Libro Sesto – L’Amico

L’ AMICO

Il Sacerdote, un altro Cristo

Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io” (Cf. Gv 17, 24).

Rimanete in me e io in voi” (cf. Gv 15, 4). “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato
(cf. Gv 15, 7).

Il Sacerdote è detto servo di Dio, uomo di Dio. Ma in realtà non è solo di Dio, è anche nostro. Ognuno può dire del Ministro di Dio: è mio, mi serve, ho bisogno di lui, non posso prescindere da lui. E’ l’uomo sopra tutti gli uomini. Non c’è titolo né grandezza pari a lui.

“Non c’è niente di più grande sulla terra di un santo Sacerdote”, diceva Pio XII. Lui solo è necessario. Si può vivere senza titoli, senza ricchezze, senza poteri; senza il Sacerdote, no. Abbiamo bisogno di lui al primo nostro ingresso nel mondo per ottenere la vita della grazia. Lui ha il potere di aprire la fonte della grazia per farla scorrere su di noi, per rigenerarci e unirci alla Vita divina.

Giunto il tempo di nutrirci del pane dei forti, è lui che ci prepara a sederci alla mensa dei figli di Dio. E’ il servo di Colui che fa risuonare vive le sue parole: “Lasciate che i bambini vengano a me” (cf. Mc 10, 14).

Aprendoci noi alla vita nella pericolosa epoca della giovinezza, lui raddoppia le sue cure, veglia a che non cadiamo, e se cadiamo, col cuore oppresso dal dolore come il buon Pastore, egli va in cerca di noi pecorelle smarrite; e quanti mezzi, diretti e indiretti, mette in atto per ricondurci all’ovile! Lui – solo lui – può levare la mano per perdonarci i peccati, riabilitarci con somma delicatezza, per non ferirci e umiliarci. Con quanto affanno egli corre dietro le povere anime traviate fino a raggiungerle!

Questi sono i veri amici che non possono tradirci, perché, come dice S. Pietro, sono eletti. “Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa” (cf. 1 Pt 2, 9). Domanda il Profeta: “Signore, chi abiterà nella tua tenda?”. E risponde: “Colui che cammina senza colpa, agisce con giustizia e parla lealmente” (cf. Sal 14, 1-2).

Questo è il Sacerdote, che vive all’ombra del tabernacolo e fa opere di giustizia nel dare a Dio ciò che gli è dovuto – le anime – e liberandole dal peccato, la maggiore delle ingiustizie.

La sincerità è virtù eminentemente sacerdotale. Il sacerdote deve dire sempre la verità, anche se si rende odioso. Nessun fine umano può indurlo a tradire la verità… E’ irremovibile, come la roccia su cui poggia Gesù, verità eterna. Quanto belle, quanto grandi, quanto soprannaturali sono le mire, le aspirazioni di un Sacerdote che, appena consacrato, possiede in tutta la sua purezza la pienezza della grazia sacerdotale per esercitare il suo sublime ministero!

Che cosa è il Sacerdote lo esprimono anche le parole che il Vescovo rivolge agli ordinandi: “Rendetevi conto di quello che fate; guardate ciò che avete fra le mani; celebrate il mistero della morte del Signore; fate morire in voi tutti i vizi e le concupiscenze. Il vostro insegnamento sia medicina per il popolo di Dio; il profumo della vostra vita sia il gaudio della Chiesa di Cristo, affinché, con la predicazione e con l’esempio, edifichiate la casa, cioè la famiglia di Dio”. Gesù ottenne loro, con la sua preghiera, questa grazia: “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato… Consacrali nella verità” (cf. Gv 17, 11.17).

Davanti a lui si inchinano il cielo e la terra. Nessun Angelo né Santo chiama Gesù, e questo gli ubbidisce, come al sacerdote nella S. Messa. Per questo, solo lui è l’unico uomo necessario e superiore a tutti.

E’ lui che benedice l’amore degli sposi perché sia santo e formi le famiglie. E’ lui che nell’ora suprema prepara l’anima all’ultimo combattimento dandole, come viatico, il Corpo del Signore e purifica i suoi sensi con la santa unzione, per la visione eterna del sommo Bene.

Dobbiamo venerarlo e amarlo come rappresentante di Dio, con i suoi poteri di perdonare i peccati, illuminare nei dubbi, dare e aumentare la grazia all’anima nostra e salvarla. Si tratta di anime immortali. Per questo, il Ministro di Dio non riposa, né di giorno né di notte; lavora, studia i mezzi, si sacrifica. Vedendo un Sacerdote, si può ripetere ciò che disse S. Giovanni Battista vedendo Gesù: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!” (cf. Gv 1, 29).

Per l’operaio della vigna del Signore non c’è riposo in questo lavoro di un giorno dopo l’altro, fin quando risuonerà la chiamata del Divino vignaiuolo che gli dirà: “Servo buono e fedele… prendi parte alla gioia del tuo padrone” (cf. Mt 25, 21).

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