Libro Secondo – Spirito di sottomissione

SPIRITO DI SOTTOMISSIONE[1]*

Davanti a Te le rocce si struggeranno come cera” (cf. Gdt 16, 15)

la propria volonta. Quando l’amore divino prende veramente possesso di un’anima, tutto ciò che questa ha di proprio cede subito e resta completamente sottomesso al potente impero dell’amore. Questo è un altro segno sicuro che l’amore divino regna in un’anima, ed è anche una norma certa per conoscere i progressi che facciamo in esso. E’ certo che nella stessa misura che ci svuotiamo dentro e moriamo a noi stessi, ci riempiamo d’amore e viviamo vita di amore.

Non c’è cosa più grande e di valore inestimabile che l’uomo possegga, come il libero arbitrio, ossia la sua propria volontà. Di essa tutti, ricchi e poveri, grandi e piccoli, possiamo egualmente disporre. E ben si vede come tutti conosciamo il valore di questa ricchezza, di questa miniera da dove si possono estrarre tesori di beni temporali ed eterni, per quanto siamo attaccati ad essa e quanto difficilmente la cediamo agli altri. Ma noi ci sbagliamo: non è quello il modo di apprezzare questo tesoro di inestimabile valore. Ce lo insegneranno le seguenti parole di Nostro Signore Gesù Cristo: “Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà” (cf. Mt 10, 39). Così, come in senso fisico dare la vita è dare tutto, in senso morale dare tutto è dare la propria volontà. A questo, pertanto, si riferiscono le citate parole del divino Maestro.

Prima del peccato, la nostra volontà si dirigeva naturalmente e spontaneamente, senza alcuna difficoltà, verso il bene; tendeva al suo Creatore come al suo unico principio. Ma, ciechi ed ingrati, alla dolce attrazione che ci elevava a Dio Sommo Bene, abbiamo voluto fare violenza a noi stessi (e credo che violenza dovettero farsi pure i nostri progenitori, poiché, trovandosi nello stato di innocenza, non erano portati al male) per offendere Dio e disobbedirgli. Essi dovettero opporsi con pertinacia e resistere a quel puro e santo istinto che li guidava, come figli, a Dio per amarlo come il più amoroso e il più tenero dei padri. Da allora in poi, restò senza dubbio nell’uomo la miniera del libero arbitrio, ma così disordinata e sconvolta che, per potersene impossessare, si è costretti ad attivarla a forza di lavoro, fatiche e lotte. Di questo lavoro noi ci dimentichiamo spesso; e per questo la maggior parte degli uomini sono padroni solo della miniera, senza giungere mai a godere delle ricchezze che questa contiene, per la difficoltà che essi hanno a togliere quelle dure pietre con cui il peccato le ha nascoste. Ma il Signore, mosso a compassione della nostra debolezza, desiderando la nostra felicità, ci ha dato un mezzo molto semplice, se vogliamo, per estrarre i tesori nascosti in questa miniera e diventarne padroni assoluti : questo mezzo è privarci di questa miniera, cederla ad altri per amor di Dio, senz’altro volere che quello di non volere niente. Oh, se giungessimo a capire quanto sia facile questo modo di estrarre le ricchezze che nasconde la miniera preziosa della propria volontà! Altri lavorerebbero per sfruttarla, e noi ce ne arricchiremmo, riposando con la pace e la tranquillità del bambino in braccio a sua madre. Ma capire questa verità ed esserne convinti, e in più metterla pienamente in pratica – senza restrizione e senza recedere in nulla dal nostro impegno – è raro, anche fra persone pie. Se risulta loro difficile, è per il modo imperfetto con cui fanno questa rinuncia.

l’amore vince la propria volonta’. Invece, dove c’è amore, dove il Signore ha fatto sentire una scintilla di questo fuoco, al cui contatto le pietre più dure si fondono come molle cera, questo lavoro di vincere la propria volontà risulta molto facile, molto naturale; è una imperiosa necessità dell’amore stesso. E’ la forza e la potenza del divino amore, che con una sola scintilla vince e distrugge, nello spirito più superbo, il più potente nemico che l’uomo ha in sé, e supera l’ostacolo più grande che gli impedisce di conseguire il suo ultimo fine. Questo si vede chiaramente in quel giovane che cavalcava sulla via di Damasco, spirando minacce e morte contro i discepoli del Signore! All’anima sua giunge dal cielo una luce che lo abbaglia, lo atterra, e lo lascia “tremante e spaventato”, come ci dice il Sacro Testo, mentre per due volte si sente chiamare: Saulo! Saulo!… Quella luce abbagliante era una scintilla uscita dal fuoco dell’eterno Amore. In quel medesimo istante la volontà di Saulo cede, quella volontà ribelle e ostinata, terrore e spavento per tutta Gerusalemme. Dice: “Che devo fare, Signore?” (cf. At 22, 10). Domanda che cosa deve fare: non lo sa, perché non ha più volontà propria; si era sciolta come cera al contatto col fuoco.

