Libro Sesto – La Creazione

LA CREAZIONE[1]*

Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona (cf. Gen 1, 31)

Dopo aver creato tutte le cose, Dio le contemplò compiacendosi di esse. Tutte erano buone. Servivano perché l’uomo conoscesse e amasse Dio. Come non doveva rallegrarsi il suo cuore di Padre, vedendo che metteva a disposizione dei suoi figli tutto quanto era necessario per conseguire il loro ultimo fine?

Quanto dobbiamo amare in Dio e per Dio! Tutti gli esseri hanno ricevuto dal Creatore la bontà che posseggono. Per Lui esistono tutte le cose. La bontà e la Sapienza di Dio sono scritte in tutte le creature. Degli aiuti e dei benefici che riceviamo da ciascuna di esse dobbiamo ringraziare Dio.

Molti passano la vita come addormentati, incoscienti dei loro interessi eterni, dei tesori immensi che possono acquistare vivendo nel mondo soprannaturale della grazia; tesori che possono aumentare costantemente solo con un po’ d’impegno nel vivere la vita cristiana, sviluppando il germe che il santo battesimo depose nell’anima nostra. “Vivere il nostro Battesimo”, diceva Pio XII. Essere svegli a questa vita soprannaturale, che è infinitamente più grande, più preziosa della vita naturale, che è invece “come il giorno di ieri che è passato” (cf. Sal 89, 4).

Tutta la natura è una perenne armonia che canta al suo Creatore. “Dio, – dice magnificamente Dante -, è l’amore che muove il sole e le altre stelle”. “I cieli narrano la gloria di Dio, e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento” (cf. Sal 18, 2). Dio è dappertutto, perché tutto colma col suo potere e la sua gloria. “Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti” (cf. Sal 138, 8), non si stancava di ripetere l’anima innamorata del Profeta, che vedeva Dio dappertutto e si serviva di tutte le cose per andare a Lui ed amarlo.

Fin da quando Dio pronunciò i suoi “fiat” che crearono l’universo e quanto in esso esiste, quante generazioni sono passate sullo scenario del mondo! Tutte hanno ammirato lo spettacolo meraviglioso che ci offre, ma non tutti hanno udito la sua voce, la voce del divino amore che spinge tutti ad amare il Creatore. Tanti, invece, ammirando le meraviglie del creato, ne trassero profitto, e, crescendo in virtù e in grazia, ora posseggono la gloria.

I miei occhi si posano su queste anime fortunate; ma io, che ho gli stessi obblighi di loro, come ne approfitto? Vado a Dio e lo ringrazio? Mi servo di tante cose per fare il bene, insegnando a leggere quel meraviglioso libro della natura a tanti poveri ciechi che mi vivono accanto? Se mi contento di goderne e di passare come ammiratore muto, egoista, indifferente, servendomi delle cose e abusandone, che cosa risponderò a Dio quando me ne chiederà conto?

deplorevole perdita. Deplorevole e irrimediabile perdita! Tristezza per il Cuore di Dio, che vede frustrati i suoi disegni! Questi ammiratori egoisti e indifferenti hanno goduto di meno nei brevi giorni della loro vita, perché nessuno gode tanto come l’anima pura che ama e vive di fede e di amore, vedendo dappertutto la mano benedetta di Dio. Essi sono rimasti nel vuoto, nel nulla, per sempre, senza quella vita interminabile, dove si dà amore in compenso di quell’amore con cui abbiamo amato quaggiù… Quanta gente è passata per le stesse vie per le quali siamo passati noi, hanno abitato le stesse case, mangiato alle stesse mense, usando infine le stesse cose che usiamo noi! Ebbene, se si servirono di tutto come Dio voleva, come mezzo per salire a Lui, lodando la sua bontà e provvidenza, per tutto questo ora godono in cielo! I nostri posteri, potranno dire altrettanto di noi? Se vogliamo, sì.

Abbiamo per le mani gli stessi mezzi. Incontrandoci, nell’ultimo giorno, con l’Eterno Amore, al vederci poveri, con un basso livello di grazia, potrà dirci come al servo pigro: Che ne hai fatto dei talenti che ti diedi e che altri hanno fatto fruttare al massimo?

