Libro Sesto – La Carità

LA CARITÀ[1]*

Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (cf. Gv 13, 34)

Amatevi come io vi ho amato” (cf. Gv 13, 34). “Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io facciate anche voi” (cf. Gv 13, 15). Dio mio! Quanto siamo ancora lontani dall’imitarlo! Voi, Signore, avete lasciato tutto, per abbracciare il sacrificio – tutti i sacrifici della vita mortale – per dare la vita, e in che modo!, per amore degli uomini. Questa è la misura del divino amore, il modello che viene offerto a tutti noi, per imitarlo, ripetendoci: “Vi ho dato l’esempio” (cf. Gv 13, 15). E ci comanda perentoriamente di amarci, minacciandoci di non aver parte nel suo regno se non adempiamo questo precetto dell’amore e della carità, anche con i nemici. E ci proibisce di avvicinarci al suo altare a chiedergli grazie senza amare tutti e perdonare i nemici, per amore di Lui.

Perché insiste tanto su questo, fino a porlo al livello del suo stesso amore, tanto nel premiarlo quanto nel castigarlo? Perché ci ama. Perché non basta alla sua paterna bontà che sentiamo il suo amore; vuole che sentiamo anche quello del nostro prossimo. Vuole che siamo tutti fratelli, con il medesimo amore con cui Egli ci ama.

Amore di Dio, delicatezza del divino amore per noi è quello del prossimo, che ci favorisce, ci protegge e ci aiuta. Amore di Dio in noi quando trasmettiamo al prossimo questo amore, quando cerchiamo il modo di fargli sentire che lo amiamo e vogliamo farlo felice. E’ Dio che ci muove, perché il suo Vangelo è Lui.

Chi accoglie voi accoglie me” (cf. Mt 10, 40; Gv 13, 20). “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (cf. Mt 25, 40). Queste parole, quanti cuori hanno mosso, e muovono, ad affrontare ogni sacrificio, ogni rinuncia per darsi a quei poveri, a quei piccoli e abbandonati in cui vedevano Gesù, e sapevano che a Lui prestavano il loro servizio! Egli non ha escluso nessuno da questa sua rappresentanza; ad ogni uomo, di qualunque condizione, di qualunque paese e colore, giunge questo documento di raccomandazione firmato dal Sangue di Gesù: riterrò come fatto a me ciò che farete per lui. Se fa qualche distinzione è per i suoi Apostoli, suoi servi, quelli che, non contentandosi di praticare la carità quando se ne presenta l’occasione, hanno consacrato tutta la loro vita ad essa. Quelli che si sono obbligati con voto a compiere questo insegnamento evangelico per consolidare la loro volontà ponendosi in condizione di non poter fare altra cosa. Per questi, da Lui amati come le pupille dei suoi occhi, c’è un’eccezione nella ricompensa. Quale sarà? Lo vedremo in cielo. Gesù, nel ricompensare, va sempre oltre ciò che possiamo immaginare. Ci basti sapere che ha impegnato la sua parola: “Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto” (cf. Mt 10, 41). Ci conviene tenerne conto, perché, mossi da quel premio, ci animiamo di più a prestar servizio di carità ai consacrati a Dio.

Rallegriamoci, noi tutti che abbiamo avuto questa sorte di appartenere al numero privilegiato di quelli che servono Dio, procurando così una ricompensa maggiore a chi ci fa del bene. Quale sarà quella che Egli darà a noi stessi, che siamo suoi, se solamente per riguardo a noi la dà maggiore a quelli che compiono qualche atto di carità per noi?

La ricompensa di Gesù ci deve attirare; deve essere sempre nella nostra mente e nel nostro cuore, perché sappiamo qual è: Lui stesso, posseduto e goduto. Lui è la ricompensa del giusto. “La tua ricompensa sarà molto grande” (cf. Gen 15, 1). Ma quali saranno le opere, gli atti di carità che meritano una ricompensa così immensa? Se non l’avesse detto l’Eterna Verità, non lo avremmo potuto credere. “Chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa” (cf. Mt 10, 42). Si compromette, e con quanta solennità, a non lasciare senza ricompensa un bicchiere di acqua dato a un assetato, e un fuscello di paglia raccolto da terra per amor suo.

Se per queste piccolezze Egli impegna la sua parola nel dare un aumento di grazia e di gloria in cielo, che preparerà a quelli che dalla mattina alla sera sono occupati in opere di carità? San Paolo ci descrive meravigliosamente come è la vera carità: La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (cf. 1 Cor 13, 4-7).