Quell’uomo orgoglioso si lascia condurre per mano come un bambino là dove vogliono gli altri (cf. At 22, 11). La ricca miniera del suo libero arbitrio è ormai in potere di altri, perché la sfruttino a loro piacere, e lui comincerà fin d’ora a sfruttare le sue ricchezze come vero padrone e le sfrutterà in tale abbondanza da arrivare a dire: “Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione” (cf. 2 Cor 7, 4).

Ben si vedono, nella conversione di questo gran santo, gli effetti che produce nell’anima il divino amore! Lo stesso che nell’Apostolo delle Genti, è avvenuto in tutti i santi, e lo vediamo ancora nei prodigi della grazia, che mai cessa di operare, cambiando repentinamente caratteri ribelli e orgogliosi in caratteri miti e buoni. Ma questo cambiamento è impossibile senza rompere e calpestare il proprio volere. Solo così si possono realizzare nelle anime i suddetti effetti.

Questo è anche il motivo per cui, quando un’anima sente le prime scintille del fuoco del divino amore, ordinariamente, se si trova nelle condizioni favorevoli di realizzare tale rinunzia, sente il desiderio di entrare in qualche ordine religioso, per far dono della sua volontà in maniera totale e perpetua, così come lo esige l’amore. Sente come una imperiosa necessità di rinunziarvi senza riserve. Se non può, o non è in grado di consacrarsi al Signore nello stato religioso, non per questo cessa di sentire egualmente questa necessità. Cerca allora il modo come disfarsi del proprio volere, o procurandosi una guida a cui sottomettersi totalmente, o ubbidendo a tutti fino a posporre la propria volontà a quelli che sono inferiori a lui. L’amore vuole regnare solo; vuole il vuoto di tutto. Il Senato Romano non voleva che si adorasse il Dio dei cristiani, perché questo, diceva, pretende di essere unico. Uno dei caratteri principali dell’amore di Dio è quello di voler restare solo. Per ottenere, dunque, questo vuoto completo, richiesto dall’amore, è necessario rinunziare alla propria volontà e al proprio giudizio, essendo proprio queste le cose che maggiormente occupano e riempiono il cuore, in opposizione all’amore. Per questo, quelli che amano veramente Dio non si stancano di moltiplicare i mezzi per morire a se stessi e dare sempre più spazio a una vita di amore. Le anime buone, o i religiosi che, spinti dall’amore, si sono generosamente affrettati a rinunziare alla propria volontà col voto, liberandosi di questo impedimento, non si contentano di questo, ma sentono viva la necessità di vivere in uno stato di continua rinuncia, vigilando su se stessi. Trovano sempre qualche cosa da dare anche nelle minime cose, e non cessano di ripetere a Dio e alle creature: che volete che io faccia?, riuscendo loro assai penoso essere lasciati liberi di fare quello che vogliono.

Si confondono; non sanno che cosa chiedere; non trovano la propria volontà. E’ perché non ce l’hanno più; l’hanno ceduta all’amore, e l’amore, gelosissimo di questo dono che tanto apprezza, se lo tiene caro e non vuole restituirlo; anzi, a misura che va crescendo nei cuori amanti, l’amore chiede sempre più vuoto, più spogliamento, più morte a tutto.

la felicita’ nel vincere se stessi. Succede che agli occhi di quelli che non conoscono gli effetti dell’amore, la vita di questi votati alla rinuncia di se stessi appare come un enigma. Li vedono sempre allegri e contenti e non ne conoscono il motivo. Non riescono a conoscere le loro inclinazioni, i loro desideri, che cosa vogliono, che cosa amano. Talvolta sono ritenuti idioti, senza giudizio, o privi di buon senso. Ma l’Apostolo Paolo li rassicura e dice loro che, se vogliono essere sapienti agli occhi di Dio, si facciano stolti agli occhi del mondo (cf. 1 Cor 3, 18); e che la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio (cf. 1 Cor 3, 19). Gli imperfetti, e quelli che falsamente amano la propria volontà, non riescono a vedere che solo questi che rinunciano al proprio volere vivono la vera vita e godono in pienezza la vera libertà, poiché fanno propria la volontà di Dio, nella quale trovano tutto.

Mai si sentono dalle labbra di queste fortunate anime, in cui abita il vero amore di Dio, certe espressioni che talvolta escono anche dalla bocca di persone ritenute buone e pie. “Io – dicono – non potrei fare questo o quello; non potrei abituarmi a questa o a quella cosa; per me sarebbe impossibile vincermi in questo… vivere in quel luogo, in quel modo, con quella persona… disimpegnare quell’incarico, compiere quel lavoro, cambiare le mie abitudini giornaliere ecc.”.

