Libro Sesto – Il Maestro

IL MAESTRO

Insegnava nel tempio” (cf. Gv 8, 20; 7, 14)

Gesù salì a Gerusalemme nella festa dei Tabernacoli che i Giudei celebrano in memoria della peregrinazione di quaranta anni che essi fecero nel deserto. Verso la metà della festa, si mise ad insegnare nel Tempio. Fortunati quelli che ti ascoltarono, Maestro divino!

E più fortunati ancora quelli che praticano i tuoi insegnamenti. Fra le cose che uscirono dalla bocca dell’eterna verità, una fu: “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato” (cf. Gv 7, 16).

E’ il Figlio di Dio, ma come uomo, inferiore al Padre, parla e dimostra la sua inferiorità.

“Questa dottrina non è mia”, ossia: ciò che dico è di Dio, non dell’uomo che vi sta parlando. Sua, in quanto Lui è Dio; e non sua, in quanto uomo, perché le sue parole e insegnamenti sono divini, celesti e non terreni.

In questo abbiamo il programma che Nostro Signore, nella sua bontà e amore, ci dà, a noi e a tutti quelli che insegnano e governano. Dovranno dire come Gesù: “I miei insegnamenti, le mie leggi, i miei ordini, non sono miei, ma di Dio”, perché sono dati secondo Lui, secondo il suo spirito, che è quello della Chiesa, con la sua vista ampia di carità, di bontà, di bene comune. In questo modo, la legge di Dio è amore.

Ogni legittima autorità viene da Lui. Egli, causa e principio di ogni ordine e giustizia, vuole che ci sia chi governi, moderi, comandi e castighi. Senza di questo, sia nell’ordine ecclesiastico che nel civile, non c’è pace né sicurezza. La legge di Dio è, pertanto, uno dei grandi motivi che ci dimostra, in piena verità, quanto Dio ci ama. E’ cosa chiara e manifesta; ma questa, come tante altre verità, non la consideriamo. Si vive nell’indifferenza, nella superficialità, attratti e trascinati più dalla materialità delle cose che dalla loro sostanza, che è l’eterno. Bisogna apprezzare ogni cosa nel suo valore. Altrimenti, si sentono come pesi molesti, quasi insopportabili, certe leggi, sanzioni, castighi, che sono amore, che provengono dalla bontà di Dio, che cerca il bene di tutti; e sono ritenuti come rigori eccessivi, mormorando di essi e lamentandosene ingiustamente.

La legge è amore, perché è giustizia, è ordine e pace. Che vale la scienza, l’intelligenza, se non serve per studiare e capire la Legge santa di Dio, il nulla di tutto il creato, che è stato dato come mezzo di elevazione a Dio, che deve essere scelto dall’uomo come sua porzione eterna? A che serve conoscere il vero, se la vita non si accorda alla verità?

Quelli che rinnegano Gesù Cristo – dichiara il Profeta – sono figli estranei e adulterini. A che cosa serve loro il sapere e la giovinezza? In realtà sono decrepiti, perché la giovinezza, la vera giovinezza dello spirito, non può venire se non da Dio. Solo Lui rinnova la giovinezza di quelli che lo amano, perché i suoi pensieri sono pieni di speranze immortali. I nemici di Dio, invece, zoppicano e vanno fuori strada, si stancano senza conforto.

Grande pace per chi ama la tua legge” (cf. Sal 118, 165). Quanto diverso è il sentiero di quelli che amano la legge del Signore! Molta pace. La pace è fondamento di ogni bene; e quando i contrattempi e le afflizioni angustiano l’anima, se si è mantenuta fedele alla legge di Dio, potrà rivolgersi fiduciosa a Lui e dirgli col Profeta: “Salvami, perché non ho dimenticato la tua legge” (cf. Sal 118, 153). Aiutami, vieni in mio soccorso, perché osservo la tua legge. Per questa fedele osservanza della legge, si vede in seno alla Santa Chiesa la stupenda e magnifica fioritura di Santi, precisamente formata per curare le piaghe che l’affliggono. Uno sguardo sommario alla storia della Chiesa ci dirà come in tutte le epoche e circostanze, di fronte alle necessità, Dio, che tutto governa con peso e sapienza, suscita anime grandi, uomini di genio che si assumono il compito di organizzare il bene nel mondo e fondare nuove istituzioni adatte all’ambiente moderno, con uno spirito particolare.

Nella legge di Dio non ci sono apparenze, né inganno; è spirito e vita. E’ la verità di Dio; chi non la vive così, non segue Gesù, è un cieco che cammina nelle tenebre, che infine, sebbene in modo strano, darà testimonianza della luce; come il vile, con la sua paura, dà testimonianza della gioia.

Solo Dio è il Padrone! Quanto è sicuro! Nella legge del Signore c’è la sua volontà. Fortunato colui che la medita giorno e notte; allora avranno pieno compimento le consolanti parole di Pio XII: “Un canto di amore si leverà nei campi e nelle officine, nelle case e nelle strade, nei parlamenti e nei tribunali, nelle famiglie e nelle scuole”.


 
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