Libro Sesto – Il Pane di Vita

IL PANE DI VITA

L’uomo mangiò il pane degli angeli” (cf. Sal 77, 25)

Dio ci ama. In Lui, la bontà e l’amore non sono una qualità, degli attributi, un sentimento da mostrare in distinte circostanze, come succede a noi. L’amore, in Dio, è la sua stessa essenza: “Dio è amore: chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (cf. 1 Gv 4, 16). Per questo, c’è in Lui una tendenza propria della bontà, quella di darsi, comunicarsi, per farci partecipi dei suoi beni. Da quando era bambino adagiato sulla paglia, fino alla fine della sua vita, Egli ebbe sempre presente la suprema prova di amore che pensava di dare agli uomini: Come mi sento oppresso, violentato finché giunga quell’ora in cui potrò dare libero sfogo alla corrente di amore che desidero far traboccare su di voi!

Ora benedetta dell’ultima Cena, in cui si aprì il torrente represso nel Cuore di Gesù, col darcelo in cibo! Quanto tormentasti quel petto amante con tanto lunga attesa! Ora di Gesù e ora nostra, di tutti quelli che abbiamo avuto e abbiamo la fortuna di mangiare di quel Pane, garanzia della vita eterna. Amandoci, Gesù desiderava assicurare la nostra salvezza eterna, tenendoci accanto a Sé in quella vita nuova, piena, nel suo regno, nella sua dimora, che tiene preparata per riunirvi tutt’intorno i suoi figli… Il pegno di quella vita senza fine è Lui stesso. E’ il Pane sacro che riceviamo nella S. Comunione e che Egli desidera che riceviamo ogni giorno, non conoscendo noi quale sarà l’ultimo della nostra vita, per meglio assicurarci il passo decisivo: “Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (cf. Gv 6, 51). Non solo ci dice che avrà la vita eterna chi ne mangerà, ma minaccia di privarci della gloria se non gli ubbidiremo. E’ così grande l’amore che racchiude questo precetto!

E non ci deve stupire: “Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita” (cf. Gv 6, 53). Con paterna sollecitudine ci ha assicurato il mezzo per raggiungerla: mangiare la sua carne e bere il suo sangue.

Precetto e minaccia del mio Dio, quanto amore racchiudete! La minaccia serve per equilibrare la forza del precetto!… Quanto è duro il nostro cuore che ha bisogno di tali ordini e di tali minacce! Se almeno le due cose facessero tanta violenza al nostro cuore da farlo struggere di amore e di dolore, come diceva l’innamorato di questo divin Sacramento, S. Paolo della Croce : “Se, qualche giorno, Gesù mi rivelasse tutto il suo amore per noi nel restare così chiuso nel Tabernacolo, mi troverei morto ai piedi dell’altare”.

In ogni Comunione viene a noi con tutti i suoi doni, affinché possiamo proseguire il nostro cammino, e non solo allora ci viene incontro, ma si costituisce nostro compagno di viaggio. Se sono debole, povero, se manco di virtù, Gesù è la fonte mediante la quale mi comunica la forza soprannaturale, che non è altro che Lui stesso a sostegno della nostra debolezza. Quando “il dolce ospite dell’anima” entra spesso nell’anima, a poco a poco cambia in essa i desideri, gli affetti, le aspirazioni. Le lascia un conforto nuovo, così delicato, così puro che, quasi senza notarlo, essa va intiepidendo, calmando, altri amori che prima la suggestionavano e la tormentavano; perché solo Gesù dà consolazioni perfette, proprie alle necessità di ciascuna anima: Ottimo Consolatore… Essa stessa quasi non si rende conto del cambiamento che si va operando in sé, perché non ha dovuto fare sforzi né lotte nel comunicarsi. E’ l’Ospite divino che opera… Egli la piega, la distacca, la guida dolcemente. Acquista come un tatto spirituale che l’avverte del pericolo da cui l’allontana senza sforzo, perché quell’anima in cui Egli ha riposato la mattina con la S. Comunione, è suo possesso, ed Egli la governa e la guida per il sentiero della purezza e dell’amore.

Quanti fiori di verginità sbocciano da questo contatto frequente con il Pane che genera Vergini! I fiori che adornano il giardino della Chiesa, sia sacerdotali che religiosi, sbocciano al calore di Gesù Ostia. Ce ne sono anche in altri stati e si distinguono per un non so che di dignità e di semplicità, cha dà grazia a tutta la loro persona. Negli occhi che fissano le sacre Specie, c’è qualcosa della purezza di Gesù… Come bene espresse questi effetti chi disse: “Le anime di Comunione quotidiana sono come ostensori che portano Gesù per le strade, affinché altri lo vedano, lo imitino e lo adorino”. Gli Angeli accompagnano questi ostensori ambulanti, per proteggerli e attirare, per mezzo di loro, altri cuori all’amore di Gesù Sacramentato, vedendo in esse quel qualcosa che non è di questa terra. Apostolato nascosto, fecondo e grande, quello di queste anime che sembrano dire a tutti: “Gustate e vedete quanto è buono il Signore” (cf. Sal 33, 9).