Tutti questi modi propri suppongono un amore imperfetto. Se l’amore è entrato in quei cuori, vi si trova certamente in modo molto limitato. Chi, invece, ha consacrato la sua volontà all’amore, non ha preoccupazioni; non sa che cosa vuole, né che cosa può. La sua volontà, da cui tutto dipende, sta nelle mani dell’Amore e non nelle sue. Non può, pertanto, misurare le sue forze: appartiene all’amore, il quale gli darà tutto al momento del bisogno. Per questo, non esistono, dove c’è amore, i modi propri di vedere, di giudicare, di intendere le cose. Tutto ha ceduto, come per incanto, al tocco di questo fuoco divino, che trasforma creature difettose in esseri docili e plasmabili, fino al punto da sembrare che siano insensibili o di altra natura. E tutto questo avviene dolcemente, senza violenza né sforzo.

E’ una necessità dell’amore che li muove a questo. O meglio, è che vive in essi quel Gesù che disse: “Il mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato” (cf. Gv 4, 34), e l’anima non desidera altro né ha bisogno di altro, perché questo è anche il suo cibo. E’ vero che a volte, quando l’amore si nasconde e non fa sentire gli effetti della sua presenza, l’anima sentirà che la sua volontà non è morta come altre volte sembrava. Ma era solo perché l’amore divino si era nascosto, e la volontà della creatura amante, con le sue cattive tendenze e inclinazioni, si presenta per combattere la povera anima movendole terribili guerre per vincerla. Ma qui più che mai si manifestano gli effetti del vero amore, che dà all’anima forza nella lotta, così che possa, come nei giorni di pace, procedere con energia e fortezza, dicendo con il convertito di Damasco: “Perché non montassi in superbia… mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di Satana, incaricato di schiaffeggiarmi, perché non mi inorgoglisca… Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Dio” (cf. 2 Cor 12, 7-9). Nella condotta esteriore dell’anima amante non cambia nulla. Essa procede egualmente con la forza che le comunica l’amore, sebbene nascosto, mentre non cessa di ripetere, col cuore e con le labbra, quelle parole dell’Apostolo, che sono il più chiaro contrassegno dell’amore: “Signore, che vuoi che io faccia?” (cf. At 9, 6). E l’Amore gli risponde: Seguimi! – E come? Con la Croce! – E dove? Al Calvario! “Prendi la tua croce e seguimi (cf. Mc 8, 34).

Non le dice né che lo preceda, né che lo affianchi, ma che lo segua, perché tenendolo davanti agli occhi, essa veda come l’amore tratta il suo divino Modello, e acquisti forza nel suo doloroso cammino guardando a Gesù, al Figlio di Dio, che dopo aver trascorso trentatré anni nel compiere perfettamente la volontà del suo divin Padre, ora è trattato come un malfattore, reo di morte, costretto a portare la croce sulle sue spalle. Questa vista le dilata il cuore e la muove alla generosità nella sofferenza, e alla speranza che la Croce, presagio della mistica morte, frutto delle sue lotte, della sua fedeltà e delle sue fatiche, la unirà con un legame indissolubile di amore a Colui che ama, cominciando a godere fin da questa terra la felicità dei beati.

Ma, anche in mezzo alle prove, non cessa di essere serena e contenta. Sente il bisogno della prova; l’amore glielo chiede, e il suo più grande piacere è seguire sempre Colui che ama, facendo la sua volontà e ripetendo: “Non si faccia la mia volontà, ma la tua” (cf. Lc 22, 42).

Inoltre, per la via del Calvario non andrà sola: come Gesù, s’incontrerà anch’essa con la sua Madre, Maria Santissima. Pochi minuti trascorsi in ginocchio davanti ad un’immagine dell’Addolorata, sono sufficienti all’anima per capire il mistero di amore racchiuso nella sofferenza e trovare la forza per lottare contro i nemici e ad andare avanti con ardore fino alla morte. Questo è uno dei caratteri dell’amore, che mai mancherà dove esso si trova.

Ma qualcuno potrebbe dire: che cosa ci serve conoscere i caratteri dell’amore, se noi non lo possediamo? A costoro diremo che tengano sempre presente che gli effetti prodotti dall’amore già esistente nell’anima, sono i medesimi in cui si deve esercitare la persona, per quanto può, come disposizione affinché presto si accenda nel suo cuore, o si dilati e aumenti, questo fuoco divino, poiché, come dice Nostro Signore Gesù Cristo: “A chi ha, sarà dato; a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha” (cf. Lc 19, 26).


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, ottobre 1925, pp. 217-224.

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