Libro Sesto – Il Giusto

IL GIUSTO

Il giusto fiorirà come palma (cf. Sal 91, 13)

Tutte le grazie e i doni del divino amore hanno per fine di indurci a confessare la paterna bontà di Dio, di attirarci a Lui e conseguire la nostra eterna salvezza. Per questo, Dio si serve di distinti modi e forme. Ne fa fede l’esempio di quelli che hanno conseguito la suprema gloria degli altari, conducendo una vita semplice e cercando solo la perfezione nel compimento delle loro ordinarie occupazioni. Chi giunge a santificarsi con questo mezzo, compie il fine della sua esistenza, merita la gloria che Dio tiene preparata a ciascuno e, dopo la sua morte, serve di modello per quanti peregrinano in questo deserto e hanno bisogno di incoraggiamento, insegnamenti ed esempio. Sono come fari di luce che illuminano i nostri passi, modelli che la divina bontà ci ha dato. Dio ci vuole santi, qualunque sia il nostro temperamento e la nostra circostanza. Questo c’interessa sapere.

C’è un Santo, un perfetto esemplare, che abbraccia i modelli di tutti i tempi. E’ il Patriarca S. Giuseppe. Di S. Giuseppe possiamo dire come di nessuno che è il Santo del supremo silenzio. Gli evangelisti dicono di lui solo alcune parole di passaggio, e niente più, come di qualunque altra persona che entra nella narrazione e sparisce senza bisogno di essere considerata. Ma non si riferisce alcuna parola uscita dalla bocca del Santo. Non ci ha detto nulla, e questo suo silenzio racchiude un mondo di cose, di grandezze, di scienza, di santità.

Quanto più una creatura tace con gli uomini, più parla con Dio. Questo è certo. E quanto più sta in Dio e nelle cose celesti, meno sta in terra, o quanto più si limita a vivere nell’ambito del dovere e si nasconde, la invadono cose tanto superiori, tanto grandi, che la chiudono in quel silenzio di contemplazione che è il miglior rivelatore delle grandezze soprannaturali. Nel silenzio, tutto parla e opera. Questo sacro silenzio ha una virtù penetrante, efficace. E’ la voce sonora dell’anima, degli spiriti celesti che in un silenzio eterno lodano, benedicono ed esaltano incessantemente il loro Creatore. Lo vedono, lo adorano, lo amano, vivono in Lui, e la stessa essenza divina è la loro vita e quella che loda il Dio tre volte santo, che regna per i secoli dei secoli.

Questo era S. Giuseppe. Nel suo silenzio, la sua vita, col suo interiore, e per quelli che seppero comprenderlo, anche il suo esteriore, era un’arpa di accordo perfetto, di armonia senza pari. Ce lo assicura la parola che di lui dice il S. Vangelo; parola che racchiude ogni grandezza: “Era giusto!” (cf. Mt 1, 19). Essere giusto vuol dire che non eccede né manca nulla, dato che entrambe le cose suppongono egualmente imperfezione. Era Giusto! Magnifica lode! Giusto nelle opere, nei pensieri, nelle parole. Poiché è più vicino alla santità il tacere che il parlare, il nascondersi che l’esibirsi, Dio ha permesso che tutte le parole di questo incomparabile Santo restassero nel profondo mistero della grazia o santità.

imitiamo s. giuseppe. In tutte le circostanze teniamolo per modello, immaginandolo come vogliamo, ma tenendo sempre presente che era giusto, che possedeva la santità perfetta, che dava a tutti e a ciascuno dei suoi atti tutto ciò che poteva e doveva dare. A Dio, la mente e il cuore, per la pratica della Fede, della Speranza e della Carità. Alle creature, ciò che scaturisce dalle virtù teologali, che è la santità di Dio, poiché esse ci uniscono a Lui, e otteniamo così l’allegria, la giustizia che si richiede per benedire e lodare il Signore. “Esultate, giusti, nel Signore; ai retti si addice la lode” (cf. Sal 32, 1).

Il Salmista invita a lodare Dio in molte forme, non solo con la voce, ma anche con strumenti sonori. La lode del giusto riunisce tutti questi modi, perché non solo la sua voce, ma tutte le sue opere, compiute con cuore retto, sono canti di lode al Signore, e ognuno è un cantico nuovo per la grazia che incessantemente riceve nell’anima sua, compiendo in questo modo il “Cantate al Signore un canto nuovo” (cf. Sal 32, 3).

Così era il Patriarca S. Giuseppe. Una lode incessante gradita all’Altissimo, perché, sempre nuova e armoniosa, si muoveva sempre al ritmo perfettissimo dello Spirito Santo che la suonava. Che silenzio armonioso quello della perfezione! Dio lo ascolta compiaciuto, mentre riprova, dissipa e riduce in fumo le idee dei governanti e dei popoli, quando non sono conformi ai suoi giusti e imperscrutabili disegni. “Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli
(cf. Sal 32, 10).

Fortunati, invece, i popoli il cui Signore è Dio. “Beata la nazione il cui Dio è il Signore, il popolo che si è scelto come erede” (cf. Sal 32, 12).

Questa sorte felice aveva il glorioso Santo nella sua vita nascosta, umile, di povero falegname. La comunicava a quanti lo avvicinavano, e continua ad esercitare la sua potente influenza su tutti quelli che lo invocano e si propongono di imitare le sue virtù.

Che scuola quella di S. Giuseppe! Che maestro incomparabile per tutti! E’ il miglior modello, maestro e protettore delle anime consacrate a Dio, per la sua verginale purezza, per essere stato il custode della sua inclita sposa, Maria Immacolata, per la sua vita interiore, di preghiera e di contemplazione continua, e per il suo silenzio e isolamento da tutto.

Non sono né le parole, né le opere, né le armi che portano la pace e il bene al mondo, ma il silenzio della preghiera. “Nelle ore gravi del cristianesimo, il silenzio era necessario all’anima come il pane al corpo… solo il silenzio può decidere nelle ore gravi della vita… Chi pensa che dieci minuti di silenzio con Dio per chiedergli consiglio è la fonte più preziosa per le imprese umane? Se sapessimo questo, non ci stancheremmo di restare in silenzio presso un Tabernacolo invece di intrattenerci alla radio e alla televisione”.

Le più grandi opere dei secoli uscirono da Nazaret; da quel primo Tabernacolo nascosto, accanto al quale stavano nel silenzio della preghiera, la Vergine Maria e S. Giuseppe.

Il cielo ha confermato questa verità, permettendo che sotto il velo del silenzio assoluto si nascondesse in S. Giuseppe il maestro più completo di tutte le virtù, il modello di tutti: dei re, perché Giuseppe era della casa e della famiglia del Re Davide; degli umili servi e di noi operai, perché tale fu lo sposo di Maria. Nessuno può dire con più verità di S. Giuseppe ciò che disse Gesù di se stesso: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire” (cf. Mt 20, 28).

Egli così ci insegna che possiamo essere più utili al prossimo facendoci piccoli, occupando luoghi bassi, che nelle altezze degli onori! La maggiore di tutte le grandezze e l’onore supremo è essere umili, essere santi, imitando questo modello perfetto di santità per tutti durante la vita e il miglior protettore nell’ora suprema.

Amabile e caro S. Giuseppe, che nella tua ultima ora avesti la sorte di avere a fianco Gesù e Maria! Ottieni, a tutti noi che ti amiamo e ti invochiamo, in quell’ora decisiva per la nostra eternità, di chiudere gli occhi alla terra assistiti da te, in compagnia di Gesù e di Maria, ripetendo i vostri adorabili nomi: Gesù, Giuseppe e Maria!


 
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