agire liberamente “il dito della destra del Padre”,[2] cioè lo Spirito Santo, si lascia trasformare in amore dallo stesso Amore. Quest’anima è come un insieme delle bellezze divine; un riflesso della bellezza increata, o meglio ancora, una copia proporzionata alla debole vista della creatura, di tutte le sue qualità e perfezioni infinite. Da questo risulta che, essendo il cuore dell’uomo creato per il grande e il bello, si sente attratto verso quegli esseri nei quali più abbondano queste qualità. Non c’è né ci può essere, al di fuori di Dio, o senza che da Lui proceda, né grandezza né bellezza.

Il desiderio innato della verità, che tutti abbiamo, ad essa ci porta e ce la scopre, ma solo dove essa veramente risiede, che è nell’anima che ama Dio, e in cui si riflette, come in uno specchio, la Verità eterna. La sua pace e calma inalterabile nelle vicende della vita e quell’agire sempre sereno e tranquillo; quel soddisfacimento di tutti i desideri che tanto tormentano il cuore dell’uomo, perché chi ama, li vede tutti realizzati nell’amore; quel potere… poiché chi ama tutto può: “Tutto posso in colui che mi dà la forza” (cf. Fil 4, 13); quella stabilità e fermezza, poiché risiede nell’Eterno e Immutabile Amore; infine, è a quelli che amano che vien detto: “Voi siete dei, siete tutti figli dell’Altissimo” (cf. Sal 81, 6).

Questa grandezza della filiazione divina dovrebbe certamente trascinare dietro di sé tutti, anche quelli che non seguono il cammino della verità, poiché anch’essi sentono questi desideri del grande e del bello. Se la creatura, solo per la grazia, partecipa della stessa natura divina, come dice san Pietro (cf. 2 Pt 1, 4), e Gesù Cristo le comunica il medesimo splendore che Egli ha ricevuto da Dio: “E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro” (cf. Gv 17, 22), è forse strano che un’anima la quale, oltre alla comune grazia santificante, possiede l’amore infuso, sia anche come un sole che illumina e riscalda tutto, e come una calamita che attrae tutto per elevare tutto a Dio?

Se invece di affannarci, a volte, troppo per fare molto e lavorare per la gloria di Dio, quasi sempre con risultati scarsi o quasi nulli, procurassimo di alimentare nel nostro cuore continuamente, e sempre più intensamente, il fuoco dell’amore divino, zeleremmo l’onore e la gloria di Dio senza fatica e quasi senza avvedersene, poiché è proprio dell’amore trasformare tutto in amore, come il fuoco trasforma in fuoco tutto ciò che gli si avvicina.


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, luglio 1926, pp. 20-26.

[2] Cf. Inno Veni Creator Spiritus.


 
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