E’ carità molto grata a Dio, perché molto elevata, insegnare agli ignoranti a compiere opere soprannaturali, a santificare tutti i loro atti, dato che molti ne perdono il merito per ignoranza.

amatevi gli uni gli altri. Pio XII, di immortale memoria, diceva, a questo proposito, ad un gruppo di ferrovieri: “Non dimenticate di offrire, ogni mattina, tutto al divin Cuore, unendovi alle intenzioni con cui Egli s’immola sull’Altare”. Che aumento di grazia santificante procurerebbe questa offerta alle anime in questa vita, e di gloria nell’eternità! “Così, il macchinista, il Capostazione, il bigliettaio, il controllore, il frenatore, il telegrafista, tutti gli impiegati, con la loro giornata di lavoro, dovunque il dovere li chiama, senza ulteriore fatica, possono cooperare con Gesù alla salvezza delle anime, e aiutare il mondo a divenire migliore. Allora non assisteremmo più allo spettacolo di una terra quasi convertita in un inferno dove gli uomini sono stanchi di abitare”.

Quanta carità, quanto amore paterno, riflettono queste parole uscite da un cuore che palpita al ritmo di quello di Gesù! Quanto si può imparare da esse per esercitare la carità spirituale! “Tutti, dovunque ci chiama il dovere”. “Ognuno al suo compito, senza ulteriore fatica”, accettare ciò che la Provvidenza ci manda. Con tanto poco si potrebbero rendere felici gli uomini, fino a cambiare la faccia della terra. Come sarebbe più tranquilla la vita, e vi regnerebbe la pace, preludio di quella del cielo, dove regna la carità perfetta!

La carità spirituale, essendo più elevata, ha anche il vantaggio di essere alla portata di ogni anima di buona volontà; di chiunque ha nel cuore l’amore di Dio, unico centro di ogni bene e di vero amore. E’ così facile, quando dentro esiste la carità, produrre i suoi frutti! Esce spontanea, come l’acqua dalla sorgente.

San Paolo scriveva ai Romani che “da anni aveva un vivo desiderio di vederli e godere un poco della loro presenza, consapevole di portare loro la pienezza della benedizione di Cristo e di potersi riposare in mezzo a loro (cf. Rm 15, 23.29.32).

San Giovanni, il discepolo dell’amore, che gustò la dolcezza della carità sul petto stesso di Gesù nell’ultima cena, non finiva di raccomandare di amarci: “Noi dobbiamo amarci gli uni gli altri” (cf. 1 Gv 11).

La carità è una virtù molto delicata, come la virtù angelica. Si può ferire con una parola o anche solo con uno sguardo o un gesto, secondo ciò che c’è nel cuore. Per essere vera, la carità deve sentire compassione, deve partecipare alla pena di chi soffre. Non basta l’aiuto esterno; bisogna sentire col cuore, e condividere le pene. Come disse Nostro Signore: “Sento compassione di questa folla” (cf. Mt 15, 32). Questa commozione di carità è la maggior gloria e lode della Chiesa Cattolica.

Le parole di Gesù: “Sento compassione” non furono dette solo per quelli ai quali erano rivolte allora. Le disse e le ripete anche a tutte le anime che soffrono, che si scoraggiano nel cammino della vita spirituale. Non devo dimenticare che Egli sentì per me stanchezza e debolezza per darmi forza e animarmi. Prevenne le nostre sofferenze e le nostre difficoltà, e ci preparò il rimedio e la forza con tenerezza materna. Diceva ai suoi discepoli: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima” (cf. Mt 10, 28).

Pensando alle persecuzioni e all’odio che li attendeva, e che sarebbero stati trascinati davanti ai governatori e ai Re, diceva loro: “Non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (cf. Mt 10, 20). La vita di Gesù fu tutta un passare facendo del bene.

Quando Giovanni Battista mandò i suoi discepoli a chiedergli se era Lui il Messia, Gesù rispose loro: “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano” (cf. Mt 11, 4-5). Dalla sua stessa bocca abbiamo sentito ciò che faceva; tutte le sue opere erano amore, bontà e carità. Accoglieva tutti, e a tutti offriva il perdono, l’amore. “Non spezzerà la canna infranta, non spegnerà il lucignolo fumigante” (cf. Mt 12, 20). Questi insegnamenti li dava in modo particolare ai suoi discepoli, a quelli che lavoravano per le anime.

Quando, ascoltandoli, sentiamo questo spirito di compassione, di perdono, di bontà, ricordiamoci della bontà di Dio ed eleviamoci a Lui, ripetendo: Quanto ci ama Dio!


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, luglio-agosto 1961, pp. 261-268.

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