Libro Sesto – La Piccolezza

LA PICCOLEZZA

Da ricco che era, si è fatto povero” (cf. 2 Cor 8, 9)

Creandoci, Dio mise in noi, col soffio divino con cui ci infuse l’anima, l’istinto del grande, del bello, del buono, della gloria… Tutte queste cose ci appartenevano. Dio le aveva create per noi, e ad esse tendiamo. Il peccato sconvolse questo ordine. Ci privò della grandezza, della gloria e di tutti i beni, lasciandoci poveri, derelitti, senza alcun diritto.

Ma, malgrado questa povertà e spogliamento in cui restammo, il primitivo istinto di grandezza restò impresso in noi. Avendola però perduta, non la meritiamo. Ci appartiene solo, per giustizia, l’umiliazione, la vergogna, la penitenza, il dolore e la morte, giusto stipendio del peccato. Dio, vedendo che non potevamo rassegnarci a questa infelicità, si mosse a compassione del nostro stato, e, spinto dall’amore, venne ad addossarsi il peso della nostra umiliazione, e di tutte le penose conseguenze del peccato, subendo l’abiezione che meritavamo, per insegnarci e animarci a portare noi tale peso. Dietro il suo esempio, tante anime cambiarono sentimenti e aspirazioni e, malgrado la lotta cruenta del cuore, cominciarono ad amare il piccolo, l’umile, il disprezzato dal mondo, da quel mondo che, traviato, persiste nel suo orgoglio.

Come cambiò Gesù le mire del cuore degli uomini, la loro stima del valore delle cose!

Da quando lo vedemmo piccolo, povero e umiliato, quanta grandezza e ricchezza c’è nel farsi per amor suo umili, poveri e disprezzati! Tutta la grandezza umana davanti a Dio sorge dall’umiltà, dalla bassezza, dalla povertà. Solo con queste virtù c’è la pace serena di cui ha bisogno chi lavora per la gloria di Dio. Lui stesso, Dio, veglia sui suoi e li protegge.

Si dice dei primi cristiani che non c’era fra di loro nessun povero, pur non possedendo ricchezze. Essi non avevano che una fortuna, che consisteva nell’essere uniti: erano un cuor solo e un’anima sola. “La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune” (cf. At 4, 32). Sublime grandezza, nata dal basso! E’ questo il “sentire con la Chiesa”, la Chiesa che si china con tenerezza materna sui suoi figli deboli e diseredati.

Per i posti alti della società, bisogna scegliere ed eleggere persone di maggiore dignità, i più dotti. Ma si impone ai grandi di farsi piccoli.

Vedere quel Dio Bambino in una stalla, tremante di freddo, come stimola a quell’azione vivificatrice che, senza badare a sacrifici, porta la vita dello spirito dove regna la morte, oppure, cerca di sanare quella stessa vita dove è inferma e la fortifica dove è debole, fino a conseguire che brilli nei deboli e miserabili la grazia che li rende figli di Dio e fratelli di Gesù!

Dopo aver visto un Dio che si dà senza riserva, l’anima, imitandolo, si dà senza timore a far del bene al prossimo. “L’abnegazione – dice bene il P. Lacordaire – è l’immolazione di se stesso: chi non arriva fin qui, non ama. Colui che ama, è abnegato”. Chi prende a modello Gesù nella sua abnegazione, chi per amore vuole assomigliarsi a Lui e glorificare Dio portando molto frutto, agisce, tace e si nasconde. La gloria, la soddisfazione, l’esito, tutto per Dio. Dio vede tutto; guarda i cuori e li ricompensa già fin d’ora, tanto più quanto più occulti e segreti siano quegli atti veramente eroici.

I meriti che accumula una di queste anime che così si spende giorno dopo giorno, per mesi ed anni, sempre contenta del solo sguardo di Colui che scruta i cuori, soltanto nell’eternità li comprenderemo. Soltanto là comprenderemo anche perfettamente che la forza per mantenerci in quel cammino basso e umile la dobbiamo alle abnegazioni e umiliazioni del Figlio di Dio.

Piace tanto a Dio ricompensare e glorificare i piccoli! In S. Giovanna d’Arco, Dio ha mostrato un modello di valore e di amor patrio. Senza cultura e senza aiuti, si presenta al Delfino e gli dichiara che essa viene da parte di Dio a soccorrerlo e salvare la patria. Gli chiede soldati e marcia a rompere l’assedio di Orleans. Vince e incorona il suo Re. Cade prigioniera e muore arsa viva, ostia accetta a Dio, per salvare così gloriosamente la sua patria.

S. Gabriele dell’Addolorata lascia il mondo all’età di diciotto anni per entrare nel Noviziato dei Passionisti, e in sei anni di vita nascosta, occupata nelle umili faccende del convento, amando con filiale tenerezza la Madre sua Maria, fra le sue braccia materne salì alla gloria, con un conseguente apostolato mondiale e tanto fecondo che non lo si può paragonare a quello di nessun missionario conosciuto. S. Bernardetta, la pastorella di Massabielle, la portavoce del più grande privilegio di Maria, perché a lei fu concesso di udire direttamente dalle labbra purissime della grande Signora: “Io sono l’Immacolata Concezione”. E S. Teresa di Gesù Bambino, che alza lo stendardo del cammino dei piccoli, in pochi anni di vita claustrale meritò di essere proclamata dalla S. Chiesa Patrona delle Missioni. A questi possiamo aggiungere la piccola Maria Goretti, adolescente di appena dodici anni, modello eroico per la gioventù moderna. Quanto sono attraenti tutti questi santi per la loro vita semplice come quella dei bambini! Per questo Dio li ha elevati, perché ci servissero da modello, dimostrandoci quanto gli è gradito il cammino dei piccoli, e come, con una vita semplice e in apparenza ordinaria, possiamo elevarci a grande santità. Interessava tanto al Divino Maestro che noi apprendessimo a questa scuola, che fu la prima lezione che ci diede entrando nel mondo: l’Onnipotente nasce bambino impotente come tutti i figli di Adamo. Ma questo non gli basta. Scelse come ora la mezzanotte, quando la natura dormiva e il freddo irrigidiva le sue membra in una gelida grotta, stalla di animali che gli offrivano il calore del loro fiato.

Questo grande mistero di carità divina, che ha avuto risonanza nei cuori di tante generazioni, si compì mentre gli Imperatori e i Grandi della terra dormivano i loro pacifici sonni. Il Re del cielo non ha bisogno dei Grandi. Si è fatto piccolo per insegnarci a cercare i poveri, gli umili. Alcuni poveri pastori meritarono di udire dagli Angeli la buona notizia attesa da secoli, che doveva rinnovare il mondo. Gesù, fatto bambino in una stalla, viene a farci vedere quanto ci ama e come si ama, per guadagnarsi il nostro amore. E Maria Santissima, nel momento in cui le si offre la più alta dignità che la fa Madre di Dio, Regina del cielo e della terra, risponde con il suo “Eccomi, sono la serva del Signore” (cf. Lc 1, 38). Grandezza incomparabile è quella che ci fa piccoli per amore di Dio, fino a regnare Lui in noi, avendo così compimento nell’anima nostra le parole del Padre Nostro: “Venga il tuo regno” (cf. Mt 6, 10).

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