Quando lo adoriamo esposto in brillanti Ostensori, quante cose deve dire ai nostri cuori!

Dio mio! Che ci resta, se fai tutto Tu? Oh! sì, ci resta il sentire la dolcezza della tua mano divina e il tuo contatto divino, fonte di grazie e di purezza; ci resta l’assaporare, fin da questa terra, le delizie del tuo amore, di quell’amore che anche in mezzo al dolore è penetrante come una spada che trafigge l’anima e la trasforma.

E’ per poterci plasmare in questo modo che ci ordina di riceverlo sacramentato, al fine di farci vivere della sua vita. “Colui che mangia di me vivrà per me” (cf. Gv 6, 57).

Che io non lasci mai di mangiare il mio pane, l’Eucaristia, né di compiere la volontà di Dio, che è anche questo cibo dell’anima. “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera” (cf. Gv 4, 34), diceva Gesù, assicurandoci con questo che le due cose: il cibo eucaristico e la volontà di Dio, sono alimento e comunione per l’anima nostra. In quanti modi procura Dio di arricchirla e santificarla! Noi non lo consideriamo abbastanza; non riusciamo a capirlo.

Dolce è, Dio mio, sondare la profondità del vostro amore senza poterla raggiungere! Felice impotenza, capace di costituire una parte del nostro cielo quaggiù.

quante grazie trascurate. Fin dalla nostra prima Comunione, quante grazie, tante volte non comprese e non utilizzate! La prima cosa che dovremmo dire a Gesù, ricevendolo sacramentato, è la preghiera del cieco: “Signore, che io veda” (cf. Lc 18, 41). Che io ti conosca: che veda le tue mani piene di grazie per lasciarle in me, e Tu non debba mai dire quel Misereor: “Ho compassione della tua anima, perché la vedo venir meno”. Queste parole non le rivolse solo a quelli che mancavano di pane (cf. Mc 8, 2), e per la loro debolezza non lo potevano seguire. Le rivolse anche a me, e me le ripete molte volte, quando mi allontano da Lui per il peccato, quando sono infedele, quando dubito del suo perdono e del suo amore. Dammi la fame di Te, Pane celeste! Tu dicesti: “Nessuno può venire a me, se il Padre mio non lo attira” (cf. Gv 6, 44). Attira la mia povera anima, stanca e affamata di Te, vita unica, piena, immutabile. Quanti cuori devono la vocazione al Sacerdozio o alla vita religiosa a Gesù Ostia, ricevuto nella santa Comunione o adorato sui nostri altari! Egli non sta qui invano: il suo scopo principale è quello di conquistare cuori, di attirare le anime che, fissando le bianche Specie, sentono infondersi amore alla purezza verginale e forza per emulare gli Angeli

Gesù ha fretta di comunicarci i suoi favori: teniamo il cuore sempre aperto per riceverli con fiducia, purezza e amore. Non oso comunicarmi – diceva una persona -, se prima non ricevo la santa assoluzione, e poiché posso riceverla tutti i giorni, non la lascio mai. L’assoluzione a cui alludeva era quella che tutti dobbiamo ricevere con somma devozione prima di comunicarci, ed è quella che il sacerdote dà quando dice: Indulgentiam, absolutionem, et remissionem peccatorum… Quanto conforto deve causare alla nostra povera anima macchiata questa bontà di Gesù, immediatamente prima di riceverlo sacramentato! E poi le altre parole così consolanti e di speranza immortale: “Il Corpo di Nostro Signor Gesù Cristo custodisca l’anima tua per la vita eterna”. Rispondiamo di tutto cuore, almeno con la mente: Amen, così sia.

Gesù! Il tuo amore, il tuo grande amore per gli uomini, ti indusse a restartene prigioniero nel Sacramento dell’amore per essere nostro cibo, pegno della vita eterna, vittima di espiazione per i nostri peccati, nostro medico per curare le piaghe dell’anima nostra ogni volta che ci fai visita, sole della Chiesa che tutto vivifica, rallegra e feconda. Intorno a te, Sacramento di amore, convergono e girano tutte le feste, tutte le grandezze, tutta la gloria della Chiesa. Da te e per te le grandi Basiliche, le migliaia di Santuari, i vasi sacri, gli artistici tabernacoli ed ostensori, dove ti elevano come in trono di gloria. Per te le luci, i fiori, la natura intera: “Tutta la terra ti adora” (cf. Te Deum). Gesù, amore degli amori, ricchezza nostra, che la fame di riceverti aumenti sempre più, che non possiamo vivere senza Te, e che nell’ora estrema, l’ultimo movimento delle nostre labbra sia per introdurti nel nostro cuore, e uniti a Te, passare alla vita eterna di cui Tu sei il pegno sicuro. Fa’ che la nostra esistenza terrena termini in un atto di amore perfetto a Te che consumasti la tua vita per amore, per venire nei nostri cuori, e che ripetiamo eternamente con gli Angeli: Lauda Sion, Salvatorem Lauda Deum et Pastorem In hymnis et canticis.[1]


[1] Cf. Inno del Corpus Domini: Loda, Sion, il tuo salvatore, loda la guida e il pastore con inni e canti.


 
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