Questi servi diligenti hanno visto la mano di Dio, hanno ascoltato la sua voce che chiedeva loro amore. La primavera con i suoi incanti, il firmamento, le stelle, la splendida luce che tutto abbellisce e sfuma con colori inimitabili. La terra che si rinnova con vita rigogliosa ed esuberante. Il calar della sera ci dice: il giorno è passato; ricordati che passi anche tu. Serviti del tempo come un pellegrino che passa, continuando il tuo cammino…

L’autunno, con i suoi mesti tramonti invita al raccoglimento, alla riflessione. E’ l’ora delle grandi e serie risoluzioni, quando le foglie cadenti e la natura che si spoglia dei suoi ornamenti, sembrano dirci: Dove sono i frutti della giovinezza? La vita passa, corre. Te lo dicono le foglie ingiallite al suolo; ciò che vedevi pochi mesi fa, è passato… Beato colui al quale tutto dice qualcosa…

E l’inverno, come anch’esso ci parla! C’è un inverno per ogni anima. Ogni anima deve essere purificata: deve subire il freddo e il gelo, nella privazione della grazia sensibile; deve patire le lotte e i timori. La lontananza dal sole le dirà quanto triste è l’anima che si allontana dal sole Divino. Le dirà che senza di Lui è notte perpetua, è disperazione e si avvicinerà al Tabernacolo, dove sentirà dire: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà” (cf. Gv 11, 25). E si sentirà incoraggiata, perché si ravviva la fede nella speranza di quella vita promessa da Gesù.

In ogni tempo Dio parla alle anime e le chiama per offrire loro la sua grazia, facendo vedere loro il suo amore, la sua provvidenza, la sua giustizia. Quanto più pura è l’anima, tanto più risuonano in essa le armonie della natura, come cetra suonata dalla mano di Dio.

Mano benedetta che tanto dolcemente ferisci i cuori che attiri a Te e li rendi capaci di eroismi per seguirti! Tocca sempre l’anima mia, perché corra sempre più generosamente dietro a Te, fino alla visione eterna del tuo volto.

l’orma del creatore. L’uomo si sforza di conoscere la natura. Ma che sono tutte le verità che possiamo scoprire quaggiù? Orme del Creatore, dice S. Tommaso. Dio mio: che dobbiamo pensare della vostra ineffabile bellezza e bontà, quando tanti si affaticano tanto, solo per le orme dei vostri piedi?

Quanto è bella una vita tutta impregnata di fede e di amore! Può darsi, e lo è spesso, che una tale vita virtuosa sia provata dal dolore, dalla infermità, dalle pene del cuore; ma non è lasciata sola. Dio non aspetta che quelli che soffrono aprano gli occhi per offrire loro il suo amore. Egli stava con te, ti teneva fra le braccia, santificando il tuo dolore; ti stava accanto.

Pensa che sei sotto lo sguardo del Padre celeste, di quel Padre tanto amante che con tanta abbondanza retribuisce l’azione più semplice che fai per Lui, la più piccola sofferenza accettata come venuta da Lui. Fare così è amarlo, perché questi sono atti di amore.

La sua paterna provvidenza veglia su di me, e pensa a me anche se io lo dimentico. Egli fa splendere il sole sui buoni e sui cattivi: sugli uni perché ricevano il suo amore, e sugli altri per conquistarli e indurli ad amarlo…

Tutto è di Dio. Tutto ci dà il suo amore. Ce lo dà come a figli suoi, perché ne godiamo e per provocarci a dire con le nostre labbra la parola che tanto gradisce e aspetta con ansia: – Quanto è buono Dio! Quanto sapiente, quanto grande! Che cosa ci tiene preparato nella felicità eterna?

La provvidenza di Dio tutto regola con peso e misura per il nostro bene. Questa non è una cosa immaginaria; è una verità palpabile. “Non cadrà un capello dal vostro capo, senza la volontà del Padre mio che sta nei cieli”, diceva Gesù. Se Dio pensa e applica la sua volontà ad una cosa tanto insignificante quale è quella di avere un capello più o meno sul nostro capo, come non guarderà e non si preoccuperà delle altre cose che sono a vista di tutti, che parlano a tutti in tutte le lingue, del potere, della grandezza, della bontà del nostro Dio? “Il firmamento annuncia l’opera delle sue mani” (cf. Sal 18, 2). Lo Spirito Santo stesso pone sulle labbra di chi è penetrato di questa verità il canto dell’amore riconoscente. Questo sembra un’estasi, un rapimento che lo spinge a rendere grazie. Egli invita tutte le creature a riconoscere la loro impotenza, con quel magnifico canto che la Chiesa pone ogni giorno sulle labbra dei suoi Ministri: “Benedite il Signore, opere tutte del Signore” (cf. Dan 3, 57), e invita il cielo e la terra, gli Angeli e gli uomini, il sole, la luna, tutti gli elementi, finanche le bestie, i pesci, gli uccelli, tutte creature di Dio. E termina confessando che tutto ciò che ha detto è poco; che su tutte le dette cose c’è Dio.

L’anima che vive di fede e di amore è come un’eco del cielo. Canta senza posa l’inno della vittoria sull’empietà e sull’inferno. E’ un pellegrino, cantore che fa sentire i cantici della felicità.


[1]* Cf. La Vida Sobrenatural, marzo-aprile 1960, pp. 81-95.

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